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Full text of "Istoria dell'antichissima città di Suessola, e del vecchio e nuovo castello d'Arienzo .."

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945.72 

L56t. 
1776 



ISTORIA 

DELL'ANTICHISSIMA CITTA» 

DI SUESSOLA 

E DEL VECCHIO , E NUOVO CASTELLO 

D ARIENZO. 

D I 

NICOLO* LETTIERA 

DIVISA IN DUEPARTI. 

PARTE PRIMA. 
SECONDA EDIZIONE* 




* ÌN NAPOLI MDCCLXXVIIi 






: 



345, ria 




L' AUTORE 

A CHI VORRÀ* LEGGERE. 

SI fuol dire , che V uom onejìo non tanto dee 
render conto dell' Ozio , che del Negozio . 
Ogri uomo , che fi reputì non effer nato in 
vano in queflo mondo ^ per quanto egli può, 
debbe Jìimarji nato per utifc della civile jocieta, 
e dee parimente render conto non meno del fuo 
operare , che del terftpo Jpejo né fuo t divertimenti. 
Effendo io fato talvolta riprcfo da taluni de r 
miei amici d' avere fpefo tutta la mia vita in 
alcuni miei fottili lavorietti contenendo fatti dell % 
Jforia Sacra per ornamento della mia rifretta 
abitazione in quefla Città , // quali per altro 
agV intendenti non fon fembrati affatto difprezze- 
uoli; da altri mi fento dire , che io ho confuma- 
ta tutta la mia vita intorno a Sue/fola , materia 
fecca , ed inutile; ed ecco , che così mi fami uomo 
di due vite . E fé io lor diceffi , che ho per le 
mani due altre mie faticate Operette , o beato me y 

a 2 fa- 

546283 



IV 

farei allora uomo di quattro vite . Perciò vengo ora 
a render conto di non aver confumato tutta lamia 
vita folamente in co/e alV intutto così frivole . 

Sin dai primi anni della mia giovinezza mi fu 
ordinato da ragguardevole perfonaggio di quefla 
Città y in difiretto del cui territorio fi ritrovano 
le ruine di SueJJòla , di ricercar di queir antica 
Città alcuna notizia . lo per incontrare il com- 
piacimento del fopra divi fato perfonaggio , a cui 
molto dovea, cominciai , per quanto allora potè 
la debolezza del mio ingegno , a volger libri d y lfi t o- 
rie y e di Geografia , ed a r accorre ciò , che me- 
glio potei ; e formatone un informe abbozzo , ne 
feci un prefente a chi me V avea comandato , pro- 
mettendo col tempo di dame più copiofe notizie. 
Ma V accaduta poi perpetua lontananza da quefìi 
paefi di colui , che me ne avea data la prima 
fpinta , fé non ifpenfe in me V impegno delV in- 
irapendimento , me ne ritardò tuttavia V efficacia. 
Onde fenza perder di mira il mio primiero af- 
funto , fé cejfai allora di fcriv ere , non ceffài però 
di leggere per vita naturai inclinazione V Ifìorie, 
impiegandovi quel tempo , che mi fopr avanzava 
da proprj affari, o dagli onefìi miei divertimen- 
ti \ e voltando libri, e manofcritti antichi , e ri- 
cercando notizie di antichi Marmi, ricavandone 
quel poco , che mi cadea in acconcio per V idea 
da me formata di una Città da tanti fecoli di- 
Jlrutta , e di cui rade memorie negli Scrittóri 
s incontrano , ne andava formando un Repertorio; 
e dal raccolto appoco appoco conobbi , che trat- 
tar mi conveniva non folamente di quello , che al 

Jolo 



fiolo recìnto della Città di Sue/fola , ma eziandìo, 
di ciò che al dìfiretto di e flit Città fi apparte- 
nga ; cioè dove accadde il celebratijjìmo fatto delle 
Forche Caudine ; dove furon piantati gli Allog- 
gi amenti fornii Claudi ani , da Claudio .Marcella 
così nominati ; e la occulta Strada , che cofiui^ 
tenne per entrar in Nola in favor di quel Sena- 
to fenza farne avvedere Annibale ivi prejjo ac- 
campato ; nello fiejfo difiretto s incontra, porzior 
ne della Via Appi a r delV allungamento della quale 
da Capua fino a Benevento chine f offe fiato V Au- 
tore y eh' è punto fin ora indecìfo ; e mi lujìngo 
coir autorità de' Marmi , che fi addurranno , ejfierfi 
accertato : ivi la Villa dì Coccejo cotanto lodata 
dal Poeta Orazio : d' indi V origine del 'Fiume 
Clanio y benché* picciolo , ma fpcjfio mentovato da- 
gV ljìorici , e da Poeti antichi ; e la difiruzipne 
finalmente di efifa Città colla venuta de Sarace- 
ni y e non pochi altri fatti colà accaduti . E 
quefio prejjo a poco è quel tanto , che forma la 
prima Parte di quefi? Opera . 

Dall' ammajfate notizie mi accorfi ancora non 
fembrare fuori di propofito d' andar rivangando , 
dove il mifero avanzo della gente di quella ro- 
vinata Città rifuggito fi fofife . E qui mi venne 
nel penfiere di dover eziandio parlare del Vec- 
chio r e Nuovo Caflello d J Arienzo, col rapporto 
di non poche azioni militari , e di varie mutar 
zioni in ejjì Cafielli accadute,. Delle quali cofe 
o niente da Cittadini ftejfi fapeafi r o recavanfi 
falfe tradizioni della loro origine . E ,que(ìa farà 
la materia della feconda Parte; fli.$!iefi y Opera.. 

Ma 



Vr 

Ma perchè io conofcea mancarirì i mezzi per 
comporre di tutto quefto materiale ammalato una 
continuata Iftorìa , lo avea divi/o in alcune par- 
ticolari D ìffert azioni , le quali cos y informi , co- 
Tri erano , io dava a leggere agli amici , che me 
ne richiedeano . 

In tanto perduta quella mia quiete , cK è ne- 
cejfaria per gli ffudj , perchè ne fui per molti anni 
divertito da difpettofi , ed impertinenti piatii e 
dovei cambiare la dilettevole lettura delY Ifìorie 
nello ffudìo nojofo de' Proceffì, e così in tutto ri- 
mafero in obblio Seffola , e le B iffert azioni . 

-Ricuperata poi la mia quiete , mi portai in 
Roma per ammirar quelle antiche , e moderne ma- 
gnificenze , e per divertir il penfiere degli affanni 
de p affati litigj ; dove mi ritornò in mente Suef- 
Jola , fulla fperanza di poter quivi rinvenire quei 
mezzi fìcuri , che per la tejjìtura della di lei Ifto- 
rìa mi mancavano . Come in fatti non reftò de- 
lufa la mia fperanza, per avergli rinvenuti nel- 
la Biblioteca Vaticana , come nel proceffo dell 1 
Opera ne darò contezza. 

Ritornato in Napoli colle notizie di Roma , e 
colla fcoverta tf altri manofcrìtti , e d* altri mar- 
mi, donde il più raro di queff 7 Opera ho ricava- 
to , tutto che con quefìo ajuto aveffi potuto fup- 
plire al bifogno d' una continuata antica , e mo- 
derna Iftoria , pure fvogliato me ne rimanea , non 
riputando degne le mie fatiche di comparire al 
pubblico. Ma nella Villegiatura , che nelpaffato 
Autunno andai a far in Aricnzo , forzato da auto- 
revoli comandi , ed affretto da continue richiede 

à' Ami- 



/a/ ^« di dover far conofcere , che non Ma- 
mente nel travaglio de' /opra mentovati lavori*. 

JZ ea <?°tT U U mia viU > »« ""ora in. 
t J [fr Ut /<™'> «* «» W> a/a™,. 

condì/cefo finalmente ad ubbùir i primi ,f c {Z 
piacer i fecondi , ed a dar conto del mo Ozio 
e del mio Negozio. ' 

Ito perciò ridotte, per quanto ho potuto, in. 
una continuata antica , e moderna Ifloria le Z 

concerna t"' C& ' c °™,f°P™ ^ detto , prima 
ZI?, r aVe ". ; e ^dunque elle fieno ,e ce 
munque faranno ricevute , priego d'un benino 

% m iT mto il legsitore > * nm «• j^ss 

Dopo Jlampata quefi' Operetta di Sue/Tuia ne 
free dono agli Amici , ai Cittadini di {uè? lui 

Àironn 'u***** T "■' ricmav " > finalmente 
finirono le copie , che io fatte ne uvea , dopo 

ve rìchTeTe """" ' f t*"* 8 * *««&*£ 

ro quei , a quali per neceffità debbo negarle 
che gli altri, li quali ho prima compiaciti 

IcoveTT r / dÌ2Ì ° nC > ^ndofi fatte alane 
lo che 'J,ÌT f< "" > m fSP<>mente illuflrare quel- 
re 'at in *L &»* **W ri f"ito , Jliiaiftampa. 

IN- 



VÌI* 



IN DICE 

DECAPI. 



PARTE L 

C A P. I. 



D 



GAP, IL 



l SueJJa P.omezia . Pag. i 



Di SueJTa Aurunca. 

C A P, IIL 
De Suejìtani . 

GAP. IV. 

Di Sinuejfa .' 

§. i 

Concilio SinueJJ ano . 13 

S- - IL . rr 

Etimologia del Nome di Sinuejja. 16 

C A P. V. 

Errori degli Scrittori , che an confufa Suejfa 

con Sinuejfa . 26 

C A P. VI. 

Ove fu il Sito della Città di Sue fola . 30 

C A P. VII. 
Errori degli Scrittori , che an confufe Suejfa , 

e Sinuejfa con SueJJbla . 33 



Indice de' Capii fj' 
§. I. 

Del Nome di Sue/fola . Pag. 43 
C A P. Vili. 

DelV antico confine Occidentale del Territorio di 

SueJJola . 46 
C A P. IX. 

Del Meridional confine del Territorio di Suef- 

Jola . 5 1 

Dell'i Monti Sueffolani , e prima del Monte detto 
■Cancelli. 53 

§. IL 
Del Fiume Clamo . 60 

§. ni. 

Del nome del Clamo. 65 

§. IV. 

Be' Colli detti Selva della Valle , e JPalomèara 
S. Angelo , e Capello , e Vorrano. 69 

Strada r che fé Claudio Marcello per andar a 
Nola da Livio deferiti a. 72 

i vi. 

Di Vorrano . 80 

Fatto delle Forche Caudine. 8i 

C A P. X. 
Dell' Orientai confine del Territorio di SueJJola, 
e del luogo del fatto delle Forche Caudine. 87 

M 

Si rifuta V opinione di Cluveno e di altri Auto- 
ri intorno alle Fórche Caudine, ed alla Via 

Appia. ' pi 

b CA- 



mtL Indice de' Capr. 

c l A P. XI. 

Del Settentrional confine di SueJJola , e del Mon- 
te Tifata. Pag. 135 

Del Vico Novanefe . 141 

«D^/Az 2?<f<z Diana, e de fuoi Tempj nel Vico 
Novanefe. 145 

*• in. 

D<?g/z Or?/ nelle Fauci Caudine nominati da Co- 
lumella . 154 

§. IV. 
Della Villa di Cocceio. 159 

C A P. XII. 
DelV Origine dell 9 antkhijjima Città di SueJJola 
fino a tempi della Romana Revubblica . 16? 

. . , . $• L 

Dell' Antichità di Suejfola. 174 

. , É. IL 

Linguaggio de Suejjolara . 179 

& 1IL .. 

Zteg// O/ci nominati da Virgilio. 182 

$• I*. 

D<fg// O/ci da S trabone nominati. 188 

C A P. XIII. 

Dello fiato di Sue fola ne tempi della Romana 
Repubblica fino a' tempi de' Longobardi . 190 
§. I. 
Della Via Suejfolana . 19 5 

Fu Sue [[ola. Municipio , e pei Prefettura de Ro- 
. mani. 197 



Indice de' Capi. 7 ftr 

f IH. 

Sue/fola fu Colonia de' Romani nella Campagna 
Felice. Ifag. 200 

C A P. XIV. 

Dc/Az Religione de' SueJ/blani , 209 

$. 1. 

. De 1 Ve/covi di . Sue '//bla . 211 

G A P. . XV. 
Vello fiato di Suejfola ne' tempi de' Longobardi t 
e dell' ultima J uà mina. 219 

il 

De Principi di SueJJola . 221 

* IL 

Della venuta de' Saraceni , e dell' Imperador Lu- 
dovico in Italia. 224 

i III 

Bel Principe Landulfo SueJJblano, 2 2p 

§. IV. 
Dello Jì aio di Suejfola dopo il fuo incendio . 231 

C A P. XVI. 
Dello Jìato prefente della Città di Suejbla . 237 



b 2 PAR- 



Xii Indice de 1 . Capi , 



PARTE II. 

C A PO I. 

D'Elio flato delle Reliquie degli Ahi tanti dì 
Sue/Jota , e dell' Origine del Vecchio Ca- 
Jlello di Arienzo . Pag. 24 3 

. . J; ?• . . . 

Si rifiutano V opinioni di alcuni Scrittori delle 

Reliquie de SueJJblani , e dell' origine di A- 

rienzo . 258 

GAP. IL 

Del Rafamento del Cafiello del Vecchio Arien- 

. zo . 266 

GAP. III. 

Bel tempo delF Edificazione del nuovo Cajìello 

di Arienzo , fia Terra Murata. 270 

C A P. IV. 

De particolari fatti accaduti nel nuovo Caftello 

di ArienzO) e de Baroni , che V an pojfiduto. 277 

RISTRET T O 

Di quanto finora di Suejfola , e de* Caftelli d*A- 

rienzo fi è fieri ito . 319 

C A P. V. 

Del prefente Arienzo. 320 



Indice de* Capi# xrif 

Del Convento de 1 PP. Agofhniani , e della Statua, 
della Vergine del Soccorfo. Pag. 324 

$ . ll 

Delle preferiti Famiglie della Terra Murata , 
e di alcune antiche e afe , che furono della 
medejìma . 332 

C A J?j YL 

Dei Cafali della Terra a Arienzo * 353 

Del Convento de* PP. Domenicani , e della Statua 
di S. Maria a Vico. 361 
C A P. VII. 
De 1 Fuochi , e dello Stato dell' Anime cT Arien- 
zo . - 369 
C A P. Vili. 
Territorio- <f Arienzo : 371 



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xiv 



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INTRO DUZ IO NE. 

JJantunque le Città per propria natura im- 
motili fìan di fìto, né una medefima in 
più y che in un folo luogo effer poffa , e 
con -un fola nome chiamarli , pur tuttavia di 
lor taluna variamente di fito deferitta , e fi- 
tuata dagli Scrittori nelle lor opere veggiamo , 
.e ad altre il luogo , e * nome altrui attribui- 
to , e fcambievolmente contraccambiato . Tra 
molte altre V antica Città di SueiTola effer ne 
può a noi di efempio, alla quale non una voi- 
ta fola j né appreffo un folo fcrittore è addi- 
venuto , che con altre Città fiali fcambiata . 
La qual cofa confiderando noi , che per varie 
cagioni intervenir fia potuto, e polla; pur fra 
molte quella fi ci para d' avanti a dover qui 
per noftro uopo confiderare , che per cagione 
della fimiglianza col nome di *altre Città può , 
e fuol accadere ; imperciocché dovendo qui trat- 
tar di Sueffola , potrebbero quefte fcambievo- 
lezze effer ancor a noi , ficcome foventi volte 
fono fiate altrui di occafione , che quel , che 

ap- 



XV 

appartieni! ad una Città , ad altra fiali attri- 
buito . Non fie dunque del tutto dal noftro 
principal fine alieno , pria che di lei facciam 
parola , efporre quanto più brevemente poffibil 
ria , la differenza di quelle Città , colie quali 
più di leggieri col confonderle con Sueffola fi è 
preio , o prender vi fi poteffe abbaglio . Non 
tralafce'remo , ciò fatto , di annotare , ove que* 
Iti cambiamenti delle Città , e de* Popoli negli 
fcrittori offervanfi . E perchè l'annoverargli tut- 
ti non folo difficile , ma quali imponibile ci fi 
renderebbe per lo numero grandiffimo , che di 
elfi tuttavia fi ofTerva , procureremo riferirne 
alquanti , che in leggendo ci fon venuti fotto 
gli occhi ; e nello fteffo tempo render ragione , 
perchè gli itimiamo fcorretti ; e quelli folamen- 
te riferiremo , che alla noftra Iltoria converran- 
no, affinchè , cadendoci poi in acconcio di rife- 
rirgli , fenza ftar ivi tratto tratto ad interrom- 
pere il filo deli' Iltoria per confiderargli fallì , 
e rifiutargli , polliamo così rapportargli , come 
in quello luogo proveremo , che debbanfi cor- 
reggere : ed in quelto modo avverrà , che in 
leggendo gli Scrittori , ì' ambiguità , eh' è tra 
ciafeuna di effe Città faprem conofeere, e pa- 
rimente ben vedere, quando de'noitri Sueffola- 
ni , e quando degli altri Popoli fi ragiona ; co- 
me pure affinchè la noitra Sueffola non refti 
defraudata di quel poco , che gli Scrittori di 
fua antichiifima Iltoria in piccioliilimi monu- 
menti ne an lafciata memoria. 

Le 



XVI 

Le Città adunque, che qualche fomiglianza col 
nome diSueffola dimoftrano , e perciò tra di lor 
fono ftate confufe , fono Sueffa , e Sinueffa , dalle 
quali i Popoli Sueffolani, Sueffani ,- Suellitani, e 
Sinueffani vengon derivati. E tuttoché quelle 
Città, e quefti Popoli niente abbiano avuto tra di 
lor comune di fìto; pure perchè fono fiate più Cit- 
tà col nome di Sueffa ; e perchè Sueffola par 
diminutivo di Sueffa ; e perchè Sinueffa par , 
che dimoftri col fuo nome di e Aere ftata nel 
fieno di Sueffa ; e perchè tutte e tre fono ftate 
antiche Città della Campania Felice ; quindi 
fono nati tanti sbagli tra di loro , ed i can- 
giamenti così di nomi, come di iìti ; vedendo- 
li , che da moltiilimi Scrittori o le ne fono 
ignorati i veri liti , o fé ne fono ignorati i ve- 
ri nomi; o fé ne fon confufi i veri liti , o fé 
ne fon confufi i veri nomi; o fé ne fono igno- 
rati , e confufi i veri liti , ed i veri nomi . 
Perciò qui convienci , per conofcerne diftinta- 
mente la differenza , che di ciafcheduna delle 
fuddette Città, e de' Popoli particolarmente ve- 
gli ia mo a j ragionare . 



PAR- 



*********************** 

Z & m ® ti& $a a& © a& m % 



PARTE L 



A 



O I 




Di Suejfa Pomczia • 

Uronvi più città , eh' ebbero il nome di 
SuefTa , e fuvvi per primo SuefTa co- 
gnominata Pomezia \ la quale più an- 
ticamente Pomptia , ePontia fu nomi- 
nata , e Dionigi Alicarnaileo nel lib. 6. 
chiamolla 2sWcr<% lio^vrio^yi 9 SuelTa Pomentiana, 
Quindi al parer di Filippo Cluverio derivaron 
i Popolicene in alcuni tempi furon detti Pom- 
ptini, e Pontini , ed appretto Pomentini,e Po- 
merini , ed ultimamente Pometiì % come ancor- 
chiamolli Virgilio nel fefto dell'Eneide: 
Hi Collatinis imponent montibus qrces , 
Fometìos, C 'aftrumquelnui \ Bolamque, Coramque. 
Quelli Pomentini , o altrimenti detti , la città 
di Sueffa abitavano, per quanto Y AlicarnalTeo 
fìello nel citato libro 6. ne fa teftimonianza : 
At Tarquinius cantra Pomentinos duxit exerci- 

A tum 9 



I ISTORIA DI SUESSOLA 

tum , qui SutJJam incokbant , omnium finitimo- 
rum Populorum florcntijjimi , coque mole/i ì , at- 
que graves eliferis omnibus. 

Fu quefta città neir Italia, e città Capitale 
de' Popoli chiamati Volici , liccome Strabone : 
Filius Tarquinii Fri/ci SueJJam cepìt Volfco- 
rum caput: e Livio nel lib. i.cap. 20. Is ( Tar- 
quinius Super bus ) pHmtis Voljcis bellum in du- 
centos amplius pojì Juam cetatem annos movit ± 
Suefjamque Pometiam ex bis vi cepit . 

11 fito di quella città fu da' contini del La* 
zio poco difcolìo , viciniflimo alle città , che or 
chiamanfi Sermoneta , Velletri , Sezza , Piperno, 
ed altre : anzi quefte città iìeffe ftanno nel 
Campo", che chiamavafì Pomptino , ed ora fono 
una parte della Campagna di Roma : ecco co- 
me lafciollo ferino Filippo Cluverio nel Cap. 
8. del Ili. Libro della tua Italia antica : Patei 
igiiur ex his ipfam Pometiam haud procul La- 
tti Jinihus fitam , fcilicet prope Coram , atque 
Velitras. E pochi verlì dopo: Tota ifta plani- 
ties , quee Velitris , Co rie , Norbcs , Sulmoni , Se* 
tic? atque Priverno Jubjaoet , ad Terracinam 
ufque , qua Pomptina erat palus , Campus , five 
Ager Pomptinus adpellatus fuit . 

Furon celebri le paludi , che da Suefla Po- 
rrne zia prefero il cognome di Pomptine , come 
appunto chiamolle Lucano nel lib. 1. 

Pomptinas via divi di t unde Paludes : 
'delle quali paludi parla appieno Attanagio Kir- 
acl .tuo Lazio •. 

L' & 



PARTE I. CAPO IL 3 

L'ultima mina di Sueffa Pomezia accagionali 
alle paludi Pompane , dalle quali fu quella cit- 
tà aiìorbifa ; ecco come 1' afferma Antonio Saiv 
felice nell' origine , e rito della Campagna : Fuit 
altera Sue (fa Pometia Volfcorum , ouam Pompt ';# 
ma palude ferunt hauftam . 

Alcuni anno creduto , che SuefTa foiTe ftata 
una città diverfa da Pomezia , in tal guifa , 
che imeffa , e Pomezia {tate foriero due città : 
ma per non dilungarci molto in quello , baffi 
loltanto ofieivar quel, che ne fcrifie Federico 
Silbuigio fopra il 1. libro di Eutropio dell'Irto- 
ria Romana: Pometiam, & SueJJam ( dice il 
Silburgio ) diverfas urbeg facit etiam MeJJalla, 
Corvinus , /ed perperam : unum enim , idemous 
oppidum fuijje tejìatur Vionyfus , Livius , Pli- 
nius , Florus , alii , & hoc ipjo in loco etiam 
Fuldenfis Codex . fìcee autem SueJJa , Volfcorum 
urbs , SueJJa Pometia di da fuit , quod in Po*. 
metinis campis Jita ejjet , ad differenti am SueJJs 
Auruncas . 

CAPO lì, 

Di SueJJa Aurunca. 

FU altresì nelP Italia , ed evvi pur ora un* 
altra città chiamata Sueila,ed ebbe il co- 
gnome di Aurunca , la quale ritiene il fuo an- 
tko fito nella Campagna felice, or detta Terra 
di Lavoro, ove dicelì Sella. 

A a La 



4 ISTORIA DI SUESSOLA 

La cagione del cognome di quei/la città (pie- 
gacela- Livio nel Lib. Vili. Cap. 13., ove di- 
ce, che fu così detta dagli antichi popoli chia- 
mati Àurunci , che abitaron tutto quel tratto , 
eh* era tra' Volfci , ed i Campani , ove fu eziandio 
la lor città chiamata Aurunca , viciniffima all$ 
città di Selfa , come parimente fpiegollo Tor- 
quato Taflb nel modo, che legge Camillo Pel- 
legrino , il zio : 

E V antiche città Calvi , e Teano , 

£ Se [fa ^ a cui forge a vicina Aurunca . 

Dice dunque Livio , che correndo gli anni 
di Roma 418. , nel Confolato di C. Sulpizio 
Longo , e P. Elio Peto, effendo nata fiera guer- 
ra tra 7 Sidicini ( furon quefti alcuni popoli , 
che abitaron , ove ora è Teano , e fuo contor- 
no ) e gli Aurunci ; perchè quefti eranfi dati 
antecedentemente a' Romani , perciò in tal guer- 
ra chiefero a' medefimi ajuto : e mentre i Con- 
foli per ordine del Senato preparavanfi in foc- 
corfo degli Aurunci , quelli per timor de' Sidi- 
cini , abbandonando la propria città , fuggirono 
colle mogli , e coi figli nella vicina Sueiia , I 
vittoriofi Sidicini e le antiche mura , e la cit- 
tà tutta di Aurunca fin da' fondamenti fpiana- 
rono : d' allora in poi la Città di SuelTa dagli 
Aurunci , che pallaronvi ad abitare , prefe il 
cognome di Aurunca. La Città di Arunca fu 
la patria dell'antico Latin Poeta Luci-Ilo, e di 
quella città, e di quello Poeta intele Petrarca 
nel fonetto ; 

S* io 



PARTE I. CAPO IL $ 

S' io foffi flato fermo alla fpelunca 
La dove apollo diventò Profeta 
Fiorenza avria forfè oggi il fuo Poeta 
Non pur Verona , Manilla, e Arunca 9 
Intendendo di Catullo per Verona , di Virgilio per 
Mantua , e di Lucilio per Arunca . 

Della fondazione di SuelTa vi è ofcurezza 
grandiflìma tra gli Scrittori : e comechè alcuni 
T attribuivano a Gomer , figliuol di Jafet , ni- 
pote di Noè , il quale dal nome di Sem , fuo 
2io avefie dato alla Città il nome 217P. anni 
prima di Criflo , è tuttavolta quefta una pura 
favoJetta > 

E' ora Sefìa città Vefcovile : e quantunque 
<la molto tempo goda quefta dignità , ritrovan- 
dosi! Vefcovo Fortunato fottofcritto ne' Conci- 
Ij celebrati in Roma da Papa Simmaco negli 
anni 499. , e 501., nulla però di manco non è 
così antica, quanto ailerifce Lucio Sacco , che 
fcriffe le antiche cofe di SuefTa , fua Patria ; 
volendo egli , che il primo Sueffano Vefcovo 
folle flato Simizio , difcepolo di S. Pietro. Ma 
non feppe il Sacco diftinguere li Sueffani fuoi 
concittadini dai Sueffioni , che furon popoli , e 
fono tra la Picardia, e la Campagna nella Gal- 
lia Belgica y la cui città vien detta da' Latini, 
come vuole il Baudrant , Augufla Sue//ionum r 
ed or chiamali Soiiions; della qual città y e non 
di Suefia fu Vefcovo Simizio, Romano di pa- 
tria , e dilcepolo di S. Pktro , che pafsò poi al 
.."Veicovado di Rems, come chiaramente dinx>- 

iìrk 



.€ ISTORIA DT STJESSOLA 

lira Ferdinando Ughelli nella Colonna 671- del 

6. tomo de U' iulia Saar , 

La à.v "zintx cuvlle due riferite città , eh' eb- 
bero nou^ di Sueiìa , cioè della Pooiezia , e dell' 
Àurunca è itata da non pochi , e non difprege- 
voli Scrittori ignorata ; perciocché ritrovali da 
effi or preia Y una per Y altra , quando V altra 
per r una , e uivolta di ambedue averne fatta 
lana fola; pur creduto, che fiate fofler di ver- 
fé fclamente di tempo, ma non di luogo/ cioè 
che caduta Snella fomezia , forta ne folle T Àu- 
runca . Ed avvegnaché preiTo gli eruditi la di- 
vertita ben manifeiia fia , pure con tutto ciò la 
moltitudine ben grande di coloip confederando, 
da' quali vengon confufe, dubito, che faccia pa- 
rer a molti ioverchio ftrana la differenza, che 
noi ne abbiam recata. Ma egli però è ben cer- 
to, che fé grand' è il numero di coloro , che per 
ignoranza le an confufe , egli è ancor gran'dif- 
lìmo quello degli altri , da 1 quali con ragione ', 
ed avvedutezza vengon dilHnte. E per non ta- 
cer di tutti , oilerviiì il Mercurio Italico di 
Gio: Errico di Pflaumern , il quale così avver» 
ti : Ego id tantum monco , SueJJam illam Pome* 
tiam , cujus Dionyfius , Livius , aliique Ronfani 
Scriptores memineriint , non Jane hanc Aurunco* 
rum, fed Voljcorum Metropohm fuiffe in Pome* 
tiisijiye Pomptinis campis , ac paludibus fitam 
Vditras inter , & Coram 9 a Tarquinio Superbo 
captam atque excifam : Sueffa altera , quam de~ 
Jcribimus y ab Auruncis multospojl annos occupata , 

E eoa 



PARTE T. C A P O IL f 

E con maggior ditìinzione ancora Gio: Du- 
jazio nelle note ibpra Livio ne fcrille : Duce jue- 
re hoc terramm traéìu oppida , SueJJee nomine , 
Vometia Volfcorum , & Aurunca . Tralafcio qui 
e ciocché Carlo Sigonio fcriilene, e'1 Sanfelice, 
e '1 Pellegrino , ed altri Scrittori . 

Stimerei però non doverli paffar fotto fìlen- 
zio due grotìì abbagli del qui citato Pfllaumern; 
l'uno, dove dice Pomezia eiìere fiata diftrutta 
da Tarquinio Superbo ; quando che fi legge pref- 
fo Livio nel lib. 2. cap. io. neli' anno 251. di 
Roma , fette anni dopo l' efpulfìone del Re Su- 
perbo , efTere fiata quella città Colonia Latina, 
e 1' anno appreflb efTere fiata fpianata dai Con- 
foli colla ftrage de' principali , e vendita all' in- 
canto dell' altra gente , e del territorio Pontino; 
Caterum nihilominus fcede dedita ùrèe , quam Jz 
capta foret , Aurunci pajìm principes fecuri per- 
cùji ; Jub corona venierunt coloni ahi : oppidum 
dirutum ., ager veniit . Nei qual luogo di Livio 
fi nominano gli Aurunci, ch'erano frati i prin- 
cipali autori della guerra , collegati coi Pometini. 

L'altro abbaglio fi è più inefcufabile , dove 
dice SuefTa efTere ftata occupata dagli Aurunci, 
che vuoT -dire prefa a forza ; quando che gli 
Aurunci raminghi furono per un atto di carità 
accolti da'Suefìani. 



CA- 



g ISTORIA fct SUESS0LA3 

CAPO III, 
Ve' Suejfitanì . 

OLtre della Suefla Pomezia , e dell' A unnica, 
li nota eilervi fiata un' altra Suefla nella 
Spagna , la quale de' popoli Sueìììtani , e, come 
altri ferirono, Sueffetani, folte fiata Capitale y 
ed ora Sanguefa , e Sangueza chiamarfi . Altri 
afferifeono , che la Capitale de* Sueflltani fia fiata 
quella iìeffa, che Tolomeo nella Geografia chia- 
mò Sueftafion ; e fia propriamente ne' confini dell* 
Aragona e Navarra . Così appunto ne feri ve Abra- 
mo Ortelio : Suejfitani funi Hifpanice citerioris 
l'optili Livio . Florianus del Campo putat San- 
guefa hodic nominar i ; ex archiviis enim fé in- 
tellexijfe fcribit , hanc prifeis temporibus Suef- 
Jam nuncupatam . In Ara^onum , €* Navarrien- 
Jium confini bus fita e fi : hoc traàu Ptolomceus ha- 
bet . E Niccolò LLoydio nel Dizionario pur cosi 
feri ve : Sueffìtani Populi Hi/pani od Tarrae. in 
Valfconibus , quorum oppidum Suefìajìum , legitur 
& Sueffetani . Vogliono altri , che la città Ca- 
pitale de' Suèflìtani fia fiata ancor Ituriffa chia- 
mata f fra quali Gip: Battifta Nicololi nel tuo 
Hercole così fcrive : Merindada Sue [fan a : Me- 
rindad de Sanguefa : Sue [fa , Jeu Ituriffa , San- 
gueza , ubi ohm Suefitani . Ne da colioro è di- 
scorde Paolo Merola nella Cofmografia. 

Ma di altro fai tire } ed a cofioro contrario è 

fìat* 



PARTE I. ■ G A P O Hi 9 

ftato Gio: Dujazio, avendo fcritto nelle fue no, 
te al lib. 1$. di Livio : EJì quidem Sucjiafium 
Carijìorum ( qui nunc Alabcnfcs ) oppi dura apud 
Ptolomoeum , quod hodie Florianus p§Lrum proba- 
bili ter SangueJJam effe exijìimat . 

Quefto è quanto diverfamente anno gli Au- 
tori intorno a' Popoli Sueffitani laf ciato fcritto: 
e perchè aliai più del noiìro dovere dilungarci 
dovremmo , fé i riferiti Scrittori tra di loro , e 
con altri ancora conciliar voleiìimo; e perchè an- 
cor ad altro, che al noftro fubietto apparterreb- 
be; lafciamo pertanto, che che di ciò ne lia , a 
cui di ciò più incumbe il ragionarne ; a noi fà- 
lamente badando il poter da quel poco , che lì è 
riferito, con evidenza conofcere , éiler i popoli 
Sueilitani da' Suefiulani divertì, e quella Sueii^ 
eifer altra dalla noftra Sueiìola • 

CAPO IV. 



Di Sinueffa . 

SInueiTa , al parer di Livio , che come ei dice, 
feguì l'opinione di più antichi Autori , fu 
prima Sinope chiamata , e fu città Greca , aven- 
do poi in appretto da' coloni Romani , che colà 
ad abitar paifaron , il nome di Sinuefià acqueta- 
to : Placuit (così fcrive Livio nel lib. io. ) ut 
duce Colonia circa Vefiinum , & Falernum agrutn 
dcduccrcntur , una ad ofìium Liris fluvii , qu$ 

B Mììv» 



J6 ISTORIA t>l SUÈSSOLA 

M intimine appellata :■; altera in Jaltu Fejìino Fa- 
lernum contingente agrum , ubi Synope dici tur 
Grceca uròs fuijje , Sinue/Ja deinde ab colonis Ro- 
mania appellata , Plinio ancor egli è uniforme 
all' opinion di Livio , dicendo nel cap. 5. del lib. 
III. Oppidam Sinueffa extremum in adjeéìo Latio, 
quatti quidam Synopen dixere vocitatam . 

Perchè folle tìata Sinope chiamata , e perchè 
fofie Hata città Greca , vienci da Antonio San- 
felice nella defcrizion della Campagna chiaramen- 
te manifeftato , dicendo , che la città di Sinope, 
che poi fu detta SinuefTa , chiamofli con quel no- 
me , perchè fu edificata da' coloni di un altra 
Sinope , di' era in Ponto , i quali venendo in que- 
lle parti, edificaronla, e dalla lor patria diede- 
ronle il nome : Synope hcec prius vocabatur ( di* 
ce il Sanfelice di SinuefTa parlando ) a Synopen- 
Jibus Ponticis cclonis , quorum opus fuit . 

E fu in vero quella Sinope in Ponto una città 
grandiflima , dalla quale furon parimente molte 
altre illuftri colonie dedotte , tra le quali quella 
di Trabifonda , Chirifonda , ed altre ; ed ebbe an- 
che i Re proprj , come appieno ne parla tra mol- 
ti altri Ludovico Nonnio nel Comento all' Ada 
di Uberto Golzio, ove néììzpag. 312. la deferi ve. 
Vantava!! pur tra gli altri fuoi pregi quella città 
di e Aere fiata patria di Diogene Cinico , celebre 
Filolòfo , di Difilo Comico , di Timoteo Patrio- 
ne , ed altri valentuomini. E Stefano Bizanti- 
no fcrive, che Maurizio Coo edificolla . 

La città di SinuejJa, del cui fito comunemen- 
te 



PARTE I. CAPO IV. ir 

te fcrivono , che irato folle , ov' ora nel Regno 
di Napoli nella Provincia di Terra di Lavoro , 
nella Uioceli di Carinola è un Borgo , che chia-» 
man" la Rocca di Mondragone , donde difcofto 
forfè due miglia , dice il Cluverio , che fi piTer- 
vano veltigj di magnifica città : ed ivi ancora 
nel lib, 5. della Geografia par che defcritta l'avelie 
Strabone : Inter Formias , atque Sinueffam funi 
Minturnx , utrinque Jiadia ci rei ter LXXX. dif- 
fitts Alle quali parole così il Cluverio nel cap. 
ult. del //À3. dell'Italia : Tot Jl adi a conjìciunt 
milliaX., Minturnarum locum ah Formi is Villi* 
miìlia abeffe Jupra indicatimi e(ì\ tantundem in- 
tervalli , fi porro in litore progrediaris , incides 
in ingentia veteris Urbis vejìigia , portufque rui- 
nas fitas Jub Cafiello , cui vulgaris adpellatio Roc- 
ca di Monte Dragone , a monte , quo fita , in cujus 
extremo ad duo millia paffuum a diéìis ruinis id 
conditura. P'ormia fu città, ov'è oggi Mola; e 
Minturno fu ancor città , ove il fiume Gariglia- 
no sbocca in mare : ficchè Sinqeiìa dovette di- 
fettarli da Minturno , fia dalla bocca di Ga- 
rigliano nove, o dieci miglia più in qua verfo 
la punta del monte Manico nella viaÀppia. E 
la IteiTa diiianza di nove miglia fra quelle due 
città fi olìerva negl' Itinerarj Gerofolimitano , e 
dell' lmperador Antonino Pio. 

Né dee al noltro dire parer contraria l'au- 
torità di Stefano di Bizanzo , allorch' ei diiTe, 
o il f'uo Epitomatore : SINQE22A rohis tiu* 
hlocs ? cioè Sinueila città della Sicilia : rendendo 

B 2 di 



il ISTORIA DI SUESSOLA 

di ciò buona ragione il celebre Luca Holftènio 
comentando quello luogo di Stefano : Immo ( die* 
egli ) urbs It alice : jed magna pars It alice Ste- 
phani cctate Sicilia appdlabatur . 

Molto celebri , e frequentati ne' tempi anti- 
chi furono nella città di Sinuefla alcuni fonti 
di acque minerali , effendo i bagni delle medesi- 
me a guarir molte infermità valevoliffimi , af- 
fermandolo Strabene nel Uh. V. ; e puoffi ciò 
confermare da Tacito, il quale nel Uh. \i. de- 
gli annali dice , effer a quelle acque andato 
T Imperador Claudio , così fcrivendo : In tanta 
mole cura rum Claudius valetudine adverfa corri- 
pitur , refovendifque viribus molliti e c&li , & 
Jalubritate aquarum , Sinueffam pergit . Scrive 
peiò Dione, che non già ì' Imperador Claudio, 
ma il Liberto Narcifo colà andato folle . Ed a 
quali malori follerò ftate quelle acque giovevoli 
poffiam ricavarlo da Plinio nel cap. 2. del Uh. 
31. dell' i fiori a naturale, ove dice , eh' eran gio- 
vevoli a far fecondar le donne, ed avean vir- 
tù ancora di guarir la pazzia : Sinue//ance aquee 
( dice Plinio ) Jieriliiatem feeminarum , & viro- 
rum injaniam abolcre produntur . Ed Agofìino 
ìsiflb, cittadin di Suefìa Aurunca , e di profef- 
dion Medico per propria fperienza così iciiile , 
parlando delle acque di Sinuefla : Sanant mclan- 
cholicos , maniacos , ut objctvationc vidimus^ Junt 
& jcccundcc , janantcs Jhrilcs ut tcjtantur cives 

ìliji ' i • 

Livio ci lafciò memoria a cilcr nati in Si- 

nuv 



PARTE I. CAPO IV. i 3 

imefTa molti moftri , ed eifervi accaduti de' 
prodigj; dice, che vi nacque un bue come ca- 
vallo, vi piove latte, vi nacque un bambino 
colla tefta di porco ; un altro colla tefta d' ele- 
fante ; un altro bambino con una fola mano ; 
un Androgino, cioè con due felli mafchio e fem- 
mina . Che in SinueiTa vi fodero flati molti 
le penti bianchi l'abbiamo da Ovidio nel lib. 
15. delle Aletamorfofi : 

Niveijque frequens Sinueffa colubris . 
Fu ancora Sinueifa città Vefcovile , come af- 
fermalo Doviat Hiftoire du Droit Canonique : 
Sinueffa anciennement ville Epif copale dans la 
Canpagne , ou Terre de Laèour , entre les em~ 
bouches du Garillan , & du Volturile , ou finii 
le Mont MaJJìcus a V endroit a peu pres ou e/i 
Rocca di Mondr agone . Buche au Keyaume de 
Naples . E Ferdinando Ughelli nel principio 
del 6. tom. dell' Italia Sagra tra i Vefcovadi 
diimeffi vi annovera quel di SinueiTa , ove dice 
ancora , che furonvi Vefcovi , e Martin Cado , 
e Secondino . 

pi 

Concilio Sinuejfano . 

R Ende più , che in ogni altra cofa rinoma- 
ta tra gli fcrittori la città di SinueiTa il 
Concilio ; che dal fuo nome vien cognominato 
Sinueiiano , i di cui atti-, che vanno attorno , 

come 



i 4 ISTORIA DI SUESSOLA 

come nel primo tomo della Collezion di Labe f 
ed altrove poffon oilervarfì , dicono ? che fu con- 
vocato , a cagionchè il Kqman Pontefice Mar- 
cellino negli anni di Crifto 303. lotto Y Impera 
di Diocleziano , e Mallimiaói) venne in diicorfo, 
e contefa intorno all' ofFeùr 1* incenfo agl'Idoli 
con Urbano Pontefice del Campidoglio , da cui 
fu perfuafo ad elegger per Giudici del di lor 
difientire gli fteiìì ìmpei adori : ed effendo anda- 
ti di comun volere avanti de* medefimi , reltq 
Marcellino vinto dagli adescamenti dell' Jmpe- 
xador Diocleziano, che induffelo ad ineeniar gL* 
Idoli nel Tempio di Velia, ed Ifide,in prefen- 
za di fettantadue tefìitnonj , de' quali negli atti 
portanfene eziandio i nomi . 

Quella caduta di Marcellino diede occafione 
a' Vefcovi Criffiani di coi>vocare un Concilio in 
Sinuefia dentro una grotta cognomina r.a Cleo- 
patrenfe, ove intervennero trecento Vefcovi, e 
trenta Preti ; e non effendo la grotta per tute* 
i convocati capace , entravano i Vefcovi a cin- 
quanta per ogni volta. Ivi trattoli! la caufa di 
Marcellino, il quale effendo prefente , in prima 
negò aver cotal idolatria cominella; ma fanne 
in fine da' tefiimonj convinto: e tra tanti Ve- 
fcovi non fuvvi alcuno , che avuto avelie ardi- 
re di condannarlo, efclamando tutti verfo lui 
concordemente : Tuo te ore , non no .'ho judicio 
judica : nam prima fedes a nemine judicatur. Per 
il che Marcellino di cilicio veftito , e di cene- 
re afperfo, cpnfeffando il fuo fallo cfclamò : 

Bear 



PARTE I. C A P O IV. i$ 

Peccavi coram vobis , & non poffìim in ordine 
ejje Sacerdotum , quoniam avarus corrupit me 
auro : e ciò accadde ritrovandoli Diocleziano 
occupato nella guerra de' Perii : così gli Atti. 

Degli Atti di quello Concilio n' è forte Di- 
fenfore il Cardinal Baronio neh" anno 303. E 
voglion lo itelìo Ludovico Bail , Severino Bi- 
nio , Luitprando ,. Platina , Alfonfo Giaconio , 
ed altri Scrittori affai , e di conto . Però da 
più moderni Scrittori , e buoni Critici è tal- 
mente creduta falfa non folo la caduta di Mar- 
cellino , ma il Concilio ancora , che Tillemont 
nelle note alla fua Iltoria Ecclefiaftica parlando 
di quello Concilio, ftima eller vergognofo il fo- 
lo trattenerli a dubitarne la fallita , credendo 
egli con tutt' i moderni , ellere itati gli Ereti- 
ci Donatifti gli autori di que' favololì Atti , e 
con più, e forti ragionine provano V impoftura. 

Primieramente , perchè F Iftoria di quefti At- 
ti non è punto appoggiata su la teftimonianza 
di alcuno Autore antico . 

Secondo , perchè S. Agoftino nel fuo libro 
contra Petiliano nel cap. 16. fin da que* tempi 
difende l'innocenza di Marcellino con quel Do- 
natifta , che 1' accufava d' aver facrifìcato agi* 
Idoli : e ciò ferve per pruova per dimoitrare , 
che quegli atti fono fiati fuppoJK da' Donatifti 
per {ottener l' accufa , eh' effi aveano propofta 
lenza piuove contra quel Pontefice. 

Terzo , perchè non è verifimile , che fi folTer 
potuti unire trecento Vefcovi ne' tempi della 

per- 



io ISTORIA DI SMESSOLA 

perfecu2Ìone la più violenta , che la Chiefa ab- 
bia giammai fofferta ; non avendone potuto 
T Imperador Cofiantìno , con tutta la fua forza, 
unire un numero maggiore ne' tempi 5 che la 
Chiefa eraii più diftefa , e ritrovava^' in tran- 
quilla pace . 

Dippiù , perchè in quegli atti vi è un grand* 
errore di data , dicendo , che il Concilio Si- 
nueffano convocoiìì ne' tempi , che Diocleziano 
flava nella guerra de' Perii , quando la guerra 
de* Perfiderà fiata già terminata prima della 
perfecuzion di Diocleziano . 

E per ultimo , perchè lo ftile di quegli atti 
è barbaro j e contengono molte cofe , che in 
niun conto fono del Secolo di Marcellino : e 
quali quelle cofe fìano , vegganfì più ditlefa- 
mente con quanto finora abbiam detto in Da 
Pin, Biblioteca anno 303, in Tillemont nelle 
note alla pag. 1. del tom. V. delle memorie : 
in Natal AlefTandro nel tom. in. dell' iftor. 
fecol. 3. dilTert. 20. nella Critica del P. Pagi , 
ed altri. Con deboli argomenti il Pratilli im- 
pugna quelle ragioni nel Corio della via Appia, 
.ove parla di Sinueffa p 



p 



$. n. 

Etimologia, del Nome di Sinueffa . 

Erchè Sinueffa fofle ftata così chiamata , 
ionp due , e fra di loro divelle le opinio- 
ni . 



PARTE I, CAPO IV, ij 

ni . Vogliono alcuni , che tratto aveffe il nome 
dalla città di Sueffa ; altri , che da un' altra 
antica città , detta Vefcia > fotte fiata così 
chiamata . 

Avea già Michel Monaco , che porta la pri- 
ma opinione nella prima parte del Santuario 
Capuano così lafciato fcritto : Profefto a propin- 
quis Calibus , Calini , feu Caletti Oppidi , & 
Callicula Montis derivatur nomen , ut Sinuejfa 
€ propinqua Sueffa . Non più diquefto i\ Monaco. 
Ma da Camillo Pellegrino , che fofìiene la fe- 
conda opinione , così ne viene fortemente il Mo- 
naco riprefo nell' Apparato , difcorfo i. n. 9. 
Non dove a Michel Monaco , attendendo la fola 
Jomiglianza de' vocaboli , né da Strabone , né da 
altro antico atte/a , creder Sinueffa denominata, 
da Sueffa , non avendo né anche avuto a far nul- 
la quejla con quella città 9 per Quanto da auto- 
revoli Scrittori raccoglier pqffiamo ; certamente 
fé oltre la vicinanza de 1 nomi , egli credette gio- 
vare al creder fuo la vicinanza de'fìti , la lon- 
tananza all' incontro di Suejfola , città Jìmilmen- 
te della Campania felice , da Sueffa , di cui par 
diminutivo , avrebbe potuto dimofirargli , nulla a 
quel fine aver avuto fra lor comune quefli nomi 
Sueffa , Sinueffa , e Suejfola . Mq. egli non cu* 
rando tante cofe , nemmen quivi recò miglior eti- 
mologia , né ifiorìa più ferma . Così il Pellegri- 
no contro al Monaco . 

Ma non ci rincrefca far l'efame di quelle due 
opinioni , perchè forfè non farà all' in tutto dal 

C iioftro 



fg ISTORIA DI SUESSOLA 

noftro principal fubietto alieno ; e ponderar que- 
lla leverà riprenfione del Pellegrino fatta al Mo- 
naco : giacché Straberne f Livio , Sigonio , Sanfeli- 
ce j Mazzella ,- Monaco ,* Pellegrino i Capua , ed 
altri fecero di quella etimologia menzione . In 
due autorità ferma il Pellegrino contro al Mo- 
naco le fu e' ragioni, còlle quali intende di folte- 
nere ,- che Sinueifa dai Seno di Vefcia , e non 
dai Seno di Suelfa abbia prefo il nome ; una è 
del lib. io. di Livio 5 di Strabene è l'altra. 

Quella 5 eh' ei nel num. 8. del difeorfo 2. ri fe- 
nice di Livio , è quella ; Placuit , ut duce Colo- 
-nix circa Vefcinum i €? F ale r num agrum deduce- 
rentur ; una ad ofiiunt Liris fluvii , quee M infur- 
ila appellata ; aiterei in /alta Vefcino Falernurri 
contingente agrum i ubi Synope dicitur Grccca 
urbs fui [fé , Sinue/fa deinde ab Colonis Romanis 
appellata. E replicollo anche nel num. 9. 

Ma quella lettura ^ che il Pellegrino dà a que- 
lla autorità di Livio , non è di Livio : perchè 
gli antichi Telli di quello fcrittore non leggo- 
no in fai tu Vefcino , ma in faltu Ve/lino ; e que- 
lla autorità , che riferifee il Pellegrino , è una 
correzione , che fa Carlo Sjgonio negli Scoi] lo- 
pra rifttìrià di Livio in quello luogo , eh' egli 
luppone feorretto , ed ecco come lo iteiTo Sigo- 
lìio il confella : Veterea libri in Campanum ,Fa- 
Icmumque agrum . Per* Vtjtinos in ( nnpanum , 
Vefcinòs Icgcndum e fi a Ve] ci a oppiéo in his lo- 
cis , ut alibi dixi : fic pauìo pofì Vcfiimim , & 
tàlérhum àgrumx Itcm infaltu Vcfiino Fulcrnuni 

con- 



PARTE L CAPO IV, r? 

contingente agrum , lege Vejcinum, f? Ve f e ino . 
Sicché autorità di Carlo Sigoniopiù propriamen- 
te li può dire , che di JLivio quello luogo cor- 
torto, e così correttore giacché lì confetta corv 
rotto , retti per ora corrotto per il Monaco , e 
per il Pellegrino , perchè appreifo coir altra auto- 
lità, ch'efamineremo di Strabone, vedremo, co- 
me è ttata approvata quefta correzion di Sigonio» 
L'altra autorità , che adduce il Pellegrino con- 
tro al Monaco, è del V. libro di Strabone; ed 
egli nel num. 9. elei 2. difeorib così la riferifee : 
Strabone la/ciò Jcritto appre/Jb il Juo Interprete 
nel lib. 3., che Sinuejfa in Jinu Vejcino fit a efi y 
& a Jinu nomai gerii . Ma quando così faille 
nel num. p. , era ufeito di mente al Pellegrino 
quel, ch'egli fi e ilo avea fcritto nel num. 8. , ove 
fchiettamente avea confettato, riferendo quello 
fletto luogo di Strabone, che Setino hanno i Te- 
jìi greci , e tutti gli altri fuoi Interpreti . 

.Non so, che direbbe il Monaco al Pellegrino 
nel vedere, che in un luogo dice: ò etino hanno 
tutti gl'Interpreti ; ed in altro luogo dice : un 
Interprete ha Vejcino . 

lo però ( buona pace del Pellegrino ) direi , che 
ne l'imo, né l'altro è veio; poiché niuno Inter- 
prete dell'intero Tetto di Str,abone ha Velcino, 
né tutti gl'Interpreti dell'intero Tetto di Stra- 
bone leggon Setino. Perchè il Jefio di Strabe- 
ne, che nell'anno 15+p. emendò, e fece dare alle 
ftampe Marco Hoppero, ha in quel luogo , .eh* 
si riferilce, S^rw, e nell'interprete tetano : 

C z e co- 



15 ISTORIA DI SUESSOLA 

e così ancora vien riferito quefto luogo da Lo- 
renzo Chifflezio nella fua edizione di Ambrogio 
Calepino . E fé con maggior diligenza fi ricerca 
nel primo Interprete di quefto Autore, e negli 
altri libri antichi eziandio diverfamente fi ritro- 
va *£irca/có : né quella lezione , che egli dice di 
tutti gl'Interpreti , V avrebbe ofTervata in altri 
Interpreti prima di Guglielmo Xillandro , s è 
ver quel, che dice Ifaac Cafaubono nel Omen- 
to alla pag. 162. del 5. lib. di Strabene , eh' è il 
luogo ftefto dal Pellegrino citato , come qui ap- 
preso rapporteremo • 

E Filippo Cluverio ancor diverfamente dice 
aver oflervato negli efemplari di S trabone quefto 
luogo 'Eyirìm koKtu) ; e nell'afferir quefto il Cluve- 
rio, non fu men ardito del Pellegrino ; perchè 
aflerì nel lib. 5. cap. io. Heic quoque in vulgatis 
hafìenus Strabonis exemplaribus corruptavox eji 
ShtjW kòXww . Ma noi già abbiamo coir autorità 
del Cafaubono dimoftrato , e qui appreflb riferi- 
rem le parole , come anche altrimenti leggefi 
negli efemplari antichi, i quali furono ftampa- 
ti molto tempo prima dell' età del Cluverio . 

Né so indovinare , con qual licenza Lionardo 
di Capua nella fua prima Lezione delle Mofete 
parlando di SinueiTa ancor egli della fua eti- 
mologia fcrifie ; E di cotal nome ne rende Stra- 
tone ragione , così dicendo : Sinuejfa è pofia in 
fui feno Veftino : ma riportando poi il greco 
Tefto di S trabone dice : \v Sir/iw xqXtw. 

Egli è ben vero , che quefto luogo di Strabo- 

ne, 



PARTE I. CAPO IV. 21 

ile, che adduce il Pellegrino , fu corretto in que- 
lla guifa al par di quello , che fopra vedemmo 
di Livio , da Carlo Sigonio , e fu anche dal Clu- 
verio feguito : ma quella correzione non vien da 
tutti approvata , e fpezialmente da Ifaac Cafau- 
bono nel Comento a quefto luogo di Srabone , 
^osì riferendola : & 2*t<W x.o\iru> ; ita comendavit 
J^illander : libri autem veteres , & prior interpres 
hàbet : *£trcaia> : Aldi codex : "Etrccvois : ubi putat 
Sigonius legendum effe 2<W . Strabonem enim 
vocem latinam ujurpaffe ; quad miài non probatur. 

Con qual buona cofeienza adunque potè afie- 
rir il Pellegrino contro il Monaco , che la da 
lui fopr'addotta autorità di Livio fìa di Livio, 
e quefta di Strabone fia di Strabone , fé né V 
una , né l'altra negli antichi tetti di quefti Scrit- 
tori ritrovanti , com'ei gli cita ? E fé fon tetti 
corrotti , refìino in favor del Monaco per tetti 
corrotti . 

Né ritrovo ragione, perchè non debba dirli, 
che Sinuetta abbia prefo il nome da Suefta , della 
qual città fé ne fa il vero , e certo fito ; e lì 
fa di certo , che quefto fito fu vicino a Sinuef- 
f a ; e fi abbia poi oftinatamente a fotte nere , che 
prefo nome da Vefcia , il fito della quale or lì 
è refo ignoto al palTeggiere , perchè gli Scrittori 
per lo più fé ne pattano in filenzio . Il Glarea- 
Iio, che illuttrò Livio, ditte, non aver altrove 
quefto nome rincontrato, e ne meritò taccia dal 
Sigonio negli Scoi] fopra il libro 8. di Livio . 
Ma egl' il Sigonio non ci riferì altro , che un 

luo- 



% z ISTORIA Dr.5UES.SOLA 

luogo di Stefano Bizantino , ove quello autore 
altro non dice , fé non che in generale, com'egli 
u-fa : Vejìla città degli Aufonj . Il €1 uvei. io in- 
collantemente la li tua or di qua , or di là del 
fiume Liri } come ne fu dal Pellegrino gì usa- 
mente riprefo. Ed il Pellegrino lteiio non ìitio- 
vando luogo né di qua , né di là del Lhi,ove 
poter fituare quefta città di Vefcia , la lìtuo li- 
lialmente nella fua carta Coiograiica fra le città 
di firo ambiguo . Sicché fi dice , che ci fìa fiata 
là città di "Vefcia , ma ove fia fiata , niun lo fa . 

E fé ben fi conliderano le parole dell'autorità 
di Strabone, che riferifee il Fellemi ino in favor 
del fuo credere , mi par che manifestamente fieno 
contrarie al creder fuo; perchè come più chia- 
ramente potea dire S trabone ? Sinucffa a fimi no* 
men gerir ; cioè SinueiTa prende il tuo nome dal 
feno \ ove ita, e chiamandoli Sinueila , quali voglia 
dire in Jinu Sucffx ; perchè fé da Vefcia avetfe 
preio i\ nome , Sinuefcia piuttolìo , che Sinueifa 
farebbe fiata chiamata. Al che niuno fcrittor ) 
ch'io fappia , fia Greco , o Latino , trovo , che 
così abbia fcritto. Sinuelfa chiamaronh Cicero- 
ne neirEpiftolc; Ovidio nelle Vletamotfolì ; Ta- 
cito negli Annali ; Orazio nell'Epiitole ; Marzia- 
le negli Epigrammi, Livio, Frontino, Plinio, 
Vetlejò , Pomponio Mela , Silio Italico , gì- Iti- 
nerari di Antonino, e Gerololimkano , e forfè 
da altri ancora, ch'io non mi ricordo. 

Né so indovinare, perchè il Pellegrino fi cruc- 
ciò tatuo contro al iolo Monaco , e non contro 

ad 



PARTE I, CAPO IV. ig 

ad Antonio Sanfelice ancora, il quale più chia- 
ramente del Monaco, defcrivendo la Campagna, 
avea detto (come li leggea in quello Autore ne' 
tempi dei Pellegrino) : Pofì Minturnas Sinue/pt 
ejt , hoc nomine dì èia f quod fit in Sue/fce oppidi 
Jìnu . E neppur contra Scipione Mazzetta , il qual 
anche chiaramente avea lafciato ferino nella de- 
fciizion di Terra di Lavoro: Fu da Coloni Ro- 
mani chiamata SinueJJa , per ejjer ella po/ìa nel 
Jcno di Se flit città. E pur quelli Autori fcrif- 
fero prima del Monaco „ 

E forle no '1 fece il Pellegrino , per non ri- 
trattarti da ciò, che prima avea detta dell'eti- 
mologia di Sinueììa contro al Monaco parlando:: 
Per quanto da autorevoli Scrittori raccoglier pof- 
Jìamo: Sapendo di quanta autorità fu , ed è il 
Sanfelice r effondo fiata anche appa di lui di 
tanto credito, e di tanta lode degno , che flirnà 
fuo dovere il Pellegrino terminar il fuo fecon- 
do difeorfo della Campagna col gloriofo nome di 
quello autorevole Scrittore, 

Ma quella venerazione f e ripugnanza f che 
farebbe il Pellegrino a queft'opera del Sanfeli- 
ce , a lui ben nota , non l'ebbe il giovane An- 
tonio Sanfelice nelle fue note al vecchio Anto- 
nio Sanfelice . mentre crucciato pur egli contro 
ni posero Monaco il fervi (benché no '1 dille } 
cielij ììeife parole del Pellegrino, da lui refe la- 
tine , quacani nìhil wiquam hahuii coruininie ; e 
fdegnatQ cernirò al Monaco, che lo - iliinó guida 
ai vecchio Sanfelice al così credere : Eum { del 

Ma- 



u ISTORIA DI SUESSOLA 

Monaco parlava il giovane Sanfelice ) hicfuìfft 
ducem dubitare non licet . Poi applicandolo in- 
giuftamente ad error degli fcribenti , volle nella 
(àia quinta^ edizione fcorreggere il proprio Àuto- 
re , e fcrivere in Jinu Ve/eia , e non Suejfa . 

Ma giacché dice il giovane Sanfelice , che il 
vecchio fu indotto dal Monaco a dire , in finn 
$.ue/fa , dunque confefTa , che in Jinu Suejftz dille 
il vecchio Sanfelice ; E fé in Jinu SueJ/ce credet- 
te T autore , qual colpa mai potè efler negli 
fcribenti? 

Belio fpirito invero ebbe il giovane Sanfelice 
a feorregger il fuo autore , ed aggiugnervi la 
nota ; autore ben degno ; anzi di più jelogj di 
quelli, ch'egli nelle lite note ne premife: auto- 
re , ch'egli fteiTo vivendo fece la prima edizio- 
ne della fua opera nell'anno 1562. , e, ne foprav- 
viffe altri otto , effendo morto quefto nobile > 
dotto, ed erudito Frate Francefcano dell' OfTer- 
vanza , fecondo Gio: Battifta Orfo , che ne fcrif. 
fé la vita , nell'anno 1570. e fempre nella fua 
opera De origine , & Jitu Campania fi leffe in 
Suejfa oppiai Jinu . Si fon fatte tre altre edizio- 
ni dopo la fua morte fino alla quarta ,e penul- 
tima fatta in Amfterdam nell'anno i656.pafsat« 
tutte per mano di valentuomini , e per lo fpa* 
zio poco men di due Secoli fempre fi è letto in 
quell'opera Suejfa , e giammai Vcjcicz . Il giova- 
ne Sanfelice poi atterritp forfè dalla riprenlione 
fatta dal Pellegrino al Monaco , nella fua quinta 
tdizione di quell'opera fatta nel 1726. fcorrefse 

V aa- 



PARTE t CAPO IV. ì$ 

T antico e vero tefto di Sueffcc in quel di Ve f e ice, 
fenza portarvi altro argomento , che la correzio- 
ne ftefta del Pellegrino, la qual fopra dimoftram- 
mo efTer di Carlo Sigonio, da effi chiamata di 
Strabone . E fi lagnò ivi il giovane Sanfelice , 
che il vecchio fi era fatto trafportare da Michel 
Monaco a dire Sueffa , e non fi accorfe , ch'egli 
fi facea ftrafeinare dal Pellegrino . Perciò ficco- 
me fopra dimoftrammo, che le autorità riferite 
dal Pellegrino di Livio , e di Strabone , furori 
due correzioni di Carlo Sigonio : così quella re- 
itera per una feorrezione fatta dal giovane San- 
felice a Sanfelice il vecchio , avendo quefto fi- 
curamente lafciato fcritto Suejfcc , non già Vefcicc^ 
e come tale refterà per autorità di quefto chia- 
riffimo Scrittore a favor del Monaco , e contra 
al Pellegrino , ed a Sanfelice il giovane . 

Non fu quefto però lo sbaglio maggiore, nei 
quale cadde il giovane Sanfelice di icrivere in 
finii Vefcicc , ma fu dippiù aliai un'ingiufta colpa 
addofiata a Michel Monaco , facendolo reo di ef- 
fere ftato guida al vecchio Sanfelice di fcrivere 
in fina Sue/fa. Eum Me Antonio fui [fé ducem du- 
bitare non licei: Così fdegnofo il giovane fcriife 
del Monaco . Ma quefta ( buona pace del giova- 
ne Sanfelice ) è un erronea e falfa fuppofizione, 
perchè il vecchio Sanfelice diede alla ftampa la 
fua opera nell'anno 1562. in Napoli prelio Mat- 
tia Cancro in tempo , che non ancor era nato 
T innocente Monaco, il quale 68, anni dopo il 
Sanfelice il vecchio diede alle ftampe il fuo San- 

D tua- 



%é ISTORIA DI SUESSOL A 

tuario Capuano nell'anno 1630. in Napoli pref- 
io Ottavio Beìtrano. Sicché i favj , giulli 5 e dot- 
ti fentimenti del vecchio Sanfelice poterono in- 
durre l'innocente Monaco a feguirlo piuttofto , che 
il Monaco àvefle potuto ai vecchio efler di guida. 
Ma Iafciamo ormai il Monaco a contendere 
col Pellegrino > e col Sanfelice ; noi intanto alla 
noftrà Suefsola , dalla quale baftantemente s ben- 
ché con qualche ragione, dilungati ci fiamo > 
facciam ritorno , 

CAPO V. 

Errori degli Scrittori , che han confa/a Sue/fa 
con Sìnueffa. 

DÀ quanto finora abbiam detto , poffiam ben 
chiaramente conofcere , quanto quelle due 
città di Suefsa > e di Sinuefsa fieno tra loro , 
così di notti e > che di fìto diverfe: veggiam ora 
qualch' efempio , come perla poca conoscenza de' 
ìor nomi , e liti fieno Hate da non pochi Scrit- 
tori tra di lor confufe ; ficcome da qui a non 
.molto anche confufe colla città di Suefsola le 
vedremo; principal ragione, per la quale defcrit- 
te le abbiamo k 

Pomponio Mela nel Uh. % al Cap. 4. dcfiìu Or- 
bis laiciò fcritto : Amccna Campania littora Si- 
nucfja^ Liris , Mintimi a &c. Ma Pier Gio:01i- 
vaiio comeiuando quello luogo difse : Sinucffa 
mine Scjffa, Ma Scfsa ila dentro Terra, vicino 

al 



PARTE L C A P O V, 27 

al inonte Maffico, come fcrifse Pomponio: e non 
fui lido, come fognò divario. 

Error niente da quello diffimile commife Fran* 
cefco Sanfovino nelle Annotazioni della fettima 
profa dell'Arcadia di Giacomo Sannazzaro, dove 
quello autore dille , che Y avolo di fuo padre 
meritò per fua virtù di pofledere Y antica Si- 
nuejfa con gran parte de* campi Falerni , ed i 
monti Maflìcj. Al qual luogo annotando il San- 
fovino fcrille : £' quefta città in Campagna fra 
terra, abbondante di vino] oggi fi chiama Sef- 
fa , ed ha titolo di Ducato , ed era del Cardi- 
nal d J Orbino. Ma quefto , che qui dice il San- 
fovino , appartiene a SefTa , e non a Sinueflà ^ 
che avea nominata il Sannazaro, e più chiara- 
mente li conferma da quel , che nella Vita di 
quello Poeta fcrille Gio: Battifta Crifpo ; 

Attanagio Kirchero , che fcriliè cosi bene del 
Lazio , errò , quando dille: Sinuejfa Auruncorum, 
quce hodie Sejfa dicitur , occurrit in monte [ita * 
Da quanto prima abbiam detto , or ben cono- 
fciamo , che Seifa fu dagli Aurunqi abitata, e 
non Sinueflà : e Sella è quella , che fta nel mon- 
te , ma Sinueflà fu nel lido. 

Così ancora errò Lorenzo Chifflezio nell' edi- 
zione , che fece , ed anche da altri rivilta , d£ 
Ambrogio Calepino ; perchè dille : Sinuejfa vuh 
go Sejfa . 

Ed Alfonfo .Giaconio nella Vita di Papa Mar- 
cellino nell'anno 303. dille : Sinuejfa Urbe Cam- 
pani(C y nunc vulgo Sejfa ditta . 

D % Mari- 



SS ISTORIA DI SUESSOLA 

Marino Freccia nel primo libro del fuo .no- 
bile trattato de Subfeudi s diffe con altro erro- 
re : Che SinueiTa , e Sueffa foffe la fteffa , e co- 
gnominata Dametia : Sueffa ; & Sinueffa jecun- 
dum aliquos eadem eft civitas Dametia appellata. 

Gio: Mariana nella fua Moria di Spagna nel 
cap. 9. del lib. 21. diffe : Antonius Marfanus 
Sinueffa Dux , e nel lib. 23. cap. 1. dille Maru 
niiSiMarìianus Sinueffa Dux. Quando quefto 
Marino Marzano , che ivi nota il Mariana , fu 
figlio di Gio: Antonio, Duca di Sella , e fu 
quel ribaldo , di cui tanto parlan Y ilìorie , che 
a tradimento con ferro avvelenato tentò di uc- 
cidere Ferdinando I. Re di Napoli , fuo Co- 
gnato , come lo ftefib Ferdinando falvatofi dal 
pericolo ne fcriffe in una lettera latina al Pa- 
pa Pio IL , riferita nel 3. tomo dal Summonte; 
e poi in bronzo ne fece fondere il fatto , che 
ancor vedeli nella Porta di dentro del Caftel 
nuovo di Napoli . E quefto Marino Marzano 
comunemente vien chiamato Dux Sueffa . Quan- 
tunque abbia potuto fuccedere , che avendo pof- 
feduto i Marzani uno flato di molta eftenfione, 
abbiano potuto aver ancora il dominio fopra la 
Rocca di Mondragone , ove fu Y antica Sinueffa. 

Gregorio Grimaldi nel tom. 1. n. 46. dell' 
iftoria delle leggi con altro errore crede , che 
Seffa anticamente foffe ftata chiamata Sinueisa: 
Sueffola ( dice il Grimaldi ) non già quella , 
che or Seffa dicefi , la quale Sinueffa aliar chia- 
mavafi , ma Sueffola. 

Dio- 



PARTE I. CAPO V. %p 

Dio -oro Sicolo nei lib. \6. anche pofe Suefsa 
per kinuefsa , quando difse : inpi Hxìftccv tqKw 
ivixvKrccv , cioè ne contorni di Se [fa riportar on vit- 
to, ia . E così da Carlo Sigonio .negli Scoi] fopra 
1' ottavo di Livio ne vien corretto : Hinc Dio- 
dorus lib. i(5, ait , Latinos , Campanofque ad 
Sucjjam hoc anno viàos , prò ad Sinuejfam . 

Il limile (cambio accadde tra Suefsani , e Suef- 
fetani \ come ofservar lì può in Sefto Giulio 
Frontino nel luo Stratagematicon lib. 3. cap. io., 
ove ritrovali ferino • Caio in confpeéìu Laceta- 
norum , quos obfidebat , reliquia fubmotis , Sue/*- 
fanos quojdam ex auxiliariis maxime imbelles 
aggredì matnia jujit . Ma chi vuol di quefto er- 
rore la manifeita pruova , refterà foddisfatto , 
fé leggerà il lib. 34-. cap. 9. di Livio, il quale 
riferendo ancor egli quefto ftefso fatto del li 
Suefsetani , e non delli Suefsani chiaramente co- 
sì ragiona : Maximum ex omnibus auxiliis nu- 
merum Sueffetanx juventutis habebat : eos ad mu- 
rum oppugnandum fubire jubet . 

Ma contentiamei di quefti addotti errori , 
perchè troppo nojofo mi ridurrei , fé tutti no- 
tar gli voleffi , che pur ve ne reftan molti. Ve- 
gniam ora a deferivere il fito della noitra Suef- 
fola , per poter poi conofeere , come anche que- 
lla colle anzidette Città, e co' popoli delle me- 
deli me è fiata foventemente confufa ; confonden- 
do con ciò, ed oscurando alcuni principali pun-r 
ti di que* pochi , che della fua iftoria ne fon 
rimalìi . 

CA- 



3 o ISTORIA DI SUESSOLA 

CAPO VL 

Ove fu il /ito della Città di Suejfola . 

Giacque Y antichiffima città di Suefsola nel- 
la Campagna felice , or detta Terra di La- 
voro nel Regno di Napoli, ntl luogo , ove or 
il dice Sefsola , il Cafìellone j o Torre di Sefso- 
la ; quattro miglia lontana dalla Città di Acer- 
ra , e nel mezzo del iuo bofco, vicina aL fiume 
Clanio , or detto il Lagno j e vicina ancora all' 
Ofteria detta Cancelli ; e nel mezzo tra Capua, 
e Nola , e nel confine della Campagna Felice 
col Sannio. 

Nella Campagna fituolla Strabone , quando nel 
lib. 5. della Geografia defcrivendo la Campa- 
gna Felice , dopo aver defcritte le occidentali 
città fra terra ] defcrive le Orientali : Preci ere a 
SueJJula 9 Atella , Nola , Nuceria r Acerrx y 
Abella , aliaque hi s et ì ani minora oppida , quo- 
rum nonnulla Samnitibus attribuunt . 

E Plinio defcrivendo i popoli dalla Campa- 
gna difse: S etini y Signini , SueJJìilani , T clini , 
Trebulani. 

Tra' moderni Carlo Sigonio nel lib. 1. cap. io. 
defcrivendo le città della Campagna dentro ter- 
ra difse : Intus Aicllam , Abellam , Sue/Julam , 
Acerras , Montcm Vejuvium, Nolani, 

Abraain. Ortelio in Synonymia Geographica : 
SueJJula Campani* Oppidum , nunc ScJJula . 

E Gio: 



PARTE I. CAPO VL 3r 

E Gio: Battifta Ricciolio nel lib. n. della 
Geografìa pur difse •' Sue/futa Campanie? , Sejjò- 
la. E co A molti altri . 

Quattio aniglia dalla Città d* Acerra lontana 
la deferiiie Paolo Merola nella Cofmografia nel 
cap. 25. Campania felix : Ab Acerris M. P. IV. 
abcjl SueJJula y hodic SeJJbla aperte nunc collapfum. 

Colla iteiìa diitanza di quattro miglia la de- 
feriiie Biondo Flavio neir Italia illullrata • Cam- 
pania . Cum'ab Àccrris dijìet quatuor mille paj- 
jus SueJJula , Oppi cium nunc vacuum . 

Così ancora Leandro Alberti nella detenzio- 
ne dell' Italia : Scorgeft poi SeJJbla da Acerra 
quattro miglia lontana . 

Pur così la deicriffe Gio: Lorenzo d* Anania 
nella Fabbrica del Mondo trattato del Regno 
di Napoli: Da Acerra poco dìfeofta era V an- 
tica SeJJbla > poi fi feorge S. Agata ^Arienzo ec. 

Altri la deferivono vicina al fiume Clanio , 
or detto il Lagno , come fece Biondo Forliviefe 
neir Italia illuftrata : Pojì Vulturnum fequitur C ta- 
lli us apud Suejfulam oppidum , medio pene inter Ca- 
puani , & Nolam urbes * 

E Nicolò LLoydìo nel Dizionario ifìorico t 
SueJJula , Suefula Strabonis y Colonia , & oppidum 
Campania apud Clanium Jluvium ♦ 

E Celeftino Guicciardini nel fuo Mercurius 
Campanus e Non procul a Cafìro delli Cancelli 
Suejjulz cernuntur rude r a . 

Altri più particolarmente la notano, ove or 
diceli il Gattello, Capellone , Torre di Sef- 

fola , 



g* ISTORIA DI SUESSOLA 

lòia, o alli mulini di Seflòla.Cosi la notò Mi- 
chel Antonio Baudrant nella Geografia: Sue/fu- 
la, Oppidum Camp ani cs , in Italia nane excijwn, 
jacet , & locus etiamnum vocaiur il Caiìel di 
SeiTola in Regno Ne apolit ano ,& Provincia Ter- 
ree Laboris , ubi antiqui oppidi vejìigia adhuc 
vifuntur . 

E le dotte note marginali manoferitte in Li- 
rio nella Biblioteca di S. Angelo a Nido in 
Napoli: La Torre di Se/fola: Heu infelix oppi* 
dum ruinis fepultum . 

Pompeo Sarnelli nelle memorie Cronologiche 
de'Vefcovi Beneventani cap. 5. parlando di Suelìb- 
la fcrive : Oggi fi vedono le mine delle fabri- 
che antiche , e vi fono i mulini del conte dell' 
Acerra . 

Ancor Filippo Briezio De antiqua Italia pari. 
2. lib. 5. cap. 8. Sueffula , Caltel di Seiibla , 
ubi rudera magna Urbis. 

Filippo Cluverio lib. 4. cap. 5. Haud procul 
Acerris erat antiquiffimum itidem opidum Sueffu- 
la , cujus locus nunc etiam vulgo vocatur Calte! 
di SeiTola , ubi antiqui opidi quxdam adhuc vi- 
funtur ruince m 

Fu Sueffola confine della Campagna felice , e 
confinava con Gaudio , or detto Arpaja. che fu 
città de' Sanniti Irpini , e ne' lor confini , come 
abbiam detto diltintamente leggerli nelle note 
marginali manoferitte del citato Livio della Bi- 
blioteca di Nido: Suejfula in Campanie? , Sa- 
mniiyue Jìnibus. 

Ca- 



PARTE I. CAPO VIL 35 

Camillo Pellegrino ne' difcorfì della Campa- 
gna , di/c. 4. n. 13. Tanto più frequentemente 
in/ejìar dovettero la Capuana Campania , della: 
quale erari /rontiere Sue/fula , ed Acerra ; e 
nel di/c. 2. n. 25. Sue/fula , che rijtrettamente 
appartenne alla Campania Capuana , e fu nel 
fuo confine. 

E fi ricava ancora dal libro fettimo di Li- 
vio, il quale narra, che nell'anno 412. di Ro- 
:ma > e 339 prima di Criito i Sanniti nemici 
de' Campani fecero una irruzione nella frontiera 
di Sue Hòla , dove accadde lina fieriilìma batta- 
glia in Suellola : 

E le note ai Uh. 24. di Livio per ufo del 
Delfino : Fuit Sue/fula in Campania , Samniiquc 
fini bus . 

E tutte quefte varie deferizioni del fito dell* 
antica Sueffola dì tanti riferiti autori , e di 
altri ancora , che in altre occaiioni appreffo 
addurremo , quantunque ditferentemente Ipiega- 
te , tutte però additano 9 e convengono con uà 
folo luogo nel bofeo detto dell* Acerra , ed ivi 
appunto , ove ancor le poche J ma magnifiche 
suine fé ne ravvifano. 



CAPO VII. 

Errori degli Srìttori , che art con/u/e Sue/- 
/a , e Sinue/fa con Sue/fola . 

Alla conofeenza de* veri fiti , e de' veri 
nomi di Sueffa, e Sinueifa, ne xicavam- 

E mo, 



D 



» ISTORIA DI SUESSOLA 

^o i è conofcemmo con chiarezza gli errori de- 
gli fcambj, che lì prefero dagli Scrittori ; dal- 
la conofcenza , che ora abbiam del vero nome, 
è fito di SueiTola rileveremo gli fcambj prefì 
tra Sueffa , e SinueiTa con SueiTola , principal 
£ne , per lo quale defcritte le abbiamo. 

Si può vedere , e correggere un errore nella 
defcrizione d' Italia di Leandro Alberti della 
fìampa di Venezia 1596., ove parla di Cuma , 
e dice: Livio nel Uh. 8. così dice: Piacque al 
Senato , che f off ero /oggetti i C umani , e Suef* 
/ani alla medejìma legge di Capua . Qui fi potreb- 
be corregger Leandro con Leandro fteffo ; per- 
chè , quando parla poi di SueiTola , fcrive cor- 
rettamente Sueff ulani. Noi però per reftar più 
ficuri, correggiamolo collo fteffo tefto di Livio, 
eh' è quefto : Cumanos , Sueffulanofque ejufdem 
juris , conditionifque , cujus Capuani , effe placuit. 
Altro errore lì ftima doverfì correggere in 
alcune edizioni di Tito Livio, ove nel lib. 7. 
di quefto Ifìorico fi legge: Campanorum deinde , 
Sueff anorumque audita legationes : precdntibufquc 
datura , ut prcefidìum eo in hiberna mitteretur , 
quo Samnitium excurjìones arecrentur . Ove fi 
fìima doverfi leggere Sueffulanorumque , e non già 
Suejfanorum •* la ragione , perchè debba leggerli 
così , è perchè Livio poco prima avea detto , 
che in Suefibla era accaduta una battaglia : Ter- 
tia pugna ( così aveva detto Livio ) ad Suef- 
fulam commijfa efì.-poco appretto foggiunfe , che 
da Sueilola furono fpediti meffi a chieder foccor- 

1 fo al 



PARTE I. CAPO VII. 35 

fo al Confole Valerio: Ab Sueffula nuncii trepi- 
di Capuani , inde equites citati ad Valer'tum Con- 
fulem opem oratum veniunt . E feguendo a dir 
Livio, che furori fentite le ambafcerie , come fo-* 
pra , queite fi devono intendere dell; SuelTolani, 
che vi avean mandati i meffi , non de' Sueila- 
11 i , che non aveanci che fare . E quello errore 
fu anche conofciuto da Carlo Sigonio negli Sco-r 
lj , ove dottamente corregge : hegendum Suejfu- 
lanorum a Sueffula , ad quam pugnatum ejl , non 
a Suejfa , quod alia , quam Sueffula fit . In quel- 
ite ultime edizioni però il legge corretto quella 
luogo . 

Ma quando così fcriffe Carlo Sigonio , p fi 
correiTe , o non ricordo!]! , quando nel fuo prima 
libro, de antiquo jure It alice al cap. i o. riferendo! 
quello Hello , che Livio nel fopraritato luoga 
detto avea , icriiìe : Pro/pere et iam ad Sue ffulam 
a Valerio tertia pugna certatum' f Campania , Suef- 
fa nìj'que precanti bus datum,ut prof dia eo in hi- 
berna mitterentur, quo Samnitium excurfiones ar- 
cerentur . Appariscono chiaramente quelli due 
luoghi del Sigonio tra di loro difcordi. 

Siccome in quello luogo di Livio fi ritrovali 
polli li Suefìani in luogo dell! Suefiblani , così: 
al contrario in altro luogo pur di Livio fi ri- 
trova Sueflola in luogo di Sueffa , e quello è 
nel lib. -6. Cap. 6., ove riferendo quello libri- 
co il viaggio, che fece Annibale per andar la 
Roma, dice : Annibali quo die Vulturnum efi 
tranfgrejfus , haud procul a Jlumine cajirapofuìt; 

E 2 jpofte* 



g£ ISTORIA DI SUESSOLA 

pojlero die prceter Calcs in agrum Sidicinum 
pervenite ibi diern unum populando moratus 5 per 
Sueflìilam , Alifanumque , & Cajinatem agrum via 
latina ducit ; fub Cafinum biduo Jìativa habiia . 
Ma avendo Annibale varcato il Volturno , ed 
effendo già pervenuto in Sidicino , o ila Tea- 
no , non avrebbe potuto egli poi paffar per Suef- 
fola fenza ritornar in dietro ben molte miglia, 
e poi rifare un affai lungo cammino, e difailro- 
fo per Alili ; finché a Calìmo ei non giugneffe . 
Ed invero è propriiffimo , flccome ad uomo , che 
abbia ancorché leggiera notizia del iito , e del- 
la lontananza di que' luoghi , può effer chiaro, 
che da Sidicino, o Teano non a Sueffola , ma 
a Sueffa andato foffe , eh' era città a Teano af- 
fai dappreffo , per la quale più agiatamente , e 
con camin più breve avrebbe potuto a Gallino 
andare, che fé per Sueffola andato foffe. Edio 
mi perfuado , che il vero fenfo di Livio fia , 
come corregge Filippo Cluverio nel lib.^.cap.S. 
dell'Italia , ove dice fopra quello luogo : Omni~ 
no fcribendum per Sueffanum , Venafranumque , 
quod infra fuo loco firmabitur •' benché poi nel 
cap. i. del Uh. 4. non attende il Cluverio quan- 
to qui promette . 

Ed io ho per fermo , che prima del Cluverio 
ancor quefto volea dire Carlo Sigonio negli Scolj 
fopra quello luogo di Livio , ove correggendo 
egli T error di quello teilo, inciampa nello flef- 
fo error, che corregge : eccolo chiaro: Porro au-> 
tem ( dice il Sigonio ) legendum puto per Sue/- 

fui a* 



PARTE L CAPO VII. 3 y 

fuìanum , Allefanumque , & Cafinatem agrum . Ma 
qual diverfo cammino avrebbe fatto Annibale , 
fé folle andato per SueJJulam, come dice il te- 
fio y da quel , che fé fofie andato per Suejfulct- 
num agrum, come corregge il Sigonio? 

E quefto fteflb cammino di Annibale r che rl- 
ferifce Livio , fi può rifcontrare con quel, che 
fcriile Paolo Orofio nel cap. 17. del lib. 4. dell' I- 
fioria adverjus Paganos y ove dice.- Et cum in- 
genti elude omnium per Sidicinum y Sueffanumque 
agrum via latina profeéìus ad Anienem Jluvium 
tribus millibus ab urbe confedit . 

Penfa all' incontro V Autor delle note a quefto 
luogo di Livio ad ufo del Delfino efler potuto 
fuccedere , che Annibale per ingannar il nimico 
avelie prefo quello lungo giro di cammino per 
Sueflbla ; Sed potuit ( così è la nota ) Anni bai 
confilium eundi Romam dijimulaturus non ufque- 
quaque reélum iter Je qui . Ma qual mai e fier po- 
teva il motivo di quefto impegno? 

Altro error fi ritrova Dell' Moria di Napoli 
di Placido Troyli nel tom.i.pag. 19$. ove con- 
fonde Sinuefìa con Suefsola , perchè parlando di 
Sergio Conte, e Duca di Napoli, dice: E per- 
chè nel ritorno avea egV intefo in Sinueffa la bar- 
bara crudeltà di Contardo , ritirojjì * ed in com- 
pruova ne adduce Y autorità di Gio: Diacono 
così : Qui cum reverieretur in SueJJulano terri- 
torio , audivit occifum Contardum . E confonde 
Sinuefsa con Suefsola - 
l Si dee corregger X errore certamente eli ftam- 

P a 



3 g ISTORIA DI SUESSOLA 

pa di Antonio Sanfelice de origine , & fitu Cam- 
panico, ma dell' edizione dell' anno 1656. in Am- 
ferdam , ove leggelì : Fuit Suefsunorum ea val- 
iis , quce ad Caudinas protenditur Furcas : Diifi 
crror certamente di ftampa , dovendo dirfi: Saef- 
Julanorum , perchè ivi di Suefsola parla il San- 
felice ; e maggiormente perchè Y altre edizioni 
correttamente fi leggono Sueffulanorum . 

Molte volte li ofier vano queiti fcambj tra Suef- 
fa , e Suefìbla , e tra Suefl'ani , e Suelfolani 
neir Iftoria di Érchemperto , fecondo fu la pri- 
ma volta data alle ftampe da Antonio Caraccio- 
lo de' Cherici Regolari . Su di che è da ricor- 
darli , eh* eralì di quella Iftoria perduta ogni 
memoria , quando nel 15^0. dal celebre Giu- 
rifconfulto Marino Freccia ne fu ritrovato in 
Salerno un manoferitto, dal quale ii fecer mol- 
te copie : ma quelle o per Y ignoranza de' copi- 
iìi, o per la difficoltà dell' interpretazione , 
per altro, che li folle, eran tutte feorrette, in 
molte cofe mancanti , e tra di lor diverfe , e 
confufe ; e Y originai manoferitto fu trafportato 
in Roma nella Biblioteca Vaticana . Antonio 
Caracciolo , volendo dar alle fhmpe i quattro 
Cronologi, dice per l' iftoria d' Érchemperto ef- 
ferii fervito di quefto manoferitto della Biblio- 
teca Vaticana. Nell'anno 164-3. Camillo Pelle- 
grino , che diede alle ftampe la fua nobile rac- 
colta dell' Iftoria de' Principi Longobardi, tra la 
quale vi è l' iftoria di Érchemperto , dice ancor 
egli , di eiTerii fervito dello fello originai ma- 
aolcritto della Biblioteca Vaticana. Mi 



PARTE T. CAPO Vlf. 39 

ÌVIi venne in prima per le mani a leggere 
T edizion del Caracciolo ; ma avendo poi offer- 
vata l'altra dei Pellegrino, le riconobbi in mol- 
te parti tra di lor diverfe , e fpecialmente in 
molti luoghi , ove di Sueiibla trattava*! ; ed ef- 
fendo ambedue copie , come amlidue effi a deri- 
vano , deli' originai manofcritto della Vaticana 
Biblioteca , io rimari confufo , non fapendo a 
qual delle due dar più credenza, giacché ambi- 
due allerivano derivar da uno fìeiTo fonte . 

E perchè conofcea neceffario render certo , e 
fìcuro il dir di Erchemperto , per rendere cer- 
ti , e rìcuri alcuni punti d' Iftoria di SueiTola , 
e fpecialmente per la notizia dell'ultima mina 
di queira città , eiTendo egli folo queiro Scritto- 
re , che ne lafciò la memoria ; e Scrittor non 
folo coetaneo , ma prefente a quefto fatto : e 
perciò per reftarne totalmente ficuro , e certo , 
volli nella prima mia permanenza in R.oma of- 
fervar co' proprj miei occhi queir.' originai ma- 
nofcritto; e colf ajuto di que' gentiliflìmi Cu- 
fìodi di detta Biblioteca con tutta 1' attenzio- 
ne, ed eiattezza la differenza di quel, che ap- 
partiene a Sueflbla , come fiegue , vi notai . 

Due manofcritti di Erchemperto confervanfi. 
nella Biblioteca del Vaticano : il primo è nel 
numero 5000. il fecondo è nel numero 5001. La 
differenza , che fi legge tra 1' edizione del Ca- 
racciolo col primo , e fecondo manofcritto , e 
l' edizion del Pellegrino, ella è, come fiegue . 
I Ove il Caracciolo nella pag. 45. fcrive : Qua* 

mobrefò 



%& ISTORIA DI SUESSOLA 

mobrem a Pandulfo conjanguineo fuo Sueflam in* 
genio auferentes fuce ambitìoni nexuerunt . 

11 piirno manofcritto del num. 5000. nella pag.MÈ 
110. a terg. nel ver/. 13. legge Quamobrem & 
a Pandulfo conjanguineo fuo Sueflulam ingenio 
auferentes fuce ambitioni nexuerunt . 

Il fecondo manofcritto del num. 5001. nel fogl 
114, nel verf 23. legge lo fteflb del primo. 

Camillo Pellegrino nel num. 23. legge lo fte£ 
fo delli manofcritti . 

Ove il Caracciolo poco appreflb legge : Suef- 
lam autempojtea aLandulfo Landonis filio captam. 
Il primo manofcritto nella pag. ibi. a terg. 
verf 17. legge : Sueffulampo/?^ a Landulfo Lan- 
donis Jìlio captam . 

Il fecondo manofcritto fol. 114. verf 27. leg- 
ge lo fteflb . 

Camillo Pellegrino num. 23. legge lo fteflb del- 
li manofcritti. 

Ove il Caracciolo nella pag. 27. Necnon & 
Landulfum generum juum Suellanum . 

Il primo manofcritto nella pag. 122. a terg. 
verf io. legge: JS1 ecnon & Landulfum generum 
fuum Suefiulanum . 

Il fecondo pag. 115. verf 17. legge, come al 
primo manofcritto . 

11 Pellegrino num. 27. legge , come i mano- 
fcritti . 

Ove il Caracciolo pag. 48. legge : Scd cape* 
runt eos perfequi jùgiter $ edam in terminis Suel- 
ix expugnantcs , 

II 



PARTE I. CAPO VII. 4t 

Il primo manofcritto pag. 123. a terg. ver/. 
13. legge : Etiam terminos Sueffulam expugnantcs. 

Il fecondo manofcritto pag. 1 1 5. terg. verf. 
ip. legge , come al primo . 

Il Pellegrino num. 28. legge: Sed cceperunt eos 
per/equi jugiter , etiam terminos Suefìulas expu- 
gnantes , e nel margine fta fcritto Sueffulam . 

Dal che fi vede, che T edizion del Pellegrino 
è più corretta di quella del Caracciolo , perciò 
di quefta più corretta ci ferviremo ,' quando ac- 
cadere farne parola . 

Le già dette fcorrezioni di Erchemperto fu- 
rono occafione a Michel Monaco \ che anch'eglf 
erraife , perchè facendo egli nel fuo Santuario 
Capuano l'Albero de' Conti di Capua, ove dif- 
fe , che formavalo per quel , che raccolto avea. 
dall' Epitome di Erchemperto poco prima dato 
alle ftampe per opera del P. Caracciolo ( noa 
ancora era ufcita l' edizion del Pellegrino-, quan- 
do fcrivea il Monaco ) e perciò in queir Albe- 
ro fcriile il Monaco : Habuit jìlium Landulfum, 
qui Suefjam tenuit : citando il foglio 45. e 47. 
di Erchemperto. Ma noi già fopra abbiam ve- 
duto in que' fogli doverfi intendere di Sueffo* 
la , e di Landolfo SuefTolano . 

Si ritrova anche fcambiato Vefuvium in luo*- 
go di Sueffulam nel lìb. 23. di Tito Livio -, ove 
leggefi : Fabius fuper Vefuvium in Cafiris Clau* 
diams confedit . Quefto equivoco in Livio fi può 
correggere , e conofcere apertamente con Livio 
fteflb , ed in più luoghi , ove qualunque volta 

F nomi- 



44 ISTORIA DI SUESSOLA 

nomina Cajìra Claudiana, Tempre ha detto: fu- 
pra Suejfulam , e giammai fupra Vefuvium : E 
fin dalla prima Volta nel lib. 23. difTe i che Clau- 
dio Marcello pofe i fuoi alloggiamenti fopra 
Suefibla : Surnma rerum ( difTe Livio ) Senatui 
tradita , curri exercitu omni profeéìus fupra Suej- 
fulam cajìrìs pofitis confedit : e così Tempre Li- 
vio feguitò a dire , come nel libro fteffo : Inde 
Jcx legiones in Cajìra Claudiana fupra Suejfulam 
deducerentur : ed appréfib : Id convexit in Ca- 
jìra Claudiana fupra Suejfulam , ibique hiberna 
cedifcavit : e nel lib. 24. Pomponio propretore 
cum eó exercitu i qui fupra Suejfulam in cafìris 
erat i decito, ire obviam hojìi parai : e di nuo- 
vo : ad Cajìra Claudiana , quee Jupra Suejfulam 
erant , venerimi : Così ancor dille nel lib. 25, ed 
in altri luoghi ancora : dal che fi vede , eh' è 
manifefló errore f e fu anche dal Cluverio av- 
vertito . 

Vogliono alcuni Scrittori , che fìa viziato un 
luogo del primo libro di Dionigi Alicarnafleo , 
ove leggefì Oùècr&oKcc Vesbola , e che debba cor- 
reggerli 2ukt/3oAóc SueJJula ; in quefio modo Fi- 
lippo Cluverio nel lib. 2. cap. 9. riferifee l'opi- 
nione di Federigo Silburgio : Pro OòirfcoKct in- 
quit , cum in Vaticano codice fit ^EuiròXa haud 
levis con] eàura efì , veriorem le óì ione ni ejì *L\t- 
<ro\ct SueJJula. Plinius Jane lib. 3. cap. 5. Suef 
f ulano s , & Trebulanos in Falerno agro collocai. 

Fu la conghiettura del Silburgio anche da 
Abraam Antuerpiano nel Teforo Geografico ri- 
ceva- 



PARTE T. CAPO VII. 4J 

cevuta , come può ofìervarlì nella parola Vesbo- 
la . Ma? queiìa conghiettura del Silburgio fu ba- 
iìantemente dal Cluverio rifiutata . 

Forfè il corrotto tetto del lib. 7. delle anti- 
che edizioni di Livio fece dire al Capaccio nel 
lib. 2. della Napulitana illoria : Biutumum hinc 
cum Samnitibus bellum , magna exsrcituum cla^ 
des , Icctijftmi Qonfulum triumphi , auditaque Cam- 
panorum » Sueffanorumque Icgationcs , quibus pe- 
fiere, ut in ea loca presidia inhiberna mitteren- 
tur. Ma noi vedremo con Livio, che li Suelfo- 
lani , non già li Òuelfani fpedirono i meiìi a' 
Romani; come anche avverti il Sigonip, Ed al- 
tri sbagli vedremo nel corfo dell' Opera . 

Reità per ora chiarito , che di Suellola fcrik 
fero, icriver doveano ne' riferiti luoghi i ri- 
feriti autori, e non già diSueila, o di Sinuef- 
fa , ciò , che ci fervirà per telfer con ilcurezz?, 
di quella antica città 1! Iftoria fecondo le rap- 
portate correzioni . Non eiTendo fiato inutile ? 
anzi jneceilàrio effendo fiato il premetterlo i 

§. 1. 

Ed Nome di Suejfola.. 

Rispetto al nome di Sueflbla , a riferba degli 
Scrittori , che per errore 1' an confula eoa 
Sueiìa , o Sinueiìa , tutti gli altri Greci , e La- 
tini collantemente Sueffuìa , ed i moderni Sef- 
ibla i' an chiamata . Ma perchè Abraam Ortelio 

F 2 I -dice, : 



44 ISTORIA DI SUESSOLA 

dice , èfierfi chiamata talvolta Scafaro , portan- 
done per autore Leandro ; ed eiìendo Ortelio , 
e Leandro Scrittori di qualche conto , non vo- 
glio , che in quefto fi refti con qualche fcrupo- 
lo ; come pure , affinchè non refti a poco a poco 
quefta città anche nel nome ofcura , ficcome de- 
gli edificj , e degli abitatori è rimafta priva ; 
bifogna perciò efaminar quefto punto . Ecco le 
parole di Ortelio in Synonymia Geographica 
ftampata in Antuerpia nel 1578. SueJJula Cam- 
■panico oppidum , nane SeJJula, & aliquibus Sca- 
faro vocari ait Leander . 

Quefto Leandro , che cita V Ortelio , altro e£- 
fer non può , che Leandro Alberti . Coftui fu 
Frate de* Predicatori , di nazion Bolognefe , che 
neir anno 1550. ftampò in Bologna la deferizio- 
ne d'Italia 9 e vien anche altre volte da Orte- 
lio citato . Ma quefto Leandro non folamente , 
che non dice eifere ftata SueiTola chiamata Sca- 
faro , ma conferma , che Suellula fu detta da 
Strabene, e Livio , e quefte fon le parole di 
Leandro : Campania felix : Scorgefi poi Se//b!a 
da Àcerra quattro miglia lontana, Suejfola detta 
da S ] trabone , e Livio in più luoghi. Ma con er- 
rore fiegue a. dire Leandro : Rammenta i Suef- 
fulani Plinio nelP ottavo libro , benché dica il 
corrotto Tejìo Ve[J ulani . E qui erra Leandro , 
perchè nell'ottavo libro, ch'ei cita, Plinio non 
parlava de' noftri Suefìblani , de' quali aveane 
parlato nel lib. 3. come ibpra riferimmo : e di 
quello fé ne oiTervino le correzioni di Ermolao 
.Barbaro fopra Plinio, Fa 



PARTE I. CAPO VIL 45 

Fa menzione Leandro di un' altra Sefìbla * ma 
quella non può intenderli della noftra SuelTola > 
perchè la fi tua nella Romagna , e nemmeno di- 
ce chiamarli Scafare , e ne parla così : Qua/i il 
fimile interviene nel 'Frignano da cinque miglia, 
da Se/sola difeofio y ove fi vede la Terra percof» 
fa da qualche legno ufeime tante fiamme di fuo- 
co , quante fono le percujjìoni y pofeia ejìinguerjt 
con i panni gettatili /opra . 

Sicché io non so penfare 9 ove mai Leandro 
abbia potuto parlare di quello Scafaro di Orte- 
lio y fé pur Leandro non avefTe fatta altra Ope- 
ra finora a me ignota y ove avefle detto ciò y 
che Ortelio aflerifee . Ma fé mai quello fofle , 
farebbe Leandro a fé Hello contrario, perchè noi 
fopra abbiam già riferito , come Leandro chiamò 
quella città , Ma dovunque fiali , fempre farà 
errore , perchè in ogni età fempre SueJJula da' 
Greci , e Latini , e Sefibla da' moderni è fiata 
chiamata , così in molti marmi fi legge ; così 
tra gli altri Scrittori Strabone y che in Greco 
fcriffe la fua Geografia fin da' tempi di Celare 
Augufto, a cui dedicolla : così Tito Livio , e 
Plinio j che fcrifier dopo : così Giulio Frootino 
la chiamò nelle Colonie , e Pompeo Fello nelle 
Prefetture . Fra gli Scrittori di mezzana età così 
chiamolla Erchemperto , che vivea nell' anno di 
Criilo 888. fin dove terminò la fua illoria deTrin- 
cipi Longobardi : così V Anonimo Caflìnefe , au- 
tor dell' Illoriola , quando raccontò il viaggio 
dell 7 Ijnperador Ludovico IL nell' anno di Gri- 
llo 



4 S ISTORIA DI SUESSOLA 

Ho B66. Così ancora chiamolla Leone Ofiienfe , 
che viiTe neir anno iioo. De' moderni Scrittori 
ne abbiam già riferiti molti, ed un'altra felva 
ne riferiremo appreffo , e tutti concordi . Sicché 
refìi per un manifefto sbaglio di Ortelio in di- 
re , che SuelTola foffe ftata chiamata Scafato; e 
che T abbia detto Leandro , perchè ., né Greco , 
né Latino, né Italiano fcrittore , né antico, né 
di mezzana età, né moderno fi è fognato giam* 
mai di Scafaro nominarla. 

Or che conofciuto abbiamo il fito , ed il no- 
me della città di Sueffola, fia bene, che anche 
l'antico territorio ne fappiamo. 

C A P O Vili. 

Dell' antico confine Occidentale del territorio 
di Sueffola . 

EBbe il Territorio di Sueffola il fuo efìivo 
Occidental confine col territorio dell'anti- 
ca città, o caftello di Calazia , o Galazia , che 
fu nelle vicinanze, ov' è ora Caferta, e Mada- 
ioni , e fu diverfa dall' altra città pur Calazia 
detta , ed ora Cajazzo , come baftantemente ne 
feri ve il Pellegrino nel difeorfo &. num. 27. deU 
la medefima Calazia ; dal cui lato meridionale fa 
Sue/fola , e dalV occidentale fu Atella , e Caferta 
dal Settentrionale . 

Ed il Pratilli nel Cap. 4. del ìib. 3. riferifee 
una ifcrizione ivi ritrovata , che così dice. 

V. AV- 



PARTE I. CAPO Vili. 47 

D. AVGVSTO. 
PIO. FELICI. 
PATRI. PATRIAE. 
EX S. C. 
COL. GALATIA. 
Quella Ifcrizione da alcuni è fumata falfa . 
E dice ancor il Pellegrino , che fi oflervan lon- 
tano da Capua intorno a fei miglia manifesti 
fegni di follo, e di muro di una città non mol- 
to ampia , della quale nel campeftre luogo fono 
rimafe alcune piccole Chiefe deferte , dalla mag- 
gior delle quali , eh' è la più intera , dedicata a 
S. Giacomo Apoftolo prende il nome la contra- 
da, e dal nome della disfatta città vien chia- 
mata le Galazze : e vuol anche il Pellegrino , 
che ancor quelia Calazia folle fiata Chiefa Ve- 
fcovile , aderendo che della Vefcovile Dignità 
della Chiefa Calatina trasferita in Caferta è af- 
fai volgar fama fra i Cafertani ; e lo fteilb con- 
ferma in altri luoghi della fua Opera. 

E Luca Holfìenio nella nota Geografica 1196. 
all' Italia del Cluverio così lo conferma : Calati a 
nunc Galazze, medio loco Inter viam S 1 . l'etri 
in Strada ( S. Nicolai volea dire ) & Matalu- 
ìium , ubi mecnium , Templorum , aliorumque cedi- 
feiorum ve/ligia extant , & ad angulum Ecclefia 
iS. . . . delle Galazze Columna milliaria pofita eji , 
fed vetuftate confumpta . 

Non è a coftoro difeorde Angelo delle Noci 
nella nota 60. alla cronaca Caflmefe di Leone 

Ofiien- 



4 g ISTORIA DI SUESSOLA 

QiHenfe . Ed il giovane Sanfelice così nota nel 
num. 24.0. nelle Noterai vecchio Sanfelice: Duce 
fuerunt Calatici in Campania : harum altera Inter 
Capuani , & Caudium fifa erat in via Appia , al- 
tera non longe ab urbibus Allijis , & Calibus , 
ut liquet ex Livio , Tabulis Itinerariis Peutin- 
gerianis , aliifque Geographis , quorum tamen non- 
nulli perperam utramque confundunt . 

E prima di tutti quefti Scrittori ben 1' avea 
fcritto Ottaviano Melchiorri fin dal 1617. nel 
Uh. 1. dell' Moria di Cajazzo fua patria; ne ? di 
cui tempi , per quanto ivi ne fcrive , eravi chi 
fi opponeva , che V antica Calazia folle Cajazzo: 
Di là de' Tifati (così lafciò fcritto il Melchior- 
ri ) fu bene un cerio nobile , ed antico cajìello 
cognominato Calazio , dalle reliquie del quale vo- 
gliono i Cafertani , che foffe fiata edificata la 
loro citta. E prima già avea detto : Caf erta an- 
cor ha i fuói principi incerti, volendo i cittadi- 
ni di e/fa per tradizione antichijjìma , efife re /fa- 
ta fondata da' Seffulani \ e Galatini ; ed altri 
dalle reliquie della feconda Capua nel monte Tri- 
fife , e finalmente da' Longobardi . 

Si chiarifee tutto più manifeftamente dall'an- 
tico Itinerario del Peutingerio , fecondo le Ta- 
vole deferì t te xìa Pietro Bertio , ove ritrovali 
deferitta una Gahazia , che farebbe Cajazzo vi- 
cina ad Adlefas , che farebbe Alifi ; e poi nel 
cammino da Capua a Benevento fcrive una Ca<- 
latia, che farebbe quell'altra vicina a SuefToh, 
cosi notando nel fegmento 3. Capute VI. Cala- 
tici 



PARTE I. capo ynr. 4$ 

tìce VI. ad Novas Pili C audio XI. Benevento, 
E poi ivi vicino defcrive Sueflòla nel cammino 
da Capua a Nola in quello modo : Capace VI 
Sueffulce Vili. Nola V. Ove iì vede ; che que- 
lla Calazia vien delignata fei miglia dittante da 
Capua , ed altre fei miglia dittante da Ad no- 
vas , che proveremo appreilb , efTer nel lenimen- 
to di Arienzo , ove ancor chiamali la Nova ? 
e poi appreflb nota Gaudio , eh' era il corfo del- 
la via Appia , ed il cammino da Capua a Bene- 
vento , com' è pur ora . Si sforza Nicolò de Si- 
mone nella fua Opera fuper Statutis Calatide di 
provare , efìere fiata nella Campania la fola Ca- 
lazia Cajazzo . Ma panni , che troppo fcarfe fìa- 
no le fue conghietture centra le autorità di tan- 
ti , e sì chiari autori , li quali approvano effer- 
vi fiata pur anche la Calazia Galazze , e bafìan 
per convincerlo le fole antiche tavole del Peu- 
tingero , delle quali egli non fé ne fa carico ; 
ed ivi chiaramente fi vede un' altra Calazia in 
mezzo Ad novas , e Capua y come abbiam rife- 
rito. Ed alcuni diftinguono quefle due Calazie 
tra Calazia Montana, come la chiamò il vecchio 
Sanfelice , e Calabi Cifmontana . 

Filippo Cluverio , ove ora è Caferta , e nelle 
vicinanze dell'antica Sueilbla vorrebbe fituarci 
ita' altra città , chiamata Saticola , tirato a cor 
sì credere dal cammino di Claudio Marcello , 
del quale così Livio ne fcrive nel Uh. 23. VuU 
turno amne trajeéìo , perque agrum Saticulanum y 
TFrebìanumque fuper SueJJklam per montes Nolani 

Q per* 



gè ISTORIA DI SUÉSSÓLA^ 

j>crven.it. Al che loggiunge il Cluverio: Patet ix 
hìs verbis , Saticulam fuiffe eodem iraéìu cum 
Trebuìa 9 ac Suejjula Jub Tifatis monte , qui ter- 
minus erat ab hac petite inter Campaniam • & 
Samnium * Situs igitur ejus maxime quadrai in 
Opidum , quod Vulgo mine dicitur Caferta , 19 
<f(//7o co/fe pofitum , medio itinere inter Capuz f 
Suefjulceqiìe ruinas dextrorfum. Altri lituano Sa- 
ticola nelle vicinanze di S. Agata de' Goti . 

A quella opinion di Cluverio fi oppone Camillo 
Pellegrino ; ma non potendo egli conchiudere , fé 
di qua, o di là del monte Tifata debba collocarli 
il fito di Saticola, finalmente la colloca nella car- 
ta Topografica fra le città di fito ambiguo. 

Ma dovunque fiata fieli Saticola, farà fempre 
vero , che Y antico Occidental confine di Suefiula 
fu verfo ove vien deferitta , e fituata Calazia 
fola , ed anche verfo Saticola , fé quella fu , ove 
la deferive il Cluverio , pure ove fu Trebula 3 
come altri vogliono, fempre in quel luogo fu il 
fuo confine * 

Polliamo adunque ben conchiudere , che Suefib- 
la ebbe Y antico occidental confine con Galazia, 
e Saticola , fé pur ivi fu Saticola , e poi con Ca- 
ferta , ed ove ora è Madaloni , fé pur Madaloni 
fìelfo , tutto , o buona parte del fuo territo- 
rio non fofie fiato inclufo nel territorio di Suef- 
fola ; non avendo Madaloni , per quel , eh' io finor 
mi fappia , origine più antica della ruina di Suef- 
lola : le pur non vi fu He fiato lotto altro nome, 
e forfè col nome di Galazio , come alcuni voglio- 
no. 



CARTEL CAPO VIIL $r 

no. E di quella Calazia vicina a Suettola , e non 
già dell' altra or detta Cajazzo , dovette intender 
Livio allor che dille , che da Calazia fi mollerò 
gli eferciti de' Romani per andar in ajuto de' Lu- 
cermi , che poi rimafer chiuli da' Sanniti nelle 
Forche Caudine , come appretto diremo . Così par- 
landone il Pellegrino nel luogo fopra citato. Ca- 
lazia , o Galazia fra Capua , e Caudio convien 
dire , che fu molto vicina a Madaloni , né d' al- 
tra città , e cafiello intefe Livio nel lib. 9. de- 
fcrivendo V inganno fatto da Sanniti a Romani 
alle Forche Caudine . 

Altri Scrittori tra Capua , e SuelTola vogliono, 
che vi folle Irata un' altra città antica chiamata 
Trebula , come appretto diremo . 

Girando poi da occidente verno mezzogior- 
no continuava Suettola il fuo confine ali' occiden- 
te d' inverno colla città di Acerra , che coli' an- 
tico fuo nome anche 1' antico {ito ritiene . 

CAPO IX, 

Del meridional confine del territorio di Suejfola. 

EBbe il Territorio di Suettola il fuo meridio- 
nal confine col fettentrional confine del ter- 
ritorio della città di Nola , venendo defcritte vi- 
cinillime quefte due città dagli Scrittori , Geo- 
grafi , ed Itinerarj . Si vede nell' antico Itinera- 
rio del Peutingero nella Tavola , fi a fegmen- 
io 3. nel cammino da Capua a Nola , notata 



$* ISTORIA bl SUESSOLA 

Senz'altro intermezzo Sueffola , e Nola. Ed An- 
tonio Sanfeiice nella fua Opera de Origine , & 
fitu Campania ne a (legna il proprio luogo dei 
confine , dicendo , che fu , ove ancor chiamafi li 
Chiuppiti di Nola : Suejfiulanum agrum ( dille il 
Sanfeiice ) excipiunt Nolanorum Populeta . Si può 
quefto confermare anche da quel , che ne fcriffe 
Ambrogio Leone nel fuo opufculo de Urbe Nola, 
il quale , defcrivendo Y occidental confine del ter- 
ritorio di Nola j il fìtua \ ove fi dice alle Mo- 
fé te : A Nolani s enim vel ad hoc e tempora ager 
pojjeffus eji is , qui fi non Clanium ufque fluvium, 
aut ejus fontes , tamen ad ufque Mephitim > pati- 
darumque aquarum conchas protenditur , ab urbe 
Nola initium fumens ; fontes autem Clanii ad oc- 
cafum cefiivum vergere diéìum eji . E poco dopo 
dilTe : Ab hoc demum ipfo cornu duéìus limes aduf- 
que Clanii fontes , Mephitimve , unde prof cài fue- 
ramus , etiam nofira tempestate terminai agrum 
Nolanum . 

Effendo adunque le Mofete Y occidental confine 
di Nola, e confinando Nola con Sueffola , vengo- 
no ad effere le fteffe Mofete il meridional con- 
fine del territorio di Sueffola . E fon ora quefte 
Mofete parte del confine del territorio d' Arien- 
zo y col quale van comprele fino alla Rocca Rai- 
noia Cafal di Nola verfo Occidente , e gira ai 
Settentrione , ove fono i confini orientali de' 
monti Sueffulani, ora di Arienzo. 



$. i. 



PARTE I. CAPO II. Jj 

§. 1. 

Belli monti SueJJolani , e prima del monte detta 

Cancelli < 

SE li Chiuppiti di Nòia, e le Mofete furono 
i confini meridionali di Sueffola \ e dall' altra 
parte giungeva il fuo confine , fin dove ora è Ar- 
pa ja , ove fu il confine della Campagna felice , 
nel di cui confine fu Sueilola , come anche ap- 
pretto vedremo , vengono ad efTer rinchiufi in 
quefti confini tutti que' monti , che da una par- 
te riguardano Nola , e dall' altra parte ora ri- 
guardano la Valle, e territorio d' Arienzo . 

Ed in fatti quelli monti furon chiamati monti 
SuefTulani , fi eco me chiamolli Filippo Ferrari nei 
fuo Epitome Geografico : SueJJula ( dice il Ferra- 
ri ) civitas Campania apud Clanium flumen , & 
montes , qui SueJJulani diclini ur , Inter Acerras, 
& Nolam , Acerris vicina 9 pene jacens . Così no- 
minolli ancora Gio: Dujazio nelle note fopra Li- 
vio : Adde , quod ncque a Catiujio venienti obeunda: 
Saticula , monte/ve SueJJulani . E Camillo Pelle- 
grino chiaramente nel Dì [cor J. i. num. 32. così 
gli addita: Trentola , e fi è affai vicina al fiume 
Ciani da quejìo Jett entri onaljuo lato , dalla qua- 
le ver/o V Oriente d' Inverno fono lontane le re- 
liquie di Sueffola quafi un miglio , e più in là 
dopo pari intervallo f organo i monti Sueffolani , 
e piegando a mezzogiorno in molta maggior Ion- 
ia- 



54 ISTORIA DI SUESSOLA 

tananza in un largo campo è Nola. E da Livio 
fteilò nel lib. 23. quefti monti vengon chiamati 
montes fupra Sueffìilam . 

Quelli monti Suetìblani ', che Colli piuttoftd 
poilonfì nominare , diviiì da piccole Valli , e 
che T un coir altro fi congiunge , chiamanfi ora 
Cancello , Selva della Valle , Palombara , S. An-> 
gelo ., Caftello , e Vorrano . Quefti , e non altri 
dovettero eflere i meridionali monti di Siieffo- 
la; perchè effendo ftata quefta città comprefg, 
nel confine della Campagna Felice , quefti mon- 
ti , e non già altri dovettero efìere i confini 
della Campagna Felice da quefta parte ; perchè 
più in là vi fu la città di' Gaudio , oggi Arpa- 
ja coi fuoi monti , la quale andò comprefa nelli 
confini de' Sanniti Irpini , che confinavano col- 
la Campagna Felice in quefta parte , e vi è an- 
cora Avella . E fino ad ora van comprefe nella 
giurifdizione d' Arienzo > non folo le Mofete , 
ma molto altro territorio più in là verfo Orien- 
te , che gira molto intorno a' moQti Sueilolani, 
ora detti monti d' Arienzo , 

Cancello , eh' è il primo monte , che a mai* 
dritta s' incontra nell' entrar della Valle da quelli, 
che da Napoli vanno verfo Arienzo , e Beneven* 
to , fi refe molto rinomato ne' tempi della Ro- 
mana Repubblica , che acquiftò il nome di Cajìra 
Marcelli , Claudiana Cajira per gli alloggiamene 
ti, che vi lìtuo il celebre Pretor Romana Clau- 
dio Marcello. Così tra gli altri ne dice 1' Autor 
delle amiche erudite note marginali manuicritte 

in 



PARTE I. CAPO l£. 5£ 

in Livio nella Biblioteca di Nido: Cajìra Clau~ 
diana fupra Sueffulam , hodie Cancelli : haud prò' 
cui Sue (fax ruinis in colle confpìcua adfunt^vT 
funturque , veteris Cajìelli reliquia , tetta : pofìerr 
rioribus temporibus prò fpecula habitum Cajìellum 
illud : ed appreffo : Habent Cafìra Claudiana in 
monte SueJJulce imminenti locata , ubi Cajìellum 
adefì , Cancelli diéìum . E chiaramente ancor fi 
raccoglie da molti luoghi di Livio , il quale Tem- 
pre , che nomina cajìra Marcelli difegna fupra. 
Sueffulam . Né potea effervi altro luogo , che a 
Sueilbla fopraftaiTe , fuorché il monte Cancelli « 

Il diftinto tempo , nel quale Claudio Marcel- 
lo , allora pretor Romano , pofe i fuoi alloggia- 
menti in quello luogo, che fu poi detto in ap- 
pretto Cafìra Marcelli , e Cajìra Claudiana fuper 
Sueffulam , T abbiam manifelìamente dal Ub.i^ 
di Tito Livio, ove dice, che nell'anno 536. di 
Roma, che batte air anno 214. prima di Crifto j 
Claudio Marcello dopo efler entrato in Nola , ed 
aver fatta fevera giuftizia de' ribelli , ed avendo 
dato al Senato il governo degli affari, fermò i 
fuoi alloggiamenti fopra Sueffola con tutto il fua 
efercito : Summa rerum Senatui tradita , cum exer~ 
citu omni profeàus , fuper Sueffulam cafiris pofitis 
confedit. Così Livio nel cap. 12. del citato libra. 

Speife volte Livio fa menzione di quefìo (ito 
detto : Ca/ìra Marcelli , e Cajìra Claudiana fuper 
Sueffulam ; ne parla nel detto lib. 23. ove dice, 
che vi furon mandate fei legioni : Inde f ex legio- 
ne in Cajìra Claudiana fuper Sueffulam deduce- 

ren- 



tf ISTORIA DI SUÈSSOLA 

rentur . E poi ; M. Claudius Marcellus miffus ] 
ifque juffus in Cajira Claudiana deducere urbanas 
hgiones . E poco appretto : M. Claudius' proconful 
ad eum exercitum , qui fuper Sueffulam Nolce prec- 
flderet miffus . E poi ancora dice ; Q. Fabius , ut 
profeéìum in Apuliam Annib aleni audivit , frumen- 
to ab Nola , Neapolique in ea Cajira oonveéìo 5 
qu# fuper Sueffulam erant , munimentifque jìrma- 
tis , & prcejìdio , quod per hiberna ad tutandum 
locum fatis ejjet , reliéìo , ipfe Capuam propius 
movit cafìra . E poco appretto : Id convexit in 
Claudiana Cajira fuper Sueffulam . E nel lib. 24. 
Quem ubi adventare conful fenfìt , Pomponio pro- 
pretore cum eo exercitu , qui fuper Sueffulam in 
cajìris erat , accito , ire gbviam hofli parat y ne 
moram dimicandi faaeret . 

Nello fletto lib. 24. cap. 23. dice Livio : Fabius 
ab Suejfula profeéìus , Arpos primum infìitit op- 
pugnare . Ivi ancor dice Livio , che cento , e do- 
dici nobili cavalieri -Capuani col permetto del 
magiftrato di Capila , che ancor obbediva ad An- 
nibale fotto fpecie di foraggiar nella campagna 
nemica vennero ad cajira Romana , quee fuper 
Sueffulam erant. 

Neil' anno appretto , che fu nel 540. di Roma, 
e prima di Crifto 2 1 2. fcrive pur Livio nel lib.iy 
Tempejìates f ce dee fucrunt . In Albano monte bi- 
duum continenter lapidibus pluit; taóìa de cerio 
multa, duce de Capitolio cedes , valium in cafiris, 
multis in locis fupra Sueffulam ; & duo vigilcs 
cxanimati ; murus , turrefque quxdani Cumis non 






P A R T E T; C A P O IX. *ff 

iéìce non modo fulminibus , Jed etìam decuffx 5 
Keate faxum ingens vifum volitare . Sol ruberà 
/olito magis , fanguineoque fimilis . Così vien an* 
che riferito nei libro de Prodigiis di Giulio 
.Obfequente . 

Alcuni vogliono, che il nome di Cancelli fla 
un corrotto di Co/ira Marcelli , per quel , che fo- 
pra dicemmo degli alloggiamenti di Marcello in 
quello luogo, D'altro fentire è Camillo Pellegri- 
no , il qual vuole ? che fìa un corrotto dal lati- 
rio Plancellce , così dicendo nel Precetto di Pan- 
dulfo Principe di Capua : Cancelli , latine vero 
PI ancella,, quo patio locus non longe ab antiquiz 
Sueflìila nunc deìeta Ignoto CaJJìnenJi fori affé de- 
monfiratus ♦ Ma quefto Ignoto Caflinefe , che quf 
cita il Pellegrino , fu Scrittore di mezzana età, 
ed anche ladinamente fcrivendo ditte Cancellis 
jiel ih 11. His diebus inter utrojque Principes 
faéìum ejl in Cancellis bellum perexecrabik . Si 
ritrova ancor chiamato col nome di Plancellas 
in un diploma di Sennete Arcivefcovo di Ca- 
pua a Pandulfo , Vefcovo di Caferta nel 1 1 1 3^ 
riferito da Ughelli nel 6. tom. dell' Italia Sacra. 
Et quando revolvitur per eundem montem ; & exi- 
tur ufque ad jìnitas ipfas Plancellas prope Suef- 
fulam cum omnibus fubfcriptis . 

Il monte di Cancelli , che coi campi , che gli 
fon d' intorno , tra la città di Acerra , ed Arien- 
%o , è ora un feudo de' Duchi di Madaloni , 
ed è fmembrato dall' intero , ed antico territo- 
rio di Sueifola , ha nel fuct piede una rinomata 

H oiìe* 



^g ISTORIA DI SUESSOLA 

ofteria anche Cancelli detta; per avanti la qua- 
le pafla la iìrada, che da Capua mena in Nola, 
ed attraverfa , e fa croce in quefta ofteria coir 
altra, che da Napoli va in Arienzo , e Bene- 
vento; ed è quella , che nel fegmento 3. del 
Peutingero vien notata col nome di Sueflbla in 
quello modo: Capuce VI. Sueffula Vili. Nola VI. 
Dal che li vede , che quefto luogo <ia quefto 
antico Itinerario vien chiamato Sueflbla : e la 
via, come vedremo , fu chiamata via Sueffolana. 
Veggonfi neir intorno di quefìa ofìeria mine 
di antiche fabbriche di mattoni, ed altre più 
moderne ; e lì fon cavate , e cavanfi delle fon- 
damenta antiche , che dimoftrano eiTere fiate , 
come di un calai di Suellola , dalla qual città 
era lontano non più , che un miglio : fé pure 
non iono reliquie delli quartieri , che vi tenne 
Claudio Marcello. Vi è chi fi ricorda le caden- 
ti mura di uni Chieia , che fi dicea S. Tomafò, 
ed a' tempi noilri fi nnì di diroccare , per fer- 
virfi delle pietre di quella per altro ufo. Avea 
quefta Chieia di S. Tomaio il titolo di Arci- 
pretura , che poi fi è trasferito , dove pure fi 
vede più vicino all' ofìeria un'altra Chieia, ove 
ora vi fi celebra meffa , ed è dedicata a S. Pie- 
tro; ma non ha rendite, né giurildizione , per- 
chè i Santi Sagramenti in tutto quello contor- 
no fi amminiltrano dal Parroco di S. Felice 
della Terra di Arienzo. Di quello S. Pietro di 
Cancelli ne ritrovo fatta menzione nel Croni- 
con di Federico , Corrado , e Manfredi tra* 

mano- 



PART E I. CAPO IX. sf 

ipanofcritti di S. Angelo a Nido, ma ora Cam- 
pato, ed aggiunta al io. tomo di Ughelli. Di- 
ce quefta Cronica, che in S. Pietro di Cancel- 
li nell'anno 1255. vennero gli ambafciadqri del- 
la città di Napoli ad offerir la città a Manfre- 
di, e quelle fon le parole di Manfredi , parlane 
do: Et procedens ad fine s Terree, haboris , cum 
fnes intra/Jet , & effet in quaderni Villa , qux 
di ci tur S. Petrus de Cancelli , recepii ibi N un- 
ti os Neapolitanorum , offerente? fibi civitatem 
prò parte civium juorum , a quibus fuerant ad 
hoc fpecialiter dejiinati [ 

Nel Colle di Cancelli vi è un rovinato , ed 
abbandonato caftello, che dalla fabbrica , e dal 
modo della fortificazione lì giudica de' tempi de* 
Longobardi , Normanni fatto , o forfè rifatto 
fopr altro più antico per cuftodia ciglia Valle". 
Ettore Pignatelli primo Pupa di Momeleone. 
nelle fue Memorie , che confervanli ne' mano- 
fcritti di S. Angelo a Nido , fa menzione di 
quefto caftello nella pag. 133.5 e dice: Il Pa- 
triarca, e Mefjer Jacobo Ridarò al Caftello di 
Cancello. Per quel , che fi raccoglie da Pandol- 
fo Collenuccio nel 6. lib. del Compendio , ve- 
gniamo a fapere , che quello Patriarca fu Gio- 
vanni Viteljefco mandato da Papa Eugenio IV. 
per condottiere di 3000. fanti in ajuto d' Ifa- 
bella , moglie del Re Renato contro ad Alfon- 
fo I. d' Aragona nell'anno 1437. K4 avendo il 
Patriarca prefa la rocca di Montefarchio , ed il 
dì fegaente fatto prigioniere il Principe di Ta- 
li" 2 ramo* 



£b ISTORIA DI SUESSOLA^ 

ranto , ne fu pronunciato Cardinale fubito che' 
dal Pontefice fu intefo . E quello Meiler Jaco-- 
bo , che nomina il Pignatelli , fu Giacomo Gal- . 
dora anche condottiere ben rinomato nelle Ifta- 
rie di que' tempi . Introdotto poi altro modo 
di guerreggiare i fu quefto Cartello, come inu- 
tile y abbandonato , e non eifendofi più rifatto , 
è andato a poco a poco rovinando. Sin' oggi vi 
fono alcune volte intere abitate da' coloni , che 
coltivano poco terreno colà fu nella rocca . 

f. n. 

Del fiume Clanio . 

ALle radici meridionali del Colle di Cancel- 
li forge un rufcello , che nafce da più fon- 
ti j pochi palli T un dall'altro difcofti ; l'acqua 
delli quali una è dolce , T altre fon falmaftre , 
e fulfuree ; ed il luogo chiamali , le Mofete . 
Quelta è una delle molte forgive del fiume Cla- 
nio , detto da Latini Clanius , Glanius\Lanius y 
Glanis } Cianiti . Qui diede 1' origine a quefto 
fiume il Mazzella r che nella defcrizione del Re- 
gno dille: Paffuto Acerra , fi vede il fiume Già- 
nio ,. che ha la fua origine dal monte /opra di 
ScJJula: ed il Sarnelli nelle memorie de' Vefco- 
vi Beneventani ancor dille: Dal monte /opra di ' 
Se fola ha la fua origine il fiume Clanio : e Bion- 
do Forliviefe nell'Italia illuilrata: Poft Vultur- 
ìium fcguitur Clanius apud SueJJulam oppidum . 

Que- 



p'ÀRTE I. CAPO U. ti 

Quefto rufcello, attraverfando la ftrada di Na- 
poli , fcorre per fotto un ponte , ov' è l' oiteria 
detta del Gaudello ; e fiegue a fcorrere nel bo- 
ico dell' Acerra , e nel luogo , ove fi dice la 
Forcina, lì unifce col Riullo . 
1 Quello Riullo è un'altra forgiva del Clanio , 
e nafce in altro luogo alle Occidentali radici 
del Colle di Cancelli nel principio del bofco , 
viciniiTìmo alle ruine di Sueffola ; forge in mez- 
zo a molte paludi . Chiamali Riullo certamente 
corrotto dal Latino Rivulus; come a'fuoi tem- 
pi chiamollo Erchemperto ( che vidde Sueffola 
in piedi , e rovinata, e fcrifTe nel nonòfécoìo) 
nel num. ^d.Juxta Rìvulum Laniì , non procul a 
iSueflìila : Di nuovo nominollo Erchemperto net 
num. 72. Juxta Rìvulum Lanii , atque in ufmrrt 
tnixti Jupervalebat &c. Ed altra Volta nel num. 
73. Ultra Rìvulum Laniì jùxta Sanéì'um Car* 
fum. E Michel Monaco nelle note al Santuario 
Capuano pag. 119. Lanium vulgo Lagno , latine 
Clanius ', parvum flumen , quod a paludibus Suef- 
fulanìs ad mare Patria fiuens , Capuanum terrì* 
torium fejungit ab Aver/ano . 

Alcuni ftimano , che dalle paludi di Sueffola^ 
ed Avella abbiano origine le paludi di Napoli, 
Così ne fcrifTe Ambrogio Nolano nel primo ca- 
pitolo : Cenfent , paludes Neapolitanas a palude 
Abellana , SueJJulanave genitas , & alitas effe . 
Ne fcrive ancora nel z. libr. della fua Latina 
Moria Giulio Cefare Capaccio. 

L'acqua del Riullo è ugualmente fulfurea, co- 
me i 



Si ISTORIA DI SUESS0LA 

me i fonti delle Mofete; e fé nella fua forgiva 
fi tuffa un cane ? che abbia la fcabbia , o un 
giumento f che patifce air unghie , ed ai piedi , 
dicono , che fé ne guarifce - e que* de' vicini 
paefi lo praticano giornalmente . 

Anno una proprietà quelle acque , che ne'loro 
fonti crelcon Y eftate , e mancan Y inverno . E 
ficcome dicono que' villani, crefoono Y acque da 
S. Giovanni a &. Giovanni , cioè da' 24. del me- 
le di Giugno , eh' è la nafeita di quello Santo, 
fino alli 29. di Agofto , quando la Chiefa ne ce- 
lebra la decollazione : e dicono aver oflervato ., 
che quando crefeono i fonti delle Mofete, crefee 
ancora il Riullo , e quando quelle mancano , maxi- 
ma ancor quello * 

Con meraviglia ne fcrive Antonio Sanfelice 
nella fua Campagna, appunto di Suefìbla , e d\ 
quelle acque parlando : Portento/o hce aquee funi 
auéìu , quee cejììvo in calore , prceter cccterarum 
moremxedundanìes , decrefeunt per hiemem . De'tiu- 
mi , che crefeon Y edate , e mancan Y inverno % 
fi può vedere , quanto ne fcrive del Nilo , e 
d' altri fiumi Bernardo Varenio nella Geografia 
Ub. 1. cap. 16. 

Quelle acque anno la proprietà di lapidifica- 
re , o impietrire alcuni corpi; in modo che, le 
nelle fue rive fi unifeono col limo , e colla fua 
fchiuma , pezzi di canna, o paglia , o fonghi , 
olii, fcheggi di legno, frondi d'alberi , erbe , o 
altra cola lignea, e porola , e vi lìanno fermi 
per qualche tempo, a poco a poco ac^uiita.n- 

prs • 



f A R T E T. C A P O IX. 6$ 

gravezza di pietra; ed uniti , ed incollati tra 
di loro dal limo , e dalla fchiuma dell' acqua , e 
col calór del Sole divengono un pezzo di pietra 
bianca cenericcia , formata da una , o più fpe- 
eie di cofe > ficcome per accidente fi unifeono 
infìeme ; e duro da romperli collo fcalpello , ed 
atto alla fabbrica ; ficcome nelle vicine contrade 
a queli' ulò fé ne fervono : dìftinguendofi ancora 
nella fuperficie di elfo la fpecie di ciafeuna co- 
fa, che lo compone, fino ai diftintl nervi delle 
frondi coir intera fua naturai figura ; reftando 
queiii corpi conglutinati infìeme , ed impietriti 
in quella figura , nella quale accidentalmente tra 
di loro fi fono uniti. Io tra V altre cofe vidi 
nella riva del Riulio un tefehio d f afino fatto 
già pietra , ed una canna nata nella fua riva , 
e caduta colla fua cima curva nell' acqua , e quel- 
la parte , che fiava nèll' acqua , era impietrita , 
tutto T altro Itelo fino alla fua radice era can- 
na naturale. 

Di quelle acque d'Italia dovette intender Se- 
neca Naturai, quoeft. lib. 3, cap. 20. ove fcrifle : 
Inde ejì , quod res abjeft& in èundem lacum lapi- 
dea fùbinde extrahuntur < Quod in Italia quibuf- 
dam locis evenit , five virgam , Jive frontem de- 
merjeris , lapidem poft paucos dies extrahis . E 
Plinio ancor ne fcriffe nel lib.ì.cap. 103. In CU 
conum flurnine, & in Piceno lacu Velino lignum 
dejeéìutn lapideo cortice obducitur , & in Suria 
Colchidis flumine adeo , ut lapidem plerunque du± 
rvns y adhuc integat cortex . Simili ter in flumine 

Sila- 



$4 IT SORTA DI SUESSOL A 

Silaro ultra Surrcntum , non virgulto, modo im* 
merfa , vtrum & folia lapidefcunt . Forfè ultra. 
JSalernum fcrifie Plinio , perchè il Silaro è tra 
Salerno , e Pefto . In conferma di che dice Lu- 
gano nel lib.. 2. ..... Radenfque Salami Culto, 

iSiler. ... Giacomo Rohaulzio tìficamente ne 

fpiega la caufa: traéì. Phyfic. pari. 3. cap. io. ; 

Quefte acque del Riullo , e delle fue paludi , 
chiamate anche il Lagno ., dopo aver dato il. 
moto alli mulini detti di Sefibla , e dell' Acerxa. 
dentro lo fteilo bofco , fi unifcono colf acque 9 
che dicemmo delle Mofete , nel luogo , che chia- 
mai! la Forcina, e poi corrono infieme coll'acque. 
dell'altre forgive del Clanio dette li Lagni. Po-, 
chi anni addietro fi fcovrì nello fteijo bofco, e 
negli fteffi contorni una picciola forgiva d'acque 
minerale, e fu chiamata l'acqua della Acerra , 
della quale parleremo nella .feconda parte. 

L' altre forgive del Clanio nafcono tra Avel- 
la , e Nola, e correndo verfo 1' occafo , fi uni- 
fcono con altre forgive , e paludi , che tutte , fic- 
come anche quelle di Suelfola , fon chiamate li 
Lagni , .e fono quefte alcre forgive di Nola al- 
cune volte talmente accrefciute dalle acque ce- 
lefti, che a modo di torrenti inondano, ed al- 
lagano i Campi, e fpecialmente gli Acerrani, e 
Nolani , e ftagnando , e facendoli putride poi 
quefte acque , cagionano un aere peftifero agli 
abitatori . Così ne parlò Vibio Sequeftro de Flu~ 
minibus : Clanìus cjt apud Accrras in Campania? 
qui cum crcvcrit , mcditatur pejlcm terree . E 

tal- 



PARTE I. CAPO IX, 6$ 

talvolta la città di Acerra . Ed a quello propo- 
sto fcriiTe Virgilio nel i. lib. della Georgica. 
Talem dives arai Caput , & vicina Ve f evo 
Orajugo, & vacuis Clanius non cequus Acerris* 
E Silio Italico ancor dille nel lib. 8. cte. 
Bello Punico. 

lllic Parthenope , ac Pceno non pervia Nola t 

Alliphcc , & Ciani o cont empiee Jemper Acer rx m 

E 1' Archipoeta Monopoli tano , Camillo Quer- 

ni , che volle imitare l' uno , e 1' altro , ancor 

dilfe nel lib. i. de Bello Neapolitano : 

Eminus hojìileis acies trino ordine cernens , 
Qua prope campeflres Clanius perfundit Acerras. 
Ed Ambrogio Leone narra, che a* Tuoi tempi 
( fcrivea nell'anno 15 12. ) quell'aere corrotto 
nel mele di Luglio cagionò a tutti gli abitanti 
una febbre, dalla quale pochi ne {camparono; e 
nella fola città di Nola , e fuoi Cafali ne mori- 
rono otto mila. 

Per evitar quelli danni an fatto tagliare de* 
foni, che ricevono l'acque, che fcolano , e le 
imboccano in tre grandi alvei , che corron di 
pari ; ed in uno di quelli s' imboccano anche 
1' acque di SuefTola , e per gli campi di Averfa , e 
Capua tutti uniti sboccano al mare verfo Patria. 



A 



j. III. 

Del nome del Clanìo . 

Ltro nome ebbe dagli antichi quello fiume 
ne' fuoi vicini fonti , ed altro nella fu* 

X fece: 



U ISTORIA DI SUESSOLA 

foce : poiché ne* fonti chiamaronlo Clanius ; è 
chiamaronlo Litemus , ove sbocca al mare , da 
una città eli firaiì nome, ch'era in quella fpon- 
da. Così anche diverfamente chiamai! ora: che 
chiamali li Lagni verìb le fue forgive ; e dove 
fcola a mare , diceft il fiume di Patria , che co- 
sì dices' il luogo , dov'era T antico Literno. Il 
qual nome di Patria vogliono eifergli dato dal 
fepolcro del celebre Scipione detto Africano , il 
quale non foiferendo l' ingratitudine di Roma , 
fua patria , elette quefto luogo per fuo volonta- 
rio efìglio ; ordinando , che nel fuo fepolcro fi 
foffero incife quelle parole : Ingrata patria ne 
offa quìdem mea habens . Così Valerio Maliimo 
Sii 5. cap. 3. de Ingratitudine : e diffufamente 
Livio Uh. 38. cap. 12. & 23. e feguentì. 

Variamente ancora ritrovali nominato quefto 
fiume , come dicemmo Clanius , Glanius , Lanius, 
Clanis y Glanis , e fpeffo da alcuni Scrittori con 
errore è flato confufo col Liris $ eh' è il Gari- 
gliano ; ficcome anche quefto è ftato da taluni 
detto, Clanis, e Glanis ; e da' Greci fcrittori il 
Clanio , come avvertifee il Pellegrino , è ftato 
fcambiatò con altri fiumi ancora : ficcome da 
Appiano Alefandrino col Liri , da Strabone col 
Saone , da Flutarco col Volturno , da Tolomeo 
fu creduto di là di Cuma ; e Licofrone chiamò 
Glanis il Sebeto . 

Il nome di Clanius dicono effergli ftato dato 
dalle Viole, fiori, delli quali abbondan le fue 
rive . Altri dando credito alle favole , dicono , 

aver 



PARTE I. CAPO IX, 6j 

aver tratto il nome da un gigante detto CU- 
nion. Giuniano Majo de prop ridate verborum ; 
Clanius ( dille ) fluvius Campania prone Acer* 
jas a Clanioa , idzjl viola, qua ejus ripa abuii- 
dant . Lo ftello dice Lucio Gio: Scoppa: Clanius 
flumen Acerrarwn Oppidi di ci tur a Macrobio a 
Clanio gigante, vel a Ciani o , xhocviov, ideft Vio- 
la . Lo iìelFo dice Carlo Stefano . E Scipione 
Mazzetta, e Leandro Alberti ne portano p^r au- 
tore Probo . 

Il Greco fcrittore Dionigi AlicarnafTeo nel 7. 
Uh. chiamò il fiume Ctanio , Glanis y e dice, che 
nella Olimpiade 64. nel tempo , che gli antichi 
popoli Etrufci tenevan cinta di afiedio la cittì 
di Cuma , l'acque del Giani, e quelle del Vol- 
turno furon vedute ritornar in dietro verfo i 
loro fonti. Quefto fatto molti non V an credu- 
to, altri Tari creduto con meraviglia . Con ni u- 
na meraviglia lo credette Paolo Merola nella fua 
Cofmografia , applicandolo al fluiìb del mare; e 
così ne fcrifie nella part. 2. lib. 4. Dionyfius de 
Vultumo , & Giani prodigium refert ., eos omijjb 
naturali meatu. veriiffe curfus , aliquandiu retro- 
cedentes ab oftiis ad Juos font e s : Nos Belga $ 
qui fluxum , refluxumque maris novimus , hacta* 
Ha non miramur . Perchè il fluflb del mare (pina- 
to da tempera può per qualche tratto refpinge- 
re , e sforzare il fiume, che sbocca in mare, a 
ritornar indietro . 

Vengono i campi nel!' intorno del fiume Cla- 
nio molto lodati per la fertilità, e bontà de' ter- 

I 2 reni* 



£1 ISTORIA Di SUESSOLA 

reni , come in fatti lo fono ; e lo leggemmo an- 
cora ne' fopra addotti verfi di Virgilio . E vo- 
gliono alcuni , che più chiaramente quello nobil 
poeta avea que* teireni intorno Nola nominati; 
ma avendogl' i Nolani negata V acqua per una 
fua pofleflìone , fcancellò Nola da' fuoi verfi ^ e 
pofevi Ora . Gellio lo riferifce nel lib. 7. cap. 
20. Scriptum in quodam commentario reperiri ver- 
fus ifìos a Vergilio ita primum effe recitatos , 
atque e di t os : 

T alena dives erat Capua , & vicina Vefevo 

Nola jugo . 
Pojìea Vergilium petiffe a Nolanis aquam , uti 
ducerei in propinquum rus • Nolanos beneficium 
petitum non feciffc : Poetam offenfum , nomen Uri- 
bis eorum y quaft ex hominum memoria , fic ex 
Carmine fuo derafijfe , Oraque prò Nola mutaffe, 
atque ita reliquijfe : 

Et vicina Vefevo 

Ora jugo 

Ea res vera ne , art falfajit , non laboro , quin 
tamen melius , fuaviufque ad auresjit , quam No- 
la , Ora, dubium id noncjl\ namvocalis in prio- 
re ver fu extrema , eademque in fequenti prima ca- 
noro Jimul \ atque jucundo hiatu traéìim fonat . 
EJl adeo invenire apud nobiles poetas hujufmodi 
fuavitatis multa, qu& appareant novata effe, non 
fortuita ♦ 



$.IV. 



P A R T E I. C A P O IX. fy 

§. IV. 

De' Colli detti Selva della Falle, e Palombaro, 
S. Angelo, e Cajlello , e Vorrano . 

Stegue a Cancelli l'altro colle , chiamato la 
Selva della Valle , foltiffima di alberi di ca- 
vagne da travi , ed alberi di bofeo ; ed ha nel 
fuo lato orientale una piccola collina , chiamata 
Palombara, e ritrovai! anche così nominata fin. 
dall' anno di Crifto 970. in un Diploma di Lan- 
dulfo , Arcivescovo di Benevento al Vefcovo Ma- 
delfrido nella rinovazione dei Vescovado di S. 
Agata, riferito dall' UgheMi nelro/tf.8. Per ver- 
ticem mentis, qui dìcitur Palombara , defeendit 
aqua, qua nuncupatur Mefite, indeque defeendit 
in Jlumine haneo . 

Accorto a quello colle è l'altro detto S. An- 
gelo , che dalla vicinanza del fopradetto Colle 
vien cognominato S. Angelo a Palombara . So- 
pra quefto Colle vi è un antichiffimo Eremo con 
una Chiefa dedicata a S. Michel Arcangelo con 
alcune Cellule . Quefto luogo ne' parlati tempi fu 
de' Padri Benedettini di S. Sofia di Benevento, 
perchè nelle antiche fcritture di S. Sofia : , vi è 
un privilegio dell' Imperador Errico L deli' anno 
1022. riferito da Ùghelli nel tom. 2. col quale 
quefto Imperatore, che poi fu Santo, ed a 1$. 
Luglio la Chiefa ne celebra la memoria , confer- 
matila Chiefa di S. Sofia S. Angelo in Palom- 
bari 



7 b ISTORIA DI SUESSOLA 

bara con tutte le lue pertinenze: e quefle fono 
le parole : Confi rmamus , aut roboramus omnes 
res , & proprietates ipjius Monafterii . Jcilicet in 
Loco, qui nominatur Fontano; & Ecclefiam San- 
cii Petri in fini bus de Laureto cum omnibus per- 
tinenti is fuis, Sanélum Angelum in Palumbara 
cum omnibus pertinenti^ fuis; Sanéìum Michae- 
lem de Sefjula cum omnibus pertinentiis &c. Da* 
tum 6. Id. Mari, anno 1022. Aéìum Beneventi fe- 
Uciter . 

E nell'anno 11 28. fu nuovamente confermato 
S. Angelo a Palornbara dall' Imperador Corrado 
a S. Sofia con altro Diploma riferito dallo ftef- 
fo Ughelli nel fupplemento al tom. io. con que- 
lle altre parole : Et Ecclejìa Sanai Petri -in fi- 
nibus de Laureto cum omnibus pertinentiis fuis. 
Sancì um Angelum in Palumbaro , Sanéìum Mi- 
chaelem Arcangelum de SeJJola , Sanftam Crii* 
cem &c. 

Nello fìeffo fupplemento riferifce Ughelli un 
altro Diploma dell' Antipapa Anacleto detto IL 
diretto a Franarne Abbate di S. Sofia , confer- 
mando lo ftefìb con quefto barbaro , e confufo 
latinifmo : Sanéìce Murice in Bellula in Caudis 
Sanili Angeli de Palumbaria Monafterium S. An- 
geli cum cellis fuis omnibufque pertinentibus in 
civitate Neapolitana S. Crucis in Seffula , San- 
ili Mickaelis Arcangeli in Toccula &c. lòtto- 
fcritto , Ego - Anacletus Catholicce Religioni s Epi- 
feopus . Datum Beneventi per manum Saxonis, 
Pontificatus anno Domini Anacleti IL Papa . 

Que- 



PARTE I. CAPO K. fi 

Quefto Antipapa Anacleto fu eletto in compe- 
tenza d'Innocenzo IL nell'anno 1130. dopo la 
morte di Onorio , e viife Antipapa fino all' an- 
no 1138. e fu 'quello, che invertì Ruggiero Rè 
di Sicilia, come appreffo vedremo. 

Quefto Eremo , e Chiefa di S. Angelo a Pa- 
lombàra negli antichi , ed immemorabili tem- 
pi fu Parocchia , e nelii più antichi libri , che- 
confervanfi nell'Archivio di S. Agata de' Goti, 
ritrovali quella Chiefa da' Vefcovi , come Par- 
rocchia vifitata . E fi conferva una Bolla dì 
Papa Pio V. di collazione del Beneficio Parroc- 
chiale di S. Angelo a Palombara in Arienzo a 
favore del Clerico Scipione Bonelli in Marzo 
1569. con penfione di ducati 30. a favore del 
Seminario . Ed è cofa degna di rifleffione , co- 
me , e perchè da lafsù il monte calavano gli an- 
tichi Parrochi ad amminiftrare i fagramenti nel 
Cafal d' Arienzo, detto le Cave; e come poi per 
gì* inconvenienti , che accadevano , fu trafporta- 
to il SS. Sagramento nella Chiefa , che poi fu 
edificata nel piano del Cafal delle Cave fotto il 
titolo di Sr Stefano , ove rifiede il Parroco , a 
nomina dell'Abbate, o fia Commendatore di S. 
Angelo ,/che fi provede dal Papa . Ed affai più è 
da riflettere , come ritrovati una Parrocchia con 
cura di anime fopra un alto, ed alpeftre mon- 
te , ove affatto niun fegno né di antica, né di 
moderna vicina fabbrica firavvifa. Mane rende- 
remo buona ragione colle più mature rifleffioni, 
che appretto in. più proprio luogo addurremo •* 

§< V, 



yì ISTORIA DI SUESSOLA 

J. V. 

dirada , che fé Claudio Marcello per andar t 
Nola da Livio dejcritta . 

DOpo il colle di S. Angelo vien divifo da 
una Valle T altro colie , che vien appret- 
to , chiamato Gattello , da un diftrutto Cartello, 
che rtà nella fua cima , ove fu T antico Arienzo, 
come appretto vedremo . Ed ora le fue Setten- 
trionali , ed Occidentali radici fono circondate 
dalle abitazioni del prefente Arienzo . 

In mezzo della Valle , che vien formata dalli 
due colli , S* Angelo , e Cartello , eravi antica- 
mente , ed anche ora è a memoria di alcun non 
molto vecchio una comoda , € frequentata via , 
che cominciando da que' due Cafali d' Arienzo, 
detti le Cave , e Talanico , faliva per ove or 
dicefi & Marzano , e fi calava poi dall' altra 
parte de' Colli, ove dicefi Rocca Rainola , ed in- 
cominciano i Settentrionali , ed Orientali Cam- 
pi Nolani, ov'è ora Campafano , Cicciano , ed 
altri Borghi ; e quindi a Nola giugnefi . Era 
quefta la più corta , e breve via per gli vian- 
danti, e per le vetture, che in Nola, o in Sa- 
lerno, o altrove andar voleano , che fé per Torte* 
ria di Cancelli andati follerò , e perch' era allo- 
ra più frequentata , nel mezzo di efla pagavafl 
il patto , o dazio , ove chiamali S. Egidio , iic- 
come or pagas' in Cancelli per la via , che at- 

tra- 



PARTE I. CAPO IX. 7^ 

traverfando , e facendo croce con quella di Na- 
poli , da Settentrione va a mezzo giorno : ma, 
perchè li è trafcurato di accomodarla , com'era 
prima , che da luogo in luogo icorgeiì fin oggi 
anche di pietre felci lastricata , lì vede ora quali 
da' paifaggieri abbandonata; e dall' acque , che 
fcorrono da' vicini monti dirupata . E Marco Ce- 
fare de Nuptiis, cittadino d'Arienzo, che nel- 
l'anno 1721. morì in età di 104,. anni, diceva; 
di ricordarfi molto bene , quando fi accomodò 
quella via, e quanto era in que' tempi da'paf- 
feggieri coivvetture di cavalli, e muli frequen- 
tata . Ed in tempo , che flava in piedi quel Ca- 
mello , eh' or diltrutto fi vede fui colle , molto 
più frequentata efier doveva , e molto più agiata, 
perchè era 1' unica via , per dove gli abitanti 
del Cartello in quelle parti andare , e venir do- 
veano. Or anche vi fi va, ma difagiatamente, 
e nella fommità della valle vicino al diltrutto 
Caftello v' è un piccolo , ma perenne fonte det- 
to di S. Marzano. 

Qui cade in acconcio di efaminare , qual fa. 
la via , che nel lib. 1 3. cap. 9. deferive Livio 9 
aver fatta il Pretor Romano Claudio Marcello 
per fopra i monti di SuefTola , quando andò ia 
ajuto di Nola col fuo efercito contra Annibale, 
che teneva quella città attediata. 

Annibale , per quel , che Io ftelTo Livio net 
luogo citato ci lafciò fcritto , dopo aver datala 
celebre feontitta all' efercito Ro nano a Canne, e 
dopoché Capua mancando di fede a Roma , erali 

K voi- 



£ 4 ISTORIA DI SUESSÓLA 

volta alla parte di lui , condufìe Y efercito ne'cam^ 
pi Nolani . E non avvalendoli della fua fortuna^ 
trafcurando di andar allora ad alfalir la Città 
di Roma , che faciliflìmamente avrebbe potuto 
acquiftare , perchè avvilita , e di forze fpoiTata 
trovavafi , di che ne vien da tutti Annibale ri- 
prefo 1 e quefto dir volle anche il Petrarca , che 
portandolo per efempio a Colonnefi. contro gli 
Orfìni , dille nel Tonetto 

Vinje Anni bai , ma non jeppe ufar poi 

Ben la Vittoriofa fua Fortuna . 
Era il Senato Nolano , ed i Magnati difeordi' 
dalla plebe : voleano i primi confervar la focie- 
tà con Roma- ma la plebe avida , come fuole , 
di cofe nuove , era di Annibale partigiana : te- 
mendo il Senato Nolano la moltitudine della 
plebe, fé manifeftamente fé le folfe oppofto, fi- 
mulando di voler renderli ad Annibale , pigliò 
tempo a penfar alle condizioni della refa : intan- 
to con fecretezza , e follecitamente ne die av- 
vifo al pretor Romano Claudio Marcello , che 
coir efercito ritrovava!! in Canofa . Marcello aven- 
do lodato il Senato ; ed i Magnati , die loro 
fperanza di tutti gli ajuti , e colla emulazione 
fletta andò in Nola per fopra i monti di Suef- 
fola , e così Livio ne deferive il cammino: Ipfe 
( di Marcello parlava ) a Canufio Calatiam pe- 
tit , atque inde Volturno amne trajeóìo , perque 
agrum Saticulanum , Trcbianumque ( o pur Tre- 
bulanumque , come altri vogliono ) fuper Sue/fu- 
lam per montes Nolam pervenit . Sub adventum 



PARTE I. CAPO IX. ff 

Prcztoris Romani JPafnus agro Nolano excejjit , 
& ad mare proxime N capolini defeendit , cupidità 
maritimi oppidi potiundi , quo curfus navibus tu- 
tus ex Africa ejjet . 

V incertezza de* liti , ove foffero ftate le cit- 
tà di Saticola , e Trebula , ha refo anche vario, 
ed incerto il cammino , per dove foiTe paffato 
Marcello per andare dal Volturno in Sueilbla . 

Antonio Sanfelice il Vecchio , che fu il pri- 
mo a parlarne , flimò , che Trebola folle fiata 
in Trentola nel piano, ed in ugual di ftanza tra 
Capua, e Sueffola. Cifra Tifata ( dille il San- 
felice ) apertis in Campis Jìetit Trebula pari in- 
ter ■ Capuani , & Sueflulam intervallo. £ foggi un^ 
fé , aver egli veduto i veiiigj del Teatro in det- 
to luogo di Trentola . 

Dello fteifo penfiere fu Filippo Ferrari nel fuo 
Leffico Geografico , e diffe : Fuit Trebula Livio, 
J^ùolomceo oppidum Campania inter Capuani , & 
Sueflulam , ubi Trebulanam Villam , cujus memi* 
nit Cicero lib. 5. Epi/ìolarum ad Atticum , a 
Benevento fupra 25. millia pafl. 

Filippo Cluverio nel lib. 3. cap. 5. dice: Tre- 
bula Oppidum: Ex Livio videtur eo loco fuifle y 
ubi nunc Celebris conjpicitur vicus medio fitu in* 
ter ruinas Capua , & Sue fluite , vulgari vocabulo 
Trentola . E parlando noi dell' occidentai conti- 
ne di. Sueffola ,, abbiam riferito , che di Satico- 
la il detto Autore àice-Situséjus maxime qua* 
drat in oppidum, quod vulgo nunc dicitur Caferi a» 

Camillo Pellegrino nel dijcorjo 2. ih 32. fi tua 

K 2 Tre- 



fS ISTORIA DI SUESSOLA 

Trebula nella Baronia di Formicola; ove dicefi 
Treghia, e Treglia , e nel num< sB. dello ftefìb 
difcorfo fìtua Saticola nel Cartello di Limatola, 
o come più ei crede , nel CampQ detto Cappuc- 
cio , Sarzana . 

Altri credono , che Saticola fofìe ftata , ove 
ora è S. Agata de' Goti , e Trebula foffe fiata, 
ove ora è Durazzano, pure ov' è Cervino, 
Forcina di Cervino, e che il cammino di Mar- 
cello , varcato il Volturno , folle lìato corteggian- 
do il monte 'laburno, e per quefti defcritti luo- 
ghi di S. Agata folle calato per la via detta le 
Pietre Chiatte r che farebbe per fopra il monte 
Tifata fino all' ofteria detta di Zicòla , a vedu- 
ta di SueiTola , e lontana forfè tre miglia da ove 
fu la detta città. E Matteo Egizio, che fu di 
quefìa opinione nella Lettera Critica icritta al 
Signor Langlet rifìampata nel 1750. riferifce al- 
cune ifcrizioni , che ritrovanfi in S. Agata , le 
quali per altro niente an che fare con Saticola, 
perchè poffono convenire, ed adattarli ad ogni 
altro luogo , che Saticola non folle . 

Or noi , non prendendo cura né di accettare, 
ne di rifiutare le accennate diverfe opinioni in- 
torno a Saticola , e Trebola , fermiamoci alla 
noltra SueiTola , ed al fuo territorio , o che da' 
piani giunto vi foife Marcello , o che da' mon- 
ti . Punto da niuno de' fopraddetti Autori con- 
traddetto, e didimamente da Livio notato. 

Tutti quelli Scrittori di tante varie opinio- 
ni; dopoché chi per piani, e chi per monti an 

con- 



PARTE I, CA PO II ?7 

condotto Marcello fino a Sueffola , qui Y abban- 
donano , fenfa guidarlo fino a Nola , ov' era il 
maggior bilogno , perchè Marcello fece quefta 
fconofciuta via a fol fine di entrar in Nola , ed 
evitar la via di Cancelli , e rincontro di An- 
nibale, che tenevala affediata , e che bifogna con- 
iiderarlo dalla parte occidentale de' campi Nola* 
ni, cioè verfo Napoli; perchè lo ite fio Livio ci 
dice colle fopraddotte parole , che giunta Mar- 
cello in Nola, Annibale levò raffedio, ed andò 
alle profiline maremme di Napoli , per conqui- 
ftar un' luogo marittimo, e ficuro per lo tragit- 
to delle navi d* Africa . 

Ma Livio fteffo ben chiaramente addita la 
vi*a,che fece quetìo Capitano per andare da Sueffola 
a Nola, dicendo: Per mantes Nolam pervertii. 

Sicché Marcello , dopo varcato il Volturno > 
dopo aver pallate le città di Saticola, e Trebo- 
la, dopo effer giunto a Sueffola * finalmente per 
gli monti giunfe a Nola. Noi dunque dobbiam 
ricercar quefti monti più in là di Sueffola , e 
più vicino a Nola , e sfuggir Y incontro con 
Annibale , o fiano gli occidentali piani di No- 
la . E certamente, che Marcello dovendo andare 
da Suelìola a Nola , e non volendo incontrarti 
con Annibale nel!' occidente di Nola fé non an- 
dava per aria , neceffariamente trapaffando la 
valle della ìteffa Sueffola T per gli monti Suef- 
folani andar dovea ; perch' erano monti , che im- 
mediatamente a Sueffola , ed alla ftia valle fo~ 
piallavano y e co 5 piani fettentrionali di Nola 

con- 



7 S ISTORIA t>I SUESSOLA' 

confinavano; né eravi altra ftrada, per dove an- 
dar folle potuto Marcello col fuo efercito. 

E di quefti monti SuefTolani intender dovet- 
te Livio dicendo : Supra Suefjulam per montes 
Nolam pervenite e non già di quelli, che fuppo- 
ne Matteo Egizio nella citata Lettera Critica a 
Langlet , cofteggiando il Taburno per S. Agata 
de* Goti , e per Bagnoli , o Dorazzano . 

Perchè la via di quefti monti , chiamata le 
Pietre Chiatte \ eh' ei dice con altri , conduco- 
no , e fopraftano a' piani di SuefToìa , e non a 
Nola ; e Livio intender volle de* monti , che fo- 
praftano a Nola , e non a SuefToìa . 

Oltre che fé ben fi confiderà , almeno tutto 
quel tratto di Monte di Core, Zicòla , e For- 
cina di Cervino , eh' er^no nella falda , che fo- 
prafta alla Valle di SuefToìa, alla ftefTa SueiTo- 
la dovette appartenere , perchè nella ftefTa falda 
del monte Tifata , dove più ali' oriente eravi 
il Vico Novanefe , che certamente alla Colonia 
di SuefToìa appartenea . E dello ftefTo penfiere 
fu il Pratilli , come appretto ne riferirem le 
parole. 

ì Perciò , fé Marcello prima di andar in Suef- 
fola T fofTe andato per gli monti di S. Agata , 
e per le Pietre Chiatte è ipotefi ; ma Y eifer 
andato in Nola per gli monti SuelFolani , fe- 
condo le parole di Livio /è dimoftrazione . 

E fé per gli monti SuefTolani dovette Mar- 
cello neceffariamente andar in Nola , anche nC- 
cefTariamente dovea far la ftrada di S. Marza- 

no, 



PARTE'L CAP O J& ff 

no , che detta abbiamo , perchè da colà calava 
alla Rocca Raìnola , ed indi a' piani fettentrio- 
nali , ed orientali, ed alla orientai porta di No- 
la , cioè alla parte oppofta all' accampato eferci- 
to di Annibale, che flava all'occidente ; e fe- 
condo lo fpirito dell' iftoria di Livio , in quello 
Ibi modo potea Marcello non incontrarli con An- 
nibale , ed entrar in Nola . Ottavio Rinaldi 
nelle memorie Itteriche di Capua torri, i. Uh. 2. 
cap. 7. rifiutando il dir di Livio nel racconto 
di quello Viaggio di Marcello così ne fcrive : 
Egli ( Marcello ) ricevuto V avvi/o in Canofa j 
tofio fi pofe in marcia per Cajazzo , e paflato il 
fiume Vulturno per il contado di Saticola , e di 
Trebbia in t SueJfula per i monti in N'ola perven- 
ne . Quefio per altro non è cammino, per cui da 
Canofa in Nola giustamente perve?tgafi; ma quan- 
do la necejjità a noi ignota avefje cofiretto Mar- 
cello a tenere detto cammino m y dove fono quei Mon* 
ti , che intorno Sueffula da Livio deferivonfi* 
t Quello dotto Scrittore non vide i Monti, che 
dice Livio , perchè ne andava in cerca intorno 
SuefTola: ma fé fopra SueiTula , come dice Li* 
vio : Super Suefjulam per montes Nola?n perve- 
nit , avelie egli guardato , o quanti vicini , e 
quanti altri più lontani monti avrebbe egli ve- 
duto : perchè molto vicini e fopra Sueifola for- 
gono i deicritti monti Sueflblani , e quelli ap* 
punto fon quelli , che Livio accenna . 



$•■ Vl * 



8o ISTORIA DI SUESSOLA 

$. VI 

Vorrano . 

PArte del colle Vorrano fu confine del territorio 
di Sueflbla nel fuo lato meridionale , e fu con- 
fine in que' tempi tra la Campagna felice , ed 
il Sannio , e tra Suefibla , e la città di Gaudio, 
che appartenne a' Sanniti , e f u , ove ora è Ar- 
paja, e Arienzo nella via Appia , ficcome ora è 
confine tra la Provincia di Terra di Lavoro , e 
Principato Ultra, e tra Arienzo , ed Arpaja , 
che al fuddetto Principato appartiene . Ha il 
monte Vorrano nelle (uè fpalle i monti di Avel- 
la , e nella fua fronte una collina del monte da- 
gli antichi detto Tifata , ove or chiamali Tai- 
rano , e talmente quefti due colli Vorrano , e 
Tairano fi unifcon vicini coi lor piedi , che la- 
fcian nel mezzo una ftrettiiìima valle , per mez- 
zo la qual'è il fentiere , che da Terra di Lavo- 
ro mena nel Principato; e ne* tempi antichi cor- 
fo della via Appia fu detto , e quefio appunto 
è il cotanto decantato luogo delle Forche Cau- 
dine, ove i Romani ricevettero da' Sanniti Tan- 
cor rinomata ignominia. E febhen da tanti pai- 
fati fecoli in ogni età , ed in ogni lingua di 
quefto famofo fatto fi è parlato, e icritto , pu- 
re appartenendo a' confini di Sueiìbla, de'quali 
attualmente ci ritroviamo a trattare , non lari 
in tutto fuor del noftro propoiito il ricordarlo, 

a n- 



? A R T E I. C A P O IX. SI 

anche perchè col raccontar il fatto, li può eoa 
più chiarezza riicontrar il luogo, che a Suelìb- 
la appartiene , venendo con errore da alcuni con- 
traddetto . E perchè tra gli antichi , e moderni 
Inorici niuno più di Tito Livio e per efattez- 
za , e per diftinzione del fatto , e del luogo ne 
lafciò memoria , nel capo a, e Jeguenti del libro 
p. perciò ancor noi collo Itefìb dir di Livio la 
ricorderemo in accorcio. 

Fatto delie Forche Caudine. 

STavano già i Romani in fiera guerra co po- 
poli Sanniti negli anni di Roma 433. pri- 
ma di Crifto anni 317. nel Confolato di T. Ve- 
turio Calvino , e Spurio Poftumio . Mandaron i 
Sanniti a chieder pace a' Romani , ma quella 
non fu da' Romani accordata . Cajo Ponzio figliuol 
di Erennio, che allor Capitan de' Sanniti ritro- 
vavafi, dopo fatta un' orazione a' folda ti , quan- 
to più occultamente potè , lìtuo l' efercito ne'con- 
torni della città di Claudio , poi fé velìire dieci 
foldati con abito di pallori , e comandò , che fe- 
paratamente col gregge pafcolando , foriero an- 
dati in Calazia nelle vicinanze de'picchetti de' Ro- 
mani, ove fé fonerò Itati prelì, concordemente ave£- 
fero detto , che le legioni de' Sanniti ritrovavanli 
nella Puglia ad aiTediar la città di Lucerà , la qua- 
le per poco reflava , che prefa non V avellerò . 
Quella voce induftriofamente già prima divulga- 
ta , era venuta all' orecchie de' Romani ; ma £ 

L pri- 



SI ISTORIA E>I SUESSOLA 

prigionieri ne accrebbero la credenza , perchè 
vedean , che il difcorfo era uniforme nelle bocche 
di ognuno . E perchè i Lucerei! erano buoni , e 
fedeli alleati de' Romani , e perchè dubitavano 
altresì , che con tale fpavento non fi folle la 
Puglia tutta ribellata ; fecer configlio i Romani, 
quale flrada avellerò avuto a fare per recar aju- 
to a' Lucerei! . Eranvi due fìrade , che a Luce- 
rà menavano , una larga e {coverta per la spiag- 
gia del mar Adriatico , ma quanto più ficura , 
altrettanto più lunga : l' altra più breve per le 
Forche Caudine . Ed in queflo modo il luogo 
naturalmente è fatto , Vi fono due balze , o 
fcofcefe alte , ftrette , e bofcofe da continui mon- 
ti intorno congiunte ; giace chiufo nel mezzo di 
efli un campo bailantemente largo, erbofo ,...ed 
acquofo, nel cui mezzo è il cammino; ma pria 
che a quello giunghi , dee entrari! per uno de- 
gli ftretti, ed o per la lleffa via, per la quale 
ti fei incamminato devi ritornare , o fé più ol- 
tre cammini , dee fuperarfi un altra balza più 
alta , ed impedita . In quefto campo per una di 
quelle fxrade , per mezzo di una cava Rupe i 
Romani fatta calare la fchiera , avviandoci a 
dirittura all' altro flretto , lo ritrovarono chiufo 
con alberi attraverfati , e con una mole di imi- 
furati falli: accortili del nimico inganno, vider 
pure fu T alto de' bofchi la truppa de' Sanniti : 
afTrertaronf! per ripigliar la ftrada , ond' eran 
venuti, ma ancor quella d'altro impedimento, 
e da altre arme chiufa ritrovarono f Stupiti 

ieuz* 



P A R T E I. C A P O IX. g^ 

fenz* alcun comando fermarono , ed un indolito 
torpore fèntironfi per le membra ; Y un V altro 
riguardava , quaficchè Y un Y altro di miglior 
coniìglio conoiciuto avelie : lunga pezza immo- 
bilmente tacquero : perciò vedendo , eh' erige- 
vano i padiglioni de' Confoli , e che certi am- 
mannivano il bilognevole pel lavoio ; quantun- 
que conoiceifero , ch'era inutile il fortificarli , 
pure di palizzata circondarono il campo : lor 
fopraggiunfe la notte, ed in varj morii lagnan- 
doli, coniugando , fremendo trapaUaronla. 

I Sanniti in un così profpeio avvenimento, 
non fàpeano , che riloluzion prendere , e di co- 
mun confenfo fiabiliron di confultarfi per lette- 
re con Erennio Ponzio , padre del lor Capitano. 
Coftui intefo , che gli eferciti de* Romani ritro- 
vavano tra i due firetti delle Forche Caudine 
chiufì , die per confìglio al figliuolo ? che lenza, 
indugio i Romani fi mandailero via tutti libe- 
ri. Ma fu da' Sanniti quel fuo parer difprezza- 
to 5 e di nuovo mandaron per miglior configlio* 
E nuovamente Erennio coniultò il figliuolo, che 
i Romani , lenza neppur ad un perdonare , fi 
atnmazzaffero tutti. Uditili da' Sanniti due co- 
sì diicordanti pareri , fecero , eh' Erennio di per- 
fona nel campo venuto foiie : e venutovi non 
mutò punto il fuo parere , ma folamente aggiun- 
levi le ragioni , perchè così fiimava ; dicendo , 
che col primo configlio , il qual egli il miglior 
di tutti fumava, ne farebbe avvenuto , che con 
un si gran beneficio , che a' Romani avrebber 

h 2 fapr 



g 4 ISTORIA DI SUESSOLA 

fatto , fi farebbe afiìcurata una perpetua pace 5 
ed amicizia con un popolo potentiffimo : col fe- 
condo ccnfiglio fi farebbe differita la guerra per 
molte età : imperciocché perdendo Roma due eier- 
citi , non facilmente avrebbe potuto ripigliar 
forza. Ed oltre a quelli due configli?, dille", 
zion efferv' il terzo . Ma non efiendo fiata né 
T una , né V altra confulta accettata , Erennio 
xitornolTene in cafa. 

E negli accampamenti Romani indarno effen- 
dofi fatti molti sforzi per far delle fortite , ed 
eiìendovi già di tutte le cofe fcarfezza , man- 
daron a chieder pria una pace con pari condi- 
zioni , e fé quella ottener ncn lì potefle , lì 
disfidaffero ad una battaglia . Ma a legati Pon- 
zio riipofe j che la guerra era finita : e poiché 
neppur vinti , e prelì lapeano lo fìato loro con- 
fettare 9 difarmati tutti , e con una loia vefte 
per ciafcheduno volea fargli palfare lotto al gio- 
go , e partendo dal territorio de' Sanniti , ne 
men afferò via le colonie . 

Elìendo fiate quefte cofe a' Romani da' legati 
riferite ^cagionarono in un fubito tal gemito , 
e meftizia , che non avrebbe potuto eiìer dippiù, 
fé fofle fìato lor intimato , che tutti in quel 
luogo aveller dovuto lafciar la vita. Allora L. 
Lentolo , eh' era Capo de' legati , con varie ra- 
gioni periuafe i Conloli ad accettar V alleanza 
con le condizioni , comunque elle fi follerò. La- 
onde i Conloli abboccatili con Ponzio , che vo- 
lga far T alleanza , negarono poter per allora , 



PARTE I. CAPO IX. % 

imperciocché non fi potea fenza il permeilo dei 
popolo Romano, e fenza V altre folenni cerimo- 
nie . Ma i Confoli , i Legati , i Queftori , i 
Tribuni de' faldati fecer la promefTa di farla ra- 
tificare dal popolo y e frattanto per la necerta- 
lia dilazione dieder per ortaggi fecento Cavalieri. 
Ritornati i Confoli nel campo , rinovofs' il 
piantole giunta fora fatale dell 1 ignominia , fa 
comandato , che con una fola verte per ciafche- 
duno , e difarmati foiler ufciti dalla valle ; ed 
in prima furon confegnati gli ortaggi : fu ordi- 
nato a' Littori d* allontanarli da'Confoli , a'qualì 
furon tolti i paludamenti; e tal pietà cagionò 
tra efli una disformazione di tanta Maeftà, che 
ciafcuno dimenticatoli della propria condizione* 
altrove volgea gli occhi da un cotal nefando 
fpettacolo . Primieramente i Confoli , quafi mez- 
zo nudi, furon porti lotto al giogo: finalmente 
ad una ad una le legioni, iìando al d' intorno i 
Sanniti armati rimproverando, e beffando; mol- 
ti ne furon minacciati colla fpada , e feriti al- 
cuni , ed ucciii , fé con volto fdegnofo averter 
ertelo il vincitore per V indegnità delle cole : e 
così furon cacciati fotto al giogo . E quantun- 
que prima della notte averterò potuto giungere 
in Capua, incerti della fede degli alleati, exer- 
gognofi per V infamia , intorno la via non lun- 
gi da Capua fi buttarono in terra . Ma quando 
quefto in Capua fu avvifato , iubito mandarono 
a' Confoli le infegne , li fafci , i littori, arme, 
cavalli r vertimenti } e viveri a' foldati } ed en- 

tran- 



$<j ISTORIA DI SUESSOLA 

trando in Capua, ufcì loro incontro tutto ilSe« 
nato y ed il Popolo, 

Quanto in riftretto abbiam finora liferito del 
fatto delle Forche Caudine rapportato da Livio, 
ci bafta per rifcontrar il luogo $ ove accadde , 
come appretto vedremo; perchè il dippiù di Li- 
vio ad altro, che al noiiro oggetto appartiene. 
Solo qui rettaci a ricordare , in che guifa era il 
Giogo , fotto al quale furon fatti parlare i Ro- 
mani. E benché quella fia cola notoria anche a* 
mezzanamente intelligenti del Latino , ed in 
qualche maniera Verfati nelle E ornane iftorie , 
non fia fuor di propoiito rapportarne la forma 
descritta difìintamente dal lopra citato litorico 
nel lib. 3. Cap. n. Con tre alte fi fa il Gio- 
go 3 due fitte in terra , e fopra di quefte l'al- 
tra legata a traverib . Tribus haftis jugum ft 9 
humi \fixis duabus , fuperque eas iranjvtrja una 
deligata . Così ancora deferitelo ne' fuoi annali 
Filippo Briezio : Jugum: ita dicuntur tres ha/Ice , 
quarum una duabus fuperpofita ejì inftar porta: . 
Turcce ancora dicono i Latini , e Forche ancora 
appreiTo noi chiamas' il patibolo J ove con da n- 
nanfi i malfattori ad efier impiccati . In quello 
ftelTo modo era il jugum , e da quefto trafieioil 
nome le Forche Caudine . Ragioneremo del luo- 
go nel!' orientai confine di Sueilòla . 



CA- 



PARTE L CAPO L g 7 

CAPO X. 

Dell' Orienta! confine del Territorio di Sue/fola , e 
luogo del fatto delle Forche Caudine . 

POchiffimo fa T Orientai Territorio della 
Valle di Sueffola, e tanto poco , quanto fa 
lo fìretto delle Forche Caudine , che il colie 
Vorrano da mezzogiorno, e '1 monte Tifata da 
fettentrione il circondavano • e qui terminava 
la Valle de' Sueiiolani , come diffe il dotto An- 
tonio Sanfelice il vecchio nell* Origine della 
Campagna : Suefjulanorum ( così correggemmo 
T edizione d' Amiterdam ) fuit ea Vallis r qu& 
ad Caudinas protenditur furcas . Lo diffe ancora 
il Pratilli nella lettera a Marco Mondi tra gli 
opufcoli del Calogera torti. 28. parlando di Suef- 
foid, • ha di lei giuri/dizione r, e territorio pecu- 
liare non oltrepafsò negli antichi tempi le ripe 
del fiume Clanio ver/o mezzodì , ma Jlendeafi mag- 
giormente verfo Oriente fnprejjh Ir Forche Cau-* 
dine. E' naturalmente fatta qaelta Valle a mo- 
do di piramide , la cui bafe è Cancelli , ed A- 
lienzo , e la punta della piramide fon le For- 
che Caudine. In confimil maniera paragonolla 
Celeftino Guicciardini nel Mercurius Campanus. 
l'ars mediterranea : Areni ii Oppidum > jam in 
limine faucium , vulgo le Forche Caudine , clade 
Romanarum legionum toto orbe notijìmarum adie- 
ris , Arpadium verfus perpetui? iijdem altijimis 



og ISTORIA t>l SMÉSSOLA 

lugis obfepta in modum pyrarnidis excurrit vaU 
lis , cujus bafim cajirum jam diéìum Arentii , cu- 
Jpidem Arpadium ipjum efformant , adeo fiquidem 
àie coangujìatur valli s > ut vix adjaàumlapidis 
pattai „ 

Concordano quafi tutti gì* Iftorici , Geografi, 
Itinerarj, ed altri Scrittori, che l'antico Cau- 
dium, da cui per la vicinanza trafTero il nome 
le Forche Caudine , folle ftato , ov' è ora la Ter- 
ra d' Arpaja , nella via Appia ; e che le prime 
anguftie ? o ftretti , o balze , che deferive Livio 
delle Forche Caudine , fia quello ftretto palio , 
quando dalla Terra di Arienzo li fale nella Ter- 
ra di. Arpaja , per lo tiretto fendere , eh' è in 
mezzo la Valle , che vieti formata dalli piedi 
de' monti Vorrano , e Tifata , ivi detto Taira-* 
no . Il valentiiìimo Filippo Cluverio nel 4. l'tb. 
dell'Italia antica ftima , che Biondo fia ftato il 
primo autore di quella opinione . Fu Bit* ni 
Flavio da Forlì , e ne' tempi di Papa Pio II. 
nell'anno 1430. diede alla luce Y Italia illuftra- 
ta , ed in quefto modo ne fcriife : In proximaque 
'valle Forculis Caudinis Juperiore Argentimi ejì. 

Abraam Ortelio ne' Sinonimii Geografici ftam- 
pato in Antuerpia nel 1578. così ne fcrive : 
Caudina fauces , ubi Romani a Samnitibus fub 
jugum mijfi fuere , Stretto d' Arpaja vocatur ho- 
die in rei gejìcc memoriam ipjum locum etiam dici 
jugum Diva Maria , fcribit Leandcr : Valle di 
Gardano etiam nominari , idem Leandcr docci . 

Woa so ; con qual giuftizia così il Biondo , 

co- 



P A R T E I. C A P O X. $9 

conte l'Ortelio, de' quali fopra abbiam le auto- 
rità riferite, meritaffero la riprenfione da AnV 
tonio Caracciolo nel Nomenclatore de' quattro. 
Cronologi da lui dati alle ftampe , ove così li 
riprende: Furcce Caudina, cladc , & ignominia 
Romani exercitus celebres in Hirpinis Junt , non 
autem in Abulia , ut mah Hortelius Jingit : /io- 
die vocatur Stretto d' Arpaja . Itaque Blondus 
etiam fallitur , qui Ualenum ad Megellum moiu 
tem exifiimat . 

Oflervai in un manoferitto nella Biblioteca 
Vaticana una poftilla , o fìa nota marginale t 
la quale viene anche riferita da Luca Holftenio 
nella pag. 1196. diCluverio, perciò la riferifeo 
colle flette parole di Holftenio : In vetujìijìma 
Codice MS. hijìoricz Longobardica Vaticana Bi- 
bliotheces y quarti Erchemperti effe comperi , ubi 
auóìoris Furcularum Caudinarum meminit , nota 
marginalis Jatis antiqua manu appojita legitur 
hujufmodi : Furculco Caudine locus ejì in media 
intcr Beneventum , & Argentium , ubi dicitur 
Arpadium in valle Caudina . Quefle note di Hol- 
ftenio vanno ora ancor inferite nel X. tom. del 
Muratori Rerum Italie arum . 

fo. Baptijìx Nicolojìi Herculis pars 3. Aren* 
tìum Arienzo : Situm ejì Arentium ad fauces 
Furcarum Caudinarum, quee hodie ab oppido ipjìs 
vicino dicuntur: Stretto d' Arpaja , & Balza &~ 
Maria &c. Ubi hodie exjìat S. Maria , in JPrinci- 
patu ulteriori Jita ejì ; fere Aerolam inter , & Aren- 
tium volunt CaudiumfiiiJJe , a quo Furate Caudina 
vacate funi • M Al- 



p ò ISTORIA DI SUESSOLA 

Alfonfo Lafor fcrifTe-- Caudiwn Oppidum fuit 
Hirpinorum , nunc Harpadium ; hi ne Caudina; 
fauces , vulgo Stretto d' Arpaja , Jeu etiam , il 
giogo di S. Maria ; duce angufiice moniium in 
valle Caudina , qu# vulgo la Val di Gardano , 
Jatìs ampia inter Arpajam vicum , & Airolam . 
Joannis Henriei a Pflaumern Mercurius Itali- 
cus . Italico Jumma deferiptio : Nec minus famo- 
Jum Caudium , & Caudina vallis , hodie Garda- 
ni y Furculceque Caudino? loco , qui hac atateju- 
gum S. Marie? appcllatur . 

Francefco Pratilli nelle note al num. 49. di 
Erchemperto: Caudine? Furculcefpatium illud oc- 
cupabant inter Cajìrum Argentii, & Caftrum montis 
Herculis , montibus undique circumfeptum, in quo 
Samnites olirti Romanos fub jugum miferunt . 

Pierre Davity , &c Jean de Recoles defeription 
dell' Europe : Quatrieme partie tom. 3. Arpaja 
nommée par les anciens Irpins , Jelon Blonde , 
bienque Leandre mette Harpadium proche des 
fourches Caudines , appellées au/ourd' huy Detroit 
d 1 Arpaja , de me/me que la Vallee Caudine fé 
nomme de notre temps Vallèe de Gardano, & de 
Joug Caudin , ou les Samnites firent pajfer les 
JRomains fous le Joug , porte le nom de Giogo 
de S. Maria . 

Luca Holftenio , benché Safibne di nazione , 
fu rninutiffimo inveftigatore di quelli luoghi , e 
nelle note all' Italia antica di Cluverio nella no- 
ta alla juig. up6. così notò di quelli luoghi : 
Ego autem , cum ipje pojlca lujtrarcm hxc loca, 

ex 



? A R T E I. G A P O X. gì 

ex lapidum cinti quorum infcriptionibus certo ce* 
gnovi , Caudium co fuijje loco , uhi nunc Arpaja 
vicus efì : Furcas autem Caudinas in Jaltu angu- 
fio , & diffìcili , quo ah Arpa] a dcjcenditur Ar- 
gentium , prcefertim /uh pago , cui etiam 'nunc 
vulgari Italo rum lingua nomai Turchie efì , quas 
antiquorum Furculas effe nullo modo dubitar i po- 
iefi : & per hanc vallem , five faltum Appia du- 
cebat , quod precter alia argumenta tejìantur la- 
pides milliarii , & veteris vice vejligia ifthinc a 
me detetta : nani precter infcriptionem Gaudi nam 
a Benevenranis pojitam in Arpajam , vidi ipjc y 
& defcripji columnam milliariàm fub ditto pago 
Turchie ah Auguflo Imperatore pojitam cum num» 
XVI. quod veruni inUrvallum efì inter Capuani, 
£y Caudium . 

Qui , ficcome anche in appreffo per Furcas 
Caudinas intende Olfìenio del luogo , dove furo- 
no piantate le Forche, ora Forchia , luogo ac- 
cennato da Livio Extra valium . Quindi pone egli 
1' Olftenio il primo fìretto in Arpaja , e poi il 
campus faiis patens nella Pianura tra Arpaja y 
e Montefarchio , e finalmente l'ufcita, o fia il 
fecondo iìretto a Sferracavallo ; ed in tal manie* 
ra li verifica - ancora , che la Cava Rupe dovet- 
te cominciare dalla Cupa di Pizzola , e dalla via 
detta fin oggi Caudarola , e fempre per Cava 
Rupe, come in molti luogki ancor dimofira là 
via vecchia , andavafi fino a Caudio, ora Ar- 
paja, da dove entravafi nel campus fatis patens: 
tutto uniformandoli col dir di Livio . . 

M 2 §.l 






fa ISTORI^ DI SUESSOLA 

fi I 

Si rifiuta V opinione di Cluverio intorno alla For- 
■ che Caudine, ed alla via Avvia. 

ce 

T^ IHppo Cluverio , Scrittore in vero di molta 
Jl ftima J con nuovo penfiere fìimò , che il 
primo ftretto J che paiTaron i Romani , e dopo 
il lor pafTaggio fu da' Sanniti chiufo , folle fla- 
to nelle ripe del fiume Ifclero tra le città di S. 
Àgata de' Goti , ed Airola; e che Àirola ftefla 
fòffe l'antico Caudium, da dove pafiava ancora 
la via Appia : Plerique (così Cluverio Ital. an~ 
iiQ. U6. 4. cap. 7. ) hoc nojìro avo Furcas Cau- 
dinas interpretantur eas angujìias , qua funi apud 
vicum vulgari vocabulo Arpaja , XIII. millia a 
'Benevento dijjitum \ quibus ego primum hujus opi- 
nionis auttorem fui/Je judico Blondum in Italia 
Jua Illujìrata . Veruni hoc iter Jìatim pojì trio, 
millia ab Arpaja Campania viatores inferi juxta 
Tifata montem verfus Capuam per loca , qua 
vulgo dicuntur Arienzo , Mat aloni 5 & hinc alia. 
Caudina vero angujìia erant ab altero ditti mon- 
tis latere in via Appia , ut ex Strabone diferte 
ìnielleximus ; ferebatque id iter Calatiam ultra 
Vulturnum fitam . E nel lih. 4. cap. 17. dice, co- 
me fìegue : En Livius ait \ duas fuifje angujìias 
ih itinere Caudino , & inter eas Campiti* fatis 
ratcìitcm; at in Uhi alia via, quee a Benevento 
ih Camp ani am ducit • une tantum funi apud prt- 









PARTE I. CAPO X. f$ 

diftum vicum Arpajam . Sane ex pr&fcripia L i~ 
vii defcriptione , duóluque itineris a Calatici ver~ 
fus Beneventum , tutu ex numeri s millium , qu ce 
Itineraria hoc itinere habet , Caudina Angujtia, 
five Furcce nulla alice funi , quam quas Ijclerus 
amnis apud Opidum S. Agata medias fecat , in 
Vulturnum jlumen verfus Calatiam contendens : 
/equi tur quippe has primum campus illefatispa- 
tens j dein alterco angufiicc , quas Livius a Ca- 
latta verjos Caudium incedens , primas vocat . 
Apud If eie rum igitur amnem in diéio campo Ro- 
mani vallo circumdederunt . Cceterum furcis Cau- 
dinis ipfum Opidum Caudium fuij/e contiguum , 
ex pluribus Livii patet locis . Ex intervallo XL 
millium y quee Tabula itineraria , & Antoni nus i zi- 
ter Caudium , & Beneventum habent ; vri XII. 
millium j quee Hierofolymitanum Itinerarium ha- 
bet 9 certe Opidum Aerola pojitum in ex tremo 
jugi , quod Caudinas Furcas ab fini/ira I/cleri 
ripa claudit , ejl vetus Caudium : & non in pia- 
nitie , ipfaque Appia via fuiffe id Opidum Ho- 
ratii tejiantur verfus , ubi cauponas Caudii po- 
nit in via Appia. De ccetero alterumjugum mon- 
tis, quod fupradiéias anguftias 9 atque vallei$ 
If cleri amnis ab dextra ripa claudit , Taburnus 
vocabatur mons . 

Quefta opinione del Cluverio comunemente è 
riprovata; e con fortiiììme ragioni lì può di-- 
inoltrare , che né la via Appia , né le Forche 
Caudine furon nel luogo , dov'ei k ftima nel 
fiume Ifclero. A baldanza ne parla il Pellegrina 

nel- 



p 4 ISTORIA DI SUESSOLA 

nella fua Campania , V Olllenio nelle note a que- 
llo riferito luogo di Cluverio ditte : NequeClu- 
verius fatis perfpexijfe videtur fitum naturamque 
montium , qui V allena Caudinam ambiunt , dutn 
Appitz duóìum per longas , & difficiles vallium 
ambages circumducit . E poco dopo ancor ditte : 
C afe rum Cluverius totum hunc Livii locum de 
Valle , Furcifque Caudinis male intellexit , 

Oltreché fi può riflettere dippiù , che gl'Itine- 
rarj fteflì, che a favor della fua opinione cita il 
Cluverio , fono apertamente alla fua opinione 
contrari : e perchè quefti in qualche parte ap- 
partengono a' luoghi di SueiTola , e nerifchinra- 
no il fuo territorio , non mi rincrefce il rife- 
rirgli $ e confiderargli . 

L'Itinerario Gerofolimitano , defcrivendo il 
cammino da Otranto lino a Roma , giunto a 
Benevento dice come fiegue. 

Civitas Benevento M. X. 

Civitas , & Man/io Candii M. VII. 

Mutatio ad Nova* M. Vili. 

Civitas Capua- M. XII. 

Niuno contraila ( ficcome ancor noi qui a 
poco vedremo ( che Ad Novas fu , ove ora è 
il cafal d* Arienzo, che tuttora chiamali la No- 
va , e S. Maria la Nova . 

Ma fé la via Appia, fecondo il Cluverio da 
Airola, eh* è il fuo Caudium , gira per S. Agata 
de' Goti , e quindi a Capua , non può in quello 
cafo pattar più per Novas , perchè va dall' altra 
parte fettentrionale del monte Tifata : e quello 

è con- 



PARTE ± CAPO X. <?5 

è- contrario al Gerofolimitano , perchè queito 
pone il cammino per Novas . 

E fé per Novas voleiìe paifare , dovrebbe il 
paiTeggiere, che da Benevento va in Capua , pri- 
ma andar in Airola., eh' è il Caudium del Oli- 
verio, e poi forzofamente dovrebbe andare, ove 
ora è Arpaja per metterli nel diritto cammino, 
e palTar per Novas , come pone il Gerofolimi- 
tano. Ma quello farebbe untortuofo, e più lun- 
go cammino , che fé da prima in Arpaja andalTe, 1 ; 
perchè dovrebbe fare con un angolo ottufo quel- 
che potrebbe fare con una linea retta . E da 
quello ancor fi pruova , che il Caudium fu in 
Arpaja , non in Airola . 

Se il Cluverio vuol tirar fua ragione a favor 
fuo dall'altro Itinerario, che cita di Antonino, 
come fopra colle fue parole vedemmo , quefto 
nemmen gli giova , perchè crede provarlo dal 
numero delle miglia XI. che mette Antonino , 
o dalle miglia XII. che mette il Gerofolimita- 
no, perchè quello di Antonino dice così . 

A Capua Benevento M. P. XXXlìl. 

Item a Capua Mquotutico M. P. LIV. 
Ubi Campania limitem habet . 

Caudis M. P. XXL 

Benevento M. P. XI. 

Mquotutico M. P. XXV 

Ma le miglia XI. o XII. da Benevento fino 

a Gaudio li può incendere anche, fé il Caudium* ' 

fu in ■ Aipaja; perchè Arpaja ha la. iteiìa diftan- ' 

za da Bell'evento , quanta ne ' ha : h &ìtol%-y fioche ■-■ ^_ 

il 



9 S ISTORIA DI SUESSOLÀ 

il num. XI. o XII. degl' Itinerarj poffono ugual- 
mente convenire così ad Arpa j a , come ad Airola. 
Più manifefìamente fon contrarie al Cluverio 
le Tavole del Peutingero , le quali defcrivendo il 
cammino da Cafìlino a Benevento nella feguen- 
te forma lo notano 



Capua 


III 


Calatici 


vi. 


Ad Novas 


Vili 


C audio 


Vili. 


Benebento 


XI 



I numeri così degl' Itinerarj , come delle Ta- 
vole fi sa , che per lo più fi ritrovano fcritti 
{"corretti dalli copifti : ma a noi poco importano 
i numeri, facendo ballante autorità al cafo no- 
ftro i luoghi , che fi ritrovano fcritti : e tal era 
T antico' corfo dell' Appia da Capua a Beneven- 
to , qual dalla Tavola del Peutingero fi nota i* 
e pur lo fìeffo è ora , cioè . 

Cafìlino flava , ove ora è Capua . 

Capua , flava ove ora è S. Maria di Capua. 

Calazia, vicino C a/erta , e Maialoni. 

Ad Novas, S. Maria la Nova, e Vico d f 
Arienzo . 

C audio , Arpa] a, nella via Appia. 

Benebento , Benevento . 
Oltre i fopr' addotti antichi Itinerarj , fanno 
ben manifefta pruova della via Appia li Milli a- 
li , che in quel tratto tra Àrpaja , ed Arienzo 
s'incontrano co' numeri efatti delle miglia, co- 
minciando dall'antica Capua, e col nome di Ce- 
lare 



PARTE!. CAPO X. 97 

fare Augufto. Erano i Milliari alcune Colonnet- 
te alte quattro , o più palmi piantate in ogni 
miglio nella via Appia , cominciando da Roma 
fino a Capua co' numeri, che le miglia defìgna- 
vano : e furon poi da Cefare Augulio lino a Be- 
nevento prolungate, ed apprefTo fino a Brindifi, 
ove r Appia terminava; notando eziandio i no* 
mi degl' Imperadori , che V avean fatte , o rifatte, 
e chiama vanii Columna Miliari ce ; Lapides miU 
larìi , o {blamente Lapides . E perciò leggefx 
preilb i Latini P. E. Tertio ab Urbe lapide * 
cioè tre miglia lontano da Roma. Quinto ab Urbe 
lapide cioè : cinque miglia diftante da Roma , 
dalle quali il viandante reftava intefo delle mi- 
glia , che avea feorfe . E quefto volle dir Ru- 
tilio co' fuoi ver li prello Lipfìo de magn, Rom» 
lib. 3. cap. io* 

Intervalla vice fejis prceflare videtur , 
Qui. notai infcriptus millia multa lapis: 

Fecero eziandio nella via Appia leolìerie, è 
gli alberghi per gli paiieggieri : e quefti , eran 
per lo ripofo , e rinfrefeo della mattina , e fi 
chiamava Mutatio , era per la permanenza 
della notte, e Man/io era detta. Così intendefi 
delle Pofte il riferito Itinerario del Gerofolimi- 
tano da Benevento a Capua. Civitas Benevento. 
Civita* , €* Man/io Caudii. Mutatio ad Novas. 
Civitas Capua. 

Quella Mutatio ad Novas facilmente potè ef- 
fere , ove or chiamali Alle T ave mole in leni- 
mento della Nova inArienzo, ritrovandoli que- 

N Ho 



p3 ISTORIA DI SUESSOLA 

ilo nome baiìantemente antico fin dall' anno 970. 
quando fu rinovato il Vefcovado di S. Agata, 
come leggefi nel Diploma di Landulfo Arcive- 
fcovo di Benevento al Vefcovo Madelfrido rife- 
rito nel toni. 8. da Ughelli ; ove deferivendo i 
confini dice: Tabernul& , dehinc progreditur per 
alios montes $ & per eorum vertices venit in 
Sarto ; & per verticem monti s , qui dicitur Pa- 
lombara , defeendìt in aqua , qua nuacupatur Me- 
fite ; indeque defeendit in fiuvio Laneo . E qui 
fu ritrovata la Colonna milliaiia , che appreifo 
riferiremo P Luca Oliìenio nel poc' anzi citato 
luogo riferifee , avern' egli feoverta un' altra nel 
fuo pafTaggio per quefti luoghi col numero XVI. 
Ma quafì un fecolo dopo quella colonna più non 
fapevafì , ove ftava . Io con quello lume ne feci 
far diligente ricerca , e n'ebbi da un contadi- 
no notizia , che flava fotto un albero di cirie- 
gio fepolta in un podere de' MafFei , dove dice- 
fi Al Crocefiffo , poco dal Cafal di Forchia di- 
fcolìo ; la feci diffotterrare y e nel feguente mo- 
do la traferiffi , e dice con caratteri grandi : 

IMP. CJES. DIVI. F. 

AVGVSTVS. COS. XI. 

TRIB. POTEST. VII. 

S. C. 



Al 



PARTE I. CAPO X. 9 $ 

Al rovefcio della fìefìa colonna, con caratte- 
ri più piccoli dice. 

D. N. FL. CLAVDIO. 

IVLIANO. PIO. FELICI. 

INVICTO AVG. 

D. D. D. N. N. N. TH^ODOSI. 

ARCADI. HONORI. 

BONO REIP. NATIS. 

M. XVI. 

D. D. D. N. N. N. VALENTI 

NIANO. THjEOD. 

ET. ARCADIO. 

Lo itefìb contadino mi die notizia , che in 
un valloncello ivi vicino , anche verfo Forchia 
tra alcuni faffi eravi un' altra colonna . La ri- 
trovai , ed era del tenor feguente con caratte- 
ri grandi . 

IMP. CMS. DIVI. F. 

AVGVSTVS. COS. XI. 

TRIB. POTES. VII. 

S. C. 

XIV. 



N 2 AI 



frco ISTORIA DI SUESSOLA 

Al rovefcio della ftefia colonna di caratteri 
più piccoli , e più rozzi . 

D. N. 

FLAVIO. 

VALERIO. 

CONSTANT. 

PIO. FELICI. 

INVICTO. AVG. 

DIVI. CONSTANTI. 

PII. FILIO. 

BONO. REI 

FVBLICE. NATO. 
M. XIV. 

Quefta colonna or più non ritrovai! in quel 
luogo : ma io credo , che fia la fìeffa , che or 
vederi nel Cafale di Arienzo , detto Capo di Con- 
ca , nella caletta di Marcone Diglio , il qual 
mi dice averla egli prefa nello fieno valloncel- 
lo ; ma forfè un miglio più in giù , ov' io la 
vidi . La mole , e la qualità della pietra è li- 
mile a quella di- Arpaja -, e qual io la vidi ; ma 
tra lo sbatter de' faffi della corrente del vallone, 
e perchè il Marcone la portò rotolando in fua 
cala , ora fi conofce appena effervi flati caratteri. 

E' da notarli, che quelle due riferite colonne 
milliarie ftavano verfo Forcina , al di fotto, ed 
alla dritta della prefente ftrada , quando fi va 
in Benevento ; e quella era 1' antica via , che 
andava ad ufcire lotto, ove oggi è il Convento 

de 



PARTE T. CAPO X. tei 

de PP. Francefcani -, detto S. Maria delle Gra- 
zie , ficcome da fopraccitati autori abbiamo of- 
fervato; ed in queita antica via, ora all' intut- 
to abbandonata, più manifeftamente veggonii le 
due balze da Livio deferitte, e più cavate rupi. 
Quefta via , che ora battei! , chiamali la Via 
nuova , perchè novellamente fu fatta nelli pri- 
mi anni del corrente fecolo XVIII. nella falda 
del monte Tifata aldi fopra dell'antica; ed in 
molti luoghi fi ruppe il fallo del monte a forza 
di mine , e fpecialmente , ove fi dice i Ponti 
d' Arpaja f ove fi fece più in alto il fendere , e 
fi evitano le precipitofe balze dell' antica via , 
ove ftavano le riferite colonne milliarie. La det- 
ta Via vecchia , nella quale fino ad Arpaja con- 
tinuava la Cava Rupe , fu conceffa in com- 
penfo alli padroni del terreno, che fi occupava, 
per diftender la via nuova \ e da quelli fu em- 
piuta, ed appianata cogli altri lor terreni, che 
ora non fempre fi conofee , dove diftintamente fia- 
ta foife ; ma vi fono vecchi , che fé la ricorda- 
no , e mi afficurano , eh' era via , e vallone co- 
me quella di Pizzola alla Caudarola * 

Dentro la terra murata d'Arienzo nel canto- 
ne del giardino de' Lettieri ftà fabbricata un altra 
colonna milliaria , nella cima della quale appa- 
rirono fegni di lettere grandi , come le due ri- 
ferite , ove notano Cefare Àugufto , ma molto 
rofe . Al di fotto di quelle con chiare lettere 
fi legge , come la prima con caratteri piccioli f 
che fi conofeono foggiuntl nella ile-ila antica co- 
lonna pofia da Celare Augufto . D. D, 



loa ISTORIA DI SUESSOLA 



D. D. D. N. N. N. VALEN 
TINI ANO. THEOD. 
ET. ARCAD. 

Il rovefcio , perchè fVà fabbricato nel muro , 
non fi può leggere, né fé ne può vedere il nu- 
mero . Queffca colonna fu ritrovata, ed ivi tra- 
sportata dal cafale d' Arienzo , detto La Nova, 
nelle vicinanze dell' Ofìeria detta Le Taverno- 
le , o pure La Taverna dell' Olmo ; e facilmen- 
te quefta fu l'altra , che accenna aver veduta 
nel fuo pailaggio l'accorto Luca Oìiiraio , ed è 
appunto nel luogo, che nelli lopra utenti Itine- 
rari è notato Ad Novas. Altra colonna millia- 
ria dice ancora Olfienio aver veduta a S. Maria 
delle Galazze , benché vctujìate confumpta . 

Nel moniilero de' PP. Virginiani d' Arienzo 
feci cavare un' altra colonna milliaria , che ap- 
pena compariva al di fuori del muro del giar- 
dino nella via pubblica. Porremo quello , che fé 
ne può leggere bene , effendo tutto 1' altro al di 
fopra rofo • Ed in quefle colonne ben fi vede ^ 
che nelle cime vi fon caratteri grandi , e vi è 
notato Augufto . 

Al di fotto fono altri caratteri di tempo po- 
fleriore , e più piccoli : da che fi può argomen- 
tare , che le colonne furon pofte da Cefare Au- 
guro la prima volta, e poi in altri tempi log- 
giunto quel , che fi legge . Si conofce con Ca- 
ratteri grandi 

A\ 



PARTE T. CAPO X. ÌÓ$ 

AVO. 

*M. xik" 

Con caratteii più piccoli 

D. D. D. N. N. N. 
THEODOS. 
ARCADI. ET. 
HONORI. 
Quefte antiche Colonne milliarie Baftantemen- 
te autenticano i fopra riferiti ltinerarj , ficco- 
me gl'itinerari autorizzano quefie colonne : dal- 
le quali ancor fi pruova, che Cefare Auguito fu 
quello , che prolungò in abbellimento la via da 
Capua fino a Benevento , ficcome prima Appio 
il Cenfore aveala condotta da Roma fino a Ca- 
pua ; e Nerva poi da Benevento fino a Brindili 
prolungolla , fé fi fa buona 1' ifcrizione riferita 
nel foglio 151. da Gio: Gr utero , che dice, of- 
fervars' in Afcoli , ed è quefìa , che riferiremo; 
benché molti foitengano , che da Nerva fotte fiata 
rifatta, e non fatta la via da Benevento a Brindili. 
IMF. CESAR. 
DIVI. NERVyK F, 
NERVA. TRAIÀNVS 
AVG. GERM. DACIC 
PONT. MAX. TR. FOT. 
XIII. IMP. VI. COS. V. 

P. F. 
VIAM. A. BENEVENTO 
BRUNDVSfVM. FECVN. 

SVA. F. Sin 



104 ISTORIA DI SUESSQLA 

Sin ora è flato indecifo , chi oltre Capua pro- 
lungata aveffe la Via Appia , attribuendolo al- 
cuni a Cajo Gracco, altri a Celare Augufto, e 
così Giuflo Lipfio nel i, di Tacito al num. 75. 
dell' Appia parlando : Appius ipfe non hercle ul- 
tra Capuani perduxit ; nec potuit quìdem , ut fi- 
nes tunc erant Imperli Romani . Perduxit pojiea 
five C. Gracchu? tribunus , qui caratar vico Ap- 
pi ce non lev iter in eam impendit , five Augufìus, 
de quo infcriptiones prijcce S. jP. (X R. QUOD 
VIM MUNITM SUNT. Nam certum ali quid 
non olii , non ego inveivi . Anche indecifo lafciò 
quefto punto il Pellegrino spili difcorfi della 
Campania. Ma ora colla fcoverta di tante co- 
lonne refta ben chiarito , che Augufto la via 
Appia da Capua fin a Benevento diftefe . 

E' ftata poi quella nobil via accomodata , e 
rifatta da altri Imperadori , e fpecialmente fot- 
to T Imperio di Onorio , e Teodofio nella fine 
del quarto Secolo , come abbiam veduto nelle 
riferite colonne milliarie ; e fu in olìervanza 
della legge da efii emanata , la qual comandava, 
che tutti doveffer contribuire negli accomodi 
delle vie, e de* ponti , non eccettuandone nep- 
pure i luoghi pii ; come abbiamo dalla Leg. 7. 
Ad injhuéìiones .• Cod. de Sac. Ecclef. Ad inftru- 
ftiones ( quella è la legge ) itinerum , pontium- 
que etìam divinas domus , & venerabiles Eccle- 
fias tam laudabili titulo libenter adjcribimus , 
quia non eft inter Jordida ninnerà numeratum . E 
perciò .nelle (opra riferite colonne fi leggono i 

no- 



PARTE I. CAPO X. idi 

nomi di quelli pofteriori Imperadori , o al ro- 
vefcio , o fotto a quello di Cefare Augurio , e 
con diverfi caratteri . 

E forfè in quefta occafione furon fatte le Ta- 
vole dette del Peutingero , e forfè perciò cosi 
fatte come fi veggono, attribuendoli dagli uomi- 
ni dotti a' tempi dell' Imperador Teodofio nel- 
la fine del quarto fecolo . E così ancora ftimò 
il dotto Mazzocchi nell' Amfiteatro Campano . 

E Livio ancor colla fua diftinta narragione , 
par che deferiva , e difegni quello proprio luo- 
go , per dove paiTaron i Romani prima di en- 
trare nello fpaziofo campo , dicendo , che anda- 
rono per Cavam Rupem . Quefta cava rupe pro- 
priamente s' incontra in quefta via fotto il Con- 
vento de' PP. Cappuccini d'Arienzo, e chiamai! 
la Cupa diPfozola. Ed anticamente tirava quefta 
Cupa per Forchia , fin fotto la Taverna d' Ar- 
paja , ed è formata dalli torrenti delle acque pio- 
vane ; e ne'palTati tempi fervi va per via, e per 
vallone , pericolofifììma a'paffeggieri , quando colla 
corrente s'incontravano. Chiamano Cupe tutte 
quelle vie , che profondate dall' acque , o da altra 
cagione fono più baiTe de' campi piani . E quefta 
Cupa di Pizzola , che prima di farli la tìrada, 
nuova , tirava per molto altro tratto , è divi- 
fata da Livio col nome di Cava Pvupe; ed ove 
dieci , ove quindici , ove venti , ove più palmi 
più profonda de' campi , ne' quali fono le pian- 
tagioni ; ed in alcune parti chiamano anche Ca- 
voni quelle profonde vie ; e quefta detta di Piz- 

O zola 



t0 $. ISTORIA DI SUESSOLA 

zola era viciniffima alle balze , ove fta il calai 
d'Arpaja, detto Forchia . Qual nome par , che 
apertamente dimoiiri > efler corrotto dall' antico 
Furcce , o Furculce , perchè quello nome li è an- 
dato corrompendo appoco appoco da FurcuU in 
Forchia . 

Furculce , e Furcce più volte chiamò Livio 
quello luogo nel lib. p. , e lib. 25. 

Pur così chiamollo M. Anneo Lucano in JPhar- 
faìia lib. a. 

Tunc cum pene caput Mundi , rerumq. potejìaa 
Mutavit tralata locum 3 Romanaque Samnis 
Ultra Caudinas fperavit vulnera Furcas . 
Oaudinas Fauces diffelo Silio Italico de 2. bello 
Punico lib. 8. 
Qui Batulum , Mucrafque colunt > Boviana- 

que , quique 
Exercent lufìra , aut Caudini^ Faucibus lice- 
re nt . x 
Cominciò ne' tempi di mezzana età a corrom- 
perli il nome di Furculce in quel di Furclcc , co- 
me fi legge nel Sepolcro del Duca di Napoli, 
detto Buono , che bruciò quello villaggio , e 
morì fecondo il Summonte , che nel toni. 1. il 
riferifee , nell'anno 834. e vedefi nella Chiefa 
di S. Maria a Piazza in Napoli . 

Sic ubi Bardos agnobit edijicaffe Cajlellis 
Acerre , Atclle diruti, cujìodcjque fugavi t , 
Concu/Ja loca Sarnenfis , incendi tur Fulclas, 
Cunfta Ictus depredane cum fuis regriditur 
Urbem . 

E Leo- 



P A R T E I. C A P O X. 107 

E Leone Oftienfe , che fonile la Cronica Gai- 
fi nefe , e ville nel noo. difFe nel lib. i. Cafa- 
le in Caudis , Cafale in Forale . 

Si ritrova anche florpiato il nome di quello 
luogo con quello di Claudire ForcoIIo , come fi 
vede averlo chiamato Leonardo Aretino nel lib. 
2. cap. 74. ilampato in Napoli nel 14.92. Unde 
li Sanniti combattendo colli Romani allo Clau- 
dire Forcollo hebbero vittoria , & fecero una ma- 
ravigliofa vergognici a li Romani ; che poiché 
V ab ber pigliati , vituperofamente fé li fecero 
pafjare nudi fatto una afta de lancia in jìgnio de 
Jervitute , & poi li liberaro tutti per quijio mo- 
do . Nel Capitolare del Principe Sicardo appref- 
fo il Pellegrino fi ritrova : Furculum : Salernum y 
Samum , Cimiterium , Furculum , Cap uà , Tea- 
nus 9 Sora . Se pur ivi non volefle intendere per 
Caudium . E così finalmente li corruppe nel no- 
me di Forcina.. 

E per poter più minutamente efaminar quella 
punto, delle Forche Caudine consideriamo i Roma- 
ni coi loro eferciti in Calazia or Gala.zze , o lia 
la Calazia piana nominata dagF Itinerari del Ge~ 
rofolimitano, e J?eutingerò, fei miglia lontana dair 
antica Capua verio SuefTola . Da quello luogo i Ro- 
mani facilmente , fecondo ogni buona regola mili- 
tare j potean ^ e doveano tenere i loro picchetti 
avanzati fino alla valle di Suefibla , verfo la Nova, 
luogo iofpetto, perchè luogo $ donde avrebber 
potuto calar i Sanniti , ed era luogo a Calazia 
vicino, ed era vicino , e confinante eziandio 

O 2 coi 



to$ ISTORIA DI SUESSOLA 

coi Sanniti , come col Sanfelice vedemmo , il 
qual dille : Fuit SueJJulanorum e a Vullìs , qu& 
a d Caudinas -protenditur Furcas . Li Sanniti fìan- 
do in Caudio , or Arpaja , da colà più facilmen- 
te poteron mandar i foldàti col gregge veftiti 
da pallori nelle vicinanze de' picchetti de' Ro- 
mani , da' quali furon preii , ed efaminati $ co- 
me Livio fcrille : il che non farebbe potuto farli 
così facilmente dalla Calazia Cajazzo , perchè 
flava molto più lontana. 

La via poi , che poteron fare gli eferciti de'Ro- 
mani , che s* incamminaron per Lucerà , potè 
eller quella flefla , che difegna lo flelTo Peutin- 
gero , cioè da Calazia ad Novas , ora ancor det- 
ta la Nova , e poi a Caudio . 

Per qui adunque giunti i Romani alla Nova, 
ov' è la Chiefa Parrocchiale , nel luogo detto le 
Potechelle s' incontra un bivio , o lian due vie, 
la fìniftra a S. Maria a Vico conduce , e da colà 
alla via vecchia conducea , ed ora alla via nuo- 
va , ftrada forfè fatta da Giulio Cefare , quan- 
do prolungò la via Appia , per renderla più drit- 
ta , più piana , ed evitar in parte il corfo del- 
la piovana , che cola dalle Forche Caudine per 
là cupa di Pizzola , o fìa la cava Rupe , eh' è 
T antichiilimo, e preferite corfo. L' altra via di- 
ritta del bivio, ch'io fuppongo fatta da' Roma- 
ni , e forfè la più antica , come correva la pio- 
vana camminando verfo Oriente , palla per la 
Cappella detta S. Gaetano , e pei per lotto le 
mura della Terra , ove lì dice Poita JNova : quin- 
di a* 



PARTE I. CAPO X. ?Ó0> 

di a* Pioppi de' Cappuccini conduce , dove fi- 
niice « o comincia la via detta Caudarola , ed 
entrali in una altiilirna Cupa , o Cavoiie , o Ca- 
va Rupe chiamata ora la Cupa dì Pizzola , e 
dopo poco tratto fi imifce alla via 5 colla quale 
nel bivio delle JPotechelle li divife, ed ambedue 
in una pra panando Forcina tirano in Arpaja per 
la via ^r detta nuova ficcome prima andavafì al di 
fotto di quella via per la via vecchia \ che era fem- 
pre Cava Rupe lino ad Arpaja '\ ov' è il Corfo delle 
piovane , e la continuazione della Cupa di Pizzoia 
lino a' Ponti di Arpaja , ove io ftimo il primo 
fìretto dopo la Cava Rupe, ove Ponzio fece oc- 
cultar i foldati per chiuderlo dopo paffati i Ro- 
mani , e quindi entrali dopo Arpaja nella valle 
Caudina tutta circondata da perpetui monti , 
per mezzo la quale è il cammino verfo Beneven- 
to ; e più in là , dove ora è Montefarchio fi 
(tringono i Monti, e formano il fecondo foret- 
to , che io ftimo con Olitenio nel luogo detto 
Sferracavallo, dove i Sanniti poterono aver più 
tempo a far i ripari per impedir a Romani il 
pafìaggio, e Y ufcita , Ed ecco eh* eziandio in 
quello col dir di Livio ci uniformiamo . 

Si vede adunque , che gli antichi Itinerarj ? 
le Colonne milliarie , la cava Rupe , ed il No- 
me fteflb di Forchia dimoftrano , che le Balze 
di Forchia fono l'antiche balze, per le quali i 
Romani entrarono nello fpaziofo campo , e per 
là ancora era il cammino da Capua a Beneven- 
to ,. fin dove fu poi da Cefare Augufto prolun- 
gata 



ìlo ITSORIA DI SUE SSOL A 

gara V Appia , e non già dove la deferivo il 
Ciuverio ; il quale non ben diftinguendo la Ca- 
lazia Cajazzo dalla Calazia Galazze , che furon 
la prima di là , e l'altra di qua del Volturno, 
come ben veggonii diftinte nelle antiche Tavole 
del Peutingero , e noi nell' oecidental confine di 
Sueilola vedemmo. E credendo il.Cluv.erio, che 
i Romani dalla Calazia Cajazzo fi foìler mofli 
per andar in Lucerà, e non dalla Calazia Ga- 
lazze, conduffe i P\omani , e la nobil via Ap- 
pia chiamata da -Stazio Regina vìarum : 

Appio, longarum teritur Regina vi arum ; 
per tanti tortuofi giri, e rigiri , per ponti , col- 
li, e fiumi; e perciò il Ciuverio , tuttocchè di- 
ligenti ilnno Geografo, e pratico viaggiatore, fi 
imarrì nella via Appia , e fi perde nelle Forche 
Caudine. 

Or fe^uitando la narrazione di Livio delle 
Forche Caudine , ci die* egli , che i Romani 
pallata la Cava Rupe , ed ufeiti dalle balze , 
entrarono in un aperto campo , nel cui mezzo 
era il cammino . Dev* efler quello campo tutto 
quel tratto , che chiamano Valle Caudina , o 
Val di Gardano, ove fono Arpa] a , Paolifì, Ro- 
tondi , Cervinara , Montefarchio , Airola , ed al- 
tri villaggi ,• i quali non eranvi venti fecoli , 
e più addietro , quando accadde il fatto delle 
Forche Caudine: perchè i Geografi, ed Itinera- 
ri , anche di età a noi più vicini,' non ne fan 
menzione. Sono quelli luoghi tutti circondati 
da propri monti uniti, e chi ufi iniieme , che ]or 
«fan corona „ In 



PARTE L CAPO X. xrt 

In mezzo a quella fpaziofa valle è il cammi- 
no , ctf è Io fteiTo , che 1' Appia y il quale da 
Arpaja tira dritto in Montefarchio , ove o per 
la finiitra , che fi vada r o che fi vada per la drit- 
ta , fi unifcono ambedue quelle vie nello ilret- 
to di due colli, ove dicefi il Pagliarone , Sfer- 
racavallo , e Taf ara , e quindi a Benevento con- 
ducono : e lo iiretto di quefti due colli efler do- 
vette quello ^ che a' Romani fecer chiufo trovar 
i Sanniti , e fono il fecondo ftretto r o le fecon- 
de balze , che Livia deferive ; né in quefta Val- 
le vi è altra ftrada, che vada avanti , o meni 
altrove, fé non che per le cime degli ileiìì bo- 
feofi monti . 

Il tratto y o lunghezza di via in mezzo a que- 
lla Valle da Arpaja fino a Sferra cavallo , farà, 
intorno z fei miglia , ed ove due , ove tré di 
larghezza in mezzo al campo . E fé ben fi con- 
fiderà , non vi volea men tratto di tanta via , 
per eifer ballante a due eferciti de' Romani in 
cammino; co' quali bifogna confìderarci un con- 
facentc bagaglio , che feco porta ogni , ancorché 
piccol efercito , che ila in marcia : e bifògna 
ancor considerare quelli eferciti \ e bagaglio tan- 
to oltrepailati dalle prime balze , che nemmeno 
gli ultimi della retroguardia de* Romani ìì ac- 
colsero , ch'era loro chiufo da dietro il ritor- 
no , perchè i primi , che andavano , furon i 
primi ad accorgerli dell' inganno . 

Tutta quella Valle Caudina potè edere il de- 
fcritto Campo Eibofo, che or vedefi tutta d'al- 
beri 



Mi ISTORIA DI SUESSOLA 

beri fruttiferi piantata , e tutta d* ogni fpecie 
di biade fcmentata .; e quefìo è ancor Acquofo 
per le tante acque , che o forgono, o ftagnano, 
o camminano , e fpecialmente in Cervinara , ed 
alle Campizze , in molte forgive , ed in molte 
altre in Airola, ove forgono Tacque dette dell 1 
Olfizzo alle radici del monte Taburno , che uni- 
te alle forgive di S. Agata de' Goti Aleffandro 
Ciminelli , e Cefare Carmignani fecero giugnere 
in Napoli a 29. Maggio 162^. per dar moto alli 
mulini de' foli! , e dar V acqua a Fontana Me- 
dina , e ad alcuni pozzi ^ come riferifce Carlo 
Celani; ed è quella ftelfa, che ora il Magnani- 
mo Rè Carlo , Infante di Spagna , ed oggi Rè 
Cattolico per maraviglio!! alvei , e ponti , ha 
fatta condurre per le Reali delizie di Caferta. 
Ed in quefia valle dovettero fpaziars'i rinchiufì 
Romani eferciti , ed erigere i loro padiglioni , 
e le tende , come ancor Livio lafciò fcritto , e 
noi abbiam riferito. 

E (ebbene par, che i Romani per ritornarfe- 
ne aveiler potuto aver il varco , per dove ora 
è Airola,e S. Agata de' Goti , e per dove il Cluve- 
tìo fuppone T entrata delle prime balze , ^d il 
corfo della Via Appia . Detto ora Vado della 
Fratta , dove molto difaggiatamente può -cam- 
minar un fol uomo dopo Y altro , ma non fap- 
piamo fé eravi prima di efiere abitati quefti luo- 
ghi , e fi può fupponere ancor da Sanniti chiù- 
io ? o pur da elfi guardato colle milizie , che 
pur Livio dice, che videro i Romani su l'alto 

col- 



PARTE I. CAPO X. fip 

colle. Siccome ancora nel tempo, che accadde il 
fatto delle Forche Caudine nell' anno di Roma; 
433. non era laftricata la \ 7 ia Appia , né Ap- 
pia denominavafi : eravi però la via , ed il com- 
mercio tra la Campagna felice, ed il Sannio per 
la città di Caudio , che die il nome delle For- 
che Caudine ; ed ove Cajo Ponzio fece occultar 
i Sanniti , e per ove poi Cefare Augufto pro- 
lungò , ed abbellì la Via Appia . Né quefta via 
effervi potea per altra parte, che per la Valle 
d'Arienzo , ove fino ad or fi veggono tante Co- 
lonne milliarie pofte da' Romani dopo il fatto 
delle Forche Caudine , e dopo conquiftato il 
Sannio nell' altra guerra , che poi fi fece da* 
mede fimi . 

E che 1' antico Caudium forfè flato nel fito , 
ove ora è Arpaja , oltre i riferiti autori , ed 
antichi Itinerari , che ben lo dimoftrano , fi con- 
ferma dagli fpezzoni di Marmi , eh' ivi fi ritro^ 
vano , ed in uno di effi leggeri apertamente ; 
; . . LVVIVS. M. F. 
... CAVDI 
.... SCVS 
... OR. III. 
.... E. PRISC, 
In un altro marmo fi legge 

CiES. M. AVR. ANT. 

PIV. FEL. AVG. 

In due fpezzoni di marmo fi legge 

SEX. AEQVA. SEX. F. 

STEL. IN. AG. XXX, 

P Da 



rf4 ISTORIA DI SUESSOLA 

Da altri vien penfato altrimenti di quel, che 
noi defcritto abbiamo del Viaggio , che defcrive 
Livio efTerfi fatto da Calazia in Gaudio dalli 
due eferciti Romani , che furon chiufi nelle For- 
che Caudine: Ottavio Rinaldi memorie iftoriche 
di Capua toni. 2. lib. 7, cap. 7. così ne fcrive: 
Il Pellegrino credette ( fon parole dell' Autore ) 
che quejìa Galazia non fojje fiata la Montana f 
ma V altra poco da Capua lontana , e prej/b Suef- 
fola , e che dì quefta Galazia Piana ancora deb- 
ba intender/! favellar Livio , che narra le infidie 
da' Sanniti te/e a' Romani per tirarli nelle For- 
che Caudine. Io non pertanto credetti il contra- 
rio , imperciocché i monti di Cajazzo , fopra 
de quali jinjero i Sanniti di far pafcere gli ar- 
menti , mi fembr avario pia atti alla frode medi- 
tata ; & ivi era più facile, che poteffero in tem- 
po di guerra pafcere quietamente gli Armenti , 
che nelle pianure di Capua antica , e così V in- 
tefe il dottijjìmo Nicolò de Simone nelV erudito 
fuo libro delle leggi municipali di quella Città , 
ed altre ragioni ancora ci fpingono a credere , 
che così quejhj luogo di Erchemperto , come gli 
altri di Livio , della Montana piuttosto , che del- 
la Piana Galazia debbano inierpretarfi . 

Di tante ragioni, ch'efa^erà il dotto Scrit- 
tore , che i Romani dalla Calazia Montana , o 
fia Cajazzo piuttofio, che dalla Piana Calazia fi 
mollerò, quando andaron in favor de' Lucerini, 
una fola ne adduce, e quefla è, die' egli , per- 
chè ne 7 monti di Cajazzo era pia facile , che i 

San- 



P A R T E I. C A P O X. r t $ 

aiti Pallori potettero in tempo di guerra Spaice- 
le quietamente gli armenti . 

Ma di qual quiete, o Scurezza avean bifogno, 
o potean mai pretendere i Sanniti Pallori , qua- 
lora volontarj andavano , ed appoftatamente eraa 
mandati ad efporii ad effer prefi da' Pvomani , 
affinchè aveller potuto confermar la falla voce 
fparfa , che i Sanniti erano andati ad attediar 
Lucerà ? 

E fé anche in tempo di guerra , come iiegue a 
dire Ferudititfìmo Autore, potean pafeer ficuri 
gli armenti ne' monti diCajazzo, come avrebber 
potato etter prefi da' Romani ne* luoghi ficuri ? 

E come avrebber potuto i Sanniti ottener il 
di loro intento della meditata frode , fé i Pa- 
ftori non follerò (lati preli da' Romani , e non. 
avellerò confermata la falfa voce già prima in- 
duftriofamente fparfa ? Era faciliffimo però ad 
elTer prelì , fé lì confiderano i Sanniti pafeer gli 
armenti ne' piani , o ne' monti di Suelfola , per- 
ch'era luogo vicino a Gaudio, ov* erano i San- 
niti , e vicino ancor era alla Piana Galazia > 
ove effe* poteano i Romani eferciti , come noi 
ne' fopracitati luoghi dicemmo . 

IL E nel i. toni. lib. i. cap. 14. anche delle 
Forche Caudine parlando , così quello fìeUo eru- 
dito Autore fcritto avea : Avidi i Romani di 
porger foccorfo a Lucer ini fedeli iorfocj , l afe lan- 
dò la ftrada troppo lunga , ma ficura per le ma- 
remme di fopra , eleffero la Jìrada mal ficura , 
ma breve per le Forche Caudine . Si pofero ben 

P a prc- 



tl S ISTORIA DI SUESSOLA^ 

p refto in marcia , e feendendo dal monte di Ca^ 
ìazia , valicato il fiume , per il Contado Tele fino 
giunfero non molto dopo nel Gaudio . 

Quefto viaggio così lo figurano a lor capric- 
cio quelli , che vogliono , che gli Eferciti Roma- 
ni dalla Calazia Cajazzo fi foffer moffi ; ma la 
figurano malamente ; perchè Livio , cV è V uni- 
co antico Scrittore \ che minutamente quefto 
fatto rapporta i come in appreffo le fue parole 
riferiremo, né del Monte di Calazia y né del Fiu- 
me , né del Contado Telefino fa menzione alcuna ; 
folamente Livio nomina Calazia , e Caudio, eh' è la 
ftrada da noi ne' fopra riferiti luoghi dimoftra- 
ta per Ad Novas, o fia La Nova. E f e i Ro- 
mani da Cajazzo aveller voluto andar in Gau- 
dio , oggi Arpaja , per la via del Contado di 
Telefe , un affai lungo , improprio , ed inutil 
cammino avrebber avuto a fare , ficcome a co- 
lui , che ha minima conofeenza di que' luoghi, 
può effer chiaro ; ed affai più tardi ancora per 
lo paffaggio del Fiume , che forfè avrebber do- 
vuto valicar due volte; e queflo noi comportava 
la follecitudine, ch'eflì avean di giugnere prefto 
in Lucerà per la più corta via , che a quefto 
ibi fine eletta avean, ancorché mal ficura. 

Ed in una Poftilla nel fopraccitato luogo dell' 
erudito Scrittore notali : Quefto bel Teatro 
da Livio deferiti o nel C audio , oggi non fi vede 
da coloro , che /pinti dalle fue parole fi portano 
ad offervare quefto luogo, oggi dicefi Arpaja. 
Dice il vero il dotto Autore, che ivi in Ar- 
paja 



PARTE I. CAPO XI ii 7 

paja non iì vede un bel Teatro da coloro, che fi 
portano prevenuti per ottervar un bel Teatro . 
Ma Livio non defcrive un bel Teatro . Si ve- 
de ben vero in Arpaja uno fìretto di due Mon- 
ti , dove giugnefi , andando dalla Calazia Pia- 
na verfo Oriente per un profondo Gavone , che 
principiando da' Cappuccini d' Arienzo tira per 
molto tratto ; e più oltre fino ad Arpaja ti-" 
♦rava , pria che fi fotte empiuta , ed appiana- 
ta la via vecchia , e diftefa fi fotte la via nuo- 
va . Si vede dopo quefto f fretto d' Arpaja una 
gran Pianura lunga di più miglia , ben capace 
di due eferciti attendati , e chiamati* la Valle 
Caudina . Vedonfi in quefta pianura molte Sor- 
give d' acqua , che in molti luoghi paluftre la 
rendono , ed erbofa. Veggon.fi da per tutto conti- 
nui Monti , che la circondano. Incontranfi do- 
po Arpaja molte vie, che menano in molte Ter- 
re , e Villaggi nella fletta gran Pianura , e da- 
gli fteift Monti circondati^ ma una fola via ve- 
deri , che la tramezza per paiTar più oltre ver- 
fo Benevento , e quella per neceflìtà dee , an- 
dando verfo Oriente , pattare per lo fìretto di 
due altri Monti , dove dicefi Tofara , Sferraca- 
vallo , e Pagliarone „ 

Così ottervafi quefto luogo da colui , che va 
prevenuto di non vedere un bel Teatro , e co- 
sì Livio nel principio del IX. libro il Fatto , 
e '1 Luogo delle Forche Caudine con quelle pa- 
role diftefamente defcrive : Poniius exercitu edit- 
Mq circa Caudium Cajlra yuani potejì , occultici- 

me 



Vl $ ISTORIA DI SUESSOLA 

me locai : inde ad C alati am , ubi jam Confules 
Romanos , Cafiraque effe audiebat , militcs decem 
pafiorum habitu mitiit ^pecoraque diverfos , alium 
alibi , haud procul Romanis pafeere jubet prcefi- 
diis ? ubi inciderint in prcedatores \ ut idem omni- 
bus fermo confici , legiones Samnitium in Apu- 
li a effe , Lue eri am omnibus copiis ci rcumj edere , 
nec procul abeffe , quin vi capiant . Jam & is 
etiam rumor ante de ìndufiria vulgatus venerat 
ad Romanos ,fed Jìdem auxere captivi, eo maxi- 
me , quod fermo inier omnes congruebat . Haud 
crai dubium , quin Lucerinis opem Romanus fer- 
rei , bonis , ac fidelibus fociis , fimulque , ne 
Apulia omnis ad prcefentem terrorem dcjìceret . 
Duce ad Laceri am fer ebani vi oc , altera prceter 
oram fuperi maris patens , apertaque , fed quan- 
to tutior y tanto fere longior ; altera per Furcu- 
las Caudinas , brevior: fed ita natus locus efl : 
J alt us duo alti ,' angufii , filvofìque funi , monti- 
bus circa perpetuis inter fé juncìi . Jacet inter 
eos fatis patens y claufus in medio Campus , her- 
biduus j aquofufque , per quem medium iter efi : 
fed antequam venias ad eum , intrandec angufiice 
funi , & aut eadem , qua te infinuaveris , retro 
via rcpotenda , fi ire porro pergas , per alium 
faltum alci or cm , impeditioremque evadendum . In 
eum Campum via alia per Cavam Rupem Ro- 
mani demiffb agminc , eum ad alias angufiias pro- 
iiìius pergerent , feptos dcjcftu arborum , fax*- 
rumque ingcntium objacente mole invenere. Curii 
fratta hojìilis apparuìf/et prcefidium etiam in fum- 
ili® 



PARTE I. CAPO X, Hf 

mo falla conjpicitur , citati inde retro, qua v&* 
nerant , pergunt ripetere viam ; e ara quoque clan- 
Jam , fua obice, armifque inveniunt . Sijiunt in- 
de gradum &c. 

Non m' impegno a rifiutar V opinione di co- 
loro , che dicono efler il Fatto delle Forche 
Caudine accaduto nella Puglia ,. ballando fola- 
mente veder , che Livio nomina Calazia , e' 
Gaudio per ifmentirli . Né per andar da Cala- 
zia in Lucerà , fia dalla Montana , a dalla Pia- 
na Calazia, incontrali luogo , dove tante par- 
ticolarità, che Livio defcrive, pofibnfi verifica- 
re , fuorché in quello di Arpaja : ed il nome 
Hello di Forche Caudine , dato coftantemente 
dagli antichi tutti a quello Fatto con baftante 
chiarezza ne additano il Luogo. 

Stimano altri imponìbile , che il fatto delle 
Forche Caudine abbia potuto accadere nella val- 
le Caudina , ove noi abbiam creduto , che fof- 
fero ftati chiufi i Pvomani , e che quello fia il 
Campus fati $ patens defcritto da Livio; perchè 
impofiìbih fìimano effi, che i Sanniti avellerò 5 
potuto guardare tutte le cime di tanti monti y 
che circondano quello gran campo , dove i Ro<* 
mani fodero itati rinchiufi , e che neppur due- 
cento mila foldati farebbero flati ballanti a far 
da per tutto un cordone di molte miglia , per 
impedir da per tutto , che i Romani coir armi 
alla mano, e da difperati, come erano , non avef- 
fer potuto o in un luogo, o in un altro, e di- 
vertendo o in una , o in più fortite farfi ìz 



ì à0 ISTORIA DI SUESSOLA 

-fìrada, ed ufcir dal chiufo; ma che i Sanniti, 
dicono effi , non avevano tanta gente per impe- 
dir a' Romani le tante ufcite da quefto luogo, 
e fpecialmente a Sferracavallo , dov' è molto am- 
pia 1'ufcita, e ciò contro al dir di Livio . 

Aggiungono, che i Romani chiufi in quefto 
gran campo della Valle Caudina avrebbero bea 
potuto mettere in contribuzione tante grolle 
Terre , e villaggi , che ftavano , ed abitavano 
dentro quefta valle / ed avrebber potuto ritrar- 
re molto per la loro fuffiftenza almeno per qual- 
che tempo , ed afpettar intanto qualche foccor- 
fo da Roma , e da Qa-pua loro amica ; non avreb- 
bero avuto bifogno di tutte le cole , come Li- 
vio dice , ^e dicono ancora che , difficile farebbe 
ftato a' Sanniti a poter chiudere il troppo lar- 
go varco di Sferracavallo i e Pagliarone , che 
fecondo noi farebbe il fecondo ftretto . 

Quefte difficoltà fi fanno folamente da coloro, 
1 quali ftando fermi nel piano , ^d'in mezzo 
al largo campo della Valle Caudina con una gi- 
rata d' occhio alla circonferenza de' monti , len- 
za/ neppur farfi da vicino alle vie , che vi ci 
conducono , credono , che piane , ed innumera- 
bili fìano quefte vie , e che in ogni punto di 
quefta vafta circonferenza agevolmente li ci 
poffa falire anche colla carrozza. 

Ma poche fono le ftradette , dalle quali tutte 
fempre per mezzo a folti , e continuati bofchi 
fi afcende ne' pochi , e rari varchi \ che fono 
nella loiiimità della vafta circonferenza degli al- 
ti 



PARTE I. CAPO X. %u 

ti monti , e quelli con altri più alti monti an- 
cor de' Sanniti confinano , e corrifpondono in- 
torno, ed al di là della valla circonferenza. E 
quelle intrigate , e ferpeggianti fìradette fono 
già tutte di erta falita, e fìrette,che due pern- 
ione non poffono camminar del pari , ed in. 
coppia ., ma un dopo l' altro ; ed in tutte , e da 
per tutto vi fon dirupi , gran fallì , e fcofcefe , 
dove appena le capre vi fi rampicano , ed i po- 
co prattici non indovinano né V ingreiTo , né 
T ufcita da quelli monti , e quefti vadi , che for- 
fè non giungeranno al numero di dodeci in tut- 
ta la vaila circonferenza , fenza una efperta , e 
fedel guida; né vi è altro luogo da ufcire . So- 
no in più numero le fìradette , quando inco~ 
«linciano a falir dal piano ne' monti ; e quelle 
nel falire tratto tratto fi unifcono in più po- 
che , che poi nella fommità de' Monti fi uni- 
fcono in una nell' oltrepaffar de' varchi . 

Ben potevano i Sanniti impedire a' Romani 
la falita in quefti monti col guardar gli ftretti 
palli delle ltradette , ed i pochi varchi della 
\ r afta circonferenza con poca gente , non che 
con T intero loro efercito , avezzo a far fron- 
te a' Romani in campo aperto , accrefciuto 
poi da tutte le loro forze ; nel proprio pae- 
fe , dove fapevano le facili vie , per dove x 
Romani avrebbero potuto ufcire , padroni di 
tutti li luoghi eminenti, e vantaggioli ; ne' tem- 
pi , che fi guerreggiava anche colle fionde , e 
colle pietre; e ben fanno i militari di qual van- 

0. taggio 



ì22 ISTORIA DI SUESSOLA 

taggìa fìa il poterli guardar gli fìretti,ed emi- 
nenti luoghi , come erano quefti , dove un fol 
Sannito poteva far fronte a più eferciti \ che 
dovevano combattere un fol foldato dopo Y altro 
nelle ftrettiffime vie , dove fempre li Sanniti 
avevano il vantaggio delle alture in tutt' i 
luoghi dal Piano fino alla fommità de' monti di 
falita difaftrofiffima , dividendo i Sanniti il lo- 
ro efercito nella fola guardia di quefti ftretti . 
Non potè dunque eflere impoffibile a' Sanniti 
di chiudere i Romani in quefta vaftiffima cir- 
conferenza di bofcofi monti , che circondano la 
Valle Caudina forfè di otto miglia nelle alte ci- 
me , qualora i Sanniti con minor gente di quel- 
la, che avevano , avrebbero potuto impedir il 
pafFaggio , e l'ufcita a' Romani , a' quali V uno, 
e l'altro fu impoffibile di fuperare. Ed il largo 
campo, e piano defcrivendolo Livio per acquo- 
f o , ed erbofo, par che voglia dire, che era in- 
culto ; e quefto è quello fteiTo campo , eh' è ora 
coltivato, ed abitato da più migliaja di perfo- 
ne , che non eranvi a riferba di Caudio , ora 
Arpaja , venti fecoli addietro , quando accadde 
il fatto delle Forche Caudine , perchè tra le Ter- 
re , che ora fono abitate nella Valle Caudina , 
la più anticha fi fìima quella di JMontefarchio, 
per qualche fegno di antichità ,. che più delle 
altre fi ravvifa . Ma quella Terra anche molti 
fecoli dopo del fatto delle Forche Caudine non 
vi era , perchè le Tavole del Peutingero , che 
fi ftimano fatte ne' tempi dell' lmperadore Teo- 
dolio 



PARTE I. C A P O X, i 25 

dofìo nella fine del quarto fecolo , che fono fet- 
te fecoli dopo del fatto delle Forche, defignan- 
do il cammino da Capua fino a Benevento non 
vi è Montefarchio notato , defcrivendo folo dopo 
Capua Calatia , ad Novas , Caudio , e Benevento , 
tuttoché per neceffità dee paflarfi per Monte- 
farchio tra Caudio, e Benevento. 

L' antico Itinerario del Gerofolimitano , che 
regolò le Porte da Benevento a Capua per la Via 
Appia , nel cui mezzo è Montefarchio nota 
una pofta sforzata di dodeci miglia da Bene- 
vento fino a Caudio , e poi un altra pofta bre- 
ve da Caudio fino Ad Novas , quando fé allora 
vi fofTe fiato Montefarchio , eh' è nel mezzo , ed 
otto miglia lontano da un luogo all' altro , avreb- 
be in Montefarchio fituata la pofata fenza fare 
la marcia sforzata di dodeci miglia . 

E Leandro Alberti nella Definizione d' Italia 
dice per relazione del Volterrano fuo pia an- 
tico Scrittore , che quelli luoghi erano flati nuo- 
vamente fabbricati . 

Quel numerofo popolo di molte Terre , e vil- 
laggi, che or abita nella Valle Caudina , che 
prima non eravi a riferba di Caudio , ha potuto 
dar c^rfo alle abbondanti acque , che corrono 
per lo lor letto , e rendono coltivato il piano 
in quei modo , come ora vedefi . 

Coli' introdotto traffico , e commercio di quel 
popolo ne' luoghi al di là della vaftiffima circon- 
ferenza ha potuto aprire le afpre ftradette , ed 
i varchi fino alla fommità de' monti , ed oltra- 

Q, 2 paf- 



% n ISTORIA Dt StJESSOLÀ 

pattarli , come ora li fa : Col pafcolo del belila- 
ane 5 e col bifogno , ed ufo del legname per fuo- 
co , e per lavoro ha potuto in qualche parte 
rendere più aperti i foltiffimi montuofi bofchi, 
che T un coir altro fi congiungono , e formano 
la vaftiffima circonferenza , lafciando nel mezzo 
due foli baffi varchi , per dove da Occidente in 
Oriente fi entra , e li efce dal largo campo , che 
xefta nel mezzo , e chiamali Valle Caudina , det- 
ta eziandio da altri Valle di Cardano , dove en- 
travali dopo la Cava Rupe , che dice Livio , ed 
era Y intiera via vecchia , che cominciava dalla 
Cupa di Pìzzola nel confine di Arienzo, e ter- 
minava nella taverna di Arpaja , ficcome or li 
va per l'altra via, che chiamali Nuova , per- 
chè nuovamente fatta nel corrente decimottavo 
Secolo , refìando la vecchia , perchè imprattica- 
bile air in tutto difufata , e la maggior parte 
empiuta . 

E perchè tutte quelle cofe non eranvi prima 
del fatto delle Forche , è facile il credere , che 
I rinchiufi Romani li videro imbrogliati : Per 
obices viarum \ per adverfa montium , perfylvas: 
ed inefperti degl' ignoti luoghi , e delle difficili 
vie potevano ben dire : Quo , cut qua camus y 
num montes moliri Jede Jua paramus ? Qua tu ad 
hoftem venies .* E perchè i Sanniti culiodivano 
tutte le vie , e tutt' i varchi : Fruftra multi 
conatus ad erumpendum capti fuerunt : Ed i Ro- 
mani non potevano aver modo da farfi la firada 
per uftire, uè avcvan tempo da perdere, per- 
chè 



PARTE I. CAPO X. fi'j 

che jam omnium rerum inopia crai . Tutte fono 
parole di Livio unico antico Scrittore, che chia- 
ramente ne fcrive , e minutamente ne difegnà 
il luogo . Perciò fu facile , e non imponìbile a* 
Sanniti di chiudere nella Valle Caudina , e nel 
noftro defcritto luogo i Romani, e fu imponibile 
a' Romani di ufcirne , 

Così credendo fi verifica ancora, che dove è- 
ora il Villaggio di Forchia , eh' è forfè un quar- 
to di miglio fuori della Valle Caudina , potè e£ 
fere flato il luogo , dove furon piantate le For* 
che , e perciò corrottamente gli è rimaito queftó 
nome , qual luogo dee necefiariamente crederli 
eflere flato fuori del Campo , ove eran chiufi i 
Romani , dicendo chiaramente Livio , che i Ro- 
mani prima di andare alle Forche : cum Jtngulis 
vejiimentis inermes extra valium exire jujfì . E 
perciò andando i Romani dalla Vaile Caudina a 
Forchia in quel tratto fuori della Valle : Cir- 
cumflantes armati hojìes exprobantes , eluden- 
tefque , gladii etiam plerifqus intentati , & vul- 
nerati quidam necatique , il che non avrebbero 
potuto fare i Sanniti , fé le Forche follerò flate 
in mezzo a' Romani , e nello fteffo Campo , dove 
i medefìmi erano chiufi , venendo anche ben di- 
itinti da Livio la Cava Rupe, il Campo, ed il 
luogo , dove furono le Forche da lui diftinto col 
nome extra valium. 

Ed il fecondo flretto da noi creduto a Sfer- 
racavallo, ebbero ben tempo i Sanniti di chiu- 
derlo anticipatamente con loro più commodo , e 

lenza. 



n S ISTORIA DI SUESSOLA 

lenza tanta fretta quanto al primo , e così ren- 
derlo più impedito; oltreché le vicende di ven- 
ti fecoli T han potuto far mutar diafpetto. Ha 
potuto la forza de' torrenti delle acque piova- 
ne , che calano da' monti fuperiori radere a po- 
co a poco i lati dello ftretto , ed allargarli . Han 
potuto quefti torrenti condurre da' monti pie- 
tre, arena, e terra, e lafciarli nel fondo dello 
ftretto , ed alzando la via , vienpoi ad eifer più 
larga ,, ne fono cafi rari ad accadere , che alcu- 
ne vie altre alzano , altre profondano . Han po- 
tuto le abbondanti acque celefti impregnar i 
lati dello ftretto, che refi gravofi , e deboli fo- 
no caduti nella via , reftando i lati più larghi 
V uno dall' altro . Ma fopratutto quella via fu 
refa nobile da Cefare Augnilo, quando prolun- 
golla fino a Benevento tre fecoli dopo il fatto 
delle Forche; è ftata in appretto più , e più vol- 
te rifatta , ed accommodata per efìere queiìa uà 
palio difaftrofo , ed a tal cagione chiamato Sfer- 
racavallo , e perciò non può ora vederli , ne fa- 
perii come era ne' tempi del fatto delle Forche 
Caudine , e come Livio lo defcrive . E maggior- 
mente perchè quefta via ha mutato l'antico 
fuo corfo,come ben chiaramente riconobbe l'ac- 
cortiffimo Olftenio , che nella nota np6 a Clu- 
verio così ne fcrifle : Campus enim illc herbi- 
duus , & acquofus poncndus in planitie illa , que 
cji inter Arpajam , & Montem Sarchiarrc , in 
quam aditimi patet per Furcas Caudinas , jcu 
Arpadìcnfcs ; Exitus autem per Jaltum difficilcm^ 

& JyU 



PARTE I. CAPO X. 127 

& Jylvofum ,- qui Sferracavallo dicitur , nani alte* 
ra illa via brevior per Pinum ab Augufìo , vel 
potius a Traj ano Imperai, aperta , & conjlruéìa 
fuit, qui propter acclivionis afcenfus difficulta- 
tem pene negletta in defuetudinem abiit.-. 

V impoffibilità creduta ancor da altri , che 1 
Sanniti aveffero potuto chiudere i Romani nella 
vaftiffima circonferenza della Valle Caudina ,- 
ha fatto lor penfare, che il Campo, ove furon 
rinchiuli foffe fiata la Valle di Forchia , ila 
quel tratto , che è tra lo' tiretto della Cupa di 
Pìzzola da Occidente, e lo ftretto, dove è Ar- 
paja da Oriente circondato dal monte Tairano 
da Settentrione, e da parte del monte Vorrano 
da Mezzogiorno , reftando nel mezzo della Valle 
il Villaggio di Forchia colle due vie, una detta 
via vecchia, or difufata , l'altra detta via nuo* 
va , che ita in ufo , ed ambedue menano da Oc- 
cidente in Oriente, formando una giurìa cir- 
conferenza di monti facile ad efTeriì potuta guar- 
dare da' Sanniti, fenza tante ìtradette, e tanti 
varchi , quanti ne fono nella Valle Caudina , 
perchè li fìefll monti chiudono da tutte le par- 
ti , credendo ancor detto tratto della Valle di 
Forchia capacilìlmo di due efertici in cammino, 
efìendo due miglia di lunghezza tra Y uno ftret- 
to , e T altro „ 

Ma quefia opinione non fi può difendere , né 
foftenere fenza rifiutar, e contorcere la'diftin- 
tiflìma iftoria di queito fatto , e di quefto luo- 
go lafciataci da Livio , e fenza formarli di pro- 
prio 



UÈ ISTORIA DI SUESSOLA 

prio capo un' altra iftoria per adattarla alla lo* 

to inventata opinione . 

E' vero , che a prima villa la Valle di For- 
cina ave potuto elfere più adatta al fatto fuc- 
ceduto , perchè la circonferenza è più flretta 
della Valle Caudina , ma quella ftretta circon- 
ferenza fa che il diametro , che la tramezza iìa 
ancor più corto , e breve . 

Quello diametro appunto viene ad eflere la 
via, e la Cava Rupe, che cominciando da Fìz- 
zola termina in Arpaja, detta la via vecchia , 
che fono i due punti della defcritta circonferen- 
za . Quello tratto di via dall' uno punto air al- 
tro , che fono due miglia nella fua lunghezza, 
forma la Valle di Forchia , che fi fìima da eflì 
elfere il campus fatis patcns . Ma quella lun- 
ghezza di via non fi fìima ballante di due efer- 
citi comandati da due Confoli, che fono in cam- 
mino , e che abbia potuto fuecedere , che i pri- 
mi nel cammino follerò giunti nel fecondo flret- 
to di Arpaja, dove fi accorfero dell* inganno , 
ed intanto follerò anche entrati nel primo flret- 
to di Pìzzola, e nel patente campo ambidue gli 
eferciti , e chiuder il primo llretto , e dippiù 
tanto oltrepalfati nel detto patente campo , che 
gli ultimi entrati non fi accorfero , che loro fi 
chiudeva il ritorno da Sanniti nel detto primo 
ft retto . 

Quelli fìefli primi Romani entrati nel primo 
fìretto di Pìzzola, feguendo il loro cammino po- 
levano tra lo fpazio di mezza ora, o poco più, 

cam- 



PARTE T. C A P O X. i in- 

camminare le due miglia della lungezza del dia- 
metro , e giungere nel fecondo firetto di Arpaja, 
ed accorgerli dell'inganno, e darne avvifo a' Ro- 
mani , che venivano dietro , ed intanto tra 
queir.' ifteifa mezz' ora , come avrebbero potuto 
due eferciti Romani entrar nella Valle di For- 
cina , ed oltrepaffare il primo firetto angufio , 
e felvoib per una cava rupe ? E maggiormente 
difficile fembra a crederi! , perchè i Romani non 
potevano camminare in una larga colonna di più. 
tolda ti di fronte dovendo entrar per lo tiretto, 
e feguire il cammino per una via di montagna, 
come efiere doveva in quel tempo tre fecoli pri- 
ma , che Cefare Augufto , e poi altri Imperado- 
ri la refero nobile , perchè allora effere doveva 
la continuazione della Cupa di Pìzzola , e della; 
profonda via vecchia ora abolita , ed in molte 
parti empiuta. 

Confinano tra di loro quefle due Valli di For- 
cina , e Valle Caudina , e fono divife dallo foret- 
to di Arpaja , nel qual luogo folamente 1' una 
colf altra communica . Da Occidente per lo 
firetto di Pìzzola entrali nella Valle di Forchia, 
o che da pioppi de' Cappuccini , o che da Vico 
fi vadi, perchè per 1' una , e per l'altra incon- 
travafi la via vecchia, o fi a la cava Rupe , o 
fia il corfo dell' acqua piovana , che tutto era una 
cofa ; e dopo due miglia della valle di Forchia vie- 
ne lo tiretto di Arpaja per dove entrali nella Val- 
le Caudina da' fuoi monti circondata , poi for- 
fè dopo cinque miglia verfo Oriente viene lo 
tetto di Sferracavallo , E Ma 



l56 ISTORIA £>X SUESSOLA 

Ala conlìdefiàmo più minutamente quefìa via, 
e quefìa lunghezza del diametro di Forcina di 
quanti foldati , che fìanno in cammino avrebbe 
potuto edere capace . 

Convengono tutti , che quefto diametro , o 
fia lunghezza della piccola Valle di Forchia fia 
due miglia. Gli Agrimenfori danno mille palli a 
ciafcun miglio , e ciafcun paffo di miglio , co- 
fta palmi fette \ ed un terzo . A quefìa ragione 
le due miglia fono quattordecimila feicento fef- 
fantafei palmi , e due terzi 1^666. ~ 

I Militari danno di luogo a ciafcun fante un 
quadrato , che abbia quattro palmi per ogni la- 
to ; ficchè la lunghezza del diametro , o fia la 
via dalla Cupa di Pìzzola fino ad Arpaja , è ca- 
pace a quefìa ragione di tremila feicento fef- 
iantafei quadrati , o lia una fila di fanti 3666. 
Ora vediamo di quanta fila di fanti può ef- 
fere capace la larghezza di quefìa via . Già ve- 
demmo , che in que* tempi prima di Cefare Au- 
gufìo efier doveva una via di bofco , come an- 
che Livio accenna : Saltus duo ahi , angujìi ^fil- 
vofique funt , e per mezzo a quefto bofco eravi 
una fola via , per quem medium iter eji . Con 
tutto ciò figuriamola noi abbondantemente di 
venti palmi di larghezza . Quefìa larghezza di 
venti palmi di via può efiere capace di cinque 
quadrati di palmi quattro, o fia di cinque fan- 
ti di fronte. Ed ellcndo cinque fila di tremila 
feicento feflantafei , formano il numero di di- 
ciotto mila trecentotrenta 18330 quadrati , o 

fian 



P A R T E I. C A P O X. t 3t 

fìan fanti , che fono in cammino . E di quello 
numero di fanti potè effere capace il diametro 
della Valle di Forchia , o fìa la Via di Pizzo- 
la lino ad Arpaja , che dovettero fare i Roma- 
ni nella Cava Rupe , dove erano entrati , cam- 
minando , come li fuole in una colonna l' uni 
dopo gli altri fenza andare inutilmente vagan- 
do nella larghezza della Valle, ancorché cento 
miglia larga fiata fofle , perchè con follecitudi- 
ne dovevan giungere in Lucerà , e dovevano 
camminar fempre avanti . 

E l' iiteflb farebbe ftato fé i Romani dalle 
Potechelle foffero andati per la via di Vico , 
fé pur allora eravi quella via , la quale anche 
giunge allo ftretto di Pizzola , e s' imbocca nelr 
la Cava Rupe , ed è una fola via ugualmente 
larga, come quella de' pioppi de' Cappuccini; né 
lì potrebbe andare per altra via , fé non li vo* 
lene andare per dove non vi è via , cioè fal- 
tando foffi , e fiepi , che fono intorno la via , 
ed allora eravi bofeo . Ma Livio chiariftimamen- 
te dice , che andaron per Cavam Rupem , che 
era la via vecchia fino ad Arpaja, come era il 
corfo dell'acqua piovana :per quem medium iter 
eft . Segno , che non eravi altra via , che quel- 
la fola in mezzo al bofeo . 

Refta a vedere qual potè efTere il numero de' 
due eferciti Romani, comandati da' due Confo?- 
li , che rimafero chiufi ne' due fìretti , di che 
niente Livio ne dice , efTendo Itato fempre va- 
rio quelto numero , e fecondo il bifogno della 

R2 Re- 



tyi itsoria di suessola: 

Repubblica richiedeva ; ma dal non aver volu- 
to i Romani accordare la pace a* Sanniti > 
polliamo argomentare , che molti «, e di molta 
forza follerò flati li Romani . 

Non ufciva un Confole Romano al comando 
di un efercito , che folle flato meno di venti- 
mila foldati tra Romani , e Socii , e tra Cava- 
lieri , e fanti , e fpeflb furono di molto mag- 
gior numero . Per V abbondanza , e ficurezza ap- 
poggiamoci a quello minor numero di ventimi- 
la , fupponendo , che i due eferciti comandati 
da' due Confoli Tito Veturio Calvino , e Spu- 
rio Pollumio follerò fiati ambidue di quaranta- 
mila foldati tra cavalieri , e fanti . 

Se dunque la via , che era in mezzo al fel- 
vofo della Valle di Forchia tra gli flretti di 
Pizzola , e Gaudio , era capiente di diciottomila 
trecento trenta fanti , dopoché quella ftelTa via 
era fiata occupata da quefto fteffo numero di 
fanti Romani , farebbero rimali da fuori della 
Valle , e non ancora entrati ventunomila fei- 
cento fettanta fanti Romani ; computando an- 
che ( per maggiore abbondanza ) ciafcun cava- 
liere per fante , tutto che il numero de' cava- 
lieri non doveva elfere poco , e folendofi com- 
putare ciafcun cavaliere per tre fanti : Ne fa- 
cendo conto, e dato per empiuto tutto il tratto 
di via , che dovette reftare vacuo dallo filetto 
fino alla retroguardia de' Romani , che pallata 
tanto avanti nella via , non fi accorfe dell' in- 
ganno , vhe dietro lor fi lavorava . Ballante ra- 
gione % 



PARTE I. CAPO X. i 53 

gione , oltre ad altre molte , che fi potrebbero 
aggiungere a far credere imponìbile , che i Ro- 
mani foriero fiati chiufi nella piccola Valle di 
torchia , alla quale anche manca la partico- 
lare circofìanza efprefiamente fpiegata da Livio 
di efiere acauofa , perchè affatto non vi è acqua, 
che forga , o fi agni , o fcoli , fé non che a fuo 
tempo la piovana . 

Egli è certo però , che 11 famofo fatto delle 
Forche Caudine accadde un tempo , venendo fcrit- ' 
to , e confermato da tutt' i Scrittori antichi , 
e creduto da' Scrittori di ciafeuna età. E' cer- 
to ancora , che accadde nelle vicinanze dell' an- 
tica Città di Gaudio , or Arpaja , perchè anco- 
ra ne conferva il nome . Nelle vicinanze di Ar- 
paja non vi è altro luogo, che poffa penfarfi , 
e dove concorrono tante circoftanze quante Li- 
vio diftintamente ne fcrive , fé non che o nella 
piccola Valle di Forchia , dov' è il Villaggio di 
cotal nome , o nella Valle ancor detta Caudina, 
nel cui largo Campo vi fono ora le Terre di Ar- 
paja , Paolilì , Rotondi , Cervinara , Montefar- 
chio , ed Airola . Ma fé la piccola Valle di For- 
chia non poteva effer capiente di due eferciri 
Confolari , che ftavano in marcia , e dovevan paf- 
fare per uno itretto fentiere , e continuar ur* 
cammino per una cava Rupe , come fopra con 
qualche chiarezza abbiamo dimoftrato . Libera- 
mente dunque , e fenza dubbio poffiam credere, 
che la Valle Caudina fu il Campus fatis patens, 
ed il Vallo, dove furon chiufi li due eferciti 

Roma- 



•, 34 ISTORIA DI SUESSOLA 

Komani * e la Valle di Forchia fu Y extra Val- 
ium ; ed il luogo fuori del Campo , dove furori 
piantate le Forche , fotto le quali pattarono li 
Romani , ed ancor conferva il corrotto nome del 
veridico Fatto , e del certo luogo . E la via vec- 
chia da Pizzola , e dalla via Caudarola lino ad 
Arpaja fu la cava Rupe efprefiamente fpiegata 
da Livio y per dove i Romani s' introduffero nel 
Campo : E quefta era il corfo antichiffimo della 
via , e della piovana 7 che calava dalla Valle di 
Forchia , ed ora per li pioppi de' Cappuccini fi. 
dirama , e poi fi perde ne' piani di Arienzo , ed 
è la prefente Cupa di Pizzola V avanzo della via 
svecchia , che vi rimale quando fu aperta la 
nuova . Ed in quefta via vecchia verfo Forchia 
fu da me ritrovata la Colonna Milliaria rinno- 
vata dall' Imperador Flavio Valerio dopo Celare 
Augnilo nel fondo di palmi dieci più baffo de* 
campi 9 e qui ancora fu ritrovata Y altra Co- 
lonna riferita da Olftenio nelle note a Cluverio. 

Anzi ancor fi potrebbe credere , che i Roma- 
ni fofiero fiati chiufi in ambedue le Valli di For- 
chia , e Caudina , perchè ambedue fon circonda- 
te da' monti , che tra di loro confinano , ed il 
primo ftretto fofie fiato in Pizzola , ed il fecon- 
do a Sferracavallo , e pure i Sanniti avrebbero 
avuto gente baftante coir intero loro efercito a 
chiudere li Varchi de' monti . 

Si afpetta con delìderio erudita Diflertazione 
delle Forche Caudine del Daniele con efattitfi- 
ma Pianta , e Carte Topografiche delle medefi- 



PARTE I. CAPO xr. 135 

me , dalle quali appieno potranno reftar fodif- 
fatti i Curiofi Letterati, e formarne un giufto 
giudizio . 

CAPO XI. 

Del Settentrional confine di SueJJola , e del 
monte Tifata . 

LA parte meridionale del monte Tifata fu 
una buona parte del fettentrional contine 
del territorio di SuelTola . Dilli la parte meri- 
dionale, perchè la fettentrionale fpettava al San- 
ino . Quello monte , che da' Latini fu anche det- 
to nel numero del più , perchè comprende più 
monti t e comprende tutti quei colli , che da 
Caudio , oggi Arpaja , ove ha il fuo principio , 
e chiamali Tairano verfo occidente 1' un dopo 
V altro fi ftendono fino a Capua , fopraftando ad 
Arienzo , Madaloni , Caferta , e Capua ; in co- 
tal modo CI u ver io il defcrive nel lib. 4. cap. 1. 
dell' Italia : Tifatis fronte , qui vicis Arienzo , 
& Mat alone, Opido Cafertce , & Capute imminet. 
E nello fieffo lib. al cap. 5. diffe altra volta '. 
E/Ì igitur mons Tifata id jugum , quod ab Vul- 
turno amne in ortum folis brumalis tendens Ca- 
pute ruinis , opidoque Caferta , & vicis Maialo- 
ni, Arienzoque imminet . 

Dello fìeiTo modo vengon quefti monti deferir- 
ti da Girolamo Capugnano nelle Addizioni ai 
lib. 3. dell' Itinerario di Andrea Scotti : Inter 
Vefevum montem , & Atellam in mediterraneo fi- 

tum 



l B S ISTORIA DI SUESSOLA 

tura ejì , Marelianum , Acerra , SueJJula , qiuz olirti 
civitates Liborinos agros pojidebant . Ed ap- 
preso : lis Capuani montes , qui Tifata a prifcis 
dicebantur . E poi foggiunge : Ad} acent Cafcrtob 
Magdalonum , Orazanum 9 Argcntium quodam modo. 
Camillo Pellegrino nel difcorfo a. col feguen- 
te elogio ne parla: E' il Tifata un de monti più 
noti della no/ira Campania ; e benché dalla natu- 
ra non fu dotato di veruno fpecial dono , che il 
renda molto caro , fu nondimeno ne 9 fecoli antichi 
affai famofo , né il fuo nome potrà facilmente ri- 
maner ejìinto 9 mentre i fatti del mede/imo Capi- 
tano y ( intende di Annibale ) il quale vi ebbe 
più volte gli alloggiamenti , ancor lungamente 
neir ijìoria dello fiejfo autore ( qui di' Livio in- 
tende ) vìver cinno . Egli , dal cui nome fu co- 
gnominato Tifatine il noi il Tempio già edifica- 
to alle fue falde yerfo occidente d inverno a Dia- 
na , è lontano di poche miglia da Capua antica, 
il qual è noto non folo per alcune nojìre antiche 
ifcrizionì , ma è ancor famofo perle teflimoniaii- 
ze , che ne fecero il nojìre Vellejo nel lib. 2. Pau- 
fania nel lib. 5. Ateneo nel lib. n. ben due vol- 
te , e r Itinerario del Peutingero , per tacere dì 
quella di Leone Oflienfe nel cap. 56. del lib. 1. 
Farmi, che fu detto a que/ìo modo dalla copia 
deir Elei , alpe/Ire piante affai conofeiute , delle 
quali al principio avejfie abbondato. 

Molto più famofo de' tempi antichi , e di 
quel , che fcrive il Pellegrino fi è refo , e da 
giorno in giorno più fi rende a tempi noiìri 

il 



P A R T E I. C A P O XL rgf 

il monte Tifata , dandogli 1' arte quei doni', 
che. non gli diede la riatura . E' degno di con- 
fìderazione 1' acquidotto fcavato nelle vifcere di 
alcuni fuoi colli , che dal iuo fonte detto l'OU 
-rizzo - per la lunghezza di ventifei miglia Tem- 
pre coverta conduce 1' acqua fino a Caferta per 
ufo delle Fontane, della Pefchiera , del Canale, 
de' molini , e di altri Reali delizie . E' meraviglio, 
fp il Ponte detto della Valle , che da un colle 
ad un altro colle fofìiene anche coverta l' acqua 
in equilibrio fopra tre ordini di archi , refiando 
fopra la foni mi tà del Ponte una pubblica bea 
larga via , che da Mezzogiorno verfo Settentrio- 
ne conduce , e nel fuo baffo piano vi è il cor- 
fo di altra pubblica via , che da Occidente con- 
duce in Oriente ,, e nell' arco di mezzo fi leg- 
gono in marmo fcolpite quefte Jfcrizioni del 
celebre Mazzocchi , che ferviranno per faperne 
r Iftoria . 



& CAH 



5 S g ISTORIA DI SUESSOLA 

CAROLVS . VTRIVSQVE . SICILIAE . REGE 

PIO . FELICE . AVGVSTO 

ET . AMALIA . REGINA 

PARENTE . SPEI. MAXIMAE . PRINCIPVM 

AQVAE. IVLIAE. REVOCANDAE. OPVS 

A. GID. IO. CG. LUI. INCEPTVM . A. GID. ÌD. CG. LX, 

CONSVMMATVM 

A FONTE . IPSO. PER MILLIA PASSVVM.XXVL 

QUA. RIVO. SVBTERRANEO 

INTERDVM . ETIAM . CVNICVLIS 

PER .TRANSVERSAS. E SOLIDO. SAXO. RVPES. AGTIS 

QVA . AMNE . TRAIECTO . ET . ARCATIONE . MVLTIPLICI 
SPECVBVS . IN . LONGITVDINEM . TANTVM . SVSPENSIS 

AQVA . IVLIA . ILLIMIS . ET . SALVBERRIMA 
AD. PRAETORIVM . CASERTANVM. PERDVCTA 

PRINCIPVM . ET . POPVLORVM . DELICIIS . SERVITVRA 

A. CO. ID. CC. LX. 

Sub cura Ludovici Vanvitelli 
Reg. Trim. Arcuiti 



QVA 



PARTE I. CAPO Xr. i$g 

QVA . MAGNO. REìPVBLICAE BONQ 

A. CJD. ID. CC. XXXIV 

CAROLVS . INFANS . 1SPANIARVM 

IN. EXPEDITIONEM. NEAPOL1TANAM. PROFECTVS 

TRADVXERAT . VICTOREM . EXERCITVM 
MOX. POTITVS. REGNIS. VTRIVSQVE. SIGILIAE 

REBVS . PVBLIC1S . ORDINATIS 

NON . HEIC . FORNICES. TROPHAEIS . ONVSTOS 

SICVTI . DECVISSET . EREXIT 

SED . PER . QVOS . AQVAM . IVLIAM . CELERATISSIMAM 

QVAM . QVONDAM . IN . VSVM . COLpNIAE 

AVGVSTVS . CAESAR . DEDVXERAT 

FOSTEA . DISIECTAM . AC . DISSIPATAM 

IN . DOMVS . AVGVSTAE . OBLECTAMENTVM 

SVAEQVE . CAMPANIAE . COMMODVM 

MOLIMINE . INGENTI 

REDVCERET 

A. CID. ID. CC. LX, 

Sub cura Ludovici Vanvitell! 
Reg. Primar. Archit. 



L'altro colle del Tifata detto S. Leuce vede- 
ri ora tutto da mura circondato, che con Regia 
abitazione racchiude altre Regie delizie , che tut- 
tavia fi accrefeono dal Regnante Ferdinando 
Quarto . 

Dovea poi Sueflbla dopo il Tifata terminar V 
antico fuo fettentrional confine con l' antica Ga- 
lazia, or Galazze, come fopra vedemmo, o pu- 
re in parte con Trebola , o Saticola > come al- 

S a tri 



%4C ISTORIA DI SÙESSOLA 

tri vogliono , efTendo quefto luogo quefìionato , 
ed indecifo tra gli .Scrittori ; perciò ancor noi 
queftionato , ed indecifo lo lafciamo : refìando 
però Tempre vero, che almeno in parte colla Gà- 
lazia confinava, ancorché foffe vero, che in al- 
tra parte con altre città defcritte da altri autori 
avelie Suefìbla avuti altri confini ; e quindi cor* 
Acerra i fuoi confini congiungea , donde a defcri- 
vere il fuo occidental confine cominciammo , e 
come più chiaramente feguiremo a dimofìrare . 
Se dunque con chiare autorità degli Scrittori 
abbiam provato , che Y antica Sueffola fu ne' con- 
fini della Campagna felice , che confinava col 
Sannio; che di Sueffola fu la Valle fino alle For- 
che Caudine , or Arpaja ; bifogna ancor dire % 
che i monti , che formavano , e circondavan quefta 
Valle , erano ancor di Sueffola : e della ftefìa 
maniera , fé abbiam con chiare autorità veduto, 
che quei monti, che circondan quefta valle , fu- 
ron di Sueffola , bifogna dire , che anche quefta 
valle fu di Sueffola; perchè la valle va col monte, 
ed il monte va colla valle . E ferviranno quelle ra- 
gioni per autorizzare quel , che fcriffe il Pratilli 
nella fua lettera a Marco Mondi nel tom. 28. del 
Calogerà, di Sueffola fcrivendo , e del fuo territo- 
rio : La jua giuri/dizione , ( fon parole del Pra- 
tilli ) e territorio particolare non oltrepajsò ne- 
gli antichi tempi le ripe del fumé Clanio ver/o 
mezzodì , ma ftendevaji maggiormente ver/o orien- 
te fin prejfo le Forche Caudine , nel qual tratto 
è compre/a così la città di Maddaloni , come il 

Coli* 



F A R t È I, CAPO XL 141 

Colle detto Carvignano , e Monte di Core , la Nuo- 
va , Cervino, Forcina , <f</ altri luoghi, fi ano 
villaggi fin preffo la Terra di Arienzo ; ed altre 
ragioni ne riferiremo appretto. 

§. L 
Zte/ F/V0 Novanenfe 9 

NEH 1 ufcir dalla valle delle Forche Caudine 
in Occidente verfo la Campagna Felice-, 
nel piano della falda del monte Tifata fiegueii 
corfo dell'antica Via Appia , fulla quale forfè 
tre miglia dopo Gaudio, o fia Arpaja s'Incontra 
Arienzo, ed un fuo Calale, detto Vico , che da 
un Convento de' PP. Predicatori , ove confervafi 
am fìmulacro della Vergine , viene ora detto S„ 
Maria a Vico , del quale più diftefamente ap- 
pretto parleremo . Stimò il Pellegrino , che lo 
ftetto nome di Vico fia un gran fegno di mol- 
t' antichità, mentre parlando di Vico di Panta- 
no nel di/cor. 2. n. 14. fcriffe : Di più fu fimiU 
mente chiamato con quefto nome un borgo su V Ap- 
pia fra Caudio , e Capua , nel cui fito è oggi quel 
e a Jole cT Arienzo , che vien detto 3. Maria a 
Vico. E nello fletto difeorfo al num.26. Né so, 
quanto conto ancor fi farebbe del nome del Cafa* 
le, il qual chiamafi S. Maria a Fico nel teni~ 
wiento d' Arienzo, eh' è per lo flejfo cammino \ 
quantunque a parer mio fa grande argomento di 
antica via il nome Vico, come più volte ho notato. 

Nca 



fy ISTORIA DI SUESSOLA 

Non s' ingannò il Pellegrino in iitimar anti- 
co il cafal di Vico dal folo nome , perchè ap- 
predo con più chiare autorità vedremo , quanto 
antico folle ; ficcome il fu ancora Y altro cafale 
ancor su Y Appia molto poco apprefib a Vico 9 
* detto La Nova , e Figliarino , ambidue nel- 
la Valle dì Suefibla fituati , che fenz' alcun dub- 
bio per fito 5 e per nome è Y antico AdNovas, 
come chiaramente fi può rifcontrare con gli an- 
tichi Itinerarj del Peutingero , e Gerofolimita- 
no altrove riferiti, in quello luogo così chi ama»- 
to Ad Novas , forfè ad Novas Tabernulas , fic- 
come anche a tempi nofìri vi fono molti oitel- 
li , che chiamanfì la Taverna Nuova . E Y ac- 
cortiffimo Luca Olftenio , che diligentemente , 
ed a minuto offervò quefti luoghi , nel feguente 
modo confermollo nella nota alla pag. n$6. di 
Oliverio : Locus autem Ad Novas exaBe incidit 
in pagum S. Maria in Fico e regione Arienzi 
ad ingrejjìim Caudinarum angujìiarum fitum , ubi 
prceter antiquitatum vefiigia columna alia extat. 
linde porro W* M. P. ad ipfas Furcas Gaudi- 
nas , ubi lapis XVI. nuper repertus , & a me de- 
fcriptus fuit ., Inde XI. Junt M. P. Beneventum 
v et e ri uippied duéìu . 

Quefto cafal di Vico ne' più antichi tempi fu 
chiamato Vicus Novanenfis , così cognominato 
dall' altro a fé viciniffimo cafale Ad Novas , a 
diitinzione di altri Vichi , che ne' vicini paefi 
eranvene pur degli altri : come quel di Liter- 
.110 ? £ve fu la Villa di Scipione Africano , quel 

di 



PARTE I. CAPO XI. 143 

di Stabia , quel di Cedia , quel di Caulo , e for- 
fè altri : fìccome anche a' tempi noflri diciamo 
Vico di Pantano a differenza di Vico Equenfe, 
o Equano : eilèndo propriamente Vicus un no- 
me generico di tutte quelle Vie , le quali anno 
abitazioni dall' una , e 1' altra parte ; come in- 
fegna Varrone nel lib. 4. della lingua latina : 
In oppi do Vici a Via , quod ex utraque parte 
vice Junt adifcia . 

Di un cotal antichiffimo cognome di Vicuv 
ìtfovanenjìs, e di altre antichità parimenti ci" 
tende certi, e ci dà lume un antico Marmo, di 
cui quefia è l' iiloria . Fu la prima volta quello, 
Marmo ritrovato, e fcoverto nell'anno 1733 in 
un foffo nella Collina detta Carvignano ne' con- 
fini tra Maddaloni , e Cervino Cafale della Ter- 
ra di Dura zzano ; ed eiTendone Hata copiata V I- 
fcrizione da inefperti copiili , né fu mandata 
copia a Francesco Pratilli per faperne F inter- 
pretazione , aiferendo , che era Hata ritrovata 
tra le mine di un antica villa , e reftò il Mar- 
mo nuovamente ricoverto di terra, e fpine. Il 
Pratilli interpretando V Ifcrizione iecondo la co- 
pia mandatali , vi compofe ancora una Differ- 
tazione , e leggeri llampata in Venezia tra gli 
Opufcoli del Calogerà nel tomo 28. Avendo poi 
Il Pratilli ilampata la fua Opera della via Àp- 
pia , vi inclufe anche rillampata la detta Dif- 
fertazione . Dall' una , e dall' altra Opera del Pra- 
tilli ne apprefi io la notizia, e perciò citando- 
ne per autore il Pratilli la riferii nella pagina 
£12 -della mia Iftoria di SueifoU. Neil' 



V4 4 ISTORIA DI SUESSOLA 

Nell'anno poi 1773 girando l'Italia l'Abba- 
te Chovepes dotto Antiquario dell'Accademia 
di Parigi , volle coli' erudito , ed accortiffimo Da- 
niele ollervar quefto marmo , e nuovamente 
diilotterratolo , conobbero, che l'Antica Villa, 
che i mali copifti fcrilTero al Pratilli , era uu 
Tempietto, ed ivi anche fotterrato ritrovarono 
un avanzo di ftatua di fino marmo , ; ch' era una 
Gamba di donna unita ad un cagnolino .. E la 
v-era , e puntuale Ifcrizione del marmo in que- 
llo proprio feguente modo era fcolpito , ficcome 
ancor io con i proprii occhi volli andare a ri- 
ncontrarlo. 

L. POMPEIO. FELICISSIMO 

1MMVNI . DENDR. SVESSVL. 

ET. SACERD. M. D. XVVIR. IN. 

VIGO. NGVANENSI. PATRI. L. 

POMPE*. FELICISSIMI . DECVR. ET. 

JTVIR. ET. Q. ALIMENT. OMNIBYS* 
REBVS . AC . MVNERIB. PERFV 

NCTO . D. CVLTOR. I. 0- M. S. 

Sic 

HORTENSENS . PATRONO . 
B. M. OB. SING. ERGA . SE . LIBK 
RALITATEM. ET. PRAES 

TANTIAM. 
L. D. D. D. 

Che per dirtelo leggeiì : 

Lucio Pompeio Feliciffimo Immuni Dendro- 

phoro Suefìulano , & Sacerdoti Matris Dianae 

Uuindecimviro in Vico Novanenfi Patri Lucii 

Pompei FeUciffimi Decurioni, &c Duumviro, & 

Qua?* 



PARTE I. CAPO XT. 145. 

Quaeftori Alimentario omnibus rebus ac mune- 
ribus perfun&o D. Cultores Jovis Optimi Ma- 
ximi Sanéti Hortenfenfis ( o pure Hortenfenfes 
riferendoli a Cultores ) Patrono Benemerenti 
ob fingularem erga fé Jiberalitatem , &: prx- 
fìantiam . 

Locus datus Decreto Decurionum . 
Stimati da alcuni , che le due punteggiate 
lettere del Marmo M. D. doveflero interpre- 
tarli Matris Deorum , ed intenderli della Dea 
Cibele , come per altro vengono comunemente 
quefte lettere interpretate . 

j. 11. 

Bella Dea Diana , e de juoì Tempj nel 
Vico Novanefe, 

STimai io nella prima mia edizione , e pri- 
machè fi foiTe fatta la nuova fcoverta dèi 
marmo dal Signor Daniele , che più volentieri 
le due lettere del marmo M. D. aveffero potu- 
to interpretarli Matris Dì ance , appoggiando il 
creder mio , perchè quelli due cafali d' Arien- 
zo detti Vico , e Nova lituati anche con Car- 
vignano nella falda del Monte Tifata nella 
Valle di Suefìbla or detta Valle di Arienzo eb- 
bero con gli altri popoli di quella Regione in 
venerazione la Dea Diana , flccome ci accerta, 
de' tempi fuoi T antico Capuano Iftorico Vellejo 
Patercolo , che fiorì ne' tempi dell' Xmperador 

X Tibe- 



Ì4 S ISTORIA DI SUESSOLA 

Tiberio ?*ì\ quale dice nel libro fecondo , che 
Siila difcefo dal Monte Tifata , dopo fconfitto 
il fuo nemico Norbano andò a renderne grazia 
a Diana , alla quale quella Regione era conie- 
grata i offerendo in donò a quel tempio i cam- 
pi , ove erano le acque Medicinali : Pqfl Vi- 
éioriam ( dice Patercolo ) qua defcendens mon- 
terà Tifata cura C. Norbano coneurrerat Sulla, 
grates Diance , cujus Numini Regio ili a /aerata 
ejì i Jolvit . Dalle quali parole ben fi diftingue, 
che altro fu il dono delle acque medicinali , 
che Siila fece al Tempio di Diana di Capua ; 
ed altra fu la Regione , che dice Patercolo , 
ove era adorato il Nume , e non già come al- 
cuni vogliono confondere , che la Regione det- 
ta da Vellejo , ove adorava!! il Nume , fia lo 
fìeffo j che i campi colle acque medicinali , che 
fu il dono fatto da Siila al Tempio di Diana 
di Capua * 

Quella nuova feoverta , e fedele interpreta- 
zione del Marmo di Carvignano accrefee ragio- 
ne al creder mio, che le lettere M.D. poffonft 
interpretare Matris Diana, e che propriamen- 
te quel Vico Novanefe , ove ora è Arienzo lia 
inclufo nella Regione detta da Patercolo , ove 
adoravali il Nume , o fia la Dea Diana , effen- 
do in una vicina , unita [ e continuata eften- 
lione col Tempio di Diana in Capua , e for- 
ma buona parte della Regione da lui accenna- 
ta ; confermandoli con altri or conofeiuti Tem- 
pi a Diana dedicati , efiendofi reib or certo , 

che 



PARTE I, CAPO XL i 47 

jchc il Tempio fcoverto in Carvignano fia flato 
Tempio di Diana , e non antica Villa , pve an- 
che T avanzo della fua antica fìatua fi è ritro- 
vata col Piede di fuccinta Donna, e cagnolino, 
come a tutti è ben noto , che con tal diftinti- 
vo quefto falfo Nume fi figurava da cacciatrice. 
E fé la Gamba di fuccinta Donna col Cane al 
piede ci accerta , che Y antica intera ftatua fu 
di Diana; di Diana parimente effer doveva il 
Tempio y dove queflo falfo Nume adoravafi ,; e 
di Diana ancora eiTer doveva Sacerdote L. Poin- 
peo Feliciili.mo , che in quefto Tempio aveva il 
Marmo ; e perciò la punteggiata lettera D. ben 
H può interpetrare Dianae; ed eccone altre ra- 



gioni 



Vollero alcuni antichi Scrittori, che fulMoiju* 
te or detto Cartello , dove yeggo.nfi le ruine 
dell'antico Arienzo 9 ed ora al prefente Àrien- 
zo , ed a' Campi ad Vico Novanefe fovrafta 
vi fofTe ftato un Tempio .di Cintia , ancor 
così cognominata Diana: ce lo attefta Celeftino 
Guicciardini nel fuo Mercurius Campanus , do- 
ve così dice •* Àltijjìmo Jub jugo eo in loco uhi 
.aram Cinthico extitifje volimi nonnulli elegans con- 
Spici tur Arenili oppi cium jam in limine faucium, 
vulgo LE FORCHE CAUDINE. 

Dippiù le R. R. Monache Lateranenfi della 
S. S. Annunziata di Arienzo confervano un an- 
tico Libro di memoria della fondazione del lo- 
ro Monaftero, che fu nel 1550 , ed in elfo di- 
cefi , che tempo prima erafì cavato un antico 

T 2 Tcm- 



r 4 § ISTORIA DI SUÉSSOLÀ 

Tempio alla falda del monte Tifata nel Teni- 
mento di Arienzo appartenente al Vico Nova- 
nefe , dove ancor dicèfi alle Cammardle , e fin. 
oggi dura la tradizione, che fu quel luogo così 
chiamato dal difibtterrato Tempio con alcune 
Camere: e non molto da quel luogo lontano , e 
propriamente dove dicefi al Grottale di conti- 
nuo fi fon cavati , e cavanfi fepolcri antichi , 
ritrovanti Monete antiche, Vafi , Lucerne, Ido- 
latri, ed altri fegni di antichità, che danno a 
conofcere , che ivi era Y abitazione dell' antica 
Ad Novas , convenendo col luogo , ove dagl' 14 
tinerarj , e Scrittori vien allignato , e confina col 
cafal di Cervino , dove in Carvignano fu ritro- 
vato il Tempio , la Gamba col Cane , e '1 Mar-* 
ino di L. Pompeo . 

Ancor prima che il Tempio di Carvignano fof- 
fé fiato conofciuto per Tempio di Diana , non 
efiendovi allora notizia di altro antico Tempio 
in Arienzo, ftimai , che quello Tempio delle 
Cammarelle avelie potuto eiTer quello detto da- 
gli antichi Scrittori , che ilava fui monte di 
Arienzo riferito dal Guicciardini , ma ora con 
quella nuova fcoverta confermali , che il Tem- 
pio delle Gammarelle fìa fiato della Dea Diana, 
ma che fia un terzo Tempio di quello Nume in 
mezzo al Tempio di Carvignano , ed all' altro 
fui monte Gattello riferito dal Guicciardini ; e 
perciò era in una Regione , dove adoravafi Dia- 
na fui Monte Tifata , che era Monte confegra- 
•to a Diana , perchè era luogo commodo al po- 
polo 



PAR TE I.) G A ? O XI. i^ 

pòlo Novanefe , che aveva bifogno di un vicino 
Tempio per adorarla, eflendo lontani, e fcom- 
rniodi agli abitanti del Vico Novanefe gli altri 
due Tempj di Carvignano , e del Monte Camel- 
lo ; ed accrefce ragione 1' effere flato Tempio edi- 
ficato fui Monte , perchè era divozione , e cul- 
to in que' tempi di eriggere nelle ferve , e ne' 
luoghi folitarj , e ne' monti gli Altari a quefta 
Dea, ficcome nel Monte folitario fappiamo quel 
di Capua , quel di Carvignano , e quello del 
Monte Cartello; e perciò il Poeta Orazio , ne* 
cui tempi adoravafi quefta Dea, chiamolla nel- 

V Epodon Potente nelle Jelve , invocandola con 
dire : PhcEÒe Jylvarumque potens Diana . 

Quefti vicini , ed or ben conofciuti Tempj 
di Diana tutti nel Vico Novanefe , dove ora è 
Arienzo , efTendo proflìmi , ed immediati al Tem- 
pio di quefta Dea in Capua , della quale parla- 
va Vellejo Parercelo fanno ben conofcere , che 
il Vico Novanefe era inclufo nella Regione , 
che ei dille a quefto Nume confagrata colle fo- 
pra accennate parole : Cujus Kuminì Regio il- 
la /aerata ejl . 

E perchè quefto Nume era adorato nel Vico 
Novanefe, che fu, dove ora è Arienzo , con- 
vien far menzione di quefto Nume per fapere 

Y antica Religione di quefto luogo . 

Furono da Gentili più Numi col nome di 

Diana venerati, come riferifee Cicerone de Na- 

• tura Deorum lib. ult. La più celebre chiamata 

ancor Luna , della- qual. parliamo , fu da medefimi 

ere*. 



, SD ISTORIA DI SUESSOLA 

creduta figlia di Giove, e di Latona nata in un 
parto Hello con Apollo fopra un Monte di un 
Ifola dell' Arcipelago detta Cynthos , e perciò fu 
Diana ancor Cintia chiamata ; ed a quello allu- 
der volle Virgilio ? che dille nel primo libro 
dell' Eneide : 

Qualis in Eurotcz ripis , aut per juga cynthi 

Exercet Diana choros . 
Ebbe Diana molti altri cognomi prefi da luo- 
ghi , dove aveva fuoi Tempj , ed era adorata ^ 
come Efefia , Taurica , Pergea , Perfìca ., Min- 
tia , Lìcea , Calliftra , e perciò fu ancor cogno- 
minata Tifatina , per gli Tempj , che aveva nel- 
la Regione Tifatina , dove ora vi è pure Arien- 
zo , che ila fotto il Tifata ,. 

Il celeberrimo , e rinomato Tempio ;ebbelo Dia- 
na in Efefo Città della Natòlia , oggi apparte- 
nente al Turco, ftimato in que'tempi per una 
delie fette meraviglie del Mondo per la gran- 
dezza , per le colonne , per le ftatue, per le Pit- 
ture , e per ogni altro ornamento meravigliofo 
fatto per lo fpazio di 220 anni ; ma fu quello 
gran Tempio volontariamente incendiato da uno 
itravagante uomo Efefo chiamato Eroiìrato , e 
domandatone della cagione , dille ., che non po- 
tendo perpetuar il fuo nome con azione illuftre, 
-credette così acquetarlo , e renderfi nella Sto- 
ria famofo . Con rigorofe pene, e fupplizj ordi- 
narono gli Etefi , che non più in appreilò fi fol- 
le nominato Eroftrato. Scrive Strabone nel hh. 
•14^ che fu quello Tempio nuovamente rilatta 

con 



PARTE I. CAPO XI. iji 

con gli abbigliamenti delle donne Efefine gene- 
roiamente offerti. 

Serbò Diana, per quel, che credettero, per- 
petua verginità, perciò fuggendo di converfar 
con uomini in compagnia di iole vergini eferci- 
tavafi alla caccia con Y arco , e la faretra . 

Fu protettrice delle partorenti , come accen- 
nò il Poeta Orazio chiamandola culìode de'mon- 
ti, e de' bofchi nel Uh. 3. de* Carmi* 

Montium Cujìos , nemorumque Virgo r 

Qiix laborantes utero puellas 

Ter vocata audis y adimijque letho . 

E fu ftimata, e chiamata madre dell'abbondanza, 
madre di tutti , e di tutte le cofe , e perciò la fi- 
guravano una immagine di donna dal petto in 
giù tutta fafeiata di mammelle, e detta da Gre- 
ci HoXvixccr^ , 'e da Latini Multimammia con 
un paniere di frutti fui capo come alcuni , o pu- 
re come una Torre come la deferive il Banier 
tomo IV. lìb. 6. Mitologia . Come appretto ne 
porremo la Figura . 

Perciò le punteggiate lettere M. D. fcolpite 
col Marmo di L. Pompeo Felictflìmo in Carvi- 
gnano nella Regione , dove adorava!! Diana , nel 
Tempio di Diana , dove fi è ritrovato Y avan- 
zo della fìatua di Diana poifonfi più volentieri 
interpretare Matris Viano? , che Matris Deo- 
rum , come altri vogliono . Né mancano efempj 
negli antichi marmi, dove Diana , anche per 

di- 



53* ISTORIA DI SUESSOLA 

diftefo vien chiamata Madre . In Grutero XLI. S. 

ieggefì . 

TEMPLUM . DIANAE 

MATRI . D. D. APU 

LEIUS . ARCHITEC 
TUS . SUBSTRUXIT. 

E molti altri efempj ancora altrove fi leggo- 
no col difteio nome di Mater Diana. 

Ecco come Natal Conti nel lib. 3. della Mi- 
tologia difegna la Figura della Dea Diana , 
di poppe fafciata , e così ancora vedefi in Roma 
nel Mufeo de Lancellotti de' Principi di Lauro. 



Quel- 



T»H IIBBAIT 

OF ini 

miwn flf mino» 



PARTE I. CAPO XI. i^ 

Quell' iftefib Lucio Pompeo Felicitfìmo Sacer- 
dote di Diana , nel marmo di Carvignano era 
Dentrofero , e quindecimoviro , nel Vico No- 
vanefe ove ora è Arienzo . Eran chiamati Den~ 
trophori quei , i quali provvedeano di legni la 
milizia . E più propriamente eran così chia- 
mati gli addetti ad una Congregazione d'uo- 
mini divoti , i quali in onor di qualche Deità 
eftirpavano gli alberi, e fugli omeri portavangli 
per le Città . Nel fuo Leflìco con altre autorità 
così ne fcrive Giacomo Facciolati : Dendrophprl 
crani qui trabes , & univcrfam rem tignariam ad 
(zdificia militarla extruenda curabant a lérìpov ar~ 
bor , lignum , & (pipo fero 9 Horum artijicum coU 
legium Herculem precipue coluti . Infcript. apud 
Gruter. pag. 45. num. 8. Herculi corniti , cujìodi 
M. Ccefius Aug. Liber. Sojìratus Prcef. Fabrorum 
Collegii Dendrophororum &c. Adde ali arri apud 
Fabret. cap. 9. n. 21. Fuere prceterea Dendrophori 9 
qui in honorem alicujus Dei , puta Bacchi , aut 
Silvani, aut Magnai Dece Matris arbores flirpi- 
tus excifas humeris per urbes portabant ; conjli- 
tuebantque veluti corpus quoddam religioforum ho~ 
minum . Hujufmodi Dendrophororum mentio jìt in 
infcript. apud Gruter. pag. 64. num. 7. qui quotan- 
nis in antrum Magnce Matris pinumferebant . Vide 
jujìum Fontan. de antìquitatib. Hort$ lib. 2. cap. 5, 



V §.ÌII 



t 54 ISTORIA DI SUESSOLA 

j. HI. 

Degli Orti nelle Fauci Caudine nominati da 
Columella . 

QUelli Cultores Jovis Novanenfes del Mar- 
mo di Carvignano , che ereiTer la memo- 
ria a L. Pompeo , eiTer dovettero una Con- 
gregazione di Ortolani , i quali veneravano Gio- 
ve Ortenfe , come eiìl credevano , Dio degli or- 
ti , affinchè quefto avelie giovato alle ortaglie , 
che efli coltivavano nel Vico Novanefe. 

Ci lafciò memoria il Pratilli nel lib. i.cap.$. 
dell' Àppia , che : Fuori di quefto villaggio ( fo- 
no parole del Pratilli , che parlava appunto di 
Vico ) ver/o mezzogiorno , e dalla parte , che 
riguarda Nola fi riconofeono alcune ruine di an- 
tico Tempio , o di altro fpeciofo edificio , ed in 
effo dicono Jcavate foffero nel p affato Jecolo al- 
cune Jìatue condotte in Napoli , ed un affai no- 
bil va/o di bronzo, e di quefto fatto ivi ancor 
frefea ne dura la memoria , 

In quefto luogo parimente effer dovevano gli 
orti de* Vicani Novanefi , che ereflero il Mar- 
mo a Lucio Pompeo Feliciflimo , e forfè quefto 
diftbtterrato Tempio, che dice il Pratilli era il 
Tempio di Giove Ortenfe, dove effi adoravano, 
perchè era in mezzo de' loro orti . 

Quefti orti de' Vicani Novanefi giungevano 
verlò Oriente fino alle Fauci delle Forche Caudine 

da 



PARTE I. CAPO XL rj5 

da dove il Villaggio di Vico non è molto lungi. 
E di quefti orti alle Fauci delle Forche Cau- 
dine intefe fenza dubio Columella , designan- 
doli chiaramente nel lib. io. della Agricoltura, 
dove lodando i Cavoli nelle Fauci delle Forche 
Caudine , fcrilTe . 

Tum quoque conferitur foto , quas plurima. 

Terree 
Orbe virens pariter , plebi, Regique fuperbo , 
Frigoribus Caules , €* vera Cymata mittit , 
Quce pariunt veteres afpqfito litore Cuma& 
Qua marrucini , qua Jignia monte Lepino 
Pinguis item Capua , & caudinis Faucibus 
Morti . 
Quefti iteflì orti nelle Fauci delle Forche Cau- 
dine circondano tutto il Settentrionale, e par- 
te dell' Occidental piede del monte Caltello , ove 
è fituata l' intera Terra di Arienzo , e fin qui 
ancora giungeva la Valle di SuefTola, come dif- 
fe il Sanfelice : fuit Sueffulanorum ea Vallis , 
quce ad Caudinas protenditur Furcas , ed è la 
itefia Valle, che or dicefi 'Valle di Arienzo , e 
qui fu fempre, ed è l'antico, e prefen te Arien- 
zo confine della Campagna Felice , della quale 
SueiTola col Vico Novanefe fu colonia , e fu nei 
fuo confine col Sannio , come vedemmo nel Ca- 
po VI. Sicché quefti orti , dove ora è Arienzo, 
ed il monte Caltello erano inclufi nella Campa- 
gna Felice , e non nel Sannio come alcuni fo- 
gnano , ed erano fuori , e prima di entrare nel- 
le Forche Caudine . 

V 2 Nel- 



1$ 6 ISTORIA DI SUESSOLA 

Neil' ultimo orientai Cafale di Arienzo detto 
Capo di Conca , nel luogo detto S. Lucia furo- 
no fcavati , ed ancor vengonfì due gran pezzi 
di cornicione di marmo rozzo , e nelle viciae 
cafe veggònfi fabbricate altre grandi pietre fcor- 
niciate , ed altre lifcie dallo fcarpello , che di- 
moftravano anche dal fondamento allora fcava- 
to aver potuto fervire per un Epitafio , e nello 
fìefTo luogo fu fcavata una tronca colonna , alla 
quale manca la cima , e nel piede della medefi- 
fima vi fi legge fcolpito 

C. SEMPRONIVS . L. F. 
AP. CAVDIVS . C. E 
P. LICINIVS P. F 

IH. VIR. 

Un poco più air Oriente di quefto luogo pro- 
priamente a deftra del perenne fonte detto di 
Capo di Conca in mezzo a due vie vi è un luo- 
go , che ancor chiamali All' Epitafio , e fi può 
credere , che il primo Epitafio era confine della 
Campagna Felice , e di Sue dola , Y altro del San- 
nio , e di Gaudio < 

In mezzo a quefti due Epitafj vi è una pub- 
blica via , che da Mezzogiorno verfo Settentrio- 
ne conduce , e s' imbocca , e finifce , dove co- 
mincia la Cupa di Pizzola , o fia la Cava Rupe 
detta da Livio nelle Forche Caudine , e neir an- 
tichiffime fcritture, ficcome anche ora ritrovali 
chiamata Via Caudarola ( notili la fofliiglianza 
deir antico vicino Caudio ) , ed un poco più air 

Orien- 



PARTE I. CAPO Xf. 157 

Oriente ritrovati la rinomata Forcina dalle For- 
che Caudine corrotta. 

Qui pochi palli più , e meno fono ora i con- 
fini di Terra di Lavoro col Principato Ultra , 
e furono i confini della Campania Felice col 
Sannio , e fono ora di Arienzo, ed Arpaja, fu- 
rono di Sueifola, e Caudio . Qui finifcano da 
quefta parte i piani di Terra di Lavoro , nelli 
quali il Monte Gattello ha la fua Valle, e Con- 
fine Orientale , che lo divide dal Colle Vorra- 
110 , ha T intere fue radici , ed il piede circon- 
dato dagli orti detti da Columella Caudinis fan* 
cibus Horti^ , che erano coltivati dagli Ortola- 
ni del Vico Novanefe , dove ora è Arienzo , ed 
erano della Colonia di SuefTola , come dimoftra 
anche il marmo di Garvignano , ed incomingia- 
no poi verfo Oriente ; monti , che furono de' 
Sanniti , e comincia lo ftretto delle Forche Cau- 
dine : Quefta è F Imboccatura , e la Foce ; que- 
lli fono i Limiti , le Fauci , ed i Confini tra* 
Campani , ed i Sanniti , quefta è la Frontièra, 
come vedemmo* , detta dagl' Iftorici , e Geografi. 
Da queito luogo la parte Orientale era de' San- 
niti , e T Occidentale era de' Campani , dove 
era la Colonia di SuefTola f che includeva il Vico 
Novanefe , ed il Monte Caftello , col Tempio di 
Cinthia , o fia Diana nella Regione detta da 
Vellejo Patercolo. 

Finalmente in quefto luogo par che anche 
gli infenfati Elementi ne difegnano , e ne di- 
ftinguono i confini, dividendo la Campania dal 

San*- 



ls g ISTORIA DI SUESSOLA 

Sannio -, poiché in tutto il piano della Valle di 
Arienzo -, (blamente in quefìo luogo ritrovali una 
fonte di acqua perenne detta dì Capo di Conca, 
che da' Sanniti Monti qui nel piano di Arienzo 
fi fcarica . Qui folo comincia, ad incontrarli la 
Terra Roffa , che chiaman creta , e fenfibiliiìì- 
ma mente qui , come è ben noto comincia ad effer 
aere più rigida , e più fredda , quanto più ver- 
fo Oriente fi inoltra ne' Monti . 

E da quefta Frontiera del Vico Novanefe 
con Caudio , e Sanniti dovettero fare le fcor- 
rerie i Sanniti contro i Sueffolani , quando ac- 
cadde in Sueffola la terza battaglia tra' Roma- 
ni , e Sanniti, dopo la quale feguitando i San- 
niti le fcorrerie contro i Sueffolani mandarono 
i Romani una guarnigione in SueiTola per di- 
fenderla da* Sanniti , come dice Livio nel lib. VII. 
Ut Samnitium excurfiones arcerentur . 

Dal che li vede quanto furono differenti , e 
quanto tra di loro inimiche queft? due confinan- 
ti Nazioni Campani Sueffulani , e Sanniti Cau- 
dini ., effendo fiato il Vico Novanefe col fuo Mon- 
te .Cartello , e Tempio di Diana orientale fron- 
tiera col Caudio, ma non nel Caudio. 

Apprendiamo ancora dal riferito Marmo di 
Lucio Pompeo Felicilìlmo quanto antichiffimi 
fiano quelli Cafali di Vico , e Nova , che furo- 
no nella Valle di Sueffola , e che effer dipendenti 
da Sueffola ancor dovevano negli antichi tempi, 
e quando quella Città era Colonia de' Romani, 
•ficcome ora fono Cafali, e dipendenti della Ter- 
ra 



P A R T E T. C A P O xr. i S9 

ra murata di Arienzo nella valle di Arienzo , 
ficcome ancor pensò il Pratilli nella lettera a 
Mondi , e nell' Appia ; della qual Colonia di Suef- 
fola l' ifteflb Lucio Pompeo erane Dentrofaro , 
ed era Sacerdote di Diana , e Quindecimviro 
nel Vico Novanefe , ove ora è Arienzo, il che 
ci fa difporre a credere , che gli Arienzani fono 
Succeifori de' SuefTolani , e della loro antichità 
fanno ancor fede i rottami di marmi , de'quali 
uno nel muro dell'antica Parrocchia di S. Ni- 
cola Magno, come appreiTo riferiremo. 

Vicino al Convento de'PP.Predicatori di S. Ma- 
ria a Vico in un frantume di marma leggeri. 
L. POMPEIO FERRARIO. 
Nel cafal di Rofciano alla falda del Tifata 
quell'altro fpezzone. 

L. VALERIVS 
ILARC .. . . 
.... CENSVS 
.... MERCV 
. . . LIBERTAE. 
VALERIAE. ILARC 



In un'altra Cafa un'altro marmo, che anche 
àppreflb riferiremo . 

§. IV. 



A 



Della, Villa di Cocceió . 

Quefti luoghi ancora alle Forche Caudine 
vicini dee appartener quel marmo della 

Tom- 



l£ ISTORIA DI SUESSOLA 

Tomba di Cocceio , che fu ritrovato in teni- 
fiiento di Arienzo , e fcoverto in un vallone 
dall' acque piovane , che calan da' gioghi de'mon- 
ti , che forman lo fìretto delle Forche Caudine; 
♦ ed ov' è la Cava Rupe , che ci defcriffe Li- 
vio nel primo ftretto, vicino alFofteria d' Ar- 
paja , ed a' confini della Campagna Felice , e 
neir orientai confine del territorio di Suefibla : 
e fu il detto marmo anche dal Pratilli nel Cor- 
fo della Via Appia lib. $. cap. ,6. riferito , ed 
in quello modo fi legge .. 

CN. COCCE! CN. F. 
.OSSA. HEIC. SITA. S. 
LVCILLA COCCEIANA 
VXGR. ?. 

Quefto Coccejo'., che nota il marmo , molto 
«probabilmente eiTer può quel Cocceio , o di 
quella famiglia , che avea la fua Villa fopra 
r ofteria di Gaudio ., ove alloggiò Mecenate col 
poeta Grazio Fiacco nei viaggio , che facean da 
Roma a Brindili ; ed ove accadde quella ridi- 
cola pugna uà '1 buffone Sarmento , e Melilo 
Cicerro; riferendola curiofamente lo flefib Poe- 
ta nella Jat. 5. del 1. lib. defignandoci ancor il 
luogo dillintamente . 

Hinc nos Cocce] recipìt plenijjima Villa, 
Quce fuper eji Gaudi Cauponas .... 
E benché alcuni feorretti tefti d'Orazio leg- 
gano Cìaudj Cauponas y provali manifeftamente 
X errore, perchè la Città , ove flava V Ofieria , 

e la 



PARTE I. CAPO XI. 161 

e la Villa di Coccejo , chiamava!! Caudium , e 
non Claudium , ed era città tra Capua , ( da 
dov' erafi partito Mecenate col poeta ) e Bene- 
vento , ove paifaron da poi , che furon trattati 
nell'abbondantilfima villa di Cocceio . L'errore 
di quelli tedi , che leggon Claudj , fu anche 
conofciuto dall' autor delle dotte note ad Ora- 
zio per ufo del Delfino , ove fopra quello luo- 
go notò : Inde proceffimus ad Villam Cocceji , 
rebus omnibus abundantem . Hccc fifa efi fuper 
Cauponas Claudii cujufdam ; vel accipe oppidum 
ab Appio Claudio conditum. Placet tamen legere 
potius cum aliis Caudi : nam inter Capuani', & 
Beneventum funt Caudium oppidum hodie Arpaja; 
item valles , & Furccc Caudina , in quibus in- 
tercepti ali quando Romani , fub jugum turpiter 
mijfì funt . 

Quella Villa di Coccejo defcrivendola Orazio 
fuper C audii, e dicendo apprelfo : Tendimus hinc 
reóìa Beneventum : dovett' elTere nelf erbofo y e 
paluflre campo , che ancor Livio ci delcriiie : 
ove i Romani furon chiufi da' Sanniti ; e fa- 
rebbe ora iopra la taverna di Arpaja , andando 
verfo Montefarchio . 

Forfè altra Villa , o altra refidenza ebbero in 
quelle parti di Sueflbla i Coccej , perchè in que- 
fte parti ritrovanti i loro Sepolcri , che fecondo 
T antico coflume nelle proprie pofTeffioni foleanfì 
fepellire . In Arienzo altro marmo fepolcrale di 
un altro Coccejo ritrovali fabbricato in un mu- 
ro di antica cafa , che poi in parte diroccata , 

X or 



15* ISTORIA DI SUESSOLA 

or ferve per recinto di giardino avanti la por- 
ta della Ghiefa di S. Agoiìino . 

D. M. S. 

L. COCCEIO 

MARCELINO 

..... ERV 

..... ANI 

.... RESCEN 

E il può anche credere j che quefta famofa 
Villa di quefto famofo personaggio fino a que- 
lli luoghi dilungava!! . E perfonaggio riguarde- 
vole ficuramente dovette éffere quefto Coccejo * 
e Giurifprudente , come vien afterito dal Ce- 
mentatore d' Orazio , e pratico nel maneggio 
degli affari rilevanti ; poiché fpedito da Me An- 
tonio da Brindili in Roma infieme con altro 
anche illuftre cittadino Romano , Fontejo Ca- 
pitono , di cui dice Orazio non effervi ftato al- 
cuno più intrinfeco al detto M. Antonio : e 
quefti due perfonaggi eran di ritorno con Me- 
cenate, rimandati da Cefare Ottaviano in Brin- 
dili , dove Antonio aveva le legioni , per aggiu- 
ftar le differenze fra quefti due gran Principi 
della Romana Repubblica , come fi ha dal hk. 
3. di Appiano Aleffiandrino De bello Civili: on- 
de fono i due primi contrafegnati dal poeta 
colf encomio di effer foliti riunir gli amici di- 
fguihti . Eccone in compruova i verfi del men- 
tovato Orazio nel fopra citato Ub\ 1. il qual 

giun- 



PARTE I. CAPO XI. \6$ 

giunto anticipatamente in Terracina flava afpet- 
tando quelli personaggi . 

Huc venturus erat Mcecenas optimus , atque 
Coccejus , mi/fi magnìs de rebus uterque 
Legati, averjos /oliti componere amico?. 
E poco dopo : 

Coccejus , Capitoque Jimul Fontejus , ad unguem 
Faéìus homo , Antoni , non ut magis alter , 

amicus . 
Camillo Pellegrino neh" Aggiunta a' fuoi Di- 
fcorlì della Campania Felice , così di Lucio 
Coccejo discorre nella pag. 779. E di qua mi 
ritorna a mente il nome del Giurecon/ulto Coc- 
cejo Campano , che vijje imperando Severo , ed 
Antonino , /uo Figliuolo , mentovato ne' Dige- 
Jii , e nelle Ifìituzioni dell' Imperador Giujìi- 
niano , e potrebbe attriburfi a noi sì per cagion 
del /uo cognome , come per trovarfi memoria del- 
la gente Cocce] a in un Capuano Marmo , che ho 
nella mia Villa di Ca/apulla /colpito di Q]ue/le 
parole . 

L. COCCE JVS. 

C. L. M. L. PAPA. 

L, VALERIO. L. L. 

NICEPHORO. 

MEDICO. AMIC. 

Or fé ftima il Pellegrino poterti creder Ca- 
puano Lucio Coccejo (blamente perchè quefti 
erede un Marmo , che fi .ritrova in tenimento 
di Capua : con quanta maggior ragione fi dee 

X 2 ere- 



x5 4 ISTORIA DI SUESSOLA 

credere, che Sueffolano folle flato quefto L. Coc- 
cejo , poiché dentro la Terra Murata d' Àrien- 
zo , eh' è nel diftretto di Sueflbla , ritrovas' un 
Marmo Sepolcrale collo fteffo nome , e qui la 
famofa Villa , e qui d'altri Coccei ancora ri- 
tro vanii Sepolcri? Quello L. Coccejo del Mar- 
mo di Cafapulla era Liberto come addita Y Iferi- 
zione , che così s' interpetra : Lucius Coccejus 
Cali., Ludi , Marci Libertus Papa , Lucio Va~ 
lerio Ludi Liberto Nicephoro, medico amico . 
E quefto L. Coccejo potè effer Liberto del L. 
Coccejo del Marmo d' Arienzo , perchè i Liber- 
ti riteneano i Prenomi , e Nomi di coloro , da' 
quali riceveano la libertà : ed il L. Coccejo del 
Marmo d' Àrienzo piuttofto effer potè il Coc- 
cejo Campano nominato nelle Iftituzioni §. 3. 
tir. Quibus modis teflamenta infirmantur : per- 
chè quelli potè elTer difeendente dell' illuftre 
famiglia de' Coccei , ed elìendo di SuelTola , fi 
verificherebbe eziandio , eh' era Campano , come 
nelle Ilìituzioni fu chiamato . 

E perchè in quei tempi per fepellire i Ca- 
daveri non eranvi come ora le Gliele de' Cri- 
ftiani , anzi così fu anche per molto tempo do- 
po le dette Chiefe , ed era vietato di fepellire , 
o abbruciare i Cadaveri dentro le Città per la 
legge delle XII. Tavole come abbiam da Cice- 
rone de legibus 11. 23. Hominem mortuu/n in 
urbe ne fepelito , neve unto: iepellivanlì perciò 
fuori le Porte ne' primi tempi i Cadaveri , poi 
cominciarono ad abbruciarli , e quindi nuova- 

men- 



PARTE L CAPO XI, \6i 

mente a fepellire ccminciaronfi , per quanto da 
Plinio raccoglielì, che nel lib. 7. cap. 54. fc rif- 
fe : Ipfum cremari apud Romanos nonfuit veteris 
inflittiti , terra condebantur . At pqfìquam longin- 
quis bellis obrutos erui cognovere , tane inflitutum, 
& tamen multa fami li co prifeos few aver e ritus . 
Neil* abbruciar il Cadavere foleano avvolgerlo, 
e chiuderlo nella tela di Amianto ; così fui ro- 
go metteanlo ad abbrucciare con le lor ufate 
Cerimonie y che nella DiiTertazione fella della 
feconda parte di Pier Giufeppe Cantelio poffoniì 
leggere , e che Virgilio nel fello dell' Eneide ci 
fa veder efeguite ne* Funerali del trombettier 
Mifeno : ne raccoglieàn indi la cenere , e le ab- 
bruciate offa nella tela ; e quelle dentro P urne, 
o nelle olle , o fiano pentole ne' Sepolcri ferbavano. 
E' P Amianto , ficcome a molti è noto , una 
forta di Pietra frangibile come una lanugine , 
che con P arte li ammollifce , fi fila , e faflene 
tela , che polla nel fuoco fi fa di fuoco , e non 
fi confuma . In Roma nel Mufeo Vaticano ne 
vidi un pezzetto dell'antica i eh' è una grofTa 
tela di color cinericio , dura nel tatto , ma flef- 
fibile ; anche floppini fé ne fanno , e vedi y che 
fatteli lorde lì pulifeon nel fuoco . 

Abbruciavanfi i Cadaveri fuori le Città , e poi 
i Sepolcri colle Ceneri nelle Vie pubbliche fuori 
le Porte delle Città lituavanli . E quello dir volle 
Giovenale nel fine della prima Satira 

* . . . . Quorum 

Flaminia tegitur Cinis , atyue Latina. 



cioè 



r $§ ISTORIA DI SUESSOLA 

cioè le Ceneri de' Cadaveri fepolti fuori la Porta 

di Roma chiamata Flaminia, e l'altra Latina. 

Ond' è , che Virgilio nell'Egloga IX. volen- 
do fpiegare , che nel cammino cominciavafi a 
veder la Città di JViantoa , fece dire da Licida 
a Meri. 

Hinc adeo media ejl nobìs via , namque fé- 

pulcrum 
Incipit apparare . 

Eranvi ben vero Sepolcri anche più miglia 
dalle porte di Roma lontani Jecundo , tertio , 
quarto &c. ab Urbe lapide , volendo intendere, 
due, tre, o x uattro miglia lontani da Roma , nu- 
merando le miglia dalle Colonne milliarie dette 
anche Lapides , eh' eran da miglio in miglio fuori 
di Roma con i numeri , come dicemmo altrove. 

Quei , che aveano orti , o pofleflìoni proprie 
fuori le Città , ivi fepellivanfì . 

Quei , che pofleflìoni non aveano , e voleano 
un particolar Sepolcro , o aveanlo dall' altrui 
pietà , e cortefia , o pure comperavanfi un luo- 
go per lo Sepolcro ; e foleano nelle Ilcrizioni 
dello fteflb Sepolcro fpiegare eziandio il prezzo, 
che fpefo aveano , come tra molti altri leggefi 
.predo Fitifco , che ho per le mani nel cap. 3. 

pag- 4°5- 

D. M. 

TEGEDIAE. FORTVNATAE. 

ET. L. CORNELII. FIRMI. 

VIVI. S1BI. FECERVNT. 

QVEM. EMERVNT. US. CXX. 

• Altri 



PARTE I. CAPO XI. iéf 

Altri foleano nelle Ifcrizioni anche fpiegarvi 
la quantità del terreno comprato , e deftinato 
per lo Sepolcro , eh' efìer dovea per legge reli- 
giofo , ed inviolabile ; e perciò metteanci i ter- 
mini , eh' eran chiamati Cippi con quefte lette- 
re , come dice lo Scoliate del Poeta Orazio , 
H. M. H. N. S. che dir voleano : Hoc Monu- 
mentum Heredes Non Sequitur . 

Altri ne fpiegavan la grandezza coi termini 
degli Agrimenfori , cioè Frons per dinotar la 
larghezza , & Ager per la lunghezza , come leg- 
gemmo nella tronca Ifcrizione in Arpa] a di Se- 
rto Equanio riferita nella pag. 106., ove fpie- 
ga In agro XXX. cioè trenta piedi dì lunghezza 
dentro al fondo . E più chiaramente fpiégollo il 
Poeta Orazio nella Satira Vili, del primo libro . 
Mille pedes in Fronte trecentos Cippus in 

Agrum 
Hic dabat : heredes Monumentimi ne feque- 
retur . 
Ad altri era concefib il luogo per Io Sepolcro 
da' Decurioni, o Pontefici, ó altri Magiftrati, 
e perciò nella fine di alcune Ifcrizioni le^gefì 
L. D. D, D. cioè Locus Batus Decreto Be^ério- 
num; o pure leggefi . L.D. 1. P. cioè Loc^s Batus 
Indulgenti a Pontificia • 

Per gli altri, che aver non poteano proprj 

Sepólcri , eranvi i pubblici Campi per fepellirfi. 

Perciò i Coccei, che dove al prefente è Arien- 

20, la propria Villa aveano , ivi furon fepolti; 

e le due fepokrali memorie de' due Coccei , che 

mi 



,58 ISTORIA DI SUESSOLA 

iiel territorio di Arienzo ritrovanti , poffono effe- 
re una del Compagno del gran Mecenate nomi- 
nato dal Poeta Orazio, l'altra del Campano no- 
minato nelle Xftituzioni da Giuftiniano . 

Giacomo Cruquio fopra il riferito luogo di 
Orazio chiamò L. Coccejo il Compagno di Mece- 
nate ; ed il Comentator del medefimo Orazio ftimò 
che fofiè flato Nerva Coccejo , bifavolo dell' Im~ 
perador Nerva . Sicché il Marmo di L. Coccejo, 
che fi ritrova dentro la Terra murata d' Arien- 
20 , facilmente può efiere del Compagno di Me- 
cenate , Padrone del L. Coccejo ., che pofe il Mar- 
mo in Cafapulla : e 1' altro Marmo di Cn. Coc- 
cejo pur in Arienzo effer può del Campano , e non 
già quello , che ftimò il Pellegrino , che altro 
non fu , che un Liberto , che ad un altro Li- 
berto Medico pofe la memoria in Cafapulla . 

E non ripugna, ( fìccome mi fi oppone) che 
Orazio dica, che la Villa di Coccejo fìava fuper 
Caudi Cauponas , poiché quefti Coccei , eh' eran 
di Famiglia ricca , ed iliuftre , potean pofiedere 
una Villa fuper Caudi Cauponas , ed un' altra , 
dove ora è Arienzo , o pure pofieder poteano 
una Villa fuper Caudi Cauponas , e far la refi- 
denza con un Orto, dov'ora è Arienzo , e do- 
ve i loro fepolcri ritrovanti « 

Ritornando alla deferizione de' confini della 
Colonia di Sueflbla , ed al fuo Settentrional con- 
fine , mi dò a credere , che alla medefima appar- 
tenne il rdtante tratto della falda meridionale 
del monte Tifata, che fonrallava alla lua valle, 

ov e 



FA R T E 1. CAPO XII. \é 9 

ov' è Cervino, Forchia di Cervino , Zicòla , e 
Monte di Core , e iìn dove fu la città , elTendo 
itata di Sueflbla tutta la Valle fino alle Forche 
Caudine ; come dal Sanfelice , e da altri autori 
apprendemmo , o che vi foffe irata , o nò in quei 
luoghi altra antica abitazione , non eflendovi 
monumenti d' antichità , eh' io fappia : e per la 
vicinanza poteron efler luoghi addetti al Vico 
Kovanefe , ove dalla città di Sueflbla manda- 
valì il Quindecemviro , come vedemmo nel mar- 
mo di L. Pompeo Feliciflimo , 

CAPO XII. 

Dell' Origine dell' antichijìma Città di Suejfolci 
fino a tempi della Romana Repubblica . 

V Edemmo coli' autorità di Strabene, e di Pli- 
nio , antichi fcrittori , feguiti d' altri mol- 
ti più moderni , che SuefTola fu antichiffima Città 
della Campagna Felice , or detta Terra di La- 
voro. L'erudito Antonio Sanfelice il vecchio ci 
fpiega dippiù nella fua Origine della Campagna, 
che fu città degli Ofci : Ofcorum ( diffe il San- 
felice ) quoque gentes funi confines Calatìni , atque 
Acer r ani . Trebula quoque • Ofca fuit , Suefsula, 
A iella , & dà rum hijìoriis Cafilinum, 

Carlo Sigonio nel cap.io. del lib. i. de antiquo, 
jure Italice , fitua Suefsola negli Opici: e lo ltefso 
difse Giulio Cefare Capaccio nella fua latina Ilio- 
ria di Napoli nel cap. z. del lib. i. 

Ipopoli Ofci furono ugualmente chiamati Opfei, 

Y ed 



, 7 ISTORIA DI SUESSOLA 

ed Opici, e così flimaron gli antichi Ennio, e 
Verrio apprefso Fefto , che ne fcriffe : Ofcos , 
quos dicimus } ait Verrius Opfcos ante a diéìos , 
tejìe Ennio , cum dicat * De muro rem gerii Opfcus. 
Altri ci fanno un' altra diftinzione , dicendo , che 
da' Greci furon detti Opici, e da* Latini Ofci. 
Teodoro Riddo nella difsertazione de primis Ita- 
lia Colonis con una co tal distinzione ne parla : 
Vocati prceterea Opici a Grcecis precipue, & a 
Romanis Ofci . E dimoftrano , efsere flati gli 
iìeflì , pereti' ebbero gli fteffi coftumi , la fìefsa 
lingua, e le abitazioni ftefsej e foggiunge il Ri- 
ddo : Nec Ofcos Romanorum ab Opicis Grcecorum 
diverjos fuifje facile animadvertet , qui eofdem mo- 
res utrifque adfignari , eadem loca utrofque incò- 
luijje obfervaverit . Nec dubium , quin Ofci ex 
Opicis fuerint faéìi . Dello fìefso penfiere fu il 
Cluverio , che apprefso riferiremo . 

Stimò il Pellegrino, che gli Ofci fofsero flati 
prole degli Opici ; e così fpiegano quel paflb di 
Strabone nel lib. 5. ove parlando della Campagna 
difse : Alii ferunt , cum ea loca quondam Opici, 
& Aufones tenui [fent , fuiffe ea ab Ofca gente oc- 
cupata : volendo , che gli Ofci non come flranie- 
ra gente cacciarono gli Opici, e gli Aufoni , ma 
come figli , e nipoti ritennero, ed occuparon i 
luoghi de' loro progenitori . 

E da ciò conofciamo , che non fu il Sanfeli- 
ce , che fopra riferimmo , dal Sigonio , dal Ca- 
paccio , e da altri difcorde , fé il primo fìtuò 
Sueflbla negli Ofci, e gli altri negli Opici fi- 
tuaronla. Gli 



PARTE I. CAPO XIT. l?t 

Gli Opici , o fiano Ofci , aadaron talvolta 
comprefì fotto il nome di Aufoni , come fino 
a' fuoi tempi ce ne accerta Ariftotile trasporta- 
to da Ciuverio nella pag. 1056. in quefto mo- 
do : Habitabant autem in ea Italico parte , qu& 
Tyrrhenis contermina^ Opici , qui & ohm cagno- 
mento Aufones dicebantur , £* nunc etiam dicun- 
tur . E Strabone nel 5. lib. ci lafciò fcritto , 
che dello ideilo parere fu Antioco: Pojì Latium 
( fon parole dell' Interprete di Strabone ) Cam- 
pania eji . Antiochus ab Opicis habitatam fui/Jh 
eam regionem narrat , fui iidem & Aufones ap>- 
pellarentur m 

Furono gli Aufoni un general corpo di gen- 
te , che divifos'in varie Regioni prefe vario no 
me di Ofci , ovver Opici ,, di Aurunci ? .e di 
Sidicini . 11 Ciuverio nelF Italia antica verfo ii 
principio diffe ; Opicos , five Ofcos ahi voluerc 
eofdem effe , & Aufonas , & par ics eorum Au- 
runtos , atque Sidicinos. E nel lib. 3. a eap.p. 
dopoché molte cofe fu quello punto avea riferi- 
te , foggiunfe : De estero ex haéìenus allatis y 
dijjertifque fatis jam manifejie , ac dare patet , 
unam , eamdemque fuiffe gentem ,, qu& variis ad- 
pcllabatur nomintbus Aufones , Aurunci , Opici : 
quorum hoc vocabulum poftmodum a Komanis cor- 
reptum fuit in duas Jyllabas Opfci , five Obfci f 
ac tandem Ofci . Veruni amen ita ego opinor y 
omnes quidem Auruncos , atque Opicos , feu OJcos 
fuiffe Aufonas , & non viceverfa omneis Aufonas 
fuijje Auruncos , & Opicos : fed cum ingens fue~ 

Y a rii 



m ISTORIA DI SUESSOLA 

rit Aufonum corpus r ut qui ab f reto Siculo , & 

faucibus Hadr iettici finus ad ufque Voljcorum , 

Siculorum , Umbrorumque agros pertigerint , in 

varias parteis , variaque nomina id dijìributum 

fuijfe : utique poflquam ulteriore Jedium fuamm 

parte ab Oenotris , Peucetiifque pulfifuere. Pri- 

mura uni ve rj a gens ab Oenotrorum , Peucetiorum^ 

que jìnibus , ideft ab Silaro inferi maris , & Fren- 

tone fuperi maris flumine ad Volfcorum ufque y 

& Siculorum , Umbrorumque jineis Opici , & 

O/ci adpellati funi . Horurn pars in Campania^ 

& Volfcorum jfineis Aurunci funi diéìi &c. Pars 

altera Opicorum , Jive Ofcorum circa Teanum , 

& Frege llas Sidicini vocati funi . Communi ia- 

men illa 9 atque antiquijfima adpellatione fingulfi 

feepe partes diftee fuere Aufones . 

Camillo Pellegrino nel 4. difeorfo della Cam- 
pania confefTa efTergli ftato guida il Cluverio 
anche a così credere , e con forti ragioni ne 
fcriiTe . Della ftefTa maniera il Cluverio , ed il 
Pellegrino faranno guida a noi ad andar breve- 
mente inveftigando dell' antichità y e dell' ori- 
gine di SueiTola , rimettendoci nel dippiù a quan- 
to diffufamente quefti due valentuomini ne an- 
no fcritto più di ogni altro . 

Fu di opinione il Pellegrino , che quegli Au- 
foni, che abitaron tra V fiume Volturno , oggi 
fiume di Capua , e '1 Sarno ( nel cui mezzo fu 
SuefTula ) Ofci , ed Opici furon detti, e la lór 
regione Opicia fu chiamata ; que' popoli , che 
abitaron di là del Volturno , furon detti Sidi- 
cini, 



PARTE L CAPO XIL 173 

cini , ed Auruaci dalle antiche lor città , ove 
ora è Teano , e Sefsa; e tutto l'unito corpo di 
quelli popoli fu chiamato Aufonia , donde prefe 
il nome quella parte , che poi fu chiamata Ita- 
lia. Ed Aufonia in vero chiamolla Virgilio nel 
lib. 11. dell' Eneide: 

. . . . i . . . . Et ora 
Ut vidit , Icevique patens in peéìore vulnus 
Cufpidis Aufoni (S , lacrymis ita fatur obortis. 
Ed ancor Ovidio nella 3. Elegia de Tri/i i bus 
lib. 1. 

Jam prope lux aderat , qua me dif cedere Cafar 
Finibus extremis imperai Auf onice . 
Antichitfimi popoli di quella regione furono 
gli Aufoni y ed antichi gli fa chiamare lo ftefso 
Virgilio da Diomede nella rifpofta , che diede 
agli Ambafciatori di Turno nel libro ftefso: 
O fortunata gentes , Saturnia regna , 
Antiqui Aufonii , quce vos fortuna quietos 
Sollicitat , fuadetque ignota lacefjere bella. 
Anzi primi abitatori dell' Italia ftimolli Ser- 
vio, antico efpolìtor di Virgilio, chiofando ap- 
punto il fopra addotto luogo , dicendo : Quia 
qui primi Italiam tenuerunt , Aufones ditti funt 
E Plinio Secondo nelP Moria Naturale lib. 3. 
cap. 7. perchè gli Ofci furono Aufoni , nominolli 
prima di tutti gli altri , che abitata avefser la 
Campagna , ove fu Suefsola : Et hoc quoque ( della 
Campagna parlava ) certamen human ce voluptatis 
tenuere Ofci , Oraci , Umbri , Thufci , Campani.. 
E primi abitatori, anzi nati in -Italia ftimò 



* 74 ISTÒRIA DI -SUE'SSOLA 

gli^Àùfoni Eliano % come ha il fuo Greco Intei- A 
petre nel cap. \6. del lib. 9 Variarum Hifioriarumv 
Italiani primi Aufones inhabitarunt y indigene \ 

§. 1 

Del? Antichità di Suejola . 

NElle tenebre di tanta antichità fi fa la ftra- 
da Camillo Pellegrino colla fcorta di Dio-- 
nigi Aìicarnafseo , il quale nel lib. 1. lafciò fcrit-- 
to , cheFeucezio, ed Enotro , figli di Licaone, 
Rè degli Argivi 17. età prima della guerra di 
Troja , dal Peloponnefo approdarono in quefte 
parti , che or chiamali Italia 5 e ritrovaronvi 
gli Aufoni | ed Aufonla chiamavafi la Regione, 
Peucezio fi fermò colle fue navi nella Japigia , 
or detta Mare di Puglia; ed Enotro colla mag- 
gior parte del fuo efercito venne ali' altro feno- 
occidental dell' Italia , allor chiamata Aufonia 
dagli Aufoni, che l'abitavano: e quefte fono le 
tradotte greche parole dell' Alicarnaifeo : Ex 
Deianira , & Pelafgo prognatus ejì Lycaon , cujus 
filius fuit Oenotrus XVII. atatibus , antequam 
ad Troj.am be'ttatum efì . Is relitta Peloponnefo , 
& clajje parata trajecit mare Jonium , unaque cum 
ed Peucetius unus e fratrum numero . E di nuo- 
vo diffe : Itaque Peucetius quo primum adpulerunt 
ili "Itali am juper fapy^ice promontorium fuis ex- 
pòfitis , fcaem ibi flxìt : & ab eo horum locorum 
intàSbè avellati fura Peucetii. Oenotrus vero cum 

ina- 



PARTE L* C A P O XIT. 175 

ma j ore parte txercitus in ah e rum Jìnum perve- 
nit , qui adluit occidentale latus Italico . 

Di due età differirebbe dall' Alicarnaffeo Mir- 
filio Lesbio , fé non fofs'e impoitura del Frate 
Annio da Viterbo, che nel 1552. lo cacciò alla 
luce, e nel cap. 1. dopo un catalogo di nazioni, 
che abitata avean ¥ Italia , foggiunge : Horwn 
primus Oenotrus Arcas cimi Peuccino fratre co- 
lonias tranfportavit , ubi habitabàrit tunc diéìi 
Aufones , ubi nunc Oenotriam regio e/i , e regione 
Peuccinorum . Hcec fertur prima colonia ex Gr#- 
cis 9 pauto minus quindecini ceiatibus ante ruinas 
Troj#. Nel feguente modo par che T approx^afle 
ilCluverio, il quale nell' Italia antica lib. 1, cap. 
i.difle: donec circa annum ante belìum Trojanum 
CCCCVI1IL té efi natum Jefum CI DUCI. Au- 
fones inde expulerunt Oenotri ; atque Peucetii ex 
Arcadia , Ducibus Oenotro atque Peucetio Ly- 
caonis ftliis . 

Infelicemente gli antichi computavano il tem- 
po degli anni per via di età , perchè a quelle 
età chi attribuiva più, e chi meno anni; anzi 
talvolta uno fteilb autore era incollante con fé 
ItefTo , come il Valguarnera nel difeorfo di Pa- 
lermo fua patria ne accufa Dionigi . E febben 
diftingueano tra età cronologiche , ed età natu- 
rali ; anche in quelle eran varj , alTegnando per 
lo più anni trenta ad ogni età cronologica ; ma 
alle naturali chi 23. chi 25 chi 27. chi 30. chi 
tré età ad ogni cento anni ; e chi anche altri- 
menti adeguava; e fuvvi, chi numerò l'età per 

le 



x 7 6 ISTORIA DI SUESSOLA 

le varie vite dei Re , computando per un' età 
ogni vita di un Re, breve, o lunga, che fiata 
foiTe. E Servio fopra il 3. Hb. della Georgica dille: 
<JEtatem phruntque generaliter dicimus prò anno, 
prò triginta , prò centum , prò quovis tempore. 
Or quefìe diciafiette età , che precedettero alla 
guerra Trojana , e che fcrive 1' AlicarnafTeo , che 
fu la venuta di Enotro in Italia , fi ftima dal 
Pellegrino, per quel, che raccoglie d'altro dire 
dello fìeilo AlicarnafTeo, che fu lo fpazio di an- 
ni 5^7. qual fomma la replica nel difcorfo 4. 
nelle pag. 585. e 590. e 595. , ( benché (e ad ogni 
jet à fi defie la fomrna di anni 27., le dette età 
17. farebbero anni 459. ) ficcome dallo ftefTo 
AlicarnafTeo egli raccoglie ancora, che dalla det- 
ta Trojana guerra fino all'edificazione di Roma 
vi corfero altri anni 432. Or fìiTati quefìi due 
punti coli' AlicarnafTeo, cioè degli anni 567. pri- 
ma della guerra, ed anni 432. dalla guerra all' 
edifìcazion di Roma, abbiam poi appreifo tutt' i 
noftri Cronifìi , di un folo anno , o due tra di lor 
variando , che il noftro Redentor Gesù nacque 
nell'anno 751. dall' edificazione di Roma. 

Sicché dice il Pellegrino , unendo quefìi tre 
periodi di anni , cioè le 17. età prima della guer- 
ra di Troja , e dalla venuta di Enotro in Italia, 
ove ci ritrovò gli Aufoni Ofci anni ... 567 
Dalla guerra lino all'edificazione di Roma 

anni *....• 432 

Dall' edificazione di Roma fino a Crifìo 

anni 751 

Fan- 



PARTE I. CAPO Xir. i 77 

Fanno prima di Crifto anni ..... 1750 
Aggiungo da Crifto fino a noi anni 1778 

Fanno dal tempo , che ftavano gli Aufo- 
ni in Italia anni 35-8 

Quefto è quanto può faperfì del tempo , nel 
quale gli Aufoni Ofci dominavano quefta parte 
dell' Italia , ma quanto tempo prima aveller po- 
tuto edificare la lor Città di Suefìola , ognun può 
penfarlo a fìio piacere , non eflendovene memoria. 

Dopo gli Aufoni Ofci , che poiTederono la città 
di Suefìola in quefta Regione , or detta Terra di 
Lavoro , dominarono gli Enotrj , ed altri Greci, 
eh' edificarono Cuma , e Napoli , i quali mutando- 
anche nome alla Regione allor detta Aufonia , 
Enotria da.Enotro lor condottiere la nominaro- 
no , come abbiamo dallo fìefTo Aliearnaffeo nello 
Hello fopracitato luogo dal Cluverio riferito : Is 
( parlava già di Enotro , e del feno d' Aufonia ) 
tunc ab adeolendis Aufonibus dicebatur Aufonius, 
deinde Tyrrhenis maris imperio potitis mutavit 
nomea , quod nune obtinet . E poco appretto ag- 
giunge : Id totum, quantum agri obt&nuit , quod 
Jane non emguum fuit , O&iotria vocatum eji . 

Cacciati dalle loro fedi , ed eftinti , che furo- 
no gli Aufoni Ofci , fu la loro Regione , e le città 
loro da molte altre ftraniere nazioni dominate, 
che da tempo in tempo F una ne cacciò l' altra, 
$ trabone nel 5. Uh. ne lafciò di quefte nazioni 
un catalogo , conducendolo fino a' fuoi tempi , 
che dominava Y Impero Romano , Poji l*atium * 

Z> Cam* 



, 7 g ISTORIA DI SUESSOLA 

Campania eji . Antiochus ab Opicis habitat am 
fuij/e eam Regionem narrai, qui iidem , & Aufo- 
nes appeìlarentur ♦ At Polybius fignificat , fé prò 
duabus diverfis gcntibus eos habere\ aitenimOpi- 
cos * 6* Aujones Terram , ga# e/? c/Vca Craterelli 
incoluiffe : <z//f ferunt > cum e a loca quondam O pi- 
ci > & Aujones ttnuijfent , jfr/{^£ ea deinde ab Ofcà 
gente occupata , qucc a Cumanis pulja inde Jìt : 
quos rurfum Etrujci ejecerint : etenim ob prestan- 
ti am campos illos multis JuiJJe certaminibus ex- 
petitos : Tyrrhenos f cum duodecim Urbes habita- 
reni , quce earum quafi caput ejjet , ea de cauja 
Capuam nuncupajje . Eofdem , cum per ìuxuriam 
ad mollici em fé tranjdidijfent , ficut & regione ad 
Padum fita pulfi fuerunt , ita Samnitibus Campa- 
nia ceffìffe , quos Romani pojìmodo profligaverint. 
E di tanta antichità , e tante varie opinioni , 
bafti per noi averne quefto poco accennato. 

Dilettarono gli Ofci di far commedie burle- 
fche , e da rifo nella lor lingua , e fpecialmente 
quelli d* Àtella lor città, che fu, ove ora è la 
città d' Averfa , o come altri vogliono in quelle 
vicinanze, dette perciò dagli antichi Latini fa- 
vole Atellane; come nel lib. 3. ci efpofe Diome- 
de : Tertta Jpectes eji fabularum Latinarum , qu& 
a civitate OJcorum Atella , in qua primum coopta , 
Atellanco diòico funi . Le quali favole rimafero per 
lungo tempo, anche dopo eftinti gli Ofci, aven- 
doci Livio lafciato fcritto nel 7. lib. eh* furon 
introdotte in Roma nell' anno 34.1. ab V. C. dopo 
quella gran peftileaza nel Confòla to di Cajo Sul- 

pi- 



P A RTE.f, CAPO Xir. i 7 <? 

pizio Petico , e C. Licinio Stolone , ed eran in 
ufo anche ne' tempi di Cefaie Augufto , quando 
fcriffe Strabene : Cum OJcorum gens interierit , 
fermo eorum apud Romano; rejìat . 

§. 11 

Linguaggio de SueJJolani . 

LI Sueffolani, eh' eran Opici , o fian Ofci di 
nazione , naturalmente la Lingua Ofca do- 
vean parlare . Confervaron tempre gli Ofci con 
gli antichiiìimi loro femplici coitumi eziandio 
V antica Lingua . Da i puliti Romani per rozzi, 
ed impuri erano fìimati i coftumi degli Opici, 
fìccome barbare generalmente chiamavano tutte 
le altre nazioni. Per femplici, ed ignoranti gì' 
intefe Agellio nel cap. 21. del 2. lib. allor che 
dille : Quid vos Opici dicitis mihi ? 

Barbara ancora , e fporca era ftimata la loro 
Lingua , la quale non folamente nel diftretto de- 
gli Ofci fi mantenne , ma più oltre eziandio fi 
diftefe , e ftimò Camillo Pellegrino Difcorfo 4. 
Num. 5. Che le Favelle de' popoli di qua di Roma 
( fcrivea egli da Capua fua patria ) perchè non 
doveano e [fere punto migliori della nojìra , effendo 
anche fiate fra loro di un fol corpo , furon tutta 
egualmente appellate col commi nome di Lingua Ofca. 

Anzi ne' tempi di Platone dilatoflì la Lingua 
Ofca per tutta la Sicilia -, e più oltre ne predi- 
cea quefto Filofofo di doverli dilatare , ficcome 
ne fcrijTe nell' ottava fua Epiftola ai propinqui 
e famigliari di Dione , come ha il fup Interpre- 
te : Quantum ex infelicibus prxfagiis licei con/i- 

Z a ce~ 



*go ITSORIA DI SUESSOLA 

cere > univerfa Sicilia in Grecce Lingua oblivio- 
nera propediem lapfura ejì ad Phcenicum , vel Opi- 
corum poteftatem , dominai ionemque translata. 

Teodoro Ryckio nell' erudita DifTertazione De 
primis Italia Colonis , nel Gap. 2. ditte , che la 
Lingua Ofca avea termini , che non eran né La- 
tini , né Greci , né Ebraici , e dagli antichi Gra- 
matici raccolfene alcune voci , che col latino li- 



gnificato così le riferifce 






Cafcus . Vetus . 1 


Multa.) 


Pcena pe- 


Cafnar . Senex . 




cuniaria • 


Dalivus . Infanus, 


Patera . 


Quatuor . 


Famel. Servus . 


Pipatio. 


Clamor 


Gela . Pruina . 




plorantis* 


M cefi us . Ma] us. 


Pitpit . 


Quidquid, 


Mamers. Mars. 


Sollo. 


Totus . 


Medix. Magiftratus. 


Ve] a . 


Plauitrum. 


Medixtu- Summus 


Ungulus 


. Annulus. 


ficus . Magiitratus. 






Non è gran tempo , che 


nella Citta 


di Nola fa 



ritrovata una lunga ifcrizione in marmo con 
termini Ofci , e vien riferita dal Ramondini nel 
tomo 2. dell' Iftoria di quella Città . 

Con quefto barbaro Linguaggio cominciarono 
gli Ofci Atellani a comporre le loro ridicole Com- 



medie , ed 



t fare ridicoli giuochi 



CU 



Ofci 



Atellani furori de' primi ad introdurre le Com- 
medie burlefche , eh' or da per tutto fon così co- 
muni col nome di Burlette . Ed a quello propo- 
lito nel fettimo libro dille Livio : Parva quoque, 
ut ferme principia, omnia", poiché fecondo lo iteilo 

Li- 



PARTE I. CAPO xir. m 

Livio ne' primi antichi giuochi furono gì' Iitrio- 
ni , che fenza parlare ballavano al fuono : d'indi 
la gioventù Romana a framifchiarvi de' verfi fcon- 
ci cominciò all' ufo de' Fefcennini : poi Livio co- 
gnominato Andronico fece le Favole eoli' intrec- 
cio , o iìa argomento ; e quindi cominciarono gli 
Ofci colle Favole Atellane ; Così nel citato luo- 
go fìegue a dir Livio : Juventus Hìjlrìonibus Fa- 
bellarum aéìu reliéìo , ipfa inter fé more- antiquo 
ridicula intexta verftbus jaétitare ccspit , quce in- 
de Exodia pojìea appellata , confertaque Fabellis 
potijfimum Atellanìs funt^ quod genus ludorum ab 
Ofcis accepium tenuit Juventus , nec ab Hijlrioni- 
bus pollui pajja eji . Eo inflitutum manet ^ut afìores 
Atellanarum nec tribù moveantur , & Jìipendia, 
tanquam expertes artis ludicra faciant . 

Continuarono gli Ofci a fare i loro ridicoli 
Giuochi , che col tempo più dilataronfi . Ed in 
fatti nelle magnifiche Fette , che Pompeo il Gran- 
de in bccafione del fecondo fuo Conìblato diede 
in Roma , furonvi i giuochi degli Ofci . Cel fa 
faper Cicerone, che notiziandone Mario, che a 
Stabia fi flava , così gli fcriffe lib. 7. Epift. 1. 
Non enim te puto Ofcos , aut Grcecos ludos de- 
fideraffe , prafertim quum 0/cùs Ludos vel in Se- 
natu nojìro fpeftare pojis . 

Ed io fon per credere , che i ridicoli Giuochi 
degli antichi Atellani ancor duran tra noi nel 
ridicol carattere del Pulcinella ; fembrandomi , 
che in qualche modo ancor ne dura la tradizio- 
ne-, te riflettiamo, che per lo carattere del Pul- 
ci- 



.jgì ISTORIA DI SUESSÒLA 

cinella ancor fingono un ridicolo , efcioccouomo 
nativo dell' Acerra , che fu antichiiììma Città de- 
gli Ofci $ vicina e confinante colle Città di Suef 
fola, ed Àtella, tutte Città de' veri antichiffimi 
Ofci tra il Volturno, e'1 Sarno. Potendoli cre- 
dere , che gli Atellani per difgufìi , eh* avean con 
gli Acerrani $ come fovente tra confinanti, e 
vicini accader fuole; perciò intrecciando la Fa- 
vola colla Satira , come allor coilumavafi , fin- 
fero per difprezzo fin d' allora il Pulcinella per 
uno iciocco , e ridicolo nomo nativo dell' Acer- 
ra . Potendoli confermare d' efiere antichillìmo il 
carattere del Pulcinella , mercè che nel fortuna- 
tiflìmo fcavo di Ercolano tra le rariffime cofe lì 
fon ritrovate molte Forme di Mafchere fatte di 
gefib , e tra quelte ve ne fon delle brutte , e ri- 
dicole a fomiglianza del, Pulcinella : dal che po- 
trebbe forfè argomentarli, quanto antico fi a quello 
carattere del Pulcinella dagli antichi Ofci Atellani 
forfè inventato. 

§. ni 

spegli Ofci nominati da Virgilio . 

Virgilio nel fine del fettimo libro dell'Enei- 
de , deferivendo i feroci Popoli , che con 
Àlefo andarono a favor di Turno contra Lati- 
no, ed Enea, vi numera ancor gli Ofci, e con 

quell'ordine gli deferive : 

. . . . .. Vertunt fdicia Baccho 

MaJJìca qui raftris , & quos de collìhus altis 
Aurunci miferc patres > Sidicìnaquc juxta 

Ai quo- 



FA R T E T. CAPO XII. i$$ 

M:iuof<z;qiiique Cales linquunt ,amnìjque vadojk 
Accbid Multami, pariterque Saticulus a/pe* 
Ojcorumque manus , teretes flint aclides illis 
Tela , jed hac lento tnos ejì aptare flagello. 
L'antico efpciìtor di Virgilio , Servio Mauro 
chiofando le parole : Ofcorumque manus , difie : 
Capaenfes dicit , qui antea Ophici appellati Junt, 
quod illic plurimi abundavere ferpentes < Molti 
efpofitori di Virgilio, poiteriori a Servio \ fe- 
guendo l'antico efpofitore, an creduto, che ivi 
Virgilio intefe de' «Capuani \ perchè Servio dif- 
fe : Capuenjes : ed interpretano gli Ofci di Vir- 
gilio, ed i Capuenjes di Servio per gli Capuani 
della città di Capua , o fiano i cittadini di Ca- 
pua . Ed anche Gio: Fabrini Capuani traduce 
in italiano gli Ofci di Virgilio , 

Ma fé ben fi confiderà , né Virgilio , né Ser- 
vio poteron giammai de' Capuani intendere . Peri 
che Virgilio con fommo fapere nominò quegli 
antichi popoli, li quali erano ne' tempi* eh' e- 
finge di Turno. Ma Capua ne' tempi, che Vir- 
gilio fìnge di Turno, ancor non eravi , e fiali, 
chi fi voglia il fondatore , che fi contrafta ef- 
ferne fiato. Si attribuita la fondazione di Ca- 
pua a Capi , fiali compagno , o cugino di Enea; 
fiali Capi Silvio Re «fi Alba : fiali Capi , capi- 
tano de' Sanniti: ne riconofea per primi fonda- 
tori gli Etrufci : tragga il fuo nome o da un 
de' Capi , o dalla tortezza de' piedi del fondato- 
re , o dall' augurio del Falcone , o dalla fertilità 
de' Campi ; o perchè fu capo di dodici Città ; 

rice- 



*§ 4 ISTORIA DI SUFSSOLA 

>icevafi per vera qualunque altra opinione , che 
*iù antica la rende ; niuna alcerto faravvene 
fra tante , che più antica de' difaftri di Troja 
la faccia „ 

E fé per render Capua più antica fi voglia 
ricever Y opinione di quelli , i quali dicono , che 
Capua più anticamente chiamavafi Volturno 7 
come accenna Gio : Annio da Viterbo nel co- 
mento al falfo Sempronio : Vulturnum quoque di- 
tta efl Capua vel a Vulturno jluvio juxta ip farri 
fluente, vel quia Campefiris 5 ut Livius , & qui- 
dam exifìimant y nani lingua Ofca , tuncque Etru- 
fca Vitlìumus Campefiris d{ritur . Ma in quefto 
cafo Capua farebbe fiata da Virgilio comprefa 
coir Accola Vulturni . E fé jieir Accoda Vulturni 
fu comprefa ; volendo poi , che per Ofci li deb- 
ba intender de' Capuani , verrebbe ad efler no- 
minata due volte -Capua , orna volta col nome 
Accola Vulturni > ed un' altra col nome di Oici: 
e quello tfenza che Virgilio aveffe neppur una 
volta nominata Capua , e f<?nza che Capua folle 
ftata ancor nel mondo . 

E vero , ch'i perme/To a' Poeti -di unir £ 
tempi a Jpr capriccio > e come lor vien in fan- 
tafia , come per altro più volte fece Virgilio 
con felice Anacronifmo > per vfervirmi delle paro- 
le del Metallaro nella Didone : ma Servio fu , 
che difTe Capuenfes , non fu Virgilio : e Servio 
fu efpofitor del poeta ò non fu il poeta . 

diligentemente su quefti verfi di Virgilio ri- 
flettè il Pellegrino nel dijcorfo 4. della Campai 

gna : 



p a rte i. capo xn; ts^ 

gna : Si è avvertito altre volte , ( fon parole 
del Pellegrino ) che Virgilio nella rajfegm deU 
l y efereito di Turno, attendendo l'ordine de 9 fi ti 
de' luoghi de' nojìri popoli , nominò dopo tutti gli 
altri, e dopo quelli, che abitavano apprejfo il 
fumé Volturno , gli O/ci , avendo cominciato 
da luoghi più Occidentali ; Jìcchè manifejiamente 
gli collocò di qua del mede/imo jìume . 

Ora ollerviam di grazia quello beli' ordine di 
Virgilio , che confiderò il Pellegrino . Nomina 
Virgilio in primo luogo i monti Maffici > che 
fon quelli , nella cui vicina falda è or la città 
di Selfa : poi gli Aurunci , che avean la lor cit- 
tà molto a SefFa vicina : nomina poi i Sidicini 5 
che furono , ove ora è Teano : appreffo nomina 
Cales , oggi Calvi : quindi i vicini del fiume 
Volturno, ove fu V antichiflìmo Cafilino , fulle 
cui mine fu edificata la prefente Capua : poi 
nomina Saticola, che fu città fecondo il Cluve- 
rio nel fito , ove ora è Gaferta , fecondo il Pel- 
legrino , verfo Limatola , fecondo altri verfo S„ 
Agata de' Goti : ma fecondo tutti fempre fu 
più in qua verfo mezzogiorno , e lontana dal 
Volturno : dopo Saticola Virgilio nomina gli 
Ofci . Or fé per Ofci vuolfi intender de' Capua- 
ni, come vogliono gli eipofitori di Virgilio , 
xompes' il bel incominciato ordine de' luoghi , 
conofciuto dal Pellegrino, ed in vece di andar 
avanti verfo mezzogiorno , convien altra volta 
ritornar in dietro verfo il fettentrione , onde 
avea cominciato Virgilio il racconto de' popoli. 

A a Ki* 



j$£ ISTORIA DI SUESSOLÀ 

Riflettendo poi alle parole di Servio : Capuen~ 
fes dicit; qui ante Ophici vocati funt ; fi cono- 
{cc eh' ei non volle per gli Oici di Virgilio in- 
tender de* Capuani , perdi* egli usò fpiegare gli 
antichi nomi di Virgilio co* novelli nomi , che 
a' fuoi tempi eranfì cambiati, e perciò voll'egli 
dire , che quei popoli , e quei luoghi , ove an- 
ticamente furono gli Ofci , ne' fuoi tempi poi 
chiamavano Capuenjes . Né per Capuenfes inte- 
fe de* Capuani foli, ma per tutta la Regione , 
ove anticamente chiamavanfì Ofci. Eia Regio* 
ne degli Ofci comprefe molte città , che poi mu- 
tando nome, fu detta Campania Felix , e per- 
ciò per Capuenfes intefe Servio i Campani tut- 
ti , e tutte le città della Campagna , e non Ca- 
pua fola- E perchè tra tutte le dette città Ca- 
pua era la più grande , e la più conofeiuta , e 
la capitale delie altre , da molti chiamava!! la 
Campagna Capuana , e quefii erano i Capuenfes, 
de' quali Servio intefe.. 

Ma fé con ifìorico ordine de' luoghi vogliam 
fapere , quali furono gli Òfci dopo Saticola , 
che poeticamente finge , e deferive Virgilio , 
che andaron in favor di Turno , polliamo appren- 
derlo da Livio, il quale dsferivendo, come al- 
trove vedemmo , il camminex di Claudio Mar- 
cello quando chiamato dal Sekato Nolano andò 
contro ad Annibale, dice, che gi tratti Marcello 
al Volturno , pafsò in Saticola , come ancor 
Virgilio deferive, e da Saticola andò a Trebu- 
la , ed a Sueffola : Fui turno affine trajcfto , per- 

que 



P A R T E I. C A P O XIT. 187 

que agrum Saticulanum , Trebianumque fuper 
Sueffulam per Montes Nolam pervertii. Ed ec- 
co , che ficcome Virgilio dopo Saticola fitua gli 
Ofci , così Livio collo Hello ordine dopo Sati- 
cola fi tua il Campo SueiTolano . E quefti furo- 
no gli Ofci , ove co' popoli di Sueflbla eranvl 
quelli di Atella , di Acerra , e di altre anti- 
chiffime città de' veri antichiffimi Ofci ; e tut- 
ta quefta Regione ne' tempi più baffi , e ne* 
tempi di Servio fu detta Campania Capuana ; 
e quefti efter dovettero gli Ofci di Virgilio , 
ed i Capuenjes di Servio , e non i Capuani foli. 
Ben poteva Virgilio faper quefto beli' ordi- 
ne de' Confinanti popoli , perchè quantunque 
nato in Mantua lungo tempo fi trattenne in 
Napoli , ove compofe la Georgica , nella quale 
ben dimoftra ellere intefo di quefti luoghi . Ri- 
tornò appretto altra volta in quefta fteiTa Cit- 
tà , ove morì , e fi crede da molti , che folle 
flato fepolto fopra il Colle di MergeUina ; E 
perchè fullo fteiTo colle ancor vediamo il bel fe- 
polcro di Giacomo Sannazzaro detto ancora Az- 
zio Sincero nella Chiefa de' PP. ferviti , perciò 
anche il Bembo colla ftefla credenza del Sepol- 
cro di Virgilio in MergeUina fcrilTe nel Sepol- 
cro dei Sannazzaro il feguente diftico,. 

Da Sacro cineri flores , hic ille Maroni 
Sincerus mufa proximus , ut tumulo. 
Anche bene potè fapere quefto beli' ordine il 
Pellegrino , perchè fu Capuano , e trattafi di 
luoghi confinanti colla fua Padria , ed a palmo 

A a 2 a pai- 



l8 g ISTORIA DI SUESSOLA 

a palmo cosi dottamente ne fcriiTe . 

Non è maraviglia , che non avefTe faputo quc^ 
fio beli* ordine Macrobio , perchè fu di più lon- 
tane Regioni j e perciò a torto rifiutando il 
dir di Virgilio nel lib. v. cap. 5* de' Saturnali 
fcriiTe: Vergilius nullum ih commemorandis re^ 
gionibus ordinerà Jcrvat . Ma quello belT ordine 
di Virgilio ben li fa , e ben fi vede da tutti $ 
ed ingiuftamente vien corretto da Macrobio di 
non aver fervato ordine. 

§. IV. 
Degli Ofci da Strabone nominati . 

DEfcrivendo Strabone la Campagna Felice 
nel 5. lib. della Geografia , dice , che 
quella era circondata da' Monti de* Sanniti , e 
degli Ofci , e così fono refe latine le fue paro- 
le : Circum eam j acent cum tumuli terree fertiles, 
tum Samnitium y Ofcorumquc montes . Sulle qua- 
li parole dice Cluverio nel lib. 4. dell' Italia 
antica , che quefti monti de* Sanniti , e degli 
Ofci ; nominati da Strabone , non poterono ef- 
fer altri , che quel monte , ove ora è Sella , e 
Teano : Ofci vero montes ( quelle fon le paro- 
le di Cluverio ) ijìi nulli ahi effe potuerunt , 
quam id jugum ; quod orientali latere duo jufti- 
Tict opida , Suefjam Auruncorum , & Teanum Si- 
dicinum y qu$ vulgo nunc dicitur Sejfa , atquc 
Teano . 

Io 



PARTE I. CAPO XII. t&? 

• r Io non so con qual ragione volle Cluverio 
recinger i monti de' Sanniti , e degli Ofci no- 
minati da Strabone , che cingean la Campagna, 
a quel monte folo , dov'è Setta , e Teano, qua- 
lor eranvi altri monti , che poterono , o dovet- 
tero effer confini della Campania , e degli Ofci. 

Certamente , che fé Sueflbla fu città degli 
Ofci , ( fìccome eziandio dallo fteffo Cluverio 
iì può raccogliere ) degli Ofci ancor effer do- 
\ r ettero i monti della città di Sueflbla , e pur 
la Campania cingeano . 

Oltre che tanto collo fieno Cluverio fi può 
dimoltrare , fé fi considerano i confini , eh' egli 
deferirle , della Campagna : ed eccone le fue pa- 
role nel i. cap. del lib. 4. dell' Italia antica , i 
confini della Campania defeiivendo : Inde ab or- 
tu ce qui no ài ali jungebantur Hirphù juxta lineanti 
ab Sarni fontibus ad mouteis fuper Avellani Cam- 
■pania opidam duéìam . Inde Tifatis monte , qui 
vicis Arienzo , & Maialoni, Opido Cafertce , & 
Capute imminet , mox amne Volturno &c. E fé , 
come dice lo fieno Cluverio , furon confine del- 
la Campagna i monti , che fopraftano ad Avel- 
la, ed il monte Tifata, che fovrafta ad Arien- 
zo, Madaloni , e Caferta 5 e noi ben abbiamo 
veduto, che quelli fteffi monti furon confini di 
Sueflbla , e che quefìa fu città degli Ofci ; bi- 
fogna dunque dire , che quefii monti , eh' or fi> 
•vraftano ad Arienzo, e che prima foprafiavano 
a Sueflbla , che fu Città degli Ofci , iiano an- 
cor di quelli y che nominò Strabone; e non fo- 
la- 






lpa ISTORIA DI SUESSOLA 

lamente quelli, dov'è Seffa , e Teano , come 
Cluverio li recinge . 

Dippiù quefte parole dì Strabone autorizzano 
la riferita defcrizione del monte Tifata fatta da 
Cluverio , fé fi confiderà , che la parte meridio- 
le di quefto monte defcritta da Cluverio appai?- 
tenne agli Ofci , ed alla Campagna Felice , e la 
parte fettentrionale di quefto iìeflo monte ap- 
partenne al Sannio , ficcome eziandio ora è lo 
fìeflb confine tra Terra di Lavoro , e Principa- 
to Ultra; e quefto era Monte, che appartenne 
a* .Sanniti , ed agli Ofci, come dille Strabone ; 
perchè da una parte era ad acquapendente de- 
gli Ofci, dall'. altra deVSanniti . 

C A P O XIII 

Dello fiato dì Sue/fola ne tempi della Romana, 
Repubblica Jino a tempi de' Longobardi . 

POchi Scrittori abbiamo , che qualche cofa 
de' fatti .de* Secoli così alti accennano , e 
quei pochi , che vi fono , per lo più in fram- 
menti, e tra di lor contrarj , e confufi ; e niu- 
na cofa ritrovai!, che particolarmente all' anti- 
chiifima città di Sueflola poffa appartenere . 

Ci condufle Strabone col racconto delle Nazio- 
ni , che avean dominata la Campagna Felice li- 
no a' tempi .de' Romani come iopra abbiam ve- 
duto. Ne' tempi della Romana Repubblica Li- 
vio in molti luoghi ci laido qualche notizia 

del- 



PARTE I. CAPO Xlir. j^ r 

-del!' antica SuefTola . Ne parla in primo nel 7. 
///. quando nel Confolato di M. Valerio Corvo 
te terza volta , ed A. Cornelio Coirò , che fu 
nell'anno di Roma 412. prima di Crifto anni 
339. guerreggiando i Romani co' Sanniti , ac- 
cadde preffo SuefTola la terza battaglia , nella 
quale M. Valerio fugò i Sanniti . Era SuefTola 
amica , e partigiana de' Romani , perciò effendo 
fiata dopo la battaglia affali ta da' Sanniti, man- 
dò per ajuto prima paurofi meffi | e poi in fret- 
ta Cavalieri a fpron battuto al Confole Valerio, 
che in Capua coll'efercito ritrovava!! : il quai 
fubito alla leggiera fi moffe al foccorfo , ed in 
tal modo di nuovo fconfiffe i Sanniti , che fu- 
ron portate al Confole 170. infegne militari, e 
quarantamila feudi de' Soldati nemici , benché 
non tanti foffero fiati i morti . Ambidue i Con- 
foli per quefìa vittoria ne trionfarono in Ro- 
ma , che ne ricevè congratulazione anche da 
Cartagine col dono di una corona d'oro da porfi 
nel Campidoglio nella cappella di Giove . 

E perchè SuefTola era città nel confine della 
Campagna Felice , e Frontiera de' Romani coi 
Sanniti , che Itavano in Caudio , il Senato a 
richiefta de' Sueffolani vi mandò una guarnigio- 
ne per guardarla dalle feorrerie de' Sanniti. Ed 
ecco che anche con Livio fi conferma , che Suef- 
fola fu città di Frontiera coi Sanniti , perchè 
nelle città di Frontiera fi fanno le feorrerie . 

Cinque anni appreffo , come nota Livio nelf 
ottavo libro, effendo terminata la guerra tra' Ro- 
ma- 



^ ISTORIA DI SUESSOLA 

mani , e Latini , nella quale i Romani rimafero 
vincitori 7 furori tutte le città partigiane così 
dell' una , come dell' altra parte , o caliigate da' 
Romani i, o premiate a proporzione del modo y 
come con la Repubblica eranfi condotte : e per* 
che Sueffola fu a' Romani fedele , né volle , co- 
me i Latini , a Roma ribellarli , ne fu dal Se- 
nato premiata coli' onor della Cittadinanza di 
Roma j potendo godsr tutti quei privilegi ? ed 
onori;, che gli fìefli cittadini Romani godeano, 
fuorché in dar i voti ; e colle fìeffe condizioni, 
colle quali anche le città di Capua , Formia, e 
Cuma furon onorate : Campani? equitibus ( dice 
Livio ) honoris caufa , quia cum Latinis rebella-* 
re noluiffent y Fundanifique , & Formianis y quod 
per jines eorum tuta , pacaìaque fiemper juijfiet 
via , Civitas fine f uff r agio data , Cumanos , Suefi- 
fulanofque ejufdem juris , e onditi orti f^ue i cujus 
Qapuam efife pheuit .. 

Nello fteiTo libi 8. cap. 19. narra Livio la fe- 
roce disfida fatta da' Sanniti a' Romani , dif- 
fidandogli a battaglia nelle pianure tra Capua , 
e Suellola con quelle parole : Quid perplexe agi- 
mus? Nofitra certamina , Romani , non verbale- 
gatorum^nec hominum quifiquam dificeptator , [ed 
campus Campanus , in quo concurrcndum ejì , & 
arma , & commanis Mars belli decernet : proinde 
inter Capuam y Suejfiulamque cafìra cafiris confe- 
ramus ; & Samnis , Romanufine imperio Italiani 
rtgtt , decemamus . Forfè in quel tempo era Suef- 
fola in poter de' Sanniti ; ed elTendo città di 

fron- 



URTE I. CAPO XIII. rpj 

frontiera , facilmente potea effer or da' Sanniti, 
or da' Romani occupata ; ficcome eziandio da 
altri luoghi di Livio fi può argomentare à Ma 
non perchè SuefTola era pofTeduta da' Sanniti , fi 
può dire, che SuefTola andava inclufa ne* confi- 
ni del Sannio, come alcuni vogliono; ma piut- 
tofto, che i Sanniti pofTedeano SuefTola , che an- 
dava inclufa colla Campagna Felice , perchè i 
confini delle Provincie eran Tempre gli fìeffi . Ed 
in quefta nuova guerra accefa fra i Romani , e 
Sanniti, pochi anni dopo, cioè negli anni pri- 
ma di Crifìo3i7. accadde il celebre fatto delle 
Forche Caudine. 

Molte volte Livio nel //£. 23. 24. 25. ea£. fa 
menzione di SuefTola nel racconto della guerra, 
che con Annibale ebbe la Romana Repubblica 
dopo ia famofa fconfitta di Canne ; £d in pri- 
ma , quando tenendo Annibale afTediata Nola , 
venne in fuo foccorfo per Topra i monti di Suef- 
fola Claudio Marcello chiamato dal Senato No- 
lano . E partitofì Annibale , fi fermò Marcello 
fopra SuefTola- ove fu poi accrefciuto Tefercito 
con altre fei legioni di Soldati per ordine del 
Senato. E racconta ancora, quando unito il fru- 
mento prefo da Nola , e Napoli , fi portò negli 
alloggiamenti di SuefTola, .ove dopo accumulate 
ancora le biade raccolte ne 7 Campi della Campa- 
gna , fi edificaron gli alloggiamenti d' inverno 
fopra SuefTola, che, come vedemmo , faron nei 
colle di Arienzo , or detto Cancelli ; e ciò 1' an- 
110 535- di Roma, prima di Criito anni 216. 

B b Nel- 



wp4 TSTORTA DI SUESSOHLA 

Neil' ' annp appreilb, che fu il :$$& di Roma, 
e Tanno prima di Crifìo 215. fu fatto Confole 
Claudio Marcello ( come ha Livio nel Uh. 24. ), 
e tumultuando di nuovo la plebe di Nola con- 
traria a' Romani, ad Annibale favorevole, ed al 
fuo Senato infetta , fu di nuovo chiamato dal 
Senato Nolano Claudio Marcello , il qual nuova- 
mente venne in SueiTola , donde la proflìma notte 
intromife in Nola feimila fanti , e trecento ca- 
valli per prefidio del Senato Nolano. 

Siegue Livio nello fleffo Uh. 24. come Anni- 
bale , dopo aver faccheggiata la campagna Napo- 
litana , fi moffe all' ailedio di Nola . Il che pe- 
netrato dal Confole Marcello , ordinò al Propre- 
tore Pomponio di andar incontro al nemico eoa 
queir efercito , che flava fopra SueiTola ; ordinan- 
do ancora a Claudio Nerone , che colla cavalle- 
ria nel filenzio della notte folle ufeito dalla por- 
ta contraria al nimico , per affalirlo da dietro. 
Ma o per error della flrada , perchè non vi fu 
ballante tempo , non potè Nerone efeguirlo , e 
fenza veder il nimico , giunfe dopo la battaglia, 
nella quale morirono più di duemila de' Soldati 
di Annibale, e quattrocento de* Romani. 

Nel feguente anno , che fu Confole Q. Fabio 
Maflimo il figlio , e T. Sempronio Gracco , fu- 
rono eletti anche i Pretori , tra' quali uno fu Cn. 
Fulvio Centumalo , a cui con due legioni di Sol- 
dati nella divifion delle provincie fpettò Sueifola. 

E itando in SuefTola (pur dice Livio ) il Con- 
fole il Fabio Maffimo , il figlio , gli venne per 

Te- 



PAR TE I, C A P O XIII. i 9 $ 

Tenente Generale Q. Fabio Maffimo il padre. 

E fiegue a dir Livio , che da Sueffola fi partì 
il Confole Fabio Maiìimo, quando andò ad affa- 
lir Arpi. Ed allora fu Uè. 24. cap. 23. ch'effendo 
rimaito in Sueffola il pretore Cn. Fulvio , ven- 
nero nel partito de' Romani 1 1 2. nobili Capua- 
ni a chiedere , che fé Capua , eh' erafi data ad 
Annibale , ritornale in poter de' Romani , fof- 
fer loro restituiti i beni , il che fu accordato , 
ed a tutti fu data parola di Sicurezza. 

Neil' anno appreno , che fu prima di CriSto il 
213. forarono Confoli Q. Fulvio Fiacco , ed Ap- 
pio Claudio , e per uno de' Pretori forti C. Clau- 
dio Nerone in Sueffola , donde fu poi da' Confòli 
chiamato; ed avendo lafciato un ballante prelu- 
dio in Sueffola , andò con tutto l' altro efercito 
all' affedio di Capua , nel quale fu Situato colla 
cavalleria nella Strada , che conduceva in Suef- 
fola , chiamata Via Sueffolana. 

$. I. 

Della Via Sueffolana . 

QUeSta Via , che dice Livio : Via , quee Su.ef- 
Julam fert , nell' antica Capua ufeiva dalla 
porta della città , eh' era chiamata Porta 
Albana , fecondo l' antica delineazione fattane 
dall' Arcivefcovo di Capua Cefare Coffa , e rife- 
rita da Michel Monaco nella pag. 123. del San- 
tuario Capuano in queffo modo: 3. Porta Alba- 

B b 2 na , 



i 9 S ISTORIA DI SUESSOLA 

na , quce ducit ad Suejfulam , ( Livio lib. *6. ) 
carnet ducit Beneventum . Qui però fi dee inten- 
dere la fteffa Via , che ufciva dalla Porta Alba- 
na , perchè dopo qualche tratto ufcita da Capua, 
fi dividea quefta Via : la finiftra era la fteffa , 
che T Appia , ed a Benevento conducea ; e la drit- 
ta conducea in Suefìbla , e quindi a Nola ; e da 
colà fino a Regio ne' Bruzj conducea , ed è la fteffa, 
che or paffa per V ofterìa di Cancelli , che appar- 
tenne a Sueffola , e perciò nel Segmento terzo 
del Peutingero vien notato Capua , Sue/fòla, Nola. 
Era quella Via chiamata Via Sueffolana > e 
perchè Camillo Pellegrino néìnum. 26. del fecon- 
do difcorfo con tutte le diftinzioni , e partico- 
larità la defcrive, Tentiamolo colle fìeffe fue pa- 
role fui racconto fteffo di Livio: Nerone occupò 
il lato della città ver/o oriente d y inverno , e Ful- 
vio V oppojìo lato ver/o T occidente d' efiate. Or 
di quejìa Sueffolana Via fon rimafi affai certi ve* 
Jìigj nel bofco detto comunemente V Olmo Cupo f 
e nel tenimtnto del nòjìro cafale chiamato Le Maf* 
farle , dal quale pervenendofi affai appreffo al luo- 
go dal nome delV antica Chiefa di S. Anaflagio 9 
appellato con popolar vocabolo S. Nafìafo , eli è 
fra due nojìri cafali , V un detto S.Nicola della. 
Strada, e l'altro Cafapulla , fi feorge , che ivi , 
qua/i per un miglio , e mezzo fuori della medefima 
città antica , ella fi congiungea con un altra 
antica via y la quale di Capua ufcita menava per 
lo f addetto Cafale di S. Nicola , il quale per que- 
ììa cagion vien cognominato a quel modo , e per 

quel- 



parte l capo xnr. ~*^ 

quelV altro di S. Maria a Vico, e per Arpa} a in 
■Benevento. Tal che- fenza verun fallo aueJV altra 
via , in cui la Suejfolana , che comincia da Reg- 
gio , s' abbatteva , fu V Appìa , come ci dichiarò 
Strabone: così il Pellegrino. Ed il Pratilli nel 
■Uè. 3, cajr. 3. confermando quanto dice iL Pelle- 
grino , ne parla più a lungo . 

In quell' anno riferifce ancor Livio , che for- 
tiron molti proddgj , e fiere tempefte , e che in 
SuefTola moriron* due Sentinelle dalle lapidi ca- 
dute dal cielo: ficeome tutto colle proprie parole 
di Livio , parlando del colle Cancelli nel meri- 
dional confine di SuefTola , abbiam riferito , e con 
quelle, quanto abbiam detto, fi può riicontrare. 

5. 11, 

■FV Sueffola Municipio , e poi Prefettura 
de' Romani . 

EBbe T antichriìima città di SuefTola in vaxj 
tempi varie , e diverfe mutazioni di go- 
verni . Degli antichiffimi Qfci , e dell' altre na- 
zioni negli altiffimi fecoli , che la dominarono-:, 
non ne fono a noi le particolari notizie perve- 
nute . Le più antiche , che abbiamo , fono de* 
tempi della Romana Repubblica , quando da 
Municipio fi governava , ed ebbe V onore della 
cittadinanza di Roma, come fopra apprendem- 
mo dal lib. 8. di Livio . 
Chiamavanfì Municipi quelle città > le quali 

eoa 



^5 ISTORIA DI 5UE3SOLA 

con proprie e particolari leggi indipendentemeit- 
te governavano , e da Roma a poter godere 
de' privilegi -, come i propri Romani cittadini , 
eran accettati, e ad alcune città davan la pò- 
teftà anche di dar e ricever i voti , ad altre 
non la davano . Qual distinzione fu prima del- 
la guerra de' Marfi ; perchè poi colla legge Giu- 
lia fu data la piena cittadinanza a tutte le cit- 
tà d'Italia . Ed Onofrio Panvinio nel lìb. 3. del- 
la Deferi zion dell' Imperio parla de' privilegi , 
che i Municipi godeano . E di Sueffola così 
fcrive: Municipìum Sucffula. Suejjulam j &Tre~ 
kulam quamquam vctujìa municipio, pojì omnia 
tamen collocavi : quod iis ante legem Juliam 
Civitatem cum Juffragio datam fui/fe non inve- 
nerim : quod eo honore illa « quee fupra retuli 
affeéìa , vel aperte intelligatur , vel ex Scripto- 
rum ver bis eliciatur de municipio porro Suejfula, 
Livius lib. viri.* 

Dopo la feconda refa di Capua , che mancan- 
do di fede alla Repubblica Romana erafì data 
ad Annibale , ripigliata poi da' Romani , fu atro- 
cemente caligata ,' ^ ridotta in Prefettura , co- 
me parimente ridotte furon molte altre città 
d' Italia / tra le quali fu SueiTola . 

Eran le Prefetture di molto inferior condi- 
zione de' Municipi , perch' era un cailigo , che 
la Romana Repubblica dava a cucile città , le 
quali o ingrate erano fiate , o infedeli , perciò 
non più colle proprie , e municipali léggi do- 
lor permeilo di governarli , né dal lor corpo po- 

tea- 



KART E I. C A PO XIIL 109 

teano i Magiftrati , come ne' Municipj crearfi , 
ma da anno in anno fi mandava da Roma un 
Prefetto , che o dal popolo Romano fi eleggea ; 
e quefte Prefetture erano in maggior pregio, e 
tra quefte fu Suefibla ; o dal Pretore Urbano il 
Prefetto fi eleggea ; e quefte erari dette infer Lo- 
ris ordinis y e quelli dava alla città le leggi < 
Ecco , come quefte città ridotte in Prefetture 
Sefto Pompeo Fefto nel lib. 3. de verborum ve- 
terum Jìgnijì e attorie annovera , e ne fcrive : P rx- 
fé àuree e ed appellantur in Italia y in qui bus & 
jus dicebatur •', & nundince agebantur r & erat qu&-» 
dam earum Refpublica , neque tamen Magijtratus 
fuos habebant , in quas legibus Prcefeóìi mitte- 
bantur quotannis y qui jus dicerent ; quartini ge- 
nera fuere duo , alt e rum y in quas jolebant ire 
Prcefeéìi quatuor fex vi rum prò populi f uff r agio 
creati erant in h#c oppi da , Capuani y Cumas , 
Cafilinum r, Vulturnum \ Litemum , Puteolos , A- 
cerras , Sue/Julam, Atellam , Calai iam; alterum, 
quas Prcctor Urbanus quotannis in quecque loca 
miferat legibus i ut Fundos , Formias , Cere , 
Venafrum , Alifas, Privernum, Anagniam , FrU* 
finonem , Rheate y Saturnium i Nurfiam , Arpu 
num y aliaque complura U 

Variamente quefto intricato luogo di Fefto 
dagli Scrittori vien interpetrato , E variamente 
vien riferito dal Cafaubono , dal Turnebo , dall' 
Agoftino, dallo Scaligero , da Cujacio , ed altri 



§. in. 



fe 00 ISTORIA DI SUESSOLA 

Ì HL 

Sue/fòla fu Colonia de Romani nella Cam* 
pagna Felice. 

SOrfe poi SuefFola di nuovo in miglior condi- 
zione , e polizia allora , quando da Roma 
vi fu mandata la^Coknia. Era la Colonia quel- 
la moltitudine di famiglie , le quali ridotte in 
povertà, ed inabilitate a pagar i cenfi , ed i 
pefi , eran dalla Repubblica mandate nelle città 
oonquiftate , ove a ciafcuna famiglia era afiegna- 
to territorio da poterlo coltivare . Eran quefte 
Colonie o Romane, e colle leggi, e. coi privile- 
gi Romani viveano , o Latine, cioè ufcite dal- 
k città Latine, e vivean colle leggi de' Latini. 
Furon poi anche le militari colonie introdotte, 
ed eran quefte di veterani , e meritevoli folda- 
ti compofte.; e di quella fpecie fu quella colonia 
in Sueiibla mandata da Lucio Sulla , che ancor 
cinfe la città di m,ura : così ce ne lafciò noti- 
zia Giulio Frontino nel libretto de colo ni is : 
SueJJìila Oppidum muro duéìum , colonia lege Sul- 
tana eji deduéìa . Ager ejus veteranis miliiibus 
ìSullams in jugeribus eji ajignatus . Iter Populo 
non debetur . 

Con quella notizia , che ci lafciò Frontino pof- 
fiamo fìifar con Livio ranno, nel quale fu man- 
data in Suefìbla la colonia , fé leggiamo V Epi- 
tome del fuo Uh. ji % ove dice , che nell' anno, 

662. 



PARTE I. CAPO Xlir. iot 

66*. di Roma Siila mandò le colonie^; L. Sulla 
( dice 1' Epitome ) civitatis Jlatum ordinavit , 
exinde colonias deduxit . E queft' anno battereb- 
be coll'anno 89. prima della nafcita del Reden- 
tore, fé ne fluiamo la nafcita nell' anno 751. 
di Roma , come da' Cromiti . 

Furon Colonie chiamate dalla coltivazione 
de' campi , che a quelle davanfi , fecondo Igino 
de lìmiti 'bus pag. 159. Ab agrorum novz dedica- 
tione cultura Colonias appellaverunt . 

Eran le Colonie Romane un' effigie , ed un 
picciol ritratto di Roma. Così le paragona Au- 
lo Gelìio Noti. Attic. lièi 16. cap. 13. Propter 
amplitudinem , majejlatemque l'apuli Romani , cu~ 
jus ijlos colonia? , qua/i ejjlgies , & larva , Jìmu- 
lacraque effe videntur . 

E come Roma , alcune Colonie ufavano il no-" 
me di Senato , e di Popolo , come in un marmo 
della colonia di Segni riferifce Samuel Pitifco 
in Lexic. Roman. Antiq. in vere. Colonia , 
L. VOLVMNIO 
L. F. POMP. 
IVUANO. SEVERO 
IV. VIRO. COL. SIG. 
PATRONO. COLONIA. SViE 
S. P. Q. SIGNINVS. 
E vien anche riferito da Grimaldi Tom. r, 
lib. 1. dell' Iftoria delle Leggi. 

Prendean le Colonie , come Roma , anche il 
nome di Repubblica , così leggeiì in Sueflbla in 
un tronco marmo , riferito ancor dai Pratili! 
lib. 3. cap. 3. 

C e LV- 



%0i ISTORIA DI SUESSOLA 



LVDOS. ET. r. . . . 
GENIO RÈIP. . . . 
SVESSVLAN. . . . 
M. IVNIVS. M. F. 
SEVER. « . . 
Più chiaramente fi legge della Colonia , e del- 
la Repubblica di S uè f Ibi a in un altro marmo in 
Acerra , che appretto riferiremo nel cap. XIV. 
Era in SueiTola la feparazione degli Ordini , 
fìa del Senato , e della Nobiltà dal popolo , e 
dalla plebe . Si pruova .da un marmo riferito 
dal Pratilli , e dedicato ad Ercole per lo felice, 
ritorno dall* Afìa dell' Imperadore Settimio Se- 
vero , e (Tendo Duumviro della Colonia Sueffola- 
na il fopradetto Marco Giunio Severiano . 

HERCVLI . SANCTISS. 

INVICTO. $ACRVM. 

PRO. REDITV. IMP. CffiS. L. SEPTI. 

SEVERI. PII, PERTINA. AVG. 

ORDO. ET. POP. SVESSVL. 
M. IVNIVS. M. F. SEVERIANVS. 

fi. VIR. P. S. 
A fomiglianza di Roma ancor le Colonie i loro 
Magiftrati aveano , ed altri ufficiali, che le go- 
vernavano , ed aveanne cura , come i Decurio- 
ni , i Duumviri, i Quefiori , gli Edili, i Cen- 
sori, i Tribuni, i Decemviri juridicundo, cioè 
per amminiftrar giuftizia , i Sacerdoti, e molti 
altri uffici col titolo di Curatorcs &c. Eranvi 

Tea- 



PARTE I. CAPO XIII. 203 

Teatri , Anfiteatri , Portici , Cerchi , Giuochi , 
o fìano Fefte , Tempj , ed altre magnifiche , e 
fontuofe fabbriche . 

Eran le Colonie governate dalli Decurioni 9 
che da Roma deilinavànfi a proporzione del nu- 
mero delie famiglie , e delle perfone > che nelle 
città erano mandate ad abitare, e coltivare l e 
colla ilefTa proporzione dal corpo delli Decurio- 
ni li eleggeano due J ed erari chiamati Duum- 
viri ; o quattro , ed eran chiamati Quatuorviri. 
E quefU ancora avean queir autorità , e facean 
quella figura , come iìi Roma i Confoli faceano, 
ed alcuni anche Confoli fac@ai>fi chiamare al ri- 
ferir di Grimaldi nel Uè. i. dell* Iftoria delle 
leggi , ove dice ancora con Cicerone Agrar. 2. 
cap. 35. che i Duumviri di Capua fi fecero non fot 
Pretori nominare , ma due Littori , colle fa/ce 
portavano. ( Fafci dir volle. ) Di cofìoro ve 
n è in Arienzo un marmo fepolcrale di Lucio 
Pompeo Verecundo riferito ancor da Olftenio 
nelle note a Cluverio , ed anche nel x. tom* 
del Muratori Rerum Italicarum , 

D. M. S. 
L, POMPEIO. 

SP. FIL. 
VERECVNDO 

Ti. vir. svessvl . 

L. POMPEIVS. 

VERECVNDVS 

P. 

E ne' fopra riferiti marmi abbiam veduto f 
che furon parimente Duumviri di Sueffola Lu- 

Ce 2 ciò 



2C4 ISTORIA DI SUESSOLA 

ciò Pompeo Feliciflimo , e Marco Giunio Seve- 
riano , e Gneo Publilio . E nella colonia di Se- 
gni abbiaiii veduto, che vi fu Quatuorviro L. 
Volunnio : e Lucio Pompeo Feliciflimo fu De- 
curione , e Quindecemviro nel Vico Novanefe , 
luoco dipendente dalla Colonia di Suefibla , com* 
è ora Vico Cafal di Arienzo > come dal fuo ri- 
ferito marmo . 

Di un altro Decemviro , e Tribuno ancora 
fé ne ha memoria in un frammento di marmo 
in Arienzo dal Pratilli anche riferito, nel Vico 
Novanefe nella Cafa di N. di Marzo 



EQV. MIL. 

/ TRIB. . 

X. VIR. 



I X. Viri però non erano gli ftefli , che i 
Duumviri , o Quatuorviri , perchè V incumben- 
2a de' Decemviri era di amminiftrar la giufìi- 
zia ; e perchè il Vico Novanefe era dipendente 
dalla Colonia di SuefTola , perciò vi fi mandava 
da Sueilola un Decemviro . 

Eranvi i Curatorcs Alvei 9 che degli Acqui- 
dotti, delle Fontane, e de' Fiumi avean cura, 
e fé ne legge un tronco marmo nelle pareti 
dell'antica Parrocchia di S. Nicola in Arienzo, 
ove fu il Vico Novanefe . Manca nel marmo , 
perch' è tronco , il nome di quello , a cui fu 
dedicato . Si legge però , che fu ad un Procon- 
fole . E qual nella Romana Repubblica folle fla- 
to il 



PARTE I. CAPO XIII. 20^ 

to il Proconfole , così lo fpiega Carlo Sigonio 
negli Scolj fopra il 3. l$b. di Livio : Proconfu- 
latus non efi magijl'ratus , /ed imperium y quod 
aut extra ordinem privato datum eji , aut ex 
Confolatu prorogatimi ejì . Le parole tronche del 
marmo fono le feguenti . 

r • • * • or 

; . . PROCO. . . ; 

: . . C. LEG. AVGG. . . ; 

; . . R. GVRATOR. ALVEI . . . 

s . . COS. CYPfcl. LEG. AV. . . . 

. . . LEG. X. GEMIN. ; . , 
. . . FRTINJE. PRiEF. . . . 
. . . VRIONI. QV. . . . 

Benché altri vogliono r che il PROCO Ila i*q 
cognome di Procoro. 

E quell'ufficio di Curator Alvei era neceffa- 
rio nella Repubblica di Sueffola per la vicina 
corfo del Fiume Clanio, ficcome fin oggi vi fo- 
no gì' Ingegnieri detti delli Lagni, che annoia 
fteffa incumbenza , che gli Alvei Curatore* in 
que' tempi aveano de' Fiumi . 

Curatores rerum public arum lo leggeremo nel 
marmo di Gneo Publilio , che riferiremo . 

De' Sacerdoti uno ne fu Lucio Pompeo Feli- 
ciffimo • 

De' Giuochi , o fieno Fefte 9 fé ne ofierva fatta 
parola nello fpezzato marmo eretto da Marco 
Giunio Severiano, che pur fopra leggemmo. 

De' Queftori , o fieno Teforieri 9 che facean 
introito y ed efito del denafo pubblico y fé ne 

tro~ 



£0S ISTORIA DI SUESSOLA 

trova fatta menzione nel marmo fopraddettodi 
Lucio Pompeo . Sebbene tal volta fi trovan con 
tal nome i giudici delle caufe criminali appel- 
lati , cioè o i Pretori criminali ordinar] in Ro- 
ma , o i giudici fpecialmente per qualche cau- 
fa particolare creati : e quelli eran detti Qux- 
fiores , e Quccfitores . Onde Virgilio nel 6. del- 
l' Eneide : 

Qiitffitor Minos urnam movet\ \ 

Delle magnifiche fabbriche , e fontujofg , che 
pur le Colonie aveano , a difpetto del tempo , 
ancor di Sueilbla dopo tanti fecoli , e ^ante di- 
igrazie , un avanzo di magnifico Teatro , ed 
una cadente Torre nel luogo detto il Cartellone 
ìe ne addita . Chiaro monumento di non igno- 
bile , e non piccola Città , perchè pregio , che 
le città anche grandi , e nobili non tutte avea- 
no. Ben lo conobbe Filippo Briezio de antiqua 
Italia pctrt. 2. lib. 5. cap.S. ove dille: SueJJula 
colonia , Cartel di Sefibla, ubi rudcra magnec urbis. 

Nello fteiTo Cartellone fi veggon fabbricate nel 
muro più moderno alcune Infcrizioni in marmo , 
che -appreiTo riferiremo . 

Anche il Pratilli riferifee nel lib. 3. cap. & 
della via Appia : Di SueJJòla ne reftò in piedi 
Joltanto , che bafiaffe ad additare il fuo fito , e 
le fue rovine , di cui ancor oggi rimane parte , 
che chiamali Sejjola . Vi fi veggono marmi inta- 
gliati , Colonne , Capitelli , e Bafi , e frantumi 
d' Infcrizioni . E nel cap.v. dello fieflò libro an- 
cor dice: Tra le Famiglie Romane in quefi a co- 
lonia, 



PARTE I. CAPO XIII. 207 

Ionia Sueffolana venute fuvi quella de' Pompei i 
di che chiara tefìemonianza ce ne rendono frequeiu 
ti marmi , che in quelle vicinanze fi feorgono , 
ficcarne è quello di L. Pompeo Verecundo in A* 
rienzo , altro di M. Pompeo Renato nella via , 
che da M ad aloni conduce a Vico , quello di L. 
Pompeo Rejìituto pre/fo la Collinetta di Monte 
di Core , /' altro di M\ Pompeo Nonio in Suef- 
fola , quello di L. Pompeo Ferrarlo prefiò S> Ma- 
ria a Fico , ed altri . Quindi divien chiaro , che 
molti furono in Suefjbla gV illufìri perfonaggi di 
tal famiglia , la quale fé non fu della legittima 
infgne prof api a del gran Pompeo , dovette e fere 
di altra anche illuftre . 

Ed oltre i riferiti , altri frantumi ancora , 
ed altri tronchi marmi nelle vicine Terre , e 
Città i e vicine contrade fé ne ravvifano tra- 
fportati, che tutti fan chiara teftimonianza di 
nobile, e pulita Città, e ben governata Repubblica. 
Fu anche Sueflbla di fuori cinta di mura , 
quando da' Romani fi mandò la Colonia, e così 
intendefi da Giulio Frontino, che nd libro de 
Coloniis fcrifie . Sueffuìa opidum muro duéìum . * 
E foleafi quefìo muro , che circondar dovea , e 
rinchiuder le Città defignare dal condottiere, e 
capo della Colonia , anche a fomiglianza di Ro- 
ma , della quale Romolo coli' aratro ne defignò 
le mura , e ne rimafe la cerimonia neir edificar 
le Città, che fi facea colla toga in doflb adattata 
Ritu Gabino , edera, che quello condottiere fuc* 
ointo, e colla tefta in parte dalla toga coperta 

gui- 



a ò g ISTORIA DI SUESSOLA 

guidava l'aratro da un bue a dritta, e da una 
vacca a Anidra tirato, e facendo il folco, pie- 
gata , e torta tenea la manica dell' aratro, af- 
tinché le zolle foffero andate al di dentro della 
Città, Così ne fcrive Servio fopra il 5. dell' Enei- 
de , ove anche Virgilio diffe , che Enea coli' ara- 
tro defignò le mura di una Città . 

Interest Mneas Urbem defignat aratro. 
Ove fcrive Servio : Conditores civitatis taurum 
in dextru , vaccam intrinfecus jungebant , & in- 
ainoti ritu Gabino , idejì togce parte caput velati, 
parte fuccinéìi , tenebantjiivam incurvam , ut gle- 
bez omnes intrinfecus cader ent , Gitafuicoducìo* 
loca defignabant murorum . 

E Tomafo Farnabio ancor fopra io fteffo verfo 
di Virgilio diffe : Pro more defignandi meenia urbis 
condendo , ubi quis tcnens Jiivam aratri , in quo 
taurus a dextra i & vacca ajinijìra junài obliquo 
vomere glebas inveri ebani , ut intrinfecus cader ent; 
fujpendebat vero aratrum , ubi futura* erant portee. 

Così Ovidio parlando della defignazione delie 
jfnura di Roma fatta da Romolo ne' Fafti lib. 2. 

Inde premens Jìivam defignat meenia fulco ; 
Alba jugum niveo cum bove vacca tulit 1 






CA- 



PARTE I. CAPO XIV. %o 9 

CAPO XIV. 

Della Religione de 1 Suejfolanì . 

A Doravano gli antichi Sueflblani la Dea Ce- 
rere , come particolar lor nume , filmando- 
la Dea di tutte le biade , e frutta , dalle quali 
cofe eglino il lor maggior profitto traeano , pof- 
fedendo i terreni più fertili della Campagna Fe- 
lice. Se ne accrebbe poi a quefia Dea il culto, 
e la divozione , quando in Sueflbla fu da Roma 
mandata la Colonia , ed i fuoi campi furono a* 
Coloni per lor foftentamento afiegnati , come con 
Giulio Frontino fopra vedemmo . E nel confo- 
lato di Marco Silvano, e Lucio Norbano , che fu, 
T annbvVI. di Tiberio , e 1! anno XIX. di Gesù. 
Crifto , effendo Duumviro di Sueflbla Gneo Pu- 
blilio Falerino , cioè , eh' era in una delle 35 
Tribù di Roma Falerina nominata. 

Soleano i Romani nelle ifcrizioni fpiegar ezian- 
dio il nome della Tribù , ov' erano aferitti . E 
Cluverio lib. 3. cap. 7. difle : Ex Falerno , 5* Stel- 
late agris duce Tribus Falerina , & Stellatina co- 
gnomcnta accepere . Quefto Gneo Publilio riftorò 
il Tempio di Cerere, e le Sacre cofe, dando in 
quel giorno al popolo Sueflblano un pubblico ban- 
chetto . Di che per gratitudine la Repubblica de* 
Siieifolani gli erefle in memoria quel marmo , che 
or trafportato nella città di Acerra , così leggelì 
riferito ancor dal Pratilli. 

Dd CN. 



£15 ISTORIA DI SUESSOLA 

CN. PVBLILIO. L. F, FAL. 

MAG. EQVIT. PROV, GALL. 

IL VIRO. CVRATORL OPE 

RVM. PVB. COL. SVESSVL. 

RESTITUTORI. SACROR. 

CERER. QVA, DIE. PVB. 

POPVLO, EPVLVM. DED. 

M. SILANO. ET. L. NORBANO. COS. 

RESP. SVESSVLANOR. 

D. D. D. 

Che per diiìefo fi legge così : 
Cucco Publilio Ludi Filio Falerino 9 Magi/ire 
equitum Provincie Gallico , Duumviro Curatori 
operum publicorum Colonia Suefjulcz , reftituiori 
Jacrorum Cereris , qua die publicum populo epu- 
lum dedit Marco Silano , & Lucio Nerbano con* 
fulibus , Refpublica Sueffulanorum dedicavi* . 

E nel Vico Novanefe , che appartenne alla Co- 
lonia di Sueflbla , e fu , ove or fi dice S. Maria 
a Vico , e la Nova, adoravan Diana , o fia Cin- 
tia , come nel rapportato marmo di Lucio Pom- 
peo Feliciflìmo leggefì , che ne fu Sacerdote. E 
da Celeftino Guicciardini apprendemmo , che al- 
tri più antichi di lui aveano fcritto , che in 
Arienzo , che fu territorio di Sueflbla , vi fu un 
Tempio a Cintia , o fia Diana dedicato . 

Anche confecrato ad Ercole abbiamo fopra ri- 
ferito un marmo dalla Nobiltà , e popolo Suei- 
folano , nel Duumvirato di Marco Giunio Seve- 
riano per lo felice ritorno dall' Afia dell' Impe- 
rador Settimio Severo Pertinace , che fu nell' 

anno 



i 



^r + 



PARTE I. CAPO XIV. ut 

anno di Crifto 202, Dal che ancor fi vede, che 
feguitò la Repubblica di Suefibla ad imitar Ro- 
ma , almeno con un marmo, fìccome quella con 
molte altre fefte erefTe a quello Imperatore quel- 
1' Arco , che in Campo Vaccino appiè del Cam- 
pidoglio ancor fi ammira . 

Alla Fortuna vedelì dedicato un marmo da 
Marco Pompeo Novio della Tribù Stellatina il- 
Juftre Famiglia Sueflblana , e leggeri alle mafie- 
rie non lungi da Seriola , ed è il feguente . 

FORTVNiE . SACR, 
M. POMPEIVS. M, F. STEL. 

NOVIVS . 

PRO REDITV . L. POMPEr 

FELICIS F, S. 

§. I. 

Ve Ve/covi di Suejfola . 

ABbracciata poi, ch'ebber i SuelTolani la no» 
ftra Santa Legge di Gesù Crifto , la Città 
di SuefTola ebbe la fua Chiefa col fuo proprio Ve- 
fcovo Suefiblano . Delli primi tempi de' fuoi Ve- 
fcovi per qualunque diligenza ufata , non è a noi 
finora pervenuta notizia alcuna , Sappiamo però, 
che i fuoi Vefcovi non celiarono di efiervi an- 
che per qualche tempo dopo l' incendio della Città, 
come apprefio vedremo . 

Neil' Archivio di Benevento nel fettimo fa- 
fcicolo de' privilegj , vi è una lettera di Papa 

D d 2 Gio- 



zlt ISTORIA DI SUESSOLA 

Giovanni XIV. diretta ad Alone , che altri chia- 
mano Alix 5 ed altri Azon , Arcivefcovo di Be- 
nevento , nella quale gli concedè V ufo del Pal- 
lio, ed anche di ordinar i Vefcovi fuffraganei, 
e tra quelli vi è anche il Vefcovo di Sueffola 
annoverato : Atque concedimus licentiam ( quefte 
fon parole della lettera ) Ubi , tuifque Succejfo- 
ribus Epifcopos ordinandi in his viddicet civi- 
tatibus Santtce Agatce , Abellini , Quintodecimi , 
Ariani , A/culi , Bibini , Vulturarice , Larini , The- 
le/ice , Ali/i , Termulce , T riventi , & Sefiulas , con* 
jìrmantes libi , tuijque Juccejforìbus &c. Datum 8. 
Idus Decembris per manus Joannis Epifcopi , & 
Bibliothecarii S. Sedis Apojìolicce . Anno Domino 
propitio Pontificatus D.Joannis Pontif. , & Unì- 
verfalis XIV. Papa in JacratiJJìma Sede B. Petri 
Apojloli primo . Fa menzione di quefta lettera 
Mario di Vipera in Chronologia Epi/coporum Be- 
neventana pag. 74. Pompeo Sarnelli . Memorie Cro- 
iwlogice cap. v. E vien traferitta da Ferdinan- 
do Ughelli neir Italia Sacra tom. 8. 

Quello Papa Gio: XIV. che viiTe Pontefice otto 
mefi , fu eletto a 16. Luglio ^84. e fu fepolto 
in S.Pietro a 16. Marzo 985. 

Altra lettera fi conferva in detto Archivio di 
Benevento del Pontefice Gregorio V. ad Alfano L 
Arcivefcovo di Benevento , colla quale gli con- 
cede T ufo del Pallio , e la licenza di confagrare 
i Vefcovi fuffraganei . Vien riferita quefta let- 
tera dal Vipera, come fopra pag. q6. da Ughelli 
tom. 8„ e dal Sarnelli , come fopra , e quelle fon 

te 



PARTE I. CAPO XIV. atj 

le parole della lettera: Concedimws tibi , tuifque 
SucceJJbribus ufum Rullìi , ficut fcriptum retine- 
tur , imbuentes infuper tufi , tuijque Succefforibus 
fraternitati in prcediéìa Dicecefi in locis , quibus 
clim fuerunt , z/z perpetuum Epifcopos confacrare f 
qui vejìrcc Jubjacent ditioni , idem Termulance f 
Bibintz j Quintadecimi , Ariani , Triventi , Larini , 
Lucerice , S. Agathce > Abellini , A/cuti , Vultararix, 
Thelejìa , Ali fa , SeJJìiU , confirmantefque tibi , 
tuifque &c. In menfe Aprilis , Indizione XL 

Quella lettera di Gregorio V. ad Alfano I. è 
dell'anno £98., e del terzo anno del Ponteficato. 

Dell'anno 1011. vi è lettera del Pontefice Ser- 
gio IV. diretta ad Alfano IL, nipote del L Al- 
fano , anche Arcivefcovo di Benevento , del qua- 
le così ne fcrive il Vipera pag. 80. Alfanus II. 
Ar chi epijc opus VI. ad quem de anno io 12. funi 
literce Sergii Pap. IV. de uju Palili y & con/ir- 
mationis Ecclefiarum , de quibus fupra . Sub da- 
iuin 21. Januarii Inditi. 9. Pontificatus fui anno 
fecundo . Quce regijìratce extant in Biblioth. Be~ 
neven. in Fafciculo privilegiorum num.9. 

E fiegue il Vipera nella pag. 81. Anno Do- 
min. 1014. Sunt literce Benediéìi Pap. Flit ad 
eundem Alfanum de Pallio , & concezione Eccle- 
fiarum Sipontina , & S. Michael is Archangeli in 
Gargano , J)c fuffraganeis , videlicet Bovinenf 
Afculenf Larinenf. Triventinenf Lucer ienf S. Aga~ 
ihce , Avellinenf Quintodecimi , Arianenf Vuìtu- 
rarienf Thelefienf. Alifanenf. Seffulse , Lcefinenf 
Termuknf &c. Sub datum menfe Martii indici, 

I2i 



fcr4 ISTORIA DI SUESSOLA 

12. Qu# habentur in eadem Biblioth. in Tafcic. 
num. 18. In tutto ciò, che fcrive il Vipera, li 
uniforma Ughelli nel ciL tom. 8. 

Leone IX. , che fu affunto al Papato a 14. 
Febbrajo 1049. fpedì una Bolla nel fuo quinto 
anno , che farebbe il 1054. air Arcivefcovo di 
Benevento , Valderico , confermandogli tutti gli 
antichi privilegj , tra' quali,, ficcome il Vipera 
a diftefo la riferifce nella pag. 86. e vien rife- 
rita anche nel tom. 8. da Ughelli dice:" In per- 
petuum Jubdimus , & tradimus Lucer inam , Aufcu~ 
lum , Bivinum , Larinum , Triventum , S. Agatham, 
Avellinum , Quinto dee imum , Arianum , Vultura- 
riam , Thelejìam , Alipham , Seffulam , Lejinam , 
Z 'ermulam , jimulque &c. Datura j^.Idus Julii an- 
no Domini Leonis TX. Papce V. inditi. 6. 

Morì Leone IX. al primo Maggio 1054, e do- 
po vacata la Sede undici meli , e dodici gior- 
ni , fu eletto a 12. Aprile 1055. Vittore II. il 
quale eilendo viffuto fino a 28. Luglio 1057. 
morì in Fire-nze . E vacata la Sede folo quattro 
giorni, a 2. Agofto fu affunto Stefano IX. 

Quefto Stefano IX. che tenne il Papato fette 
mefi , e 28. giorni , da Montecafino fcrifle let- 
tera al fopradetto Valderico , Arcivefcovo di 
Benevento , concedendogli Y ufo del Pallio , e 
le Chiefe fufFraganee ; e così il Vipera nella pag. 
89. ne fcrive: Anno 1057. funi literce Stephani 
Papce IX. ad eundem Valdaricum , Archiepifcopum 
de u fu Palili , & concezione Ecclefiarum , aìiquas 
jprcediftiò addendo , videlicet Lucerinam , Ajculum, 

Bo- 



PARTE I. CAPCK XIIL u§ 

Bovinum , Trojam , Dragon ariani Civitatem i Mon- 
terà Corvinum , Tertibulum , Viccarinum , Florsn- 
tinum , Larìnum , Termulam , Triventum , Vultu* 
r ariani , Alifam , Thdefium , (5 1 . Agatham , Toccum, 
Avellinum , Montem Maranum , Quintodecimum , 
Montem de Vico , £• Arinum &c. Subdatu?n in 
Montecafino y.Kal. Februar. indi A. n. Ponr. /a/ 
tfflfl. i. Quce regijlratcs habentur in eodem Jupra- 
cit. fafc. num. ip. 

Quella lettera vien citata da Ughelli , e fii- 
mandola limile alla prima lettera di Leone IX. 
ballando a lui la prima fcritta anche a Valde- 
rico , per la ferie , eh' ei teflea degli Arcivefco- 
vi Beneventani , perciò tralafcia di traferiver- 
la . Ma non è così , perchè non è Umile , co- 
ni' egli 1' Ughelli la crede . 

E fi rifletta , che in quella riferita lettera 
di Stefano IX. a Valderico nelle Chiefe fuffra- 
ganee di Benevento non fi annovera Sefibla , fic- 
come in tutte le antepafiate lettere abbiami 
veduto , che fon tutte quelle di quei tempi ,- 
che in Archivio fon rimarle in Benevento ; né 
di quella Chiefa fuftraganea fé ne ritrova in ap- 
preifo altra notizia, o altra parola alcuna; per- 
ciò fi potrebbe dire, e credere, che in quei tre 
anni ( cioè dall'anno 1054. che fu la lettera di 
Leone IX. ove nomina Sefibla, e l'anno 1057. 
che fu la lettera di Stefano IX. ove non la no- 
mina ) potè eflere fiata fopprefla la Chiefa di 
Suefibla , ed eflere fiata annetta a quella di S. 
Agata , nella cui giurisdizione fin oggi fi ritro- 
va 



àl5 ISTORIA DI SUESSOLA 

va T intéro territorio di Arienzo , il qual tut- 
to fu comprefo nel territorio di SueiTola , come 
vedemmo ; e quello potrebbe effere fiato il tem- 
po della foppreffione del Vefcovado, del quale il 
Sarnelli nel quinto particolar Capitolo , che fa 
di Seifola , dice ': Soppr affavi la Cattedra VeJ "co- 
vile fu unita a if. Agata : Del tempo ? e della 
maniera non fi ha notizia . E perciò i Vdfcovi 
Santagatenfi fi intitolano Vefcovi di S. Agata, 
e Seffola , benché non tutto quei, che fu terii- 
torio di Sueffola, or fi trova anneffo al Veico- 
vado di S. Agata, come appretto vedremo. 

Si rifletta ancora , che in quefta lettera , che 
abbiam riferita di Papa Stefano a Valderico , 
ove non fi nomina Seffola , ma fi nomina bene 
tra le città fuffraganee un' altra città giammai 
nelle pafiate riferite lettere nominata , e quefìa 
è , febben fi offe r va : Montem de Vico. 

In quefìa Lettera di Stefano IX. non fi ritro- 
vano nominate per fuffraganee alcune Chiefe no- 
minate nelle precedenti Lettere: e vi fi leggo- 
no aggiunte per fuffraganee altre Chiefe non 
prima nominate; il che dimofìra , che in quel 
tempo vi fu mutazione nelle Diocefi . 

Tra le Chiefe fuffraganee non nominate nella 
Lettera di Stefano IX. vi è taciuta anche Sef- 
fola , la quale non più fi ritrova nominata tra 
le feguenti pofìeriori lettere . Perciò fi potreb- 
be dire, e credere, che in que' tre anni ( cioè 
dall' 1054 ? c ^ e f u l a lettera di Leone IX. do- 
ve nomina Seffola . e Tanno J057. , che fu la 

let- 



PARTE L CAPO XIV. 217 

lettera di Stefano IX. dove non la nomina ) 
potè effere fiata foppreffa la Chiefa di Seffola , 
e potè eifere fiata unita a quella di S. Agata 
de' Goti , come con molti altri autori dice 
Pompeo Sarnelli Cronologia de' Vefcovi Bene- 
ventani cap. v. di Sueffoìa parlando : SopprefTa- 
vi la Cattedra Vejcovile fu unita a S. Agata : 
del tempore della maniera non fi ha notizia . 
Ed i Vefcovi di S. Agata prendono eziandio 
titolo di Vefcovi di Seffola., perchè hanno la 
fpiriruale Giur indizione nell' intiero Territorio 
di Arienzo, che è la maggior parte del Terri- 
torio , che Eli di Sueffoia . 

, L' altra parte del Territorio , che fu di Suef- 
fola ffà ora fotto la Giurif dizione del Vefcovo 
di Acerra \ il quale non ha titolo di Vefcovo 
di Seffola -, come quel di S. Agata^ come vedre- 
mo parlando delle Reliquie dì Spellala . 

Tra le Chiefe fuffraganee nuovamente nomi- 
nate nella lettera di Stefano IX , e giammai 
nominate nelle antecedenti Lettere, ove è no- 
minata' fempre Seffola v vi fi legge quella di 
Montem de Vico* Quefto mi fé credere v che il 
Monterà de. Vico fi potette intendere del Monte 
Caftello , dove fu Y antico Àrienzo , perchè era 
Monte del Vico Novanefè , ed era nello fteilo 
Territorio, e nella fteffa Giurifdizione di Sef-, 
fola , e credei , che forfè effe n do mancata la 
Città di Seffola 177. anni prima della Lettera 
di Papa Stefano IX. , ed in tutto l'antico ter- 
ritorio di Sueffola , non effendqvi altro popolo 

E e uni- 



*i& ISTORIA DI^ SUESSOLA 

uni to , o altra univerfità , fuorché il folo anti- 
co Cartello di Arienzo; perciò il Vefcovado di 
Se (fola fi fofle chiamata col nome di quefto po- 
polo unito , che folo eragli rimafìo dopo Y in* 
cendio della Città . 

Ma Ferdinando Ughelli , che ha fcritto do- 
po il Vipera , ha raccolti altri pofteriori Diplo- 
mi , tra' quali di Adriano IV- , e di Ànaftafio 
IV. , nelli quali neppure viene nominata Setto- 
la, e li fa menzione del: Montem de Vico , e 
da quefti fi conofce , che il Montem de Vico 
non fi dee intendere del Vico Novanefe , ma 
di un altro Vico , chiamato Vico della Baronia, 
o pure Trivico anche fuffraganeo di Benevento . 
Vi fono ancora quelli , che fi ricordano un luo- 
go dentro il bofco dell' Acerra , ove fi dicea il 
Vefcovado , ed eravi un Pilaftro con cadenti 
mura tra ruine di antiche fabbriche f ed ora 
un mucchio di pietre , d' erbe , e fterpi coper- 
to fi ravvifa ; e da' più antichi avean fentito , 
che un altare manifeftamente vi fi vedea . Que- 
llo luogo | ove fu la città , e molto altro d' in- 
torno , ora nello fpirituale Ila anneflb al Vefco- 
vato cT Acerra . Quel territorio adunque , che 
abbiam defcritto dell' antica Suefibla or nello 
fpirituale i fi ritrova divifo parte in S. Agata, 
parte in Acerra , e forfè anche parte in Caferta. 



CA^ 



PARTE L CAPO XV. u? 

CAPO XV. 

Dello flato di Sue [fola né 1 tempi de' Longobardi , 
e deir ultima Jua ruiua . 

E Facendo ritorno al politico governo di Suef- 
fola , la quale effendo Colonia Romana , co- 
me quella Repubblica ancor ella governavafi , e 
dovette in cotal modo mantenerli , e governar- 
fi , finché il Romano Impero fi mantenne . E 
decaduto poi il Romano Impero , e fuccedute 
le invasioni delle prime barbare nazioni in que- 
fte parti , dovette ancor ella foggiacere alle 
fteiTe vicende dell'altre fue vicine città: il che, 
per non ufeir dal noftro iftituto , negli fcritto- 
ri di quei tempi fi può ofTervare , dove i cu- 
riofi rimettiamo ; non trovando di Sueffola fat- 
ta particolar menzione, che riferir poteffimo fi- 
no a' tempi de' Longobardi ., refi già Duchi di 
Benevento, che dominavan gran parte di quel- 
lo , che -ora il noftro Regno di Napoli compo- 
ne , e nel qual Ducato era Sueffola comprefa . 
Moltiplicatili poi i Principi Longobardi in Be- 
nevento , venner tra di loro a difeordie , e divi- 
fioni , dalle quali ne furfe il Principato di Salerno* 
per le divifioni tra Radelchifi in Benevento , e 
Sicondolfo in Salerno .; e poi da quefto il Con- 
tado di Capua ne furfe , e fé ne fmembrò , al- 
lorché Landulfo, da Caitaldo, ch'era di Capua, 
e foggetto al Principe di Salerno , ne divenne 

E e 2 ^ffo- 



zzc ISTORIA DI SUESSÓLA 

affoluto Signore, facendoli Conte di Capua chia- 
mare , come V. iftorie di quei tempi ci fan fapere. 
Ebbe quefìo vecchio Landulfo , già Conte di 
Capuà , quattro figliuoli , Pandone , Landone y 
Landonulfo , e Landulfo chiamati, a' quali nel 
fine de'fuoi giorni lafciò per ricordo, che fé nel 
Contado di Capua voleanfì mantenere , aveller 
fempre liti, e guerre fomentate tra i Principi 
di Benevento , e di Salerno : il che fu efatta- 
mente da figli efeguito, e da coftoro ai di loro 
eredi infinuato . E fecondo le leggi de* Longo- 
bardi ( che non come le leggi de' Franccfì , dal 
Re Ruggieri introdotte , il Primogenito fucce- 
de, ma tutt'i mafchi ugualmenete ) il Contado 
di Capua quelli fratelli dopo la morte del Pa- 
dre fi divifero ; e da qui cominciaron le liti , 
e guerre non folamente coi Principi di Bene- 
vento , e di Salerno , ma anche le difcordie tra 
quefti fratelli fteffi , e nipoti cominciarono , e fi 
vide il figlio contro al padre , il fratello contro 
al fratello , e contra i nipoti gli zìi , con acce- 
camento d' occhi , efìlj , carceri , uccifioni , ra- 
pine , incendj , tradimenti -, fpergiuri , e quan- 
to più di crudele , inumano , e facrilego può 
umana mente immaginari! ; ficcome con intimi 
fofpiri del cuore , e lagrimando ne fcrive Er- 
chemperto , autor coetaneo , che ancor egli fu 
a parte delle miferie , e fciagure di quegf infe- 
lici tempi ; accennando qui noi folo , quanto di* 
SuciTola quello finceriilìmo Monaco Calimele ne 
accenna . 

Dice 



F A R T E L CAPO XV. £& 

Dice adunque Erchemperto , che quefti figli 
del vecchio Landulfo cominciaron con una feri- 
na ingordigia a trattare i loro concittadini , 
impoH'elfandolì con forza della città di Sueffola, 
eh' era allor pofieduta da Pandulfo lor confan- 
guineo, eiìliandolo ancora co' figli, tìe' quali poi 
uno ne fecero morir col ferro , un altro con fuo- 
co fecero morire , ed i due fuperititi condanna^ 
ron a perpetuo efiglió. 

Be' Princìpi di Sue/fola < 

LAndone un de' figli , che nominammo dei 
vecchio Landulfo , ebbe un figlio ancor Lan* 
dulfo, come l'avo nominato, il quale prefe per 
moglie una. figliuola di Sergio Duca di Napoli, 
e fu forella germana di S, Attanagio Vefcovo 
di Napoli j Quefto Landulfo coli' ajuto dei fuo 
fuocero Sergio nell'anno 856. occupò Sueffola \ 
che ancor ritenea nel tempo r che fcrivea Er- 
chemperto , che così nel niim. 23. ne 'fcrive : 
Tunc cceperunt prcedióìi Fratres ( intende de'quat- 
tro figli del vecchio Landulfo ) concives fuo$ 
partim ambita , partim metu agitati ferina per-* 
/equi ingluvie , £* cuflodiis metneipare ; quamobrem 
& a Pandulfo , confanguineo /uà Suejfulam ingem- 
mo auferentes , fùce ambitioni nexuerunt , ipfum, 
& liberos extorres fé cerimi , de quibus dehinc 
unum gladio y alimi igne per diderunt y duòfque fu* 

per* 



&%% ISTORIA DI SUESSOLA 

perjiitesjugi y continuoque damnarunt exilio . Suef- 
Julam autem pojìea a Landulfo , Landonis fdio 
captam y annettente fibi Sergio, Magijìro militum, 
yuod Socer erat illius , nunc ufque retinet eam. 
£d in quefto modo Sueflbla ebbe Landulfo per 
fuo proprkr Principe , come per avventura ezian- 
dio Pandulfo erane fiato , dove ficcome tutti gli 
altri di quella illuftre fchiatta , aveanii ufurpa- 
ta la giurisdizione, e dominavan da Sovrani. 
Quefto Landulfo dal dominio, che avea della 
città di Sueflbla , fu Suefiblano cognominato , 
così ufando in quei tempi i Principi Longobar- 
di di prender I loro cognomi dalle Città , ove 
dominavano, e facean refidenza: ficcome a que- 
fto fteflb propofito T autor dell' Iftoria Civile nel 
tom. i. lib. 8. cap. 2. ne riportò in efeinpio il 
cognome di Prefenzano , di Marino Malfitano , 
e di Pandulfo Suefiblano . E prima diluì anche 
Camillo Pellegrino, in Stemmate PrincipumLon- 
gobardorum avealo detto ; dicendo dippiù , che 
Gregorio fu detto Neapolitanus , perchè fu Du- 
ca di Napoli ; ed un altro Landulfo fu detto 
idc Sanéìa Agatha , perchè in S. Agata prefedea. 
E perciò lo ftefib Erchemperto quefto Landulfo 
chiamò Suefiblano in appreffo , allorché dice ^ 
che Sergio Duca di Napoli nell' anno 860. man- 
dò i due fuoi figliuoli Gregorio , e Cefario , ed 
il fuo Genero Landulfo Suefiblano ad nfiediar 
Capua: Mifit duos flios fuos ( dice Ercheperto 
nel num. 27. Gregorium , magi ft rum militum ., 
& Cxfareum > ntxnon & JLanduljum gene rum Juum 

Suefm 



PARTE I. CAPO XV. zi% 

Suejfulanum , cum quìbus Ncapolitum , & Malfi* 
tanorum exefciìum . 

In tempo di quefta fpedizione di Sergio , che 
accenna Erchemperto , era dentro Capua il Con- 
te Landone il vecchio , il quale ritrovaVafi gia- 
cente in letto con paralifia , e fece ufcir come 
un Leone dalla città Landone il giovane contra 
fuo figlio : il qua! giovane Landone avendo va- 
lorofamente combattuto , pofe in fuga i fuoi ne- 
aiiici con Landulfo Sueflblano , ed avendo fatto 
prigioniere Cefario figliuol di Sergio con altri 
ottocento de' fuoi, trionfante ritornò in Capua. 
Ed ecco , che fi vide il figlio Landulfo contro 
al Padre, ed il frate! Landone ufcir, come un 
Leone dalla città a combatter contro al fratel- 
lo Landulfo . 

Neil' arino 8'rfi. fiegué a dir Erchemperto , 
Landone il vecchio > Conte , e Caftaldo di Ca- 
pua , effendo vicino a morte , chiamò i due fuoi 
fratelli Landone, e Landulfo, eh' era Vefcovo 
di Capua, e caldamente raccomandò loro Lan- 
done fuo figlio . Ma fubitó morto il vecchio 
Landone , quelli fuoi fratelli dimentlcatifi delle 
promette , e de' giuramenti fatti fu gli Evange- 
lo e per le Sacre mani, non folo cacciarori di 
Capua i figli del vecchio Landone , loro nipoti, 
ma crudelmente cominciarono a perfeguitargli L 
e rabbiofamente ; ed effendo fiati quelli rnefchi- 
ni in SuefTola ricevuti da Landulfo SueiTolano 
lor fratello, quelli loro zìi anche alli confini 
di SuefTola diedero guafto, e così ne fcriveEr- 

chem- 



M4 ISTORIA DI SUESSOLA 

wchemperto nel num. 28. Receptis jìliis Landonis 
a Guaifcrio , & Landulfo eorum fruire in $uef~ 
fulam y quibus exterminatis minime quievit eo- 
rum rabi.es ; f ed cooperimi eos per/equi : jugiter 
£iiam terminos Suejjulce expugnantes . 

Altro devaiiamento , ed altra fcorreria foffrì 
Sueffola neU' anno apprettò 86 2. da Pandonulfo, 
cugino di Landulfo Sueflolano, , fìccome lo flef- 
fo Erchemperto nel num. 30. ne lafciò memoria, 
Nani Landonulphus Sueffiulam , Landulphus au~ 
tem Cafamirtam , Landonulphus Cajazice ab il- 
lius genitore .caftrum yamdudum quaffatum intra- 
veruni )<& ccoperunt depredare omnia in circuitu* 

Per tante di ri (ioni fatte dell' intero Ducato 
di Benevento eilendoneibrti tanti piccioli Prin- 
cipi , venne a mancare dalla fua antica gran- 
dezza ; ed inforte poi tra quelli fìeili Principi 
1' afpre difcordie , e le fiere guerre , ne fucceife 
finalmente X -ultima lor juina. 

§. IL 

Della venuta de Saraceni , e delT Imperador 
Ludovico in Italia, 

E Sfendo già in tante parti divifo il Ducato 
di .Benevento , i Saraceni. , popoli ufciti 
dall' Afia ad> injìar examinis .apum , per fervir- 
mi delle ftefTe parole di Erchemperto , dopo 
aver devaftato l'Oriente, paiTaroh ni Sicilia, 
e dopo aver .anche quell'Itola devaftata , nelT 

anno 



P A R T E T. C A P O XV. 225 

anno 820. sbarcarono in Taranto , donde cac- 
ciati i Greci, anche in Bari fi annidarono , e 
facendo di continuo feorrerie nella Puglia, e 
nella Calabria , pofero foiTopra, ed in ilpavento 
gli Stati de' Longobardi di Benevento , di Sa- 
lerno , e di Cnpua; onde furori coftretti quelli 
Principi a chieder ajuto dall' Irnperador Ludovi- 
co II. il quale dalla Francia più volte venne 
in Italia, e nell'anno 867. nel!' andar in Bene- 
vento, alloggiò nella Città di Sueflbla , ed in 
quefto modo Y Anonimo Caflmefe preilb Pelle- 
grino nel num. 7. il viaggio ne delcrive : Inibì 
Capuanorum frujlrata callidi tate , pojì dies ali- 
quot objìdens , obtinuit Capuam , ingreditur Sa- 
lerno , navigans Malfim , Puteoli utitur lavacris, 
£* per Neapolim Sueflulanam adiit Urbem , de- 
hinc cajìrametatur Caudim , menfe autem Decem- 
bris , Dei Omnipotentis opitulante grafia , in- 
grefjus ejl Beneventum , anno quidem fep timo de- 
cimo Augufialis Imperli fui . E Leone Oftienfe 
nel lib. 1. cap. 36. della Cronica Caflinefe quali 
colle parole ftefTe il riferifee : Inde perrexit Sa- 
lernum, dehinc navigavit Amalfim , Puteolis quo- 
que pergens , ejudem utitur lavacris , perque 
Neapolim revertens , Sueflulam adiit , demum 
apud vallem Caudinam cajìrametatus , non multo 
pojì ingrejjus ejl Beneventum . 

Ed unite Ludovico le fue armi a quelle de* 
Longobardi , dopo molte battaglie coi Saraceni, 
fece ancor prigioniere Saugdan loro Re ) ed 
avendoli fin fotto Taranto difeacciati , glòriofo 
ritornò in Benevento , F f Ma 



zzò ISTORIA DI SUESSOLA 

Ma Ì Francefi dell' Imperador Ludovico reiìfì 
fuperbi f ed infoienti , crudelmente trattavano i 
Beneventani : di che sdegnato Àdelgifo ,- Prin- 
cipe di Benevento arredò, e pofe in ftretta cu- 
iìodia T Imperador Ludovico, che ficuro,e con 
poca gente ivi ritrovava!! , e fpogliò ancora i 
foldati delle robe, e pofeli in fuga. 

I Saraceni , avendo fatta una nuova incurfio- 
ne in numero quafi di trentamila , fu coiiret- 
to Adeigifio , per disbrigacene , liberar Ludo- 
vico dopo quaranta giorni di prigionia ; e fcor- 
rendo i Saraceni , faccheggiando , ed uccidendo 
dalla parte di Capua , Napoli , e Benevento , i 
Capuani in Sueflola ne uccifero mille, come di- 
ce Erchemperto nel num. 35. Quibus etiam dic- 
hus Capuani juxta Suejjìilam mille ex eis pere- 
merunt . 

Negli anni appreflb i Saraceni feguitando 
maggiormente le loro fcorrerie, e devaftazioni , 
coiìrinfero gli Amalfitani , e Guaiferio ; Princi- 
pe di Salerno , e Sergio Duca di Napoli a chie- 
der la pace con alcune condizioni , e tra Y al- 
tre di dover uniti conquifìar Roma . 

11 Pontefice Gio: Vili, efìendo Aato di ciò 
nvvifato ricorfe per ajuto a Carlo il Calvo , che 
nel giorno di Natale dell'anno 876. fu in Ro- 
ma Imperador coronato dallo fteiYo Pontefice. 
Ed avendogli Y Imperador mandata molta gen- 
te con Lamberto Duca di Spoleto , venne egl'il 
Pontefice comandando Y eiercito verfo Napoli , 
e gli riufcì distaccar 4alla lega Guaiferio : ma 

per- 



PARTE I. CAPO XV. 227 

perfiftendo oftinato il Duca Sergio , fa dal Pon- 
tefice fcomunicato . Da che mofib Attanagio 
Vefcovo di Napoli, fratello del detto Sergio , 
per renderli con finto zelo grato al Pontefice , 
fé cavar gli occhi al fratello Sergio , e man- 
dolio al Pontefice , che avendolo polio in pri- 
gione , ivi, finché ville, fu ritenuto. 

Il detto Vefcovo Attanagio, eifendoli fatto 
eleggere in luogo dei fratello, Duca di Napoli, 
fuccefTe peggiore , e molto più fcellerato del 
fratello Sergio , perch' eifendofi congiunto con 
più ftretta lega coi Saraceni, ed uniti a quelli 
i fuoi Criftiani , fu la total ruina di quefte 
Provincie , fcorrendo uniti , devaftando , depre- 
dando , abbattendo , ed abbruciando tutte le 
Chiefe, Mon i iteri , Città, Terre, Vichi, Mon- 
ti, Colli, Ifole, e quanto lor fi iacea d'avan- 
ti , e fpecialmente Sueffola fu da' Criiiiani neir 
anno 879. miferabilmente fpiaritata : ed in tal 
modo Érchemperto nel num. 44. difiintamente 
ne fcrive : Athanafius Prceful Neapolis , exulato 
fratre proprio , cum Saracenis paólum iniens ., 
omnem terram Beneventanam , fimulque Romanam, 
necnon partem Spoletii diruentes , cunBaque Mo- 
va fieri a 9 & Ecclefias , omnefque Urbes , & Op- 
pi da , Vicos , Montes, & Colles , Infulafque de- 
pradarunt ; a quibus etiam Ccenobia Sancii/fimi 
Benedirti decentijfima , foto Orbe veneranda S. 
Benedièti , & S\ Vincenti i Martyris Monafteria 
igne txujia Junt , aliaque innumerabili a , exceptct 
SueiTula , qucc veraciter Chrifìianorum fraude 

F f : mije~ 



2 z$ ISTORIA DI SUESSOLA 

rr&ftr abilitar Jufoffa ejì . E finalmente nell' anno 
apprefTo 880. fu la città di Sueflbla data alle 
fiamme. Lo fcrive Erchemperto nel num. 48. 
con queite parole : Per idem tempus Iferniam , 
éy SueiTulam uno menje , Cajlrum etiam Bovia- 
num eodem anno capta , & combufta funi . 

Nell'altro anno 881. il mifero Erchemperto,, 
che ci lafciò fcritto nella fua Iftoria , come te- 
fìimonio oculato, quefte riferite notizie dell'ul- 
tima ruina di Sueiìola , fu ancor egli prelb nel 
Cafiel dì Filano , e fpogliato di quanto fin dal- 
la fanciullezza acquilìato avea ; fu a Capua con- 
dotto a pie avanti le tefte de' Cavalli : Così egli 
di se ftelTo fcrive nel fopra riferito num. 44. 
dandoci ancora difìinta notizia del mefe , e del- 
l' anno , che ciò accadde : Pandonulphus denuo 
Juper Pilanum Caftrum cum Neapolitibus impro~ 
vi/a irruens fraude , cepit ab eis , qui interius 
ibi morabantur , traditum , ubi & ego captus fum, 
& omnibus bonis a pueritia acquifitis exutus : ipfc 
pedefter ante equorum capita ufque adUrbem Ca~ 
puanam exul eveéìus funi X.Kal. Septembris An- 
no Domini DCCCLXXXL 

E perchè di Sueflola era rimafa forfè qualche 
reliquia dei fuo territorio , qualche tempo ap- 
prefTo alcuni Pugliefi coi Capuani uniti , fpinti 
dalla difperazione fecero una fcorreria : Et Li- 
buriam circumeuntes Sue/fulam deprcedarunt , & 
reverti cceperunt . Così nel num. 72. feguì a di- 
re Erchemperto. E lì può qui intendere , che 
quella fcorreria folle Hata nel Vico Novanele é 

eh 



PARTE L CAPO XV. 210 

ch'era nel conline della Campagna felice 5 ed ap- 
partenea alla colonia di Sueffolaj opur fecondo 
ftima Pellegrino difcorf. 2. num. 25. Intendendo 
Erchemperto fecondo una fua confuetd fraje , da 
altri anche ufurpata , del campo , diremo del 
territorio Sue/Jolano . E così finalmente fuTan- 
tichiffima città di Sueffola ridotta in cenere y 
ed in tutto devaftato il fuo territorio. 

fi, IIL 

Del Principe Lahdulfo Suejjolano . 

IL Principe Landulfo Sueilblano dopo la diftru- 
zione della città , ricoverofiì nella città di 
Avella . Ebbe due figli , il primo chiamato Lan- 
done fu ammogliato, e con Guaimaro Principe 
di Salerno andò in Coflantinopoli : il fecondo fi- 
glio rimafe col padre. Dall'empio, e fcellerato 
Vefcovo , e Duca Attanagio nipote di fua mo- 
glie , in compagnia de' Greci , e Capuani fu Lan- 
dulfo nel Cafiel d' Avella all'alito , e per tradi- 
mento di quei di dentro, col minor figliuolo , 
e colla nuora fu fatto prigione neir anno 88 1. 
Lo fìeffo Erchemperto nel num. 67. Athanafius 
dolor em conceptum in opus erumpens , Grcecos > 
Neapolites , feu omnes Capuanos generaliter mo- 
vens fuper Abellanum mifit Cajìrum , quo tunc 
prcoerat Landulphus Suefjìilanus . Mox autem ut 
illic fupervenit exercitus , fraude illorum , qui 
intra erant , captum ejì , apprehznfo in so Lan- 

dul- 



^o ITSORIA DI SUESSOLA 

dulpho -, ■& jilio ejus j untore , cumque illius uxo- 
re , videììcet Landonis ., g^J .ch/h Guaimario prò- 
feéìus fuerat . t Né di quello Landulfo fi ritruova 
altra notizia , p fatta altra parola . Ma da quel, 
che antecedentemente Erchemperro avea fcritto , 
li raccoglie , che quefto Landulfo dopo Y incen- 
dio della città di Sueffola , e dopo la fua pri- 
gionia , pur ci avea il dominio ne' tempi, ch'Er- 
chemperto fcrivea nel!' anno 888. Poiché avea 
fcritto Erchemperto nel num.1%. che quefto Lan- 
dulfo nell'anno 856. fi avea tolta Sueffola da 
Pandulfo fuo confanguinèo, ed ancor la ritenea: 
Suejfulam autem pofiea a Landulpho Landonis jz~ 
Ho captami nunc ufque retinet eam\ edera l'an- 
no 888. eh' Erchemperto fcrivea , e Y incendio 
era l'Iato nell' 880. e la prigionia di Landulfo 
neir 881. come appreffo vedremo . Dee intenderli, 
che Landulfo ancor ritenea Sueffola, ma la ri- 
tenea fpiantata , ed abbruciata . 

Di quello Landulfo Sueffolano ne dà il Pelle- 
grino il tegnente giudizio nella Fax ad hiflo- 
riam Herchemperti.num. x. Landulphus Jìlius Lan- 
donis fenioris , gener Strgii magijiri militum , 
cujus ope Sueffuìam e fratrum , & Patrueliwn in* 
divi/a ditione \ atque Capuani Comiiatus Dyna- 
Jiia divuljam fibi [oli , prcoter morem vendicai , 
quam nunquam dimifit . Num. 23. eidem Sergio 
adftat contra Patrcm , & Fratrem Landonem . 
Num. 26. Fratres a Patruis Capua expuifos com* 
mijeratus Sue/fui^ recipit . Num, 20. forum hi e 
Landulphus fit ne idem ille , qui Cafamirtam ce- 

pit. 



PARTE I. CAPO XV. sjl 

pit . N'unì. 28. , éy a Guaiferio Principe datus 
ejì obfes Imperai ori . Num. 36. an frater alter 
cognominis , Jlve fecundus hic Landulphus f\t Lan- 
donulphus ; ita ut iextus vel uterque , vcl alter 
cenfendus fit depravatus , non dijudico . Ab eodem 
autem Principe, ut reor , ohtinuit prior Me Lan- 
dulphus Cajìrum Abellanum i in quo obfeffus ab 
Athanajio Epifcopo NeapoL & magifi. mi Ut. et fi 
nepote uxoris fuce , proditus ab oppidanis capitur. 
N'um. 67. 

Il Principe Landulfo fu Tempre attaccato al 
partito di Sergio Duca di Napoli, fuo fuocero, 
col di cui ajuto ne poffedea Sueffola , e per fé- 
guir il partito di quello , non fi curò di andar 
eziandio contro al proprio padre Landoiie fotto 
Gapua . Ma efTendo lìato poi Sergio accecato f 
e mandato al Papa dallo fcomunicato Vefcovo 
Attanagio, dovette effer Landulfo fempre di At- 
tanasio nimico, e perciò Attanagio unito co'Sa- 
raceni difìruiTe Sueffola , E quello volle dir Er- 
chemperto , che Sueffula Chrifìianorum frauda 
Juffojfa tft . E perciò anche in Avella , dove 
Landulfo li era falvato , lo perfeguitò , o lo fe- 
ce prigioniere , come tutto con Erchemperto 
vedemmo . 

i IV. 

Bello flato dì Sue/fola dopo il fuo incendio . 

DOpo T incendio deli' infelice città di Suef- 
fola neir anno 880. dopo il devalìamento 
del fuo territorio, e dopo la prigionia del fuo 

Pise- 



a 5 2 ISTORIA DI SUESSGLA 

Principe Landulfo Sueffolano , non qui eelTaroa 
per molti altri anni in appreflb di quelli luo- 
ghi le devaftazioni , emiferie; feguitando il no- 
li ro , allora preferite, Iiiorico Erchemperto a rac- 
contare le crudeltà de' Saraceni , e le difcordie 
de' Principi Longobardi , e del Duca , e Vefco- 
vo di Napoli Attanagio , ci fa vedere nel num. 
51. quefti terreni di coltivatori defolati , e di 
lterpi j e di fpine ripieni, ed in tutto inculti, 
ed abbandonati : Inter hccc ( ei fcriiie ) Sara- 
ceni totam fupradiéìam terram crudeliter lania- 
bant ; ita ut defolata terra cultoribus , Jlerpibus, 
& vepribus repleta fatifcat . 

E feguitando a narrare Erchemperto negli an- 
ni appreffo 883. ed 884. le fcelleraggini dell'em- 
pio , e {comunicato Vefcovo , e Duca di Napo- 
li , racconta un altro devaftamento con fìrage 
accaduta nel fiume Clanio , non lungi da Suef- 
fola : Ab ilio igitur tempore omnia cìrcumquaquc 
devajìans Liburiam vindicabut fibi , nam & Sa- 
racenos Agropolitanos , quos nuper de illius ma- 
gnatibus juxta Rivulum Lanii non procul a Suef- 
fula , qua ille nef andumperpetr aver at Jcelus •> fer- 
me ducentos peremerant viros , clam evocavit , 
& Capuam mifit . 

E neir anno 886. narra di fé il noftro Ifto- 
ricoj come da Greci fu prefo con fuoi compa- 
gni , e fpogliato , e pofìo appiè furon condótti 
in Capua . Nel num. 61. Bum Capuam repetere- 
mur , a Grcccis capti , exutique fumus , & cxe- 
multati, ablatifque equis , & fpoliis , & minijhis 

cun- 



P A R T E T. G A P O XV. 233 

cunei ìs y homines argento redempti funi : equos 
recollegimus quinque . Ego autem folus cum prce- 
ceptore pedejìre remanjì : a Capuanis delati fu- 
mus ad Urbem . 

Altre calamità fiegue a narrarci il noftro Ifto- 
rico nell'anno 888. quando ufcito da Bari Aio- 
ne, e con Atenulfo unitoli , quafi la Liburia 
tutta diitruffe , ed abbrucciò , e portandone via 
popoli , e beftie , anche i pozzi erapì di pietre: 
Ajo autem iter , quod caperai , pergit , illijque 
minime repertis , Liburias ingreffus ejì , cum quo 
& Atenulphus abiit , & exufla tota pene Libu- 
ria , ac depredata , populifque , & befìiis ablatis, 
puteifque faxis oppilatis , Amphitheatrum profe* 
éìus ejì . 

Finì di fcrivere in folta n za il noftro Erchem- 
perto ne' primi giorni dell' anno 889. raccontan- 
do fempre una continua rapina, ed un incendio 
continuo , e lafciò lo flato di quefti luoghi , e 
le calamità niente migliori di prima , e nel fu- 
rore fieno . Ed in quei tempi fu , che la pove- 
ra , e mefchina gente , non ritrovando alcun ri- 
covero , né altro fcampo , fi falvava ne' monti 
per falvar la vita , a fomiglianza de' primi po- 
poli dopo l' univeyfal Diluvio , che ne' monti an- 
daron ad abitare; ma quelli per falvarfi dall' 
Acqua , quefti per evitar il Fuoco . Ed allora 
fi videro edificati ne' monti tanti Gattelli , tan- 
te Rocche , tante Torri , che ancor nel noftro 
Regno ne portano il nome , e ne additano il 
tempo ; perchè in quei tempi anche coi faffi da 

G g fopra 



m ISTORIA DI SUESSOLA 

fopra i monti poteanfi difendere , e ftavano al 
patTaggio , ed alle fcorrerie meno efpotìi ; e per- 
ciò abbandonata reliò la noiha Sueiibla , che fi 
ritrovava nel mezzo , ed al paiTaggio de* Prin-^ 
cipati di Benevento , di Salerno , di Capua , e 
di Napoli , oltre i Saraceni , che tutti or col- 
legati come amici, or come crudeli nemici , tan- 
to non devaftavano , quanto non trovavano a de* 
vallare; e perciò qaì era in quel tempo il Tea- 
tro della guerra più che in ogn' altro luogo . 

Niente da Scrittori Tappiamo, le anche il Vi- 
co Novanefe , che era dipendente dalla Città di 
SueiTola folle ftato come la Città (piantata, ed 
abbrugiata. 

E' certo, che rimafe in appretto per alcuni 
fecoli fpopolatò , e difìrutto , reltando poi difper- 
fé nel fuo Territorio alcune maffarie , le qua- 
li col tempo popolandoli appoco appoco diven- 
nero Villaggi dipendenti della Terra Murata* di 
Arienzo , come della Città di SueiTola era il Vico 
3Sovanefe, e nell'anno 1602. fi ci cofìituì la 
Parrocchia fotto il titolo di S. Nicola Magno . 

E coli' andar del tempo -anche il modo , la ca- 
gione , ed il tempo della ruina di SueiTola ri- 
mafe ignota , elTendoli allora ogni commercio in- 
terrotto , ogni arte , ed ogni fcienza perduta , 
e ne' foli Monaci Caffinefi rimafe qualche ombra 
di fìudj , e feppero confervar gli Scritti del no- 
ftro Erchemperto , che folo come veridico , e 
coetaneo Scrittore ci fa fapere quelle diltinte 
cofe de' Principi Longobardi . Ed efìendolì poi 

gli 



PARTE I. CAPO XV. 235 

gli Scritti di quello Autore perduti , anche per 
molti fecoli le memorie di quelle cofe li perde- 
rono in tal modo, che anche l'accorto, e dili- 
gente Antonio Sanfelice il vecchio non feppe la 
vera cagione della defolazione di Sueflòla ; e per 
quella caufa fìimò , che folle fiata quella Città 
da' Tuoi Cittadini abbandonata per 1' intemperie 
dell' aere , dall' inondazione del fiume Ciarlio ca<- 
gionata ; dicendo quello Autore nella fua Ori- 
gine della Campagna ' Finitima Sueffuliz pafcua, 
eadem armento, invitant , fimili ratione graniine 
Jemper vejìitis campis . Oppidum ipfum interi it 
reliéìum a civtbus , qui cmli intemperie circum- 
fujìs Clanii aquis , ohjidente palude , patri is coaéìi 
fuiit excedere laribus E febbene dopo molti fe- 
coli folle lìato il manoicritto di Erchemperto 
da Marino Freccia in Salerno ritrovato nel 1560. 
ed avelie il Sanfelice nel 1562. data fuora la 
fua opera , bilbgnà credere, che in quello poco 
fpazio di tempo non ne folle a quello gravs Scrit- 
tore la notizia del ritrovamento pervenuta ; e 
f>erciò egli , che feppe molto bene di SuelTola 
l'origine, non ne ieppe poi così bene lamina, 
ed all'Acqua ne accagionò l'abbandono, e non 
al Fuoco . 

11 credito meritamente avuto a quello grave 
Scrittore ha fatto credere ad alcuni , che < Suef- 
fola folle Hata nuovamente edificata , e poi nuo- 
vamente per T infelice fua fituazione abbandonata. 

Appoggiando il loro credere alle parole dello 
Hello Erchemperto, ,il quale nel num. 23. par- 

G g 2 - landò 



-t$S ISTORIA DI SUESSOLA 

laudo del fopranomato Làndulfo , e dell' anno 88t?„ 
dille di SuefToIa : Nunc ujque retinet eam . 

Si può verificare, e conciliare l'uno, e V al- 
tro pafTo di Erchemperto j fé fi crede , che Làn- 
dulfo nell'anno 889. riteneva ancor Sueifola 3 
ina la riteneva fpiantata , ed abbruggiata , come 
T iftefTo Erchemperto narrò , che nell' anno 880. 
Suejfula Chrijiianorum fraude miferabiliter fuf* 
fojfa ejl . 

E così ancora dovette credere il Pellegrino , 
11 quale nei difcorfo 2. dell' apparato num. 25. 
con altre cofe di SuefToIa così fcrive : Suejfula 
finalmente par che /enti V ultima fua mina intor- 
no gli anni 880. di Cri/lo . 

Cosi pure credette il Pratilli Via Appia lib. 
3. cap.§., ove dice di SuefToIa: Circa gli anni 
del Signore 880. mancò del tutto . Ed appreifo 
dice ancora di SuefTula : Avendo ella Jojlenuto 
prima V incendio , e 7 deva fi amento de Saraceni, 
ebbe poi l'ultimo ejlerminio da Crijliani. E più 
appreifo fcrive : Di Suejfola ne rejlò in piedi 
foltanio , che bajìajfe ad additare il /ito , e le 
Jue ruìne . 

Dell' ifìefTa maniera V iftefTo Pellegrino nel fo- 
pracitato luogo di Erchemperto fpiega un paifo 
pur di Erchemperto, il quale anche dopo la de* 
Irruzione di SuelTola dice , che alcuni Capuani 
in altrui compagnia : Liburiam circumeuntes Suef- 
Julam depredarunt > dove così ipiega il Pellegri- 
no : Intendendo fecondo una confuera fra/e da al- 
tri anche ufurpata del Campo , diremo del Ter- 

rito- 



PARTE I. CAPO XVI. 237 
ritorio Suejfolano , come /opra dicemmo . 

Si può credere ancora , che paflaro il furor 
della guerra , e de' Saraceni fotte andato taluno 
ad abitar nelle abbrugiate cafe di Suefìbla , e poi 
e per V inondazione del Clanio , o per altre nuo- 
ve acque ivi forte l'avellerò all' intutto abban- 
donata , come dice il Sanfelice , ma non già nuo- 
vamente edificata. 

CAPO XVI. 

Vello flato preferite della. Città di Sueflbia. 

MOlto poco vi è , che dire del preferite flato 
dell' antichi ilima Città di Suelìbla , poi- 
ch' ella da nove fecoli giace nelle lue ruine fe- 
polta , e quefte da piante annofe , da erbe , e da 
paluttri acque imbofchite, e coverte; da belve, 
da bufali, che vi fi nudrifcono, e da pochi bi- 
folchi abitata in mezzo al piano , folto , e deli- 
ziolo bofco , or detto dell' Àcerra . Solo un pic- 
ciol avanzo di magnifico Teatro, ed una caden- 
te Torre fé ne additano , e dimoftrano , ove porla 
dirfi, qui fu l'antichiflìma Sueifola . Nella pre-i 
fente porta , ove entrali nel Teatro , che vol- 
garmente or chiamas' il Cartellone , leggefi in un 
marmo antico la ifcrizione fepolcrale feguente: 



D. M. S. 



2,38 ISTORIA DI SUESSOLA 

D. M. S. 
CLAVDLE . T. L. F. 

WIMPHIiE , 

VIXIT. ANN. XXXII. X. 

FECIT . 

GAVLA. FELICISSIM. 

FILim. I 

dvlcissimìe. 

Quella Gaula Feliciffima , ch'erede il fopra 
riferito marmo , facilmente potè eifère della Fa- 
miglia di Lucio Pompeo Feliciflìmo , che fa De- 
curione di SuerTola , Sacerdote della Dea Diaria 
nel Vico Novanenfe , e padre di Lucio Pompeo 
Feliciffimo , come leggemmo nel iuo marmo di 
fopra riferito . 

Dall'altra parte della flelìa porta del Teatro 
in. un altro marmo leggeri 

P. RVTEDfO. DL. 
PHILARGYRO . 

Il fegno DL. del marmo s' intende ConUberto, 

Pochi altri rottami veggonfi nel detto boico 
delle, antiche mura, che la città cingeario , dalr 
li quali ben fi può fcorgere , che quello luogo 
non dovea effer così paluflre , come or fi vede, 
quando SuèiTola flava in piedi, ed era abitata, 
perchè molte forgive , e fragni , che or vi fono, 
Hanno dentro il recinto delle mura , e rendono 
paludofo il terreno. E fé in quello modo fofie 
fiata in quei tempi la Città , farebbe fiata ina- 
bitabile . In molti luoghi del bofco veggonfi 
quelle forgive, e fragni, e fpegialmente nel luo- 
go* 



PARTE T, CAPO XVI. 13? 

go , che chiamano il Fufaro , dove lòtto l'anti- 
co muro di una caduta Torretta , vi lì è for- 
mato un Laghetto, di cui fan ufo per maturar 
la canape : e poco d' indi dilcoito , ove chiama- 
no il Monticello , vi è un mucchio di pietre 
con poche cadute mura con un Forno, ed una 
volta; ed ivi vicino verfo l'anno 1750. (1 (co- 
vrì tra le Selvatiche piante una iòigiva d' acqua 
minerale, diuretica, e purgante, a cui diedero 
nome l'Acqua dell' Acerra; la quale bevuta, fu 
fperimentata falutifera all' umor fallo , ali' idro- 
pisìa , e fé ne guarirono anche dal morbo «Gal- 
lico , ed acquiUò un credito cosi . graade per 
alcuni, che le ne guarirono , che vi fu un con- 
corfo grandi amo a prenderla non follmente dal- 
li vicini luoghi , ma eziandio dalie lontane Pro- 
vincie , ufandola indiftintamente per qualunque 
inaiipolìzione , e nientemeno da' laiii per con- 
iti variì , che dagl' infermi per guarirli . Ma 
perchè prendealì iènz' ordine, fenza regola , e 
lenza bilogno , ne avvenne , che gì' infermi fé 
ne morivano , ed i fani s' infermavano : e così 
appoco appoco andò a difcreditarlì , lino ad ef- 
fervi ora Icario con corfo . 

Tutte quelle acque , che nel bofeo fcaturi- 
feono , unifeonfì , e danno il moto ai mulini , 
che fono^ nello ttelfo bofeo , e chiamaniì li Mu- 
lini dell' Acerra. Anche Madaloni ha un bolco 
a quel di Acerra contiguo , con un Calino in 
mezzo detto La Bauza , e molto campo ancora, 
che tutto era inclufo nella Valle di Sueifola ; 

ed 



2 4 o ISTORIA DI SUESSOLA 

ed al Tuo Settentrione vi è altro bofco detto 
di S. Arcangelo , ma ora non fé ne fanno gli 
antichi confini. Né altro dell' antichiffima Città 
di SuefTola or vederi , che bofcofi alberi , fpine , 
erbe , ed acqua . Attualmente il Conte dell' Acer- 
ra fra edificando di pianta un nobil Calino nel 
detto Bofco , ove fu 1' antico Teatro . Del fuo 
Territorio ne parleremo nella feconda Parte . 



Pine ddla Prima Parte. 



ISTORIA 

DEL VECCHIO , E NUOVO CASTELLO 

D' ARIENZ O. 

D I 

NICOLO* LETTI E RI* 

PARTE SECONDA» 







IN NAPOLI MDCCtXXYltt 




P A R T E. II 



DEL 



A 



CASTELLO D'ARIENZO. 
C A P O L 

Dello fiato delle Relìquie degli Abitanti di 

Sue/fola , e delV Origine del Vecchio 

C a/I elio di Arienzo . 

CrifTe Erchemperto la continuazio- 
ne dell' Iftoria di Paolo Diacono, e 
narrando i fatti de' Principi Lon- 
gobardi , e de' Saraceni , ed altre 
cofe de' fuoi tempi , tira la fua Mo- 
ria fino al mefe di Ottobre dell' 
anno 888. anni otto dopo l'Incendio di SueC- 
fola : e narrò in qiiefti anni otto le difgrazie , 

H h 2 che 




i 4 4 DEL CASTELLO D' ARIENZO. 

che in pochiiììma parte abbiam riferite di que- 
fti luoghi ; le continue incurfioni or di un Po- 
polo , or di un altro; le continue battaglie ? ed 
uccifioni ; il fuoco nelle Città , ed il devafta- 
rnento de' Campi , che fenz' Agricoltori erano 
di fterpi , e fpine imbofchiti ; fenza beftie per 
coltivarli , e per fino i pozzi riempiuti di pie- 
tre , e quanto altro di più lagrimevole Erchem- 
perto de* giorni fuoi ne defcrifTe . Ed in quefto 
peffimo ftato eran le cofe , quando egli lafciò 
di fcrivere , e dimoftravan di non terminar per 
allora le fciagure . E quantunque avelie promek 
fo di darne altra continuazione , tuttavolta non 
V abbiamo , che fino ai primi giorni dell' anno 
88p. l'abbiamo però da altri Scrittori , che lun- 
go tempo in apprefTo quelle difgrazie conti* 
nuarono* 

Una cofa fola di Suefibla non leggiamo in 
Erchemperto , ed è il Popolo y che Y abitava , do- 
po T Incendio della Città , e dopo il devafta- 
mento de' ftioi Campi e della Campagna tut- 
ta, che fé ne foffe fatto/ dove falvato li folle. 
E giacché Erchemperto noi dille , incumbe a 
noi farne ricerca * 

Egli è certo, per quanto debolmente ci fia- 
irio ingegnati a dimortrare -, che Sueiiola fu an- 
tichiiìima Città degli Ofci ; ed antica al par di 
ogni alti' antica in quella Regione .. Ebbe ella 
1 onore della Cittadinanza di Roma , quando 
coi Latini ebber la guerra i' Romani. Fu abi- 
tazione di Pretori , e Confoli Romani nella guer- 
ra 



PARTE IL CAPO \. 14$ 

ra con Annibale i e Claudio Marcello ebbevi per 
molto tempo i fuoi alloggiamenti • Fu Prefet- 
tura Superiori^ ordinis , come vedemmo con 
Fello: e poi Colonia de' Romani. Vi fecer do- 
micilio molte illufòri Romane Famiglie , come 
ne' marmi fé ne conferva la memoria . Ebbe il 
Teatro , di cui ancor le reliquie fé ne ammira* 
no 9 fegno di eulta , e nobile Cittadinanza , Vi 
li fermò Y Imperador Ludovico IL allorché paf- 
so in Italia . Fu Città, che avea il proprio Ve- 
feovo . Vi facea refidenza il proprio Principe 
d' illuftre fchiatta Longobarda , e Genero del 
Duca di Napoli: Poffedea per gli fuoi Cittadini 
non picciol Territorio di piani , e monti • Da 
tutto ciò fi raccoglie , che non dovea eifer poco 
il numero degli abitanti , che nelle lue mura rac- 
chiudea , e che potea , e dovea montare a più 
migliaja. 

1 Or confideriamo un poco, e riflettiamo tutto 
quello Popolo dell' intera Città r quando fu que- 
lla da' nimici affalita , diftrutta , e ridotta ia 
cenere , che riloluzione dovette prendere . Cer- 
tamente che niua rimafe dentro le mura a farli 
dalle fiamme abbruciare : ma naturalmente do* 
vettero fuggir tutti , falvando ciafeuno il fuo 
più preziofo , e caro, che feco in fretta, e fug- 
gendo in un fardello portar potea. Ma non gli 
perdiam di viltà > e confideriamo , che poteroa 
riiolvere , e qual via poteron prendere . 11 ri* 
nianerlì ne' piani del di lor Territorio non fa- 
rebbe fiato iano configlio , perchè niente eraa 

ficuri 



24 5 DEL CASTELLO D T ARIENZO. 

ikuri ne della roba , né dell' onore , né della vi- 
ta , ftando manifeftamente .efpofti ad effer prefi, 
e ipoglia ti anche di quel poco , che feco loro 
portavano , e falvato aveano , e farebbero itati 
nello fìeffo pericolo , che fuggivano : e mal do- 
vette effer per coloro, che ci rimafero, perchè 
anche il Territorio , ftando al paffaggio , fu più 
volte devaftato, e diftrutto. Se nelle vicine Cit- 
tà amiche fuggivano , eran quefte egualmente \ 
come Sueffola perfeguitate , perch' eran della fa- 
zione fteffa ; ed il Principe Landulfo Sueffolano, 
che fuggi in Avella, fu ivi perfeguitato , e cai 
figlio fu prefo , e colla Nuora , perchè Avella 
era di Sueffola partigiana. Se nelle nimiche Cit- 
tà fuggivano , qual accoglienza fperar poteano 
ne' crudeli nemici , ed inumani ? Se penfavano 
di fuggir nelle Città lontane , come paffavano 
per mezzo d' inferociti nemici ? e con quai co- 
modi, fé i nemici anche le beftie ne avean por- 
tate via? E dove, e con quali fperanze anda- 
vano a fermarli, fé Chiefe, Monifteri , Città , 
Terre , Vichi , Ilole , e tutto era da* nemici inon- 
dato , e diftrutto ? Dove gli avviliti , confufi , 
ed afflitti Padri potean condurre le lor fami- 
glie ? Dove le pregnanti , e lattanti Madri co'lo- 
ro bambini? Come avrebber falvate le pudiche 
Donzelle dall' ignominie jdi quei barbari ? Dove 
i deboli y gli ammalati , i vecchi -, i fanciulli , 
i ciechi , gli zoppi , che per non reftar vittima 
delle fiamme, tutti dall'ardente Città dovette- 
ro fuggire ? 

Or 



p a r t e ir: e a p o r. 447 

Or concediamo , che molti o di qua , o dì là 
fé ne folfer falvati , e sbandati , il maggior nu- 
mero riflettiamo , dove con più ficurezza fi po- 
tè fai vare? 

Ma fé la Terra nelle fue vifeere non ingojò 
quella gente atterrita, e che fuggitiva procura- 
va falvarfi ; altro men pericolofo fcampo io non 
so penfare , che ad imitazion degli altri per- 
feguitati Popoli > fi falvaron ne' monti . Ed in 
quali monti li poniamo confiderar fuggiti? I 
più comodi -, e più ficuri * al parer mio , effer 
dovettero i proprj , e vicini monti SueiTolani. 
E de' monti Suefiolani qual potè effer il più 
comodo , e più ficuro i? Rifpondo qui con cer- 
tezza , che in niun altro monte più comodo fi 
poteron falvare , ed unirfi , e ridurfi , che nel- 
li foli monti di S. Angelo a Palombara , e Ca- 
mello , perchè nelli foli monti S. Angelo , e Ca- 
ftello aver poteano il neceflariiffimo elemento del- 
l' acqua , efiendo gli altri monti Suefiolani tutti 
affatto privi di quefto elemento , fieno i meri- 
dionali monti, o i fettentrìonali : e queft' ac- 
qua , che ora pafla nella falda del Tifata -, e poi 
per lo Territorio dell' antica Suefibla, e per Can- 
celli , in que' tempi non vi era; e vi fu condot- 
ta la prima volta nell' anno 1625. ol trecche il 
Tifata era più lontano , fafibfo , e Iterile , né 
vi avrebber potuto aver ì Suefiblani lunga fuf- 
fiftenza : e nelli foli monti S. Angelo , e Caftel- 
lo vi fono piccioli fonti perenni , che ne'tempi 
più antichi fi ricordano etfere fiati di acqua più 

ab- 



^8 DEL CASTELLO BT ARIENZO ; 

abbondanti, perchè ne avean più cura , e pia 
bifogno ; ed ancor gli alvei il dimoftrano . 

E già qui li credo ridotti ; maggiormente 
eli'* era vi , come vi è pur ora , una Chiefa con 
alcune Cellule a S. Michele dedicata , per la di- 
vozione , che aveano di edificar Tempj ne'mon- 
ti a quefto Arcangelo, e cominciata fin da'tem- 
pi del primo Gelafio nella fine del quinto Seco- 
lo, quando ne fu 1j Apparizione . E come ve- 
demmo , li ha notizia di quefta Chiefa detta S: 
Angelo a Palombara fin da' Secoli molto a quei 
tempi vicini . E qui per neceflìtà i poveri ra- 
minghi SueiTolani , come quei Popoli , che per 
forte tremuoto fuggon dalle minate Città all' 
aperto Cielo, fotte capanne fi difendon dagli 
ardori del caldo , .e da' rigori del freddo , così 
ancor elfi li Suefiblani dovettero- ripararli , fin- 
che non ritrovaronfi altro ricetto . 

E perchè in quei tempi ancora fi nafeea , fi 
moriva , e come fra Cattolici Chriftiani eferei- 
tavanfi i Santi Sagramenti , in quefta fola Chie- 
fa di S. Angelo poteanfi efercitare , perchè que- 
lla fola Chiefa eravi lafsù • E perchè fratanto 
fuggito Popolo della Città di Suefibla effervi do- 
.vean de' Sacerdoti , de' Parrochi , e forfè anche 
il Vefcovo , perciò in quei tempi , per efercitar 
i Sacramenti, fi potè eleggere la Chiefa di S. 
Angelo per Parrocchia. 

Ed or mi torna a mente di aver promeffo nel 
§. 4. del Cap. IX, della prima parte di più ma- 
turamente confiderare , come in un alto, afpro, 

e fo- 



PARTE IL C A P O 8 Uff 

e folitario monte , da tempo* immemorabile lì 
trovafie una Parrocchia fenz' alcun fegno né di- 
antico, né di moderno vicino edificio , che defc 
fé fegno di abitazione di chi aveiTe avuto bi- 
fogno di quefta Parrocchia in sì alto monte . 
Ma ora ri fp ondo , che in tempo , che fu quella, 
Parrocchia fondata , i vicini editicj eran di pa- 
glia , e frafche , e dopo che gli abitanti ritro- 
varonfi altro comodo per abitarvi, al primo ven- 
to più non vi rimafe fegno di edificio , o di 
abitazione , e perciò vi rimafe la Chiefa Parroc- 
chiale fenza vicini abitanti . 
i Eifendofi li Sueifolani rimediati per allora nel 
modo, come abbiam fopra confiderato , e veden- 
do , che dopo F incendio della lor Città , pur fe- 
guivan le cofe ad andar damale in peggio, co- 
me fentimmo da Erchemperto , perduta ogni fpe- 
ranza di ritornar nelle antiche mura , dovette 
finalmente lor rincrefcere di menar vita fot to 
le capanne, e fenza niuna difefa contra gì' in- 
filiti de' nemici ; perciò dovendo efier fra tanto 
sbandato popolo ivi unito della Nobiltà., de'fa- 
coltofi , e de' padroni de' campi , degli oliveti , 
delle felve , e di tutto il Territorio di Sueììo- 
la , che dal Colle S. Angelo vedeanfi fotto gli 
occhi; e penfando a' cafì loro, ed alla lor dife- 
fa, anche ad imitazion degli altri Popoli , che 
ne* monti fi fortificavano , dovettero dopo l'an- 
no del Signore 880. che fu l'incendio di Suef- 
fpla, ancor effi i Sueffolani fui vicino Colle edi- 
ficarli un Catello per abitarvi , e fortificarli^ 

I i for- 



M$ DEL CASTELLO D' ARTENZO 

forfè anche coli' ajuto del lor Principe Landul- 
fo , che anche dopo T incendio , e dopo la fua 
prigionia poffedea T abbruciata Suefibla neiT an- 
no. 88y. che fcrivea Erchemperto; e quello po- 
tè eiiere T antico Gattello d' Arienzo , e forfè co- 
sì detto \ perchè allora così era il detto Colle 
chiamato. 

E bifogna credere, che quel,, che fcritte Er- 
chemperto , di Landulfo , e di Suefibla parlan- 
do : -N'irne ufque retinet eam , intefe del Terri- 
torio , o di qualche altra cofa , eh 1 eravi rima- 
fa , non della Città, perchè di quella avea feri t- 
to: Mifcrabiìiter f uff offa efi . E poi : Per idem 
tempus Ijernia ; €* Sueffula capta , & combufììz 
jw&$ come riferimmo con Erchemperto fteflb . 

Niuna notizia abbiamo, che fopra quel Colle, 
che or chiamali Gattello, ov£ fu T antico Arien- 
za, vi fotte fiato prima dell' antico Arienzo al- 
tro Cattello, o altr* abitazione j Ma fé pur vi 
fotte fiata , ancor quefìa de' Sueffolani etter do- 
vea , perchè flava nel Territorio , e fui Monte 
dei Sueffolani. E nel Territorio dei Sueffolani 
chi altro avrebbe potuto edificarvi, fé non che 
i Suettolani fieflì ? Sicché in qualunque modo , 
che fi penfi , farà Tempre vero, che i Sueffolani 
furon quelli , che '1 vecchio Arienzo edificaron fui 
monte; ficcome con altri più forti argomenti 
ancor procureremo appretto di confermarlo i E- 
quantunque non vi fia Scrittore , che aperta- 
mente lo dica, abbiamo antichiffimi documenti, 
che chiaramente lo dianoftrano ; N£ per dirao- 

firar- 



PARTE IL CAPO T. ift 

Ararlo ci avvilivano le parole del Pratìlli nel 
cap. 5. del W>. 3. ove di (Te: Determinare il tem- 
po dell' Edificazione della.vecchia Terra d'Arien- 
zo , non fi può in conto veruno , avendo i Lon- 
gobardi per lungo tempo fignoreggiata V Italia y 
& ejfendone alto filenzio appo gli Storici . Per- 
chè di mano in mano nel corto dell' opera ne 
addurremo altre incori trattabili ragioni. 

La Copra confiderata Ipoteli delle Reliquie- 
deli' abbruciata Suetfbla , e dell' edificazione del 
vecchio Gattello di Arienzo non è fenza appog- 
giò di valevoli ragioni, e di accertati fatti ; 
perciò fé abbiamo finora veduto come i SueiTo- 
lani avellerò potuto edificare il vecchio Cartel- 
lo di Arienzo , dal quale poi ebbe origine il 
nuovo ; vediamone ora gli effetti , che nel det- 
to modo , o in altro edificato V a veflero , e co- 
me quel Territorio , che fu de' Suefiblani fé né 
ritrovano ora in poffelfo gli Arienzani prefenti. 

Da quanto dicemmo nella prima parte di que- 
lla Opera de' confini del Territorio di SuefTola, 
ben fi rileva , che tutto il Territorio , che or 
poffiede il nuovo prefente Cartello di Arienzo fu 
interamente rinchiufo ne' confini del territorio 
dell' antichiffima Colonia di SuefTola, alla quale 
era addetto anche il Vico Nova'nefe , come il ri- 
cava dall' antichiffimo marmo di Carvignano . 
Bifogna vedere, come ora quell' iftefib' Territo- 
rio fi poffiede dagli Arienzani , e qua! dipen- 
denza abbian quelli da' Suefiblani . 

Da colante , ed antica tradizione approvata 

li 2 da 



%<ì DEL CASTELLO D'AfclENZO 

eia Scrittori, e confermata dal verisimile ,' e da 
fatti abbiamo ; che il nuovo preferite Gattello 
d'< Arienzo , o fìa Terra Murata detta da' Latini 
Argentium fu edificato , e popolato dagli abitan- 
ti del vecchio Cartello fui monte anche collo 
fteflo nome di Argentium chiamato dai coetaneo 
Scrittore Alefiandro Tele fi no , che viveva nel 
tempo del vecchio Arienzo , e ci lafciò memo- 
ria, che quel vecchio Gattello fu diroccato nel- 
l'anno ii 35. per ordine del Re Ruggieri , co- 
me appretto vedremo. 

Sicché quefto nuovo Cartello ebbe origine do* 
pò l'anno 1135. , nel qual tempo quelli abitan- 
ti del vecchio Arienzo calando da colà su do- 
vettero edificare il nuovo prefente Arienzo ; e 
naturalmente dobbiamo credere , che edificaronlo 
nel proprio lor Territorio , ove trasferirono feco 
loro nel detto nuovo Arienzo queir iftefio do- 
minio , che avean nei vecchio Arienzo : qual 
Territorio abbiam veduto , che fu dentro gli 
antichi Confini del Territorio di Suefibla , che 
giungea fino alle Forche Caudine , fin dove or 
giunge anche il Territorio del prefente Arienzo. 
Vediamo ora qual fu 1' origine del diroccato vec- 
chio Arienzo fui Monte Cartello , tutto che ef- 
fendo fiato fopra un colle de' SuefTolani , batte- 
rebbe a dimofìrate , che da' Sueflulani fu edificato. 

Degli antichiflìmi tempi de' Gentili niuna no- 
tizia abbiamo da' Scrittori antichi, o da Tra- 
dizione, che dove fu il vecchio Arienzo fui mon- 
te vi foffe fiato popolo > o abitazione ; lolo nvi 

Tem- 



PARTE II. CAPO I. is3 

Tempio di Diana, fcrive Celellino Guicciardi- 
no aver ricavato da altri più antichi Autori 
eilervi flato . E ci dee mettere in dubio T aver 
detto del iolo Tempio , e non dell' abitazione 
ancora , perchè come dell' uno , anche dell' altra 
avrebbero detto, fé fiata vi folle , ma ci accer- 
ta poi , e ci leva ogni dubio , che non vi fu ; 
ne potè eflervi fiato popolo , ad abitare , col 
dire , che il Tempio fu di Diana , perchè i Tempj 
di quello Nume eiler doveano nelle folitudini , 
ne' Monti , e ne' Bofchi , e nelle Selve , come 
vedemmo nella prima Parte , parlando del Tem- 
pio di Diana ; e tale più non farebbe flato que- 
llo luogo , fé abitazione , o popolo flato vi fof- 
fé ; lìcchè ne' tempi antichi non vi fu abitazio- 
ne , perchè non poteva eilervi , fìandovi il Ten> 
pio di Diana . 

Dopo il tempo de' Gentili, e" per molti féco* 
li apprello, e ceffata la fuperftizione delia Abi- 
tudine de' Tempj , e del culto al falfo Nume di 
Diana , neppure notizie abbiamo , che popolo vi 
folte flato ?ad abitare , e farebbe temerità , e di 
niuna credenza degno Y alTerirlò fenza documen- 
to di antico , ed autorevole Scrittore. 

E fé pure popolo colafsù flato vi folle dopo 
il culto di Diana , quel popolo anche SuelTolano 
avrebbe dovuto eltere in qualunque tempo fi penfi 
che ci avefse potuto efsére, perchè flava nel ter- 
ritorio , e nel dominio de' SueiTolani , e de' Nova- 
nelì addetti alla Colonia di SuelToIa nella Cam- 
pagna Felice , i quali nel piede di quello mon- 
te 



,2.-4 DEL CASTELLO D* ARIENZO 

te fino alle Fauci delle Forche Caudine coltiva- 
vano i proprj orti , aveano le loro abitazioni , e do- 
vevano efier padroni eziandio del Monte riiichiufo 
ne' confini della ftefl a Colonia della Campania Fe- 
lice , come anche pensò il Pratilli che nella pa£. 
365 dell 7 Appia difse : A quejìa Cohnia di Suef- 
Jìila j appartenne jenza duhio il Vico Novanefe ■-. 
E facea un corpo colla Città di Sueflbla , co- 
me ora Vico fa un corpo colla Terra murata 
d; Arienzo . 

Ma quel popolo del vecchio Arienzo, ancor- 
ché flato ci folle , non avrebbe potuto poffede- 
re que* monti, e quella Valle , e '1 Vico Nova- 
nefe , che trafmife al nuovo Arienzo , e che or 
jpoffiede Arienzo prima dell' anno 880. di Crifto, 
perchè fino a quel tempo il detto Territorio cq! 
Monte Caftello fteflo era poffeduto da' Suefibla- 
ni ; effendo allora ancora in piedi . Siieflbla ,-che 
il pofledeva , e non ancora <era accaduto 1' in- 
cendio , che la di {truffe , e perciò l'unito popo- 
lo , ed abitanti della Città poffedevano in quel 
tempo fino alle Forche Caudine tutto ciò, che 
or peffiede Arienzo. 

Vediamo ora donde , e quando poterono gli 
abitanti dell' antico Caftello acquiftar quelli be- 
ni 5 che poi trafmifero agli abitanti del nuovo 
prefente Arienzo. 

\ Solamente dall'anno 880. , che accadde T in- 
cendio di Sueffola , e fii diffipato il popolo della 
Città fino all'anno 1 135. , che fu il diroccamen- 
to del vecchie? Caftello di Arieiìzo, come appref- 

fo 



P A R T E IT. CAPO t. ì^f 

fo vedremo, poterono gli abitanti del detto vec- 
chio Caitello acquillar il dominio intero di quei 
Territorio di Suelfula , che calati poi ad edifi- 
care il nuovo Caitello , confervando tuttavia il 
polieilo dello lìeilo lor Territorio , il trasferii 
rono quindi a' Succeiìori, che fono gli abitanti- 
dei preiente Arienzo , che godono il poiTelfo delli 
fteifi Monti , della fteiTa Valle , della ftelTa giu- 
rifdizione nel Vico Novanefe con gli iteflì orien- 
tali confini , che godeva 1' antica Colonia di Suef- 
fola, ed avevano prima goduto gli antiehiiftmi 
Ofci primi Fondatori della Città , 

Ed il dominio di quel Territorio , che fu di 
SuelTola da chi altro acqui ftar poterono in quei 
tempo gli abitanti del vecchio Arienzo * fé non 
che dalli Sueiìolani ftetfi,e dallo ìtetfo diffipato' 
popolo della IterTa loro Colonia , il quale- fuggen- 
do dalle proprie abbruciate abitazioni , li do- 
vettero per neceffità ialvare in quettó lor pro- 
prio , e vicino Colle , dove unendoli coli* altra- 
gente della itelfa lor Colonia ( fé pur colafsù 
cravi gente ) , o pure edificandoli- il Caitello ,- 
che ancor dimoltra eiTer di que' tempi , e non 
prima , riacquiltati poi i loro beni , dopo paf- 
fete le perfecuzioni , lafciarongli a' loro fuccef- 
fori, che furon quelli, che col tempo edificarono- 
il nuovo prefente Arienzo detto Terra murateti 

E perciò quella Valle , e quefii Monti , che 
or poffiede Arienzo , furon fernpre fucceffivamen- 
te, chiamati Valle , e Monti de' SueJ/blani ezian- 
dio molti fecoli dopo kv deftru-zione .di Sueifola, 

.d e dcH- 



*$tf DEL CASTELLO D' ARIENZO 

e dopo r edificazione del vecchio , e del nuovo 
Arienzo, come fi legge nel vecchio Sanfelice , 
tìfèl Pellegrino , in Filippo Ferrari , in Dujazio 
nel capo ix. §. i. nella prima parte riferitilo- 
lo perchè erano fiati de' Suefiblani , i quali Tem- 
pre fucceffivamente ne continuarono come pri- 
lla il nome , ed il portello j che ancor godono i 
SijcceiTori prefenti . 

Aceréfce molto il noitro credere il fapere 
1' e fiere fiato arinefib il | Vefcovado di Sefibla al 
Vefcovado di S. Àgata de' Goti , come riferi- 
fcono gli Autori , e come ci accerta il pofiefib 
della fpintual Giurifdizione,, che efercitano i 
Vefcovi di S. Agata jxeJL Territorio , che fu di 
Suefiòla , ed ora di Arienzo , ed il Titolo pari- 
menti, $he quefti di VefcovL di S. Agata , e 
Semola ne pofieggono , 

"Ed è da riflettere, che non tutto quel, che 
fu antico Territorio di Suefibla fu unito al Ve- 
scovado di S. Agata, ma il folo territorio in- 
tero del prefejite Arienzo fi ci ritrova unito , 
e .quantunque il detto antico territorio fofie 
fiato circondato dalla Diocefi di Aeerra da Oc- 
cidente , di Caferta da Settentrione , da S. Aga- 
ta da Oriente , e di Nola da Mezzogiorno , a 
niuna di quefte altre Diocefi , dicefi , che fofie 
ita^o annefiò il Vefcovado di Sefibla , ma fola- 
mente a quel di §. Agata ; e folamente quella 
ne prende il titolo . 

Anzi febbene il refiante antico territorio ili 
&effola, e fpecialraente quello .dove fu il corpo 

u dell! 



parte ir. e a pò r: %$f 

dell'antica Città, ed ove or vedefì V avvanzo 
del Teatro, e delle mura detto iXCaJìdlone rit 
trovafi unito alla Diocefi di Acerra, con tutto 
ciò non dicefi , che il Vefcovado di Seiìbla fof- 
fe flato unito ad Acerra , né il Vefcovo di 
Acerra prende titolo ancor di Vefcovo di Sef-. 
fola % come quel di S. Agata ; la qual cofa ci 
dà ad intendere, che ove fu.il corpo della Cit- 
tà di Sueflola nel tempo di quel!' unione del 
Territorio non eravi più popolo , che coilitui- 
fce la fpiritual giurifdizione , ed il titolo del 
Vefcovo . 

Ed il titolo di Vefcovo di SeiTola non cefsò 
{lìbito dopo l' incendio della Città , perchè vi è 
Bólla di Papa Leone IX. fpedita nel 1054. di- 
retta a Valderico Axcivefcovó. di Benevento , 
nella quale concedegli licenza di poter confa- 
grare il Vefcovo di SefTola : ficchè Y unione de' 
Vefcovadi di S. Agata, e di SelTola dovette e£ 
fere dopo il 1034, perchè fino a quel tempo 
vengono fempre diftintamente nelle Bolle nomi- 
nati i Vefcovadi di S. Agata , e di SefTola ; 
da indi in poi folamente il Vefcovado di S. 
Agata vien fempre nominato , e giammai più 
quello di SefTola , nel qual tempo poterono le 
reliquie de* Sueflplani fuggiti dalla Città, unirfi, 
ed edificarti il vecchio Cartello di Arienzo, che 
poi fu unito al Vefcovado di S. Agata, efTen- 
do già feorfì fino a quel tempo 174. anni dopo 
I' incendio accaduto nell' anno 880. 

Perciò il popolo di SefTola , che fu unito al 

Kk Ve- 



* S S DEL CASTELLO D* ARIENZO 

Vefcovado di S. Agata , dovette eiTere il po- 
polo dei vecchio Arienzo; e quello popolo die- 
de , e dà il titolo ancor di Vefcovo di SeiTola 
al Vefcovo di S. Agata. Baftante argomento a 
dimoftrare , che Y Univerfità del vecchio Arien- 
zo y che poi edificò il nuovo , rapprefentava tut- 
te le reliquie del popolo dell' antichi ffima Suef- 
fola , e quefta è la dipendenza , che ha il preferite 
Arienzo dall' antichi ilima Sueifola per mezzo dei 
vecchio Arienzo , dai quale fu edificato il nuovo. 
E queita è la ragione , perchè eziandio di Vefcovo 
di Seffola prende il titolo Vefcovo di S. Agata ^ 

?• . L 

Si rifiutano V opinioni di alcuni Scrittori delle 

Reliquie de* Suejfolani , e dell' origine 

di Arienzo . 

SI è creduto da alcuni Scrittori , che dalle 
Reliquie dell' abbattuta Sueifola ne fofler 
furte Caferta, Madaloni, ed Arienzo . Così di 
Caferta ne accenna Scipione Mazzella nella De- 
fcrizione del Regno di Napoli : Sopra un erta 9 
e vaga Collina fi feorge la Città di Caferta , 
piena di onorato Popolo , /' origine della quale è 
incerta , volendo i Cittadini di effa per tradi- 
zione antichijima e/fere fiata fondata da Suefi 
Jolani j e Galatini ; altri credono dalle reliquie 
della feconda Capua nel Monte Trijifco ; ed al- 
tri finalmente dicono , che foj/e fiata edificata 
da Longobardi . 

Colle 



PARTE IL CAPO I. ì$ 9 

Colle parole iteffe viene confermato da Ottai. 
viano Melchiorri nella Delcrizione di Cajazzq 
lib. i. cap, 1.9. 

Le citate Note manofcritte in Livio nella 
Biblioteca di S. Angelo a Nido nei margine 
del lib. xxiii. alle parole di Livio : Super 
Sueffulam per Monta, vi fi legge quella mano- 
scritta nota : Cadaver tantum hodie afpicitur 
cum diruto Cafiello ; ex hujus reti qui is exorta ef- 
fe Cafertam , Matalonium , & Arigentium credo 
ex autoritate avi mei antiauitatis peritiffimi ; Ji- 
mul ob loci propinquitatem . E nel margine del 
TX, lib. avea detto di SueiTola : Heu infelix op- 
pidum ruinis fepultum , ambiente inf elida Jaxa 9 
molefque aqua madida ; circum folo & ferpenti- 
èus affluente inter gurgites aquarum , infelice fque 
arbores jacet . 

Quanto filmarono quelli Scrittori dell' edifi- 
cazion di Caferta dalle ruine di Sueffola , fé 
intendono di Caferta Vecchia fui monte , que- 
llo ( lor buona pace ) non può efTer vero, per- 
chè nel tempo , eh' Erchemperto fcrivea la fua 
iftoria , ftavano già in piedi Sueffola , e Cafer- 
ta, ed ambedue quefte Città furono da quefto 
Iftorico nominate, come li vede nel num. 28. 
dove diffe : Eodem igitur tempore (quefto fu 
Bell'anno 861. ) Landulphus , frater Landonis 
Cafamirtam cepit . E nel num. 30. dille: Nam 
Pandonulphus Suejfulam , Laudulphus autem Ca- 
famirtam , Landonulphus Cajazie ab illius geni- 
tore jamdudum quajpttum intraverunt . Ecco co- 

K k 2 me 



,z£o DEL CASTELLO D'ARIENZO. 

•me chiaramente lì vede, che nella fteflb tempo 
«eravi già Caferta , e .SueiTola ftava ancor iti 
piedi . Si vegga di nuovo il num. 40. Divife- 
runt intef fé fub jurejurando Capuani cequa dì- 
Jìributione Pandonulphus Urhcm Teanenfem , & 
Cafamirtam , Landò Calinum j & Cajatie. 
. E molti credono, che fui Colle , dov'è Ca- 
ferta Vecchia anticamente vi fòflero flati gli 
antichi famofi Tempj dedicati a Giove , e Dia- 
na Tifatina , che fu in tempi molto più anti- 
chi dell' Incendio di Sueflbla . 

Se poi quefti Scrittori intendono , che i Suef- 
folani aveflero edificata la nuova Caferta , che 
in molti Cafali nel piano Campo è divifa , o 
l'antico Madaloni , che fi vede in una molto 
bafia Collina edificato; quefto potrebbe effer l'e- 
ro , fé intendono , che ciò fofle accaduto , ò 
prima della ruina di Sueflbla, o molti anni do- 
po la ruina ; perchè quei Suefiblani , che dall'in* 
cendio fi liberarono, fu molto per loro, fé nelli 
monti fempre fuggendo vi falvaron la vita , ed 
ivi fi poterono edificar una capanna . E con qua* 
le fpirito, e con qual ficurezza , ed in qual mo- 
do avrebber potuto i Suefiblani intraprender nuo- 
ve fabbriche in Caferta , e Madaloni , che fono 
in luogo piano , e di pafiaggio , ed aperto nel- 
lo Iteffo tempo , e cogli itefli crudeli nimici at- 
torno, dallft quali la lor Città fornita di mu- 
ra , e ben munita , era fiata frefcamente difirut- 
ta , ed anche per molto tempo apprefib furoa 
que' luoghi il Teatro della guerra? 

E* fa* 



PART E II. CAPO I. 161 

E' facile però a credere , chele Reliquie del- 
la disfatta SuefTola parte fi foffe fai vata ne'mo ri- 
ti, ed ivi il vecchio Arienzo averle edificato ; 
ed altra parte fi foffe altrove difperfa ( perchè 
in verità il picciol Gattello del Vecchio Arien- 
zo non potea efier capace di rinchiudere tutte 
le Reliquie della diftrutta Città ) : e che poi 
molti anni dopo la ruina ( perchè anche molti 
anni dopo di quella duraron le perfecuzioni , e 
devaftamenti ) finché fi mutaron , e quietaron 
le cofe ; allora l' altra parte delle difperfe reli- 
quie poteron ritornare nelle vicinanze della lo- 
ro antica Città, e poteron edificare parte della 
nuova Caferta , e Madaloni . Sicché fempre li 
conferma, che almeno parte delle reliquie di 
Suefiola fi falvaron ne'proprj monti SueiTolani, 
dove ftando più ficuri , fi poteron edificare il 
Cartello , ficcome anche ne' monti in quei tempi 
altri Popoli edificavano per isfuggire le proffi- 
jne , e continue perfecuzioni ne' piani . 

Quello Colle detto Cartello, o fi a Vecchio A- 
rienzo nelle loro fomme fventure potè efTere il 
più comodo ficuro, e neceflario, che fi poteron 
eleggere i raminghi Suefiblani per loro abitazio- 
ne , e ficurezza , perch' era in mezzo a due ai- 
tri loro Colli , S. Angelo, e Vorrano detti; avean 
due vicini Fonti nelle vicine , e bafie valli , 
uno da Oriente detto li Ventricelli , da Occiden- 
te 1' altro chiamato S. Marzano , che ambidue 
perennemente potean loro fommiriiftfare il ne- 
cefiario elemento deli' acqua, iìecome quello an- 
cor 



^fa DEL CASTELLO D'ARIENZO 

cor perenne di S. Angelo , benché un poco più 
lontano ; e fenza V ajuto di quelli fonti non 
avrebber potuto fuffifìere per lo bifogno delle lo- 
ro bevande , e per le prime fabbriche . Né in 
tutto r altro lor Territorio avrebber potuto ave- 
re altrove quello necelfario comodo. E febbene 
avellerò avuto nel lor Territorio il quarto fon- 
te perenne , che chiamali ora di Capo di Con- 
ca nelle vicine Forche Caudine , che al prefen- 
te fomminillra l'acqua al nuovo Arienzo ; ma 
quello luogo in quei tempi niente farebbe flato 
per loro ficuro , perch' era nel piano , che fuggi- 
vano , e nel paffaggio. E ftava ancor quello Col- 
le detto ora Callello non molto lungi dal Vico 
Novanefe, che, come vedemmo, appartenne al- 
la Colonia di Sueffola , e llava nel piano della 
fua Valle Settentrionale . Sicché per neceflìtà bi- 
fogna credere , che radunatili prima li SueiTola- 
ni fopra quelli due Colli , S. Angelo , e Cartel- 
lo , ed avendoli in quello fecondo edificate le 
abitazioni, abbandonaron le Capanne , e qui , 
ove anche li fortificarono col Callello , vennero 
ad abitare , e quello potè e0ere Y antico Arien- 
zo fui Colle , che or lì chiama Callello . 

Da quanto abbiam detto de' Confini di Suef- 
fola , e del Vico Novanefe , e del Tempio di 
Diana fui monte Callello li può chiaramente co- 
nofcere l'abbaglio del P. Cafìmiro di S. Maria 
Maddalena dell' ordine de' Minori ofiervanti fcal- 
zi di S. Pietro Alcantara nella Cronica del fuo 
Ordine lib. 4. cap. sa, dove dice che : Nella 

de- 



fARTE fi. CAPO n t*f 

dejlruzione di Caudio ( fono lue parole ) reca- 
rono in piedi alcuni de' Tempi * che avevano fer- 
vito alla fuperilizione di quelli abitanti ( cioè 
Caudini ) , nella Città , come y£ è detto rima fé 
il Tempio di Giove , altri erano fuori della Cit- 
tà , ed in qualche diflanza . I mi/eri Cittadini non 
avendo più albergo fi ricoverarono in qué 1 Tem- 
pi i v: fabbricarono abitazioni , e col tempo fé 
ne formarono buone Terre , quello , che ferviva 
per i F ore/i ieri diceva fi ARA GEJSTT1UM , ora 
volgarmente SI CHIAMA ARIENZO . 

Senza niun appoggio né di Iftoria , né di Tra* 
dizione, né di verifimile, e tutto di fuo capo 
dal P. Cafimiro fi racconta francamente quello 
fatto accaduto venti fecoli prima di lui . Per- 
chè niuno Scrittore ei cita , che prima di lui 
1' avefle fcritto , e da cui V avelie egli potuto 
apprendere . Per Tradizione nemmeno poteva fa- 
perlo , perchè in niuna parte corre quella Tra- 
dizione ; Niente fé ne fa da' più culti , e più an- 
tichi del luogo , dove accadde il fatto , che fa- 
rebbe Arienzo, e niente ne lafciarono detto i 
loro Padri , ed avi : L' anonimo delle Memorie 
delle RR. Monache Lateranenfi , altre volte ci- 
tato , che ville più di due fecoli prima del P. 
Cafimiro nulla ne feppe, e niente ne fcrilfe. 

Il Pratilli prattico di quelli luoghi , e quelle 
cofe fcrilfe nel lib.$. cap.5. Determinare il tem- 
po dell' edificazione della vecchia Terra di Arien- 
zo non fi può in conto veruno , c/Jendone alto fi- 
Unzio appo gli Autori . Noi feppero tanti al- 
tri 



2# 4 DEL CASTELLO DI ARIENZO ; 

tri Scrittori più antichi, e più vicini al fatta, 
e feppelo con tanta diftinzione il P. Cafimiro, 
che ha fcritto a tempi noftri . 

Ed è poi inverifimile , che i Caudini avefle- 
ro potuto andare a fabbricare nel Territorio de ? 
;Sueflblani , che erano di altra Provincia , d' al- 
tra Nazione ., e Nazione inimica , e fpecialmen- 
te inimica della Città di SuefFola , la quale per 
cffere Città di Frontiera della Campagna Feli- 
ce con Gaudio, volentieri era da Caudini San- 
niti inquietata , come vedefi in Livio nel Con- 
foiato di M. Valerio Corvo , che i SuefTolani 
per reprimere le invafìoni de' Sanniti , manda- 
rono ambafciadori in Ronia, da ove furon man- 
cati rinforzi in Siieffola contro i Sanniti . 

Ed i Foreftieri , che dice il f. Cafimiro cac- 
ciati da Caudio farebbero andati a fabbricare 
Jc cafe nel loro paefe piuttoflo , e non farebbe- 
ro andati ad edificar Àrienzo nel Territorio de ] 
SuefTolani, Oltreché il Tempio di Àrienzo era 
dedicato alla Dea Diana, che adorava!! nel tem- 
po della definizione di Caudio : Ma i Tempj di 
quefto Nume efTer dovevano nelle folitudini , e 
ne' bofchi , come vedemmo , e tale più non fa- 
rebbe flato , fé i Forafteri di Caudio fofTero 
andati ad abitarvi , e ad edificarvi . Pofliam da- 
re adunque al P. Cafimiro quella credenza , che 
merita fu quefto fatto , malamente da lui in- 
ventato , e fenza niuno appoggio neppure di ve- 
rifìmile fcritto . 

Il Pratilli nella via Appia tìè* 3. cap. 5. ci 

fa 



F A R T E II.CÀ PO Ti \é$ 

fa fapere , che Fabio Vecchioni ne' fuoi manofcrit- 
ti argomenta , che il Cartello- d' Arienzo fia 
di maggior antichità , moiTo da un' ifcrizione in 
un Pilaitro del Cortile, che fa de' PP. Gefuiti 
in Capua , rapportato dal Grutero fol. 1092. 
che dice : 

ARGENTII 
BRITTIO, PRjETEXTATO, V. C. 
CVRATORI. CAPVAE. QVINDE 
CIMVIRO, CONSVLARI. BYZAN 
TU. GOMITI. ÓRDINIS. PRIMI. 
ORDO. ET. POPVLVS. HADRV 

METINVS. ADMINISTRAN 

TI. OBTVLERVNT. ET. PRIVA 

TO. EAM. PROSEQVENTE. FL, 

SERGIO. GODEO. V. P. DESTI 

NATO. PROVINCIE. PONI. 

CVRAVERVNT. 

Ma fé ben fi confiderà , niente ha , che fare 

quella riferita Ifcrizione col nofiro Arienzo . 

Fu in Capua una antichiffima nobil famiglia, 
ora eftinta cognominata Ab Argentio. Molte me- 
morie fé ne ritrovano in quella Città , ed altre 
pofibnfi leggere nell' antico Calendario Necrologio 
riferito dal Pratillo nel Tomo v. dell' Iitoria 
de' Longobardi , dove leggefi Aymus de Argen- 
tio : Coni. & Mil. Raynerius de Argentio Mi\. 
Rentius de Argentio , Eéior de Argentio . 



Lì CÀP. 



rf$ DEL CASTELLO D' ARIENZO 

C A P, IL 

Del Raf amento del Caflello del Vecchio 
Arìenzo . 

ISuefTolani effendi già divenuti Arienzani fui 
monte , ove abitavano , e Padroni de' piani 
Campi , che il monte circondavano nella Valle 
di Suefiòla nei 1127. effendo morto in Salerno 
Guglielmo Normanno , éfie intitolavafi Duca di 
Puglia, e non avendo lafciata prole mafehile f 
fucceffe a* fuoi molti Stati Ruggiero , Conte di 
Sicilia; il quale vedendoli molto potente , e ric- 
co di Stati, afpirò, anche ad itìigazione di A* 
delaida , fua moglie , che fu ripudiata da Bai- 
duino, Re di Gerufalemme , ad aftumere il ti- 
tolo di Re di Sicilia. E nell'anno 1130. emen- 
do morto il Pontefice Onorio IL fu eletto In- 
nocenza) IL Ma nato in Roma uno feifma, elef- 
fero un Antipapa, e fu chiamato Anacleto; il 
quale per efiere fpalleggiato dal Conte Ruggie- 
ri , gli diede coir Inveiliturgt del Ducati di Pu- 
glia, e di Calabria, il Principato diCapua, et 
Ducato di Napoli anche il titolo di Re di Sicilia, 
€ nell'anno 1130. ne fu in Palermo coronato . 
Molto di ciò fi oifefero i Magnati di quello, 
che ora è noitro Regno , e fpecialmente Rainul- 
fo dello fteflb Ruggieri Cognato , perchè avea 
in moglie Metilde di lui forella, la quale avea 
porcata in dote la Valle Caudina ; così ancora 

Ser- 



PARTE II. CAPO rr. ió 7 

Sergio Duca di Napoli , Roberto Principe di 
Capua , ed altri , che tutti uniti contra Rug-* 
gieri , e V Antipapa fi ribellarono , e congiuntili 
col partito del Pontefice Innocenzio , oprarono, 
che in loro ajuto fofie venuto in quelle- parti 
l' Imperador Lotario , che in Roma era venuto 
a coronarli , iiccome vi venne in fatti , e pofc 
qualche fello alle cofe : ma ritornatofene in Ger- 
mania, ripigliò Ruggieri' quel , che avea perdu^ 
to; onde fi videro coftretti Innocenzio , ed i. 
Magnati di collegarii con altri , e fpecialmente 
coi Pifani, avendo dato a coftoro tre mila lib- 
bre di argento prefo dalle Chiefe, e coniato in 
monete . 

Vennero i Pifani nell'anno 1137. con cento 
legni armati , ed avendo portati molti foccorfi 
in Napoli da Ruggieri attediata , efpugnarono 
Amalfi , che fi tenea per Ruggieri , ed ivi allo- 
ra ritrovarono le Pandette di Giuftiniano, che 
feco loro in Pifa ne riportarono . 

Molto fi adoperò per far terminare quella guer- 
ra , e quefto fcifma il gloriofo S. Bernardo Ab- 
bate di Chiaravalle , anche dopo la morte del- 
l' Antipapa Anacleto , che dopo otto anni di 
fcifma morì nel 1138. ed in fuo luogo ne fu 
eletto un altro, che afTunfe il nome di Vittore 
IV. che poi rinunciò, E feguitando il fuo im- 
pegno Papa Innocenzio , ed i Magnati fopradet- 
ti contra Ruggiero , nell'anno 11 39. l'attediaroii 
nel Cartello di Gattuccio: ma venuto il Princi- 
pe Guglielmo fuo figlio con potenti forze , H-> 

Lia berò 



t6S OEL CASTELLO D 1 ARIENZO 

berò Ruggieri Tuo Padre , e fece prigioniere il 
Pontefice coi Cardinali > che feco fi ritrovavano. 
Fu il Pontefice con tutto il rifpetto trattato , 
e lafciato in libertà. Finalmente nell'anno 1 140. 
lì fece la pace, e Ruggieri ebbe da Innocenzio 
T Inveftitura , e fu il primo Re di Napoli con 
tutto il dippiù , che V iftorie di quei tempi ci 
fan fapere . 

Mentre durò quefta guerra , più volte Rug- 
gieri andò , e ritornò da Salerno in Sicilia per 
prender foccorfi , per refiftere a tanti nemici ; 
e nell'anno 1135. dovendo partir per Sicilia 
per pretto ritornare , dubitando , che nella fua 
afienza fi fofiero i fuoi nemici impadroniti del- 
le Fortezze, fece fmantellare tutte quelle , ch'ei 
non potea difendere ; e pafiando per Arienzo f 
dopo che ne avea altre fatte demolire -, anche il 
Caftel di Arienzo fece diroccare j Ce ne lafciò 
fedel notizia il contemporaneo Scrittore Aleffan- 
dro Telefino ; e quello Autore fu così nomina- 
to , perchè fu Abbate di S. Salvadore dell'an- 
tica Telefe, rinomata Città de' Sanniti 9 e fu 
Secretarlo del iòpranominato Re Ruggieri , di 
cui egli ne fcriiie le gefia dall' anno 1127. fin 
all'anno 1135. e così nel lib. 3. cap. 33. ne fcri- 
ve: Cum ergo h$c , & alia ab eo Jì l atuta fui '/ftnt, 
rnotus eji inde , Siciliani quantocyus repetiturus: 
dumque iter agens Argentium appulit y vi/o eo 
placuit fibi fubverti , quando qui de m non admodum 
idoneum prò defenfione fore cernebatur; poji lice e 
quoque gradienti Valkm Caudinam expetit . 



PARTE IT. CAPO IT. .sSf 

E cosi neir anno 1 1 35. dal Re Ruggieri di- 
fìrutto , finì il Gattello dell' Antico Arienzo dalli 
SueiTolani dopo l'incendio della lor patria (opra 
il lor Colle edificato dopo l'anno 880. di Crifio. 
Sin oggi fi veggon molte mura del minato Ga- 
ttello , ed alcuni primi piani ancor da volte co- 
verti i ove i bifolchi cògli armenti fi ricovera- 
no ; né altro vedefi , che mine di fabbriche . Si 
conolce però dalle mura, che non può effere più 
antico de* tempi de 1 Longobardi . E nelle radici 
del monte , nella valle occidentale fopra la Ghie- 
fa Parrocchiale di S. Leonardo vi fon le ruine 
di un picciol, ma nobile Palagio con un' ampia 
Cappella nel fecondo piano ; e nel muro occiden- 
tale della medefima vi è una nicchia , dove alla 
greca è dipinta la Vergine col Bambino nelle 
braccia; ed il luogo conferva ancor il nome di 
Corte maggiore, reftando al Monte il nome dì 
Cartello del Vecchio Arienzo , Argentiurn detto 
da' Latini , così del vecchio , come del nuovo Ca- 
lvello , forfè così corrotto da Ara Cynthia , per 
lo Tempio di Cintia o fia Diana , che eravi an- 
ticamente i o forfè corrotto da Ara Gentium 9 
alludendo allo ftelfo antico Tempio fui Monte 9 
facendo anche il nuovo Arienzo per Imprefa un 
Monte fopra un piano azurro in campo di Ar- 
gento, lignificando, che dal Monte ha ricevuto 
la fua origine. 



CA- 



2 70 DEL CASTELLO D' ARIENZO, 

CAPO III. 

Del tempo del Edificazione del nuovo Cqftello 
di Àrienzo , o Jia Terra Murata . 

NOn peniamo a credere , né e impegnano a 
dimoltrare , che i Vecchi Arienzani , do- 
po diftrutto il lor Caftello fui monte > aveflero 
il nuovo , e prefente Caftel d' Arienzo edificato 
nel piano. Ed alle radici dello fteilb colle, do- 
ve sii era il vecchio , ed eravi flato prima il 
Tempio di Diana ; nell' orientai confine del Ter- 
ritorio dell'antica Suefìbla , e della Campagna 
Felice : nelle fauci delle Forche Caudine ove 
furono gli orti detti da Columella , che furon 
coltivati dagli ortolani Vicani Novanéli , che 
ereflero il marmo a L. Pompeo Feliciffimo , ed 
erano nella valle, e della Colonia di Suefìbla . 
Ma del precifo , e diftinto tempo dell' edifica- 
zione del nuovo Caftello ,. non vi ha Scrittor , 
che ne parli, facendo menzione il contempora- 
neo Tele fino folamente del diroccamento del vec- 
chio ; e bifogna credere , che non tutte , ma par- 
te delle mura efìeriori del Caftello fodero fiate 
fmantellate , e forfè quanto baftaife a non farci 
fortificare il nimico , che era T oggetto del di- 
roccamento , reftando Y altra parte , che ancor 
fi vede , e più vedevafene prima con le abita- 
zioni di dentro, dove dovettero ftare gli abi- 
tanti , finche il nuovo Caftello non fi folle edi- 
ficato % Cor- 



PARTE IL CAPO IH. 471 

Correa ne'pailati tempi una falfa tradizione, 
che il nuovo Cartel d' Arienzo folle ìiata opera 
de' Re Angioini nel XIV. Secolo : e ce lo atte- 
ra il Pratilli , che nella Tua Opera della via 
Appia nel cap. 5. del lib. 3. così lafciò fcritto : 
Ddla prefente Terra murata d' Arienzo non fi 
trova più antica memoria , che nella metà del 
XIV. Secolo , leggendofi , che Ottone di Bran- 
Juich marito di Giovanna L Regina di Napoli 
fu afifediato nel Caftel d' Arienzo , allorché ven- 
ne in Regno Carlo di Durazzo . Abbiamo altresì 
un antico /frumento Jìipulato neW anno 1-4.00. per 
mano di Notar Pietro Mirabile , ove il Moni- 
fiero de FF. Agojiiniani fi afferifee edificato .* 
Inter Terram noviter conftruàram . Anzi nel tom. 
6. degli Annali Agojiiniani del Padre Torelli fi 
legge', che nel Capitolo Generale tenuto in Avi' 
gnone nel 1368. fra V altre co [e fu (ì abilito , che 
in quattro Monafierj fi ponefje lo Jìudio per li 
giovani Jìudiofi. , & uno di ejfi fu quel $ Arien- 
zo in Terra di Lavoro . Se queflo Scrittore non 
equivocò con Arezzo in Tofcana , fiegue dal fuo 
racconto , che verfo la metà del XIV. Secolo 
era quefìa Terra nel me defimo fito d' oggidì . 

Ma noi fra poco farem vedere , che un pez- 
zo prima della metà del XIV. Secolo , e prima 
degli Angioini vi è memoria , che quefta Ter- 
ra era nel medefimo fito di oggidì. Ed avendo 
noi la notizia del coetaneo Scrittor Telefino, 
che fopra abbiamo riferita del diroccamento 
dell'antico Arienzo del 1 135. tutto quello tem- 
po 



vji DEL CASTELLO D' ARIENZO; 

pò fino alla metà del XIV. Secolo ; o al più po- 
co prima, coni' elfi vogliono, gli abitanti , eh' 
erano nel diroccato Gattello^ ove abitarono? Né 
lì recinto delle antiche mura, che ancor li feor- 
gè , dimoftra , effervi ftata altr' abitazione , fuor- 
ché il folo Gattello . Sicché più antica dee aver- 
ne T origine . 

Ed a fuo tempo ancora farem vedere , come 
debba intenderli quello : Intus Terram noviter 
confìru.ftam del 1400. dell' Iftrumento del No- 
tajo, ove fondano il lor dire quelli , che affé-? 
lifeono , che il nuovo Arienzo fu edificato nel- 
la metà del XIV. Secolo nel regnar degli An- 
gioini . L' altra volta riferito antico libro di 
memoria delle RR. Monache Lateranenfi di 
Arienzo rapporta un f^tto dell'anno 1082. , al- 
lorché il Normanno Roberto Guifcardo dopo 
T inutii affedio di Benevento ritornava in Sa- 
lerno , prèfe , dice egli , a forza d* armi Arien- 
zo; e vi foggiunge ; E lo donò ad un f amo/o 
fuo Capitano chiamato Marti ano , che volle per 
l'avvenire non più ne Arienzo , ne Vico , ma 
Marliano fojje dal fuo nome chiamato ; Ma in 
qualunque modo quefto fia egli è certo , che 
Arienzo o giammai ebbe quello nome di Mar- 
ciano , o fé pur 1' ebbe fu appreiTo a pochi , e 
durò per poco tempo , perchè Alefandro Teleli- 
no Scrittor coetaneo, e ferine poco tempo dopo 
quefìo fatto , che li racconta nel libro delle La- 
teranenfi , lo chiama Argentimi! , come fra poco 
riferiremo \ e parla quello Scrittore del vecchio 

Ariea- 



PARTE IL CAPO UT. ^3 

Arienzo fui monte, che fu demolito , come egli 
fìeffo accenna . 

1 II fopradetto autore del libro delle RR. Mo- 
nache di Arienzo non ebbe notizia del dirocca- 
mento per ordine del Re Ruggieri del Vecchio 
Cartello , ma feguitando il fuo credere del Mar- 
liano, come fopra riferimmo , così fiegue a di- 
re : V anno 1154. a tempo di Adriano , Anglico 
Papa IV. e di Federico Bar bar offa Imperatore , 
e Guglielmo il Malo , Re di Napoli , figlio di 
'Ruggieri , la Nobiltà di Arienzo da Ruperto 
Guifcardo non più libera , ma V affatto, delli Si* 
ghori Marliani edificò la nuova Terra murata. 
d' Arienzo nel piano prefifo la falda del Monte 
Argentario , dove giacea V antica Terra mura- 
ta , fabbricandovi nel fuo recinto molti Baftioni, 
Torri , Baluardi j Mezzelune , oltre i Terrapie- 
ni , Circonvallazioni 9 e Forti efìeriori y tutte 
proporzionate per refiftere . 

(hiefto Anonimo Scrittor Lateranenfe dimoftrò, 
che neppur Teppe , che un tempo vi folle ftata* 
nel mondo la Città di Sueffola r perchè nel fuo 
breve racconto dell' edificazione & Arienzo non 
la nominò affatto; ed alcune cofe, che noi col- 
la feorta di Livio abbiam di quefV antica Cit- 
tà riferite , egli V Anonimo ti applicò air antico 
Arienzo , figurandolo antico , quali ab eterno , 
e non ufando riferir alcun documento in com- 
pruova di quel , che afferiva ; e non fapendo io 
altro Scrittore, che approvi, o difapprovi, non 
ofo neppur io di approvare , difapprovare il 
Maxliaao ? eh' egli aflexì . M m Sem- 



2,74 DEL CASTELLO D' ARIENZO. 

Sembra però verifimile , che fé ci fu quefio 
Marliano, avelie potuto , unito coi vecchi Arien- 
zani , edificar il nuovo Cartello : o pure efiendo 
fiato quefto Marliano tanto ben affetto del Nor- 
manno Ruberto Guifcardo , che donogl' il tic- 
chio Arienzo , averte potuto quello rteflb Mar- 
liano , o i fuoi fucceffori farfi edificare il nuo- 
vo Cartello , o farfi dare qualche ajuto dal Re 
Ruggieri , che per fuo utile avea fatto disfar 
il Cartello , o piire impetrarlo da Guglielmo fuo 
ii^lio , che ambidue furono Normanni . E fé 
pur non vi fu quefto Marliano , i vecchi Arien- 
zani rteiiì , che pofledevano tutto quefto Terri- 
torio , che or fi poflìede da tutt* i prefenti 
Arienzani fi poteron edificare il prefente Cartel- 
lo , e calartene nel piano , dopo diroccato il 
vecchio fui Monte . E quello potè eftere il tem- 
po dell' edificazione , perch* è tempo vicino ai 
diroccamento del vecchio nel 1135. e non molto 
lontano dalle notizie , che abbiamo da' coetanei 
Scrittori, dalli quali venendo nominato Arien- 
zo , fi raccoglie , che il nuovo già da tempo 
prima era fiato edificato . Sicché in quefto tem- 
po di mezzo dobbiamo andarne ricercando V edi- 
ficazione , qualora non forte fiato il Marliano , 
o i vecchi Arienzani . 

Dalle Iftorie di que' tempi fappiamo , che il 
Re Ruggieri , fatta la pace col Pontefice Inno- 
cenzo IL fu nel 1140. ricevuto in Napoli , e 
poi avendo efpugnata la Città di Bari , e tol- 
tili gli Stati de' Ribelli , reftò poffelforc di tut- 
to il 



PARTE IL CAPO UT. 27? 

to il Regno. Finalmente morì nell'anno 1154. 
Ma fin dall'anno 1 150. avea fatto coronare Re 
delle due Sicilie Guglielmo fuo figlio , che det- 
to fu il' Mal Guglielmo. Le fteffe iftoriè ci di-^ 
cono, che Ruggieri dopo conquiftato il 1 Regno,' 
pensò a mettere in buono fiato le fortezze : e 
da^ ciò fi può credere, che lo flefib Ruggieri f 
che fenza colpa de* Cittadini avea fatto diroc- 
care il vecchio Gattello d' Arienzo , avefie poi 
edificato il nuovo , anche a cagione dell'impor- 
tante pafTo delle Forche Caudine , che da quella 
fortezza veniva guardato; poiché colla* Cojìitu* 
zione 16. avea proibito' arrivati di edificar 
nuovi , e nuove fortezze . 

Ma affai più cura ebbe delle fortezze il Mal' 
Guglielmo , fuo figlio per le gravi guerre , eh* 
ebbe a foftenere per la ribellione de Baroni co^ 
sì di Sicilia, come di Napoli, cominciata per 
la foverchia audacia ,• ed autorità ufurpatafi dal- 
lo fcellerato Mapne , che nato da vili natali in 
Bari , tentò ingratamente di deporre lo ftefib 
Guglielmo, fuo benefattore. Dovette anche fo- 
ftener Guglielmo la guerra contro al Pontefice 
Adriano IV. che unitofi ancor egli co* Baroni , 
lo feomunicò , e ne venne fino in Benevento , 
dove co'fuoi Cardinali fu attediato 1 da Gugliel- 
mo , e dovette chieder la pace . Dovette ancor 
Guglielmo premunirli per la lega fatta contro 
di lui dall' Imperador d' Oriente , Emmanuele 
Conneno, e T Imperador d'Occidente Federico 
JBarbarofTa , che con potente efercito venne fino' 

Mhi 2 ia 



zjS DEL CASTELLO D'ARIENZO. 

in Roma minacciandogli guerra . 

Sicché per quelli , ed altri intrighi vedendoli 
Guglielmo imbarazzato da tutte le parti , pro- 
curò da tutte le parti difenderli, e fortificarli, 
e perciò edificò in Napoli due Cartelli , quel 
detto dell' Ovo, e l'altro detto Capuano, che 
poi fu ampliato dall' Imperador Federico ; cosi 
fortificandoli da mare, e da terra, e da per tut- 
to. E fé mai in quel tempo il Caiiel d' Arìen- 
zo non folfe fiato prima edificato , anche in 
quefta occafione fé ne può penfare 1' edificazio- 
ne: dimofirando ciò eziandio le poche fortifica- 
zioni,, che vi fon rimafe , formate , al parer 
de periti , fecondo l^ufo del guerreggiar di quei 
tempi de' Normanni ; potendo quefta fortezza 
fervir per un antemurale alle Fortezze , che 
Guglielmo avea fatte nella Città di Napoli , 
per lo tiretto pericolofo , e neceffario paffo del- 
le Forche Caudine : fìccome in fatti li vidde 
nella ribellione de' Baroni contra Ferdinando il 
Baftardo , che da quella fortezza gii fu chiufo 
il ritorno dalla Puglia , e fu coftretto affediar- 
la con un efercito comandato dalla flefla fua 
perfona , a cui fu fatta relillenza , ne li refe y 
che a patti , come a fuo luogo vedremo . 

Alla edificazione di quello nuovo Cartello io 
non so penfare più proprj tempi , e più proprie 
occalioni , delle già riferite , perchè al Mal Gu- 
glielmo , che abbiam riferito , fuccelìe il Buon 
Guglielmo , fuo figlio , ed a coilui Tancredi , 
ultimo Re Normanno; perchè Guglielmino , fuo 

figlio 



PARTE IL CAPO IV. 277 

figlio quali niente governò; ne' tempi de' quali, 
perchè Tempre da travagli agitati , non ci fu- 
ron proprie occasioni ; né i vecchi Arienzani 
poterono ftar tanto tempo fenz' abitazioni mag- 
giormente che a quelli Re Normanni i Re Sve- 
vi {uccellerò , ne' tempi de' quali contemporanei 
Scrittori ci fan fapere , che quello nuovo Ca- 
mello era già edificato , come feguiremo a di- 
mostrare . 

C A P O IV. 

Ve' particolari fatti accaduti nel nuovo 

Caftello di Arienzo , e de' Baroni , 

che r an pojjeduto . 

E Urico VI. Impera dorè nell'anno 1195. s'im- 
padronì de' Regni di Napoli , e Sicilia per 
le ragioni di Coftanza fua Moglie , che da' Nor- 
manni traeva origine; e fu il primo ReSvevo. 
Fece caftrare il Re Guglielmo , Figlio del Re 
Tancredi , e prigione con Sibilia fua Madre , e 
due Sorelle , lo mandò in Alemagna , ove morì, 
eftinguendos' in lui la linea de' Re Normanni. 
Morì l' Imperador Errico fcomunicato da Pa- 
pa Celerino II. in Melfina a' 29. Octobre 1197- 
come vuole il Sigonio , e Riccardo di S. Ger- 
mano , lafciando erede Federico fuo Figliuolo , 
avendo egli molto poco tempo goduto quelli 
Regni. Fu poi Federico fuo Figlio dagli Elet- 
tori , che avean depofto l' Imperador Ottone 

nell' 



2 7 $ DEL CASTELLO D'ARIENZO ! 

nell'anno 12 io. eletto Imperadore , e fu -chia- 
mato Federico IL 

Nel tempo , che regnava in Napoli il nomi- 
nato Federico IL il nuovo Cartello d' Arienzo, 
or detto la Terra Murata , era già edificato, ed 
era allor pofleduto da Bertoldo Marchefe di Ho* 
hebruch , o come altri fcrivono Hohemburch , no- 
biliffimo Signore Tedefcp > e parente dello fteffò 
Imperador Federico : il quale Bertoldo affiftè al 
teftamento dell' Imperador Federico , che neir 
anno 1250. morì in Faglia nel Caftel detto Fio- 
rentino ? or disfatto, e poi fu prefente all' aper- 
tura> che in Salerno fi fece del medefimo a 17. 
Dicembre 1251, ove quefto Marchefe Bertoldo 
vien chiamato Signor d' Arienzo , come fi rac- 
coglie dall' Iftoria di Napoli del Capecelatro ; e 
neir Iftoria Civile di Giannone al cap. ùltimo 
lib. 17. tom. 2, fi riferifce per intero il detto 
teftamento , del quale noi riferiremo quel y che 
fa per noi , ed è queiio : In nomine Dei aterni 1 
& Salvqtoris nojiri Jefu Chri/ii: Anno ab incar- 
natione ejus mille/imo ducente/imo quinquagejimo 
primo , & primo anno regni Domìni nojiri Cor- 
radi glori ofijìmi Romanorum , Hierufalem , Siri- 
Hoc , & Italia Regis , menfe Januarii 9. Indizio- 
ne . Dum in Ar chi epijc opali Salernitano Palai io 
in prcefentia Domini Ccejaris , Dei grafia , & ve- 
nerabilis Salernitani Archiepifcopi ejfemus No3 
JPhilippus , Matthceus Romualdus &c. lllufiris vir 
JDomìnus Bertoldus , Marchio Hohemburch Dei , 
& Domìni nojiri Regis Corradi grafia Dominus 

Mon- 



PARTE IL CAPO IV. ij? 

Montis Forti , & Argentii, Cafìri Santti Seve- 
mini , & honoris ejus , ojìehdit , & prccjentavit 
prcediéio Domino Archiepifcopo Tejiamentum ,feu 
ultimam voluntatem quondam Domini nojìri Se- 
renijfimi lmperatoris Friderici II. cerea, &'pen+ 
dente Bulla ejufdem Domini Imperatris &c. & erat 
continenti^ talis : In nomine Dei eterni , & Sai* 
vatoris nojìri J e fu Chrijìi , anno ab Incarnatio» 
ne ejus millefimo ducente/imo quinquagefimo , die 
jSiàoati decimo feptimo Decembris , nonts Indiéìio* 
nis &c. Pr cedi èia autem omnia , qu& afta funi in 
prccfentia prcediéìi Archiepifcopi , Bertoldi Mar* 
chionis de Hohemburch dileéìi Confanguinei , & 
Familiaris nojìri &c. 

E T Anonimo Scrittor del Cronicon di Fede* 
rico , Corrado , e Manfredi , ne' Manofcritti di 
S. Angelo a Nido pag. 60. o in altra copia pag. 
135. e fa Autor coetaneo , dice, che quello Ber- 
toldo nel ritorno della Puglia , venne unito con 
altri nobili Signori ad Cajìrum Argentii : lnte- 
rea Bertholdus ( dice il Cronicon ) Marchio de 
Honebruch de Apulia veniens , perveniens ad Ca- 
ftrum Argentii, quod ab Acerris /ex fere millibus 
dijìat , qui cafum quomodo accidijjet audiens &c. 

Ecco adunque , come quefto nuovo Cartello , o 
fìa la prefente Terra Murata, ne' tempi de' pri- 
mi Re Svevi era flato già edificato, ed era nel 
medefimo fito di oggidì ; né fi può dire, che il 
Cronicon per Cajìrum Argentii aveffe potuto in- 
tendere del Cartello fui Monte , perchè quello era 
(lato per ordine di Ruggieri diroccato £ e più 

non. 



2 So DEL CASTELLO D'ARIENZO: 

non vi era Cartello ; ficchè di quefto nuovo il 
Cronicon intefe J ed appreflb ne vedremo la con- 
tinuazione , ed in qual modo Arienzo in altrui 
dominio partane. 

Se dunque nel Regno dell' Imperador Federico 
il nuovo Cartello era già edificato, tal dovea ef- 
fer ancora nel tempo di Errico , Tuo Padre , per- 
chè pochiflimo tempo fu Re di Napoli ; ne potè 
imprendere , e terminar queft' opera . E quefti 
due erano ftati i Re Svevi fino a quel tempo . 
Nel regno delli tre ultimi Re Normanni Gu- 
glielmo il Buono, Tancredi, e Guglielmo, con- 
federammo , che non furono tempi proprj a que- 
lla edificazione, perchè ad altro furon diverti- 
ti. Rerta dunque , che o più propriamente lo 
ftertb Ruggieri , che il vecchio Cartello per fuo 
utile , e fenza colpa de' Cittadini avea fatto di- 
roccare , o alla più lunga Guglielmo il Malo edifi- 
collo per guardare il parto delle Forche Caudine. 

Deefi ancora neli ? edificazione di quefto ben 
intefo Cartello ( fecondo le fortificazioni di quei 
tempi ) coniiderare una Forza , ed una Regia 
fpefa nelle mura , nelle Torri , e nell' efteriori 
fortificazioni , dentro le quali i vecchi Arienza- 
ni poteronfi fare le abitazioni , difpofte , come 
lino ad oggidì fi veggono ; di tutte le quali cofe 
quei riferiti tempi ne furon i più proprj per 
tutte le confiderate ragioni : qualora , come altra 
volta dicemmo , non fi voglia credere V edifica- 
zione del Marliano colla Nobiltà del vecchio 
Arienzo, come lafciò fcritto l'antico libro La- 

tera- 



PARTE IT. CAPO IV. &| 

teranefe , il quale poco è da noi difcorde rifpet- 
to al tempo , augnandone egli l' edificazione nel- 
l'anno 1154. e fempre io così maggiormente cre- 
dendo , appoggiato alla forte ragione , perchè fu- 
ron tempi vicini al diroccamento del vecchia 
nel 1135. 

E facendo ritorno al fopranomato Marchete 
Bertoldo , che poiledea la Terra Murata d' Àrien- 
zo ne' tempi dell' Imperador Federico , il quai 
erTendofene morto , rimafe fuccefTore nel Regno, 
e neir Impero Corrado fuo Figlio ; feguitando 
Bertoldo a ftar in buona grazia eziandio di Cor- 
rado , che venuto a morte a 20. Maggio deli* 
anno 1253. 1° lafciò Balio del fuo Figlio Cor- 
ladino , che in Germania ne flava . 

Accettò Bertoldo il Baliato: ma avendo fen- 
tite le pretenfioni del Pontefice Innocenzio IV. 
che dicea , efTer quefti Regni decaduti alla Chie- 
fa , perchè l' Imperador Federico , da cui dipen- 
deano , erane flato dichiarato con folenne fen- 
tenza decaduto; e vedendo ancora Bertoldo , che 
molti Baroni univanfi al partito di Papa Inno- 
cenzio ; e perchè erano del fuo governo mal fo- 
disfatti , con fomma fua vergogna depofe il Ba- 
llato , e ne prefe la cura Manfredi Principe di 
Taranto , Figliuol naturale dell' Imperador Fe- 
derico , e Zio di Corradino , e che poi fu Re 
di Napoli. 

Avendo poi il Marchefe Bertoldo co* fuoi Fra- 
telli tramata una congiura contro al Principe 
Manfredi , ne furon convinti , ed in un general 

N n par- 



zSi DEL CASTELLO D' ARIENZO 

parlamento , che Manfredi tenne in Barletta , 
a 2. Febbrajo 1256. furono condannati a mor- 
te : ma in perpetuo carcere mutò lor la pena 
Manfredi, ed ivi finiron la vita: come il tut- 
to anche di quel , che feguiremo a dire , fi rac- 
coglie dal Cronicon di Federico , Corrado , e Man- 
fredi , dal Giornale di Matteo Spinelli , dall'Ilio- 
ria del Capecelatro> dai Giannone, ed altri. 

Nell'anno 1258. effendofi fparfa in Palermo 
una falfa voce , che Corradino era morto in Ger- 
mania , fé ne fecero i funerali , e Manfredi fu 
acclamato per Re, ed agli 11. Agofto di detto 
anno fu in Palermo , ove ritrovava!! , incoronato. 

Fu Manfredi , così nel Baliato di Corradino, 
come nel fuo Regno in continue guerre col Pon- 
tefice Innocenzio IV. che morì in Napoli nel 
1253. e fu fepolto nel Duomo , dopo aver pof- 
feduto 9 benché per poco tempo , interamente 
quefio Regno . Continuò la guerra Manfredi con 
Aletfandro IV. e poi con Urbano IV. che fu 
eletto nel 1260. 

Quefto Pontefice Urbano feguitandola guerra 
con Manfredi, nell'anno 1263. mandò Bartolo- 
meo Pignatelli , Àrciveicovo di Colenza ad of- 
ferir quelli Regni a Carlo d' Angiò , Conte di 
Provenza, Fratello di S.Ludovico, Re di Fran- 
cia , che poi fu Carlo I. colla condizione però f 
che reftaiìe alla Chiefa Napoli , Terra di Lavo- 
ro , Benevento , e Y Ilole a Napoli adiacenti . 
Camillo Tutini ne'difcoriì de' Conteftabili dice, 
avet ticavati dall'Archivio del Vaticana quelli 

pat- 



PARTE II. CAPO IV. 2S3 

patti , nelli quali fé ne defcrivono anche i con- 
tini ; ed in un punto di eflì vi vien deferi e to 
Arienzo in queito modo : Fines autem Terree , 
quee remanebit Ecclefiz , i/li Junt : Terra Labo- 
ris ex parte una continuata cum Principatu , €f 
dividitur per /lumen , quod dicitur Samum , &c 
procedunt Jines verjus montem Lauri , & verjus 
JPalmam , & hecc Junt loca ex illa parte Superio- 
ri , Cajlrum , five Civitas , quts dicitur Samum, 
Cajlrum Montis Lauri, Palma , Avella , Sum- 
ma , Nola , Cicala , & Comitatus Acerrarum , 
Argentium , Arpadium , Mataloni , Comitatus 
Cajertcs , €* Telejìco &c. Ma quelle condizioni 
non furono da Carlo accettate . Ed eflendofene 
morto tra quello tempo in Perugia il Pontefice 
Urbano nell'anno 116%. fu eletto Clemente IV. 
il quale feguitando con Carlo d' Àngiò il trat- 
tato da Papa Urbano cominciato , avendo mo- 
dificate le condizioni , fi conchiufe anche con 
Papa Clemente , e fi venne all' efecuzione . 

In queito ultimo tempo del Regno de' Svevi 
abbiam notizia , che il Caftel d' Arienzo dopo la 
prigionia del Marchefe Bertoldo, era pofieduto 
da Riccardo de Reburfa , come ravvifaremo , 
guitando il nolìro dire. 

Venne Carlo d'Angiò con fua moglie Bea- 
trice in Roma , ove da Papa Clemente in S. 
Giovanni Laterano fu nel 1263. nel giorno del- 
l' Epifania Re dell' una , e 1' altra Sicilia coro- 
nato, e fenza indugio entrò in Regno, ed zó. 
Febbraro dello fìeflò anno venne con Manfredi 

No 5 abat- 



a3 4 DEL CASTELLO D'ARTENZCT 

a battaglia fopra Benevento, e Manfredi vire- 
rò morto , e '1 fuo efercito disfatto . Fu il fuo 
cadavere fepolto predo il Ponte di Benevento, 
ma poi da Bartolomeo Pignatelli Arcivefcova 
di Cofenza per ordine del Pontefice Clemente 
fu di notte da quel luogo levato, e come mor- 
to feomunicato, e nimico di S. Chiefa fu man- 
dato fuor del Regno , e buttato nella riva del 
fiume detto Verde or chiamato Marino , né pia 
fe ne ebbe notizia e perciò il Poeta Dante , 
che fiorì vicino a que f tempi così V introduce 
a dirgli nel canto 3. del Purgatorio 
Se 7 Pajlor di Cofenza , cK alla caccia 
Di me fu meffo , per Clemente , allora f 
Ave [fé 'n Dio ben letta quejia faccia 
JJ offa del corpo mio f ariano ancora 
In co del Ponte preffo a Benevento 
Sotto la guardia della grave mora 
Or le bagna la pioggia y e move 7 vento 
Di fuor dal Regno, quafi lungo 7 Verde 9 
Ove le trafmutò a lume fpento 
E pochi anni dopo fece anche Carlo a f 26. Ot- 
tobre 1269. crudelmente tagliar la tetta nella 
piazza del mercato di Napoli al mifero Corra* 
dino, che con efercito era venuto a ricuperar 
il Regno , come figlio dell' Imperador Corrado , 
in cui la linea de' Re Svevi fi etìinfe : e poi 
lo lteffo Carlo fece impiccar quattro Baroni Re- 
gnicoli , uno de* quali fu Riccardo Reburfa f 
come nel 4. libro riferifee il Collennuccio ; e 
fu quel Riccardo , che fopra nominammo , che 

ne* 



PARTE II. CAPO IV. i8 $ 

ne' tempi degli Svevi , dopo il Marchefe Ber- 
toldo avea poffeduto il Caitello , o fia Terra 
Murata d' Àrienzo . 

Fra i primi Capitani Francefi , che vennero 
col detto Re Carlo I. all' acquifto di quello Re- 
gno, vi fu Guglielmo Stendardo , il quale fu 
molto diiìinto , e rimunerato dal Re con onori, 
avendolo fatto Viceré di Sicilia ; e con ricchez- 
ze , avendogli donati tra 1' altre cofe tutt' i 
beni , eh' erano {lati del fopranominato Riccar- 
do Reburfa , Signore d' Arienzo , che dal Re Car- 
lo fu fatto impiccare , perchè de' Re Svevi era 
fiata partigiano : e lo riferirò colle ftefle paro- 
le di Camillo Tutini de' Conteftabili fcrivendo; 
e dello fretto Guglielmo Conteltabile di Carlo 
L e Carlo li. Guglielmo Stendardo nobili/fimo 
Fr ance fé col Re Carlo 1. ne venne alla conquijìa 
del Regno , dal quale fu creato Mare/dalle , ed 
Ammirante , e pofeia Conteflabile del Reame \ 
avendoli detto Re fatto donativo di varie Terre 
decadute al Fifco per la Ribellione dì Riccardo 
de Reburfa , quali furono Arienzo , Santo Anti- 
mo , Pomigliano , Pappone , Santa Maria di 
FoJJaceca , ed Arpaja . Fu ancora dal medefimo 
Re creato Viceré della Sicilia, ed in varj affa- 
ri non folo dal Primo , ma dal Secondo Carlo im- 
piegato . Governò ejfo a nome del Re la Proven- 
za, e fu Senator di Roma. Rimafe prigioniero 
con Carlo Secondo in poter di Roggiero dell* 
Oria , Ammirante oP Aragona , e fatto già libero 
condujfe da Akmagna Ckmenzia 9 figliuola dell* 

Tmpc- 



% U DEL CASTELLO D'ARIENZO; 

Jmperadore Ridolfo , detta per fpofa dì Carlo 
Martello , primogenito del detto Re Carlo Secon- 
do . Hebbe concejjione dal Re di pojjer abitare 
nel Palagio della Corte in Lucerà , dopo che fu- 
rono Jcacciaii li Saraceni . Hebbe la carica di 
ajjoldar gente fgielte dalla Provincia di Capita- 
nata , e di Terra di Bari , che dovean fervire 
per la guardia del Re. Depofe egli nel 13 od". 
come perfona di veduta, della vita , e miracoli 
<// Papa Celeflino V. per prima Fra Pietro dal 
Morrone , che da Clemente V. fu tra Santi nel 
Cielo arrollato . Hebbe Guglielmo una feconda 
prole , la quale contrajje matrimonio colle prime 
Famiglie del Regno . Si ejìinfe quejìa Cafa ne 
tempi degli Ar agone fi .Morì Guglielmo affai vec- 
chio in Napoli , ove in un tumolo lavorato di 
mufaico gli fu pojìo il feguente Epitajio fcritto 
inverji Leonini nella Chiefa de 9 Frati Minori 
di S. Lorenzo in Napoli. 

Strenuus \ ingenuus , vir prudens , ut Leo* 
pardus , &c. 
Lo fìeffo vien confermato da Scipione Am- 
mirato , della famiglia Stendardi parlando , fpie- 
gandoci di più , che il Re Carlo fu in Arienzo, 
e quando a Guglielmo lo concefTe ; così feri- 
vendo : Venne alV imprefa contro Manfredi con 
Carlo Primo Guglielmo Stendardo , il quale di 
che valore, e qualità egli fi foffe , mqftra chia- 
ramente non folo l y ufficio di gran Marefcialfo 
del Regno datoli dal Re ottimo ejìimatore degli 
uomini valorofi , ma eziandio la qualità > e for- 
te del- 



PARTE IL CAPO IV. 187 

te della remunerazione , poiché ejjendo il Re in 
Arienzo , ver/o gli ultimi giorni dell' anno 1269. 
gli dona Santo Antimo , P ornigli ano , Ripone y 
Santa Maria di FoJJa , Arpa] a j ed alcune altre 
co/e Burgenfatiche , beni , che fur tutti di Ric- 
cardo di Riburfa d* Aver/a , è ribelle di Carlo, 
ed oltre a ciò Pietrafiermna 5 Quadragano > Pon* 
fiato preffo a M arigli ano , ed il Cafal del Pren- 
cipe . Et nel libro, ove quefie co/e fi contengo- 
no 9 che nel Regio Archivio fi /erba > appari/ce? 
che morto Guglielmo fuccedè allo fiato Paterno 
un fuo figli uol > chiamato dal proprio nome dtaft 
la Famiglia Stendardo &c. 

Ed il Summonte nel terzo libro del tom. 2. 
ci aggiunge, quanto rendeano quefti beni do- 
nati a Guglielmo nel tempo , che dal Re ebbe 
la rimunerazione , in quello modo fpiegandolo : 
La feconda remunerazione ritrovo ejjer fatta a 
Guglielmo Stendardo , il quale è fimilmente de- 
nominato col titolo de Nobili viro , & Regni 
Siciliae Marefcallo : Ufficio introdotto in Regno 
da quefio Re ; e Jecondo V Ammirato non era. 
altro che Maefiro de* Cavalieri , come è a dire 
hoggi Maefiro di Campo della Cavalleria del 
Regno ; e fé bene a quefio non vien donato ti- 
tolo di Conte , tuttavia la rimunerazione è gran- 
de , perchè era di rendita più di ducati 1400. 
e lo Stato è p affato a pofieri fin d tempi noftriy 
e confifiea nelV infraferitte Terre , e robbe , cioè 

Il Calte! d' Arienzo di valor d'onze 80 d'entrata. 

Il Cafiel di San? Antamo per mze 40. 

Il 



,ttg DEL CASTELLO D' ARIENZO ; 

II Cajal di P ornigli ano per onze 15. 

Il Cajìel di Pipo ne per onze 30. 

Il Cafal di S. Maria di Y off aceca per onze 4. 
Jite nella Provincia di Terra di Lavoro , e Con- 
tado di Moli/e r & \ 

Il Cajìello di Arpa] a per onze 14. e molte aU 
tre robbe , che furono di Riccardo di Reburfa 
Provveditore Regio , fi te in Averfa> e di tuffi 
predetti beni ne fu invejìito per un anello dal 
Rè . Concedè poi 

Lo Cajìello de' Pietraflumara in Principato uU 
tra per once 20. 

Lo Cafale deQuatrapanevicinoMarigliano once^. 

Lo Cafale de Prencepe nelle pertinenze d'Aver fa. 

Pone ancora il Summonte la Morte di Gu- 
glielmo Stendardo nell'anno 1307. fepolto in S. 
Lorenzo di Napoli in un fepolcro lavorato a mu~ 
faico con quefù verfi 

Strenuus, ingenuus y vir prudens , ut Leopardus 9 

Regius j egregius jacet hic , ut florida nardus. 
. Hic eji Extandardus Gulielmus nomine . Numeri 

Tranfitus ad lumen, precor, ut nonfit tibi tardus . 

Bella Comejìabulus Regni pugnando fubegit y 

Atque Marefcallus y quem lapis ijìe tegit . 

Gallia quemgenuitj Carolus Rex fovit honoris 

Culmine , qui meruit. Deus ut ornet vejie decoriti. 

Al prefente di quello Sepolcro non appare ve- 
ftigio , perciocché nella riformazione , che fi fece 
della Chiefa , fu rimóflb con molti altri . 

Anche il Ciarlanti nel lib. 4. cap. 20. dice : 
Guglielmo Stendardo, milite Marefciallo bebbe 

in 



PARTE IL CAPO IV. igp 

in dono Arienzo , ed Arpaja , che fu di Riccar- 
do de Reburfa ribelle . Fu capo dello Squadrone 
de' Cavalieri Franceji , e fu principalijfima cagio- 
ne della vittoria avuta di Corredino . 

Da Gio: Villani Fiorentino quefto Guglielmo 
vien cognominato Loftendardo , e così dice nel 
lib. 7. cap. 30. Lo Re Carlo avuta la vittoria; 
contro a Corradino &c, in Cicilia mandò incon- 
tanente Guido di Moni eforte , e Meffer Filippo 
J'uo fratello , e Meffer Guglielmo di Bielmonte , 
& Meffer Guglielmo Loftendardo , fuoi Baroni. 
E per terminar le notizie di quefta illuftre Fa- 
miglia , anderem ancor ricordando i fatti acca- 
duti nel Cartel d* Arienzo da tempo in tempo . 
Dopo Guglielmo Stendardo continuarono i fuoi 
fuccefibri a goder i beni paterni in tutto il tem- 
po , che in Napoli t regnarono gli Angioini . E 
regnando la Regina Giovanna I, figlia di Car- 
lo Duca di Calabria, e nipote del Re Ruberto, 
dopo la morte di Andrea fuo marito , che affo- 
gato con un laccio morì in Averfa , venne alla 
vendetta di fuo fratello Ludovico Re d' Unghe- 
ria; e fuggita in Avignone la Regina Giovan- 
na col Re Luigi , che fu Principe di Taranto , 
fuo cugino , e fecondo marito ; perchè diceafi , 
che la detta Regina avea avuta intelligenza nel- 
la morte del foprannominato Re Andrea; alcu- 
ni Baroni della Regina partigiani lì racchiufe- 
10 , e fortificaron nel Cartello d' Arienzo , dove 
da Corrado Lupo Capitano del Re Ludovico fu- 
ron fatti prigionieri nell' anno 1348. Così ac- 

O " cenna 



ipo DEL CASTELLO D' ARIENZO . 

cenna V Ammirati della Famiglia Cantelmi par- 
lando , e di Gio: di tal cognome : In quel me- 
defimo anno ( cioè 1348. ) del me/e di Luglio 
con Refiaimo Cautelino , e Gio: della Legoneffa, 
e Tommajo d 1 Aquino dentro il Cajìello d' Arien- 
20 da Corrado Lupo Capitana dell' Unghero fu 
fatto prigione . 

Alcuni Scrittori dicono , che gli Stati , che 
furono di Guglielmo Stendardo , pafTaron per 
ragion di dote di Angelella Stendardo nella Fa- 
miglia Cantelmi : V afferifee nei feguente modo 
Carlo de Lellis ne' fuoi difeorfi delle Famiglie , 
e nella Famiglia Cantelmi : Fu Gio: Cantei/no 
per la fua gran ricchezza , e Jlraordinario valo- 
re un de più potenti, e fìimati Signori del Re- 
gno &c. E per conto di dote datagli da Angela, 
detta per vezzo Angelella Stendardo , divenne 
ancor Signore d 9 Orta con fuoi Feudi d! Arpaja 9 
della Baronia d' Arienzo, Quat rapane &c. e/fendo 
Angelella unica figliuola di Gal affo Stendardo . 

Ferrante della Marra ne' Difeorfi delle Fami- 
glie y e della Famiglia Stendardo : Galaffo fece 
una fola figliuola , detta Angelella , maritata a 
Gio: figlio di facopo Cantelmo , col quale matri- 
monio pafsò <£ Cantelmi Arienzo , Arpaja p Qua* 
trapane &c. Da facopo nacque il terzo Giannot- 
to rimallo Signore di uno gran Stato % del qua- 
le benché gli Efecutori del Te li amento paterno 
Cola Fraffizio d' Arienzo , e Cola della Rocca 
vende/fero Vanno 1402. la Città di Calvi &c. 

Gio*. Vincenzo Ciarlanti / memorie del Sannio 

//Ó.4. 



PARTE II. CAPO IV. spi 

lib. 4. cap. 27. Arpaja fi pojfedea nel 1308.ro/? 
altre; Terre da Filippo Stendardo /acceduto a Gu- 
glielmo Juo Padre , e nello Stato li fuccedè Ga- 
lajjb , Juo fratello , la cui figliuola chiamata An- 
gelella , maritata a Giovanni figliuolo di Giaco- 
mo Cantelmo portò Arpaja , 5". Donato , Picini- 
Jco , Malacocchiara , ed altre a' Castel/ni . 

Ma niuno di queiti Scrittori ci fa Capere, co- 
me queiti Stati ritornarono nella Famiglia Sten- 
dardi, perch'è certiffimo appretto tutti, che di 
quella Famiglia eflendofi eftjnta la linea de'ma- 
fchi , e rimalta una fola fanciulla , Giovannella 
chiamata , fu quefta maritata a Marino Boffa , 
a cui portò in dote tutti gli antichi beni , ci*' 
erano itati degli antichi Stendardi difendenti 
di Guglielmo . Anzi lo fteìTo fopra riferito Ciar- 
lanti nel Uè. 4. cap. ult. così lo conferma : Ali- 
fé , Bovino , Arpaja , ed altre Terre erano pofi- 
fedute nel 1404. da Giannotto Stendardo , in cui 
fuccedè Giovannella fua figliuola , che le portò 
a Marino Boffa , Gran Cancellile , 

Di quefta Giovannella Stendardo V Ammirati 
uniforme a tutt' i buoni Scrittori , nella Fami- 
glia Stendardo così ne racconta l' Jftoria : Gio» 
vannella Stendardo , figlia di Jacopo per Jucce* 
dere a sì grande , e ricca eredità , quafi nuova 
Penelope Ju richiejìa , e defiderata per moglie 
da molti , e fra gli altri fu finalmente promejfa 
4L Samuele Tomacella , figlio di Andrea , il qua- 
le fu fratello di Bonifacio IX. a tempo , che v/- 
vea il Papa > e che il Re Ladislao defiderojo 

Oo 3 dì 



%$% DEL CASTELLO D^ARIENZO. 

di Jfar bene col Pontefice s ingegnava di prò* 
cacciarli ogni foddisfazione , è comodità . Ma, 
perchè morto il zio , le donazioni Regie non heb- 
òero molto effetto , così ne il matrimonio forti 
il fine fuo , benché Samuele per via delle leggi , 
ed alla prefenza de 9 Giudici lungo tempo piatiffe, 
che li fuffe data la moglie : onde entrò in fpe- 
ranza di averla Sforza , che allora era Gran Con- 
tejìabile del Regno , il quale partendofi per or- 
dine della Reina contro Braccio di Montone , 
avea con ijìantiffime preghiere lafciato commeffo 
a Marino Boffa , che ufa/fe ogni indujlria , per- 
eti egli divenijfe marito della Stendarda . Mari- 
no creato in quel tempo a Gran Cancelliere > non 
fenza fuo contento , effendoli molto caro , e fa- 
vorito , tolfe Giovannellaper fé , parendogli, che 
alla grandezza , & riputazione , nella quale era 
montato , niuna altra cofa mancale , che le ric- 
chezze , e parentadi : la qual cofa , comechè gli 
tiraffe [opra V odio non meno di Sforza , che di 
Ser Gianni Caracciolo , Gran Siniscalco y concor- 
dami in quefio per abbatterlo dalla grandezza, 
nella quale fi trovava , & in gran parte gli avef- 
fer tolti i maneggi , e negozj di mano , non po- 
tettero però , che quel , eh' era fatto , non foffe 
feguito , e che per confeguente egli non foffe ri- 
malo affai ricco , e principal Signore , ejfendo 
padrone del Cantado di Alife , di Bìccan , di 
Bovino, d'Arpaja, c/VArienzo , e d altri buoni 
luoghi , e Cafìella . 

Anche Ferrante della Marra nella Famigli* 

Sten- 



PARTE II. CAPO IV. 293 

Stendardo cosi ne parla : Marino Boffa volle la 
Giovannella Stendardo per moglie , e con fumato- 
ne prima di pubblicarlo il matrimonio , deluji ne 
fé rimanere e Samuele , e Sforza . 

Ettore Pignatelli , Scrittor contemporaneo 
ne' Manofcritti della Biblioteca di S. Angelo a 
Nido nella pagina 119. ci fa fapere il diftinto 
tempo di quefto maritaggio , dicendo : Al mede- 
fimo me/e ( parlava del mefe di Decembre 141 5.) 
il Gran Seni/calco , M. Giano Caracciolo diede 
Joannella unica figliuola di M.J annotto Stendar- 
do a M. Marino Boffa . Quefìa Donna era fiata 
prima fpofa del figlio del Marche/e , fratello del 
Jt*apa Bonifici , e do r mero con quello infieme più 
volte, ma erano in puerìzia /* uno , e V altra » 

Da quanto detto abbiamo, lì può ricavare il 
tempo , nel quale mancò la linea mafchile degli 
Stendardi difcendenti da Guglielmo , fé confi- 
deriamo , che '1 riferito Ciarlante dice , che Gian- 
notto Stendardo , che ne fu 1' ultimo , e padre 
di Giovannella , poffedea gli Stati nel 1404. 
Sappiamo ancora dall' Ammirati , che '1 Re La- 
dislao promife Giovannella al nipote di Boni- 
facio Papa , il che dovette efTere dopo la morte 
di Giannotto , e mentre vivea il Papa Bonifa- 
cio : ancor fappiamo dagli Scrittori , che Boni- 
facio morì a 20. Ottobre 1404. Dunque l'ulti- 
mo Giannotto Stendardo dovette mancare in 
que' mefi dell' anno 1404. che fono prima de' 20. 
Ottobre del detto anno ^perchè quetto tempo vi 
potè eiìere dopo la morte di Giannotto , e vi- 

ven- 



804 I)EL CASTELLO D' ARTENZO ; 

vente Bonifacio f\ nel qual tempo Ladislao potè 
prometter in ifpofa la Giovannella al Papa per 
fuo nipote. 

Con più diftinzione parleremo appretto di Gio- 
vannella Stendardo, e della Famiglia Boffa , alla 
quale colla fua ricca dote , diede anche il fuo 
illuftre . Cognome . Di lei, che delle donne fu T 
ultima della Famiglia, non abbiamo notizia del 
tempo della morte; ben fappiamo, ch'ella morì 
ih Arienzp , e nel Coro del Convento de' FF. 
Agoftiniani fé ne vede il Sepolcro di bianco mar- 
mo a modo di padiglione tejjuto aperto da due 
Angeli, fotto il quale Ila Y Arca, e fopra • della 
medefiijia fi vede morta giacente la fua Statua, 
e nella fronte dell'Arca, fìa fcolpito in baffo ri- 
lievo , anche jnorto giacente in facro abito di 
Piacono Francefco fuo figlio. Sopra vi è l'im- 
prefa di un Leone Rampante con fafeia a tra- 
verfo, e quefti verfi diilgii. 

Offa Joannelltf Saxo conduntur in ijìo. 

Excellenp mulier Stendardo e /angui ne creta, 

JProgenuit prohm mira pietate , Jìdeque . 

Francifcus Jìatuit Matrique , fibique SepuU 
crum , 
E nel piano del Sepolcro vi fono quattro Sta- 
tue di rilievo , che in atto niello rapprefentano 
le quattro virtù cardinali. 

Gli antichi Stendardi di Guglielmo faceano 
per imprefa un Leone rampante , come fi vede 
fcolpito in marmo nel muro di fuori della Cap- 
pellata nel largo, ofia fiazza pel Cafale di S. 

Ma- 



PARTE N. CAPO IV. a<7 5 

Maria a Vico , tra la porta della Chiefa , e la 
porta del Convento . 

I Boffi Stendardi iuccefìori di Marino neli' 
imprefa aggiunfero al Leone una falcia a traver- 
fo , come li vede nel Sepolcro di Giovannella , 
e neli' altare , e nella fuffitta della Cappella , o 
Cappellone di S. Maria a Vico nella Chiefa de' 
PP. Predicatori in Arienzo. 

Fuggita in Avignone , come dicemmo , la Rei- 
na Giovanna col Re Luigi fuo marito , per non 
aver forza da opporli all' efercito di Ludovico , 
Re d' Ungheria , che veniva alla vendetta del Re 
Andrea fuo fratello , per qualche tempo gli Un- 
gheri dominarono il Regno ; ma finalmente feguì 
colla Reina la pace, e Giovanna ritornò in Na- 
poli , ove poi prefe il terzo marito , che fu Gia- 
como Infante di Majorica , e poi prefe Ottone 
di Branfuich , che fu il quarto marito . 

Intanto alcuni Baroni mal foddisfatti del Go- 
verno , uniti con Bartolomeo Prignani , che fu 
Pontefice Urbano VI. che avea la fperanza di 
aver il Principato di Capua per Butillo fuo ni- 
pote , chiamarono all' acquifto del Regno Carlo 
Duca di Durazzo , il quale giunto in Roma con 
Margherita fua moglie, fu neli' anno 1380. co- 
ronato Re di Napoli. 

La Reina Giovanna , per difenderli dal Re 
Carlo chiefe ajuto al Re Gio: L di Francia , pro- 
mettendo di adottarli Luigi , fuo figliuolo ».e 
mandò Ottone fuo marito con un efercito in S. 
Germano, per impedire a Carlo l' entrata in Re- 
gno; 



i 9 6 DEL CASTELLO D' A RIENZO . 

gno : ma Y ajuto di Francia giunfe poi troppo 
tardi , ed Ottone , che flava in S. Germano non 
ofando di opporli a Carlo , che veniva con più 
potente efercito , venne a portarli coir efercito 
iuo nel Cartello d' Arienzo , dove approffimandoiì 
Carlo j non volle Ottone arrifchiarfi in una bat- 
taglia , e fi ritirò in Napoli . Così riferifce il 
Summonte , dandoci diftinta notizia del fatto , 
e del tempo nel tom. 2, lib« 3. cap. ult. Ai 15. 
Maggio dell' anno 138 1. il Principe Ottone , ma- 
rito della Regina ufcì di Napoli , ed andò a S. 
Germano coli' efercito , ove Jlette fino all' ufeita 
di Giugno j perciocché intefo , che Carlo veniva 
potentijjimo , fé ritirò in Arienzo , del qual era 
Signore Giacomo Stendardo , il quale lafciando il 
Prencipe andò a ritrovar Carlo in Àverfa : fero 
il mede/imo molti altri Cavalieri , e Baroni , in- 
chinandofi a Carlo , per ejjer nato , e allevato con 
loro) per il che accrefciutogli V animo a 28. Giu- 
gno venne ad a[f altare il Principe , e lo Jìrinfe 
a levarji con perdita di 20. Cavalli, e di molte 
Zagaglie ; indi andò a Nola , ove dal Conte , co* 
me He fu ricevuto . 

E Placido Troyli nel tom. 5. pag. 475. dice : 
Carlo della pace , detto anche Carlo Pandone , e 
Carlo di Durazzo , che dopo la Regina Giovan- 
na 1. fu Re di Napoli , Jìando in Roma , dice 
l'Autor della Cronaca di Padua all' anno 1381. 
che volò con tanta follecitudine , che appena erct^ 
conofeiuto , e giunfe liberamente alle Porte di 
Napoli, attefo il Principe Ottone 7 che colle fue 

mi lì- 



PARTE IL GAP Ò IV. i 97 

milìzie fi era pqftato in S. Germano , al fentirlo 
venire con un efercito fiorito , fi ritirò in Arienzo. 

Il Re Carlo III. di Durazzo avendo ritrovata 
poca refiitenza , entrò in Napoli , ed avendo fatta 
prigioniera la Regina Giovanna I. la mandò nel 
Gattello della Città di Muro in Bafìlicata nel 
1382. ove in mezzo a due piumacci la fece mo- 
rire affogata , dopo averfì ella adottato Luigi , 
Figlio di Giovanni Re di Francia : e venuto il 
fuo Cadavere in Napoli , fu nella Chiefa di S. 
Chiara fepolto . 

Venne con efercito in Regno il nominato Lui- 
gi per le ragioni di detta adozione , ma infrut- 
tuofamente , perchè nel 1384. morì in Barletta, 
lafciando un fuo Figlio dello fteffo fuo nome. 

Andato poi Re Carlo III. in Ungheria , ivi 
invitato a prenderli il Regno per la morte di 
Ludovico fenza mafchi , fu ivi , dopo efferfi co- 
ronato Re, uccifo nell'anno 1386. reftando in. 
Napoli Margherita fua Moglie con Ladislao , 
Giovanna fuoi Figli . 

Nell'anno 1390. Ladislao ebbe dal Pontefice 
Bonifacio IX. 1* Inveftitura del Regno , e fu Re. 
coronato ; e promife la Giovannella Stendardo 
per moglie a Samuele , Nipote del Papa , il qua- 
le poi morto , il matrimonio non ebbe effetto, 
come fopra dicemmo. 

Venne con potente efercito contra Ladislao 
il fecondo Luigi, Figlio del primo Luigi, e fu 
ricevuto in Napoli , ftando Ladislao con Mar- 
gherita , fua Madre,, e Giovanna fua Sorella in 

P p Gae- 



* 9 8 DEL CASTELLO D'-ARIENZO. 

Gaeta , e dopo varie azioni , rertò Ladislao fu- 
periore , e poiTeffor del Regno . 

Morì Ladislao a 6. Agofto 1414. ed in un fu- 
perbo tumolo nella Chiefa di S. Giovanni a Car- 
bonara fu lepolto : e perchè di fé non lafciò Fi- 
gli , fucceffegli nel Regno Giovanna detta Se- 
conda , iua Sorella . 

Quefta Giovanna II. fu quella , che innalzò a 
fublimi gradi di onori Marino Boffa , nobile di 
Pozzuoli , marito di Giovannella Stendardo , aven- 
dolo fatto fuo Gran Cancelliere. Acconfentì ai 
matrimonio con Giovannella Stendardo; diede- 
gli di provifìone 366. once T anno ; lo fece Conte 
&' Àrienzo , e di tanti Feudi; lo mandò a trat- 
tar la tregua col Re Alfonfo ; e lo tenne nella 
fua più alta grazia , che dava invidia 2! più. 
gran Magnati , e favoriti del Regno. 

Carlo Borrelli nel Vindcx Neapolitance nobili* 
tatis così ne fcrive nella pag. 190. Marinus Boffa, 
nobilis Puteclanus , primo F ranci/ci Sfortice pro- 
curator , pojì ob Juris Civilis fcientiam in Re- 
gino Joannce aula acceptus , & Regince facilita- 
te y merito Magifiratum Inter feptem maximos 
Jcxtum obtinuit , quem Magni Cancellarli vocant. 
Hic etiam Joannellam Extendardam , Comitatus 
Alijìenfis , Biccari , Bovini , Arpad'ù^ & Argea- 
tii dominam uxorem duxit . 

E Summonte tom. 2. //£. 4. La Regina avendo 
prefo il dominio del Regno a 1 1. Maggio del 1415- 
diede V ufficio di Gran Cancelliere) a Marino Boffa % 
nobile di Pozzuolo y Dottor di leggi di molta auto- 
rità. 



PARTE H. C A P O IV. \ 99 

trita. E nella foie del cap. 3. di detto libro nu- 
merando i Titolati di quel tempo, fcrilTe : Ma- 
rino Roffa , nobile di Fazzuolo , Conte d Arienzo, 
*c di Bovino, Gran Cancelliero, con provinone di 
366. onze Vanno, come nel Regijiro del 1415. 
La Reina Giovanna II. che , quando afe eie al 
Trono , era vedova di Guglielmo Duca d' Auftria, 
fi maritò poi con Giacomo Conte della Marca, 
Provenzale, de' Reali di Francia 9 e gli diede 
^Giovanna titolo di Re; ma poco tra di loro con- 
venendo f lo tenne Giovanna anche prigione : poi 
liberato, vedendo quelli, che niun conto di lui 
fi facea , fé. ne fuggì in Francia , e fecondo il 
Collenuccio nel lìb. V. fcrive , morì da Eremita- 
: Tenea la Regina al fuo foldo Sforza, celebre 
Condottier di Soldati in quei tempi: ma -.effen- 
dofi difguftati per opera di Ser Gianni Carac- 
ciolo , Gran Sinifcalco , Sforza chiamò air acqui- 
fìo del Regno il III. Luigi xT Angiò, ed uniti 
moffer guerra alla Regina Giovanna : la quale: 
vedendoti affretta , chiefe ajuto al Re Alfonfo 
d'Aragona, promettendo di adottarlo. Mandò* 
Alfonfo molto danajo , e molte Galee in ajàttfli 
di Giovanna, e poi venne ancor effo;e la Re- 
gina ratificò ad Alfonfo V adozione nell' anno 
142 1. ed effendo riufcito ad Alfonfo di far la 
pace con Luigi con alcune condizioni , reiìò in 
Napoli Alfonfo colla Regina. 

Il Gran Sinifcalco Caracciolo efTendos' inge- 
lofito della potenza acquiftata da Alfonfo , lo 
pofe in diffidenza della Reina , che rivpcò^ad 

P p 2 Alfba- 



3ò o DEL CASTELLO D' ARIENZO 

Alfonfo 1' adozione , ed adottò il fopranominato 
Luigi III. Della qual cofa efTendofì Alfonfo mol- 
to gravato , cominciò un* afpra guerra colla Regi- 
na, alla quale fu d'uopo richiamar in fuo foc- 
corfo il difguftato Sforza , che in Benevento 
flava colla fua truppa : e mofTofì quefti in aju- 
to della Regina , che ftava nel Gaftel Capuano, 
Alfonfo per impedirlo , gli mandò contro cin- 
que mila combattenti , come dice il Summonte 
nel tom. 2. al lib. 4. e fecero un gran fatto 
d* armi , del quale ottenne vittoria Sforza , e 
colle proprie mani prendendo gli Stendardi Rea- 
li , infeguendo , e mefcolato tra li nimici entrò 
nella Città , ed il Rè con difficoltà grande fi 
ridulfe nel Caftei Nuovo . In quefto fatto più 
di tutti fi diftinfe nel valore in favor delia 
Regina Giacomo Acciapaccia , e ne fu rimune- 
rato come feguiremo a dire . 

Molto ingratamente colla Reina Giovanna fi 
portò in quella occafione Marino BotFa , il 
quale buttatoli col partito di Alfonfo , fu dalla 
Reina dichiarato ribelle , gli furono confifcati i 
beni ; e di Arienzo , e di molti altri Feudi ne fu 
invertito Giacomo Acciapaccia , che valorofa- 
mente , come abbiam detto, a favor della Rei- 
na avea militato, e quefto fu nelT anno 1423. 

Scipione Mazzella nella detenzione di Napo- 
li , e nelle Famiglie di Seggio di Capuana , co- 
me fiegue, ne fcrive , parlando di Giacomo Ac- 
ciapaccia : Allevato/i nel maneggio dell armi f 
riufeì Jatnofijwio Capitano , e molto caro della 

Regi* 



PARTE IL CAPO IV. 5 oi 

Regina Giovanna, dalla quale fu creato Sene/c ai- 
co de 9 Cavalieri , e Confegliere di Stato; e nel* 
le guerre che occorfero fra Re Alfonfo ; e la deis- 
ta Regina , egli cojìantemente difefe fempre la 
parte della Regina ; onde per guiderdone de fer- 
vizj fatti , nell y anno 1423. hebbe in dono dalla 
Regina quejìe Terre , Arienzo , Arpa] a :, Cancel- 
lo , e li Cafali di Trentola>e di Pipone in Ter- 
ra di Lavoro . 

E Tommafo Cofta nelle Annotazioni al 5. li- 
tro del Collenuccio dice : Della vittoria degli 
Sforzefchi gran parte della lode fu attribuita a 
Giacomo Acciapaccia da Sorrento 5 valorofo al- 
lievo di Sforza , eli era Signor di Cerchiara , 
e di Cafal nuovo, e Capitano d* uomini d J arme y 
al quale donò poi la Regina in premio del fuo 
valore tutti quejli luoghi , Arienzo , Arpaja 9 
Cancello , P epone , e Trentola . 

Carlo de Lellis ne' difcoifi delle Famiglie , del- 
la Famiglia Acciapaccia: Giacomo Cavaliere di 
molto fapere ,e di grande e/per lenza nella difci~ 
plina militare, qual egli apprefe nella Scola di 
Sforza , fu Signor di Cerchiara , e Cafalnuovo 
nella Povincia di Calabria , fu intimo Configlie- 
re , e Conduttor di Genie d* arme della Regina 
Giovanna IL di cui fu parziali/fimo Mfenfore 
nella guerra , che quella hebbe con Alfonfo d Ara* 
gona , dove avendo dimojìrato V eccejjb del fuo 
valore -, per guiderdone ne ottenne in dono Alien* 
20 i Arpaja , Cancello r e Pipone , Terre pofìe 
nella Provincia di Terra di Lavoro, e i Cafali 

d; 



302 DEL CASTELLO D* ARIENZO 

di ' Trentola , Terra nella medejìma Provincia., 
ed un magnifico Palagio in Aver/a , i/caduti al- 
la Corte Regia per la ribellione di Marino JSojL 
fa , e Giovannella Stendardo Conjugi . 

Anche Giulio Celare Capaccio nell' ifloria di 
vNapoli lib. i.,pag* 516, di Giacomo Acciapac- 
-eia così ragiona vMox Joanna eidem Argentium, 
-Arpajum , Piponi & Trentoli Feuda conceffìt 9 
qua Joannella Extendarda , & Marinus Bo$a 
pojfederant , poftea ' perduelles haliti , quoniam 
Aragoneorum partibus favere y centra quos Jacà- 
éus dimicans fummam fibi glori am comparavi?.. 
-Ritornò poi Marino BofFa in grazia della 
Regina Giovanna , e ricuperò i fuoi beni > per- 
chè vedefì , che la fteffa Reina neir anno 143-. 
io mandò a trattar la tregua col Rè Alfonfo>, 
«carne riferifee il Summonte nel toni. 2. lib. 4. 
Li perde altra volta ne' tempi del Re Alfonfo, 
-come vedremo , ed altra volta gli furon reiti- 
tuiti , ed a fuoi poileri tramandolli ; perchè ih 
-quei tempi accadevan volentieri quefte muta- 
zioni di Stati per le cagioni , che ne adduce 
il Giannone nell' Iftoria Civile tom. 3. lib. 25. 
cap. 5. E quindi .avvenne ( ei dice ) che mentre 
durò la guerra fra tre Luigi d 7 Angiò col Re 
Carlo Ili. Ladislao , e la Regina Giovanna , Ji 
ritrovino privilegi , ed invefìiture di molte Teie- 
re in fra di loro contrarie , fatte a diverfe Fa- 
miglie ; . e molti Cafìelli , che in un armo muta- 
vano due Signori /fecondo le vittorie > che aver- 
to quel Rè.ycK ejfi feguivano. 

E ri- 



PARTE IT. C A PO IV. 303 

•E ritornando noi al terzo Luigi , che dalla 
Reina Giovanna fu adottato , fu dalla medefi- 
ma mandato a governar le Calabrie, ove nella 
Città di Cofenza nell'anno 1434. fé ne morì, 
fenza di fé lafciar Figliuoli : di che molto la 
Reina fi dolfe : e nell'anno appretto a' 2. Feb- 
brajo ancor ella fé ne morì d'anni 65. e nel 
fuo Teftamento ifiituì erede Renato d' Angiò , 
Fratello del morto Luigi III. e dettino fedici 
Baroni , che dovettero governar il Regno fino 
alla venuta del detto Renato . 

Ritrovavas' in quel tempo Renato d' Angiò 
prigioniere dei Duca di Borgogna, perciò man- 
dò in Napoli Ifabella , fua Moglie nell' anno 
1436. e fu come Reina ricevuta. Venne poi egi' 
in Napoli dopo la fua liberazione a' 19. Maggio 
1438. e fu in continue guerre col Re Alfonfo . 

Mandò Renato un Araldo ad Alfonfo con un 
guanto in fegno di disfida di Duello. Accettò 
Alfonfo la disfida , e fpettando a lui , per leg- 
ge di Cavalleria , come disfidato , di eleggere 
il tempo , ed il luogo , dettino 1' ottavo giorno; 
e '1 piano fra Acerra , e Nola deftinò per luo- 
go : ove comparve Alfonfo nel tempo prefitto , 
ed afpettò fino alla fera , ma vilmente Renato 1 
non comparve» . 

Marino Botta , che non avea voluto feguir il 
partito di Alfonfo , fortificò i Cartelli di Arienr 
zo , o fia la Terra Murata , ed il Calìello di 
Arpa j a , ed egli in quello di Arpaja fi chiufe . 
Alfonfo, che molto proffimo a quei luoghi fi ri- 
<- tro- 



3 04 DEL CASTELLO D'ARIENZO 

tro\ r ava , dopo aver afpettato Renato , andò col- 
T efercito ad affalir Marino Boffa in Arpaja . Ed 
In quefìo modo f Ammirati nel fopra citato luo- 
go ne defcrive il fatto , ed il feguito : Seguì in- 
cofiantiffimamente Marino Boffa non folo le parti 
della Reina , mentre viffe , ma dopo la morte Jua 
quelle di Renato^ e non volendo in conto alcuno 
accofiarfi al Re Alfonfo , fi contentò folamente di 
farci tregua per alcun tempo ; la quale fornita , 
che fu , gli tolfe Air ola . E finalmente veggendo 
Alfonfo j che Renato non era comparfo a quella 
battaglia , alla quale V avea mandato a di sfidar e \ 
trovandofi in quella Valle fatta celebre , ed illu- 
Jìre per V infamia de y Romani , propoje , poiché 
Renato era lontano , d' infignorirfi in ogni modo 
di tutto quel Paefe pofifeduto dell Boffa . Atten- 
do/fi dunque primieramente intorno ad Arpaja : il 
- che vedendo quei della Terra , con grand 7 ardire 
comparfero armati su la muraglia , e valorofamen- 
te fojìenner il primo affalto : ma ejfendo molti di 
lor feriti , e cominciando a perder quella prima 
vigoria , ejjendo d' ogni parte appoggiate le Scale 
alle mura , gittatine ì ' Bifenfori , la Terra infie- 
me con Marino fu prefa , in gufa che quei , che 
tenean la rocca , fentendo prefo il Padrone , s'ar- 
renderono incontanente ancor ejfi . Arienzo Terra 
non molto difeofìa d! Arpaja per ordine di Mari- 
no fi refe fenza battaglia ; perciocché Marino , 
impetrato perdono dal Re , fubito comandò , che 
fi fujfc ricevuto dentro le mura il prefidio d J Al- 
fonfo ] onde finita la guerra dice il Fazio , non 

folo 



PARTE IL C A P O V, 5 o$ 

foto gli fu rejìituito ciò , eh 1 egli avea perduto , 
ma fu in grande Jìima , e riputazione appreffo 
del Re, e vedefi , che nel 1443. ne ^ 9 ua ^ anno 
fu il parlamento d' Alfonfo , intervenne non folo 
Marino, come Barone, ma fi vede ancor Mat- 
teo , fuo Figliuolo . 

Panclolfo Collenuccio rapporta quefto fatto nel- 
V anno 1438. e nel li 6. 6. così ne dice : Alfonfo 
entrò nella Valle de Gardano , e prefe Arparo per 
forza , e Marin Boffa , che di quella Valle era. 
Signore , fece prigione. 

E nello ftefio anno lo racconta Luigi di Rai- 
mo negli annali : Et allo ditto anno Re di Rao- 
na combatti Arpaja , e prefela afacco, efupre- 
fo Mejfer Marino Boffa , & lo dì fequente hebbe 
Arienzo , Air ola , & Arpaja . 

La gran clemenza , e liberalità ufata da Al- 
fonfo verfo Marino Boffa , in quefto modo da 
Antonio il Panormita vien efaltata nel lib. 3. cap, 
36. Alphonji vero moderationem, clementiam , li- 
beralitatem , cum in alios prope innumerabiles , 
tum in Marinum Boffam , fuum infenjìjimum ho- 
Jiem , quis digne fatis unquam enarraverit ? qui 
Arparìo Oppi do , & in eo Jìmul Marino ipfo vi 
capto , cum univerfus ferme exercitus in Marini 
necem conjurajfet , unus Alphonfus ipfum a, mili- 
tum furore , atque injuria prohibuit , quem in. 
bona rejlituit , & in Senaiorum numero colloca^ 
vit , ejus etiam filiis inter Aulicos , quos fami- 
liariffìme diligebat , admijjìs . 

Nell'anno 1441. il Re Alfonfo venne in Arien- 

Q.q zo 9 



3 o5 DEL CASTELLO D* ARIENZO ! 

20 , ad abboccarfi con Antonio Caldo? a ♦ Sum- 

monte tom. *i. lib. 4. cap. 4. 

Quattro anni tra lui , ed Ifabella fua Moglie 
governò Napoli Renato , ma Tempre da guerre 
col Re Alfonfo agitato : e nelT anno 14+2. te- 
nendo Alfonfo attediata la Città di Napoli , per 
opera di un Muratore , che infegnò ad Alfonfo 
T ingreifo nella Città per un pozzo fuori della 
Città , ov f era un acquidotto , che avea comuni- 
cativa con un altro pozzo d* una Cafetta dentro 
la Città nella Porta , che allor chiamava!! di S. 
Sofia, ch'era vicina, ov' è ora la Porta Capua- 
na; ed a 2. Giugno 1442. Diomede Carafa , e 
Matteo di Gennaro , che guidavano 200. falda- 
ti , entrarono per queir acquidotto nella Città $ 
e forprefe le guardie cominciarono una battaglia 
dentro la Città. Intanto Alfonfo, che fuor del- 
le mura flava , coir intelligenza fece falir colle 
leale il muro della Porta di S. Gennaro , che 
poco flava difefo, ed avendo aperta la Porta , 
entrò tutto Y efercito , che s* impadronì della 
Città . Renato , benché vi accorrerti , ma non 
potendo refifìere , fi ritirò nel Cartel nuovo , don- 
de imbarcatoi! su di una Nave Genovefe , ii 
partì per Francia , reftando Alfonfo Padrone del- 
la Città , e del Regno . 

A 14. Giugno dell'anno 1458. flando Alfon- 
fo molto aggravato dall' infermità nel Cartel- 
nuovo di Napoli, fi fece portare nel Cartel del- 
l' Ovo , ove a 27. di detto mefe morì , e fu fe- 
polto in S. Domenico Maggiore, ove vedelì in 

una 



P A R T E II. C A P O V. 307 

una Cafìa coverta di drappo nero ; lafciando 
erede di quelto Regno Ferdinando , Duca di 
Calabria , fuo Figliuolo naturale , detto perciò 
Ferdinando il Baftardo , anche a differenza di 
Ferdinando II. che pure fu Aragonefe . 

11 Re Ferdinando I. detto il Baltardo , che 
fin dal mefe di Marzo 14.43. era flato in pub- 
blico parlamento dal Baronaggio richiefto , ed 
accettato per Duca di Calabria , e per fucceflbr 
nel Regno , cominciò in Giugno del 1458. a 
regnare dopo la morte di Alfonfo fuo Padre . 
Ma poco dopo il Principe di Taranto con altri 
Baroni fi ribellarono a Ferdinando , e chiama- 
rono all'acquifto del Regno il Duca Giovanni 
d' Angiò, Figlio di Renato , che venne in Re- 
gno , e fu accolto da molti Baroni ; i quali 
allegri per tal venuta , e per alcuni profperi 
avvenimenti accaduti , diceano le parole del 
Vangelo : Fuit homo mijjìis a Beo , cui nomcn 
erat Joannes ; ed i partigiani di Ferdinando 
rifpofero anche colle parole del Vangelo : Et 
fui eum non receperunt . Per la qual cofa fu co- 
ftretto il Re Ferdinando di andar in Puglia a 
fedar la ribellione di quei Baroni . Or lafciamo 
Ferdinando in Puglia co' Baroni rubelli , e tor- 
niamo a Marino BofTa . 

Morto Marino BofTa , rimafe erede Matteo , 
fuo Figlio , il quale vedendoli ricco di molti 
Stati , e carico di molti onori , sdegnando il 
cognome Boria del Padre , prefe il materno co- 
gnome di Stendardo , come più illuftre , per 

Q,q 2 efler 



jetf DEL CASTELLO D' ARIENZO, 

effer egli Figlio di Giovannella Stendardo , e 
da coftui cominciarono i Boffi Stendardo , che 
poi (blamente Stendardo lì fecero cognominare. 
Carlo Borrelii nei l^index N^avolitanz Nobili» 
tatis tanto ne feri ve : De Bojjìs , quos Exten- 
dardos vocant . Hujus filius ( parlava già di 
Marino Boffa ) Matthms pojihabito paterno Co- 
gnomine , uti obfcuriori , maternuni amplexus e fa 
& cum his , qui adhuc vivunt , ejus Succejjori* 
bus y Extendardus vocari maluit , dominatufque 
pars in hac familia adhuc perfeverat . 

E Luigi Gontarino de' PP. Cruciferi ne' Dia- 
loghi , nella pag 6p. confermando quanto ab- 
biam fopra di Guglielmo Stendardo , e di Ma- 
rino Boffa riferito * fiegue a dire : La Regina 
diede a Marino per moglie Giovannella Stendar- 
do , che prima era fiata promeffa a Samuele To- 
macella , Nipote di Papa Bonifacio IX. ma mor- 
to il Papa non la voi/e più la Regina dare a det- 
to Samuele . Era q uè fi a Giovannella Signora del 
Contado d f Alife , di Bìccari , di Bovino , d'Ar- 
padio , e di Argento . Morto Marino Matteo fuo 
Jigliuolo lafciato il cognome paterno prefe quello 
della Madre. 

Lo lteilo dicono la Marra , e V Ammirati , che 
fopra riferimmo , ed altri ancora . 

Quello Matteo , figlio di Marino Boffa , e di 
Giovannella Stendardo vedendo , che dopo una 
fanguinofa battaglia in Sarno , con perdita di 
Ferdinando, tanti Baroni feguivan le parti del 
Duca Gio: d* Angiò , come fopra di dir laiciam- 

mo. 






PA R T E IL CAPO VS1 302 

ino , fi ribellò anch' egli al Pvè Ferdinando \ e lì 
chiufe nei Catiello d' Arienzo , o fia la Terra Mu- 
rata , fortificando ancor Arpaja , ed Airola , che 
pure eran tuoi Feudi , ttanlo coli' intelligenza 
eoa Orfo Orlino , che dovea da Nola mandargli 
in foccorfo quattrocento Cavalli , colla qual cofa 
chiufe a Ferdinando il paflb , e la comunicati- 
va per le Forche Caudine tra Napoli, e. la Pu- 
glia, ove Ferdinando ritrovava!! . E quefto vol- 
le dire Gio: Gioviano Pontano Scrittor contem- 
poraneo , e Secretano dello fteffo Rè Ferdinan- 
do nella fine del primo lib. del 2. toni, de Bello 
Neapolitano : Additis etiam dtfeéìionibus Loifii 
Jefualdi., qui in Hirpinis cum aliquot opportuni? 
Oppidis rerum ad Samum geli arum nunt io accepto 
defeiverat : ad ficee & Mattaci Extendardi . Quo 
effeéìum e/i , uti hojiibus Argentio , Harpadioque 
potitis , in Samnites , Apuliamque aditus Regni 
orane s intercluderentur . 

Della lìelfa maniera riferifee il Summonte nel 
3. tom. lib. 5. dicendo : Così anche avea fatto 
Matteo Stendardo ; onde rf avvenne , che ricevu- 
to Giovanni in fua potefià Arienzo, ed A<paja, 
il Rè fi ritrovò r ine hi ufo dalla parte de' Sanni- 
ti , ora di Benevento , e di Puglia . 

Ed infatti nel ritorno, che fece Ferdinando 
dalla Puglia nella fine dell'anno 1460. dovette 
aprirli la ftrada coli' efercito da lui lteilb coman- 
dato : perciò avendo in un giorno prelo tutti gli 
altri Cartelli della Valle Caudina , ed avendola- 
feiato Alfoniò d* Avalos con un prelidio a cir- 

con- 



3 ro DEL CASTELLO D' ARTENZO; 

condar Airola , andò egli coll'efercito ad attediar 
Arienzo , ove fortificato Matteo Boffa ritrovava!]. 

Accampò Ferdinando il fuo Efercito , forfè 
mezzo miglio dalla Terra dittante , nel Calale 
detto Rofciana , che per molto tempo appretto 
conferve il nome di Campo ; avendo io lette 
Scritture del principio del prefente Secolo , che 
dicono : Il Territorio di Rofciano , feu al Campo. 
Ed egli Ferdinando alloggiava nell' antico picco) 
Convento de* PP. Domenicani , come vedeafi fino 
a non molto tempo fa dipinto nei muro del pre- 
fente Refettorio , ftando egli affifo a menfa in 
mezzo a' PP. Domenicani , e fui fuo ritratto era- 
vi V Imprefa d' Aragona , e neir altre mura eran- 
vi dipinti con quefto fatto , che diremo ) altri 
fatti di Ferdinando , che poi da moderni Padri 
fono fiati imbianchiti , reftando folo quetta men- 
fa i che io ho veduta, perchè flava meglio del- 
l' altre trattata . 

Non potè Ferdinando prender per forza la 
Terra , che oftinata li mantenea , anche a cagio- 
ne degl' impetuofi venti ( che ivi per efler fre- 
quenti chiaman Paefani ) e delle continue tem- 
pere, che allora furono: e Matteo Boffa, che 
flava dentro , prolungava di renderli , perchè 
afpettava da Nola il foccorfo de' quattrocento 
Cavalli da Orfo Orlino prometiì . Ma crefcendo 
vieppiù i venti , e le tempeite , e feguendo a' 
cattivi giorni le peflime notti d' inverno , fu- 
ron tante le acque, che da* vicini monti cala- 
rono , che rovinaron le tende tutte de' foldati , 

che 



PARTE ir. G A P O V. 3 m 

che per la fredda fìagione avean fatte di pa- 
glia ; eran quefte trafportate da' torrenti, i qua- 
li feco loro ancor portavano ed uomini , e ca- 
valli , e befìiami, e carriaggi,. e quanto lor fi 
parava d' avanti . 

Il Re Ferdinando , che nel tempo delle tem- 
pefte flava nell'antico Convento de' PP. Dome- 
nicani, vedendo, che il fuo efercito per le al- 
luvioni andava a perderfi , e per fé iìefib dalle 
tempeiìe atterrito , fi volfe ad un miracolofo 
fimulacro della Vergine, che ivi flava , e fece 
voto di edificarle un nuovo , e più decente Tem- 
pio , come vedremo appretto ; di averlo magnifi- 
camente efeguito nel modo, che ora fi vede. 

Calmata la furia de* venti, e le tempefìe , e 
non ellendo venuto a Matteo Stendardo il pro- 
metto ajuto da Nola, ed avendo egli conofciuta 
la coftanza del Re , e la pertinacia de' ioldati re- 
fe al Re la Terra , come ancor fi renderono 
Airola , ed Arpaja . E Ferdinando fece fmantel- 
lare le mura del Cartello d'Arienzo, o fia della 
Terra Murata. 11 Pontano, che fu prefente , e 
che fiava preffo al Re , nel feguente modo nel- 
la fine del primo lib. de Bello Neapolitano rac- 
conta quefto fatto : Argentìum circumdedit : quo- 
minus autem Rcx Oppido per vim potìretur , tem* 
peftates prohibuere ; nam cum bruma jam appete- 
ret , incrcbuere tempejìaies , adeout pleraque ta- 
bernacula difcindercntur , aut torrentibus correpta 
haurirentur , qui e finitimi s dovolvebantur mpn- 
tibus, equis 9 virijque fimul immer/is} demum cor- 

ruptis 



5 i2 DEL CASTELLO DI ARIENZO. 

raptis omnibus , militarla etiam tuguria , quce prò 
tempore Jiramentis con/ìruéta fuerant , pajfim na- 
tabant ; fcedi dies , noéìes longe fadiores erant . 
Quod Jentiens Matthceus Extendardus , cum etiam 
fperaret Urfum , quem Tarentinus Campania de- 
cedens quadringentis cum equitibus Nolce relique- 
rai , comparatis auxiliis fubfidio venturum , de- 
ditionem differebat . Tandem cognita Regis con- 
Jìantia \ militumque pertinacibus animis , Ferdi- 
nandi fé jidei permijìt . E volendo il Re Ferdi- 
nando per la rigida ftagione andar a prendere in 
Montefufco i Quartieri d' inverno , fece fmantel- 
lare le mura d' Arienzo , ficcome lo fletto Pon- 
tano poco appretto foggiunge : Per eofdem dies , 
ac poft labefaftos admodum Argentii muros , 
Robertus Sanfeverinus , Comes Calatinus , quem 
Francijcus e Gallia &c. 

Comincia il Pontano dopo poche parole il fe- 
condo libro della fua iitoria così : Initio infe- 
quentis anni , qui fuit millejìmus quadrigentejimus 
Jexagefimus primus a Chrijìi natale : colle quali 
parole ci dà ad intendere , che '1 racconto fatto 
dello fmantellamento delle mura del Caftello , o 
fia Terra Murata d' Arienzo , fu nella fine dell' 
anno 1460. 

Quefìo è il luogo proprio di adempire al fo- 
pra prometto di (piegare rifinimento di Notar 
Pietro Mirabile del 1400. dove fi afferifce il 
Convento de' Frati Agoftiniani edificato wtus 
Terram noviter confìruéìam , come dicemmo nel 
cap. IV. di quella Parte, che il Pratiili riferi- 

fce 



PARTE II. CAPO IV. 3 ij 

fce nel lib. 3. Perciò bifogna in prima credere^ 
che T anno accennato 1400. fu detto con numero 
Rotondo , cioè fenza fpiegarc' i rotti , come anche 
de' Secoli fi pratica , che accennando il Secolo , 
fi e' intendono tutti gli anni , che lo compon- 
gono dall'uno fino al 99. così- effendofi detto 
dall'Autore il centenario 1400. fenz' nominare* 
i rotti ; fi può beniffimo credere , che quelli 
rotti poteron efiere più di 60. anni : ed in 
quello modo credendo, che 1' iftrumento folle 
fiato fatto nel 1462. ancor reflerebbe vero , 
che folTe flato fatto nel 1400. 

In oltre avendo noi apprefo dal fopracitato 
Pontano , coetaneo Scrittore , che nell* anno 1 450. 
furon le Mura del Gattello d' Arienzo , or det- 
to la Terra Murata , fmantellate per ordine del 
Re Ferdinando , e vedendo ancor noi , che fin 
oggi le mura di quello Cartello itanno intere , 
ficcome intere Hanno le Torri , e le porte in- 
tere , e niuna cofa rafata , per neceflìtà bifogna 
credere, che le rafate mura , forfè dallo fìeifo 
Matteo Stendardo, ch'era un ricco Signore ,0 
da altri furon fatte di nuovo; e di quelle Mu* 
ra nuovamente coflrutte bifogna necefìariamen- 
te credere, che intefe il Notajo Mirabile nell' 
iftromento del Centenario del 1400. coli' Intus. 
Terram noviter conftruàam , eh' ei diiTe , inten- 
dendo col fuo noviter la feconda volta. E chia- 
ramente fi conofcono,e fpecialmente al diden- 
tro molte mura coli' aggiunta d'altra fabbrica, 
benché di più .Secoli;, e la Torre, che ila nel- 

R r 1* an- 



31 . 4 DEL CASTELLO D'ARIENZO 

V angolo Settentrionale della Terra , ove fi di- 
ce Alla Croce , interamente lì vede , eh' è d' 
altra fabbrica , e la nuova fabbrica di quel 
tempo non attaccò bene coli' altra più antica; 
e nell f angolo meridionale di detta Terra , ove 
fi fa il Mercato, manca interamente una Tor- 
re delle grandi , come dimoftrano le rimaite 
fondamenta , e nella rifazione vi tirarono il 
muro dritto , ov* è la Loggia del Palagio Baro- 
nale. 

ISion è dunque, che allora fu la prima volta 
coftrutta la Terra, ma fu rifatta ; ed inten- 
dendo in quello modo il navi ter , refterà vero 
quel, che dice il Notajo ; veriffimo quei , che 
diciam noi; e niente vero quel , che in contra- 
rio fi foftiene, che poco prima del 1400 fu la 
prima volta edificata la Terra : perchè batte 
bene la data del numero rotondo 1400. in cui 
&' afferifee rifinimento colla data delrafamen- 
to , che dice il Pontano ; e batte ancora il tem- 
po , nel quale fi poteron rifare le mura,- ed in 
quefìo ienfo ragionevolmente fu detta la Terra 
noviter conftruttam . 

Così rifatte le mura della Terra, ne rimafe- 
ro i Boflì Stendardi Signori fino all'anno 15-& 
nel qual tempo ritrovandoli accefa una fiera 
guerra tra Y Imperador Carlo V. che il Regno 
di Napoli pofledea , e'1 Re di Francia France- 
feo I. dopo la fua prigionia fotto Pavia de' 15. 
Febbrajo 1525. mandò il Re Francefco un eler- 
cito di fcilantamila Francefi ad invadere il 

Re- 



PARTE II. CAPO IV. J15 

Regno di Napoli Cotto la condotta di Odetto 
du Fois , detto Moniìeur de Lautrech , il qua- 
le avendo conquidiate molte Città del Regno , 
venne a mettere 1' afìedio alla Città di Napoli 
e fperando di poterla ottener a fame , avendo 
egli chiufo ogni foccorfo per la via di Terra , 
per chiudergli eziandio quello del mare , chia- 
mò da Genua la Squadra delle Galee dei Doria* 
che venuta nel mar di Salerno impediva ogni 
foccorfo . 

Governava allora da Viceré di Napoli per 
Carlo V. D. Ugo di Moncada , il quale per aprirli 
la ftrada al foccorfo del mare , ufcì egli accom- 
pagnato da molti Baroni Regnicoli fopra la 
Squadra delle Galee di Spagna contro al Doria, 
e venuti a battaglia navale , vi reftò morto i j 
Viceré , e gli altri Baroni o morti , prigio- 
nieri . 

Seguitò Monfieur de Lantrech il fuo affedio 
di Napoli, accampato nelle Paludi fuori Porta 
Capuana, ove, fecondo dice il Parrini nel Go- 
verno del Principe d' Oranges , che nel governo 
fucceffe al Moncada, avendo un tal Verticillo 
famofo Capo di Fuorufciti fparfi molti facchl 
.di grano nell'acqua delle dette Paludi, e que- 
fìo corrottoli , congiunto a queir aria fempre 
pelUfera ne' tempi citivi , infettò di maniera 
l'efercito con una mortai epidemia , che in brer 
ve fpazio divoronne due terze parti , e lo fref. 
fo Lautrech a' 15. Aborto 1528. inferamente vi 
morì, ed ignobilmente fu lepolto in una Can- 

Ri'a una. 



3 r6 DEL CASTELLO D^ARIENZCT. 

tina . Ma Confalvo Ferdinando di Cordova nel- 
la Cappella di S. Giacomo della Marca dentro 
la Chicfa di S. Maria la Nova di Napoli gli 
erefle poi un degno Sepolcro con belliffime Sta- 
tue , che ora fé ne veggono tolte ! Le .reliquie 
di quefto grand' efercito fi ritirarono in Aver- 
fa , ove furono o trucidate dal ferro , o fepelitè 
dal morbo • 

Corre in Arienzo una comune antica tradi- 
zione, che ne* tempi di Monfieur Lautrech ci 
venne una fcorreria di Soldati; ed i Terrazzani 
avendo chiufe le porte del Cartello , i Soldati 
vi pofero fuoco, ed eflendo entrati , poler tut- 
ta la terra a facco , e fuoco; e quefta è la ca- 
gione, che non fi ritrovino Scritture più anti- 
che di detto tempo . 

In quella occafione molti Baroni, che avean 
feguita la parte de'Francefi , alcuni perderon i 
beni , altri coi beni perderon anche la vita , 
alai furon fottomeflì all'ammenda di confidera- 
bili fomme; ed il Panini nel iopracitato luogo 
ne annovera alcuni , che Severamente dal Princi- 
pe d' Oranges , Viceré furon gaftigati. 

Pietro Stendardo , fuccefibr di Marino Boffa, 
ultimo Signor d' Arienzo di quefta Famiglia , 
che allor pofledea Arienzo, perchè fi era unito 
al partito de* Francefi , fu da Monfieur di Lau- 
trech fatto Ufficiale nel fuo efercito : ma efien- 
dofi quefto, come riferito abbiamo , diifipato ; 
Pietro frappato dalla morte , e dalle mani del 
yicciè^ie ne fuggì in Francia, ove in miferie 

fé 



P A R T E IL CAPO IV. ; 317 

ijp ne morì. I Tuoi beni, come ribelle,, furono 
confittati.- e 1' Ammirati nella Famiglia Sten- 
dardo in quefto modo dice , che furon venduti; 
Pietro Stendardo ribelle : Arienzo fu venduto \a 
Majfimo di Montato , Arpaja ad Alfonfo di Ghe- 
vara, Bovino al Capitano SpeJJe , Biccheri a 
Marcellone Caracciolo . 

Ed il Ciarlanti nelle Memorie del Sannio nel 
lib. 5. così ne feri ve: Pietro Boffa , cognomina- 
to Stendardo per la gran nobiltà del /angue ma- 
terno , jperando di ricuperare il Contado d" Ali fi, 
ed alrre Terre , e Cajìclla , eh 7 erano fiate leva- 
le a Marino Boffa , ed a Giovannella Stendardo, 
fuoi Avi dalla Regina Giovanna II. anche pafsò 
al Campo Francefe , e da Lotrecco fu fatto Cora* 
mi/far io Generale della Grafcia dell efercito . Ma 
effendo malamente fucceduta V imprefa y andò in 
Francia con Marino , fuo Fratello , ove morì in 
necejfita , avendo la/ciato in Regno più di Jedici 
mila ducati d 7 entrata V anno , che ricevea dalle 
fue Terre , delle quali fé ne fecero tre Titolati, 
Marzio Carrafa , Marchefe a 9 Arienzo , Marcel* 
lo Caracciolo , Conte di Biccari , e dopo alcuni 
anni D. Gio: de Guevara fi fece Duca di Bovi- 
no r cK erano fiati più di duecento anni di Ca~ 
fa Stendardo. Rimafe in Napoli un fanciullo di 
due anni per nome Matteo figliuolo di Marino 
/otto la cura di Beatrice Carrafa y Sorella di 
Gio: Pietro Carrafa, Cardinal Teatino ec. Sono 
molte Famiglie ora nel nofìro Regno , che pren- 
dono il cognome di Stendardo , e quali tutti 
4 H p*e- 



jtg DEL CASTELLO D v ARIENZO 

pretendono di aver dipendenza da Guglielmo , 
o Pietro, ma tutte fenza niun appoggio d* lito- 
ria , e fopra mendicate ^ ed inventate dipen- 
denze. 

Sbaglia il Ciarlanti in dire , che Arienzo fu 
venduto a Marzio Carafa , perchè a Maffimo 
Montalto fu venduto , ed a Vincenza fua Ma- 
dre nell'anno 1534. per ducati ventotto mila, 
ed ottocento . Poi Diomede Carafa , Conte di 
Madaloni nell'anno 1556. come Fratello e Pro- 
curatore di Geronima Carafa comprò Arienzo 
da Ludovico Montalto per ducati 16. mila . 
Francefco Zazzera nella famiglia Carafa quefto, 
che fiegue , ne fcrive : Fabio , che fu terzo ge- 
nito , fu Signor di S. Mauro , a cui y non facen* 
do figliuoli y Diomede Carafa , primo Duca di 
Madaloni con Roberta Carafa fua moglie , per 
a fficur amento dello Stato y acciocché non ujciffe 
di Cafa , gli diede Geronima , fua Sorella , dal- 
la quale Fabio acquijìò due figliuoli Lelio , e 
Marzio , avendo coli ajuto della Ducheffa di Ma- 
daloni y fua Zia comprato Arienzo , e dopo la 
morte del Padre col mede/imo ajuto fi fé Man- 
chefe d' Arienzo . E quefta Famiglia Caraffa fi- 
no ad oggidì pofliede Arienzo con titolo ài 
Marchefe . 



RI- 



PARTE II. CAPO IV. gip 

RISTRETTO 

Di quanto /inora di Suejfola , e da' Caftdli 
d Arienzo fi è Jcritto . 

DA quanto- finora abbiam di Sueflbla , ed 
Arienzo riferito , relìiamo ben chiari , che 
la Terra Murata d' Arienzo , che ora col titolo 
di Marchefe dalla Famiglia Caraffa di Madalo- 
ni fi pofliede,fu dalla medefima nel 1556. com- 
prata da' Montalti , i quali anch' e ili comprata 
1' aveano nel 1534. dopo la ribellione del 1528. 
di Pietro Stendardo difcendente di Marino Bof- 
f a , che l'ebbe in dote nel 1 + 16. da Giovan- 
nella Stendardo , ultima della Famiglia di Gu- 
glielmo , che da Carlo I. d' Angiò nel \z6$. 
l'ebbe in remunerazione unitamente con altri 
beni , ch'erano fiati del ribelle Riccardo da 
Reburfa , che morì impiccato nel 1269. prima 
di cui era fiata pofleduta dal Marchefe Bertol* 
do prima dell'anno 1250. nel qual anno, amile 
al teftamento dell' Imperator Federico IL e 
quando venne da Puglia, venne in Cafìrum Ar- 
genta : e fi deve intendere di quefta Terra Mu- 
rata edificata ne' tempi de' primi Re Norman- 
ni dagli antichi Arienzani , calati dal CafteBo 
del Vecchio Arienzo, che fin dal 1135. era fia- 
to fmantellato dal Re Ruggieri: il qual Cartel- 
lo era fiato edificato dalle Reliquie dell' antica 
Suefiola , che fu diftrutta, e bruciata nelff anno 

880. 



52 o DEL CASTELLO D'ARIENZO 

880. ed avea avuto il proprio Principe Longo- 
bardo : era ftato Vefcovado in tempo , eh' ivi fi 
profefsò la Religione Crifiiana; e prima era (la- 
ta Colonia l e Prefettura de' Romani \ e Muni- 
cipio: e negli antichiilìmi tempi fu Città degli 
Ofci, primi Abitatori dell* Italia; e fu diverfa 
dalle Città di SinuelTa , e Sueifa . 

CAPO V. 

Del Preferite Arìenzo . 

■ 
MJ edificato il nuovo Cartello d 1 Arienzo, det- 
to anche la Terra Murata , a diftinzione 
de' fuoi Cafali , con tutto il buon ordine , e buo- 
ne regole delle fortificazioni , che correano in 
quei tempi de* Normanni , nel piano 9 ed alle 
radici del Monte del Vecchio Cartello , dov' è 
il paflaggio y che da Napoli per le Forche Cau- 
dine conduce in Benevento . La Fortezza è di 
figura Pentagona , le Mura , che la circondano, 
fono di larghezza di cinque palmite iopra del- 
ie medefime vi fono i Merli 9 con una Loggia , 
che circuiva tutto il Cartello , e con buona fìm- 
metria vi fono tramezzate dieciotto Torri di 
varie grandezze, e di figure varie , tonde , qua- 
dre, e feflagone ) fìtuate fecondo le regole ri- 
chieggono; eflendovene in ogni angolo una più 
grande , e nell' angolo orientale ve n' è una di 
tutte l'altre la maggiore . Vi fono due Porte 
antiche, una da Oriente., da Occidente l'altra: 

quel- 



PARTE IL CAPO V- 3 2t 

quella, che or fi vede da Settentrione, chiama- 
ta Porta Nova , è molto moderna , ficcome an- 
ch' è moderno il Baluardo , che comunica col 
Palagio Baronale nel muro meridionale . Due 
iirade fono in mezzo al Cartello da Oriente in 
Occidente, oltre quella, che girava intorno le 
mura interiori - Sette Vichi dritti , anche pofti 
con fimmetria , che V un riguarda Y altro , baitan- 
temente larghi , e carrozzabili tramezzali le due 
lira de , e formano fedici Ifole di Calè , ove fo- 
no gli abitanti , e ìon le Cafe tutte palaziate 
con appartamenti fuperiori . Alprefente due Vi- 
chi li ritrovai! rinchiufi , uno incorporato nei 
Monirtero delle Monache Lateranenfì , e T altro 
nelle Cafe de' Contegni , e Sorice. Un' altra par- 
te del Cartello è occupata dal Palazzo Baronale, 
che avendo tirata la fabbrica fin fopra le mura 
della Fortezza , ha incorporata parte della Stra- 
da Meridionale , che girava in tutte le mura 
interiori . Vi è nel mezzo del Cartello un lar- 
ghiamo , e profondiamo pozzo d' acqua forgen- 
te per ufo del Pubblico, avendo tutte le altre 
Calè le proprie Cirterne d' acqua piovana . Il Ba- 
rone vi ha un comodo Palazzo , e nelle juura 
efteriori vi ii veggono V Imprefe d' Aragona del- 
la Famiglia Montalti . Era quefto Cartello aldi 
fuori con fortificazioni efteriori ben munito, ed ; 
ancor vi fi veggono i fegni de' Rivellini } Ba- 
luardi , e Cammino Coverto . 

Vi è una ricca , e pulita Chiefa dedicata al- 
la Santa Vergine Annunziata con foffitta , e 

S s qua- 



3 ^i DEL CASTELLO D'ARIENZO 

quadri di ottimi permeili nelle Cappelle , che 
la maggior parte fono Gentilizie de' Cittadini . 
Ha buoni Argenti , ed ottime fuppellettili , ed 
è molto ben fervita da molti Preti col Sagre- 
fiano . Mantiene colle fue rendite un Olpedale 
fuor della Terra ; ed un Banco , ed un Monte 
di pegni.. La giornal Predica della Quarefima , 
e le Domeniche dell' Avvento ,. e tutte le fun- 
zioni pubbliche fi fanno in quella Chiefa ,. come: 
Chiefa dell' Università , ed è di lei Jufpidrona- 
to , ed ha la nomina del Governatore , tuttoché 
nella Porta della Chiela vi lì a- V impreia degli 
antichi Stendardi con un Leon Rampante .. 

Gode fenza alcun fuo interetie il comodo di 
quella Chiefa un Moniitero di RR. Monache r 
che dentro la medefima vi ha il Coro \ perchè 
(per quanto ho letto nel!' altre volte citato 
manofcritto Lateranenfe ) con quefta condizio- 
ne dalla fletta Univerfità fu fondato , ove pri- 
ma era Ofpedale contiguo alla Chiefa ,. a ip„ 
Aprile 1551. con Breve di Giulio IIL fpedito 
a 17. Giugno 1550. e nella ftipula, ove inter- 
venne Gio: Guevara , allor Veicovo di S. Aga- 
ta , e Gio: Maiìimo Montalto Signor à r Arien- 
20, fi obbligò T Univerfità di dare ducati tren- 
ta T anno per ciafcuna Monaca , finché non il 
fotte fatto il pieno di rendite per lo manteni- 
mento di tutto; ed allora fu inabilita la dote 
di ducati trecento per le Cittadine , e ducati 
quattrocento per le Foraftiere, ma ora fono cin- 
quecento per le ForaiKere . 

Fu 



PARTE IL CAPO V. jj| 

Fu prima fondato quello Monaftero fotto la 
Tegola del Terzo Ordine di S, Francefco ., e per 
Fondatrice fu chiamata da un Monaftero di ìsio- 
la Suor Camilla Abignente di Sarno; e così vif- 
fero lino air anno 1620. nel qual anno mutaro-* 
no Regola con quella di Canoniche regolari del- 
la Congregazione di S. -Gio: Laterano , dette 
Rocchettine , colle Regole di £. Agoiiino, come 
tino al prefente vivono. 

Neil' anno circa 1650. ampliarono il Mona- 
fiero, racchiudendo nel medefimo un Vico , dov 
è oggi la Porta Carrefe , ed un'intera Ifola di 
Caie, che in varj tempi , e da varie perfone 
comprarono 9 e tra le quali quella della Fami- 
glia Foigieri , come ne parleremo apprefìb . 

Sogliono le Monache effer di numero quaran- 
ta : oggidì fono 27. Corifìe , una Novizia , tre 
Educande , una Organifta fecolare .-., ed undici 
Converfe . 

E' un Monifìero ricco , e comodo ; trattano ci- 
viliffimamente , ma con efemplarità , e molto 
ben fi governano . Sono Gentildonne della Ter- 
ra ; vi fono Napolitane civiliffime , e delle Cit- 
tà convicine . Non amV obbligo di Sagreftia r 
né affatto di alcun' altra fpefa negli ufficj . 

Nell'anno 1725. D. Giufeppe Romano Sacer- 
dote Secolare d* Arienzo , avendo nella detta 
Terra fondato un Confervatorio , fotto.il tito- 
lo di S. Filippo Neri , ufeirono da quelto Mo^. 
intiero per Fondatrici due Religioie.di vita 
efemplare chiamate P. Agnefe Romano , e D. 

S s 2 Fran- 



5 H DEL CASTELLO D' A RIENZO 

Francefca- Sorice \ e dopo dodici anni , che finì 
la Pontificia Difpenfa , ritornarono nel lor Mo- 
xiiftero . 

Eranvi anticamente dentro la Terra Murata 
due piccole Chiefe , oggi profanate , una dedicata 
a S. Vito, or occupata dalla Cafa de' Lettieri; 
V altra dedicata a S. Stefano , oggi rinchiufa 
nella Cafa de' Romani . 

Vi era pur anche un* altra Chiefa , ed era 
dedicata a S, Francefco, ed un tempo fu Par- 
rocchia , che poi fu trasferita nel Cafal di Vi- 
co fòtto il titolo di S. Nicola Magno , e la Ter- 
ra pafsò fotto la giurifdizione dell' Àrcipretura, 
che ci amminifìra i SS. Sacramenti, e la Chie- 
fa di S. Francefco fu abbattuta , ed ora è giar- 
dino de' Romani , e nel Mura della Porta eravi 
il marmo fepolcrale di L. Pompeo Verecundo, 
Duumviro di Sueifola riferito da Olltenio nelle 
IStote a Cluverio, e dal Muratori Rer. Italie, 
lib. x. ed altrove vedefi detto marmo traiportato. 

§. 1 

$el Convento de PP: Agoftinianì , e della Sta* 
tua della Vergine del Soccorfo. 

IPP. Agoftinianì vi anno un buon Convento, 
che fuol mantenere dodici PP. Sacerdoti , ed 
i Convertì a proporzione .E' di antica fonda- 
zione, ed anche al P. Luigi Torelli , che mi- 
nutamente fcriffe gli Annali di queir Ordine , 

fu 



PARTE IL CAPO V. 32? 

fu ignota . Fu poi quello Convento ridotto nel- 
lo fiato , come oggi fi vede- verfo Tanno 1750. 
dal P. Tornalo Bruno d' Arienzo , che ne fi* 
Provinciale . Vi è una pulita Chiefa ;• il Pala- 
gio del Barone vi ha un Coretto , che vi co- 
munica per un moderno ponte ... E' dedicata la 
Chiefa a S. Agoitino , ed in un altare vi è una. 
miracolofa Statua di legno dorata della Beata 
"Vergine-, detta del Soccorfo, alla quale con fora- 
ma fiducia ricorrono i Fedeli, eziandio da' luo- 
ghi- convicini, per impetrare la pioggia , il 
tempo fereno . Per quella Statua vi fono fiate 
ftrepi'tofe liti fra Y Univerfità , ed i Padri del 
Convento, pretendendo l'ima, e gli altri, che 
iia propria . 

Vien creduto da alcuni , che quella Statua 
folle itala portata da fopra Y antico Arienzo , 
allor quando gli Arienzani calaron nel piano nel 
nuovo Caftell'o , e che fin d' allora in quella 
Chiefa Y aveller fituata : anzi ftimano, che quella 
Convento folle più antico delio Hello nuovo Cartel- 
lo, oggi detto Terra Murata, e che quando la 
detta Terra fu edificata , chiufe nelle mura que- 
flo Convento : e quella credenza vien anche ri- 
ferita da Serafino Montorio nel Zodiaco di Ma- 
ttia , parlando propriamente di quella Statua 
del Soccorfo , ove così Y accenna ■. E quefta Ter* 
ra ( d' Arienzo ) popoìatijìma, & affai Civile, 
e fu , come vogliono alcuni , prima fabricato fui 
Monte , ove ora appari [ce il fuo Caftello con 
qualche veftigio di fabriche^ma ora vede fi in un 

fer* 



B z6 DEL CASTELLO D' ARIENZO. 

fertili/fimo .piano , non molto lungi dalla rovina- 
ta Succhia , e dove appunto comincia/i ad entrare 
ade rinomate Forche Caudine &c. Gli Agofiinia- 
:ìii confervano un antichijjima , e miracolo/a Sta- 
tua di legno dorato di Maria fempre Vergine , 
che fità fituata in una Cona 9 dipinta nel princi- 
pio del diecefiettefimo Secolo , -dall' eccellente pen- 
nello di Teodoro d' Errigo Fiamengo ., e la Sta- 
tua fi prefuppone portata dalla Montagna , dove 
fu V antica Terra d 1 Arienzo fiotto il titolo di 
S. Maria del Soccorfo . Quanto piaccia alla 
Vergine quefio titolo in ogni parte del Mondo , 
lo dimofirerò altrove con un miracolo. Neil an- 
no 1303. reggendo la Chic fa Cattolica Papa Cle- 
mente V. &c. 

Io per me ftimo , clie quello credere fia un 
errore, gemello, coir Intus Terram noviter con- 
Jìruéìam , che abbiamo efaminato: imperciocché 
'quefta Invocazione della Vergine fotto il titolo 
del Soccorfo , la quale fi rapprefenta in piedi 
col dritto braccio alzato, e nella mano impugna 
un battone in atto di difendere , e con un Bambino 
per la mano nel finiftro , cominciò nell\ ordine 
Agoftiniano nell'anno 1306. fecondo il Torelli 
nel tom. v. o nel 1303. fecondo il Zodiaco in 
occafione di una Vifione , eh' ebbe il B. Nicolò 
Bruno di Meiìina , Priore in S. Agoftino di Pa- 
lermo: a cui giacendo in letto con gravitimi 
dolori comparve la Vergine nel modo , come fi 
rapprefenta la Vergine del Soccorfo; e dilìegli, 
che idefiderava di efler invocata col titolo del 

Soc- 



PARTE IL CAPO V. 317 

Soccorfo : ed indi in poi fi dilatò per tutto l'Or- 
dine Agofriniano questa Immagine, e fi predicò 
quella Invocazione per quello miracolo, e lene 
fecero Statue, e Quadri nella figura, come ab- 
biamo deferì tta , ritrovandofene in ogni Chiefa 
Agofiiniana . Anzi edificaronfi Chiefe lotto que- 
llo titolo del Soccorfo , ed in Napoli ne abbiani 
due , fumandolo titolo dell' Ordine ,. e propria. 
dell'Ordine la divozione y ficcome 1 Domenica- 
ni del Rofario , 1 Carmelitani dell'Abitino , £ 
Francefcani del Cordone. 

Ma come gli antichi Arienzani poteroix calar 
la Statua da fopra il Monte , fé il Gattello, co- 
me abbiam veduto col coetaneo Telefino nell'an- 
no 1 135. che fu più di un Secolo, e mezzo pri- 
ma del Miracolo, era fiato da Ruggieri diroc- 
cato ? Ed un pezzo prima , che foife accaduto 
quello miracolo, la. Terra Murata era fiata edi- 
ficata, ed era fiata pofieduta per quel, che Tap- 
piamo', fin. da quel tempo dal Marchefe Bertol- 
do, da Riccardo Reburfa, e per molti anni da 
Guglielmo Stendardo > che fucceffivamente polle- 
derono quello nuovo Caftello „ 

E fé gli Àgolliniani erano fiati i Predicato- 
ri di quello miracolo , e di quefìe Statue ne 
aveano in tutte le loro Chiefe , qual bifogno 
aveano della Statua degli antichi Arienzani ì 
Quello farebbe fiato un portar acqua al mare . 

La iìefia difficoltà incontro nel credere ilCon- 
vento degli Àgolliniani d r Arienzo più antica 
della Terra Murata: perchè nel tempo, cheque- 
Ilo 



gaS DEL CASTELLO D'ARIENZO 

ito nuovo Gattello exa poffeduto dal Marchefe 
Bertoldo ( per quel , che di certo fappiamo ) 
prima dell'anno 1250. come fopra nel Teftamen- 
to dell' Imperador Federico abbiam veduto , l'Or- 
dine de' PPo Agoftiniani non ancora era flato 
iftituito ; perchè 1' Approvazione di queft' Ordi- 
ne , fecondo lo fteffo Torelli nel torri, v. fu dal 
Pontefice Aleffandro IV. a 9. Aprile 12^6. edin 
detto anno ebbero .l'Approvazione, e V Abito . 

E fé per fofìener l'antichità del Convento di 
:S. Agoftino in Arienzo prima della Terra Mu- 
rata opponeffero , che, febbene .nell' anno 1256. 
da Papa Aleffandro IV". ricevuta aveffero 1' Ap- 
provazione , e l'Abito ; ma che da più antichi 
tempi eranvi quelli, che con regole diqueftoS. 
Padre vivean difperfi da Eremiti , e che perciò 
di quèfti Eremiti effer vi potea una unione in 
quefto luogo prima dell' edificazione del Caftello . 

Ed io rifponderei , che quefto fi affermerebbe 
fenz' alcun appoggio d 5 Iftoria , neppure di ap- 
provata tradizione, e metterei fotto la confide- 
razione; qual buon gufto , e quale buona rego- 
la , e qual neceflìtà avrebbero potuto avere gli 
antichi Arienzani , che con tanto beli' ordine , 
e tante fortificazioni fi edificavano di pianta un 
nuovo Caftello, e poi in mezzo della Fortezza 
racchiudean un Convitto di Eremiti ? ed effen- 
do flato nel proprio arbitrio degli antichi A ri en- 
fimi di eleggers' il luogo del Caftello, l'avreb- 
bero edificato in altra parte , o pure altrove 
avrebbero mandato ad abitar gli Eremiti . 

(Di- 



PARTE IL C A P O V. 3 ^ 

1 Oltrecchè fé folle vero, che i vecchi Arienza- 
ni da fopra il Monte avellerò portata quefta 
Statua nel nuovo Cartello, ne avverrebbe , che 
i vecchi^ Arienzani averter faputa l'Apparizione 
del B. Nicolò Bruno prima dell' Apparizione : 
avrebbero creduto il miracolo prima dei mira» 
colo : avrebbero introdotta l' Invocazione del Soc- 
corfo prima, che la B. Vergine T avelie mani- 
feftata : ed avrebber rapprefentata la Statua del 
Soccorfo in quefta figura col baftone prima d'in- 
trodurfi le Suatue del Soccorfo in quefta Figura . 
Ben però fi può credere , che dopo edificata 
k Terra Murata; dopo iftituito l'Ordine Ago- 
ftiniano , dopo edificato il Convento , e Chiefa 
in Arienzo , o nel tempo della fteifa edificazio- 
ne , e dopo fuccefìb il miracolo dell' Apparizio- 
ne della Vergine al B. Nicolò , allora V Univer- 
sità d' Arienzo per la divozione alla Vergine per 
quefta Apparizione , avefle fatta quefta Cappel- 
la , e quefta Statua colla llgura dell' Apparizio- 
ne dentro la Chiefa de' PP. Agoftiniani. 

Io per me ftimo 1' Edificazione di quefto Con- 
vento ne tempi degli ultimi Stendardi della li- 
nea di Guglielmo , dopo V approvazione deli' Or? 
dine, e dell' Abito : fé pur non fu la Giovan- 
nella Stendardo itefla , che vi ha il Sepolcro nel 
Coro eretto per fé , e per fua Madre da Fran- 
cefco fuo figlio , facendo eziandio l' Epitaffio men* 
^iòne di pietà . Appoggio anche il mio creder 
così, perchè il Torelli nel vi. tomo de' fecoli 
Agoftiniani nell* anno 1400. riferifce una Bolla 

Tt & 



£& DEL CASTELLO D 9 ARTENZO 

di Papa Bonifacio IX* per la Traslazione di un 
Convento in Eboli; ed in detto anno era Pro- 
vinciale dell' Ordine il P. Eufiafio d' Arienzq ; 
ficchè facilmente fi può credere f che quello P. 
Provinciale, che fu coetaneo colla Giovannelia, 
che, come vedemmo, fi maritò nei 1416. avef- 
fe potuto introdurre quello Convento del fuo 
Ordine nella fua Patria. 

Gli antichi Arienzani avendoli edificato il 
nuovo Gaftello, i più facoltofi, e civili fi chiù- 
fero , e fi fabbricarmi le abitazioni dentro le 
mura ; facendolo chiaro le antiche Cafe , che non 
fon plebee , perciocché tutte anno i Cortili , e 
gli Appartamenti Superiori : V altra gente fab- 
bricò fuor delle mura , e nel piede del Monte 
deir antico Cartello y facendo una mezza corona 
nel fuo lato fettentrionale : e col tempo più mol- 
tiplicatati la gente , fon divenuti Cafali della 
ftella Terra Murata . E ftando dentro le mura 
il Palagio del Barone , e le Famiglie più nobi- 
li, e eulte del paefe, per quefta feparazione dal 
retto degli abitanti , e per la loro propria vir- 
tù , e modeliia , fono fempre viiiuti > e vivono 
difìinte, e rifpettate. 

Viveano gli Arienzani in queftó nuovo Ca- 
mello molto ftretti di abitazione al paragone di 
oggidì , e perciò molto popolata vedeafi allor h 
Terra , conofcendolì dalle porte , e portoni delle 
antiche cafe j che vi fon rimafe , e che o fon 
cadute i o fon cadenti i Perch' elTendofi le Fami- 
glie col tempo elUnte t noa iì iaa curati di ri- 

farle > 



PARTE H. C A PO W 3 3I 

farle, e le cadute , e cadentifi fono alle vicine, 
incorporate , ed ognuna delle prefenti contiene 
quattro; e cinque delle antiche, oltre ad altre 
molte , che fon ridotte a giardini . Ed effendo-, 
s' introdotto altro modo di guerreggiare , le an- 
tiche fortificazioni or più non giovano , e la 
gente di fuori della Terra non defidera venir 
a fortificarli, e chiuderli nelle mura, dove na- 
turalmente li vive più occupato dalie mura fìef- 
fe , -e dalle cafe unite , che vi fono , le quali im- 
pedifcono il goder della Campagna , Oltrecchè 
gli Antichi, eh' edificaron la Terra, ebbero mi- 
fa a tutte le difefe , ed ofFefe , che foffero po- 
tute accadere , perchè iiavano ben avvertiti dal- 
le pallate difgrazie deMoro Maggiori , che nel 
folo Monte ritrovaron il loro alita, e fìcurezza* 
e T edificaron fotto il Monte , per aver jnel vi- 
cino Monte , in cafo d'i bifogno , una ritirata : 
e perciò eziandio dalla parte del Monte fecero 
le. Torri più ìf effe , e più grandi : e quello fa, 
che le mattine d' inverno veggas' il fole un pò* 
co più tardi della lua ufeita . E fino a pochi 
anni addietro fu fempre falariato il Carrellano, 
che avea cura di chiuder la fera, e di aprir la 
mattina le porte della Terra. Ma ora, che fon 
ridotti a pochi, e poco ancor vi è , che guar- 
dare , anche quefto fi trafeura: e perciò quelle 
cafe , ove fìrettamente prima fi abitava , fi vaa 
xiducendo tratto tratto in giardini , in cafe an-i 
nelle, in cafe cadenti , ed in cafe cadute . li 
lolo Convento de' f f. Àgofìiniani - contiene . un* 

T t a ftola 



3 f£ DSL CASTELLO D' ÀRIENZQ $q 

Ifóla di antiche cafe , ed un' altra intera Ifola- 
rimpetto al Convento fan ridotta a giardino; 
due altre Itole fono occupate dalla Chiefa dell* 
Annunziata, e dalle Monache Lateraneniì , che 
anche appreflb fi fono ampliate, ed ora tratta-. 
nò di più ampliarfi , perchè an dove ; e molte 
cafe anno ora il comodo dei giardino , che pri- 
ma non aveano ; e quelle, che ltanno in piedi, 
la maggior parte fìanno chiufe una buona par- 
te deli' anno , perchè i padroni delle medeìfime 
da tempo immemorabile eziandio in Napoli an 
tenuto cafa , ove fan dimora , o con onorevoli 
impieghi altrove occupati ; e perciò fanno ufo 
di quelle lor cafe folamente nelle villeggiature; 
ed allora la Terra Murata vedefì un poco più 
popolata , come di quelle cafe qui appretto no-* 
teremo . 

§. IL 

Delle preferiti Famiglie della Terra Murata, 

e di alcune antiche cafe, che 

furono della mede/ima . 

CHiufa fla la cafa de' Valletti , dopoché D. 
Girolamo figlio di D. Carlo feniore , eilen- 
dos* in tutto ritirato in Napoli colla profeiìione 
di Avvocato , ivi generò D. Carlo juniore , il 
quale dopo aver girate molte Provincie , prima 
da Uditore, e poi da Caporuota , fi ritrova al 
prefente Fifcale della Reggia Udienza di Foggia- 
E da D. Tcrefa , figlia 4i detto D. Girola- 
mo, 



PARTE IL CAPO V.- 333 

rio, e fòrella di D. Carlo , maritata a D. Bal- 
dalfarre Maurizio nacque D. Annicca , che fa 
moglie di D. Diego Merli , Polenta tore di S. M. 
Carlo , e poi collo lteiTo impiego in Spagna . 

D. Silvio , altro tìglio di D. Carlo ieniore , e 
fratello di D. Geronimo , che anche in Napoli 
facea refidenza, maritò 1' unica fua figlia D. An- 
gela con D. Rafaele Leone , Prendente della Re- 
gia Camera , e Marchefe di Cufano , dalla qua! 
è nato D. Giufeppe Nicola , prelente Marchefe 
di Cufano , e . D. Saverio iuo fratello . 

D. Girolama anche figlia di D. Carlo feniore 
fu moglie di D. Nicolò Mondilio , dalla quale 
nacque D Orazio , Marchefe di Sailinoro . 

Chiufa fìa la cafa dei Contegni di D. Vincen- 
zo il vecchio , di cui fu figlio D. Pietro , Sacer- 
dote fecola re , che nell'anno 1709. faticò con 
D. Gaetano Argento nella materia de' Beneficj 
da conferirli a foli Regnicoli ; e perciò fu fcel- 
to ad andare in Barcellona, ove itava il Re 
Carlo III. 

Eiìendo morto Y Imperador Giufeppe , dovet- 
te il Re Carlo andar in Vienna , ove fu eletto 
Imperadore , e colà ancora andò D. Pietro coli* 
ambafceria nel 17 13. il quale nell'anno 17 ix. 
era (tato eletto dalla Città di Napoli per Segre- 
tario dell' Ambaiciata mandata in Barcellona al 
Re Carlo III. per ottener le grazie, e fra l'al- 
tre per gli Beneficj da conferirli a' Regnicoli . 

Fu lo lteiTo in Vienna molto ben conolciuto 
dall' Imperadore , ed amato dal Magnati della 

Cor- 



3 34 DtL CASTELLO D'ARIENZO; 

Corte, e nel 1717. fu fatto Agente Fifcate del ' 

Gonfìglio d' Italia con foldo di 1500. Fiorini ann. 

Nell'anno 1726. venne in Napoli incaricato, 
dall' Imperadore a porre in piedi il Banco detto; 
di S. Carlo , che poi non ebbe effetto . 

A Maggio 1732. T Imperadòr Carlo gli mandò 1 
gratis la Cedola di Prefidente Togato della Re- 
gia Camera . 

Con difpaccio dell' Imperadore gli fu ordina- 
to a fcrivere a favor del Duca di Gravina con- 
tra la fcomunica fulminata dal Vefcovo di Gra- 
vina per le impofizioni polle fopra gli Ecclefia- 
ftici . In efecuzione di tali ordini cacciò fuora 
quella dottillìma fcrittura , dove s' impegna dL 
provare , che 1 ! immunità reale per gli Ecclelìa- 
lìici è per concezione de 1 Principi , non già do 
jurc Divino ; ed eflendo così poteano i Principi 
riescali neceffarj gravare anche gli- EccìefiaitidL 
La quale fcrittura efaminata dalla Corte di Ro- 
ma fu ritrovata Cattolica , e rifpettofa verfo la.- 
Santa Chiefa , contenendo paffi della Divina Scrit* 
fura, Dottrine de' Padri , e Canoni de'Concilj. 

Fra quello mentre elfendo venute in Regno* 
Trarrne Spagnuole col Re Carlo, oggi Monarca 
delle Spagne , fu D. Pietra Contegna giubilata 
col foldo di foli annui ducati 285. eflendo fti* 
mato foverchio aderente alla Corte di' Vienna , 
Ove collantemente avea fervi to , ed allora egli 
litìrofli in Arienzo. Ma avendo prefa relazio- 
ne della fua bontà , e dottrina ; dopo pochi me- 
li fu dalla Coite richiamato; gli fu dato l'in. 

tero 



PARTE II. CAPO V. 33S 

tero foldo attraiTato , anche con gli agi , ed 
emolumenti , ed in tutto rimeiTo nel fuo anti- 
co polio. 

Fu Confultore degli affari Ecclefiaftici da trat- 
tarli colla Corte di Roma , come anche del no- 
vello Tribunale del Commercio . Formò 1' Edit- 
to generale fìampato, e promulgato a 30. Ot- 
tobre 1739» 

Fece una Scrittura prefentata al Re della 
Jnaniera di dar follievo ai Popoli. Un altro dot- 
tiflìmo fcritto , che i Beneficj Ecclefiartici de 
jure Divino, de fare Naturali, & Canonico do- 
vean conferirli ai Nazionali del luogo , ove va- 
cavano: ed il Re comandò, che fi folle {ram- 
pato a fpefe del fuo Erario . Ma eflendo poi 
ieguito il Concordato , non fi diede alle ftam- 
pe . E nel tempo dello frefìb Concordato fece 
molte Confulte , e molte altre ancora in altre 
occafioni , e ne lafciò molti Tomi originali . 

Negli ultimi anni iliede fempre giacente in 
letto con podagra , che fin dall'età giovanile 
avea patita; ma ebbe fin all'ultimo la mente 
frefca , e la memoria felice . Morì d' anni 68. 
in Portici nell'anno 1745. e fu fepolto nella 
■Chiefa de' Gefuiti . 

Fu fuo fratello minore D. Marcantonio, che 
in varie Provincie girò 18. anni prima per 
Uditore, e poi da Caporuota : poi ritifofs' in 
-Napoli, dove prefe moglie; e Fon fuoi figli £>. 
Gennaro, Sacerdote fecolare , e D. Vincenzo 
applicato ai Tribunali di Napoli, ©ve fan re- 
•fideaza. Chiù- 



S*r. 



DEL CASTELLO D 1 AKTENZO ; 

Chitìfà ftà la Cafà de' Carfora del Dottor D; 
órlo feniore , che fu Padre del Dottor D. Le- 
lio, e quelli fu padre del Dottor D. Aniello, 
•di cui fon Figli D. Carlo juniore , e D. Giù- 
feppe, ambidue accafati in Napoli , òv'eferci ta- 
llo la profeiììon d' Avvocati unitamente con D. 
-Domenico, e D. Girolamo, Sacerdote fecolare 
loro Fratelli . Il Dottor D. Cailo accafato con 
D. Nirginia di Corduba non ebbe prole , D. Giu- 
seppe ha un piccol fanciullo D. Anielio , come 
$ Avo , chiamato . 

D. Francefco Carfora , altro figlio di D. Le- 
lio nel 1734. ebbe il Governo di Pozzuoli ; il 
qual terminato fu fatto Uditor generale degli 
Stati Farnefiani in Ortona a Mare, e dopo due 
anni fu Giudice della G. C. della p Vicaria Ci- 
vile;^ paflato un anno di efercizio in detta 
carica, nell'anno 1738. andò per Prefide nella 
Provincia di Lecce colla graduazione di ConlV 
^lie^re del S. R. C e da colà pafsò colla fìefla 
carica di Prefide in Lucerà , e poi in Catanza*- 
ro , donde ritornò in Napoli 7 e ripigliò la carir 
-ca di Giudice di Vicaria colla fuddetta gra- 
duazione . Nell'anno 1748. fu fatto Configliere 
d 1 efercizio, e nel 1758. fu Caporuota della Vi- 
caria Criminale , e dopo due anni con fua fup- 
plica tornò nel S. R. C. , e fu Sopraintendente 
di molte Cafe magnatizie , e Delegato de'. Cambj . 
Finalmente neir anno 1765. nella fua .età d'an- 
ni 6 5 . morì Decano del S. R. C. di £. Chiara, 
e fu fepolto nella. Congregazione dejla Croce di 
S. Agoltino, dov'era Fratello. Chiù- 



PARTE IT? CAPO V.>- $tf 

Chiufa ftà la mia Cafa , che in me fi eftin- 
gue , dopo accaduta 'già la morte di D. Silvio, 
mio nipote , che meco coli' impiego d' Avvocato 
dimorava in Napoli , ove fo la mia relìdenza . 
Fu egli Figlio del Dottor D. Onofrio , mio 
Fratello^, e* fu Nipote del Dottor D. Clemente, 
mio Padre . Fu iuperftite D. Terefa Lettieri , 
mia Nipote , ancor J ella Figlia di D. Onofrio , 
maritata col Dottor D. Giacomo Falco , e fu 
Ava di D. Onofrio , e D. Bartolomeo , ancor; 
Ragazzi. - i 

Sta incorporata colla mia Cafa quella , che- 
fu della Famiglia Marletta , che lì eflinfe nel 
P. Gabriele , del quale così fcrive Nicolò Top- 
pi nella Biblioteca Napolitana : Gabriele Mar* 
tetta d' Arienzo dell' Ordine de f Predicatori , Fi- 
fyfofo , e Teologo , ha dato alla luce fette Vo- 
lumi ih ottavo foglio con quejli titoli: Commen- 
tariorum , feu Scholajìicarum Controverfiarum ad 
primam partem D. Thomce , Tomus primus , Au- 
rore F. Gabriele Marletta , Argentino , Nea^. 
polii ani Regni , Ordini s Prjzdicatorum Congrc-i 
gationis Sanitatis , Neapoli apud Cajìaldum 1662., 
Tiene per le mani due altre Opere , che già fo- 
no approvate per darle alle Jiampe , tam in pri- 
fnam Divi Thomce , quam in fecundam fecundz 1 

Altre cafe cadute , ed incorporate colla mia 
cafa, fon ridotte a Giardino, ove ^là la Colon- 
na milliaria , che riferimmo. , ~ 

Sta dentro la Terra la Famiglia di D. Carni!* 
lo Lettieri , Figlio di ! D. Cito, : ed ih*, lido ti* 3 

Tv .Qiar-. 



-T 



j 3 fr DEL CASTELLO D'ARIENZO^ 

Giardino la caduta cafa , che fu dell' antica Fa- 
miglia de Majo , rimpetto la fua Cafa . 

Fu di Camillo Marchefe , famiglia eftinta la 
cafa, .ch'or lì poffiede da D. Vincenzo Morgillo 
con giardino di cafe cadute . 

Abita ora il Dottor D. Carmine felici nella. 
cafa i che fu della Famiglia Bonelli , ora eftin- 
ta , difcendenti de' Bonelli di Barletta , che per 
molte generazioni abitaron in quefta cafa ; enei- 
T Archivio di S. Agata ritrovai! una Bolla di 
?apa Pio V. deiranno 1569. di Collazione del 
Benefìcio Parrocchiale di S. Angelo a Palombara 
a favore di Scipione Bonelli f come altrove ab- 
biam detto : e quefta cafa eziandio tieu Giar- 
dino di cadute cafe. 

Tiene a Foreftieri affittata la fua cafa D, Ago* 
fìino Sorice , Figlio di D. Francefcantonio 4 per- 
eh' egli rifiede in Napoli : ficcarne anch' io hq 
affittata un 1 altra mia cafa a Foreftieri . 

Con impiego di Avvocati fan cafa in Napoli 
D. Berardino , e D. Francefco Roftetti , Figli 
del Dottor D. Domenico,- e Nipoti del Seniore 
Dottor D. Nicola , ìAvvocatp Napoletano , che 
prefe moglie in Arienzo. Ed il giovine D. Ni- 
cola , Sacerdote Secolare , e terzo, Figlio di D. 
Domenico, dopo i Vicariati di Capaccio , dì 
Gallipoli , e di Sora , fu Vicario Apoftolico di 
Bojano, e Vicario in Capua , ed è ragionevol- 
mente per gli fuoi meriti ora Vefcovo di Bo- 
rano . 

Jid akii fi appigiona la caia della Famiglia 

Mar- 



PARTE II. CAPO V. &$ 

Martenifi di D. Silvio , e D. Gio: Maria , e lì 
eftinfe queft' antichiffima Famiglia in D. Sil- 
via , Madre di Monfìgnor Puoti , Areivefcovo. 
d'Amalfi, e de' Tuoi Fratelli. 

Tra 1' altare cafe incorporate in quella vi è 
quella della Famiglia Ciotto , della quale fu il 
P. Romualdo , molto rinomato ne' fuoi tempi , 
ed il Toppi così ne fcrive : Romualdo Cioffo 
d' Arienzo , Domenicano, Figlio del Convento di 
S. Spirito di Napoli , Filofofo , e Teologo emi- 
nente , lejfe per ventitre anni in diverfi Conven- 
ti , e fu per fei anni Reggente nel famofo Con- 
vento del Monte di Dio di Napoli, Vanno at- 
torno i fuoi Jcritti di Teologia apprejfo gli Jìu- 
diofi . Si tiene ancora ad altri appigionata un* 
altra cafa , che fu della Famiglia Mirabile ; e 
fu di quella Famiglia il P. Fulgenzio d' Arienzo, 
Agostiniano , di cui fcriffe il Toppi : Fulgenzio 
</' Arienzo Agojliniano diede alla luce De verbi 
Dei Incarnatione Sermo . Ex Typographia La- 
zari Scorigli 161^. in 4. 

Vi è dentro la Terra altra cafa , ed altra Fa- 
miglia Marenilì anche antica , e civile , e lì efìin- 
gue con D. Fabrizio , attuai Canonico , e Te fo- 
riere nella Collegiata di Arienzo; e con quella 
vi fono molte altre antiche cafe incorporate. 

Sta quali difabitata la cafa della fu Flavia de 
Ferrellis , e pallata in altre Famiglie . £u quefir* 
delle antiche Civili della Terra , e -ve n' è an- 
cora un ramo nel Villaggio detto la Cementa ra. 

Vi è dentro la Terra porzione della Famiglia 

Vv 2 de 



546 DEL CASTELLO X)' ARIENZO àr 

de Nuptiis del fu Marco Cefare, che nell- am*q 
172*1. mori d'anni 104. Dicea, che affai più po- 
polata prima era la Terra Murata , e che avea 
fentito da' fuoi maggiori , aver abitato prima 
dentro le mura fino a cinquecento perfòne . Que- 
llo uomo fin all'ultimo anno di fua vita fu fem* 
pre fano di mente , di corpo , e di buono appe- 
tito. Nella Pestilenza del 1656. dormì con fua 
moglie ', che avea il Bubbone , del quale quella 
morì , fìccorile morì tutta la fua numerofa Fa- 
miglia , ed egli ne reìla falvo , Unitamente con 
un fuo Compagno furono morii ambidue da un 
Cane arrabbiato: morì arrabbiato il fuo Com- 
pagno , ed egli non ebbe male alcuno . Morì di 
Catarro , che fu il primo , e l 1 ultimo , eh' ebbe 
in fua vita . Fu celebre Cacciatore , e dicea 5 
che quei monti d' Arienzo , che ora fon tutti 
coltivati -, ne' tempi della fua giovinezza eran 
bofeofì 9 ed eravi anche cacciagione di Animali 
felvaggi. E. raccontò a quefto propoli to, eh* ef- 
fendoli una fera fparfa voce per la Terra , ch'era 
comparfa in un Bofco d' Arienzo una Porca fel- 
vaggia con cigna lotti apprettò , ftabilì egli con 
alni Cacciatori di andar la mattina nel Bofco 
per cacciai la. Furono egli, ed un fuo compagno 
i primi nel deitinato luogo: ove appena giunti 
neir albeggiare , ed a lume di Luna videro fopra 
un vicino Colle la Porca con cinque cignalotti 
appretto tra grandi , e piccoli ; ma non ettendo 
a tiro, e non avendo cani , non poteron tira- 
le , e riigiveron di andar per altra via ad in- 

co»- 



FA R T E IL C A P O V. H f 

contrarla; e mentre andavano, vider la Porca, 
che non molto lungi da loro attraverfaya lo 
fìretto viottolo , per dov' elfi andavano . Egli , 
ch'era più vicino , ed a tiro , ritrovava!! un. 
pizzico di tabacco tra le due dita , e parendo- 
gli peccato di perder quel poco di tabacco , vol- 
le prima fucchiarfelo ; intanto pafsò la Porca, 
ed un cignalotto . Importatoli egli , pafsò il fe- 
condo cignalotto: ma perchè quello era il più. 
piccolo di quelli, eh' ei nel Colle avea veduti, 
non volle tirargli , afpettando gli altri , che già 
fentiva , che venivano appreso : ed in fatti il 
terzo cignalotto , che venne , avendo appena cac- 
ciato il grugno dalla fratta, fi accorfe di lui , 
e dandos' in dietro , e fuggendo portò feco la 
Forca , e tutti gli altri , e fi allontanaron tan- 
to , ch'efiendo coi cani fopraggiunti gli altri 
Cacciatori , non poterongli mai più raggiungere . 

Fu D. Giufeppe fuo Figlio , nato dalla fe- 
conda moglie , e di coftui è Figlio D. Carlo , 
Canonico della Collegiata , e D. Nicola Sacer- 
dote , ed anche D. Marzio accafato , che ha 
un fuo Figliuolo D. Fabio : vi fono altri figli, 
e nipoti di D. Giufeppe , ma abitano fuori del- 
le mura, delle quali parliamo. 

Con quefta caia fta unita quella , che fu del- 
la Famiglia Agofto,ora eftinta in Arienzo . Uà 
ramo , che da più di un fecolo addietro andò 
a far cafa nella Città di Caferta , ivj fi man- 
tiene con proprietà , Tiene quella cafa Giarda 
fco , e eafe cadute , 

Tra 



342 DEL CASTELLO^ ARIENZO; 

Tra le cafe de' Contegni , e Roifetti , vi fu 
la cafa degli Alonfi. : -ed effendofì quella antica 
Famiglia eftinta § gli ultimi eredi di quella ca- 
fa per via di Donna furono i Lettieri di Ma- 
rio , che alienaronla , e fa divifa tra i detti 
Contegni , e Roifetti . Gli Alonfì di Arienzo , 
che teneano cafa eziandio in Napoli, contraffe- 
ro matrimonj molto onorevoli, da lino de' qua- 
li nacque D. Clemente , che per la fantità di 
vita non ifdegnaron i PP. Teatini di Napoli di 
defiderarlo , e riceverlo nella loro Religione . 
Quefto P. D. Clemente vifTe ne' tempi della Ve- 
nerabile ferva di Dio , r Suor Orfola Benincafa , 
alla quale ei premorì, e fu r autore ^ e Condi- 
tore del Ritiro, che or iì chiama in Napoli il 
Ritiro di Suor Orfola , dove con tanta efem- 
plarità , e rigore fi ritirano , e vivono le Don- 
zelle fotto la direzione de' PP. Teatini . Ne ri- 
feriremo in accorcio quel , che più diffufamen- 
te ne fcrive Gio: Bagatta nel cap. 27. della 
Vita della Venerabile Suor Orfola Benincafa : 
Furonvi a tempi della nojìra Madre Orfola il 
JP. D. Clemente Alohjo , uomo d y integerimma bon- 
tà , e virtù , ed il P. JD. Francefco Olimpio y 
di cui fi fono formati i Procefi per la Beatifi- 
cazione: fece il Primo più volte iftanza ne ^Ca- 
pitoli Generali ^ acciò gli foffe còncejfo qualche 
luogo 'di ritiramento nella Religione , ove lonta- 
no da qu^lfivoglia penfierc delle cofe terrene , po- 
ìlffe attender con tutto lo fpirito agY intcreft 
dell' anima . Ebbe però egli.fempr* U rifulf* ^ 

forfè 



PARTE IL C A P Q V. 342 

forfè perchè fi ima/fero neceffarì o , che ognuno , 
ed egli principalmente , cK era d' efemplarifiìma 
vita , s impiega/fé nella vita attiva . Pruccurò 
detto P, D. Clemente perfuade re le Vergini della 
Congregazione della Madre Or fola , andando egli 
frequentemente a far qualche fermone , e ragiona- 
va fpe/Je volte di quefii fuoi fentimenti , e per- 
fuadevala tratto tratto a far , che ancor le fue 
Vergini ad un tale , e sì fatto ritiramento fi ap* 
plicajjero . Ciò fece egli più frequentemente Vant- 
ilo 1610. poco prima, eh' egli morijje , nel qwal 
tempo ogni volta , che fi trasferiva al Monifte- 
ro , e parlava colla Madre Orfola ,.prefenti al- 
tre Vergini perfuadev al a a far vicino a quel fuo 
monafiero una Cafa , Romitaggio , ove fi riti- 
ra/fiero alcune Vergini a vivere una vita al tuU- 
■to contemplativa : e continuava fempre il -P. I)\ 
Clemente a ragionarle di queflo S. Eremo &c. 
Morì in SS. Apottoli di Napoli con fama di 
gran Santità , e fu in feparato luogo fepolto . 
Neil' ampliazione del lor moniitero , che fece- 
io le Monache Lateranenfi d'Arienzo nel Vico , ed 
Ifola di Cafe , che racchiufero, ficcpme ricavati dal- 
;le loro Scritture , eravi la Cafa. de': Fulgieri , antir 
chiifìma Famiglia, elìinta nel 1730. in D,.Giu- 
feppe , che fu prima ammogliato , e poi Sacer- 
dote Secolare ; ed era Conlervatore delle, più an- 
tiche Scede, e Scritture del Paefe : che forfè fu 
Ramo di. qu«fti della Terra Murata r abitai 
poi fuor delle mura nel Cafale della CamcJiara. 
Nella Biblioteca di S. Angele a Nido di Napo- 
li, 



§4* r ^EL CASTELLO D'ARIENZO' 
Ai, iie' manofcritti , fcanzia i. Jet. K. n* 2; p; 
11. vi è una fcrittura deiranno 1183. eftratta; 
dall' Archivio della Santifìlma Trinità della Ca- 
va , colla quale Falcone vendè un Territorio 
Joanni Clerico 5 fAio quondam Madìi Fulgerii , & 
cognomento de Argentio «, Jilii quondam Danieli*. 
Se quefto Madio Fulgieri , che fi nomina 
nella Scrittura , fu de' Fulgieri , che avean la 
Cafa or rinchiufa nel moniftero delle Lateranen- 
fi , ne feguirebbe , che la Terra Murata vi era 
già nell'anno 1183. e concorderebbe colla noftra 
opinione , che fu edificata ne' tempi del Re 
Ruggieri } d al più tardi nel tempo del Re Gu- 
glielmo il Malo , fuo Figlio , come fopra di* 
cemmo . < 

■ Neil' Ifoia di Cafe , che ora è tutta Giardino 
de' PP. Agofìiniani , vi fu la Cafa della Fami- 
glia Migliare!! ora diinta , della quale fu Gio* 
Domenico . jsjel primo libro dell' Aggiunta , o 
vero Terza parte del Compendio dell' Moria d| 
Napoli di Tommafo Cotta, ove raccontali T Af* 
fédio dell' Ifola di Malta , fatto da' Turchi netf 
anno 1563, e la liberazione della medefima per 
lo foccorio portato da D. Garzia di Toledo ; 
V Autore dopo aver riferiti li nomi de' morti, 
fa poi onorata menzione de 1 vincitori rimalli 
vivi ; e tra efli del fuddetto Gio: Domenico 
Migliarefe. Eccone il racconto: Gli altri mede- 
finamente Regnicoli , che fi ritrovar on in quel 
famofo Affedio, e vi rimafon vivi, acciocché per 
lo twenire fi confervi l'onorata, memoria d y ejjì ':, 

furo* 



PARTE IL CAPO V. 1 345 

furono ì fequenti : D. Francefco de Ghevara , 
ffingenz.pt e Gaf parrò d' afflitto , D. Co/tantino 
Ca/iriota, Giulio Cd/are Malvicino , Marcello 
Ma/ir ilio, D. Geronimo Ruffo &c. per Jone tutte 
nobili/fune. Vi fu ancora Gio: Domenico Migliai- 
refe d' Ariehzo , che altri per errore han chia- 
mato Gio; Gironimo : e fi trovò in S. Michele 
per Luogotenente della- Compagnia di Fra Agu- 
/lino Ricca , il qual era infermo , avendo io ve- 
date Scritture , che di tal fuo fervigio fanno, 
molf onoratamente fede . 

Abitano dentro la Terra i Romani , antica 
Famiglia , e civile , ora in due diramata . Quel- 
la di D. Lelio Romano , Figlio del Seniore 
Dottor D. Salvatore , e Padre del juniore D. 
Salvatore ammogliato , e del Clerico D. Garlo , 
tiene antiche Cafe alla tua annette, e Giardino, 

1/ altra Famiglia è del Dottor D. Gaetano 
Romano , Figlio di D. Domenico . Anche Figli 
di D. Domenico fono t). Antonio , Arciprete 
della Collegiata , e D. Pafcale Canonico . .Tiene 
molte antiche Cafe alla fua annefle . 

Comunicava per una Loggia col Palagio dei 
Barone un Appartamento feparato , chiamato il 
Palazzotto , con belliflìme Pitture a frefco di 
Belifario, rapprefentanti le azioni di Diomede- 
Carafa, allorché nell' attedio di Napoli del Re 
Alfonfo egli entrò nella Città per 1* A equi dot- 
to : ma eilendo dirupato V edificio , 1' an ridot- 
to ad un appartamento per ufo del Governado- 
re Locale nel 1770.. e fotto a quello vi an fat- 



34 6 DEL CASTELLO D' ARIENZO. 

te le carceri , che prima ftavano (otto la Log- 
gia grande del Palagio , e 1' antiche carceri an 
ridotte a baffi terreni con le Porte dentro , e 
fuori le mura, ove fi fa il Mercato. 

Chiufa Ita la Cafa de'. Puoti di D. Gio: Ma- 
lia , Figlio del Dottor D. Nicola , e Nipote del 
Dottor D. Antonio , eletto nell' anno 1770. Giu- 
dice della G. C. della Vicaria Civile morì a . . 
Ottobre 177. . e fu fepolto nella Chiefa della 
SS. Annunziata , dove fi vede il fuo mezzo bu- 
llo di marmo con quella Ifcrizione . 

JOHANNI. MARI«. POTO 

JVRIS. CONSVLTO. NEAPOL 

POLITIORIBVS. LiTTERIS 

MORVM. ELEGANTIA . ET . VITM. PROBITATE 

SPECTATISSIMO 

QVI. OB. INTEGRITATIS. ET. SAPJETIÉ. FAMAM 
DIVTVKNIS. CAVSSARVM . PATROCINIO. SIBI. PARTAM 

vTviR. LITIBVS. IN . M. C. DIIVDICANDIS . CREATVS 

EAM. JVSTITLE. COMITATIS . 

ET. ABSTINENTl/E. LAVDEM . EST . CONSECVTVS 

VT. ETIAM. II. Q.VF. CORAM . IPSO. CAVSSA. CADERENT 

IN EIVS. SENTENTIA. LIBENTER . ACQVIESCERENT 

HE1C. IN. PATRIA 

QVO AVTVMNALIBVS . FERIIS. SECESSERAT 

MAIORVM. HONORVM. CVRSV. INTERCISO 

OBIIT. XI. KAL. NOV. ANN. CIDIOCCLXXII 

ANNOS. NATVS. LXI. MENSES . XI. DIES. IX 

HVIC. ANTONIVS. ARCHIEP. AMALPHITANVS 

FRANCISCVS. METROP. ECCLES NEAP. CANONICVS 

PHILIPPVS. IVRIS. ETIAM. CONSVLTVS 

FRATRES. MERENTISSlMI 

ET. ALEXANDER. FILIVS . NATV . MAXIItfVS 

MUNVMENTVM. IN. GENTILITIO. SACELLO 

PONI CVRARVNT 

Que- 



P A R T E IT. C A 1» O V. 347 

Quefta Famiglia da più di tre fecoli ha avuto 
in buona parte degli anni Tua dimora nella Ter- 
ra d' Arienzo . Dilli in buona parte degli anni, 
poiché non pochi della detta Famiglia anno 
avuto fempre l'educazione, e l' iitituzione alle 
lettere in quella Capitale , e perciò vi an fat- 
ta ^uafi continua dimora : contandos' in elfa 
Famiglia fette generazioni di Dottori nell' una, 
e nell'altra legge, e tutti amici, e benemeriti 
delle lettere; tanto che AleiTandro Puoti , Bi- 
favo d' eflb D. Gio: Maria , mentre facea la 
profeilione d'Avvocato ne'Eegj Tribunali di 
Napoli , ebbe in dono le Opere di Francefco 
d' Andrea , e di, Francefco de Petris , che fi 
confervano nel fuo Studio colla memoria di tal 
dono notatavi nel foglio bianco , che precede ai 
Titoli dello fteflb fu Dottor AleiTandro Puoti , 
Figlio del Dottor Cefare Puoti . 

Dal tempo , in cui fi cominciò a leggere ne' 
Contratti Stipulati in detta Terra , che la det- 
ta Famiglia avea colà Cafa aperta di dimora , 
fi argomenta, che tal Famiglia foiTeiì là con- _ 
dotta , o dal vicino Feudo , e Terra , di Caftel 
Puoti , e dalla Città di Pozzuoli unitamente 
colla Famiglia Migliarefe , che da tal tempo 
anche s' intefe permanente, e dimorante colà in 
Arienzo . E perchè amendue le dette Famiglie 
eran di Gentiluomini di Pozzuoli., ove rimafe 
1' altro ramo della Famiglia Puoti , da cui nacque 
nella line del palTato fe.colo Luca Puoti , poi 
ConfigUere di efimia prudenza , e probità , per- 

X X a Ciò 



34 8 DEL CASTELLO D' ARIENZO . : 

ciò fi crede , che abbiano dalla detta Città di 
Pozzuoli trafmigrato in Arienzo in tempo ap- 
punto , che Marino Boffa , altro Gentiluomo- 
di Pozzuoli , e Configliele della Regina Giovan- 
na IL diventò marito di Giovannella Stendar- 
do , che fu Signora del Feudo , e Terra iuddet- 
ta d' Arienzo . Quindi vedefi , che nella fine del 
1LV. Secolo , e ne' principj del XV L ne* Con- 
tratti ] che faceanfi da detta Famiglia Puoti , 
così nel Coitituto loro, come nel corfò decon- 
tratti mectefìmi li denominavano coli' appellati- 
vo di Nobili , il che rilevali da molti de' con- 
tratti fuddetti . 

In detta Famiglia fi vedono anche godute 
molte Dignità Ecclelialtiche . Fin da tempi di 
Papa Aleliandro VI. fu fuo Prelato domelìico 
Monfignor Gafpare Puoti , come rilevafi dal re- 
gistro de' Cubiculari Intimi del detto Sommo 
Pontefice , che fi conferva in forma autentica in 
Cafa di detti Puoti; i quali ritengono tuttora 
il Ritratto del detto Prelato , il quale fu quel 
deifo, che più volte vedefi nominato nella vi- 
ta del Duca Valentino in molti accidenti oc- 
coriì all' anzidetto Sommo Pontefice . 

In quefto corrente fecolo contemporaneamente 
ne ha avuti due , cioè Monfignor Alefìandro 
Puoti , Figlio del Dottor D Antonio , eletto 
Veicovo di JVlarfico nel 1733. e finì di vivere 
in Agofto 1744. e ila iepolto nella Chiela dell'An- 
nunziata d'Aiienzo, ove leggeii quella iicrizione: 

V. 0. M. 



PARTE IT. CAPO V. 

D. O. M. 

ALEXANDER POTVS V. T. D. ANTONU FILIVS 

EIDEMQVE MORVM SUAVITATE DOCTRI 

NA AC PROBITATE SIMILLIMUS 

IN ECCLESIIS LARINENSI MELPHlTENSI 

ET CAMPANA 

VICARIATV GENERALI FVNCTVS 

TANDEM EPISCOPVS MARSICENSIS 

HEIC VBI V. I. D. ALEXANDRI EIVS AVI 

RELIQVI^ IACENT SITUS EST 

V". I.D. NICOLAVS FRATER ET lOHAN. MARIA 

NEPOS MEMORIAMM^RENTISSIMI P.P. 

VIXIT ANNOS LXVI. SEDIT XII. OB. DIE III. 

AVG. MDCCXLIV. 

L'altro è fiato Monfignor D. Giufeppe Maria 
Puoti , altro Figlio di D. Antonio , il quale fu 
dichiarato Prelato Domeftico , Camariere Segre- 
to , e Segretario di Ambafciata di Papa Bene- 
detto XIV. nel 1740. dopo eiTere fiato per mol- 
to tempo prima Bibliotecario di ftudio di eftb 
Pontefice , allora Cardinale . Morì in Arienzo , 
e fu fepolto nella Gliela dell' Annunziata nel- 
1' anno 1762. 

Ambedue gli anzidetti Prelati furon Fratelli 
del Sacerdote D. Cefare Puoti , molto beneme- 
rito delle lettere, ed infigne nella matematica, 
che morì nel fiore degli anni fuoi , e trovafì fe- 
polto nella Chiefa de' Chierici Regolari Minori " 
detta la Pietra Santa con ifcrizione in una La- 
pide Sepolcrale , che leggeri nell' arco , che con- ; 
duce alla Porta piccola di ella Chiefa, verfo i! 

lar- 



35 o DEL CASTELLO D' ARIENZO : 

largo , che Ita avanti al Palazzo de' Principi di 
Arianello. 

Ha eziandio oggigiorno quefta famiglia Mon- 
fìgnor Antonio Puoti , eletto Arcivefcovo di* 
Amalfi nel 1758. infigne per la pietà , e per 
la modeftia de' faoi coftumi . Ed ha pure il Ca- 
nonico di quefta Cattedrale di Napoli D. Fran- 
cefco Paolo Puoti , Giudice ordinario di quefta 
Curia Arcivefcovile , Vicario , lì a Giudice De- 
legato delle' Caufe de' Monaci , e Frati , la cui 
cognizione oggi è predo Y Ordinario giufta l'an- 
tica pratica della Chiefa , di cui lì è ravvivata 
T offervanza per provido falutare ftabilimènto 
dell' Auguftiflìmo Re N. S. V ultimo di quMU 
Fratelli, chiamato D. Filippo efercita ne' Tribu- 
nali con fomma gloria la profeilìone di Avvocato. 

La ftefla Famiglia de' Puoti ha avuto un Mo- 
naco Camaldolefe Eremita per nome Don Seve- 
ro Puoti di efemplarillìma vita ; e morì in con- 
cetto di Santità ; tantoché lì tiene da que' Pa- 
dri in luogo didimo , e come in depolìto per 
alcuni prodigi , che fece dopo la fua morte, co- 
me raccoglieli dalla Fede autentica del Regi- 
fìro de' morti de* Padri di tal Ordine . Ed un 
zio della Madre di detto D. Gio: Maria , per 
nome il Padre D. Clemente <T Alonfo , Religio- 
fo Teatino , dopo una vita caftiflìma , e pia 
morì nella Cafa de' SS. Apoftoli di quefta Cit- 
ta in concetto di uomo di efemplariffima Cri- 
ftiana Pietà f come dicemmo nella Famiglia 
Alonlo , 

Vi 



PARTE IL C A P O V. 351 

Vi è altra Famiglia Puoti del Dottor D. 
Alfonfo , anche antica , che eziandio da Pozzuo- 
li dicono discendere . Fu dettò D. Alfonfo fi- 
glio di D. Carlo , il quale dopo aver esercitate 
le Regie Giudicature di Somma , Gaeta , ed 
Averla fu mandato Uditore in Lucerà , poi per 
CaporUota in Cofenza : col quale impiego ia 
molti anni girò molte Provincie , finalmente 
da Trani ritornato in Lucerà da Caporuota fi- 
nì di vivere a 8. Aprile 1759. 

Fu detto D. Carlo figlio del Dottor D. Al- 
fonfo feniore , che contava nella fua famiglia 
lunga ferie di Dottori. Vive D. Tomafò fratel- 
lo di detto D. Carlo, ed è Primicerio della Col- 
legiata di Arienzo . Gira ne' Regj Governi D. 
Giovanni fratello di D. Alfonfo . 

E' ramo di quefta Famiglia il Sacerdote Se- 
colare D. Giofeppe , figlio di D. Gafparè , ed 
abita nella Terra Murata nell' antica cafa di 
quefta famiglia ; ed il fopradetto D. Alfonfo 
abita in una cafa di campagna nel Villaggio 
della Nova . 

Vi fu altra Famiglia Puoti , che fi éftinfe 
nel Dottor D. Antonio , che fece fempre fua 
dimora in Napoli colla profeflìone d' Avvocato . 
Fu fua erede D. Anna Umani Ferramofca di 
Chieti , fua moglie , e per via di donna né pof- 
fiede ora la cafa D. Maddalena Siciliano, mo- 
glie di D. Francefco Falco rìmpetto le RR. 
Monache Rpcchettine. 

Abita ora , e poiEede D. Gennaro Letterefe 

la 



3S% DEL CASTELLO D'ARIENZO 

la Cafa , che fu di D. Alefandro Lettieri ; il 
quale applicatoli alla milizia ne' tempi del Re di 
Spagna Carlo Secondo , fu mandato in diandra; 
dove effeiidofi portato valorofamente anche col- 
la protezione della Marchefa di Torrecufo , 
che da Cameriera Maggiore ferviva nella Corte 
di Spagna , afcefe . al grado di Colonnello nel 
Reggimento di Parma ; e poi eflendo frato da- 
to il detto Reggimento al Conte Marazzani , 
fu fatto egli Brigadiere . Ivi contraile nobili f- 
fimo matrimonio , e generò D. Domenico , il 
quale col grado di Tenente venne in Italia nel 
Reggimento Borbpne col Re Carlo oggi Monar- 
ca delle Spagne. Militò in Bitonto , in Lom- 
bardia , ed in Velletri , ed afcefe al grado di 
Comandante del Reggimento Borbone di Fan- 
teria . col grado di Tenente Colonnello. 

Fu poi mandato per Prefide ; ove per jnolti 
anni ha girate quafi tutte le Provincie gol det- 
to impiego; ed oggigiorno è Prefide in Monte- 
fufco, ed ultimamente è flato fatto Marefcial- 
lo di Campo . 

Ha quattro figli mafchi , tutti impiegari in 
onorevoli pofìi nella milizia . Tre Capitani ; uno 
in Spagna ; due in quefto Regno di Napoli 5 
uno Capitano nel Reggimento di Borbone , Y al- 
tro nel Corpo degl' Ingegnieri , e '1 quarto , Te- 
nente nel Corpo^ medeiìmo. Una femmina è mo- 
glie di un Colonnello del Reggimento del Re 
di Cavalleria . 

Nelli Cafali, e Villaggi d'Arienzo vi fono 

tuoi- 



PARTE IL CAPO VI. 3S3 

molte Famiglie anche antiche, e civili di Dot- 
tori , Medici , Notari , e beneftanti . 

CAPO VI. 

» 

Dei Cafalì della Terra d* Arienzo . 

QUelle Famiglie , che calate dall' antico A- 
rienzo , ed ediiìcaron fuori della Terra 
" Murata , efìendoiì moltiplicate appoco ap- 
poco , crebbero in Calali . Quefti Cafali , fecon- 
do vengon nominati da Scipione Mazzella , da 
Gio: Magini , da Cefare d'Engenio, da Errico 
Bacco , dal Summonte , ed altri , fono Cumella- 
ra , Capo di Conca , Caj aniello , S. Felice , Ca- 
ve , Talanico , Vico , e la Nova , detto anche 
da alcuni Figliarino. 

Il Cafal della Cumellara , or detto ancora Ca- 
mellara , Ila vicino , ed all' Oriente della Terra 
Murata . Qui fra l' Arcipretura , eh' è la Chiefa 
Madre , fotto il titolo di S. Andrea Apertolo , 
ed amminiltra i SS. Sagramenti eziandio den- 
tro la Terra Murata , ed è Jufpadronato del 
Barone . E' anche Collegiata Infignita , eretta 
neir anno 1726. con Refcritto di Grazia a pie 
di Supplica dell' Univerfità dal Pontefice Be- 
nedetto XIII. nel fuo paiTaggio per andar a Be- 
nevento , del tenor feguente : Ex audientia San- 
ilijjfimì die quarta menfis Aprilis 1726. Sandif- 
fimus annuii juxt a petita , & mandavit , quate- 
nus Dominus Epijcopus utatur jure fuo 9 & pra~ 

Y y xi 



3^4 DEL CASTELLO D'ARIENZO. 

xi a S. Sede habita in erezione duorum Colle- 
gio rum , riempe Vitulani 9 & S. Georgi i de Mon- 
ioaea in ejus Dicecefi Beneventana , etiam quod 
ad unionem petitam Cappellarum , & Archipre- 
sbyteratus . E ciò fu in tempo di Muzio Gaeta, 
Yefcovo di S. Agata, che creò detta Collegiata 
neir anno 1727. Si fece il pieno delle rendite 
per lo mantenimento coli' unione dell' Arcipretu- 
ra , e di dodici Cappelle laicali , che ftavano 
erette in diverfe Chiefe . Vi è V Ufficiatura 
quotidiana coir alternativa di trenta Cerali , 
cioè quattro Dignità coi nomi di Arciprete , 
che ha la cura dell' anime , Primicerio , Teolo- 
go , e Teforiere , ed anno la Prebenda , oltre la 
porzione uguale coi Canonici. 1 Canonici fono 
fedici , ed i Menfionarj fono dieci . 

Accorto alla Chiefa Arcipretale ila il palagio 
del Vefcovo di S. Agata de' Goti , Ordinario 
del luogo, che vi fa relidenza . Fu eretto que- 
llo palagio da Monfignor Filippo Albini nell' an- 
no 1719. perchè prima non vi aveano abitazio- 
ne, né vi faceano i Vefcovi refìdenza;e fu ac- 
crefeiuto da Monfignor Flaminio Danza . 

Neil' ufeir della Porta Orientale della Terra 
Murata vi è un piccol Convento di Carmelita- 
ni , ed era Grancìa del Carmine di Napoli; ora 
è Convento di Provincia . 

Poco più oltre vi è il ConfervatoriQ di Don- 
ne , eretto dal Sacerdote fecolare d' Arienzo D. 
Giufeppe Romano nell' anno 17^5. lotto il ti- 
tolo di S. Filippo Neri , ove fi veftirono dodici 

don- 



PARTE II. CAPO VII 3$j 

donzelle, e due Converfe coli' abito de' fette do- 
lori , e colle regole di S. Agofiino ; e ne furon 
Fondatrici D. Agnefe Romano, e D. Francefca 
Sorece , che ufciron dal Moniftero dell' Annuzia- 
ta d' Arienzo . E quefto luogo, ove fu edifica- 
to il Moniftero , più anticamente era fiato Ofpe- 
dale , e chiamava!! S. Caterina . 

Più oltre vers' Oriente Ita l' altro Cafale , 
detto Capo di Conca , luogo molto vicino , e 
confina con Forchia ; ove dicemmo , che accad- 
de il fatto delle Forche Caudine; ed è confine 
della Campagna Felice , detta ora Terra di La- 
voro , e fu confine col Sannio , e fu ancora 
Orientai confine del Territorio di Suefiola, eh' 
era Città di frontiera della Campagna Felice» 
Qui è un picciol Fonte d' acqua perenne . 

Dall'altra parte Settentrionale nella falda del 
Monte Tifata fono i Vallaggi detti Li Crifci , 
la Coita , e Rofciano . 

A pie di una bada , e vaga Collina fono i 
PP. Cappuccini , i quali nell'anno 1534. edifi- 
caron un Convento in Rotondi , ove dicefi S. 
Maria della Stella; e perchè ivi ftavan fogget- 
ti ad incurfioni di ladri , nell'anno 1561. l'ab- 
bandonarono , ed edificaron quello d' Arienzo , 
fotto il titolo di S. Maria degli Angeli, elfen- 
dovi concorfa l'Univerfità d' Arienzo, che com- 
prò , e permutò alcuni Territori colla Commen- 
da di Malta, ch'era padrona del. Colle, ove al 
prefente (tanno . Quefto Convento è uno de' mi- 
gliori , che quefti Patri anno nella Provincia . 

Y y 2 Vi 



yjtf DEL CASTELLO D' ARIENZO . 

Vi fuole Ilare per lo più lo Studio , ed in circa 
a $6. Padri. 

Air Occidente della Terra Murata vi è il Ca- 
fale di Cajaniello,e Piedarienzo, dove nell' ufcir 
della porta della Terra , il Giovedì li tiene il 
Mercato. Qui ila l'Ofpedale con dodici letti per 
gl'infermi , mantenuto dalla Chiefa di A. G. 
P. d' Arienzo . Vi è la feconda Parrocchia colla 
Chiefa di S. Gio: Battifta . 

Viene appreffo l'altro Cafale detto S. Felice, 
e vi è la terza Parrocchia fotto lo fteflb titolo. 
Un poco lontano dall' abitato ita il Convento 
de' PP. Guglielmini , detto di Montevergine . 
Vi riiìede 1' Abbate con otto in dieci Padri , ed 
i Converfi . Ha buone rendite, buon' abitazione , 
e nuova, e pulita Chiefa, Nel principio di un 
libro di memoria, che confervano, fta ferino , 
come fiegue : La Fondazione del moniftero di M. 
V. cf Arienzo fi deve credere antichijjima , traen- 
do la fu a difeendenza dal S. P. 
\ Benvero però la Fondazione della Chiefa di 
quefto medefìmo Monajìero forti nel i~sp. a 11. 
Maggio con Bolla di Gio: Vejcovo di S. Agata 
de Goti, chef conferva n eh l Archivio di Monte- 
vergine al foglio 17. del volume 1. intitolato: 
Brevi , bolle &c. colla quale concede facoltà a 
Gio: Abbate di M. V. di poter • edificare una 
Chiefa vicino al Monifero di Arienzo , luogo 
detto Alle prtfe ; di farv il Cimiterio per fipc- 
hrvì fccolari ; che perciò i jPP. non avefero pò» 
iuto andare colle procejioni fino alla Terra , ma 

bensì 



PARTE IL CAPO VL &f 

bensì fino alla via pubblica ; riferbandofi effo Ve- 
/covo la quarta funerale , e 7 jy$ i che fpetta al- 
ia, Chiefa , donde fi eftraeva il cadavere . Conce- 
dendo a Superiori di detta Chiefa tutte le Digni- 
tà , ef emioni , e privilegi , che godeano gli altri 
Superiori di detta Congregazione , e fuoi Mona- 
Jìerj y con condizione di pagare certa quantità di 
cera nel Giovedì Santo . 

Dunque prima dell" anno fuddetto vi era in 
Arienzo il Monafiero , ma fenza Chiefa. IL fino 
alV anno 1611. fu governato da Priori , prima 
però da Vicarj . E nelT anno fuddetto \ tempo r 
in cui fi ottenne il Breve di goder la Dignità, 
di Badia , i nojiri Superiori ad inftar degli Ab- 
bati Camaldolesi , quefto fu uno de' Moniferj r 
che fu deftinaio per Badia ; e nelV anno fuddet- 
to 1611. a io. Marzo con decreto della Sagra 
Congregazione fu approvato per uno de' Mona- 
Jìerj Abhadiali per V offervanza , e vita comune^ 
e fi dice S. Giovanni della Terra d' Arienzo , 
Diocefi di S. Agata de' Goti . 

Nacque S. Guglielmo in Vercelli antica Cit- 
tà della Lombardia nel 1085. Morì nel 1163. 

Anche da quefte notizie fi ricava , che nel 
1238. era già edificata la Terra Murata , e 
quelli piani eran abitati da gente , che avea bi- 
fogno di Cimiterj per fepelliriì . 

Siegue T altro Calale , detto S. Leonardo dal 
titolo della quarta Parrocchia , eh' è Jufpadro- 
nato del Barone , e vi fi chiama eziandio Ca- 
fazeaco. Accolto della Chiefa vi fon rottami di 

fab- 



3 5 8 DEL CASTELLO D'ARIENZO 

fabbrica di un piccolo , ma nobil Palagio con 
Cappella in piano , ed il luogo conferva il no- 
me di Corte Maggiore , e non vi è memoria , 
che cofa folle itata . Fors' era palagio degli an- 
tichi Baroni dell' antico Arienzo , perchè flava 
nel piano , e vicino al vecchio Cartello , e '1 no- 
me ftefib di Corte Maggiore par che ne addita 
qualche cofa . 

i Il Cafal delle Cave viene appretto , e vi è la 
quinta Parrocchia di S. Stefano . Quella Par- 
rocchia è Grancìa dell' antichiiìima Parrocchia 
di S. Angelo a Palombara , dove dicemmo e fie- 
re fiato il primo ricetto delle Reliquie de' Suef- 
folani dopo V incendio di Suefibla ; e fin oggi 
eziandio la Tradizion è coftante , che da colaisù 
prima calava il Parroco ad amminiftrare i San- 
ti Sagramenti , quando poi fu popolato il Pia- 
no delle Cave . 

Più in dentro fia Talànico , ed è il Cafale , 
dov' è la lètta Parrocchia fotto il titolo di S. 
Pietro/ è fituato in una firetta Valle, formata 
dal Colle S. Angelo, e Cartello. Nelle fcritture 
fi ritrova tal volta chiamato Calanico . Quefia 
varietà di nome mi fa penfare , che fia antico 
Cafale, e fors' eziandio era tale ne' tempi dell' 
antico Cartello , e ne' tempi de' Normanni , e 
forfè anche de' Longobardi . Perchè , ficcome ben 
avvertifce l'accorto Pellegrino nelle Cafiigazio- 
ià a Falcon Beneventano i Normanni nella Let- 
tera majufcola C. vi aggiungeano una lineetta, 
che poco facea diftinguere la C. dalla T. e quin- 
di 



.PARTE II. CAPO VI. 3V£t 

di è addivenuto, che moki nomi, che corniti- 
cian colla T. lì ritrovano fcritti colla C , fic- 
com'è nel Cognome di Alcilandro Tele/ino, che 
fcritfe in quei tempi , e da alcuni vien chia- 
mato Celejìno ; e lo fìeflò di molti altri nomi 
è addivenuto . La fabbrica della Chiefa Parroc- 
chiale , eh' è alla Gotica , anche lo dimoftra 
antico. 

E maggiormente lo credo così antico , e lo 
credo Calai dell' antico Arienzo ; perchè non 
per altro fine , e comodo \ che per la vicinan- 
za de ir antico Arienzo ; che allor eravi , pote- 
roniì quegli abitanti di Talànico elegger un co- 
sì infelice luogo . E forfè anche cosi antichi 
fono i Calali delle Cave , e Caiazenco , pei eh' 
eran vicini al Gattello , e viciniilìmi alla Corte 
Maggiore. E qui comincia la via , che fale a S. 
Marzano , e cala all'altra parte alla Rocca Rai- 
noia , ed alli piani Settentrionali di Nola , e 
fu la via , che fece Claudio Marcello , come di- 
cemmo nella Parte prima. 

Vi è chi ha creduto , che chiamava!! Calà- 
nico, perchè da quello luogo dall'antico Ca Hel- 
lo li calava nel piano . Ma quello non fi può 
loro accordare , perchè quantunque fìa vero , 
che da quello luogo fi calava nel piano i tutta- 
via nel tempo 9 che abitavafi l'antico Cartello 
fui Monte, ed anche per molto tempo dopo, la 
noiìra lingua non ancor avea acquiitato quefto 
termine di Calare in figniiìcazion di Scendere y 
eh' è il latino Defcendo . 

Sona 



, B óo DEL CASTELLO D' ARIENZO. 

Sono un miglio lontani dalla Terra Murata 
li Cafali j ora detti S. Maria a Vico , e Nova , 
o Figliarino , che fotto quelli nomi comprendo- 
no molti Villaggi detti le Potechelle, Le Taver- 
noie , La Gementara , Loreto , ed altri piccoli 
luoghi . 

Quefti luoghi più anticamente facean un Cor- 
po colla Terra Murata , ed erano femplici Maf- 
farie , dove moltiplicateli poi le Famiglie de' 
Coloni , che ivi chiaman Malfari , e per lo co- 
modo , che anno della vicinanza de' campi , che 
coltivano , fon divenute Villaggi : né quelli 
avean prima propria Parrocchia , che poi nel 
3602. vi fu trasferita quella di S. Nicola, che 
flava dentro la Terra Murata nella Chiefa , che 
diceafi S. Francefco ; la qual rimafe femplice 
Cappella, fu una delle dodici anneiTe per fondar 
la Collegiata : reftando profanata la Chiefa , fu 
dirocata ; ed ora è giardino de' Romani ; e la 
Parrocchia in quefti Villaggi trafportata fu chia- 
mata S. Nicola Magno . 

La Traslazione di quefta Parrocchia , eh' è la 
fettima, ed è amminiftrata da due Parrochi, li 
fece per ordine Sinodale emanato dai Vefcovo di 
S. Agata, Fra Feliciano Niguarda, Domenicano, 
il qual divife le Farocchie per confini , e termi- 
ni di ftrade pubbliche , fecondo la faggia , e 
profittevole difpofizione del Sagro Concilio di 
Trento , perchè fino a quel tempo erano fiate 
divife per Famiglia con grave incomodo de'Par- 
Tochi , e de'Figliani. 

Que- 



PARTE IL CAPO VI. 5< 5i 

Quelli Villaggi lì divifero l'amminiftrazione 
dell' Univerlìtà colla Terra Murata , ed altri Ca- 
fali , allegando la caufa di lontananza; la qual' 
euendoiì mifurata per la via di Benevento (ino 
alla Terra Murata , fu ritrovata di un miglio , 
e fette paffitelli . Vivono però fotto la lìeifa 
Corte , e lo iteifo Governatore della Terra Mu- 
rata . 

Anche il Clero di quelli villaggi facea un 
Corpo col Clero della Terra , e de' Cafali , con- 
venendo tutti uniti nelle proceffioiii , ed altre 
Funzioni, e fé ne divifero in tempo di Monfi» 
gnor Danza, 

J. I 

Del Convento de* PP. Domenicani , e della Star 
tua di S. Maria a Vico* 

IL Villaggio più vicino alla Terra Murata è 
S. Maria a Vico , così ora detto da una 
Statua della Vergine , che fi conferva nella Chie- 
fa de' PP. Domenicani , della quale queita è 1' 
Moria . Stava in quello antico luogo , detto Vi- 
co, una Statuetta di legno della Vergine , fe- 
dente col Bambino in feno in una Cappelletta edi- 
ficata dagli Antichi Stendardi di Guglielmo , per 
juel , che dimoitra l' Imprefa che ancor lì vede dei 
Leone Rampante fenza Falcia fcolpito in mar- 
no , e fabbricato nel muro di fuori tra la Por- 
ta della Chiefa, e la PortadelCoaventoprelen- 

Za te, 



3*2, DEL CASTELLO D' ARIENZu. 

te, e chiamavafi S. Maria a Vico , perchè fta- 
va nel luogo , dove molto più anticamente vi 
fi chiamava Vico . Marino Boffa , Gran Cancel- 
liere , e Conte d' Arienzo, di cui ballan temente 
fopra abbiam parlato , per tua divozione fabbri- 
cò in quello luogo un piccol Convento a' PP. 
Predicatori , e nella Chiefa vi racchiufe quella 
miracolofa Statuetta . 

Nell'anno 1460. nel mefe di Novembre ftan- 
do in quello Convento il Re Ferdinando I. al- 
lorché 'tenea attediata la Terra Murata, ed ac- 
cadde quella grande Alluvione , come ancor lo- 
pra col Pontano dicemmo , fece voto a quella 
Vergine di edificarle un Tempio , ed un nuovo 
Convento : e per la grazia ricevuta dalla Ver- 
gine in quella occafione , edificò Ferdinando il 
prefente Real Convento accollo all' antico edifi- 
cato da Marino Boffa , del quale ancor qualche 
cola fé ne vede al prefente . 

Affegnò Ferdinando a quello nuovo Conven- 
to 200. once T anno fopra i Fifcali l vi fece 
delle ricche fuppellettili , una copiofa Libreria, 
ed una magnifica , e Regal Chiefa a tre navi 
con buoni Quadri , ed in un Cappellone dalla 
parte dell/ Epillola dell' Aitar maggiore in una 
Nicchia lìtuo la Statua della Vergine , e nella 
Cona vi Uà dipinto il fuo naturai Ritratto in 
atto alla Vergine fupplichevole : e veggontì le 
lue Arme d'Aragona fu la Porta della Chiefa, 
nel Refettorio , ed anche in alcune tegole di 
mattoni rimatìe dal tetto. 

Àp- 



PARTE ir. capo vr. 3 s 3 

Appartenne quefto Cappellone agli Stendardi 
Boffi , difendenti da Marino , perchè nell' Al- 
tare , e nell' alto della volta vi è la lor Impre- 
fa del Leon Rampante, ma colla Fafeia a tra* 
verfo , E confervano quelli PP. una Scrittura 
di quel tempo colla firma di Ferdinando , do- 
ve leggeri : Datum in fclicibus Caflris no/ir fa 
'apud Argentium . 

Rimpetto a quefto Cappellone della Statua 
vi è l' altro dalla parte dell' Evangelo con bel- 
li ffimo Quadro del Rofario del Pennello del fa- 
mofo Teodoro Fiamingo, e fopra tutto è am- 
mirabile la Predicazione di S. Tommafo dipin- 
ta lotto lo fteiìb Quadro della Vergine ; e nel 
muro dello fteflb Cappellone allato all' Altare , 
fcolpito in marmo vi è quefto diftico alludente 
al Pittore, ed all'anno, 

Quispiéìurco Autìior ? Thcodorus Belga Celebris. 

Quis pifìura annus? proditur hi/ce notis 
M. D. XXXV. 

Stavano in quefto Convento i PP. Domenica- 
ni della Provincia di Lombardia . Ma non fi 
sa , per qual cagione i PP. Lombardi fi parti- 
ron da Napoli ; e dovendo fortir lo ftelTo di 
quelli d' Arienzo , vi furon trattenuti per ordi- 
ne del Re Ferdinando IL Si legge quefto fatto 
fcolpito in marmo , e fabbricato nel muro del 
Convento di S. Caterina a Formello di Napoli 
nel Paffetto , ove ftà la Porta dell' Udienza tra 
r un Chioftro , e l'altro, ed è quefto. 

„ Difpiacendo al Re Ferrante li. che i Fa- 

Z z a „dri 



5 £ 4 ^EL CASTELLO D'ARIENZO 

,, dri di Lombardia li fofiero partiti da Napo- 
£ li , e fapendo, che alcuni di effi erano rettati 
„ nel Convento di Àrienzo , li fa intendere , 
„ che non fi partino da detto luogo f e infieme 
„ colla Regina Giovanna manda Ambafciadori, 
„ e fa iiìanza al Sommo Pontefice Aleiandro 
„ VI che accettino , e governino detto Con- 
„ vento y né di là fi parta alcuno di effi r fin 
„ a tanto , che vi fìano mandati altri Padri , 
„ e particolarmente chiede , che non fia rimof- 
5 , fo da quel luogo Fra Bartolomeo de Novis, 
„ perchè intende fervirfi di lui . 

Nel marmo non vi è data di tempo, ma que- 
llo fatto dovett' eflere fra gli n. Agofto 1492. 
che fu eletto Pontefice Aleiandro VI. e li 7, 
Ottobre 1496, che morì Ferrante. 

Ma nell'anno 1602. i PP. Lombardi che ftavano 
in Arienzo per una briga avuta coll'Univerlìtà, ne 
furon rimofìì con allentò Pontificio, e furon intro- 
dotti quelli della Congregazione della Sanità : 
Tamquam jìriàìoris obfervantice ; e quelli prelen- 
temente vi lono : ed i Lombardi , che le ne par- 
tirono , fi uniron cogli altri della fìeiìa lor Pro- 
vincia in S. Caterina a Formello di Napoli , e 
portaronfi le migliori fuppellettili , argenti , II- 
ìbri , e fi diviiero le rendite, che gli uni, egli 
altri ancora efigono iopra i Fif cali . 

Serafino Mon torio nel Zodiaco di Maria par- 
la particolarmente di quello Convento d' Arien- 
20 , e di quella Statua di S. Maria a Vico ; 
ma ne fu malamente informato } e prende mol- 
ti ab- 



PARTE IL C A P O 4l &$ 

ti abbagli , perchè latria indecifo , fé il Re Fer 
dinando fu mollo a far quello voto nella fua 
fpedizione contra i Baroni, o neir alrra contro- 
i Turchi in Otranto. E noi già abbiamo vedu- 
to j che ne fu V occaiìone Y Alluvione , mentre 
tenea ailediata la Terra Murata. Dice di Ma- 
rino Boffa , che fu un Soldato: e noi baftante- 
mente abbiam veduto, che fu Dottore , Gran 
Cancelliere del Regno, e Conte d' Arienzo . Di- 
ce , che la Statua della Vergine lìa di Marmo; 
e quella è di legno . Dice , che il Re Alfonfo , 
Figlio di Ferdinando diede la Libreria alli PP. 
di S.Caterina a Formello nell'anno itfoi.enoi 
abbiam veduto , che i Libri ne furon trafpor- 
tati dagli fteffi PP. quando da quefto Convento 
furon rimoffi ; oltreché il Re Alfonfo avea re- 
gnato più di un Secolo prima del 1601. perchè 
Alfonfo fu Re dopo la morte di Ferdinando nel 
1494. e cede il Regno a Ferrante , fuo Figlio 
a 29. Gennajo 1495- Dice , che Vico fu così 
chiamato per un Vico appunto * per lo quale in 
diftanza di un miglio andavas' in Arienzo : ma 
Vico era chiamato Vico , ed era Vico di Suef- 
fola moltitiìmi Secoli prima , che fi fot V edifica- 
to r antico Arienzo, non che il nuovo. 

La preferite fituazione di queìK Villaggi di- 
moftra effere più moderna , e più all' Oriente 
delF antico Vico Novanefe j e fu poi in quello 
luogo popolata per lo comodo della Chiefa di 
S. Maria a Vico , non elTendovi più anticamen- 
te la Parrocchia, che vi è ora, ed anche per 

la 



B óó DEL CASTELLO D* ARIENZO 

la maggior vicinanza della Terra Murata , che 
de' Calali , e Villaggi è la Capitale . 

Per qui eziandio palla la Via , che fu detta 
Appia , ed è il Ramo , che come dicemmo nel 
§. i . del cap. V. della prima parte di queft' Ope- 
ra lì divide nel bivio detto le Potechelle , e nuo- 
vamente poi fi unifce coir altro Ramo alla ltra- 
da Nuova ; e quefìo Ramo di Vico lo itimo più 
moderno di quel di Pìzzola , e forfè aperto , e 
migliorato da Cefare Augufto , quando prolungò 
1' Appia fino a Benevento , o da altro poiìerior 
Imperadore , eh' ebber tutta la cura di render 
quefta Via più dritta , aperta , e piana . E fo 
quello penfìere , perchè fé quefta Via vi folle 
Hata nel tempo del fatto delle Forche Ca udine, 
gli eferciti de' Romani per quefta Via aperta 
più volentieri , che per X altra della Cupa di 
Pìzzola farebbero andati in Caudio , e con ciò 
tutta la detta Cupa di Pìzzola avrebber evita- 
ta . Sebben pure lor reftava a fare di Cupa tut- 
to il reftante tratto della Via Vecchia lino a 
Caudio , eh' era non poco , ed inevitabile per 
qualunque Via andati folfero . 

E fé Caudio fu , ove oggi è Arpaja , come 
parlando del luogo delle Forche Caudine dicem- 
mo , non potè effer altra la via , che fecero gli 
eferciti de' Romani , che quella deferitta dagli 
antichi Itinerarj , cioè Calazia , ad Novas , e 
Caudio, eh' è la frena della Valle di Sueifola , 
o fìa la Cupa di Pìzzola , e la via vecchia , per- 
chè non vi è altra via per andare da Calazia 
a Cauaio, B del- 



PARTE IL CAPO VI, 3 £ 7 

E della ììeifa maniera , fé la via degli elèr- 
citi tu per la Cupa di Pìzzola , Caudio dovette 
eiier ove ora è Àrpaja . Perchè avendoci detto 
Livio , che Ponzio fece occultar in Caudio i 
foldati y che dopo paiìati i Romani dovean chiu- 
der lo itretto , biiògna conlìderar Caudio molto 
vicino allo iteffo Itretto , perchè tra molto poco 
tempo dovean efeguire un' opera così grande ; 
il che non avrebber potuto fare con tanta foìle- 
citudine , fé da Airola , ove altri voglion Caudio, 
aveller dovuto venire , perchè più lungi dallo 
filetto fi ritrovavano ; e vi farebbe corfo tempo, 
finche gli efecutori allo tiretto non giugneilero. 
Oltre che la particolarità della Cava Rupe , 
che defcrive Livio , in niun altro luogo fi ve- 
rifica , fuorché nella Valle di Forcina . Sicché 
anche con quefte confiderazioni fi conferma , che 
Caudio fu in Arpaja : e la Via , che fecero i 
Romani fu per la Cupa di Pìzzola , e per la via 
vecchia . Che il Campo dove furono chi ufi i Ro- 
mani fu nella valle Caudina tra Arpaja, e Sfer- 
racavallo : e la valle di Forchia fu il luogo dove 
furon piantate le Forche, e Y extra valium di Livio* 
Quello è il Vico filmato di molta antichità 
dal Pellegrino nel dif corfo 2. num. 14. e 26. e 
cognominato Novanenfe nel marmo di L. Pom- 
peo Felici ifimo , ch'era Decurione di Suefibla , 
e XV. VIR. nel Vico Novanfe , così detto 
dall'altro Villaggio Ad Novas , or detto la No- 
va , notato negli antichi Itinerar] del Gerofoli- 
mitano , e Peutingero , e di cui diffe Oliìenio : 
hocus ad Novas exaéìe incidit in pagum San^ 



3 Ó8 DEL CASTELLO D T ARIENZO. 

éìce Metrica in Vico è regione Arienzi ; fituati 
ambidue nella Valle di Seilola , e nella falda dei 
Monte Tifata , ove fu il Tempio di Diana Ti~ 
fatina ., feoverto nel luogo , ove fi dice alle Cam- 
marcile, nel cui contorno detto al Grattale fin. 
oggi veggonfi rottami di antiche fabbriche : e 
fonovifì fcavate Iscrizioni , Acquidotti di piom- 
bo , mi Pavimento a mufaico , molti ffimi Sepol- 
cri , ducerne , e Vali Campani , Carafine di ve- 
tro con figure intagliate , Idoletti di bronzo , 
e quantità di Monete Confolari , degli antichi 
Cefari , e del baffo Impero , e molte Greche di 
rame, e d'argento., delle quali il fu £). Ono- 
frio, mio fratello raccolfe di tutto un copiofo 
Mufeo , che or fi conferva da D. Terefa fua Fi- 
glia . E mi dicono, che nel profondo de' Cam- 
pi , che ivi or fi coltivano , fiavi una ftrada la^ 
fìricata di felci; e forfè per colà più anticamen- 
te tirava la Via. 

E l'eflere fiati anticamente querti luoghi nel 
Territorio, e nella Giurifdizione della Colonia 
di Sueflbla , come nella prima parte vedemmo, 
ed il ritrovarli ora nel Territorio , e nella Giu- 
rifdizione d' Arienzo , è un grand' argomento , a 
parer mio , che ci sforza a credere , che le Re- 
liquie de' Sueffolani furon quelle , che dopo l'In- 
cendio dell' antica Città di SueiTola ediftearon 
fui monte l'antico Cartel d' Arienzo , e conier- 
vandone fui monte il portello del Territorio , 
e della Giurifdizione , fecoloro eziandio la con- 
fervarono , quando calaron nel piano, ed edifi- 
caron il nuovo Cartello detto la Terra Murata, 



PARTE II. G A P O VII.* 

che al prefente il poflfeilo del Territorio , e del- 
la Giurifdizione di quelli luoghi tuttavia ne 
ritiene. 

G A P o vir, 

P° - - - $. Unico. ' : -r 

i - - - v.om - 

De Fuochi , e dello Statò dell' Ànime 
d* Arienzo, 

Scipione Mazzella , che nell' anno 15^5. fece 
la Descrizione del Regno 'di Napoli , nella 
Provincia di Terra di Lavoro diffe: 

Cajali della Terra £ Arienzo . 

- ... 

Capo de Conca Fuochi iti-fi 

Cumellara Fuochi ---------- h% 

Cajanello d' Arienzo --------- 133 

Cave, e Santo Felice - r - - 194 

Figliarino, e S. Maria 80 

Ed in altra parte ferirle: Arienzo.Fuochi- 825? 
Cefare 9? Engenio , Ottavio Beltrano , ed al- 
tri nella Pefcrizione del Regno di Napoli . 

jjjLrjenzo, e Cafaji. Fuochi per la numera- 
zione vgcchja - - .- - .-..> 1065 

Nel 1670. Per la numerazione nuova - 7P2 

, Nella numerazione del 1737. Fuochi - 6«p 

Aaa Stata 



870 



DEL CASTELLO: D*AKIENZO, 



Stato dd? Anime dell' anno 1770. 

Parrocchia di S. Andrea J Parrocchia 
Apofìolo • I Felice 



in 1771. 
ài-Si 



Monaci ----- 0041 
Mafchi ----.. .121.8 



127 & 

0045. 
0044 
0055 
ooog 



0007 



Donne - - - - - 

Nati 

Nate 

Sacerdoti - — - 
Diaconi - — 

Cherici - 

Monache , ed E- 

ducande - - - 0063 ! 



Tutte - - - 2754 
Parrocchia di S. 

Agnefe \ 
Uomini - - - - * 0462 

*y - 0331 

- - « 00-5 

- - - 00 i 1 



Uomini ■-■«. - - . 0810 
Donne- -.--.._ 8 34 
JNati » •. - 4 r -.'1- 0029 

Nate. - 

Sacerdoti - 

-Diaconi - - - - ^ 
Cherici 



0024 
0010 
0002 
0003 



Monaci - • 0010 






In m n» 
/ - - 



Donne 
Nati - * 
Nate - - 
Sacerdoti 
Cherici - - 



Tutte 1722 
Parrocchia di S. 

Leonardo : 

Uomini .- r - - - 0110 

Donile - - -' - * 0125 

Nati %x- A -. - is °°o8 

- - — 0007 






5<> 



^tte - - 






0001 









Tutte - ~ - 
F'artócdfia'diS.Ste- 
fano delle Cave. 
Uomini ----- - orp 2 

ti%$ .Donne - - - - - '0*197 

j Nati - - ^- - - oói'o 

- -NaW a *<£<i3i^ oooS 

■ Sa*c£r<Ìoti Ù ì - - -wÀm 
? ti Di I ^H 

Par- 



PARTE li. CAPO VIL 



Parrocchia diS. Pie- 
tro a Talànico. 

XJomini — — . 
Donne — — - — 

Nate — . — «-.— 
Sacerdoti m~ — 

Tutte 

Parrocchia di S. 

.Nicola Magno. 

Uomini — — — 

Donne 

Sacerdoti 

Diaconi . 

Cherici • 

Monaci — *~ — 



0178 
014.4 

O00$> 

0003 

0002 



°33 ó 



1380 
1584 
0042 
0048 
0037 
0002 
0003 
001 1 



Collettiva 
S. Andrea — -— 
S. Agnefe — — 

S. Felice 

S. Leonardo —. 
S, Stefano ,— . — . 
S. Pietro — — 
S.Nicola Magno - 

Tutte mi U 



m 

2 754 
1046 

1722 
0250 
0408 

°33^ 

3107 

i 

9*H 



Tutte — • — 3107 [ 



CAPO Vili. 
Del Territorio tFArienzo L 



I 



N un aere perfettiffimo , ove fono molti gli 
ottuagenarj , e nonagenarj , poflìede Arienzo 
il fuo Territorio, donde in figura di uà ango^ 

Aa^ 2 'lo 



57 r 2 DEL CASTELLO D' ARIENZO ;, 

io ottufo Acerra, e Madaloni .da Occidente for- 
mano la fua bafe di larghezza in circa a tre 
miglia . Il monte Tifata forma il fuo lato Set- 
tentrionale , che da Durazzano , e S. Agata de* 
Goti lo divide . E formano il terzo lato i pro- 
prj monti d' Arienzo, che lo dividono da Avel- 
la, e Nola da mezzogiorno, reftando in Orien- 
te la ftretta fua punta nello ftretto delle Forche 
Caudine in Arpaj'a . E tutta la piana , ed ame- 
niffima fua Valle, che in quefti monti re ila in 
mezzo, indufovi il Fèudo di Cancelli , è di 
lunghezza intorno a fei miglia da Occidente in 
Oriente : ed intieramente quella Valle coi fuoi 
Monti fu una buona parte del Territorio dell'an- 
tichiffima SueUola . 

I fuoi Monti fon tutti dal mezzo in giù d'al- 
beri d' Ulivi veftiti , che ottimo olio producono, 
e nelle cime fono gli Arienzani monti di felve 
di Cafìagni da Travi folti, e da piante bofco- 
fe da far carboni , che degli uni , e degli altri 
Napoli , ed i vicini luoghi ne proveggono . So- 
novi eziandio alberi d 7 Orni , e ne raccolgon la 
Manna; ed ov' è failòfo , e non vi fon alberi , 
nafce la Mortella , e ne raccolgon le frondi , e 
ne ricavan frutto; e vi fono altr' erbe fìlveftri, 
che fon ottime per gli pafcoli , e producon pre- 
ziofe Carni. 

E* feraciflimo il piano della Valle in ogni ge- 
nere di Biade, di Canape , e di ogni erbaggio, 
e fpecialmente di teneri, e faporofi Cavoli , tan- 
to ( come iopra dicemmo ) da Columella loda- 
ti : 



PARTE IL CAPO VIIL 375 

ti : ne tralateia la fteffa Terra d' effer coperta 
d' alberi , ed arbufti , che producono buono , ed 
abbondante vino, e frutta d' ogni Corta; ma fo- 
pra tutto delle preziofe Petehe , che ivi chiamati 
Percoche, delle quali mi piace con parte delle 
lodi da molti ad effe attribuite teriverne il 
pregio . 

Camillo Pellegrino nel difcorfo 3. della Cam- 
pagna num. 4. Affai noti , e copio/i fon oggi i 
Pejchi di Pozzuoli-, e molto più quelli, che na- 
feon in Aricnzo , e fra V antica SueJJbla > e Cau~ 
dio , dove ora è Arpa] a . 

E Gio: Battifta Facicchelli , Napoli in pro- 
fpettiva : Aricnzo fopra le mine di Sue/fola vol- 
te all' Orizzonte e fi ivo , che prefian F ingrejjb al- 
le Forche Caudine in un deliziofijfimo Piano y eh! è 
paffaggio da Napoli a Benevento , fi allarga que- 
fra Terra ben colma di Abitanti di maniere ci* 
vili y ed onefie . Produce Pefche , Pricoche di 
pefo, e di grato fapore , e vini eccellenti. 

Gio: Giacomo Giordano • Croniche di Mon- 
te vergine Uh. 1. cap. 2. Cancello , che fi a nel 
Territorio cT Arienzo , Terra affai grande , e po~ 
polata , pofia nella Provincia di Terra di Lavo- 
ro , abbondante d y ogni forta di Frutta y e tra gli 
altri i più nomati fono le Percopa ^ de' quali in 
buona parte provede la Città di Napoli , che le 
fi a difiante quindeci miglia in circa . 

Scipione Mazzella , Detenzione del Regno di 
Napoli . Terra di Lavoro : Si trova in una va* 

è* 



374 DEL CASTELLO D'ARIENZO. 

afe Pianura Arienzo , Terra piena di onorato Po* 
polo , <fe?to da Latini Aigentium ; il fuo Terre- 
no è molto fertile , e copio/o di frutti , ed in 
particolare di Percope , dove allegnano in quejìo 
Territorio piucchè in niun altro. Sono veramen- 
te quefii frutti dcC efferne preferiti a tutti gli 
altri per la loro dilicaiezza , e bontà , che an- 
no : non vivono detti alberi piucchè cinque anni; 
ed è neceffario a chi le fue anime , o nocciuole 
vuol feminare , e di fare , cti elle fieno pojìe 
vers Oriente in parte , ove non Jìan da freddo 
danneggiati , perchè fono talmente nemici quejìi 
alberi al freddo , che non pojjòno regnarvi. Il 
fuo frutto è di color d' oro , e rojjb macchiato , 
e di tenera corteccia .E fono di pefo d J una" lib- 
bra, e pia l'uno, fecondo i luoghi , dove naf cono. 

Del Territorio di SuefTola.e delle Piantagio- 
ni , e di Cancelli parlava Celefìino Guicciardini 
nel Mercurius Campanus , ove diffe : Eodem in 
loco ad dexteram patet latijfìmus Campus , vulgo 
la Starza del Conte , omnium , qui in Italia 
funi, ad miraculum pene difpofitus , & excultus. 

Francefco Fratilli nella Via Appia pag. 388. 
Il Cajìello , fui Terra d y Arienzo Jìtuata in 
un amenijjìma Valle, a dejlra della Via Appia , 
Julia Foci Caudine tra confini di Terra di La- 
voro , e di Principato Ultra, e tra Monti Ti~ 
fata , che da Settentrione lo feparano dal Terri- 
torio della Città di S. Agata de Goti , alla cui 
fpiritual giurisdizione ella è foggetta , e da Mon- 
ti, 



PARTE IL CAPO Vili. 373 

tì\ che fovraflano ad Avella, e Nola da Mezza- 
giorno ; onde par che poffa gtufiamente gloriarji 
de pregi delle due antiche Nazioni , Campani 9 
e Sanniti. Il fuo Territorio è feraci/fimo di Bia- 
de , Vino ^ Olive, e Frutti , e in particolare. del- 
le f amo fé Pefche , di cui parlano i Scritturi . 
De fuoi faporofi Cavoli par che parlato av-ejje 
Columella in quei verji dell' Agricoltura : 

Caudinis Faucibus Horti . 
Defignando il luogo d* Arienzo , d 1 onde comincia 
lo Jlretto d y Arpa] a , ofian V antiche Forche Cau- 
dine &c. 

Pongo fine col dotto,, ed eruditiffimo Anto- 
nio Sanfelice , il vecchio , il quale col nome di 
Valle di SueiTola chiamò quella Valle d' Arien- 
zo , limandole una ftefTa cola : e fìccome in 
poche pagine ei feppe con elegante ftile de feri- 
vere r Origine, e '1 Sito della Campagna, così' 
feppe ancor con poche parole darmi il primo 
lume di quanto colla feorta di altri Autori ho 
raccolto : Fuit Suejfulanorum ea Vallis , quee ad 
Caudinas protenditur Furcas , Perficis arboribus 
tota confita , tum Cerafis ; quarum poma adeo 
proba funi , ut Perfce , & Cerafuntii a nobis pò- 
tius petiijje , quarti ad uqs mififfe videantur . 
Suejfulanum Campum excipiunt N olanorum Po- 
puleta multiplicis generis amiéìa vitibus y qu<& 
Vina fundunt , tum hibernis poculis lenia , tum 
ceftivis excitando fiomacho fubaujìera . At hi Ci- 
ves non eum fruftum e frumento capiunt , quam 



57 S DEL CASTELLO D' ARIENZO. 

c genero/o palmite ad cejìiva /emina magis ido- 
neo loeo y quam ad hyberna : quo ci rea arbuftis 
gotius j quam arvo Jìudent . 

Ch* è quanto dell' antichiffima Città di Suef- 
fola edificata da più di 3522. anni 9 diftrutta 
da nove Secoli , e di quelli ftefli moderni luo- 
ghi, debolmente ho potuto raccogliere . 



F I & E. 



• 



IN- 



Civium Argcntinorum in Suejfulanct hifloria fcriptorem 
E L O G 1 U M< 



NICOLAO LETTIERI 

MAGNI CLEMENTIS FILIO , 

ANTIQUOS INTER HISTORICOS NOM RECENTI 

RECENTIS HISTORlfc PROTOHISTORICO, 

REUQUIIS EXCITANTl R£LIftUlAS 

SUESSUUE, ATQUE ÀRGERÌTII ; ■- 

ILLIS AB INCENDIO RAPTIS 

HISCE VETUSTATE CORROSIS 

ILLIS ANTIQ.UA SERVATA GLORIA» 

HISCE NOVO^ADQITO DECORE 

LONGO LABORE; INTENTISSIMO STUDIO 

EDITA 1 HISTORIÀ 

ANTICHISSIMA TEMPORA 

CUM SUIS EPOCHIS 

GESTÌSQUE FORTIBUS 

CHRONOLQGfcE QQNSCRIPTIS* 

' LECTQRIBUS V 

SI VE AMICIS, SI VE CRITICIS 

EXHIBENTI . 

UTRIUSQUÉ REGIONIS 

POSSBSSORIOS FUNDOS , 

VARIOS DOMINATUS, 

yi^JORI^US ITINERA 

DUCE PERITISSIME CONCINNATA 

TOPQGRAPHICA CHARTA 

PR/ESCKlBENTI; 

ANTIQUiqRESQUE v FAMILIAS 

HONESTISSIME ^MEMORANTI . 

GRATI ANIMI MQfcJUMENTUM 

OBLIVIONIS ANATHEMA 

AMORIS PRO AMORE SOLUTIONEM 

HAS LITERAS 

NUSQUAM DELENDAS 

SUESSULA IN ARGENTIO * 

ARGENTIUM EX SUESSULA 

CIVI SUO AMANTI AMATISSIMO 

DICANT 

ANNO A PARTU VIRGINIS 

MDCCLXXIIL 












- ì 



377 

INDICE 

DEGLI AUTORI, 

Che fi citano , e delle Materie • 
A 

ABraam Ortelio di Sue [fola 30. de Popoli Sueffetam 8. 
di Sueffola chiamata Scafavo 44. delle Forche Caudu 
ne 88. a torto vien imputato di errore dal Caracciolo 8<?» 
%Abraam xAntuerpiano di Vesbola 42. 
Jfb Argenti Famiglia illujlre in Capua z6$. 
Acqua deir Scevra , e [uà efficacia £4. 239* 
Acque di Sinuefja , vedi Sinuejfa . 
Acque del Clanio y vedi Clanio. 
Acque della Valle Caudina 112. 
Ad Novas, Nova , donde forfè il Vico Novanefe 141. 142. 

fua antichità 158. 
Agoflino Niffb delle acque di Sinuejfa 12. 
Ale f andrò Tele/ino 252. del diroccamento del Cafiello di A* 

rien^o 268. 
Alberti , vedi Leandro. 
Alonfo Famiglia dì Arien^o 342. 
Alfonfo Giacomo prende Seffa per Sinuejfa 27. 
*Alfonfo Lafor delle Forche Caudine pò. 
Alicamaffeo . Vedi Dimiggi . 
alloggiamenti di Claudio Marcello 54. 

Ambrogio Leone deir Occidental Confine di Nola 52. della 
Peflilen^a cagionata dal Clanio 6$. dell' Origine delle' pa* 
ludi di Napoli 6\. 
Amianto fue qualità itfj. 
Anania . Vedi Gio. Lorenzo. 
Angelo delle Noci della Città di Calala 4.J? 
S. Ange/o a Palombari nominato in un Diploma prejfo J?er* 

B b b ài* 



2j% Indice delle Materie. 

dittando Ughelli , fuo Eremo dedicato a S. Michele, p L 
feduto da Benedittini di S. Sofia di Benevento 6<}. Fuvvi 
e vi è anche la Parrocchia 71. 248. Fu trasferita V am- 
winijlrazione de Sagr amenti in S, Stefano , oggi è una 
Commenda , che fi provvede dal Papa ibid. 
Anacleto IL fuo Diploma intorno a S f angelo a Palombara 70. 
Annio . Vedi Gio. 
etnonimo C affine fé 45. Del Viaggio di Lodovico IL y e pafm 

faggio per Sue ff ola 225. 
Annibale pafsò per Sueffa , e non già per Sueffola quando 
andò in Roma 36. Sua battaglia di Canne 73. Conduce 
• r e fere ito ne* Campi Nolani 74. Suo errore dopo la batta- 
glia di Canne ibid, 
Antichità di Sue ff ola 174. 

Antonio Sanfelice il Vecchia . Di Sueffa Pome^ia 3. Di Si- 
nueffa IO. 24. Errore nella Stampa 38. Del Campo Suef- 
folano 52. Delle acque del Clanio 6%. Sito di Trebola 75. 
Delle Forche Caudine 87. 1 08. 155. Dell' origine di Suef- 
fola 169. Delle Per fiche d* Arien%p 375. 
Antonio Sanfelice il Giovane . Sua nota al Vecchio Sanfelice 
intorno a Calala 48. Contro a Michel Monaco full* EtU 
mologia di Sinueffa , e /correzione al vecchio Sanfelice 23* 
& fequ. 
Antonio Agofiino ipp. 
•Antonio Caracciolo fua edizione dì Erchemperto 38. Riprende 

a torto di errorp Ortelio 89. 
Antonio Panormita di Marino Boffa 305. 
Antonio Baudrant del Càflel di Seffola 32. 
Appiano Alefandrino di Ottaviano IÓ2. 
Arcipretnra di Cancelli 58. 
Ariflotile degli Aufoni 171. 
Aretino . Vedi Lionardo . 

Arien^o antico edificato da Suejfolani , che dopo f incendi* 
della loro Città ivi fi ricoverarono 256. Si rifiutano le 
opinioni di alcuni Scrittori delle Reliquie de Suejfolani , e 
deli 1 origine di Arien^p 258. Reliquie de Suejfolani 243. 

Riffa* 



Indice delle Materie. 37? 

Raf amento del Caflello dell' antico %Arien<zo z66 , e z y 6$. 
Suo noyne di Maritano 272. Sue rovine , che al prejente 
efijlono %6f. 
tArienxp nuovo > e tempo della fua edificatone z6 1. Fai fa 
tradizione , che foffe flato edificato ne* tempi degli Jlngio'u 
ni 271. Dovè ejjere edificato negli ultimi tempi de* Nor* 
manni Zjó. Ne' tempi di Federico IL era poffeduto dui 
Marcbefe Bertoldo 278. Nel Regno del Re Manfredi fu 
di Riccardo da Reburfa , che fu fatto decapitare da Car- 
lo I. d* %Angiò 283. e fequ. Il Re Carlo I. lo donò a Gu- 
glielmo Stendardo 285. Eftintafi quefla Famiglia pafsò a 
Boffi 2pi. Fu comprato da Montalti , e da quefli vendu- 
to a C arra fa 318. Nel 13 48. alcuni Baroni fi chiufero 
nel Cajlello di *4rien?p 289. Vi fi chiude Ottone di Brunfi 
vi eh marito della Regina Giovanna 196. Per la ribellione 
di Marino Boffa fu dato %Arien^$ a Giacomo ,Acciapac- 
eia 300. Marino Boffa fortifico Jfrienx? contro al Re %AU 
fonfo 303. Matteo Stendardo nel Caflello di sArien^p fo- 
flenne T affé dio di Ferdinando il Baflardo , poi fi refe , e 
ne furono demolite le mura 310 , e Jequ. nominato tra 
Confini nella divi filone colla Corte di Roma 283. Si J piega 
il noviter conftru&am 312. & fequ. Imprefa delfUniver- 
fità d* %Arien^p 270. 
%/fttan aggio Ve f covo di Napoli fa cavar gli occhi a Sergio, 
fuo Fratello 227. Si unifee co Saraceni f e mette tutto m 
fiacco, ed a fuoco ibid. Spianta , ed incendia Sueffola 228. < 
sAttanaggio Kirchero 2. 27. 
Stella , dove oggi è Jlverfa Città degli Ofci , donde ebbero^ 

origine le Favole Stellane 178. 
%Aulo Gelilo di alcuni verfi di Virgilio intorno a Nolani <5S* < 

Delle Colonie Romane ijp. 20 1. 
Jlurunca Città degli Opici 3. Patria del Poeta Lucilio 4. 

Sua Ruina ibid. 
tAurunci Popoli ove furono 173. \ 

bufoni Popoli quali furono 171» & fequ. 

B b b % B* 



3 8Ó r Indice delle Materie* 

B 

BsAgatta . Vedi piò. 
Baronio del Concilio Sinueffano 15. 

Barbaro . Vedi Ermolao . 

Baroni , che hanno poffeduto tArien^p 277. & fequ, 

Baudrant . Vedi Antonio . 

Ban^a 235?. 

Bembo fuo di/lieo nel Sepolcro del Sannazaro 187. 

Bernardo V areni 6%. 

Bertio Tavole del Peutlngero 48. 

S. Bernardo fi adopera per quietare lo Scifma tra Innocenzo 
IL ed Anacleto zój. 

Bertoldo di JNohemburcb Signore di Jlrienxp 278. Tu prefen* 
te nel Tefiamento di Federico IL 279. Fu Balio di Cor- 
rad ino 281. Rinuncia al detto B aliato ibid. Sua condan- 
na 282. 

Binio Concilio Sinueffano 15. 

Biondo Flavio di Sueffola 31. Delle Fórche Caudine SS. 

Biondo Fori ivi en fé di Sueffola 31. del Clan io 60. 

Bonelli antica Famiglia di ^4rien^o eflint a 338. 

Borrelli Carlo di Marino Boffa t(?6. 30S. 

Bricco Filippo del Cajlello di Seffola 32* del Giogo S6.10Ó. 



Cjfj anello Cabale di *Arieu%o 350. 
Calala , Calarla nel confine di Sueffola 4Ó. vi fu- 
rono due Calale 47. & fequ. 51. 107. 108. 
Calala Gala^e ove fu 47. 
Catania Caja^xp ove fu 48. 
Calendario Necrologio riferito dal Pratilli 20$. 
Camillo Pellegrino il Zio di Seffa 4. 

Camillo Pellegrino contro a Michel Monaco fulP Etimologia 
di Sinueffa 17. j£. 22. di Sueffola M cmfini dilla Cam- 
pa- 



Indice delle Materie. 38* 

pagna 33. Sua Storia de Prìncipi Longobardi , fra quale 
quella di Ercbemperto 38. Pi,ù corretta di quella del Ca- 
racciolo 41. Di Catania confine di Sùeffola 4Ó , e 47. Sito 
di Saticola 50. Sito di Calala 51. Di Tremola y e Monti 
Sueffolant 53. Di T reboia 75. Origine del nome di Can» 
cello 57. Capitolare del Principe Sicardo 107. Del Tifa* 
ta 1%6. Di S. Maria a Vico 141. Marmo di Cocce jo in 
Cafapulla 163. Degli Ofci 170. Della Lingua Ofca Ijg. 
De* verfi di Virgilio intorno agli 01 ci 185. Della vìa Sue f- 
folana ipó. Del Territorio Suefjolano 2*19. Di Landa! fo 
Suejfolano 230. ùelli Pefchi di Arien^o 373. 
Camillo Querni 6$. 

Camillo Tutini di Arien^o 282. Di Guglielmo Stendardo 285, 
Cammarelle y e Tempio ivi [coverto 148. 
Campus fatis patens di Livio ove fu 133. 
Campo erbofo defcrìtto da Livio nr. 

Cancello uno de* Monti Sueffolant 54. Alloggiamenti di Mar* 
cello in effo fituati ibid. Sua etimologia 57. aggi della Ca^ 
fa di Mad aloni ibid. Celebre fua Ojleria 58. 
Cantei io de' Funerali t6$. 
Capaccio . Vedi Giulio Ce fare * 
Capitolare del Principe Sicardo IC7. 
Cappuccini di Arien%p 35 5 • 
C apugnano del Tifata 135. 
Cadaveri fi abbruggiavano \6^* 
Capo dì Conca Fonte 156. Suoi Epitafj ibid. Cafale di A* 

rien^o 355. 
Capua fua origine quifiìonata 183. Fu detto anche Vultur* 

no 184. 
Capua. Vedi Lionardo. 
Caracciolo. Vedi Antonio. 

Carlo Sigonio dèVefìim^ e Vefcini 18. Corrigge Diodoro SU 
culo ip. Sito di Sueffola^o. 169* Correzione in Livio 
35- 35. Del Proconfolato 205. 
Carlo de Lellis di Angelella Stendardo zgo. DÌ. Giacoma 
Acciapaccia 301. ■ > 

Carlo 



3 $2 Indice delle Materie, 

Carlo Borrelll . Vedi Borrelli . 

Carfora famiglia di \4rien?p 33^. 

Cafali di ofrienz? 353. 

Cafimiro dell' origine di Jlrienzo rifiutato l6l. & fequ. 

Cafaubono . Vedi Ifaac . 

Caftello Monte di %Arien^p 4ì e Sueffolano 54. 157. 72. Vi fi* 

un Tempio di Diana 157. 
Caftello rovinato fopra /' Ofteria di Cancelli $p. 
Caftello di Vico ibid. 
Caftra Marcelli eve furono 55. & fequ. 

Cava Rupe 82. pi. 105. iop. 124. 125. 12S. 131. 134. I$<5. 
Cave Cajale di %Arienzp 358. 

Gaudi um Città , ove ora èiA'rpaja^ e diede il nome alle For- 
che Caudine 88. Sua Valle in Forma di Piramide %j. Suo 
Jtto 113. Suo ftretto deferì tto dal Nicolofio Sp. Non potè 
effere in %/lirola pi. & fequ. 
Cavali delle Forche Caudine 155. 
Cele/lino Guicciardini di Sueffola 31. Delle Forche Caudine 

87. Di un Tempio di Diana 147. 
Cenere de Cadaveri fepel leva/i nelle vie pubbliche 16$. 
Cerere Dea adorata da Suejfolzni 2cp. 
Chiefa dell* xAhnun^jata di u4rien*o 32 1. & fequ. 
Chiffle^io Lorenzo di Strabone 20. Erra intorno a Sinuejfa 27. 
Cbircbero, vedi *Attanaggio . 
Ciarlanti, vedi Gio. Vincenzo. 
Cippi cofa erano i6j. Loro Infcri^ioni ibid. 
Cicerone di Sinueffa 22* Di Diana 149. De Giochi degli 

ofei 1 S I. De fepolcri \6\. delle dodici Tavole. 
Cioffo Famiglia d Jlrienzp 339. 

Clanio Fiume nelle Radici del monte Cancelli 60. Sue acque 
donde forgono ibid. dove fi unifee col Riullo 6l. elitre 
fm forgive tra xAvella, e Nola, che poi inondano i Cam- 
pi Serrani, ed infettano P aria 64. Suo nome 6$. & 
fequ. Sue acque tornate indietro fecondo F %Alicarnaffeo 67. > 
Fertilità de campi , che li giacciono dintorno 6$- 
€l<fttdio Marcello fuo cammini de fcritto da Livio per andare 

in 



Indice delle Materie • $%$ 

in foccorfo de' Nolani 49. 72. 74. 193. 19$* 

Clemente \Alonfi Teatino nativo di %Arìenzp 342. 

Cluverio. Vedi Filippo. 

Colennuccio. Vedi Pandoro. 

Collegiata d J Jlrienxp 353. 

Colonna in Forchia p8. Dentro la Terra 101. nelli Virginia* 
ni pi. 

Colonia qual fia, e perchè così detta , Ufavano il nome di 
Senato , di Popolo , e di Repubblica loi. 202. ^Avevano i 
Magi/Irati ficcome erano in Roma , ibid* Erano governate" 
da Decurioni 203. 

Colonna di Capo di Conca 1$6* v 

Colonne Milliarie quali Jtano 96* Loro lnfcri^ioni pS. ff, 
ICO. 102, 

Colonna riferita da Grutero 103. 

Colummella degli Orti nelle Fauci Caudine 1 55. 

Cocce jo Jua Villa nelle Forche Caudine 159. Marmo della 
fua Tomba 160. Vien mandato da Marco ^Antonio a Brin* 
dift \6z. 

Commendatore di Orazio ì6l* 1^8. 

Concilio Sinueffano 13. %Atti di detto Concilio 16. 

Confine della Campagna Felice col Sannio 157. 18^. 

Confine Occidentale di Sueffola 4^. 

Confine Meridionale di Sueffota 51. 

Confine Orientale di Sueffola 87. 

Confine Settentrionale di Sueffola 135. 

Conservatorio di Donne in %Arien%p 323. 354. 

Convento de Virginiani in %Arien^o 356. 

Convento de Domenicani , e della Statua di S. Maria a Vi- 
co 361 . Dimora , che vi fece Ferdinando Re di Napo» 
li 3Ó2. 

Convento de J Cappuccini à\%/fricnxp 355. 

Convento degli sAgofìiniani 324. Sua antichità 228. 

Cornelio Tacito delle «4cque Minerali di Sinueffa 12. 

Corrado Imperadore fuccede nel Regno a Federico IL fuo fa» 
dre y e la f ci a Bertoldo Balio di Con odino fuo figlio 2,8 1. 

Griffo Vita del Sannazaro zj. Crom 



Ag 4 Indice delle Materie; 

Cronicon di Federico , Corrado, e Manfredi 58. $p. e in gì 

Cruquio Giacomo IÓ8. 

Cupa di Pigola 105. 109. 128. II 7. 134. 156, 

Curatores •Alvei quali erano 204* 

Cujacio Ipy. 

D 

DxAvlty vedi Pietro . 
Daniele del Marmo di Carvignano 134. 144* 
Dante di Manfredi 284. 
De Simone . Vedi Nicola . 
De Nuptiis Famiglia c£ lArien^o 340. 
' Decemviri quali erano 204. 
Dentrofori quali erano preffo i Romani 153. 
Diana fuoi Tempj nel Vico Ncvanefe 145. La Regione Ti* 
fatina l* era conf agrata iq.6« Suo Tempio f coverto in Car* 
vignano 147. Suo Tempio nel Monte Cajlello 147» Suo Mar* 
mo 152. Suoi Tempj nelle Selve , ne Monti ^ e luoghi f olita" 
; W 14^. Diverfi fuoi nomi 150. Celebre fuo* Tempio in 
Delfo incendiato ibid. Sua verginità 151. Protettrice delle 
Partorenti ibid, In che modo vien figurata dagli %/Tnti- 
chi ibid. 
Diomede delle Favole %Atellane 178. 

Dioni ggi xAlicarnaffeo di Sueffa Pome^ia 1. Suo teflo intorno 
a Sue jf ola creduto da alcuni viziato 42. Delle acque del 
Clanio 6j. Degli antichi Popoli di' Italia 174. 177. 
Diodoro Siculo corretto dal Si gonio zp. 
Diploma di Sennete 57. 

Diploma dell' Imperadore Errico a S.tAngelo a Palombara 69. 
Diploma di Corrado a S. Angelo a Palombara , ed altro <£%A~ 

nacleto Antipapa 70. 
Diploma di Landulfo Afrcivefcovo di Benevento 6$» ^8. 
Doviat 13, 
Duja^io. Vedi Gio: 
Du-p'm del Concilio Sinueffano 16. 
Duumviri quali erano 2C2. 

mu 



Indice delle Materie} J& 



ELtano degli ofufonj 174* 
Ennio degli Ofci 170. 
EggtZJo • Vedi Matteo . 
Epitaffi in Capo di Conca l$6. 
Errigo VI. acqui/la il Regno di Napoli 277. Morì feommuì 

nicato ibid. 
Erchemperto fua prima edizione fatta d* \Antonio Caracciolo gS* 
Del Riullo 6\. Diverjità fra /' edizione del Caracciolo i e 
quella del Pellegrino 39. Due Mano ferini nella Vaticana 
offervati ibid. Si notano i luoghi diverfi de fuoi manoferit* 
ti , e delle dette due Edizioni 40. & fequ. Edizione del 
Pellegrino più corretta di quella del Caracciolo 41. Dell' 
occupazione di Sue f] ola fatta da Landulfo 221. Vien quejli 
chiamato Sue ffol ano zìi. Della f correria di Landonulfo fatta 
in Sueffola 224. De 1 Saraceni 226. Deva/lamenti del Duca 
xAttanaggio 227. Dell' incendio di Sueffola , ed aitile Cit* 
tà 228. Vien egli mede fimo prefo nel Caflello di Pila* 
no 228. Prigionia di Landulfo 229. Dello Stato di Suef* 
fola dopo l y incendio 232. Tempo y in cui finì dijerivere 23 3. 
Di Caferta 255?. zòo. 
Ermolao Barbaro in Plinio 44; t 

Errori degli Scrittori , che hanno confufa Sueffa con Sinueffa 

z6. 
Ero/irato abbruggiò il Tempio di Diana 150. 
Errori degli Scrittori , che han confufa Sueffa , Sinueffa , e 

Sueffola 33 . 
Età per quanti anni computavano 175. 

Ettore Pignatclli di Marino Buffa , e Giovannella Stenda^ 
do 2^3, di Cancello $9. 

F 

1 Sbrini . Vedi Giov. 
Falerina Tribk di Roma log. 

Ccc fa* 



Z$6 Indice delle Materie . 

Famìglie della preferite Terra Murata , e di altre cafe che 
furono della me definì a 332,, 

Farnabìo . ' Vedi Tommafo . 

Famiglie illufiri , che abitarono nella Città di Suejjola 207, 

Favole Stellane 178. I So. & fequ. 

Fatco delle Forche Caudine 81. 

'Federico S'dburgio errore di coloro , che fanno due Città di 
Sueffa Pome^ia 3. Sua opinione ricevuta da alcuni , e ri- 
gettata dal Cluverio 42. 

Federico IL fuo Teflamento 278. 

3V Felice C a fai e di iArien^o 35 6. ^ 

Ferdinando Ughelli di Simi^Jo difcepolo di S. Pietro 13. Di- 
ploma di Sennete 57. Diploma di Errigo L 69. Diploma 
di Corrado , ed altro di ^Anacleto 70. De Vefcovi di Suef- 
fola 2 1 2. Diploma di Landulfo ^Arcivefcovo di Beneven- 
to 69. 

Ferrari . Vedi Filippo . 

Ferrante della Marra 190 , e Z<?z. 

Feflo degli Ofci 170. Delle Prefetture Jpp. 

Figliarino Cafale d\4rien^o 3Ó0. 

Filippo Cluverio Origine de* popoli Pomptini , e Pontini 1. 
Sito , e confini di Saeffa Pomeri a 2. Reliquie di Sinue fi- 
fa li. Sul luogo di Strabone intorno all' Etimologia di 
SinuejTa 20. Del fito di Sue [fola 32. Correzione di un luo- 
go di Livio intorno a Su e jf ani , e Sue [fot } ani 3Ó. Opinione 
di Silburgio intorbo a Vesbola 42. Di Saticola , e fuo 
fito 49. e 50. Confutato dal Pellegrino 50. Di Trebula 
75. Vien rifiutata la fua opinione intorno alle Forche Cau* 
dine, ed alla Via ^Appia 92. De Monti Tifata 135. Luo- 
go di xArifiotile intorno agli Opici 171. Degli <Aufon) , 
Ofci, ed Opici ibid. Degli arcadi 175. De' Monti Ofci 1 S3. 
De' confini della Campania l8<?. della Tribù Falerina 20£, 
Filippo Ferrari de Monti Susflolani 53. Di Trebola 75. 

Filippo Brie^io . Vedi Brie^io . 

Forche Caudine Si. Luogo delle Forche Caudine 88. Fatto 
delle Forche Caudine 81. 87. e feq. Si rifiuta /' opinione - 

dei 



Indice delle Materie. 337 

del Cluverio , e di altri gz+ , e fequ. 
Formi a 11, 

Torchia oggi Cafal di tArpaja fuo fito 106. 12 5. £34-157. 
Francefco San/ovino confonde Seffa con Sìnueffa 27. 
Francesco Pratilli . Degli atti del Concilio Sinueffano \6. 
Marmo di Calala 4Ó. Sua lettera a Marco Mondi 87, 
Delle Forche Caudine 90. Di Sueffola, e fuo Territorio 140. 
Via Suejfolana 197. Del Marmo di Carvignano 143. De* 
monumenti fcavati in Vico 154. Di Sueffola 20p* 206. 
e 236. Dell' edificazione del Vecchio %Arien%p 263. 265. 
Tradizione intorno alT edificatone del nuovo %Arienxo 2ju 
Delle Pefche d 7 \Arien^p . 374. 
Francefco Zazzera della famiglia Carrafa 3lS. 
Freccia. Vedi Marino. 
Frontiera de J Campani , e Sanniti 158. 
Frontino . Vedi Giulio . 

Fuochi della Terra di %Arien%p ^óp. e fequ. 
Fulgieri antichiffìma Famiglia in ^Arien^o 343. C fequ* 
Fu faro lago nelle Reliquie di Sue jf ola 239. 



GiAla^ia , Calala ^6. 
Giacomo Sannazaro 27. Suo fepolcro in Mergelllna I Sy. 

Giacomo Cruquio 16%. 

Giacomo Rohaul^io ^4. 

Giacomo. Vedi *Alfonfo. 

Gi annone . Vedi Pietro. 

Gio. Bagatta del P. D. Clemente %AlonJi d 9 %Arien%p 342. 

Gio. Battifla Ricciolio di Sueffola 31. 

Giovannella Stendardo 291. e fequ. Suo matrimonio con Mari* 
no Boffa 294. Suo fepolcro ibid. 

Giovanni Mariana fuo errore 28. 

Gio. Grutero marmo dell' Imperadore Nerva 103. sAftro mar- 
mo 2Ó5. Marmo di Diana 152. 

Gio. Lorenzo d \Anania di Seffola 31. 

C e e % Gio. 



338 Indice delle Materie, 

Gio.* Diacono rapportato dal Troili 37, 

Gìov. XIV. fua lettera neW archivio di Benevento 212. 

Gio. Duja^io diflin^ione [opra Sueffa Pomeri a , ed %/lurunca 

7. 9. De Monti Sueffolani 53. 
Gio. Battifla ISìicolofio 8. Sp. 
Gio. F a bri ni 183. 

Gio. i/fnnio da Viterbo 175. Di Capua 184. 
Gio. Vili, alla tejla di un Efercito viene in foccorfo di Car« 
' lo il Calvo 226. Scommunica Sergio Duca di Napoli 227. 
Gio* %Antonio Summonte 106. Di Guglielmo Stendardo 287. 

288. Della guerra traH Principe Ottone , e Carlo di Du<* 

raxzp 296. Di Marino Boffa 298. 30^7. 30Ó. 
Gio: Vìncendo' Ciarlanti di Guglielmo Stendardo 2S8. Dì 

xAngelella Stendardo 291. Di Pietro Boffa 317. 
Gio: Battifla di Orfo -24. 
Giovenale delle ceneri de Cadaveri 16$. 
Giovanni Villani di Guglielmo Stendardo 2857. 
Gio: Giovano Fontano 309. 311. 3*2. 
Gio.* Battifla Paàcihelli delle Pcfcbe di oriento 373. 
Gio: Giacomo Giordano 373. 
Giogo, e Forcba qual fla $6* 
Glareano tacciato dal S'tgonio 21. 
Giulio obfequente 57. 
Giulio Frontino Z9. Di Sueffola .Colonia Romana zoo. Di 

Sueffola cinta di Mura 207. 
Giulio Cefare Capaccio 43. ór. 169. 302. 
Giuntano Majo del nome del Clanio 6j> 
Giuflo Lipflo 104. 
Gregorio Grimaldi erra parlando di Sueffola 28. De Decer,;* 

viri di Capua 203. Marmo 201. 
Gregorio V. Sua Lettera 212. 
Grimaldi. Vedi Gregorio. 

Grottale fegni di ^Antichità , che vi fi ravvi [ano 148. 
Gru t ero. Vedi Gio. 
Guglielmo Stendardo ebbe lAricw^o da Carlo primo di Jfn* 

già 285. Sua morte, e fuo Sepolcro 288. 
Cuicciardino. Vedi Cele/lino . Igino 



Indice delle Materie. $§§\ 

I 

IGino del nome di Colonia 201. 
Ignoto C a [fine [e. Di Cariceti i ^7* 
Interpretazione di M. D. del Marmo di Carvi guano l<\6. 
Joannes Henricus a Pflaumern di Sueffa Pomerja , e Sueffa 

i/furunca 6. Suoi errori 7. Delle Forche Caudine pò. 
IJlitu^ioni di Giujliniano \6;\. 
IJìoria di Èrchejcìperto . Vedi Erchemperto . 
Ifaac Cafaubono di Str abone 21. ipp. 
Iftrumento di Notar Mirabile 312. & fequ< 
Itinerario del Peu tingerò di Calala 48. Di Sueffola 51* 58* 

Di ad Njvas pò. 142. Tempo , che fu fatto 105. 122. 
Itinerario del Gero fol>mit ano di Sinueffa 22. Di ad Novas p/L* 

97. delle Pojìe 123. 142. 
Itinerario di ^Antonino di Sinueffa 22.. Di ad Novas p$* 
Jugum quid fit 86. 
Ituriffa creduta da alcuni Capitale de Sueffetani 8. 



LiAbè del Concìlio SinueffaHo 14. 
Landulfo Sueffolano 221. Si ricovera in ^Avella dopo 
l'incendio di Sueffola dove fu fatto prigione %lp. %/Xndo 
contro al Padre 223. 
Lapides Milliarii quali fiano pò. & fequ. 
La [or . Vedi Jllfonfo . 

Leandro, ^/liberti di Sueffola 31. Suo errore in Livio ia. 

Riferito da Ortelio 44. Di altra Sueffola nella Romagna 

45. Del Clanio 67. De Paefi edificati nella Valle Gaudi» 

1 na 123. 

L. 7. ad In/lru&iones C. de SS. EE. Per V accomodo delle 

-vie 104. 
Letlis. Vedi Carlo. 

'■ ' Leone 



390 Indice delle Materie ." 

Leone Ofltenfe 107. Del viaggio di Ludovico IL %l$] 

Leone ix. Sua Bolla a Valderico ^Arcivescovo dì Beneven* 
to 214. 

Leone . Vedi Ambrogio . 

Leonardo aretino di Claudire Forcollo 107. 

Lesbio. Vedi Mirfilio. 

Lettere [e Famiglia di *Arìen%p 352* 

Li oidio . 'Vedi Niccolò • 

Linguaggio de Sueffolani 179. 

Lionardo di Capua di Sinuejfa 20. k 

Lipfius. Vedi Giù fio. 

Literno^ oggi Patria 66. 

Livio prefa di Sueffa Pome^ta 2. "Nome di Sueffa %Aurunca 
4. 7. Di Sinueffa 9. De Monfiri in Sinuejfa 13. Corretto 
dal Sigonio 18. De Sue j] et ani 29. Note Marginali in S. 
angelo a Nido 32. 54. 55. ..255?. Battaglia in Sue (fola 
33. De* Sueffolani 34. Di Annibale 35. Sue note ad ufo 
del delfino 33. 37. Suo errore corretto 41. Di Caftra Clau- 
diana 42. Di Claudio Marcello 49. 73. 74. Suoi %A'llog- 
giamenti vicini a Sueffola 55. 5Ó. Prodigj $6. 57. 197. 
Della Cava Rupe 105. Deferitone del Luogo , dove accad- 
de il fatto delle Forche Caudine 117. & fequ. Scorrerie 
de' Sanniti 158. Delle Favole Stellane 181. Della Citta • 
dinanxa de Sueffolani 192. C&e Sueffola era Citta di fron* 
ti era 191. fl# Sueffola 193. 194. 195. Disfida fatta da 
Sanniti a Romani 192. Suo Epitome 201. 

Livio Andronico Comico 181. 

Lorenzo Chi fletto. Vedi Clifie^io. 

Lucano delle Paludi Pontine 2. Del Si laro 6\. delle Forche 
Caudine 1 06. 

Luca Olfienio. Spiega di Stefano Bizantino 12. Di Calala 
47. Delle Forche Caudine contro a Cluwrio 94. 89. 90. 
ilo. Di S. Maria a Vico 142. Di ad Novas ibid. Della 
Colonna milliaria 98. 109. 

Lucio Sacco di Simi^io primo Vefcovo di Sejfa 5* 

Lucio Scoppa del Clanio 6j. 

Ludo- 



Indice delle Materie. 3pt 

Ludovico Ball Concilio Sinuejfano 15. 
Ludovico II. Imperadore viene in Italia 2,24. ^Alloggia in 

Sueffola 225. Si unifce co' Longobardi ibid. Sua prigio* 

nia zzò. 
Ludovico Nonnio di Sinope nel Ponto IO. 
Luigi di Raimo della prefa di Marino Boffa 305. 
Luigi Contarmi del Matrimonio di Marino Boffa con Gio* 

vannella Stendardo 308. 
Luitprando Concilio Sinuejfano X$. 
Lunghe^a della Valle di Forchi a 130* 

M 

Mtsfdaloni 50. 
Majo. Vedi Giuntano* 

Macrobio 18S. 

Manfredi Re di Napoli 282. 284* 

Manofcritto della Vaticana 3$?. 8p. 

Manofcritto delle Lateranenfi 147. 272. 2^3* 

Manofcritti in S. angelo a Nido 344. 

Manofcritto di Ettore Pignatelli $p. 293* 

Mano fcritte note in Livio in S. ^Angelo a Nido 32. 54. Z$p* 

Mantio qual fta 97. 

Mantua Padria di Virgilio 187. 

Marco Hoppero 19. 

Mariana . Vedi Gio. 

Marino Mariano Duca di Sejfa 28. 

Marino Freccia di Sinueffa 28. Manofcritto di Ercbemperto 3$. 

Marino Boffa 298. 3 00. 303. 

Mario Vipera de Ve f covi di Sueffola ili. Lettere di Sergio 
IV. , e Benedetto Vili, ad Alfano IL isfrcivefcov° di Be- 
nevento 213. Lettera di Giovanni XIV. ad filone *Arcive- 
feovo di Benevento 212. Lettera di Leone IX. a Valderico 
^Arcivescovo di Benevento ; ed altra di Stefano IX. 21 4. 

Marletta Famiglia di %/frien^o iin. 

Maritano 272. 

Mar. 



392 Indice delle Materie; 

Marmi in Gaudio 113. 

Marmo di Gala^ia 47. 

Marmo di Se/io E quanto Steli atino II 3. 

Marmo di Nerva per la Via %Appia 103. 

Marmo di Luvio il 3. 

Marmo in Carvi guano di Lucio Pompeo F elici ffimo 143. O* 

fequ. 
Marmo di Lucio Pompeo Terrario l$9< 
Marmo di Lucio Valerio llarco 1 5p. 
Marmo alt Imp. Mar. sÀur. *Ant. Pio 113. 
Marmo di Gv. Cocceio léo. 
Marmo di altro Cocceio in Cafapulla ló%* 
Marmo di Lucio Cocceio Marcellino IÓ2. 
Marmo di Lucio Volumnio riferito dal Pitifco 201. 
Marmo della Repubblica di Sue jf ola 202. 
Marmo per lo ritorno dell 1 Imperatore Settimio dal? Ordine , e 

Popolo Suejfolano 202.. 
Marmo di Lucio Pompeo Verecundo 203. 
Marmo dedicato alla Fortuna 2 io. 
Marmo di un Decemviro , e Tribuno 204» 
Marmo di un Proconsole 205. 
Marmo di Tegedia Fortunata 166» 
Marmo di Diana 152. 
Marmo di Gn. Publilio 210. 
Marmo di Claudia Nimfia 238. 
Marmo di Publio Rfitedio 238. 
Marmo in Capua di Bri^io 26$. 
Marmi de' Puoti 34Ó. 349. 
Marra . Vedi Ferrante. 
Marciale di Sinueffa 22. 
S. Mariano 73. 78. 

Marc he fé Famiglia eflint a in v4rien~o 33 8. 
Mareniji Famiglia di ^lrien^o 339. 
Matteo Eggi^io fi rifiuta il di lui feralmente intorno a Sa* 

ticola jó. 78. 
Maiella. Vedi Scipione. 

Ma?- 



Indice delle Materie; 393 

Malocchi fue Inferigni netti Ponti detta Valle 138. 139, 

Delle Tavole del Peutingero 105. 
Marcello va in foccorfo de" Nolani , fuo Campo vicino Sue[fo« 

la , e fuo cammino per i Monti Suejfol ani 54. SS- 4^* 7 Z ^7^ 
Mecenate fuo viaggio col Poeta Qra^io lóo* 
Mela • Vedi Pomponio. 
Melchiorri . Vedi Ottaviano. 
Merola . Vedi Paolo. 
Michel* %Antonio Baudrant 5, 32. 
Michel Monaco full' Etimologia di Sinueffa .17. 18. Corretta 

dal Giovane San felice 23. Suo errore 41 • Del Clanio 61* 

Della via Suejfol ana ipS* 
Migliarefe Famiglia di %Arien%p 344. 
Militar) quali fono gj. 

Mirfilio Lesbio degli antichi Popoli tf Italia 175; 
Mofete 52. 53. éo. 

Monache Lateranenfi 14.7. 272. 273. 322» 
Montefarchio 123. \ 

Monti Sueffolani 53, 54. 74, é 

Monte di Core 78. 
Monftri nati in Sinueffa 13. 
Municipj quali erano h loro condizioni 198. 
Mura delle Città come defìgnavanfìzoZ* 
Mutatio ad Novas ove fu 97. 
Mutatio qual Jìa 97. 

Mura della Terra Murata di JJrien%a diroccate % e rifatte 
3 li. & fequ. 

N 

Niccolò Lloidio. De 1 Sueffetani della Spagna 8* Hi Swfn 
fola 31. 
Nicola de Simone di Calala Caja^o 49. 
Niccolò Toppi del P. Gabriele Marletta 337. Di Romttal* 

do Cioffo 339. Del J\ Jrulgenfto di ^trienzo ibid> 
Nome di Sueffola 43, 



20j^ Indice delle Materie. 

Note Marginali Manofcritte in Livio 32. 54. 55. 25^ 
Hot e in L'vio ad ufo del Delfino 33. 37. 
Hot e di Orario ad ufo del Delfino lól* 
Nova , ad Hovas 124. 142. 
Hoviter ccnjlrutlam dilucidato 312. & fequ, 

O 

OLtvario Vedi Pier-Gio: 
Onofrio Panvinio 198. 

Opici Popoli quali furono y con fu fi y e di 'flinti dagli Ofci 170, 

Orazio Fiacco juo Viaggio con Mecenate 160. Di Diana 145?. 
151. Di Sinueffa 22. Della Villa di Cocceio ido. 163. 
Suo errore 61. di Frons , & *4ger \6j* 

Origine di Sueffolà 169. 

Orofìo . Vedi Paolo. 

Orti nelle Forche Caudine nominati da Coltimeli a 154. In* 
clufi nella Campagna Felice 155. 157. 

Ortelio. Vedi jlbraam. 

Orfo. Vedi Gio: Battifla. 

Ofci popoli antichi 170. Detti Opici ibid. Detti bufoni IJl. 
Loro Commedie 17S. Hominati da Virgilio 182. & fequ* 
Da Stratone 188. - 

Ojteria di Cancelli 58. 

Oflienfe . Vedi Leone , 

Ottaviano Melchior ri 48. 259. 

Ottavio Rinaldi del paffaggio di Marcello per i Monti SueJ» 
folani 79. 114. 115. ii(5. 

Ovvi dio del T eufonia 173. Di Sinueffa zi. De* Serpenti bian- 
chi 13. defigna%ione delle Mura di Roma fatta da Ro- 
molo 208. 



P 



yfcicchèlli < Vedi Gio: Battifla, 
Palagio del Ve f covo 354. 



Pala* 



Indice delle Materie • 3?V 

Paludi Pontine 2. 

Palombara 69. & fequ. 

Pandulfo Colennuccio 5*7. 2pp. 30$. 

Panormita . Vedi ^Antonio. 

Paolo Merola 8. 31. £7. 

Paolo Oro/io 37. 

Prf/Ja dW Mìglio di quanti palmi co/la 130» 

Patendo. Vedi Velie jo. 

Pellegrino. Vedi Camillo. 

Pere oc he di xArienzo 373. e fequ. 

Petrarca ,4. 74. 

Pfiaumern. Vedi Jo. Henri cu s . 

Peutingero . Vedi Itinerario. 

Pier Gio: Olivario di Sinueffa 26. 

Pierre Davity pò. 

S. Pietro di Cancello 58. 59. 

Pietre chiatte j6. 78. 

Pietro Giannone Te/lamento di Federico II. 278* Di Pandulfo 

Sueffolano 222. 
Pignatelli. Vedi Ettore. 
Pioppi de 1 Cappuccini log. 12g. 
Pi/ani /occorrono Napoli con una Flotta 26 J. Efpugnano 

xAmalfi , e vi trovano le Pandette ibid. 
Platina Concilio Sinueffano 15. 
Placido Troili fuo errore 37. 296. 
Platone Ijg. 

Plinio di Sinueffa io. Delle acque Sinueffane 12. De* Sueffo* 
lani 30. Delle acque del Silaro, che petrificano i corpi Ó4. , 
De* Cadaveri 165. Degli O/ci 173. 
Pompeo Sarnelli di Sueffola 32. Del Clanio 60. De* Ve J covi di 
Sueffola 212. Della Suppreffìone del Vescovado di Sueffola 216. 
Pomponio Mela 22. 26. v 

Ponti della Valle 137. 
Pont ano . Vedi Gio. . Gioviamo . 
Ponti di Jfrpaja iop. 
Popoli , che dominarono la Campagna Felice 177. 

D d d 2 Potu 



o>g$ Indice delie Materie 6 § 

ipotechile ìoS. %6o. v 

P ratilli . EW/ Fran ce f co . 

Prefetture quali erano Ip2. & feqv» -.-■ 

princìpi di Su e [fola 221. 

Primo ftretto chiufo da' Sanniti iop* 

Proconjole qual era 205. 

Prodigio accaduto in Sueffola $<5. ip7- 

Pulcinella forfè ebbe principio dalle Favole yftellatie l8l« 

Puoti Famiglia d? \Arien^p 346. Sua antichità 347. 



Q 



Q 



vanti palmi occupa un Soldato 130. 
Qjierni . Vedi Camillo . 
Quejlori quali erano 205. 



R 



RxAmondini 1S0. 
^Af amento del . vecchio Caflello di v4rien%o l66* 

Religione de Sueffolani 20$>. 

Reliquie degli abitanti di Sueffola 243. J7 rifiutano le opi- 
nioni di alcuni Scrittori 258. 

Romani Famiglia di %Arien^o 345- 

Riccardo da Reburfa Signor a ^frien^o 2S3. Morì decapita- 
to 284. 

Ricciolio . PW/ G/0. Battifla. 

Rick'o . Vedi Teodoro. 

Rito Gabino che fia 207. 

Rifiuto de' Scrittori delle Reliquie de* Sueffolani 258. C^ fcq. 

Rìullo fiume fua for gente 61. fuo nome ibid. , fue acque fui* 
fu ree , e loro efficacia 61. Crefcono /' efìade > e mancano 
l'Inverno ^ lapidificano i Corpi 6z. 6%* 

P. Romualdo Cioffo 33<?. 

Romani cbivfi da Sanniti di qual numero 132, Loro paj] 

gio 



Indice delle- Materie • 397 

gto i-gnomi niofo /otto al Giogo 85. 

Roh attlnio . Vedi Giacomo. 

Ruggieri Conte di Sicilia prende il titolo di Re 166. Guer- 
re , che ebbe a jojlenere con i Baroni , ed i Pontefici Roma* 
ni 2Ó7. effendo flato affediato nel Cafiello di Gallacelo vieti 
liberato da Guglielmo Juo figlio , che fa prigioniere il Pa* 
pa 268. Fa diroccare il Cafiello di tArienzo ibid* 

Ruttilo de Militar) yj. 



S 



Jfmuele Piti fio Infcri^toni 166. 201» 
Sanf elice. Vedi %/fntoniò ^ \ 



- 



San/ovino. Vedi Francesco 

S. Maria a Vico %6l. 

Sarnelli. Vedi Pompeo 

Saraceni in Italia . Loro /correrie e deva/lamenti 224. , e 

fequ. 
Saticola fuo /ito 4p. 50. 77. 
Scaligero ipp. 
Scipione Maiella del Clamo 60* 6j. àelV Origine di Ca« 

/erta 258. di Giacomo xAcciapaccia 300. delle per coche 

d \Arien%p 373. Deferitone de Fuochi di t/Jrien^o 369. 
Scipione Bonelli Beneficiato di S. %/fngelo a Palombara 33 8* 
Scipione %Ammirati di Guglielmo Stendardo z&6. de Cantelmì 

2£0; Di Giovannella Stendardo 291. 2p2» Di Marino Bof* 

fa 304. Di Pietro Stendardo 317. 
Scorrerie de Sanniti in Suefjola 158. 
Secondo flretto chiufo da Sanniti log* 
Scoli afte del Poeta Orazio lój» 
Selva-delia Valle 6p. 
Seneca delle acque d'Italia 63* 
Sepolcro di Giovannella Stendardo 204. 32tf« 
Sepolcro di Scipione africano 66. 
Sepolcro del Duca Buono icd. 

Seé 



3^8 Indice delle Materie. 

Sepolcri fuori la Citta 166. Ove fi facevano ibid. Frons , & 

ager che fignificano ibid. Ifcri^ioni lój. 
Sepolcri de* Coccei In xArienxp I ÓO. 
Serafino Montorio 325. 364. 
Servio degli %Aufoni 173. Degli ofcl 183* Cerimonie incinge* 

re le mura della Città 208. 
Sergio IV. Sua lettera 213. 
Sergio Duca di Napoli fi collega co* Saraceni , e vien fcorn* 

manicato da Gio. Vili. Tradito da %/fttanaggio Vefcovo di 

Napoli fuo Fratello zio* 
Sferracavallo pi. 125. iop. in, I2<?. 134. 
Si gonio . Vedi Carlo 
Silburgio. Vedi Federico 

Silio Italico dztte acque del Clamo 6$* lOÓ* 
De Simone . Vedi Niccolò 
S coppa . .Vedi Nicola 
Sorice famiglia d* xArienxp 338. 
Statua di S. Maria a Vico 3>6l* 
Stadio no. 

Stefano IX. fua lettera 214. 
Stefano di Bisanzio io. II* 22. 
Stefano Carlo del Clanio 6*J. 
Stratone di Suejfa Pomeri a 2. Di Sinueffa ic. 12. Suo tefio 

corretto \g. Del Jlto di Sueffola 30. Degli Opici 170. e 

171. Degli antichi Popoli d* Italia 177. 178. De* Monti 

Ofci 1S8. 
Strada di S. Mariano 72. 78. 
Suejfa Pomata detta ancora Powptia 1. Capitale de* Volfci y 

e diede il nome alle paludi Pontine 2. fu a jf orbita dalle 

mede/Ime 3. xA'tcunì ne han fatte due Città ibid. 
Suejfa ^lurunca Città della Campagna. 4. Sua Fondayotoe 

5. Sua Cattedra Ve f covile ibid. Confufa con Sinuejfa 27. 

Con fu fa con Sue [fola 36. 
Sue Jf et ani popoli della Spagna 8. * 

Shiucffa. Sua origine (j. Detta anche S inope IG. fituata dove 

ora 



Irrdice delle Materie." Zpm 

ora è la Rocca dì Mmdragone ib'td. Sue acque Minerali , 
e loro efficacia 12. Suoi mostri e ferpenti bianchi 13. Sua 
Sede Vefcovile difmeffa 13. Sua etimologia 16. Concìlio 
Sinuejjano 13. Confufa con Sue (fa' ZÓ* Confufa con Suejfo- 

la 33- 

Suejfani , e SueJJìtani confufi 29. 

Suejfola fuo fito 30. Fu confine della Campagna Felice 32. 
Alcuni la deferirono vicino al Clanio jf. Suo nome di 
Suejfola prejfo tutti li Scrittori 43. Confufa con Sueffa y è 
Sinueffa 33. chiamata dal folo Ortelio Scafaro 44- Sue > con- 
fine Meridionale 51. Suo Orientai confine 87. Suo confine 
Settentrionale 135. Sua origine \6<p. Suo fiato ne 1 tempi 
della Romana Repubblica fino a* tempi de Longobardi 190. 
Fatti accaduti in Suejfola Ipl . Fu Città di Frontiera co Sanniti 
ipi. Sua antichità 174. Linguaggio de'Sueffolani IJ9. Per la 
f uà fedeltà ottenne la Cittadinanza Romana Ip2, Fu pojfeduta 
da Sanniti \ e da' Romani ir; 2. Via Suejfolana 195. Prodi gj 
accadutivi Ipj. Fu Municipio r e poi Prefettura de* Romani 
ipS. In che tempo divenne Colonia de* Romani 200. Prefe il 

8 nome di Repubblica 201. Vi era la fepar anione della No» 
biltà , e del Popolo ibid. Famiglie illuftri , fue rovine pre- 
finti 206. fu cinta di mura 207. Religione de" Suejfola* 
ni 20^. Vefcovi di Suejfola 211. Suo fiato ne' Tèmpi de % 
Longobardi y ed ultima fua mina zip. Principi di Suejfo- 
la 221. Spiantata, ed abbruciata 228. Suo flato dopo 
r incendio 231. Stato prefente 237. Suo Territorio z^g* 
Reliquie de fuoi abitanti 244., & fequ. 

Sueffolani dopo /' incendio della Città fi ricoverano in S. Jln- 
gelo a Palombara 247. Edificano ivi ti Vecchio Jìrien%o 
249. Nemici de' Sanniti 158. 

Summme y vedi Gio: Antonio 



Taci» 



400 Indice delle Materie, 

T 

TJlcito delle acque di Sinueffa I2# * 

Tairano Monte 80. 
Talanico Cafale di Jfrienzp 358. Sua antichità 35p# 
Tavole del Peutingero 105. 
Tavernole gj. 
Teodoro Rickio 170. 180, 
Tempio di Diana in C avvignano 147. tAltro Tempio nel Mon* 

te Cafiello ibid. Tempio in Efefo 150. 
Tempio di Diana in Capua 146. 
Tempio di Cerere log. 
Territorio di Sueffola 329. 
Tillemont Concilio Sinuejfano 16. 
Territorio di %Arienzp 371. 
Te/lamento di Federico II. 278. 
Tifata Monte 135. & fequ. Suoi acquedotti 137. S. Lettelo 

Titolo del Vescovo di S* %Agata anche di Vefcovo di Sejfola 

MS- 
Tomafo Farnabio 208. 
Toma/o Cojìa 301. 344» 
Toppi. Vedi Nicolò 
Torelli %z6. 328. 32$?. 
Torquato Tajfo 4. 
Trento! a 75. 
T reboia fuo /ito 75. y6* 
Tribù di Roma log. 
T rolli ^ vedi Placido 
Tutini 5 vedi Camillo 
Turnebo igg* 



V.i 



Indice delle Materie* 40 r 

V 

Valerio Maffimo di Patria 66. 
Valle Caudina no. Sua larghezza *!*!* 
Valle di Sueffola 155. 
Valletta famiglia d* %/f rietino 332., e fequ. 
Valle di xAYtenxp 155. 
Valle di Fon bla 127. 128. 129. 130. Di quanti foldati J?a 

capace 130. Fu /'extra Valium 134, 
Valguarnera 175. 
Varrone 143. 
Velie jo Pater colo di Slnueffa 22. De/ Tempio di Diana m 

Capua 14^. 
Ve f covi di Sueffola 211* Quando fu foppreffo il Vefcovad* 

2l6. & fequ. 
Verrio degli Ofci 170. 
Vergine del Soccorfo 324. 
Fé/c/* varietà nel fuo fito 22, 
Ughelll , «y^/ Ferdinando 

Via Sueffolana 58. 195. De ferina dal Pellegrino jg6. 
Via ofppia 104. 113. 126. 33^. 
Viaggio degli Efercitl Romani 114. Io8. II& 
f/tf /dtfta <^zg7/ Efercitl Romani per Gaudio. 108. 
Via detta Caudarola per la Cava Rupe 91. ior. I$6. 
Via fatta da Claudio Marcello per andare a Nola da Livia 

de ferina 72. & fequ. 
Via di S. Mariano. Vedi S. Mariano 
Via nova, e via vecchia 101. 128. 124* 129. 134. 
Violo Sequeflro del Clamo 64. 
Vico Novanenfe oggi S. Maria a Vico 141. 142. 158. 154* 

Villa di Coccejo 159. 160. 
Villaggi di KArlen^o 353, 
Villani , vedi Glo. 
Vipera , vedi Mario 

E e e Vlu 



4 oz Indice delle Materie. 

Virgili* ài Pomozj 1. del Clamo 6$. <58< Dì Diana 150. 

Di Sepolcri 166. Dell' eufonia 173. Degli Ofci 182. <§* 

fequ. Suo Sepolcro 187. di Que fiori 20Ó. 
V or vano 69. Confine di Sue ff ola 80. 
Vocaboli della Lingua Ofca . 180. 



x 



llandro 20. 

Z 



Zazzera 318. 
Z£>/<r 78. 
Zvataco . PW; Serafino Molitorio. 



VVt. 



ERRORI DELLA STAMPA. 



ERRATA 






CORRIGE 


Pag. ir. 


V. 


6. 


Srabone 


Strabone 


XI. 


V. 


*S- 


prefo 


prefe 


16. 


V. 


28. 


nune 


nunc 


250. 


V. 


24- 


edificarvi 


edificarvi 


45- 


V. 


24, 


F moti no 


Frontino 


87. 


V. 


4- 


qnanto 


quanto 


114. 


V. 


26. 


efsgerà 


efagera 


161. 


V. 


*3- 


attriburfi 


attribuirli 


i6j. 


V. 


14- 


10(5. 


t*& 


220. 


V. 


14. 


ugualmenete 



ugualmente 



22<5. 


V. 


8. 


nnova 


nuova 


135- 


V. 


8. 


fiume 


fiume 


258. 


V. 


12. 


Vefcovo 


il Vefcovo 


160. 


V. 


3- 


impegnano 


impegniamo 


310. 


V. 


5- 


Roiciana 


Rolciano 


3^7- 


v. 


28. 


Novanfe 


Novaneie N 


3*7- 


V. 


»7- 


alrre 


altre 


321. 


V. 


2. 


ficcome 


ficcome 


333- 


V. 


3*- 


dal 


dai 


35*- 


V. 


*5- 


impiegari 


impiegati 


128. 


V. 


4- 


Forchia ove pò* 
tuto effe re 


Forchia dimoftra aver 
potuto effere 


rg6. 


V. 


11. 


Sueflbla 


Sueffula 


*S»< 


V. 


12. 


Vefcovo diS. A- 
gata 


il Vefcovo di S. A- 
gata 



N O T E "■' 

D I 

MARCELLO BERNINI 

ALLA PRIMA, 

E SECONDA LETTERA CRITICA 
DEL 

P. GIUSEPPE DEL MONACO 

DA MAIALONI. 

ALL' ILLUSTRISS. SIC SIC E PADRONE COLENDISS. 
IL SIGNOR 

D.GIACOMO BASILI 

Napoli 
llluflrifs, Sfg. Signore Pne Col, 

SOno già due anni fcorfi , cariflìmo Signor D. Giacomo, che 
mi favori (le l' Iftoria di SuefTola , ed Arienzo del nollro ca- 
ro, e comune Amico, Signor Abbate D.Niccolò Lettieri ; e 
fu da me letta con fommo piacere, perchè vidi a minuto illuda- 
ti quei luoghi per molto tempo da me praticati , che niente della 
lor origine, ed iftoria prima fé ne fapea , e perciò molte grazie 
ve ne rendei . 

Nel pattato anno mi fcrivefte , che il P, Giufeppe del Mo- 
naco aveagli ferina una Lettera Critica, alla quale il Signor Let- 
tieri avea rifpofto colle due pagine ftampate in fua difefa , che 
fono le 347. a 350,, che ancor mi favorifte aggiungerle all' Ifto- 
ria \ e notai con che rnodeftia , fenza nominar il Critico , in ge- 
nerale molto brevemente vi rifpoie lenza notare gli errori. 

Nella pallata Pafqua coli' augurio delle buone Fette mi riferi- 
vefte , che gravatos' il Monaco della modeftiflìma Rifpofta del 
Signor Lettieri, avea fcritta la Seconda Lettera Critica; e Accod- 
ine avea fatto ancor della Prima, erala andata predicando nelle 

* Bot- 



Botteghe Renelle Piazze de' luoghi ccmvicini ; poi rinviò in A- 
nenzo ad un Signor Canonico, affinchè in Napoli al Signor Let- 
tieri T aveffe fata capitare. Ma il Signor Canonico la rimandò 
in diedro; per il che il Monaco per corriere la mangiò al S'nor 
Letfieri: il quale per fuoi giufti fini diffe al latore , che fa at- 
tera non veniva a lui , e co<ì chiufa com'era la rimandò fenjb 
farne più conto, perchè ben fapea il fuggetto . 

Mi, il Monaco non volendo perdere la fé a f.nia , e la fna 
bella compofizione, la mandò ai un tuo paefano Speziale in i- 
rienzo, ove fi raduna mo!ra gente del Paeie , affinchè da rutti 
fufife (tata letta, aflìr.urandogli , che la Scoria del S'anor Lettigli 
è piena di errori; ma che te avean caro di Caper minutame e 
Ja vera origine, e le cofe p ; u rare cibila ter pàtria , le "avrebbero 
ritrovate in quella fua Lettera. Così la Lettera del P m Monaco 
è andata il giro, finché in Napoli è pervenuta nelle vpftre mani, 
• Mi fcrivete, che la detta Lettera CrH.a a?,! 1 kmorann i e 
fpecialmente a coloro, che non aa ietta P fitWià de» Sigtìbr Lat- 
tieri, è fembrata un capo d'opera per gli Autori, eh? fparfaoi tip 
te cita il Monaco : i dotri in molte cofe vi an con ole iu ti ei Kfr 
ri, e. contradizioni \ inoltre fon rimarti dubbi ofi > nierbandofi di 
offervare ne' loro fonti i citati Autori : i più favj ?n còVùicjiko 
in tutto ignoranza, invidia , e malizia , perchè ave ^o riicontrati 
li tuoi citati Autori , gli an ritrovati mal intefi, mala'i-en - applicati, 
viziati, inventati, e la maggior pane contrari a hi hk ;ie[imo. 

Co c ì mi fcrivete degli altri , ma voi non mi dke 'I vofiro 
fentimento, e mi mandate le Copie della Prima, e Seconda Let- 
tera Critica ( perchè le Originali, mi fcrivete , che dvitgfmiffi- 
mamente volete confervar voi ) e mi dite , che ne volete pima 
aver il' fentimento mio. Io quantunque non mi rour d- eli re 
•un grand' uomo, ne fono qual voi per voitra bontà mi riputate, 
vi rimetto alcune Note di offervazioni , che di ogni femplice feo- 
larett fi farebbero potute conofeere , rilerbandone -e mol- 

te per altra occafione , badando quefte fole per formar il cara: te- 
re dell'uomo, e della compofizione lenza badar ad ai ror e fe- 
ce bene il Signor Lettieri a non farne conto. Non ho potuto for- 
mar nelle Riipofte ordine migliore ? perchè nelle due Lettere non 
vi è alcun ordine. Afpetto or io da voi il giudìzio delie mie 
Note, /n tanio feguite ad amarmi, mentre vi abbraccio, come 
fo al caro noftro Amico Signor Lettieri, 

Di Roma 13. Giugno 177^ 

Di V. S. Illuftrifs, 



Dev< ed Obli. Sèrvidor eri A 

Marcello Bernini. 



DAI moderno Critico, e futuro Cronìftoricó fi oppugna l'opi- 
nione ci i Oliverio leguito dal Signor Lettieri , il quale 
dice che il Monte Tifata dal Volturno fino ad Arienzo 
giuìigea. Tifìf'tis monte ( dice Cluverio lib. 4. cap. ii dell'Italia ) 
qut Vuis Arienzo > & Maialone y Op'tdo Càferta , & Caput immi- 
net . E neliofieffo lib. al cap. 5. ditte ancor Cluverio. Efì igitur 
tnon.r Tifata id jugum, quod a Vul turno Arnne in Ortum jolis bru- 
malis tendens , Capux ruinis ^opidcque Cafertae & vici* Maialoni % 
Arienzo qu è imminet * 

Né Patercolo , dice egli il Critico, intefe dire quello fteffo 
detto dal Cluverio della Regione Tifatina , e così ne fcrive. 
Lettera prima pagina terza. 

Mi dispiace però , che coli' ijlejjo Patendo lib. 2. fituato vo- 
lete altro Tempio di Diana alle Camerette al Grattale tra S. Ma- 
ria a Vico , e Santa Maria la Nova . La Regione Tifatina , di cui 
parla Patercolo^ incomincia dal Volturno vicino Capua , e termina a. 
Matalont , fecondo la ferma fentenza , ò al più nella vicina Mon- 
tagna ài Montedicore , come vuole il Conte Egizio nella fua Let- 
tera a Langlet ^ perche quejìi foli Monti furono ingombri d* Elei y 
donde deriva il nome Tifata fecondo fejìo , ed altri ^ e non fi 
ejìende pia oltre verfo Oriente fin ad Arienzo > come difende Clu- 
verio lib. 4. del? Italia , '0 fin a Gaudio , come dite voi fenzi al- 
cuna autorità , cofa , che affatto non fi pub permettere , perche i 
Monti che incominciano da Torchia di Durazzano , e tirano ad Ar- 
pa ja , "e di là girano per Ajrola % S. Agata de* Goti , e Durazza- 
no , non ebbero Elei» 

Ma fé valeiTe la ragione fopraddotta dal Signor Critico, che 
i Colli d' Arienzo non furono inclufi ne' Monti Tifata , perchè 
non fono ingombri dalle piante d'Elei , affai meno dovrebbero 
efiere inclufi nel Tifata i Monti di Maialoni, e Caferta * ed af- 
fai meno quei di Cspua fi ella , perchè feno Aerili Monti, d'al- 
beri privi , e di Selci piuttofio , che di Elei foro ingombri ; e 
perciò quella ridicola ragione niente conclude , perchè mancan- 
dovi Elei da per tutto in eflì Monti , non vi farebbero più Mon- 
ti Tifata. 

Siegue il Critico. 

L<vio ftmilmente , che' di quejìi Monti Tifata fa menzione , 
fa terminare la Regione Tifatina nella Valle di Matalont , dicen- 
do , che quejìa Valle è pofla dopo il Tifata , come s' ave dalla dee. 
3. lib. 6. cap. 5. In Valle occulta po(l Tifata Montem immi- 
nentem Capuae confedit. Quale Valle è di Maialoni , come [pie- 
gano Pellegrino , ed altri con le feguenti parole deli' ijìjjo Livio : 
Montem imminentem Capuse . Ed altrove; Tifata imminentes 
Capute Colles. 

? 2 Ma 



n 

Ma quelli pa(fi di Livio non fono (lati ben intefi , e mala- 
mente applicati a quel, che dal Critico fi vuol provare. Perchè ivi 
quefro Iftorico non parla de' Confini del Tifata , ma narra , che 
i Sanniti avendo morta guerra alli Campani occuparono gì' immi- 
nenti Colli di Capua, come chiaramente fi conoice dall' in tefo 
;pa(fo di Livio, che malnotamente dal Critico fi è riferito tron- 
co, ma riferiremo noi l'intero ; ed è quello nel lib. VII. Tifa- 
ta imminente* Capua Cotles cum p'jtfidìo firmo occupa ffent . s de- 
fcendunt inde quadrato aggine i i planitiem , qua Capuam Tifata* 
que interjacet . Né più di quello dice Livio , il quale d 'fignanda 
iJ proprio luogo de' Colli Imminenti a Capua occupati da' San- 
niti , non eiclude, che il Monte Tifata avelie pouto avere altri 
Colli lontani, e non imminenti a Capua. E niuna cola da qnefte 
riferite parole di Livio fi può conchiudere de' Confini del Tifa- 
ta , perchè d'altro parlano, che de' Confini. 

Anzi avendo Livio didimi , e particolarmente nominati i 
Colli Imminenti a Capua, dimolra, che il Monte Tifata avea 
sltri Colli lontani, e non Imminenti; perchè altrimenti farebbe 
bafhto a Livio dir piamente, i Sanniti occuparono i Colli di Ca- 
pua ; e perciò quelli Colli lontani , e non imminenti efler potea- 
no, ed erano i Colli d'Arienzo, come dice Cluverio. 

Simile a quello è l'altro palfo pur di Livio del lib. 26. così 
dal Critico , come fopra , riferito : In Falle occulta pofl Tifata 
monterà Capua imminentem con fedit . Neppur cofa alcuna ricavar! 
de' Confini del Tifata da quell'altro pa(fo di Livio, il quale al- 
tro non narra , fé non che Annibale venne in ajuto de' Capuani, 
e terme (fi ( defignando il luogo ) in una Valle occulta dietro il 
Tifata Monte imminente a Capua. 

Siegue la Lettera. 

Crede il Critico , che pofta giovare al fuo dire una fpiega- 
ztone del vecchio Sant'elice, fopra le flelfe parole di Livio, e co- 
sì fiegue a dire: Poji Tifata Montes , qui non procul aberant a 
veri Capua : Ed il P. Antonio Sanfelice pag. 28. Certamente 
ri efclud e Aìienzo , e Caudio , perchè quejìi non fono imminenti a 
Capua , come fono Maialoni , e La/erta , e ben lontani. Ma que- 
lla tpieg azione del Sanfelice non (blamente che non è (lata ben 
intela , e non conchiude, ma è contraria al credere del Critico , 
perchè il Non procul a Capua non ben accorda coi Colli, e colla 
Valle di Maialoni, com'egli vuol inrendere, perchè quelli Colli 
e quella Valle fono molte miglia lontani da Capua, e fono procul 



a Capua, non g»à non ptocul, come dice il Sanfelice. Né i San- 
niti per afledar Capua avrebher prefo pollo ne' Colli di Matalo- 
ni , pereti' è lontano molto, ma piuuollo in altri Colli piti vicini 
a Capua . 

fc fé il Signor Critico vuole intendere per Monte Tifata 
quei foli Colli Imminenti a Capua , e perciò efcludere dal Ti- 
fata i Colli d'Axitnzo, ( come dice Oliverio, dal Signor Let- 



tieri feguito, ) perchè fono lontani da tapfca , e fton Tmmtneo- 
ti : per la ragione fteiTa debbono efìer eiclufi dal Tifata i Colli 
*di Cafertà , e Mataloni , perchè quefti fono colli più vicini sì ài 
-quei di Arienzo a Capua , ma non fono Colli Imminenti a Ca- 
pua, come non fono quelli d' Arienzo. 

Né per la Vaile Occulta da Livio, come Copra defìgnata * fi 
dee intendere della Valle di Mataloni , perchè con niuna ragione 
fi può chiamar occulta quella Valle, nella quale vi è per mezzo, 
quanto ella è lunga, una molto ben frequentata via Regia, che 
^conduce a più Provincie del Regno* 

Oltreché non farebbe fiata buona condotta dell'accorto An- 
nibale trattenerfi naicoflo col fuo efercito nella così frequentata 
Valle di Mataloni , eh' eraluogo viciniamo a Sueffula , dov* 
èrano gli alloggiamenti de' nimici guidati da Capitani altrettanto 
accorti , che faciliffimamente poteano avvederfi del di lui agguato; 
e perciò altra Valle della Catena , e dell' unione di più Moiti ♦ 
che tutti uniti componeano il Tifata, dovett' effer la Valle occul- 
ta dietro il Tifata, dove Annibale fi afeofe , e non già quella 
di Mataloni . 

Siegue la lettera* 

Finalmente fé la Regione Tifatina cernine) affé da Gaudio 9 
dunque Gaudio non fu Città del Sannio , e degl y hpini , ma 
della Campagna Felice, perchè a quefta appartennero i Colli Tifa- 
ta , e lo fie/Jo maggiormente dico delle Forche Caudine . Ma il fat- 
to fi è , che le Forche Caudine , e C audio furono de Sanniti. 

11 Monte Tifata avea il fuo principio daCaudio,ma fopraftavà 
ad Arienzo, Mataloni, Caferta, e Capua nella Campagna Felice, 
come fi ditte con Cluverio. E la Regione Tifatina cominciava 
da Capua, ed inchiudeva Caferta, Mataloni , ed Arienzo, ed 
efclufivamente giungea fin dove avea principio Gaudio, che col- 
le Forche Caudine ipettava al Sannio. 

Molto inutilmente nella Lettera feconda pag. 2. art. r. fi dif- 
fonde il noftro Critico in voler provare, che la Region Tifatina 
nominata da Velleo nel fecondo lib. colle parole, tofl vi&on«m % 
qua dejcen<lens Montem Tifata, cum C. Norcano concurrerat Sulla 9 
gratts Diana, cujus Numini Regio fila /aerata eji , Jolvit ; debba 
reftringerfi \ ed inrenderfi di quei foli Campi nel diftretto di Ca- 
pua, dove furono i Bagni , e l'acque medicinali , che fu dono 
fatto da Siila alla Diana Capuana in rendimento di grazie rer 
h vittoria ottenuta contro il fuo nimico Norbano ; finalmente 
così il Critico conchiude. Mentre quella Regione, di cui parla que- 
fio Autore ( intende di Velieo ) non fu mai efìefa per tutto il 
Tifata , ne oltrepafso la Capuana Giurifdizwne . Nelle iopraddotte 
parole di Velieo^ non ben diftiqgue il noitro Critico tra '1 dono 
dell'Acque Medicinali fatto da Siila particolarmente al Tempio 
di Capua, dove adoravafi Diana , Crates Diana, e tra la Regione 
nominata da Velieo , dove era adonto il Nume, olia Diana . 

* 3 E di- 



E dice il Critico nella Lettera 2. pag. 4. In queflo Vico Novanefe 
non a dot ava fi Diana Capuana t come fai f amente dite , ma la pro- 
pria Diana di Carv'gnano* 

La Diana Capuana fu diverfa dalla Diana de' Novan^ - 
fp.nto a! luogo del Tempio, de' quali erari moiri in divstfe patri» 
ma non già era diveda riiper o al Nume, che fu una, e la fte£ 
fa P&ma in tutre le parti : ficcome il S. Pietro di Roma è lo 
fletto S. Piero , che fi adora in Mataioni , e 'I S, Antonio, che 
fi adora in Mataioni è lo fretto S. Antonio di Capua , e fon di- 
verfe le Cht?fe, ma non i Santi. Ma Velìeo parìa in generale 
della eltenfione delia intera Regione, dov* era adorato il Nume, 
eh' era lo fteifo da per tutto : Cujfus Numini Regio /Ila f aerali 
efi ; e non del Tempio , e del poco Tratte* di terreno coli' ac- 
que Medicinali, che fu il Dono Grates D-ance fatto da Siila nel 
diftrerto di Caoua . 

E fé, come vuole il nofìro Critico, la Regione Tifatina noti 
oltrepaftò la Capuana Giurisdizione ; ne fìegue , che i Colli ora 
imminenti a Caferta, Mataioni, e Montedicore non furono Col- 
li della Region Tifatina, perchè oltrepattavano la Capuana giu- 
risdizione di molte miglia . Ma con troppo fiacca memoria ciò (I 
afferifee dal noftro Critico affatto dimentico di quel, eh 1 egli ttef- 
fo fcriffe nella fua prima Lettera Critica , e poco anzi da noi ri- 
ferita, che la Region Tifatina ( fono parole del noftro Critico ) 
dì cui parla Patercolo incominciava dal Volturno vicino Capua * e 
terminava a Mataioni 5 al pia nella vicina Montagna di Mòri'* 
tedi cor e . 

E fé la Region Tifatina, come ora ria detto, e conceduta 
il Critico, giungea fino a Montedicore , dunque la Region Tifa- 
tina giungea fino alla Colonia di Sueftula , perchè Montedicore 
fu nella Valle, e nella giurisdizione di Sueftula, ove ora è Arien- 
20. Ma il noftro Critico è così avaro in difendere quella Re- 
gion Tifatina, che men farebbe, fé vendette drappo d'oro. 

Si vede chiaramente che quefta Region Tifatina fi allunga 9 
ed abbrevia dal noftro fmemorato Critico, come piace a lui , e 
come a lui più viene in acconcio , adeguando a tuo capriccio i 
termini , ed i confini a'Ie Regioni , ed alle Provincie còntradi* 
cendofi , e niente da lui fi conchiude de 1 veri Termini del Ti- 
fata , e contra l'opinione di Cluverio, eh' ei oppugna. 

Il Signor Lettieri nella Parrai. Cap. XI. $.2. Prima di ef- 
fere fiato conofeiuto il Tempio di Diana in Car vigna no , e nel- 
l'Aggiunta p t ?g. 345. dopo Icoverto il Tempio , (limo , che il 
Tempio, tempo fa , ritrovato in Arienzo alle Canterelle potette 
ettere fiato dedicato alla Dea Diana. 

Così il Crìrico ne ferve in contrario nella Lettera prima pag. 4. 

Quel Tempio ritrovato alle Camerale nel Grottale non potè 

ejfer dedicato a Diana, ma a Giove Ortenfe . . . • . OÌ fé fOfa 

totani Nuvaneji adoravano Giove Ortenfe , // Tempio dt queflo d** 



le /fare vicino la Nuova , dove oggi diceft al Grottale\'trS 5*. hì. 
a Vico , e S. M. la Nuova , dove quelli abitavano . 

Appunto nei luogo, che difegna il Critico , 'e dove propriamente 
vuol egli il Tempio di Giove Òrtenfe, nella fine del pattato fecola 
fu fcavato un Tempio nel fondo allora di N. Papa, ed ancor frefea 
n' è la memoria. Leggalo in Pratilli, Appia lib. 3, cap v 5. dove 
deienvendo quello pioprio luogo difle ; Fuori di quejio Villaggio 
(cioè di S. Maria a Vico ) ver/o mezzo giorno, e dalla parte che 
riguarda Nùhyft rtconojcono alcune ruine di antico Tempio , di 
altro fpeciofo edifizio , ed in ejjo dicono [cavate fu {fero nel paffa~ 
io fecolo alcune Statue condotte in Napoli * e un ajfaì nobil Vafo 
ài bronzo . 

Ed ecco foddisfatto il Critico del Tempio degli Ortolani No- 
ranefi , eh' ei richiede negli Orti , ed ove ei lo defidera . E con 
ciò refterà fermo, che fia flato di Diana , e non di Giove P al- 
tro Tempio prima ritrovato alle Camerelle fopra il Monte Tifa- 
ta a quella Dea confagrato dal vicino Popolo Novanefe , che P a- 
dorava, ove ora dicefi al Grottale , chiamato prima ad Novas , e 
diede il cognome al vicino Vico Novanefe della Colonia di Suef- 
fula» 

Siegue la Lettera L pag. 4. 

Di più vicino a quejìi luoghi fu ritrovato altro Marmo dedU 
tato a Giove dogf ifleffi Cultori di Giove riferito dal Signor Pra* 
tilli nella fua Via Appia lib. 3. cap. 5» 

Per quel? altro Marmo , e quell'altro Tempio , anche del* 
li Cultores Jovis^ o fia degli Ortolani, che pur ne ricerca conto 
il Signor Critico , e dice riferirti da Pratilli . In quello ha egli 
prefo abbaglio il Signor Critico in compitar le Lettere, ed ha letto 
Arienzo per Avella, perchè il Pratilli dice nel citato luogo, che 
l'altra Iscrizione , nella quale fi fa menzione de Cultores Jovis 
fta in Avella , e non in Arienzo : perciò imparifi meglio di leg- 
gere, ed in Avella ne cerchi conto, e non al Signor Lettieri . 

E fé nel bel carattere, e bella edizione dell' Appia del Pra- 
tilli prende il Signor Critico quelli abbagli nel leggere Arienzo 
per Avella , qual meraviglia, che ne prenda molti nell' interpe- 
trare il rofo Marmo di L. Pompeo Feliciffimo in Carvignano , 
dal Signor Lettieri riferito nella pag. 340. ? 

Fu quello Marmo la prima volta fcavato nell'anno 1733* 
allorché ne fu mandata P informe Copia al Pratilli , nel modo co- 
ire vedefi ftarnpata nella fua lettera a Martto Mondi , e nella 
fua Via Appia» e nel Iftoria di Suelìula riferita nella pag. 112.; 
e rimalto il Marmo nello fletto fotto , dove fu ritrovato» fu nuo- 
vamente di terra, e ipine ricoperto fin all'arno 1772. , quando 
à fpefe del Signor Daniele in compagnia deiPAbbate Chovepy* 
Anrquario dell' Accademia di tarigi , che girava l'Italia racco- 
gliendo memorie antiche, fu nuovamente fcavato, e meglio in* 
terpetrato nel modo, come fi rrferifee neil' Aggiunta pag. £40* , e- 

* 4 dell^ 



s 

della ftefla maniera è (lato detto Marmo letto, riletto, ed i»- 
terpetrato da molti altri Letterati Antiquari. 

Solamente da! no(tro Critico fi foftiene , che dove nel Mir- 
ino dopo la parola PERFUNCTO a tutti è fembrato come un 
Cuore , così vedendoli in molti altri antichi MaTmi , dice egli , 
che vi fiano le lettere N. ET , e nelT ultimo verfo ei ci rico- 
nofce alcuni fegni, che chiama fcherzofì ; e così fcrive. 
Lettera prima pag. 7. 

Non potrò mai pervadermi effervt il Cuore nel noflro Marni* 
fui rifleffo , che non fi è ufato mai metterfi il Cuore ne* Marmi in 
tempo de'Secoli Baffi , quando dovette effer fatto il Marmo di Car- 
vi gn ano 9 ma foltanto ne* tempi apprejfo . 

Ed il nortro Signor Critico Antiquario, che fi gloria di faper 
interpetrare antichi marmi, ignorando i primi termini dell' Anti- 
chià, chiama, come (opra nelle fue parole abbiamo letto, Secoli 
Baffi quei fecoli , ne' quali gli antichi Gentili adoravano Giove » 
e Diana, ed il Marmo fu dedicato ad un Sacerdote di Diana • 
Forfè egli comincia a numerar i fecoìi Alti dal fecolo , che Cai- 
no uccife Abele , giacché chiama Baffi i fecoli di Diana, e di 
Giove, 

Colle Lettere N. ET, vifibili nel detto Marmo folamente 
al Signor Critico , vorrebb' egli fpiegarle Novanenfes & Cultores 
Jovis . 

Ma qualora egli la N. ( ch'egli dice conofcerfi, dove altri 
veggono il Cuore pag. 340. ) interpetra Novanenfes, la Copulati- 
va ET. , eh' ei folo dice efiere dopo la N. anche dove è il Cuo- 
re , vi è foverchia, perchè il Novanenfes abbraccia, e compren- 
de tutto il popolo Novanefe, nel quale vi erano comprefi ezian- 
dio i Cultores o fiano gli Ortolani , i quali non erano altrove » 
ne faceano altro Corpo feparato da tutti gli altri Novanefi . 

In molte parti del Marmo rofo comparirono punti, ove non 
vi vogliono punti , e non appajono punti , ove forfè faranno 
flati punti , perchè il corrofo Marmo è pieno di punti. Ma que- 
fta è queftione da deciderli coli' occhio, non colla penna. 

Dell'altro Tempio di Cintia o fia Diana fui Monte CafteU 
lo, ove fu l'antico Arienzo dal Guicciardini riferito, e del qua- 
le il Signor Lettieri parla nella fua Aggiunta pag. 345. e feq. Co- 
ti nella fua Prima Lettera pag. 5. fcrive il Signor Critico : Ed io 
filmo , che quejìo Tempio di Cinzia full* alto Monte d y Arienzo fuf- 
fe fi ito uno di quelli Altari eretto dagli antichi Romani , quando 
quefii effendo flati pofli [otto al giogo nelle vicine Forche Caudine 
da Sanniti , giurarono di vendicarfi un tanto affronto al lor nome , 
e alla Romana Repubblica , e fecero voto a loro Numi , che ripor* 
tando vhtoria C averebbero eretti Molti Altari di profpetto alle 
Valle Gaudina , poi riportata già la fof "pirata vittoria in Lucerai 
di Puglia con perdita confiderabile de* Sanniti , prima ere (fero un 
Altare a Giove in Roma mi Campidoglio , come vferifee Livio f 

chg 



9 

/he.poi. fu rifatto da Auguflo , ficccp?e r dtcé Suetonio yt^ppì vemie* 
\o nel Gaudio , ed alzarono molti Altari di profpetto alla Vall^ 
Caudina, quali furono Ara Tovis, oggi Airola . Ara Bonx ( la di 
cui Statua ivi ultimamente fu trovata , ed indi tra/portata nel Re al 
Palazzo della Real Villa dì Vortici ) oggi Bonea '. Ara Harc ulìs , 
oggi monte Sarchio . Ara Cibelis ^ oggi Geppaloni . Ara J ani, oggi 
Pannar ano . Ara Marti? , oggi S. Martino . Aia Ce rerts , oggi Cer^ 
vinara .Ara Palladis > oggi Arpa/a. Ed Ara Cynthice , ora Arieh- 

-30 , «Coflituito adunque P Altare di Cinzia in Arienz* fé riu- 

. fcito agevole [piegare i y etimologia del nome d 1 Arienzo . . : 

E così Jo replica, e conferma nella feconda Lettera Art. 5. 
pag. f. Ecco come io con il citato P. Arcangelo chiaramente fcriffi 
nella mia 2. Lettera de Ili 10. Novembre fcorfo , che potrete di bel 
nuovo, leggere con attenzione . Poi vennero nel Gaudio , ed alzarono 
vMolti, Altari di profpetto alla Valle Caudina. 

Ma confideriamo un poco, dove ha la fua origine quefta nuo- 

' va Erudizione degl'Innalzamenti di quefti Altari • Così fcrive il 
Critico nella fua feconda Lettera pag. 5. Art. 3. Ma di grazia vi 

j fletè tanto gloriato d* aver coltivate le famofe Biblioteche del Va- 
ticano in Roma , e di S. Angelo a Nido in Napoli , ed ora vi di- 
mofìrate troppo fcarfo di notizie . V erezione di detti Altari vien 
riportata dal P. Cafimiro di S. Maria Maddalena dell'Ordine de 
Minori Offervanti Scalzi di S* Pietro d' Ale antera nella fua Crona- 
ca lib.4. Gap. 20, jogl. 514, ^515. ,.e dal P. Arcangelo da Mon- 
te Sarchio delCOrdine de Minori Offervanti Riformati nella fua Cro- 
n'ijìoria part.3. Gap. 21. fogl. 315. Il primo dice , che tutti quefti 
Altari furono eretti dall' iftejji Caudini prima del fatto delle For- 
che Caudine : ed il fecondo da' Romani dopo la vendetta fatta a 
Sanniti in Lucerà di Puglia. Ed al P. Arcangelo dee crederfi , per- 
chè così dice la Tradizione . 

E nella pag. 6. della fteffa Lettera Art. 4, così di nuovo fcrive 
il Critico . Se avefftvo letto i citati Autori non farefte fiato tanto 
precipitofo in fcrivere , che non vi è nejfuno documento ne antico , 
ne moderno ; e che i Scrittori non ne fanno menzione . Sentite come 
chiaramente lo f e riffe il P. Cafimiro in quefle fue parole . Nilo, 
deftruzione di Gaudio rejlarono in piedi alcuni de Tempf , che 
avevano fervi to alla fuperftìzione di quei Abitanti ( cioè. Caudi- 
ni ) nella Città come fi è detto rimafe il Tempio di Giove ; altri 
erano fuori della Città , ed in quali he difianza'. I mìferi Cittadi- 
ni non avendo pia albergo fi ricoverarono, in quei Tempf , vi f abbi- 
carono abitazioni , e coi tempo fé ne formarono buone Terre , quel- 
lo y che ferviva per i foraftieri dicevafi Ara Gentium . ora volgar- 
mente fi chiama Arienzo . 

Abbiam fentito già dal noftro Critico le opinioni di quefti 

, da lui citati Amori Cafimiro, ed Arcangelo moderni/limi Croùi- 

fti de' ioro Ordinile tra di loro Coetanei ; perciò prima d' og\ii 

stitr/i cola vediamo , come tra di joro convertgono quefti Cronici 

* P™ -• ' ■ « nella 



IO 

nella erezione di quefti Altari , ficcome vengono riferiti dal nò- 
ftro Critico nella fua prima, e feconda Letrera , come fopra ab- 
biam rapportate. 

Cafimiro dice che quefti Altari furono edificati prima del 
fatto delle Forche Caudine. 

Arcangelo dice , che furono edificati dopo il fatto delle For* 
che Caudine. 

Cafimiro dice, che furono edificati da' Caudini. 
Arcangelo che furono edificati da' Romani. 
Cafimiro dice, che quefti Altari fervivano alla fuperftizionè 
de' Gentili. 

Arcangelo che furon porti per votode'Romani nel fatto del- 
le Forche Caudine. 

Cafimiro dice, che il Cartello d 1 Arienzo è un corrotto di 
Ara Gentium . 

Arcangelo, o fia il Critico dice, che Arienzo fia un corrotto 
di Ara Cynthia. 

Cafimiro dice, ch'eranvi querti Altari , dove fi ricoverarono i 
Cittadini dopo diftrutto Caudio. 

Arcangelo, che i Romani vennero nel Caudio ad edificar que- 
fli Altari. 

Cafimiro nomina un Altare in Arienzo . 
Arcangelo non ne fa menzione, come vedremo. 
Cafimiro non dice quanti furono gli Altari eretti. 
Arcangelo, dice che gli Altari furono fette. 
In tante diverfità di cofe a qual de' due tra di lor differen- 
tiffimi Cronifti crederemo, dovendo effer una la Verità? 

Vuol la prudenza, che né all' uno , né all'altro crediamo 9 
perchè ambidue fcrivono a lor capriccio, né alcun di loro riferifce 
ogni qualunque antico documento di un fatto così antico, e niu% 
di loro fenz' appogg io di altr 1 antica autorità potea fapere un 
fatto accaduto più di trecento anni prima della Nalcita di Gesù 
Crifto/e pur ambidue ne fcrivono con tanta franchezza , che me- 
no avrebber detto, fé il fatto fulfe accaduto T altrieri , e co' pro- 
pj occhi T averter veduto: e perciò dicemmo, che delle cofe an- 
tiche è temerità decidere fenz' appoggio di antiche iftorie. 

Ma quelli nuovi Cronifti non anno altra pruova , che una 
lontana, e mendicata fomiglianza di Nome , ove appoggiano la 
capricciofa lorlftoria.E ben dille a quello propofito parlando del- 
la Terra di Avella il eelebre Nicolò Amenta nella fua mano- 
farirta Lettera al rinomato P. Sebaftiano Paoli, 

Ma fono al parer mio tutte freddure^ 

Quante fi leggon derivazioni 

In tante di grandi uomini Scritture . 
JE r oftinarfi in certe opinioni , 

Che i Nomi abbiati Origine accertata 

Son 



Son cofe , amico mio , da gran minchioni (a), 
Abtita , o Avella vien così chiamata 

Sa Iddio perchè : fé fìtmo anch' 1 io dubbiofo % 
Che dica/i , eh' è fritta la frittata . 

Il noftro Critico però , come fopra abbiam lette le fue paro- 
le, così decide quefta queftione . Ed al P. Arcangelo dee crederfi. 

Dunque dà per bugiardo il P. Cafirniro, qualora autorizza il 
^.Arcangelo-, non potendo affatto quefti due tra diloro differen- 
tifiìmi CroniiH , in cofe tanto tra diloro diverfe , convenire , e 
per neceffità un di lor due dee ingannarli , perchè una, come di- 
cemmo, dev' efler la verità. 

Ed ecco già dallo fteffo noftro Critico fcartato come bugiar- 
do un de' due autori da lui fteffo citato a favor fuo , eh' è il P. 
Cafirniro, qualora , com' egli vuole, dee crederfi al P. Arcangelo. 

Efaminiamo ora qual credito merita il riferbato dal noftro 
Critico, ed approvato veridico P. Arcangelo nella citata pag. 
315. della Croniftoria, e vediamo , che dice dell'erezione di Arai 
Gynthia riferita dal Critico Lettera 1. pag. 5. come fopra fi è 
letta . 

Io avendo letta e riletta la citata pag. 31$. del P. Arcange* 
lo, non ritrovava affatto l'Ara Cynthiae ora Àrienzo riferita dal Si- 
gnor Critico : Finalmente mi accorfi , che quefte eran le parole 
Rampate nella detta pag. 315. del P. Arcangelo. I Romani edifi- 
carono SETTE Altari di pr of petto alla Valle Caudina ,/ quali furono 
Ara Jovif , oggi Atro la . Ara Palladis, oggi Arpa j a . Ara Cereri j, 
oggi Cervinara : Ara Martis oggi S. Martino . Ara Panis oggi Pan- 
narano ; Ara Cibelis oggi Ceppaloni » Ara Herculis oggi Monte Sar- 
chio . Né più di quelli fette Altari nomina il P. Arcangelo , e 
nella fopradetta maniera riferiti fenza nominarci P Ara Cynthiaj 
oggi Arienzo.E così mi accorfi che '1 malizlofo noftro Critico per 
far valere il fuo dire, avea nella fua Lettera cambiati , e viziati 
li numerati fette Altari del P. Arcangelo con molti Altari, eh' et 
fcrifle e replicò più volte ; conofeendo egli , che numerandoci gli 
Altari , farebbero fiati più di fette con quello di Ara Cynthije ora 
Arienzo , eh* egli vi edificò di pianta , ed a fue proprie fpefe , e 
perciò del P. Cafirniro ne riferì le parole per dirtelo, e del P.Ar- 
cangelo con dura fronte ne citò folamente la pag. 315. , perche 
leggendofi , fotto F occhio fi farebbe conofeiuta la fua malizia . 

E' chiaro dunque, che ambidue i citati Cronifii parlano sì * 
benché diverfamente dell' erezione degli Altari , ma niun di loro 
fa menzione di Ara Cynthìa da' Romani edificato , che fu tutto 
del maliziofo Critico il bel penfiere, e perciò autorizza femede- 

* 6 fimo 

1 1 ,/i i - ■ ■ - ■ ■ ■ ■ « 

(a) Nella Stampa di Firenze cap. XIX. Leggeji Capajfoni^ che 
in buona lingua Italiana fuona lo- ftejfo. 



ìz 

fimo fotfo nome del P. Arcangelo» a coi vuol che fi creda. Ma 

ei fu i'iropoftore, e non il P. Arcangelo, 

Sicché iì P. Cafimiro , come vedemmo, qual bugiardo è fla- 
to ributtato, ed efclufo dallo ftefio nofìro Critico . Il P. Arcan- 
gelo dal Critico citato più volte per accreditato autore dice, che 
foli fette furon gli Altari, e tra querti lette non vien nominata 
Ara Cyntbia ora Arienzo . Quali dunque fono gli Autori dal mil- 
lanta tor noftro Critico efagerati ? con aflerir dippiù nella fua Let- 
tera 2. pag.y. che; Quefia erudizione ( fon parole del Critico ) 
fu penfata , detta , e fctitta efpteffamente , e concordemente ( nota- 
te la franchezza ) dalli citati PP. Cafimiro , ed Arcangelo . 

Ma così foggiunge il Critico divenuto già terzo Cromila nel 
citato luogo, dove fopra abbiam riferite le fue parole . Ed al P. 
Arcangelo dee crederfi , perchè così dice la Tradizione . 

E fé Arcangelo il feppe dalla Tradizione , Cafimiro donde i 
ricavò le fue notizie? E fé ambidue lo feppero dalla Tradizione, 
come quelle fon tra di loro così differenti (lime ? E replichiamo 
fempre : una efler deve la Verità . 

Ma niun di quefti due PP. Cronici, né lo fteflfo terzo Cro- 
ni/la Signor Critico dicono, dove corrono , ed ove impararona 
quelle rare Tradizioni , ellendo certo, che nel proprio luogo del 
fatto, che farebbe Arienzo, dove maggiormente dovrebber faperfi 
quelle belle Tradizioni, i più culti, ed i più vecchi niente ne fan- 
no , né cofa alcuna di quefti Tempi * e della lor Origine ne fen- 
tirono da' loro Padri, ed Avi. 

t Solamente dell'Antico Tempio di Cintia fui monte Cartello 
fcrifife il Guicciardini, niente dell 1 antichifiìmo Arienzo fopra lo 
fteflp Monte , e lo fletto luogo; fegno, eh? nulla feppe dell'antlchif- 
limo Arienzo, perchè come fcrllTe dell'uno , avrebbe fcritto pa- 
lmenti dell'altro; e niente ancora ne dovetter fapere gli altri pili 
annerii feritori, da i quali, com'egli fcrive, apprefe la memoria 
del folo Temp ; o di Cintia fui Monte Cartello . 

Il Pratilli pratico di quelli luoghi , e fcrifife dopo de' Crom- 
ili ( Cafimiro fcriffe nel 1729. Arcangelo nel 1752. Pratilfi l'Ap- 
pa nel 1745. ) niun conto facendo di quefte favolofe notizie 
dille nel lib. 3. cap. 5. Determinare il tempo dell" Edificazione del- 
la vecchia Terra d? Arienzo non fi può in conto veruno , effendene 
alio filenzio appo gli Autori . 

L'Anonimo Laterapenfe , altre volte citato , che vi (Te due 
fecoli prima di quelli modernismi Cronifli nulla feppe, e nien- 
te fcrilfe dell' y^r^ Cynthicc , Ara Gentium. 

Sicché queila vergognosa , e varia Tradizione é fiata nafeo- 
fit per lo fpazio di venti fecoli nelle Celle di quefti modernilfi- 
im PP. Croniili, e nel Refettorio del noftro Critico, e poi co- 
sì piena di varietà , e contradizioni é ufeita bambina alla luce a 
tempi noliri . 

Ma né Cafimiro , né Arcangelo fan menzione di quella Tra- 
dì- 



chzione'di Ah Cyntfa* ora Arfonzo , dùnque refta per uria lolita' 
impoilura del maliziofo Critico , e da lui lolo gioriofamente pre-' 
dicara agl'ignoranti per le Botteghe, e per le Piazze. E qualora 
comanda lo Il erto Crt'ico, che debba crederfi al P. Arcangelo .* IP 
P. Arcangelo niente ne parla : ubbidiamo al noftro Critico : nien- 
te crediamone ancor noi . 

Anzi l'autorità dell'accreditato, ed autorizzato P. Arcange- 
lo colle fedeli lue parole (lampate , e da noi fopra riferite non 
(piamente che niente conchiude a favor del noftro impoftore , e 
maliziofo Critico , ma è a lui ed alla fna inventata Tradizione 
apertiiììmamente contraria, e conferma il credere dei Lettieri . • 
Imperciocché avendo egli il P. Arcangelo detto , che i Romani 
vennero nel Caudio ( ed, è lo fletto, che nel Sannio, perchè Gau- 
dio fu nel Sannio ) ed edificarono SFTTE ALTARI di profit- 
to alla Valle Caudina, e non avendo numerato tra quelli Sette 
Altari P Ara Cynthts , dà ben manifefta pruova al creder noftro, 
che ne il Monte Cartella andò col Caudio, tuttoché di prospetto, 
e vicini/lìmo più degli altri alla Valle Caudina, né l'Ara Cyntbyg 
fu Tempia da' Romani edificato : perchè il P^Afcangelo l'a- 
vrebbe egli numerato con gli altri Altari eretti da' Romani , ed 
avrebbe rifparmiata la fpefa , e la fatica di farlo edificare , o 
invidiofamente inventare dal Critico: ma ciò non fcriffe,nè fcri- 
ver potea , perchè il Monte Cartello , ed il Tempio non eran 
comprefi nel Caudio , dove ( dice egli ) vennero i Romani ad 
erigere gli Altari; ma erano nel Novanefe,e comprefi nella Re- 
gione nominata da Velleo , dov* era adorata Diana , della 
quale fui Monte eravi il Tempio edificata da Suefiulani , e forte 
edificato detto Tempio fui Monte prima dell' edificazione della rterta 
Roma, perchè molte età prima dell'edificazione di Roma quello luogo, 
dove ora è Arienzo era già abitato, e coltivato dagli antichiffimi 
Suelfulani Ofci,chepoi dopo la guerra de'Romani co'Latini furono 
concittadini co' Romani ; primachè i Romani averterò acquifta- 
ti quelli luoghi, per la Cittadinanza , che lor concerterò . Dal cBe 
ancor fi ricava, che 334. anni prima della Nafcita di Gesù Cri- 
fio doveano edere in qualche conto i Suelfulani , che furono invi- 
tati per focj dalli Latini contra i Romani : e ciò fi conferma 
dalla remunerazione della Cittadinanza , che in detto tempo ne 
riceverono da' Romani , perchè co'Latini non fi vollero affociare, 
come fi ha da Livio lib. 8. e come tutto vien dimortrato neh' 
Iftoria di Suertula . L'art. I. Cap. XI. 

Perciò non curano gli Arienzani la favolofa lor Origine da* 
Romani, colla quale crede far loro onore i! mal intefo Critico ; 
perchè o certamente dopo 1' Incendio di Suertula, o prima, e do- 
po P Incendio , fempre i Suefiulani , che furono fuccetfivamente 
antichiffimi dominatori di quelli luoghi più iecoli prima del fat- 
to delle Forche Caudine, furono eziandio i Fondatoti dell' anti- 
chilfimo, a dell' antico Arienzo , il di cui vecchio Càftdlo, per 

queir 



r 4 . 

quel che appare dal modo della fortificazione , e da quel che di- 
rnoftfan finora le mura , fi accerta, che non può etter più antico 
de' tempi de* Longobardi > come altri fìmili di quegli fletti tempi 
fé ne veggono. Perciò quel vecchio Gattello dopo F Incendio do- 
vette effer edificato fopra F altre antichiffìme mura ( fé ve n'era- 
no ), e dove era (lato P ari ti chi (Timo Tempio di Diana , il qua- 
le allor più non potea ettervi , perchè da più fecoli prima delF 
Incendio adoravafi Gesù Crifto, ma forfè folo eravi rimafo F an- 
tìchifiìmo corrotto nome di Argentium or detto Arienzo , i di 
cui abitatori occupano i luoghi poifeduti da loro antichiffimi 
progenitori . 

E fé dirà il noftro Critico chequetta edificazione di AraCyn- 
rbia , ora Arienzo fu di fuo penfiere , e che ancor egli col tempo 
farà futuro Cronitta , perchè farà la correzione nella nuova edi- 
zione delF Italia facra di Ughelli : io dirò , o fortunato Ughelli 
colla correzione di un tanto Critico ima avrà egli allora per con- 
trario uno fcrittore da luì fletto citato per fuo Autore, eh' è il P. 
Cafimiro , il qual dice che il Tempio era edificato prima del fat- 
to delle Forche, non dopo, com'egli dice, da' Caudini, non da 1 
Romani ec. E per far autorità, ed effer Cronitta il più volte re- 
probato noftro Critico, ha bifogno di un altro poco di Audio, di 
minor pretenfione, e fronte men dura. 

Lettera prima pag. 5. 
£' una bella , e meraviglio fa invenzione voflra il dir, che da 
Seffolani affolut amente fu edificato ( il vecchio Cajiello d"* Arienzo ) 
allora quando nelf 880. incendiata Seffola effi fé ne fuggirono nel 
vicino Monte Palombara di S. Angelo , e fi fortificare) fotto le Ca- 
panne di paglia . e frafche , perchè quejìe Capanne niente erano 
fi cure per loro di fé/ a ec. 

Quefta è un' altra forta di sfrontatezza , e d' impottura , ed 
«un nuovo modo di far Critica: cioè falfificare le parole ftampa- 
te deli' Autore; ed aver poi lo fpirito, e la dura fronte diriger- 
le così falfificare allo (letto Autore, che F ha ttampate , e che fi 
Critica. Il Signor Lettieri nella pag. 186. della feconda parte non 
dice, che i Suettulani fi fortificar lotto le Capanne di paglia, e 
frafche, ma dice , che i Suettulani fuggitivi dall'incendio della 
Città, finche col tempo non fi edificarono le cafe , dovettero ripa* 
rarfi non fortificar^ (otto le Capanne . Si vede che il Critico 
difetta un tantino nel compitare le lettere. 
Lettera 2. pag- 3. 
Non è illazione legttima , che ritrovandofi tre altri Tempi di 
Diana nel folo Vico Novanefe , di quefta Regione del Vico Nvane- 
fé ancora intender dovette Vellejo , altrimenti tutti quei Monti 9 
ne' quali vi fu qualche Tempio di Diana , chiamar fi deverebbero 
Tifata , e cosi il Monte prenderebbe nome da Diana, e non Di>*na 
dal Monte . Quindi il vofìro Monte Cajiello non lo chiamerete pià^ 
Monte Sucff ulano % come lo chiamajie , e dimojlrajìe nelf ifioria <i 

Suefm 



Suejfula par. t. C*fr. IX. fogl. io3. * «e/f ìftotia d\Ar'wìZo par. 
2. Cap.ll. fogl. 198. ma dal Tempio di Cinzia lo chi a m ai ete Mon- 
te Tifata. 

V argomento del Signor Critico , Maeftro di Loica di- 
fetta nella conferenza , e nelle redole di buona Loica , perchè 
il Tempio di Diana fui Monte Cartello non fa che il Monte 
Cartello fia Monte Tifata, ne ciò ricavafi dalle pagine deli' Ifto- 
ria , eh' ei cita ; ma dimortra 1 che il Monte Cartello col Tem- 
pio di Diana fiano inclufi nella Continuata ertenfione della 
Region nominata da Velleo , e nella quale era adorata Dia- 
na . Perchè in un continuato e vicino tratto eranvi li Tem- 
pi di Diana in Capua , Carvignano, Camerelle, e Monte Cartel- 
lo, e quefta era la Regione detta da Vellejo confagrata a Dia- 
na , non già i bagni , e 4' acque medicinali . Quod erat pro- 
fane! um . 

Anche la Valle di Sueffula il nortro Critico nella fua Leta. 
pag.y. dividere fuddivide ; e come gli vien in capo, adegua ter- 
mini , e confini : poiché divide la Valle in fuperiore , ed inferio- 
re , e dice , che la fuperiore fpettò interamente ai Caudini , e 
poi così foggi unge : l'inferiore poi Falle piana di Sue (Jota incomin- 
ciava da Cancelli , e terminava fono Arienzo , come terminava la 
fleffa Pianura } e di quefta fola Valle feri [fero San felice il vecchio, 
e Pratilli . 

Ma il nortro cavillofo Critico non ha ben intefo Sanfelice f 
eh' ei porta per^autore , le di cui parole forfè fi è vergognato di 
riferirle, perchè fon troppo a lui contrarie , ma le riferiremo noi , 
e fon querte .* Fuit Sueffulanorum ea Valtis , qua ad Caudìnas 
protenditur Furcas . Ecco come chiariffimamente dice il da lui ci- 
tato Sanfelice, cioè la Valle de' Sueffulani giungea fino alle For- 
che Caudiue. 

E qualora il nortro Critico fa terminar la Valle detta dal San- 
felice fotto Arienzo, è contrario al dir del Sanfelice ; perchè la 
Valle non giungerebbe fino alle Forche Caudine ; e da fotto A- 
rienzo, dove il Critico fa terminare la Valle , fino alle Forche 
Caudine , come dice il Sanfelice , vi rimane dippiù della Valle 
quanto è P intero territorio d' Arienzo , che poi confina colle 
Forche Caudine , perchè le dette Forche Caudine rtanno fopra 
Arienzo, e dopo Arienzo, e quello che vi rimane, è quanto uà* 
altra Valle: ed in cotal modo di una fola Valle detta dal San- 
felice egli il Critico ne fa due Valli -, cioè una da Cancelli fia 
fotto Arienzo; l'altra da fotto Arienzo fin alle Forche Caudine: 
e quefta è Valle del fuo ftravoltocervello , non del Sanfelice : E 
ficcome negli Altari del P. Arcangelo di fuo capo vi aggiunte uri 
altro Altare di Ara Cynthia^ così alla Valle del Sanfelice ha di 
fuo fvolto capo aggiunta un'altra Valle. 

E' fé come dice il Sanfelice, Fu de' Sueffulani la Valle, che 
giungea fino alle Forche Caudine \ de' £>ueflulani ancora , e non 

de* 



de\Caudini ; efTer dovea il Monte Caft elio ,. che da un Iato fqrma* 
va quella Valle fino alle Forche. 

'E venendo comunemente deferirla Sueffula nel confine , e 
per frontiera della Campania Felice , perciò fin dove avea confi- 
ne Sueflfula , giunger dovea ancor la (uà Valle . E per fapere un 
più diftinto luogo fin dove giungea , e giunge qùèfta Valle , e 
q uefi.9, gonfine,, è , da faperfi , Che nell'ultimo Orientai Cafale d' 
Anenzo ; de;to Capo d\ Conca nel luogo detto S, Lucia, nella ca- 
la ora di N. Morgillo furono (cavati , e ancora veggonfi due grati 
pezzi di, Cornicione di marmo rozzo, e nelle vicine cafe veggón- 
fy fabbricate altre grandi pietre feorniciate , ed altre lifcre dallp 
icalpello , che dimoftrano anche dal fondamento allora fcavato 
aver potuto fervire per un epitafio ( forfè dinotando confini ) , e 
'nello fteffo luogo fu fcavata una tronca Colonna , alla quale man- 
ica la cima, e nel piede della medefima vi fi legge fcolpito. 

C SEMPRONIVS. L. F. 

AP. CAVDIVS. C. F. 

P. LICINIVS. P. F. 

ìli. VIR. 

^orfe deducendtf cotoniti . 

Qui dappreffo vi è una pubblica via , che da Mezzogiorno 
ad Occidente conduce, e s'imbocca, e finifee appunto dove co- 
mincia la Cavata Rupe detta da Livio , e nelle antichififime fcrit- 
ture ficcome ancor oggi ritrovafi chiamata Via Caudarola ( notili 
la fomigìianza dell' antico vicino Gaudio ) , ed un poco più all' 
Oriente ritrovafi la rinomata Torchia dalle Forche Caudine così 
corrotta. Qui fono ora i confini di Terra di Lavoro col Princi- 
pato Ultra , e furono i confini della Campania Felice col San- 
nio, e fono ora di Arienzo , ed Arpaja , furono di Sueflula, e 
Caudio. Qui finifeon da quefta parte i piani di Terra di Lavo- 
ro, nelli quali il Monte Cartello ha la fua Valle * e Confine Q- 
rientale, che lo divide dal Monte Vorrano , ed ha l'intero fuo 
piede circondato dagli Orti detti da Columella Caudini*, fauci bus 
Horti , ch'erano coltivati dagli Ortolani Novanefi , ch'erano della 
Colonia di SuefTula , come accenna il marmo di Carvignano ; ed 
incominciano poi i Monti , che furono de' Sanniti .Quella èl'ira- 
boccatura , e la Foce delle Forche Caudine . Quefti fono i Li- 
miti , i Confini , e le Fauci nominati dagli Autori, e comincia 
lo ftretto delle Forche Caudine. 

Finalmente da quefto luogo la parte Orientale era de' Sanni- 
ti , e l'Occidentale era de'Campani , dove era la Colonia di Suef- 
fula, che includeva' il Vico Novanele, ed il Monte Cartello col 
Tempio di Cintia nella Regione Tifatina , Frontiera col Cau- 
dio , ma non nel Caudio. Perciò anche in quello errò il P. Ca- 
Cmiro, che come fegggèou&o le fue parole, dille , che il, Tempio 

di 



Hi Ara G>nùmn fui Monte Cartello fu Tempio de 1 Caudini , per- 
che la giuriid zinne de' Caudini non giungea fin dove ora è Arien- 
zo col tuo Monte Cartello. Benché ora il Territorio di Arien- 
20, fi diiten v de alcuni palli più in su verfo Oriente ^ anche col 
Colie Vorrauo. 

Lettera prima pag. 8. 
Mi favorite le notizie di Caferta y eh* fono nella voflra- Sto-' 
ria foql. 190., di Saataga a de Goti f eh? fono in Erchemperto , eh* 
nomina Lmd'fohus de S\ Agar ha. ...... 

Qui Ltidulphus de S\ Agarba detto ancora Panditlphus de 
5. Agni hi final nente non appartenne a S. Agata de Goti . N-l no/ir* 
Regno non vi è folanaente la Città di S. Agata dt Goti , ma San-' 
tagata di Puglia y Sant agata di Calabria, Sanragatella, di Se (fa * 
Santagatella di Cerreto ; la Rocca di S. Agata fui Monte Tifata 
oggi detto S. Nicola. A quifìa Rotea di S. Agata Viano Capua fi 
deve afetivere detto Landulfo , il quale fu Principe Czpuano , e 
dicefi di S. Aghata % perchè egli nel 103?; edifichi detta Rocca pe* 
ivi fortificar/i , e nascondete le tapine , come- l h atte/ìa Defiderio d'E- 
pifania aùpreffo Ciarlante Uè. 3. cap. 3. 

Il nortro Critico Croniftorico in cjue&e beli Mime erudizioni, 
che ci ha riferite, prende norabiìiffimt , beliiffimi, e curiolì abba- 
gli. Perchè battezza il Landulfo di Erchemperto», e gì' impone egli 
un altro nome di Panduifo, e confonde 1' un con l'altro. 

Non Capendo poi lo fteffo nortro Croni rtorico c!> Erchemperto 
finì di fcrivere^e forfè finì anche «di vivere- negli anni del Signore 
889. le il Landulfo nominato da Erchemperto fuffe lo fteffo, che 
il Pandulfo , il quale oel 109?. edificò la Rocca , come dice il 
Cricco, avrebbe dovuto aver d'età Panduifo, qaando edificò la 
Rocca, centoquarantaquattro anni dippiù di quello che avea quan- 
do più adulto fu nominato da Erchemperto, perchè tanto tempo 
ci corre dalla morte di Erchemperto nel 889. fino all'edificazio- 
ne della Rocca nel io??. E farebbe rmovata in quefto calo la 
lurida età de' tempi antichi , e molto vecchio farebbe flato Pan- 
dulfo. Ed Erchemperto avrebbe dovuto nominare, feri vere , e 
profetizzare di quello Pandulfo centoquarantaquartro anni dopo la 
fua morte. E farebbero ricornati i tempi de' Profeti. Altro adun- 
que eifer dovette il Landulfo di Erchemperto » ed altro il Pan- 
dulfo, ch'edificò la Rocca. 

Lettera 11. Pag. 3. 
V a/ferire poi francamente che Sueffula col Territorio delf an~ 
tic a Capia in qualche parte confinava , e che tra Capua , e Nola 
vi era folarnente Sueffula , quefto apertamente ripugna a tutti gli 
Autori. 

Non è tanto fuor di ptopofito, quanto ftima il Critico, che 
il Territorio dell'antica Capua col Territorio dell* antica Saelfaia 
in qualche parte foffe confinato , non fapendofi i diitinnift ni an- 
tichi coafiai deli' una* e dell'altra Città i né il Critico allegrivi 

ove 



* 8 

ove fu/fero flati ^ perchè Tienimeli Io sa > riè dice a quali Autori 
ciò ripugna-» Perciò il Lett'eri tnoflo dalle Tavole del Peutinge- 
yo ( che fi (Urna fatte nel tempo dell' Imperador Teodofio, nella 
fine del terzo fecolo , nel qual tempo furon rifatte le Colonne 
miliiariet, che firitrovano in Arienzo , e fi riferifcono neU'Iftoria di 
Sueffula, ,) che tra Capua, e Nola vi frammezzava {blamente Suetfula* 
e moffo ancora dal dir del lib. 26. di Livio » dove parlando di 
Gapua dice : via , qu<c Suejfulam fert , diffe fui dubbio nella fu* 
pag. 347. y che Sueffula O col Territorio della Capua antica in. 
qualche parte confinava , molto poco erane lontana. £ quefto non 
è aderir francamente , come maliziofamente il Critico riferifce 
tronco il dire del Lettieri , ma^ è confondere , e non intendere i 
termini , che dovrebber faperfi da un Maeftro di Loica, qual'è 
il Critico* 

Sìegue la Lettera . # 

E fi contradice air ifleffa vofìra l/ioria di Sueffula pari. I é 
Cap. Vili, fogl. 44. dove prima rettamente fcrìvefie , che /' Occi- 
dental confine di Sueffula fu il Territorio di Galazia , e non di. 
Capua* 

Concede colle fue parole il Critico aver il Lettieri rettamen- 
te fcritto, che T Occidental confine di Sueffula fu Galazia, e non 
Capua . Qualora poi altrove il Lettieri dice, che Sueffula fu tra 
Capua, e Nola non ha più che farci 1' Occidental confine, e Ga- 
lazia ; ma dee intenderfi dall'altra parte di Sueffula, dove fu No- 
la, e non Galazia , cioè nel Mezzo giorno, e dove nella pag. 49. 
fu defcritto ilfuo meridional confine con Nola. Perciò nell' Oc- 
cidente "Sueffula confinava con Galazia , come diffe , e nel Set- 
tentrione potea in qualche parte confinare con Capua , o molta 
poco potea efferne lontana fenza contradizione , e fenza franca* 
mente * 

Siegue la Lettera. 

Dovevate ricordarvi di quefie cofe da Voi fcritte per non in- 
ciampare adeffo nelle vere , manifefìe contradizioni . 

Dovea ben intendere , e ben diftinguere le Sopraddette cofe 
il Critico per non parlar a cafo. 

Lettera II. ART. V. Pag. io. 

E credo io che ( dopo Y Incendio ) qualche perfona dovè ri- 
manere anche in Su.JJula , la quale^ non dove ejjere alC intutto 
(piantata , e bruciate-* come credete voi nel? ljìoria di Sutffnla par- 
1. Qap. V. ma vi dove re/lare qualche co/a , perchè Erchemperto 
dice , che ne II'' anno 879. fu mifer ab tinnente (piantata , e pure vi 
rimafe aliro^ch? fu in qualche maniera bruciato nelT anno 880. On- 
de anche dopo C Incendio vi rimafe qualche reliquia di C//.À, che 
potea abitarfi , e pereto dijje bene f ijie/jo Erchemperto nel num. 
2}. che Landuljo nelf 8tig. era ancor Principe di Sueflula. Nunc 
uique retincat E AM , e non del Territorio , Vico Novancfe , per- 
chè- 



I? 
ehi il dilìgente ìflorico avrebbe detto Nu&c ufque',reti%ef, ejas 
agrum. 

In quale fiato fuffe rimafa la Città di SuefTula dopo l'Incen- 
dio, dtffe ed inteie dire il Lettieri qnel ch^ anche àvte il Pelle- 
grino nell' Apparato, Diicorlb 2. Nam. 25. pag; jìj*j. il quale eoa 
moke altre cote icrsffe così: Sueffula finalwitHtè par che lenti C 
utùrna fua mina intorno gli anni 8<o. di Crfjio . Ed il Pratiili , 
Via Appia lib. 3. cap. 3. dice di Sbéjffàhr: Circa git anni del Si- 
gnore 880. mancò del tutto. Ed apprelio dice anco* di SuefTula 
parlando: Avendo eli 1 fofl?nuxo prima C incendio e 7 devaji>imen< 
io de Saraceni^ ebbe poi f ultimo efter minto da' Crfliani. E piti 
appreffo fcrive: Di Sue/Jula ne rejtb in piedi foltanto che bafiaffe 
ad additare il fi ! o , e le fue ruine . Quella fteffo ha icritco ed ha 
•inteib dire il Lettieri • 

E r vero, come dice il Critico Ler. 2* pa*. 9., e io. art. V. 
eh' Erchemperto dopo che ha raccontato V Incendio di SuefTula 
nell'anno 880. dice che nell'anno 888. Landulfo ancor la pofie- 
dea Nunc ufque reiinet EAM. Pofifedea Landulfo SuefTula nell'an- 
no 888. , come dice Erchempeno, ma la poffedea fpianrata ed ab- 
bruciata ; niente meno, come (e al Signor Critico le gli rompef- 
fero gli occhiali, remerebbe sì egli per iempre padrone, e poffefTor 
degli occhiali , ma pofleifore degli occhiali rotti . Co>ì Landulfo 
poiTedeva SuefTula . 

Della ftefTa maniera il Pellegrino nel fopra cìrato luogo fpiega 
un paffo pur di Erchemperto, il quale anche dopo la diltruzione di 
SuefTula dice che alcuni Capuani in altrui compagnia: Li buri am- 
circumeuntes , Suejjulam depradarunt ; dove così fpiega il Pelie- 
g rino : intendendo fecondo una con/ueta \rafe da altri anche ufut- 
pata del Campo > diremo dei Territorio Sueffulano * 
Lettera IL ART. V. Pag, io. 
1 voflri forti argomenti , e chiari documenti propqfii nelP Jfìo* 
ria d* Arienzo part. IL cap. 1. fono beli* invenzioni , e favole che 
non capacitano , e perfuadono affatto T umana mente y e niente con-» 
chiudono . 

Non fi capacita affatto, e non fi perfuade T invidiofo Criti- 
co, perchè affatto non ha mente umana* 
Siegue la Lettera * 
Imperciocché il popolo Sueffulano ben potea fuggire nelle vici- 
ne Città , e Caflelli amici , mentre lo [comunicato Atanagio come 
ancor voi riferite nel? ifloria dì SueJJula part* L Cap. XV. §. ///. 
fol. 174. flava- adirato contro il fuo Principe Landulfo , e pereto 
folamente queflo col Figlio , e colla Nuora fé prendere in Avella , 
ma il Popolo non fu toccalo affatto , perchè di quefla niente ne di- 
ce Erchemperto * \ 

Se Atanafio fufTe flato adirata folamente contra Landulfo, e 
non contra »1 Popolo annoia, avrebbe caligato folamente Landul- 
fo, e non il Popolo aucora: non avrebbe ridotta in cenere l'in- 
tera 



Vi 

ter* Girti' di Sosffula , 'dove erano le abitazioni ,£ le fo&anze, 
deli' intero Popolo^ SuefTula.no : non avrebbe portato via tutto il 
Beftiarne: empiuti i Pozzi eli pietre: ridotti i Campi in Spine- 
ti , che tutto era del Popolo , e tuno fu eftremo danno del Po- 
polo , e eoo del folo Principe Landuifo. E pur quello gran dan- 
no (offerto dal Popolo-, e riferito propriamente , e particolarmente 
da Erehemperto fembra tanro poco al Critico, che dice : ma il 
Pepilo non fu toccato affatto , perche mente ne dice Erehemperto* 

E qualora Erehemperto niente ne dice , e non fa menzione 
di effere accaduto alcun danno al Popolo Sueffulano in Avella , 
è ben chiaro fegno che '1 Popolo Suefìfulano non fuggì in Avella, 
perchè ficcome Erehemperto fcrive -, che Landuifo Priacipe di 
Sueffula fuggì in Avella colla Nuora , e col Figlio , ed ivi furon 
prefi , così eziandio avrebbe detto del Popolo Sueffulano, fé in A* 
velia folle fuggito. 

Siegue a dire il Critico, 

Ma come queflo Popolo potè paffare per mezzo dell 9 inimici , 
che flavano tra Sueffula , e Cancelli , e non per mezzo delt altri 
ancora che flavano tra Sueffula ed Avella , f antichi (fimo Caflello 
d* Arienzo , Mataloni , eCafertaP 

Potè , e dovè fuggire il Popolo Sueffulano in Cancelli ., e 
fcon altrove, perchè (Fancelli -, e gli altri feguenti Monti SuefTu- 
lani erano i più vicini monti alla Cina di Sueifula , ed erano nel 
proprio, e.fteffo Territorio de' fuggitivi Sueflulani , ed eranvi pe- 
renni Fonti d' acqua per foftentarfì ^ e qualora i Sueffalani avea- 
no i propri comodi, e vicini Monti , qual bifogLo avèano -degli 
altrui lontani , e privi d'acqua? 

In Caferta eravi la ferina guerra tra Fratelli, e Fratelli , e 
tra Zi], e Nepoti Longobardi, come fi raccoglie dallo treflo Fr- 
chernperto riferito nella pag. 190. dell'Icona di Su e fi uh; . Né fa- 
rebbe Rato fano configHo a coloro , che fuggivano tifila guerra, 
lalvarfi ove era la guerra. Ha propello , ma non ancora hn di- 
moftrato il Critico, che vi fuffe flato nel Mondo Magioni, allor- 
ché accadde 1' Incendio, e che fuffe ftato capace di dar ricetto al 
fuggitivo Popolo Sueìiuiano. Ma di quefto , e di molte altre co- 
fe ne Camperemo coli' ajuto del Signore diffuiarrente nele Note 
alla futura D.iffertazione Storica delle due Diocefi di Cafona , e 
S. Agata de' Goti del P. Giufeppe del Monaco de' PP. Conven- 
tuali. 

Siegue la Lettera. 

Se nelli piani , ed amiche , nemiche Città non flava ficuro , 
■tome poteva a/Jìcurarfi fui nudo monte , mentre gf tannici come 
poteano (olire (opra Mair.lcni , e Cafe ria , per injt&Ltilt , pai e ano 
ben anche larmcrntare il Colle l'alombara . 

Nelle Città propofte d;;l n Uro Critico già sbt ìm ve j 
che niente (lava il Pcpolo Sueliulano fi e uro ; e Vi 1 can- 

ti altri Popoli , che da piani tran fuggiti nei womi ..eo.wi 

li edi- 



TX 

fi edificati Caftelli avea !or infunato , e pub ora infcgnrar al Cri- 
tico, che fecondo il guenegg'ar di quei tempi nei nòdi monti 
più che ne' piani ftavafi allor ficiro , perchè ne'piani, e non ne* 
monti era la guerra, e le fcorrerie de' Saraceni, li quali ne* nu^ 
di monti niente potean profittare dalla mifera fuggita gente. 
Siegue la Lettera . 

Se le Chiefe, Mon afieri j Città, Terre £ Vichi , lfole , e tutto 
era da nemici inondato , e dfìrutto , come il vicino monte Pakm- 
bara flava libero, e la Chiefa di f. Angelo non fu d'ftrutta? 

Non fu ditfrutta la Chiefa di S. Angelo appunto perchè fla- 
va , ed ancor è fopra un fafifo di un alpro monte , e come noa 
furon diltrutti altri luoghi, perchè ftavauo ne' monti. 
Siegue la Lettora. 

Come tanti deboli^ ammalati , zoppi, ciechi , vecchi , e pre* 
gnanti poterono faiire P alti /fimo , ed erto monte Palsmbara , e no/i 
la baffa ,^e vaga Collina dì Mar aloni ? 

Ai deboli , ed ammalati Soeflulani furono più ficuri , e co- 
modi i proprj vicini monti Palombara, e Catlello , che non fa- 
rebbe fiata la baffa , e vaga Collina di Mataloni , perchè la baf- 
fezza, e vaghezza non potea difender i Sueffulani dallo sdegno 
di Attanafio, e dalla fierezza tè Saraceni, che ne' piani , e ne' 
^untomi, dove ora è Mataloni, faeean la guerra . E ritrovandoci 
dove ora è Mataloni in un fito,che come dice Pellegrino diicorf. 
2. Num. 27. Galaz'ta fra Capua , e Caudio convien dire che fa 
molto vicina a Mataloni, farebbe accaduto a Mataloni quelche ac- 
cadde a Galazia, la qual fu in quei tempi distrutta , che noa eie 
appar veftigio, e perciò mal ficuri in Mataloni farebbero itati i 
Sueflulani . 

Siegue la Lettera. 

In fomma fé in neffun luogo potè ripararfi ,come poi potè faU 
varfi fui monte /otto le Capanne di paglia, e frafche? Dove fi ritro* 
vb tanta paglia per fare tante Capanne ì Forfi C affare fucceaè ne 
mefi efiivt ? Perchè il valente ed adirato Attanafio potè far bruci a* 
fé la Ctttà , e non quefie Capanne ancora di paglia , e frajche , 
che il folo vento le rapirà ? 

Nell'Incendio della Città di Suedula dal Signor Letrieri ben 
fi confiderò, e fi concede fua pag. 184. , che '1 numeroio Popo- 
lo, che Tabitava fi fuffe in parte di qua, e di là ialvato foggia- 
le©, e ramingo, ma dove fuggito fi fufle non fi sa , ficcorne nem- 
meno il Critico , o altri può faperlo , perchè non vi è antko 
Scrittore - che '1 dica . 

Abbiam confiderato le gravi difficoltà, che avrebbe incontra- 
te ne' piani , e nelle vicine Città propofìe dal Critico di Avella, 
Caferta , e Mataloni» e lo fteffo farebbe accaduto in tutto il pia- 
no contorno di Sueflula, perchè ivi ftavano i Saraceni, e gli adi- 
rati Principi, che rra di loro faeean la guerra. Solo rettavi T an- 
tichiifinao Arienzo propofto, e conceduto dal noflro Cinico , do- 
ve 



22 

ve in quella fubitania .ccn/uficne dell'Incendio avrebbe potuta 

Ulvarfi f altra 5 e forfè la -maggior parte del fuggitivo Popolo. 

Ma fé pur eravi quefto amichiamo Gattello d' Arienzo,non 
farebbe flato capace a dar ricetto ad un numerofo Popolo di una 
non piccola Città, qual era Suétfula , perchè il piccol recinto, che 
dimoflran le ruine delle antiche mura » non x potea edere di una 
grande, ellenficne ; e ciafcun abitante dei medeiimo dovea tener 
Cafa capace per la fua fola famiglia, o poco piti ; fcd avrebbe 
potuto predar ricetto al fuggitivo Popolo per una difcreta, e non 
per una perpetua dimora . Sicché quello numeroio Popolo o tutto, 
o in buona parte $ finché fi edificafler le Cafe > fempre £bbe bi- 
fogno di un Tetto o Copertura per difenderli , e ripararti dai, 
freddo , e dal caldo ; e fé quella Copertura non piace al Signor 
Critico di chiamarle Capanne, chiamile com' ei vuole, e fé non 
vuole,, che fian di paglia , e frafche , che facile farebbe lor riu- 
fcito nelle felve degli (ledi monti, fieno di quella materia » che 
più a lui piace. Ma di quedo egli niente ne fuggerifce , e non fé 
ne fa carico. 

Ed affai più quedo fuggitivo Popolo ebbe bifogno di fimil 
Copritura^iz non eravi V antichiflìmo Arienzo, che non è certo , 
perchè non potea dar in Campagna all'aperto Cielo. E quelle 
Coperture, o Tetti, o Capanne , o Pagliai poterono edere di ri- 
covero alla fuggita, e raminga genre Suedulana nel monte S. An- 
gelo, ove avea l'Acqua perenne, e la Chiefa, ed a quefta deffa 
fuggita gente potè efler Parrocchia la Chiefa di S. Angelo , »el 
tempo, che ivi dimorò lotto firnili Coperture. 
Siegue la Lettera . 
Perchè il valente , ed adirato Àttanafio potè far bruciare la 
Città , e non quejìe capanne ancora di paglia , e fra/che , che il 
folo vento le rapiva? 

Se noi fece fu trattenuto da' fuoi giudi fini , che né io , né 
il Signor Lettieri , né il Critico lappiamo. 
Siegue la Lettera . 
Come un Ve/covo , e la Noùiltà po:è Jìare /otto guejìe Ca- 
panne ? 

Forfè crederai! il Critico, che nello fpavento dell'Incendio 
di tutta la Città di Sueffula , il Vefcovo potè aver tempo di por- 
tar feco il Trono; e la Nobiltà portarfi i ricchi Padiglioni. Per- 
chè il Vefcovo, fé vi era , e la Nobiltà dovettero accomodarfi 
nel miglior modo, che poterono in quella neceiTità. 
Sieguìe la Lettera . 
Perche poi quejìo Popolo Infero il Monte Palombara con la 
Parrocchia di S. A»£tjo , ed andò a fortificar fi nell'altro vicino 
Colle del monte Capéllo? 

Il Popolo Su llulano rote in prima fuggire fopra l'uno , e T 
altro Colle, perchè in quertl ioli eravi l'Acqua edificò 

poi nel Colle Callcllo, perchè lo dimò più a propolito, e forfe f 

per- 



perchè flava dìfefo nella cima del Monte, e flava vicino, ed in 
mezzo a due Fonti, S. Marzano , e Vencricclli . 
Siegue la Lettera. 
Come dopo di tanti difa/ìr't , e fpogliamentl potè edificare col 
fuc prigioniere Fri ne De un C a [iella ? 

Poterono i Sueflulani edificarti un Cartello, come in quegli 
fletti tempi, e colle (tette calami;à tanti altri fbandati Popoii edi- 
ficarono tanti altri Cartelli , che ancor molti fé ne veggono , e 
come lor fuggeriva la durittima necettirà. 
Siegue la Lertera .. 

Dove è gentili (fimo mio Signor L>. Nicola la firzi y e la chia- 
rezza de* vojìri argomenti ? Quefto veramente è uno (iranijfimo 
psnfare . 

A difpetto dell* invidiofa Critico J proportì argomenti dal Si- 
gnor Lettieri fono flati approvati da chi sa molto più di lui: Ed 
il giurto penfare fembra Urano folamente a colui * che ha [frana 
mente , 

Siegue la Lettera * 

Ed oh quanto farebbe fiata di beve non appalefare quefta vo~ 
flra opinione , giacché non uvevate Scrittoti , che lo dicono. 

Oh che gran pietà dimortra il Critico! Perchè tanto zelo, e 
tanto rammarico con chi non lo conofee l Ma faafiantemente fi è 
provato ciò che fi è aderito dal Signor Lettieri fenza falfificare f 
lenza inventare Astori. Ed oh quanto meglio avrebbe fatto i am- 
pollofo Critico di prepararli all' Efame, per iichivar qualche nuo- 
vo icorno di reprobazione , giacché nella Critica , e nel nitóri a riefee 
maliziofo, e menzognere per poi non riuicire inutile all'una , e 
ali' altra t 

Siegue la Lettera * 

Ma la fola efijìenzt della Chiefa di S. Angelo a Palombari 
t)i dovsva arrejiar da tale opinione , e vi doveva far credere , che 
nel vicino Colle del monte Caft 'elio vi doveva effer prima altra gen* 
te , che dovè edificar quejìa chiefa » 

Potè la Chiefa di S. Angelo ertere fiata edificata dalla gen- 
te, che abitava nel Monte Cartello : ma non vi è necertità di 
(blamente così credere, perchè potè ertere fiata edificata eziandio 
dalla gente , che abitava la Città di Sueflula prima deli' Incen- 
dio, o pure edificata dalla gente del Novanefe, dove ora è Ar<en- 
zo , nel cui dirtretto era, ed è ora querto monte con querta an- 
tichiflima Chiefa, E foleanfi a querto Arcangelo edificar Tempi 
ne' monti, e lontani dalia gente : come fé il rrortra Critico dalla 
fua Celia alza gli occhi fui monte, può vedere lolitario quello di 
Mataloni a quella Arcangelo dedicato , e molti altri ancora così 
ie ne vengono né folitarj monti in altre parti, come ben ha po- 
tuto vedere lo (letto Signor Critico in più volte, che all' efame è 
ritornato in Roma • 

Sie- 



£4 

Siegore la Lettera» 




e (fendevi quello dulie Cave molto lontano dalla Chiefa , t Parroc- 
chi a del nuovo CafìeUo , ebbe per propria Parrocchia la fuperìore f 
e vicina Ghìe fa di S. Angeh , che fu de PP. Bsnedittini di Be~ 
n evento . 

E' iuverifimile , e di ftravagantif&mo cervello il penfare , e 
dire, che la Chiefa di S. Angelo fa eretta in Parrocchia dopo il 
diroccamento -dell' antico Cartello, quando fu fabbricato il nuovo 
«nella pianura , e furono acerefciuti altri Villaggi . Perchè il giu- 
do peniare, ed il notilfimo fatto dimoftra, che quella gente, che 
abitava nel monte, quando calò nella pianura, abbandonò , e non 
elette in Parrocchia la Chiefa di S. Angelo : l^qual effendo ftata 
Parrocchia in tempo dell'antico A rienzo, feguitò ad effer Parrocchia 
finché la gente, che calò da colafsù nella pianura , ad imitazio- 
ne degli altri confinanti Villaggi , fi edificò anch' ella col Villag- 
gio delle Cave eziandio la Chiefa fotto il titolo di S. Stefano , 
Ja quale effendo nella giurifdizione , e nel territorio di S. Angelo, 
fu la Chiefa di S. Stefano dichiarata Grancia della Jontaniffima 
Parrocchia di S. Angelo , ed effendo (tata poi rela in Commen- 
da la Chiefa di S. Angelo, il Commendatore prò tempore di S. 
Angelo a Palombara fin oggi nomina il Parroco nella Grancia di 
S. Stefano , ed ha cura dell' antichiffima Chiefa Parrocchiale di 
S. Angelo, e della Grancia di S. Stefano nel Villaggio delle Ca- 
ve. Sicché fu abbandonata non eretta in Parrocchia dopo edifi- 
cato il Villaggio . Né la Chiefa di S. Angelo potea effer Par- 
rocchia della gente, che abitava nell'antico , o antichi/Timo A- 
rienzo , perchè troppo lontana farebbe fiata , effendo una iulla ci- 
ma di un monte, un'altra Culla cima di un altro monte. 

E bifogna credere ancora, che gli abitanti dell'antico Cartel- 
lo dovean tenere una Chiefa vicina dov T effì abitavano . Sicché 
tempre dee ricorrerfi a penfare , che la Chiefa di S. Angelo do- 
vette fervire per Parrocchia alli fuggitivi Sueffulani , che l'abita- 
vano d'intorno fotto copriture volanti fatte , dopo 1' improvifo 
Incendio della Città, e per neceffìtà , della materia, che pi li gra- 
difce al Signor invidiofo Critico , giacché non gli gradiicono di 
paglia , e frafche. 

Potea ditpenfarfi ; e far di meno il Signor Critico nella fua 
Lettera 2. pag. 8. e 9. , nel divagarfi , e dimoftrar errore 1' aver 
creduto il Lettieri , che il Montern de Vico , che 1-eggefi nella 
Lettera di Stefano IX. avelie potuto intenderfi di quel Monte 
di Vico, dove fu l'antico Arienzo : Poiché quefto errore ritro- 
vati averlo confeffato lo fleffo Lettieri con efferlene corretto ezian- 
dio in ifiampa nell'aggiunta della fua Iftoria pag. ^51. da dove il 
Signor Critico ne ha prefa la notizia, perciò il replicarlo ancor 
egli è una vendetta di poltrone, e merita quella gloria, e quella 
lode, che fi meriterebbe il valor di colui, che uccidclfe un morto. 






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